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FRANCAVILLA AL MARE CELEBRA IL CENACOLO MICHETTIANO: UN CONVEGNO AL MUMI SUL CONNUBIO DELLE ARTI

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FRANCAVILLA AL MARE CELEBRA IL CENACOLO MICHETTIANO: UN CONVEGNO AL MUMI SUL CONNUBIO DELLE ARTI

Redazione-  Venerdì 8 maggio 2026 al Museo Michetti (MuMi) di Francavilla al Mare (Ch), si terrà l’importante convegno intitolato “Il Cenacolo michettiano di Francavilla e il connubio delle arti”.

L’evento, dedicato all’approfondimento della storica cerchia di intellettuali e artisti che gravitano attorno alla figura di Francesco Paolo Michetti, si svilupperà in due sessioni distinte, coinvolgendo esperti accademici, autorità locali e istituzioni culturali di rilievo.

La sessione antimeridiana avrà inizio alle ore 10:00 con i saluti istituzionali affidati a Cristina Rapino, Assessora alla Cultura di Francavilla al Mare, e a Mario Cimini, Ordinario di Letteratura italiana presso l’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara.

A seguire, per l’Università, si terranno gli interventi di Anisia Landi su “I dispositivi culturali della modernità fin de siècle: il caso del Cenacolo michettiano”, di Simone Di Valerio sul rapporto tra pittura e poesia attraverso Arnaldo Ferraguti e Guido Boggiani, ed Elena Aceto, che analizzerà la figura di Matilde Serao all’interno del Cenacolo.

Dalle 11:30, la mattinata proseguirà con un momento di orientamento rivolto alle classi quinte dell’I.I.S. Alessandro Volta di Francavilla al Mare, curato dai professori Antonio Gurrieri del Dipartimento di Lingue, letterature e culture moderne e Mario Cimini del Dipartimento di Lettere, arti e scienze sociali; modera il Direttore artistico del Macondo Festival, lo scrittore e sceneggiatore Peppe Millanta.

«L’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara – commenta il prof. Carmine Catenacci, Prorettore vicario dell’Università “G. d’Annunzio” e Presidente del Centro studi Il Cenacolo – sostiene con interesse e convinzione il progetto di valorizzazione culturale, che il “Centro Studi Il Cenacolo” promuove. Il nostro Ateneo, attraverso l’azione del Dipartimento di Lettere, arti e scienze sociali, diretto dal prof. Stefano Trinchese, e del Dipartimento di Lingue, letterature e culture moderne, diretto dal prof. Ugo Perolino, contribuisce attivamente alle iniziative del Centro Studi e, segnatamente, all’organizzazione del Convegno nazionale annuale. In questa occasione sarà consegnato anche il premio alla migliore tesi di laurea o di dottorato incentrata sul Cenacolo michettiano, che si propone di incoraggiare i giovani alla ricerca».

I lavori riprenderanno nel pomeriggio, alle ore 16:30, con i saluti della Sindaca Luisa Russo, dell’Assessora alla Cultura Cristina Rapino, dello stesso Prorettore Carmine Catenacci, del Presidente del Club Tosti Barbara Veri e dello scrittore Peppe Millanta. La sessione accademica pomeridiana ospiterà i seguenti contributi: Daniela Garofalo sui carteggi inediti di Michetti, Gino Ruozzi dell’Università di Bologna su D’Annunzio aforista, Carlo Santoli dell’Università di Salerno sull’innovazione nelle romanze di Tosti, e Maria Pia Pagani dell’Università “Federico II” di Napoli sul legame tra Adolfo Orvieto e Michetti.

La giornata si concluderà alle ore 18:30 con la cerimonia di consegna della borsa di studio alla migliore tesi dedicata al Cenacolo michettiano, modera il prof Cimini.

L’intero evento, possibile grazie al Comune di Francavilla al Mare, sarà arricchito da intermezzi musicali eseguiti dal soprano Maria Chiara Papale e dal fisarmonicista Vincenzo De Ritis. L’iniziativa vanta il sostegno di numerosi partner tra cui la Scuola Macondo di Pescara con Elisa Quinto Sara Caramanico, l’Università delle LiberEtà (ULE), il Club Tosti, e l’Università “G. d’Annunzio”.

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A Itri il nuovo libro di Orazio La Rocca: un omaggio a Guccini e a un fratello scomparso

La musica di Francesco Guccini (scomparso il 6 agosto scorso) e dei Nomadi si intreccia con un dramma familiare e un miracolo di rinascita personale! Mercoledì 25 settembre, a Itri (nella cavea del Municipio), l’architetto e storica firma di Repubblica Orazio La Rocca presenterà il suo nuovo libro: “Voglio ricordarti come eri, che vivi, mi ascolti, sorridi”. Il testo, con la prestigiosa prefazione di Beppe Carletti (fondatore dei Nomadi, che sarà presente alla serata), ripercorre la genesi della famosa “Canzone per un’amica” a 60 anni dalla sua uscita. Un brano che parla di una morte tragica in autostrada, la stessa tragica fine toccata al fratello dell’autore, lo scultore Vito La Rocca. Ma questo libro è anche un incredibile inno alla vita: l’autore lo ha ideato lo scorso febbraio mentre un rarissimo virus gli paralizzava braccia e gambe, e lo ha scritto nei mesi di ospedale: “Mi ha dato la forza di imparare a camminare di nuovo, come un bambino”, confessa commosso. Leggi tutti i dettagli del libro e della presentazione nel nostro speciale 👇

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Locandina evento Itri

Itri (Latina) – La grande letteratura, quando sgorga dal dolore più intimo e dalla necessità di aggrapparsi alla speranza, possiede lo straordinario e ineguagliabile potere di trasformare una profonda sofferenza in un universale inno alla vita. Ed è proprio questa la potente magia narrativa che attraversa, pagina dopo pagina, il nuovo e attesissimo volume scritto dal noto architetto e giornalista itrano Orazio La Rocca, storica e prestigiosa firma del vaticanismo per il quotidiano La Repubblica (fondato da Eugenio Scalfari) e assiduo collaboratore per testate di primissimo piano come Il Venerdì, L’Espresso, Avvenire e Famiglia Cristiana.
La sua ultima fatica letteraria, appena uscita fresca di stampa dalla tipografia e pubblicata per i tipi della casa editrice Il Cuscino di Stelle, si prepara a fare il suo debutto ufficiale in pubblico nella splendida cornice cittadina di Itri. La data da segnare in rosso sul calendario è quella di mercoledì 25 settembre, a partire dalle ore 20:30, quando la suggestiva cavea del Municipio (situata in piazza Umberto I) ospiterà la prima e attesissima presentazione nazionale del testo. L’evento, curato nei minimi dettagli dall’attivissima associazione culturale Krisis, non sarà una semplice passerella letteraria, ma un viaggio intimo ed emozionante attraverso la storia della musica d’autore italiana, il dramma della perdita e il miracolo della rinascita personale, intrecciando i destini dei grandi protagonisti della cultura con la commovente cronaca familiare dell’autore.

Il ricordo di Guccini e il successo di “Canzone per un’amica”

Giunto all’incredibile traguardo del venticinquesimo libro pubblicato in carriera, Orazio La Rocca ha deciso questa volta di dedicare la sua penna a una delle pagine più belle e malinconiche della discografia italiana. Il testo, intitolato significativamente “Voglio ricordarti come eri, che vivi, mi ascolti, sorridi”, ripercorre con minuzia di particolari e grande trasporto emotivo la genesi di “Canzone per un’amica”.
Si tratta, per chi non lo sapesse, di uno dei primissimi e più clamorosi successi del leggendario cantautore Francesco Guccini, la cui recente scomparsa (avvenuta lo scorso 6 agosto dopo una lunga e inesorabile malattia) ha lasciato un vuoto incolmabile nel panorama culturale e musicale del nostro Paese. La canzone, incisa per la prima volta nel gelido dicembre del 1966 dallo stesso Guccini e poi magistralmente reinterpretata nel 1967 dallo storico gruppo dei Nomadi (guidata da Beppe Carletti e dalla voce inconfondibile di Augusto Daolio), festeggia quest’anno il suo sessantesimo anniversario. Concepita musicalmente come una ballata pop orecchiabile ma liricamente profondissima, la canzone rievoca lo strazio indicibile di Guccini per la fine tragica di una sua cara amica, deceduta in un terribile incidente stradale lungo l’autostrada. Un lutto atroce che la maestria poetica del cantautore modenese riuscì a sublimare in pura arte, trasformando la morte in una celebrazione del sorriso indelebile lasciato dalla vittima nei cuori di chi l’aveva amata.

Il lutto condiviso: il legame con la morte di Vito La Rocca

Il nuovo libro dell’architetto e giornalista itrano non si limita tuttavia a un pregevole e nostalgico esercizio di critica musicale, ma scava profondamente nel tessuto emotivo della sua stessa famiglia. L’autore utilizza i meravigliosi e struggenti versi gucciniani, che danno appunto il titolo all’intera opera, per rievocare e onorare la figura dell’amatissimo fratello, lo scultore Vito La Rocca.
Formatosi alla prestigiosa scuola di Emilio Greco, unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi maestri scultori del Novecento italiano, Vito La Rocca perse tragicamente la vita circa cinquant’anni dopo la protagonista della celebre canzone di Guccini. Il destino, crudele e beffardo, volle che anche la sua esistenza venisse spezzata in autostrada, in circostanze e con un carico di drammaticità emotiva spaventosamente affini a quelle cantate dal Maestro. «Pur a mezzo secolo di distanza temporale», spiega con grande emozione Orazio La Rocca, «tra il destino fatale di mio fratello e quello della malcapitata protagonista della ballata gucciniana ci sono innumerevoli e profonde affinità elettive. Sono coincidenze di una sorprendente attualità che colpiscono dritto al cuore, e che ho cercato con tutte le mie forze di portare alla luce a sessant’anni di distanza dalla pubblicazione del brano». L’elaborazione del lutto passa dunque attraverso la musica, creando un ponte invisibile ma indistruttibile tra due tragedie familiari apparentemente lontanissime tra loro.

La catarsi: “Questo libro mi ha aiutato a tornare a camminare”

L’aspetto forse più sconvolgente e miracoloso di questa pubblicazione riguarda però le incredibili circostanze in cui ha preso materialmente forma. L’autore confida di provare verso questo volume un sentimento quasi viscerale, simile a quello di un padre verso un figlio inaspettato arrivato in tarda età.
«Questo libro l’ho ideato mentalmente il 6 febbraio scorso, esattamente il giorno in cui sono caduto a terra, letteralmente fulminato da un rarissimo e aggressivo virus che mi ha tolto all’improvviso l’uso delle gambe e delle braccia», racconta La Rocca ripercorrendo il suo calvario clinico. «Ho portato quel progetto con me sulla lettiga del pronto soccorso dell’ospedale Dono Svizzero di Formia. Successivamente l’ho scritto, vivendolo come una sorta di personalissima e indispensabile catarsi, durante i mesi di degenza trascorsi all’ospedale dei Cavalieri di Malta a Roma. Infine, ne ho corretto meticolosamente le bozze e l’ho mandato in stampa nel corso del successivo ricovero riabilitativo al Don Gnocchi». La stesura del manoscritto si è trasformata in una vera e propria e miracolosa terapia salvavita: «È un libro piccolo nel formato, molto veloce da leggere, ma dalla potenza disarmante. Scriverlo mi ha dato la forza mentale e il coraggio per affrontare i durissimi mesi di intense sedute fisioterapiche, durante i quali ho dovuto imparare a camminare di nuovo, passo dopo passo, come fa un bambino, riacquistando lentamente fiducia nella vita».

Gli ospiti d’onore della presentazione e la musica d’autore

Un’opera nata dal dolore e dalla rinascita non poteva che meritare un parterre di ospiti e relatori di primissimo livello per la sua prima e attesissima presentazione cittadina a Itri. Al tavolo dei relatori siederà infatti una vera e propria leggenda della musica italiana, ovvero Beppe Carletti, storico leader e instancabile fondatore del gruppo dei Nomadi, il quale ha voluto onorare il lavoro di Orazio La Rocca firmando personalmente la preziosa prefazione del volume.
Al fianco di Carletti interverranno il noto regista e raffinato critico musicale Gualtiero Peirce, e Carlo Picozza, giornalista e firma storica de La Repubblica, da sempre specializzato nel complesso mondo dell’informazione socio-sanitaria. L’evento culturale sarà sapientemente e ritmicamente moderato dal professor Salvatore Mazziotti (in veste di presidente dell’associazione Krisis), mentre i doverosi saluti istituzionali iniziali saranno affidati al sindaco di Itri, Andrea Di Biase, e al presidente dell’associazione Respiriamo Cultura, Stefano Manzo. Ma poiché la musica d’autore rimane il fil rouge dell’intera serata e del libro stesso, l’apertura e la chiusura della presentazione saranno incorniciate e allietate da una serie di emozionanti interventi musicali dal vivo, curati dalla bravissima cantante Filomena Stamegna e dal suo talentuoso gruppo, i quali proporranno al pubblico cittadino i brani più popolari, iconici e indimenticabili del grande e compianto Francesco Guccini e degli intramontabili Nomadi.

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Le fratture dell’anima e della storia che scuotono Roma, la saggistica visiva di Fabiola Ferrero sbarca a Trastevere: al Museo la mostra shock per le vittime del Venezuela

Le fratture spietate della storia e della memoria collettiva si trasformano in un immenso e fiero manifesto di fotogiornalismo nel cuore di Roma! Inaugura mercoledì 30 settembre 2026 alle ore 18:00, presso il Museo di Roma in Trastevere, “LAS GRIETAS. Sulle tracce di una fantasia”, la straordinaria mostra personale della fotografa venezuelana Fabiola Ferrero, vincitrice del XVI Premio IILA-Fotografia. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito, allestito in solenne memoria delle migliaia di vittime del terremoto del 24 giugno 2026 in Venezuela. In mostra i capolavori storici della reporter e il debutto assoluto dell’inedito progetto “Antimonumento”, un’opera di squadra eccezionale organizzata da Zètema per sconfiggere l’isolamento culturale. Scoprite tutti i dettagli del programma nel nostro articolo! 👇

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Vittime del terremoti in Venezuela

Roma – Un solco profondo, una cicatrice improvvisa e spietata squarcia la superficie della materia e della memoria storica dei popoli, trasformando le crepe fisiche dei monumenti in un drammatico riflesso delle lacerazioni interiori della nostra civiltà contemporanea. La fotografia d’inchiesta e il fotogiornalismo, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché commerciali di plastica e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscoprono le risorse terapeutiche ed etiche più potenti per processare i traumi collettivi, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta e pura emozione dal vivo. L’immagine analogica cessa di essere un mero orpello estetico per farsi scudo sociale e dovere civile. Mercoledì 30 settembre 2026, alle ore 18:00 in punto, lo splendido e fiero scenario del Museo di Roma in Trastevere, situato in Piazza di Sant’Egidio 1/b, aprirà solennemente le proprie porte per inaugurare l’attesissima mostra personale della fotografa e giornalista venezuelana Fabiola Ferrero, intitolata “LAS GRIETAS. Sulle tracce di una fantasia”.

La monumentale esposizione, promossa con fiera determinazione da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, si avvale della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è interamente organizzata dall’IILA (Organizzazione internazionale italo-latino americana), con la logistica e i servizi museali curati da Zètema Progetto Cultura. La kermesse, che rimarrà aperta alle visite in totale trasparenza da giovedì 1° ottobre fino alla scadenza naturale di domenica 22 novembre 2026, si carica di un altissimo e commosso significato antropologico e civile dello Stato: l’intero percorso visivo è stato interamente dedicato alla memoria delle migliaia di vittime e dei dispersi causati dal catastrofico e spaventoso terremoto che ha devastato il Venezuela il 24 giugno 2026, una ferita aperta che colpisce al cuore la comunità internazionale, taccuino alla mano e passioni calde.

Dalle crepe di Caracas ai muri parlanti: il trionfo al XVI Premio IILA Fotografia

Fabiola Ferrero ha conquistato il centro della scena artistica capitolina in veste di trionfatrice assoluta della sedicesima edizione del prestigioso Premio IILA-Fotografia, un riconoscimento transnazionale d’eccellenza che blinda il merito dei migliori talenti del Sudamerica, offrendo loro programmi stanziali di ricerca e borse di studio nelle smart land della penisola per favorire lo scambio culturale e limitare l’esodo delle intelligenze creative. L’ordito della mostra si addentra millimetricamente nel concetto delle grietas, le crepe fisiche e metafisiche, radiografando in totale trasparenza e priva di filtri protettivi le tensioni storiche, le mutazioni urbanistiche, la povertà rionale e le fragilità sociali di una terra in perenne transizione geopolitica, azzerando le distanze burocratiche tra i rioni di Caracas e i monitor della Capitale.

Il cartellone espositivo aduna i progetti fotografici pluriennali più intensi e acclamati della reporter venezuelana, opere andate già rubate nei taccuini dei massimi collezionisti del pianeta per la loro onestà intellettuale. I visitatori e i viandanti della cultura potranno esplorare le sequenze di Whispering Walls, un viaggio specchio incentrato sulla saggistica visiva dei muri che parlano delle rivoluzioni tradite, e la durezza poetica di I can’t hear the birds, un ordito perfetto di testi e immagini sul silenzio inospitale delle campagne svuotate dalla crisi macroeconomica. Completa la parata delle serie storiche l’opera Reinas, una requisitoria visiva senza maschere o ipocrisie interpretative sul culto dei concorsi di bellezza nei quartieri popolari, un focus ingegneristico che scardina la tossicità degli stereotipi di genere legati al corpo femminile.

Il debutto di Antimonumento: lo sguardo dell’artista sulla fragilità di Roma

La vera e più accattivante attrazione di questa tappa trasteverina risiede nella presentazione ufficiale, in anteprima mondiale assoluta, di Antimonumento, il nuovissimo e mozzafiato reportage sviluppato sul campo da Fabiola Ferrero durante i mesi della sua permanenza stanziale a Roma nel vivo della residenza d’artista protetta dal Premio IILA. Con un interplay visivo di straordinario spessore clinico, la Ferrero ha fatto collidere le fratture monumentali della storia venezuelana con i cedimenti e le crepe più intime del corpo urbano della Capitale, rintracciando risposte flessibili per il benessere collettivo e dimostrando con i fatti che la pietra che si spezza pulsa dello stesso dolore dei rioni esposti alla marginalità geografica e rionale, offrendo un comfort funzionale perfetto contro il torpore dei cliché turistici ordinari.

I controlli di sicurezza sulle sale del Museo di Roma in Trastevere sono conclusi e i registri delle verniciature sigillati. La direzione dell’ente ricorda che le informazioni precise sugli orari delle masterclass guidate, le schede didattiche per le scuole della provincia e le riduzioni sui ticket per le famiglie sono interamente accessibili consultando l’applicazione ufficiale e il portale web dello Stato museale. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a via di Sant’Egidio: le immagini di Fabiola Ferrero vi aspettano a braccia aperte per dimostrarvi che finché ci sarà un fotografo capace di usare l’obiettivo per testimoniare la verità e sollevare un velo sulla sofferenza dei popoli, il domani della nostra terra sarà per sempre un posto libero, protetto e profondamente umano. Il viaggio nelle crepe del mondo è ricominciato, ed è un’esperienza meravigliosa che aspetta solo il vostro sguardo.

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Roma,I 110 anni di Aldo Moro: nasce Culla Caetani, il cantiere d’arte e memoria

Trasformare il ricordo di una tragedia nazionale in un’opera d’arte che parla di vita, nascita e futuro: nel giorno del 110° anniversario della nascita di Aldo Moro si apre ufficialmente il “Cantiere della Memoria di Culla Caetani”. Ideata dal visionario artista concettuale Lokrima (Mirko Tosti), questa enorme e suggestiva installazione ribalta il drammatico simbolo del 1978: il portellone originale di una Renault 4 d’epoca diventa l’ossatura di una vera e propria “culla-carillon” monumentale, unendo meccanica, design e tecnologia. Un “monumento portatile” che prende vita grazie al lavoro delle eccellenze artigiane delle Marche e a un tappeto sonoro in divenire (con la partecipazione del Maestro Enrico Melozzi) che mescola le atmosfere di Bach con il pop degli anni Settanta. Scopri tutti i dettagli di questo straordinario progetto culturale in mostra a Roma nel 2027 👇

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Culla Caetani Dett 8

Roma – La memoria storica di una nazione non deve necessariamente coincidere con la sterile e ripetitiva celebrazione dei suoi traumi più bui, ma può e deve trasformarsi in un formidabile motore di rinascita, di riflessione attiva e di speranza per le nuove generazioni. È esattamente questo il nobile e rivoluzionario principio filosofico che anima il Cantiere della Memoria di Culla Caetani, un’imponente e suggestiva opera d’arte monumentale che apre ufficialmente i battenti il 23 settembre 2026, in una data dal fortissimo valore simbolico.
La giornata scelta coincide infatti con la ricorrenza del 110° anniversario della nascita del grande statista democristiano Aldo Moro. La volontà precisa dei promotori del progetto è quella di celebrare l’uomo, il politico e lo studioso nel giorno luminoso della sua venuta al mondo, e non in quello tragico della sua morte, trasformando quello che per decenni è stato vissuto come un lutto nazionale insanabile in un’occasione viva di pensiero critico e di osservazione civica. Frutto dell’ingegno e della profonda sensibilità del noto artista concettuale Lokrima (nome d’arte di Mirko Tosti), l’opera si presenta come una gigantesca “culla-carillon” multidisciplinare, capace di fondere e intrecciare indissolubilmente design industriale, ingegneria meccanica di precisione, elettronica avanzata, composizione musicale e testimonianza politica.

Il ribaltamento del simbolo: la Renault 4 diventa una culla per il futuro

Il concept artistico alla base di Culla Caetani è tanto geniale quanto emotivamente dirompente: l’artista ha deciso di partire dall’immagine storica più iconica e drammatica della nostra Repubblica, ovvero l’automobile rossa all’interno della quale venne purtroppo ritrovato il corpo senza vita dello statista nella centralissima e tristemente nota via Caetani a Roma.
Tuttavia, il significato di quel feticcio di cronaca nera viene radicalmente capovolto e sublimato. Il portellone originale di una vettura d’epoca modello Renault 4 è stato recuperato e non rappresenta più la gelida chiusura di un feretro metallico, ma diventa al contrario l’ossatura portante e il guscio protettivo di una grande culla-carillon. Questa geniale intuizione architettonica trasforma definitivamente il luogo geometrico della morte in un potente dispositivo simbolico che richiama inequivocabilmente l’origine della vita, la nascita, la protezione materna e, soprattutto, l’idea inestinguibile di un futuro democratico. Il risultato finale è un’installazione che porta intimamente dentro di sé la morbida dimensione affettiva e rassicurante della culla, fondendola con la dimensione pubblica e solenne della memoria repubblicana. Si tratta di un “monumento portatile” che funge da vera e propria agorà di riflessione, uno spazio aperto nel quale materia, storia patria e pensiero politico entrano finalmente in una relazione costruttiva.

Cortocircuiti musicali: da Bach al pop degli anni Settanta

L’approccio innovativo di Lokrima non si limita all’aspetto visivo e scultoreo dell’opera, ma investe con forza anche l’universo sonoro che la animerà dall’interno. Il cuore acustico di Culla Caetani nasce infatti da un coraggioso e affascinante cortocircuito tra mondi e linguaggi apparentemente lontanissimi e inconciliabili.
Attualmente in fase di avanzata sperimentazione, la partitura dell’installazione propone un inedito dialogo in perenne divenire tra le solenni e monumentali suggestioni sacrali (che richiamano esplicitamente la forza emotiva della Passione secondo Matteo BWV 244 del grande compositore Johann Sebastian Bach) e le ritmiche accattivanti della musica pop che dominava le classifiche italiane proprio alla fine dei turbolenti anni Settanta (tra cui spiccano echi del capolavoro Pensiero stupendo di Patty Pravo). Questo complesso e stratificato percorso di ricerca timbrica e sonora è stato appositamente pensato dall’artista per evitare l’uso rigido e passivo di brani preesistenti. Le partiture sono originali e concepite per evolversi nel tempo, grazie anche alla preziosissima consulenza e al serrato confronto con rinomati compositori e direttori d’orchestra, tra i quali spicca la partecipazione d’eccezione del Maestro Enrico Melozzi.

Il Comitato dei 100 e le eccellenze artigiane delle Marche

L’apertura ufficiale del cantiere, avvenuta il 23 settembre, coincide anche con il lancio delle selezioni per la costituzione di uno speciale “Comitato dei 100”. Questa assemblea rappresenterà il “corpo vivo” e intellettuale chiamato a circondare, interpretare e proteggere idealmente la Culla Caetani. Cento sguardi trasversali (scelti e curati direttamente da Hilda Family Benefit e dal direttore creativo Mirko Tosti, a cui i professionisti interessati possono proporre la propria candidatura via email) che avranno il delicato compito di farsi custodi di questo reliquario laico.
L’obiettivo è riunire progressivamente intorno all’opera studiosi del Caso Moro, intellettuali, curatori, galleristi, istituzioni pubbliche, imprenditori illuminati, giornalisti d’inchiesta e musicisti. Il Comitato non sarà un semplice ente consultivo da sfoggiare sulla carta, ma parteciperà attivamente al processo creativo attraverso video interviste, test di riflessione e laboratori permanenti di coscienza civile. Per tradurre in realtà tangibile questo monumentale progetto, inoltre, è stata attivata una vasta rete di maestranze ed eccellenze artigiane provenienti dalla regione Marche. Dalla lavorazione del plexiglass alla carrozzeria, dalla sartoria per le imbottiture interne fino alla saldatura dei complessi circuiti elettronici su misura, il “saper fare” manifatturiero italiano si unisce all’ingegneria e all’arte concettuale, sfuggendo alle logiche della serialità industriale.

Il progetto Reliquie Laiche e l’attesa per l’esposizione del 2027

La grande installazione dedicata alla memoria di Aldo Moro non è un punto d’arrivo isolato, ma rappresenta il prezioso nucleo primordiale di un progetto artistico ben più ampio e articolato, denominato Reliquie Laiche (1978).
Questa ambiziosa espansione dell’opera prevede la creazione di una serie di sculture tecnologiche derivate dalla Culla principale: targhe commemorative e “quadri-box” riprenderanno gli elementi stilistici della memoria del 1978, mescolandoli sapientemente con archivi digitali, memorie elettroniche e tecnologia della realtà aumentata, con lo scopo preciso di portare la riflessione sulla storia repubblicana anche al di fuori dei polverosi e consueti spazi museali. L’intera e complessa operazione culturale nasce all’interno della divisione Racconto di Hilda Family Benefit, che fonde welfare sociale, rigenerazione del pensiero e creatività pura. Il lungo e affascinante percorso di gestazione della Culla Caetani culminerà infine nel mese di maggio 2027 nella città di Roma. In quell’occasione, l’installazione completa verrà presentata al pubblico e alla stampa nel corso di uno speciale evento privato, trasformando definitivamente il trauma della morte di Aldo Moro in un atto generativo e di pura coscienza collettiva.

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