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Roma, allo Spazio Rossellini torna la rassegna «A Roma, a Roma! 2026»: da Baricco e Pirandello a Nicola Lagioia ed Ermanna Montanari, il teatro contemporaneo a confronto

Dal 4 novembre al 5 dicembre 2026 lo Spazio Rossellini di Roma ospita la nuova edizione della rassegna “A Roma, a Roma!” curata da Francesca De Sanctis e prodotta da ATCL con la direzione di Isabella Di Cola: un cartellone d’eccellenza che unisce Novecento di Baricco con Ciro Masella, il gioco distopico Vietato Innamorarsi, il Pirandello di Mario Perrotta, La città dei vivi da Nicola Lagioia con regia e ologrammi di Ivonne Capece, fino a Luṣ di Ermanna Montanari e Marco Martinelli, arricchito da laboratori di critica e autobiografia 👇

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CIRO-MASELLA-fonte foto teatro popolare darte

ROMA – Uno spazio aperto di libertà espressiva, confronto critico e rottura degli schemi convenzionali per dare voce alle migliori energie della drammaturgia contemporanea nazionale. Dal 4 novembre al 5 dicembre 2026, il palcoscenico dello Spazio Rossellini di Roma (in via della Vasca Navale 58) si prepara ad accogliere la nuova edizione di «A Roma, a Roma! 2026», la rassegna teatrale curata dalla giornalista e critica Francesca De Sanctis e prodotta da ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio, presieduta e diretta da Isabella Di Cola.

L’iniziativa nasce con il preciso intento civile e artistico di restituire visibilità a compagnie di ricerca, attori e registi indipendenti che, pur animando con straordinaria vitalità la scena italiana, restano troppo spesso ai margini dei tradizionali e rigidi circuiti di programmazione della Capitale, inserendosi nel fermento teatrale capitolino accanto alla prestigiosa stagione del Nuovo Teatro Ateneo alla Sapienza dedicato a Carlo Cecchi e alle repliche di Anna Mazzamauro al Teatro Parioli.

Il cartellone di novembre: da «Novecento» di Baricco al gioco distopico «Vietato Innamorarsi» e al Pirandello di Perrotta

Il programma prenderà il via mercoledì 4 novembre alle ore 20:30 con un classico amatissimo: «Novecento» di Alessandro Baricco, interpretato magistralmente da Ciro Masella (che firma la regia a quattro mani con Salvatore Arena per la produzione Mana Chuma / Teatro Popolare d’arte). La leggendaria epopea del pianista sull’Oceano che scelse di non scendere mai dal transatlantico Virginian trasformerà la platea in un viaggio intimo tra onde, jazz e riscatto umano.

Il giorno seguente, giovedì 5 novembre, sarà la volta di «Vietato Innamorarsi», un rivoluzionario gioco di ruolo performativo ideato da Qui e Ora Residenza Teatrale e La Confraternita del Chianti: ambientato in un’Italia distopica del 2042 in cui lo Stato ha bandito i sentimenti per reprimere la violenza di genere, lo spettacolo rende il pubblico parte attiva e decisionale di una ribellione etica contro ogni forma di sopraffazione.

Il primo trittico si chiuderà venerdì 6 novembre con «Qualcuno nessuno centomila – Pirandello in loop», drammaturgia e regia del pluripremiato Mario Perrotta con Paola Roscioli e Dalila Cozzolino (entrambe finaliste ai Premi Ubu), una potente indagine sulle maschere dell’io nell’era dei social network e della frammentazione digitale, dialogando idealmente con le grandi confessioni dostoevskiane portate in scena da Gabriele Lavia a Milano con Il sogno di un uomo ridicolo.

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«La città dei vivi» di Nicola Lagioia con la regia di Ivonne Capece e l’incontro letterario del 2 dicembre

L’appuntamento più atteso di dicembre è fissato per mercoledì 2 dicembre alle ore 20:30 con il debutto romano de «La città dei vivi», trasposizione scenica dell’omonimo romanzo-inchiesta bestseller mondiale di Nicola Lagioia, per la regia, video e drammaturgia di Ivonne Capece e una prestigiosa coproduzione che vede uniti Elsinor, TPE Teatro Piemonte Europa, Teatri di Bari, Fondazione Teatro di Napoli e Teatro di Sardegna.

Con un cast d’eccezione guidato da Sergio Leone (nei panni dello scrittore alter ego di Lagioia) affiancato da Daniele Di Pietro, Ian Gualdani e Cristian Zandonella, lo spettacolo indaga l’abisso del male e la violenza che si annida nella normalità urbana attraverso l’impiego pionieristico di attori in carne e ossa che interagiscono con figure semi-olografiche a grandezza naturale, trasformando la stanza dell’artista in un labirinto mentale claustrofobico.

Al termine della rappresentazione, la curatrice Francesca De Sanctis salirà sul palco per un attesissimo incontro pubblico con Nicola Lagioia, che dialogherà con la platea sui temi dello spettacolo e presenterà in anteprima il suo nuovo e atteso romanzo «Santa Barbara» (edito da Einaudi).

I laboratori di critica e autobiografia, l’aperitivo e il rito arcaico di Ermanna Montanari con «Luṣ»

La vocazione pedagogica della rassegna si concretizzerà giovedì 3 dicembre con due imperdibili momenti formativi: il laboratorio di scrittura e autobiografia «Ho un teatro nella testa» condotto dalla storica compagnia Cuocolo/Bosetti (IRAA Theatre) e il Laboratorio intensivo di critica teatrale guidato dalla stessa Francesca De Sanctis (giornalista de L’Espresso con la rubrica «Colpo di scena»), riservato a chi desidera apprendere i ferri del mestiere dell’informazione culturale.

Il gran finale scatterà venerdì 4 dicembre alle 19:00 con l’aperitivo d’autore insieme a Ermanna Montanari e culminerà sabato 5 dicembre (ore 20:30) con «Luṣ», capolavoro ideato con Marco Martinelli (coproduzione Ravenna Festival e Teatro delle Albe) su testo sulfureo di Nevio Spadoni, con le musiche per contrabbasso e live electronics di Daniele Roccato, per dare voce alla leggendaria guaritrice Bêlda.

Le iscrizioni ai laboratori (con biglietto ridotto speciale a 5 euro per gli spettacoli) e le prenotazioni per la rassegna si effettuano scrivendo a info@spaziorossellini.it, inserendosi a pieno titolo tra i grandi itinerari d’arte e spettacolo della Capitale come gli appuntamenti diffusi della Sovrintendenza Capitolina. Segui tutte le stagioni teatrali nella nostra sezione Cultura.

A cura della Redazione Cultura e Teatro di Cavaliere News

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A Ilaria Solazzo il Premio Internazionale Istinti Artistici: il valore del giornalismo che dà voce ai talenti

La giornalista pugliese Ilaria Solazzo  ha ricevuto – nella cornice  Palazzo Valentini, sabato 24 ottobre 2026, durante la seconda edizione del Premio Internazionale Istinti Artistici, nell’ambito della Rome Art Week –  il premio Internazionale Istinti Artistici.  Un riconoscimento condiviso con altre importanti professionalità ed eccellenze italiane, protagoniste di una giornata dedicata al talento, alla cultura e alla capacità di lasciare un segno nella società.

A conferire il premio – giunto alla sua seconda edizione – Alessandro Scarnecchia, direttore di Terza Pagina Magazine e unico organizzatore della manifestazione e Merysse, nome d’arte di Maria Teresa De Pierro, presidente dell’associazione Istinti Artistici APS. L’evento romano è stato salutato da Cristina Michetelli, nella sua qualità di consigliere dell’Assemblea capitolina di Roma Capitale.

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Ilaria Solazzo

Importante riconoscimento professionale per la giornalista pubblicista, scrittrice ed esperta di comunicazione brindisina

Roma-  La giornalista pugliese Ilaria Solazzo  ha ricevuto – nella cornice  Palazzo Valentini, sabato 24 ottobre 2026, durante la seconda edizione del Premio Internazionale Istinti Artistici, nell’ambito della Rome Art Week –  il premio Internazionale Istinti Artistici.  Un riconoscimento condiviso con altre importanti professionalità ed eccellenze italiane, protagoniste di una giornata dedicata al talento, alla cultura e alla capacità di lasciare un segno nella società.

A conferire il premio – giunto alla sua seconda edizione – Alessandro Scarnecchia, direttore di Terza Pagina Magazine e unico organizzatore della manifestazione e Merysse, nome d’arte di Maria Teresa De Pierro, presidente dell’associazione Istinti Artistici APS. L’evento romano è stato salutato da Cristina Michetelli, nella sua qualità di consigliere dell’Assemblea capitolina di Roma Capitale.

Ci sono riconoscimenti che si aggiungono a un curriculum e altri che, invece, raccontano qualcosa di più profondo: una visione professionale, una scelta di vita, un modo preciso di interpretare il proprio ruolo nel mondo. Per Ilaria Solazzo, la premiazione romana rappresenta una nuova tappa di un percorso nel quale giornalismo, scrittura e comunicazione convergono verso un obiettivo comune: riconoscere il valore delle persone, portarne alla luce le esperienze e trasformare le loro storie in occasioni di conoscenza.

A Palazzo Valentini, in una cornice istituzionale di particolare rilievo, il suo nome è entrato nel novero delle personalità insignite del Premio Internazionale Istinti Artistici 2026. Non un semplice attestato formale, ma un riconoscimento che si inserisce in una manifestazione capace di riunire professionisti provenienti da mondi differenti, accomunati dalla volontà di mettere competenze, creatività e impegno al servizio della collettività. Accanto a figure che si distinguono nella cultura, nello spettacolo, nelle arti e in numerosi settori professionali, Solazzo ha portato il valore di un’attività costruita attraverso la parola, l’ascolto e la valorizzazione dei talenti.

La seconda edizione del Premio Internazionale Istinti Artistici ha confermato la propria vocazione multidisciplinare, attraversando musica, arti visive, fotografia, poesia, teatro, cinema, doppiaggio, giornalismo, sport e ulteriori iniziative dedicate all’inclusione. Il principio che unisce queste realtà è una concezione del talento che non si esaurisce nella notorietà, ma comprende preparazione, costanza, responsabilità e capacità di trasformare le proprie inclinazioni in un contributo concreto.

La giornata

Il programma, aperto alle ore 11 con la sigla ufficiale, la presentazione e i saluti istituzionali, ha dato spazio a personalità impegnate nella tutela dei diritti, nella cultura, nella solidarietà e nella promozione sociale. Tra i riconoscimenti assegnati figurano quelli a Maria Antonia Spartà, per il percorso nella Polizia di Stato e l’attività di sensibilizzazione contro la violenza di genere; a Nunzia Rosalia Guzzo, per il lavoro in ambito giuridico e l’impegno nella tutela dei diritti; e a don Luigi Trapelli, per il dialogo tra spiritualità, teatro, cultura e comunità.

La cerimonia ha inoltre valorizzato professionisti che contribuiscono alla realizzazione di progetti culturali, esponenti del cinema e della produzione audiovisiva, autori, artisti e promotori di iniziative letterarie. Tra i nomi ricordati nel corso della giornata, Riccardo Ferrero, Maria Berardi, Pietro Borzacca della 3B Production Film, Gennaro Ruggiero, Angelica Loredana Anton, Elide Apice, Dino Tropea e Loredana Paolesse. Un panorama composito, nel quale esperienze differenti hanno trovato uno spazio comune, restituendo l’immagine di un’Italia ricca di professionalità che operano con dedizione, spesso lontano dai riflettori, ma con un contributo significativo alla vita culturale e sociale.

Focus sulla comunicazione

In questo scenario si colloca la premiazione di Ilaria Solazzo, personalità poliedrica che ha fatto della comunicazione il filo conduttore della propria attività. Il suo percorso si muove tra giornalismo, scrittura, radio, web TV e informazione online, con un interesse costante per i protagonisti di cultura, spettacolo, arte e professioni. A questi ambiti si affiancano la fotografia, la pittura e l’attenzione per le iniziative solidali, espressioni diverse di una sensibilità che riconosce nella creatività una possibilità di incontro e nella cultura uno strumento di partecipazione.

Il riconoscimento romano assume un significato particolare anche per il rapporto tra il suo lavoro e la promozione delle eccellenze. Nel corso degli anni, Solazzo ha dedicato interviste e articoli a personalità appartenenti a settori differenti, cercando di superare la superficie della notorietà per entrare nel cuore delle esperienze. Il suo interesse non si limita ai risultati raggiunti: si estende alle motivazioni, alle difficoltà, alle scelte e alla determinazione che rendono significativo ogni percorso.

Raccontare una persona significa innanzitutto ascoltarla. Vuol dire prepararsi, comprendere il contesto, individuare le domande capaci di aprire prospettive e restituire al lettore una narrazione che non riduca una vita a una sequenza di successi. L’intervista diventa così un incontro tra sensibilità, mentre la scrittura si trasforma in uno strumento per avvicinare mondi diversi e rendere accessibili storie che meritano attenzione.

In un tempo dominato dalla velocità delle notizie e dalla continua ricerca di visibilità, questa impostazione attribuisce al giornalismo una responsabilità precisa. Non basta pubblicare un nome o riferire un risultato: occorre comprendere ciò che lo rende significativo, distinguere l’essenziale dal superfluo e restituire la complessità delle esperienze con chiarezza e rispetto. È in questo spazio che la comunicazione può recuperare la propria funzione più autentica, quella di creare connessioni, stimolare curiosità e favorire una conoscenza più consapevole delle persone e della realtà.

La parola, nella visione professionale di Solazzo, non è soltanto uno strumento per informare. È un ponte tra chi ha qualcosa da raccontare e chi desidera comprendere; è una possibilità di dare visibilità a competenze che rischierebbero di restare ai margini; è il mezzo attraverso il quale esperienze individuali possono diventare patrimonio condiviso. Una prospettiva che riconosce dignità tanto alle personalità già conosciute quanto a coloro che, attraverso il lavoro quotidiano, contribuiscono alla crescita delle proprie comunità.

Ilaria Solazzo

Questa stessa concezione anima il progetto «Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre», ideato e diretto artisticamente da Ilaria Solazzo. L’iniziativa nasce con l’intento di celebrare il merito, la professionalità, l’impegno e il valore umano delle persone che contribuiscono alla crescita dell’Umbria. Non soltanto una celebrazione dei risultati, dunque, ma un’occasione per riconoscere il percorso che li rende possibili, mettendo in luce la dedizione, la serietà e il senso di responsabilità che accompagnano ogni autentica eccellenza.

Attraverso questo progetto, Solazzo ha scelto di affiancare alla narrazione giornalistica un’attività concreta di ideazione e promozione culturale. Il suo lavoro non si limita a raccontare chi merita attenzione: si traduce anche nella costruzione di occasioni capaci di riunire persone, valorizzare competenze e creare relazioni. È un passaggio significativo, perché testimonia come la comunicazione possa uscire dalle pagine e diventare un’esperienza condivisa, capace di generare partecipazione e riconoscimento.

La scrittura resta il punto d’incontro di queste esperienze. Attraverso il linguaggio, Solazzo cerca di coniugare precisione informativa e dimensione umana, dando spazio alle aspirazioni, ai sacrifici e alle trasformazioni che accompagnano le storie personali. L’interesse per la fotografia e la pittura amplia ulteriormente questo rapporto con i linguaggi espressivi, mentre l’attenzione alle iniziative solidali conferma una visione nella quale le competenze professionali possono diventare occasione di vicinanza e di impegno sociale.

La premiazione – come si è accennato – si è svolta durante la Rome Art Week, la settimana dedicata all’arte contemporanea che dal 19 al 25 ottobre 2026 ha animato la Capitale con appuntamenti e iniziative culturali.

Targhe di premiazione

La presenza di Terza Pagina Magazine, attraverso il direttore Alessandro Scarnecchia che così tanto ha lavorato per realizzare il Premio, ha richiamato il ruolo dell’informazione nella diffusione della cultura. Il giornalismo, quando sa riconoscere e raccontare le esperienze con attenzione, contribuisce a creare visibilità, favorire il confronto e avvicinare il pubblico a progetti e personalità che arricchiscono il panorama artistico e professionale. In questo intreccio tra comunicazione e valorizzazione culturale si inserisce il riconoscimento attribuito a Solazzo, il cui lavoro si sviluppa proprio sul confine fertile tra racconto, relazione e promozione dei talenti.

Il significato più profondo di un premio, del resto, non risiede soltanto nella cerimonia o nell’attestato ricevuto. Sta anche nella possibilità di richiamare l’attenzione su un impegno, rendere visibile un percorso e offrire nuovi stimoli per proseguire. A Palazzo Valentini, il riconoscimento assegnato a Solazzo ha incontrato una manifestazione che celebra proprio la varietà dei talenti italiani, ricordando quanto siano importanti le persone che, attraverso il proprio lavoro, costruiscono occasioni di dialogo e arricchiscono la vita culturale.

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Roma, alla Sapienza la rassegna «Passaggi»: il Nuovo Teatro Ateneo omaggia Carlo Cecchi tra Shakespeare, Mario Martone, Iaia Forte e Valerio Binasco

La Sapienza Università di Roma inaugura la Terza Stagione del Nuovo Teatro Ateneo con la rassegna “PASSAGGI – un omaggio a Carlo Cecchi”: dal 4 novembre 2026 al 12 febbraio 2027 un grande ciclo di spettacoli, incontri e proiezioni d’archivio dedicato al maestro fiorentino con Arturo Cirillo, Mario Martone, Iaia Forte, Francesca Comencini, Valerio Binasco e la messinscena del “Sogno di una notte d’estate” shakespeariano di Maltinti Teatro. Tutti i dettagli e il programma completo nell’articolo 👇

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La rassegna «Passaggi»

ROMA – La grande tradizione del palcoscenico italiano si trasforma in un fecondo passaggio di testimone tra maestri ed emergenti, celebrando la memoria viva di uno dei capocomici e registi più carismatici, liberi e rivoluzionari del Novecento. La Terza Stagione del Nuovo Teatro Ateneo di Sapienza Università di Roma (in Piazzale Aldo Moro 5) apre ufficialmente i battenti con un’anteprima culturale di eccezionale respiro: «PASSAGGI – un omaggio a Carlo Cecchi», un articolato ciclo di incontri, spettacoli dal vivo e proiezioni d’archivio dedicato al maestro fiorentino a un anno dalla sua scomparsa.

Il progetto, coordinato dalla sezione Sapienza Cultura – Polo Museale, attraversa la parabola intellettuale di Cecchi dando voce a chi con lui ha condiviso camerini, set cinematografici, lezioni accademiche e trionfi memorabili nei più prestigiosi teatri stabili del Paese, arricchendo la stagione romana accanto alle grandi iniziative civiche come il cartellone della Sovrintendenza Capitolina ai Musei Capitolini e ai Fori.

Si comincia il 4 novembre con Arturo Cirillo: il debutto in scena con il «Sogno» di Maltinti Teatro

Il sipario sulla rassegna si alzerà mercoledì 4 novembre 2026 alle ore 19:00 con l’incontro inaugurale «Ricordando Carlo Cecchi», una conversazione intima tra il regista e attore Arturo Cirillo – legato a Cecchi da una collaborazione artistica e umana durata decenni – e l’antropologo e saggista teatrale Stefano de Matteis, per ripercorrere il rigore etico, la sprezzatura e l’anticonformismo del maestro.

Il cuore spettacolare del focus scatterà poi sabato 21 novembre (ore 20:30) e domenica 22 novembre (ore 18:00) con la messinscena di «Sogno di una notte d’estate» di William Shakespeare, nella splendida e poetica traduzione in versi firmata da Patrizia Cavalli. Presentato dalla compagnia Maltinti Teatro con la regia di Davide Giordano, il dramma corale vedrà protagonisti in scena Angelica Ippolito, Davide Giordano, Remo Stella, Valentina Di Battista e la partecipazione straordinaria di Vincenzo Ferrera, unendo una schiera di allievi storici di Cecchi a una nuova generazione di giovani interpreti.

Il testo shakespeariano, tra i più indagati e riallestiti da Cecchi nella sua carriera, incarna alla perfezione i cardini del suo metodo: il confine mobile tra realtà e finzione, il gioco teatrale e la recitazione fondata sull’ascolto e sul rischio presente, principi universali che riecheggiano anche nella drammaturgia classica portata in scena da Gabriele Lavia a Milano con Dostoevskij e nella commedia d’autore con Anna Mazzamauro al Teatro Parioli.

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Il programma 2027: Francesca Comencini, Iaia Forte e il film «Shakespeare a Palermo»

Il viaggio memoriale riprenderà all’inizio del nuovo anno: lunedì 11 gennaio 2027 alle ore 19:00 si terrà l’attesissimo incontro con la regista Francesca Comencini, l’attrice Iaia Forte e il cast storico del leggendario Sogno allestito a Palermo, moderato dal critico Emiliano Morreale e introdotto da Damiano Garofalo.

A seguire verrà proiettato sul grande schermo dell’Ateneo il film documentario «Shakespeare a Palermo» (1996/1997), preziosa testimonianza per immagini che documenta il miracolo teatrale compiuto da Cecchi tra le macerie del Teatro Garibaldi e i capannoni dei Cantieri Culturali alla Zisa, alla guida di un cast irripetibile che comprendeva Valerio Binasco, Tommaso Ragno, Lorenza Indovina, Spiro Scimone, Francesco Sframeli e Roberto De Francesco.

Il 25 gennaio alle ore 19:00 toccherà a Valerio Binasco (direttore artistico del Teatro Stabile di Torino) e Paolo Mannina dialogare sul metodo di lavoro cecchiano, introducendo la visione del video d’archivio de «La serra» di Harold Pinter registrato al Teatro Carignano nel 1997.

Il gran finale con Mario Martone e «Finale di partita»: orari, sede e modalità di accesso

Il culmine del percorso si celebrerà venerdì 12 febbraio 2027 alle ore 19:00 con una serata evento che vedrà protagonista il regista Mario Martone insieme alla giornalista Laura Putti. Un sodalizio intellettuale che ha segnato tappe fondamentali della cultura italiana – dal capolavoro cinematografico «Morte di un matematico napoletano» fino alla ripresa per la televisione di «Finale di partita» di Samuel Beckett prodotto da Rai e Teatri Uniti – la cui proiezione concluderà ufficialmente l’omaggio.

Tutti gli eventi sono ospitati presso il Nuovo Teatro Ateneo di Piazzale Aldo Moro 5 (Edificio CU017) nella cittadella universitaria della Sapienza. Per informazioni dettagliate e modalità di partecipazione è possibile contattare la segreteria all’indirizzo email segreteria.nuovoteatroateneo@uniroma1.it, consultare il portale ufficiale nuovoteatroateneo.web.uniroma1.it o telefonare al numero 06.49914115.

Un tributo di straordinario valore civico ed etico che ribadisce il ruolo del teatro universitario quale ponte di trasmissione culturale, collegandosi alla memoria e al patrimonio d’arte celebrato anche dal premio letterario assegnato a Biagio Fortini per il suo diario di viaggio. Segui tutte le rassegne capitoline nella nostra sezione Cultura.

A cura della Redazione Cultura e Teatro di Cavaliere News

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Milano, Gabriele Lavia al Teatro Gerolamo con «Il sogno di un uomo ridicolo»: il capolavoro di Dostoevskij in forma di recital tra confessione, anima e memoria

Gabriele Lavia porta in scena al Teatro Gerolamo di Milano “Il sogno di un uomo ridicolo” di Fëdor Dostoevskij nella forma del recital per 75 minuti intensi di parola e riflessione: il capolavoro della letteratura russa che accompagna il maestro da quando aveva 18 anni torna sul palcoscenico milanese con repliche il sabato alle 20 e la domenica alle 16 per raccontare il riscatto morale e la ricerca della verità attraverso un sogno visionario. Tutti i dettagli dello spettacolo nell’articolo completo 👇

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Gabriele Lavia

MILANO – Un gigante del teatro italiano incontra l’abisso e la luce del più vertiginoso narratore dell’animo umano. Nella raffinata ed intima cornice ottocentesca del Teatro Gerolamo di Milano, in piazza Cesare Beccaria, il maestro Gabriele Lavia torna a confrontarsi con il testo che più di ogni altro ha segnato la sua straordinaria traiettoria artistica: «Il sogno di un uomo ridicolo» di Fëdor Dostoevskij, presentato nella sua celebre traduzione e adattamento per una produzione firmata da Effimera Produzioni.

Lo spettacolo, della durata di settantacinque minuti intensi, viene proposto nell’essenzialità scarna e potente della forma di recital – con repliche programmate il sabato alle ore 20:00 e la domenica alle ore 16:00 – dove la parola dostoevskiana vibra attraverso il corpo, la voce e lo sguardo magnetico di un interprete assoluto del palcoscenico italiano, arricchendo il cartellone dei grandi eventi milanesi accanto ai concerti d’autore come Elena Andreoli per JAZZMI al TAM Teatro Arcimboldi.

Un amore lungo una vita: il testo che accompagna Lavia da quando aveva diciotto anni

Per Gabriele Lavia, «Il sogno di un uomo ridicolo» non è semplicemente una messinscena, ma una compagna di vita ininterrotta, una pietra angolare con cui dialogare e scavare a ogni stagione della propria esistenza. È l’opera che l’attore e regista ha rappresentato più volte nella sua carriera, superando persino l’Amleto di Shakespeare di cui pure ha firmato tre memorabili e differenti edizioni.

«Nella mia vita di teatrante ho adattato e rappresentato diversi racconti di Dostoevskij: ‘Una donna mite’, ‘Memorie dal sottosuolo’, ‘L’eterno marito’ e ‘Il sogno di un uomo ridicolo’», racconta con commozione lo stesso Gabriele Lavia ripercorrendo la genesi di questa fedeltà artistica. «‘Il sogno’, appunto, mi accompagna da quando avevo appena diciotto anni e lo lessi per la prima volta ai miei amici più cari».

«Successivamente fu Giancarlo Menotti a volerlo al Festival di Spoleto: fu un trionfo straordinario che convinse il Teatro Eliseo di Roma a inserirlo in cartellone, inaugurando una lunga tournée con la mia compagnia. Lo ripresi ancora tantissime volte, anche in forma di recital puro con soltanto una sedia sul palco; ne facemmo una versione televisiva che vinse il primo premio assoluto per il teatro in TV. Oggi sono felice di riproporlo sul piccolo e magico palco del Gerolamo», un dialogo sulla potenza della recitazione che si affianca alle celebrazioni capitoline per la commedia di Anna Mazzamauro al Teatro Parioli.

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La trama filosofica: dal nichilismo del suicidio alla rivelazione di una terra edenica

Pubblicato nel 1877 all’interno del «Diario di uno scrittore», il racconto dostoevskiano si apre con la confessione disarmante di un uomo qualunque, schiacciato dal peso della propria presunta ridicolaggine e dalla totale indifferenza verso il mondo, al punto da decidere di porre fine alla propria esistenza con un colpo di pistola.

Tuttavia, l’incontro casuale in una notte piovosa con una bambina disperata che invoca aiuto incrina per la prima volta la corazza del suo nichilismo: rientrato a casa, l’uomo si addormenta sulla poltrona e sprofonda in un sogno visionario e cosmico, venendo trasportato su un pianeta identico alla Terra ma popolato da un’umanità pura, innocente e priva di peccato, dove regnano l’armonia, la fratellanza e l’amore incondizionato.

Ma è lo stesso protagonista, introducendo involontariamente la menzogna, la vanità e l’egoismo, a corrompere quel paradiso incontaminato. Al risveglio, l’uomo scopre una nuova consapevolezza morale: anche se deriso da tutti, decide di dedicare il resto della vita a predicare la Verità universale, proclamando che l’amore per il prossimo è la sola forza capace di redimere l’umanità terrena.

Il Teatro Gerolamo: la scatola magica perfetta per l’arte nuda di Gabriele Lavia

La scelta del Teatro Gerolamo – gioiello architettonico noto come la «piccola Scala» di Milano – esalta all’ennesima potenza la natura intima di questa messinscena. La vicinanza ravvicinata tra la platea e il palcoscenico annulla ogni distanza convenzionale, trasformando lo spettatore in testimone diretto di un monologo interiore che interroga le coscienze sull’origine del male, sulla solitudine e sulla necessità della compassione.

Con la sola presenza scenica e l’intensità delle sue modulazioni vocali, Gabriele Lavia regala una prova d’attore monumentale, confermando come il teatro di parola resti il presidio supremo della riflessione etica e spirituale, ricollegandosi idealmente alle grandi mostre sull’invisibile come l’esposizione sugli Angeli prorogata ai Musei Capitolini di Roma e alle riflessioni civili espresse dal reportage fotografico The Thin Line di INTERSOS. Consulta tutte le anticipazioni della stagione teatrale nella nostra sezione Cultura.

A cura della Redazione Teatro e Spettacoli di Cavaliere News

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