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Cultura

Giorgio Linguaglossa e la “Poetry Kitchen”: il mito classico incontra l’ironia contemporanea

La poesia contemporanea non è mai stata così tagliente, spiazzante, surreale e magnificamente ironica! Esploriamo oggi il meraviglioso e rivoluzionario laboratorio letterario della “Poetry Kitchen”, nato dal genio indiscusso del compianto scrittore e critico letterario Giorgio Linguaglossa. Nei suoi inimitabili e paradossali versi, i grandi miti della classicità si scontrano violentemente e comicamente con l’alienante routine moderna e la fredda geopolitica: troviamo un Ulisse costretto a viaggiare sui voli low cost o in sidecar da Erdogan, un Minotauro che fa causa a Minosse per mobbing aziendale, e i grandi eroi omerici privi di Green Pass. Un viaggio letterario meraviglioso curato da Angela Kosta👇

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Giorgio Linguaglossa

Roma – Il panorama letterario e culturale italiano contemporaneo si arricchisce e si definisce prepotentemente attraverso le opere di intellettuali capaci di scardinare le regole tradizionali della sintassi e della narrazione. In questo scenario così fluido e complesso, la poesia di Giorgio Linguaglossa si staglia e si distingue nettamente per una forma espressiva assolutamente unica e originale, capace di accostare, frullare e mescolare abilmente, quasi come fossero gli ingredienti segreti di una personalissima e particolarissima “cucina” poetica, il lontanissimo mondo della classicità, i miti antichi, la cultura contemporanea liquida, la spietata geopolitica, la cronaca quotidiana e l’alienante routine dei nostri giorni. Ulisse, la fedele Penelope, il mostruoso Minotauro, Teseo, la maga Circe e tantissimi altri iconici personaggi della secolare tradizione classica vengono improvvisamente e genialmente catapultati a forza nel nostro presente e posti fisicamente accanto a figure, eventi, tecnologie e oggetti alienanti del nostro tempo moderno. Il risultato letterario e stilistico finale è una particolarissima poesia volutamente e ferocemente spiazzante, profondamente ironica e meravigliosamente dissacrante, nella quale l’assurdo e il paradosso non sono mai fini a se stessi, ma diventano uno strumento chirurgico, critico e affilato per poter osservare, giudicare e sviscerare la complessa realtà che ci circonda.

La cucina poetica: Ulisse sui voli low cost e il Minotauro in tribunale

Leggere e immergersi nei particolarissimi e disorientanti versi dell’autore significa accettare di compiere un viaggio sulle montagne russe dell’intelletto umano.
L’autore costruisce sapientemente delle situazioni narrative surreali, comiche e del tutto inattese per il lettore tradizionale: il valoroso e mitologico Ulisse si ritrova improvvisamente costretto a viaggiare scomodamente su un volo aereo low cost, il temibile Minotauro, stanco di essere rinchiuso, decide burocraticamente di rivolgersi a un freddo tribunale civile per una banale controversia di lavoro, mentre personaggi sacri e intoccabili della mitologia omerica possono improvvisamente incontrare per strada politici moderni, personaggi della cultura pop e protagonisti indiscussi della società contemporanea globalizzata. Dietro questo apparente, divertente e surreale gioco linguistico e semantico emerge però prepotentemente una riflessione filosofica e sociologica molto più profonda e amara. L’ironia pungente diventa infatti una lente d’ingrandimento precisissima attraverso la quale Linguaglossa osserva lucidamente le pesanti contraddizioni della società moderna, il logorio del potere, il cinismo della politica internazionale, l’assurdità della comunicazione di massa, il consumismo sfrenato e la definitiva e irreversibile crisi dei tradizionali sistemi simbolici occidentali. È proprio questa continua, violenta e cercata collisione tra epoche storiche distanti, linguaggi contrastanti e immagini antitetiche a rendere la sua scrittura così singolare, viva e pulsante. Invitiamo dunque i nostri lettori a entrare in questo particolarissimo e affascinante laboratorio poetico curato da Angela Kosta, dove il mito incontra la cronaca e la tradizione dialoga aspramente con il presente.

Biografia di Giorgio Linguaglossa (1949 – 2026)

Scrittore raffinato, poeta e acuto critico letterario, Giorgio Linguaglossa ha dedicato l’intera sua esistenza intellettuale alla ricerca e allo svisceramento del profondo significato della parola scritta.
Il suo esordio ufficiale nel difficile e selettivo mondo della poesia avviene nel lontano 1992 con la pubblicazione di Uccelli (Scettro del Re, Roma). L’anno successivo, nel 1993, la sua instancabile sete di cultura lo spinge a fondare l’importante rivista letteraria quadrimestrale “Poiesis”, che dirigerà con piglio fermo e lungimirante dal 1997 al 2006. Nel 1995 il suo nome figura orgogliosamente tra i firmatari (insieme a Giuseppe Pedota, Maria Rosaria Madonna e Giorgia Stecher) del celebre “Manifesto della Nuova Poesia Metafisica”. Nel corso degli anni Duemila e Dieci la sua prolifica penna sforna innumerevoli opere poetiche, narrative e saggistiche di enorme caratura, tra cui Appunti Critici (2002), Il minimalismo, ovvero il tentato omicidio della poesia (2007) e l’importante opera Dalla lirica al discorso poetico. Storia della Poesia italiana 1945–2010 (2011). Nel 2014, il suo inarrestabile percorso di ricerca estetica lo porta a fondare e dirigere la prestigiosa rivista telematica “L’Ombra delle Parole”, attraverso la quale persegue costantemente l’esplorazione e la ricerca di una vera e propria “nuova ontologia estetica”. Ed è proprio all’interno di questo vastissimo, ricco e complesso percorso sperimentale (nato dalla necessità di superare la crisi delle vecchie e polverose forme novecentesche) che prende vita il particolarissimo progetto della Poetry Kitchen: un tentativo riuscito di sconvolgere totalmente la tradizionale “forma-poesia” attraverso ardite contaminazioni di linguaggi e collisioni semantiche che coinvolgono, attualmente, ben sedici importanti poeti contemporanei.

Estratti dalla Poetry Kitchen: mito, Brics e Green Pass

Per comprendere appieno e fisicamente la portata rivoluzionaria e surreale della sua particolarissima cucina poetica, vi proponiamo tre estratti inequivocabili e folgoranti.

Alcuni versi da Poetry Kitchen
«All’epoca il corvo giocava a scacchi
con le bretelle del mago Woland…
Omero adesso fa le rime
con il collasso della prostata
e prosimetri con il collasso del simbolico
con il Bostik attacca le immagini
di Marilyn su Playboy.
Ne esce un Tank Terminator
che gioca con i bambini.
Il Minotauro ha fatto causa
al Re Minosse per mobbing
e inadempienza contrattuale.
Così Minosse invita Teseo
a liquidare la questione una volta per tutte.
Teseo chiede a De Chirico
di essere immortalato
ne “La partenza degli argonauti”
con gli altri naumachi.
Giunto nel Labirinto,
il nostro eroe inciampa
nel filo di Arianna e cade a terra.
Il Minotauro ne approfitta
e gli taglia la testa.
Il mito quindi è falso,
ha narrato il falso.»

Odisseo nel mondo contemporaneo
«Odisseo ha presenziato alla conferenza con i BRICS.
Il pesce Lavrov ha dichiarato al Palazzo di Vetro
che la globalizzazione ha le ore contate.
Paride ha rifiutato di stringere la mano
al pope Kirill.
Diomede va in sidecar alla volta di Erdogan.
Xi ha preso un raffreddore nel Donbass.
È privo di Green Pass
e non può entrare nell’Unione Europea.
Ingoia un bicchierino di Amaro Ferrochina Bisleri
e una pillola di Fripass per consolazione.
Odisseo è vestito con un cappotto sovietico
degli anni Cinquanta.
Guida un camion che trasporta
nuvole artificiali per il Donbass.
Vende una nuvola per un euro.
Ha fatto un tweet con la foto del camion
che trasporta le nuvole:
“Adesso – ha dichiarato alla stampa –
commercio con Poseidone per far piovere,
qui c’è siccità!”
Ha avuto molto successo.
Poi è tornato a Itaca,
dove ha messo in piedi impianti eolici,
fotovoltaici,
potenza rinnovabile installata
del gruppo: duemilacinquecento gigawatt.»

Il ritorno di Odisseo
«Lunedì atterra Odisseo all’aeroporto di Itaca.
Volo low cost con Itavia.
L’Eroe dei due mondi è a mal partito
e ha mal di denti.
Ha fatto un podcast al ministro Piantedosi,
ha richiesto la pensione di guerra
che adesso ha cambiato denominazione,
si chiama “MIA”.
Un SMS da Palazzo Chigi:
«Lei è un piantagrane,
un carico residuale,
che è tornato a fare?
Se ne stia a zonzo nel mar Egeo,
qui non c’è posto per gli attaccabrighe!»
Odisseo però ha avuto una nuova idea:
adesso vende fumo in scatola
con su scritto “fumo in scatola”
e l’ha messo in vendita su eBay.
Minosse ha diffidato l’eroe
dall’intraprendere un altro viaggio per l’Egeo:
ha già fatto tanti guai in quel di Troia!
È intervenuto Dedalo,
il quale, dopo averlo salutato,
ha posto le seguenti domande all’Itacense:
«Buongiorno!
Conoscevi i rischi della traversata?
Come sta la prostata?
Diomede? I suoi accalappiatopi di Argo?
Euriloco?
Digli che ha dimenticato la giacca
sull’attaccapanni della Circe!
Tutti salvi i tuoi manigoldi?
Bella l’idea del cavallo di Troia!
Davvero, mi hai surclassato davanti ai posteri!
Dimmi, quel tuo sodale,
quel soldato fannullone,
come si chiamava?
Ah sì, ora lo ricordo…
Omero?»»
(Testi a cura di Angela Kosta)

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Cultura

Trionfo della cultura al Senato della Repubblica: proclamati i vincitori del XIII Premio Internazionale “Città del Galateo”, premi alla carriera per Enrico Beruschi e Margherita Fumero

Proclamati nella Sala Capitolare del Senato a Roma i vincitori del XIII Premio Internazionale “Città del Galateo – Antonio De Ferrariis”, promosso da VerbumlandiArt e presieduto da Regina Resta con Goffredo Palmerini. Premi alla carriera a Enrico Beruschi e Margherita Fumero, tra saggistica d’eccellenza, poesia civile e l’anteprima dell’Inno ufficiale 👇

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Città del Galateo

Roma – La solenne e prestigiosa cornice della Sala Capitolare del Senato della Repubblica, nel Complesso monumentale di Palazzo della Minerva a Roma, ha ospitato la cerimonia conclusiva della tredicesima edizione del Premio Internazionale d’Eccellenza “Città del Galateo – Antonio De Ferrariis”. Promossa dall’Associazione Culturale Internazionale VerbumlandiArt Aps, presieduta dalla poetessa e scrittrice Regina Resta, la manifestazione si è confermata un crocevia di primissimo piano per il dialogo interculturale, la promozione della legalità e la valorizzazione del merito umano, artistico e scientifico. Una kermesse dal respiro cosmopolita che trae ispirazione dal pensiero umanistico di Antonio De Ferrariis (1444-1517), medico e filosofo salentino celebre per la sua instancabile opera di mediazione tra saperi e civiltà.

Il valore civile della cultura: ponti di dialogo e grandi personalità al Senato

A testimoniare l’altissimo profilo istituzionale dell’edizione 2026 è stata la partecipazione di un parterre eccezionale. L’evento ha goduto dell’Alto Patronato del Cardinale Fernando Filoni, Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e della presenza di Suor Rebecca Nazzaro, Superiora Generale delle Missionarie della Divina Rivelazione, in veste di madrina. La presidenza onoraria è stata affidata al professor Francesco Lenoci dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, mentre la presidenza di rappresentanza per la cultura ha visto protagonista il professor Hafez Haidar, già candidato al Premio Nobel per la Pace e la Letteratura. A guidare i lavori della giuria è stato il giornalista e saggista Goffredo Palmerini, affiancato dalla vicepresidente Maria Pia Turiello e da un collegio di critici e docenti di fama nazionale e internazionale.

Tra i riconoscimenti più attesi e applauditi della giornata spiccano i Premi alla Carriera conferiti a due autentiche icone dello spettacolo e del teatro italiano: Enrico Beruschi e Margherita Fumero, omaggiati per la loro straordinaria capacità di unire comicità garbata, satira di costume e profonda sensibilità attoriale. Per la sezione sportiva, il plauso è andato al giovane pugile Tiberio Nocadello, campione italiano Junior 70 kg del Gruppo Sportivo Fiamme Oro di Marcianise, premiato per i valori di disciplina e lealtà sportiva.

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I riconoscimenti d’eccellenza a docenti, giuristi e uomini di scienza

Nutrito e altamente qualificato il novero delle personalità insignite per meriti civili, accademici e professionali. Tra i premiati figurano il Gen. Prof. Emilio Errigo (Generale di Brigata della Guardia di Finanza e Commissario Arpacal), i docenti dell’Università della Tuscia Enrico Maria Mosconi e Massimo Ferrari Zumbini, gli imprenditori Giuseppe Mancini e Antonio Pelosi (ideatore dell’Albergo Etico a Roma), il Prof. Giuseppe Colagrosso (La Sapienza) e il Rettore dell’Università Link Carlo Alberto Giusti. Riconoscimenti attribuiti anche a Claudio Francesco Tomasello (ASP Catanzaro), al Prof. Luigi Musco (Università del Salento), al Prof. Emerito Guglielmo Lunardon (Federico II di Napoli), al direttore delle radio digitali e podcast RAI Gianfranco Zinzilli, al regista Adriano Engelbrecht, al giornalista Ennio Bellucci e agli artigiani-studiosi Giuseppe e Caterina Manisco per il Museo Leonardo da Vinci di Galatone.

Di assoluto rilievo la sezione degli autori e delegati internazionali, che ha visto sfilare figure di spicco della diplomazia culturale come Silvana Muço Dogani, Irene Doura-Kavadia (Writers Capital International Foundation e UNESCO Grecia), Elda Keci e il noto giornalista albanese e corrispondente di Radio Radicale Artur Nura.

I vincitori del concorso letterario: dalla poesia civile alla saggistica d’autore

Le sezioni competitive del concorso letterario hanno fatto registrare un livello qualitativo altissimo, valutato con rigore dalle giurie presiedute da Goffredo Palmerini:

Per la Poesia in Lingua Italiana, il primo gradino del podio è stato conquistato da Enza Spagnolo con la toccante opera “Spasimo d’amore”, dedicata alla memoria del Capitano di Fregata Natale De Grazia (Medaglia d’Oro al Merito di Marina); al secondo posto si è classificato Noureddine Lafrindi con “Silenzi color henné”, seguito al terzo da Pietro Catalano con “Era il tempo”. Nella sezione Racconto, vittoria per Nadia Mari (“Destinazione: me stessa”) davanti ad Angela Casalanguida (“La terra al di là del mare”).

Per i Libri di Poesia, il 1° Premio è andato a Marianna Iannarone con “D’amore e d’altra specie” (GPM Edizioni), con premi speciali conferiti ad Annalisa Lucini, Carlo Focarelli e Gabriella Paci. Nella Narrativa Adulti, trionfo della coppia Lorena Silvia Sambruna e Marco Fusi con “Dio creò la coppia” (Family Editore), con premi speciali ad Angelo Avignone, Andreina Moretti, Sara Magnoli e Paolo Miggiano (“Taccuino, di un viaggio in Salento in un certo disordine alfabetico”). Per la sezione giovani, premio speciale della critica a Denise Gjoka (“Anime caduche”).

Ampio spazio è stato riservato alla letteratura per l’Infanzia e Adolescenza, con i riconoscimenti a Rosita D’Esposito, Miriam Colasante, Cinzia Panuccio e alla scrittrice serba Božica Velousis per “Lina e il mare”. Nella prestigiosa sezione Saggistica, spicca il Premio Speciale della Giuria assegnato al giornalista e scrittore aquilano Angelo De Nicola per il saggio “Dante, Silone e la Perdonanza” (One Group Edizioni), affiancato dai riconoscimenti a Stefano Chiesa, Domenico Pisana e Riccardo Tiberi. Nella sezione Autori Stranieri, premi speciali della critica per Houssine e Hassane Yarti (Marocco/Spagna), Igor Trajkovski (Macedonia), Rifat Ismaili (Albania) e Violeta Penić (Serbia).

L’anteprima nazionale dell’Inno al Galateo composto dal M° Giuseppe Papaianni

Uno dei momenti di più intensa suggestione emotiva dell’assise romana è coinciso con l’esecuzione in anteprima nazionale dell’Inno ufficiale ad Antonio De Ferrariis. L’opera, nata dalla sinergia poetica di Regina Resta e impreziosita dalla partitura orchestrale del maestro e compositore Giuseppe Papaianni, ha reso un solenne tributo sonoro al grande umanista salentino. I pregevoli manufatti artistici consegnati ai premiati sono stati creati dall’artista galatonese Tommaso Filieri.

«Dare voce musicale ai versi di Regina Resta e all’eredità di De Ferrariis ha rappresentato una splendida responsabilità», ha sottolineato il M° Papaianni. «Un lavoro condotto con rispetto per la tradizione e con il cuore rivolto alla nostra terra, il Salento, che tanto ha donato alla storia del pensiero». Il Premio “Città del Galateo” si congeda così dalla Sala Capitolare del Senato confermandosi non solo una prestigiosa rassegna letteraria, ma un presidio militante di civiltà, bellezza e fratellanza tra i popoli.

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Cultura

“Riverberazioni dell’anima”, la poesia come luce e salvezza interiore: la silloge di Doina Maria Constantin con la prefazione del candidato al Nobel Hafez Haidar

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Doina Maria Constantin

Padova – In un tempo storico dominato dalla frenesia digitale e dal rumore di fondo della quotidianità, la poesia torna a rivendicare il proprio ruolo ancestrale: farsi rifugio, varco di luce e spazio sacro di meditazione interiore. È questo il sentiero luminoso tracciato da “Riverberazioni dell’anima”, la nuova silloge poetica firmata da Doina Maria Constantin, pubblicata da Aletti Editore all’interno della prestigiosa collana “Le Perle Audiolibri” e disponibile sia in formato e-book sia nella suggestiva versione recitata. Un’opera che condensa una ricerca intima e spirituale maturata nel corso degli anni, ponendosi come un ponte vibrante tra la finitezza dell’esperienza terrena e la sete inestinguibile di infinito che abita ogni essere umano.

Il corpo come dimora temporanea: la visione spirituale di Doina Maria Constantin

Residente a Lissaro di Mestrino, nel padovano, Doina Maria Constantin approda alla scrittura non per assecondare un mero esercizio retorico o estetizzante, ma per dare voce a un’urgenza conoscitiva che affonda le radici nelle tappe più delicate dell’esistenza. Il nucleo concettuale attorno al quale ruotano i componimenti è una consapevolezza limpida e disarmante: il corpo materiale rappresenta unicamente una veste transitoria, la dimora temporanea di un’anima immortale ed eternamente vigile. Nelle liriche della silloge, l’anima assume una fisionomia dinamica, protagonista assoluta capace di assorbire le vibrazioni del creato, generare risonanze interiori e tessere un confronto serrato, a tratti drammatico e fecondo, con le ragioni della mente e gli slanci del cuore.

«Desidero che i miei sentimenti e le mie esperienze persistano come la luce, il suono delicato o il calore del sole che si riflette», confida l’autrice delineando la genesi dei suoi versi. Per la poetessa, infatti, l’ispirazione artistica sfugge a qualsiasi calcolo volontaristico: non si pianifica né si acquista, ma sopraggiunge come una rivelazione epifanica nell’istante esatto in cui l’interiorità entra in contatto con una ferita o una gioia profonda. È la carezza impalpabile di «un’ala di farfalla che si posa sulla tempia», un lampo che trasforma il vissuto individuale in patrimonio universale attraverso un’etica rigorosa della parola scritta.

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La prefazione del professor Hafez Haidar: l’albero della vita e la fecondità del dolore

Ad attestare il peso letterario e la caratura spirituale dell’opera interviene la prestigiosa prefazione firmata dal professor Hafez Haidar, insigne accademico, poeta e più volte candidato al Premio Nobel per la Pace e per la Letteratura. Con acume ermeneutico, Haidar mette a nudo la tensione verso l’assoluto che attraversa l’intera raccolta: «La sua inesauribile sete di luce e di verità la conduce ad abbracciare con pazienza ed umiltà la parola come mezzo di vita e a farsi guidare dall’amore per intraprendere un nuovo cammino di consapevolezza, rischiarato dalla luce».

Tra le metafore più potenti concepite dall’autrice spicca quella dell’albero esistenziale, le cui fronde si protendono verso l’azzurro del cielo mentre le radici affondano nell’humus della memoria. In questo ciclo perenne, persino le foglie che si staccano in autunno – allegoria delle stagioni dolorose, dei lutti e delle speranze infrante – non simboleggiano la fine, ma si decompongono per nutrire la terra e generare gemme ancora più vigorose. La poesia diventa così un formidabile dispositivo di resilienza, un’ancora a cui stringersi quando le intemperie del mondo rischiano di chiudere il cuore nella morsa del cinismo.

Il ponte tra due lingue: l’eredità rumena e la dimensione polifonica dell’audiolibro

Un tratto di eccezionale interesse culturale e linguistico risiede nelle origini dell’autrice. Di madrelingua rumena, Doina Maria Constantin ha scelto di misurarsi con la musicalità della lingua italiana, vivendo il processo di traduzione e riscrittura metrica come una sfida intima ed emozionante. L’incontro tra il temperamento linguistico d’origine e la prosodia italiana infonde ai versi una cadenza peculiare, rarefatta e armoniosa, che trova il proprio compimento naturale nel formato audiolibro.

«Le poesie recitate da un interprete professionista, se comprese a fondo nella loro partitura emotiva, acquisiscono una tridimensionalità acustica straordinaria. È da questa consapevolezza che è nata la volontà di pubblicare la silloge nella collana Le Perle Audiolibri», spiega la Constantin. La voce narrante amplifica le pause, accarezza i ritmi e permette all’ascoltatore di immergersi nell’universo sonoro dei testi, restituendo alla parola poetica la sua primigenia vocazione orale.

Un dono di consolazione ed empatia per l’animo del lettore

In definitiva, “Riverberazioni dell’anima” si offre al lettore non come un monologo intimista ripiegato su se stesso, ma come un autentico atto di donazione e

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Cultura

«Un piccolo gesto, un grande cuore»: la commovente lezione di Menda Vreto sull’ombrello lasciato sotto la pioggia per uno sconosciuto

La scrittrice Menda Vreto racconta l’incontro sotto un violento diluvio con un uomo che lascia il suo ombrello aperto sul marciapiede per uno sconosciuto: «Ho lavorato nei paesi poveri, voglio restituire il bene ricevuto». Una toccante riflessione sulla gratuità del dono e sulla gentilezza silenziosa. Il racconto completo nell’articolo 👇

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MENDA-VRETO

Roma – Esistono istanti minuscoli, all’apparenza invisibili all’interno della frenesia quotidiana delle nostre città, capaci tuttavia di imprimere nell’anima un solco indelebile che l’usura del tempo non riesce a scalfire. In un’epoca segnata da diffidenze reciproche, porte blindate e sguardi che si incrociano raramente per timore dell’altro, il racconto firmato dalla scrittrice Menda Vreto si impone come una folgorazione etica. Una testimonianza reale e toccante che prende le mosse da una mattina di pioggia torrenziale per trasformarsi in una delle più alte parabole contemporanee sulla gratuità del dono, sul senso autentico della solidarietà e sulla bellezza rivoluzionaria di chi sceglie la gentilezza quando nessuno lo guarda.

La scena sotto la pioggia battente: un ombrello e una pietra sul marciapiede

Ieri pioveva a dirotto: non una pioggia leggera e passeggera, ma uno di quei rovesci violenti d’autunno che trasformano i marciapiedi in distese d’acqua e l’asfalto in fiumi insidiosi, rendendo ogni passo una sfida contro il vento e le pozzanghere. Immersa nei propri pensieri mentre si recava al lavoro, l’autrice nota i movimenti insoliti di un uomo che ha appena terminato di scaricare la spesa e chiudere il proprio garage. Anziché correre al caldo per ripararsi, l’uomo indugia sotto il diluvio con lo sguardo attento, come se stesse cercando qualcosa di vitale tra le siepi e l’erba fradicia.

Senza curarsi dei vestiti ormai zuppi e del freddo pungente, l’uomo si china, scava nel fango e solleva una pietra pesante. Poi compie un gesto inaspettato: apre il suo grande ombrello, lo adagia con cura sul bordo del marciapiede e colloca il sasso sulla stoffa tesa, impedendo alle raffiche di vento di ribaltarlo o trascinarlo via. Un riparo lasciato lì, stabile, aperto e pronto all’uso, sul ciglio della strada.

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La confessione dell’uomo: «Restituire il bene ricevuto nei paesi più poveri»

Vinta dalla curiosità e dallo stupore, Menda Vreto si avvicina all’uomo chiedendogli la ragione di quell’azione così bizzarra: «Mi scusi, perché ha lasciato il suo ombrello qui, aperto, sotto questa pioggia battente?». La risposta dello sconosciuto possiede la forza disarmante delle verità primordiali: «Ho lavorato per molti anni in un Paese del mondo estremamente povero. Lì ho ricevuto tantissimo rispetto, educazione e una generosità commovente da persone che non possedevano nulla eppure sapevano donare tutto. Adesso mi chiedo: cosa posso fare io per restituire tutto il bene che ho ricevuto? Cerco di fare del bene finché posso».

Le parole dell’uomo illuminano il marciapiede grigio con una luce inaspettata: «Vedo passare tante persone sotto questo temporale: bambini con gli zaini che vanno a scuola, anziani con le buste della spesa, lavoratori trafelati che cercano di raggiungere la fermata dell’autobus. Forse qualcuno ne avrà bisogno, forse qualcuno lo prenderà per non bagnarsi e arrivare a casa asciutto. Non è un’impresa straordinaria, lo so bene… ma se può servire ad aiutare anche una sola persona, perché mai non dovrei farlo?».

L’etica del dono anonimo: la grandezza di chi fa del bene senza chiedere nulla in cambio

Davanti a quella disarmante semplicità, ogni parola suona superflua. Quanto vale, dal punto di vista economico, un comune ombrello lasciato su un marciapiede? Probabilmente pochi euro. Ma quanto vale l’intenzione morale di chi rinuncia spontaneamente a un proprio bene, bagnandosi fino alle ossa, al solo scopo di rendere meno amara e fredda la giornata di uno sconosciuto di cui non conoscerà mai né il volto né la voce?

È proprio nell’anonimato che risiede la purezza assoluta della bontà. Nella società contemporanea, dove persino la beneficenza rischia spesso di degradarsi in passerella mediatica o in vanitosa ricerca di consensi digitali, donare senza pretendere ringraziamenti rappresenta un atto di altissima rivoluzione spirituale. Quell’uomo non sapeva se ad afferrare quel manico sarebbe stato un ragazzo, una madre stanca o un mendicante infreddolito. Gli bastava la serena certezza che, da qualche parte, un altro essere umano avrebbe provato sollievo sentendosi, anche solo per un attimo, protetto e pensato.

La lezione di Menda Vreto: il mondo non ha bisogno di chi cerca riparo, ma di cuori capaci di esserlo

Nel riprendere il proprio cammino sotto la pioggia che continua incessante, Menda Vreto consegna ai lettori una meditazione che interroga la coscienza di ciascuno: «Non possiamo fermare tutte le tempeste della vita, né abbiamo il potere di proteggere ogni persona dal dolore e dalle intemperie del destino. Ma possiamo scegliere liberamente di essere, almeno per qualcuno, un piccolo e inatteso riparo». La grandezza autentica di una vita umana non si calcola dalle ricchezze materiali accumulate, ma dal numero di pesi che abbiamo saputo alleviare lungo il cammino di chi ci cammina accanto.

Un sasso raccolto dall’erba fradicia, una cupola di stoffa aperta sul cemento e un cuore capace di vedere il bisogno là dove gli altri scorgono soltanto brutto tempo. «Che non ci manchi mai – conclude la scrittrice – la sensibilità di lasciare un ombrello aperto per chi sta attraversando il proprio temporale. Perché il mondo non ha bisogno soltanto di persone che cercano disperatamente un riparo: ha bisogno di cuori che abbiano il coraggio e la generosità di diventarlo».

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