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I nonni raccontano, la Storia prende voce: a Foligno un incontro tra memoria, giovani e generazioni

Ci sono storie che non si trovano nei libri di scuola, ma vivono nelle voci, nei ricordi e nelle esperienze di chi ha attraversato un’epoca e può consegnarne la memoria alle generazioni che vengono dopo. È questo il cuore di “I nonni raccontano. La Storia tramite le piccole storie”, iniziativa dedicata alla Festa dei Nonni che si terrà sabato 3 ottobre 2026, alle ore 17:00, presso l’Auditorium San Domenico di Foligno.

L’appuntamento rappresenta il momento conclusivo di un percorso biennale legato all’omonimo Concorso Nazionale rivolto agli studenti della Scuola Secondaria di secondo grado, promosso negli anni scolastici 2024-2025 e 2025-2026 con l’obiettivo di mettere in dialogo nonni e nipoti attraverso la scrittura e l’ascolto.

Gli elaborati raccolti nel volume sono, infatti, racconti nei quali gli adolescenti hanno dato voce alle testimonianze dei propri nonni, trasformando vicende personali e familiari in preziose testimonianze di un passato ancora capace di parlare al presente.

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locandina I nonni raccontano

Foligno-  Ci sono storie che non si trovano nei libri di scuola, ma vivono nelle voci, nei ricordi e nelle esperienze di chi ha attraversato un’epoca e può consegnarne la memoria alle generazioni che vengono dopo. È questo il cuore di “I nonni raccontano. La Storia tramite le piccole storie”, iniziativa dedicata alla Festa dei Nonni che si terrà sabato 3 ottobre 2026, alle ore 17:00, presso l’Auditorium San Domenico di Foligno.

L’appuntamento rappresenta il momento conclusivo di un percorso biennale legato all’omonimo Concorso Nazionale rivolto agli studenti della Scuola Secondaria di secondo grado, promosso negli anni scolastici 2024-2025 e 2025-2026 con l’obiettivo di mettere in dialogo nonni e nipoti attraverso la scrittura e l’ascolto.

Gli elaborati raccolti nel volume sono, infatti, racconti nei quali gli adolescenti hanno dato voce alle testimonianze dei propri nonni, trasformando vicende personali e familiari in preziose testimonianze di un passato ancora capace di parlare al presente.

La serata sarà introdotta e condotta da Ivana Donati, presidente dell’Associazione FulgineaMente, e vedrà la partecipazione di numerosi protagonisti del progetto. Donatella Eleuteri, coordinatrice del progetto biennale, curerà la lettura di alcuni degli elaborati realizzati dagli studenti, offrendo al pubblico un viaggio attraverso ricordi, esperienze e frammenti di vita capaci di restituire il volto umano della Storia.

Alla lettura seguirà un momento di approfondimento sulle diverse tematiche emerse dai racconti, con la partecipazione di componenti della giuria ed esperti.

Filippo La Porta, giornalista e scrittore e presidente della giuria, interverrà sul tema “I nonni e il fuoco della tradizione”.

Francesca Romana Innocenzi, psicoterapeuta, affronterà il tema “DisConnessi: il legame generazionale tra passato e presente”.

Elisa Amadori, docente della Scuola Secondaria di secondo grado, proporrà una riflessione dal titolo “La scuola e il secondo Novecento: il tempo della Storia, il tempo delle storie”.

Paolo Raspadori, professore associato dell’Università degli Studi di Perugia, parlerà invece della “Seconda metà del Novecento raccontata dai nonni, vista dagli adolescenti”.

A portare direttamente la voce degli studenti sarà Lavinia Turni, studentessa del Liceo Scientifico di Foligno e autrice dell’elaborato “Intervista ai nonni”. Sarà inoltre presente Anna Daniele, scrittrice e nonna di Lorenzo Bianchini, studente del Liceo Classico “F. Frezzi-B. Angela” di Foligno.

Il progetto nasce da una convinzione semplice ma profondamente attuale: la memoria non è soltanto ciò che appartiene al passato, ma uno strumento attraverso il quale comprendere il presente e costruire il futuro.

La seconda metà del Novecento, il secondo dopoguerra, le trasformazioni sociali e politiche, la conquista e l’affermazione di diritti che oggi rischiano talvolta di essere percepiti come acquisiti per sempre: sono questi alcuni degli elementi che gli studenti hanno incontrato attraverso le testimonianze dei propri nonni.

I nonni raccontano

Il concorso si è posto, infatti, un duplice obiettivo. Da una parte, favorire la trasmissione della memoria del recente passato, recuperando un periodo fondamentale per comprendere la nascita e l’evoluzione di molti dei valori sui quali si fonda la società contemporanea. Dall’altra, creare un’occasione concreta di relazione e comunicazione tra nonni e nipoti, invitando i più giovani a fermarsi, ascoltare e fare domande.

In un’epoca dominata dalla velocità e dalla comunicazione digitale, il progetto recupera così il valore di un gesto apparentemente semplice: sedersi accanto a un nonno e ascoltarlo raccontare.

Da quell’ascolto sono nate storie personali, ricordi familiari e testimonianze che, attraverso la penna degli adolescenti, assumono una dimensione collettiva. La piccola storia di una famiglia può così diventare una tessera del grande mosaico della Storia.

Particolarmente significativa è anche la partecipazione geografica al progetto. All’invito hanno risposto studenti umbri, in particolare di Foligno, ma anche giovani provenienti da diverse regioni italiane, tra cui Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia, Abruzzo, Toscana e Marche. La presenza di studenti e ospiti provenienti da varie parti d’Italia conferma la capacità dell’iniziativa di superare i confini locali e di trasformarsi in uno spazio nazionale di confronto tra generazioni.

Non mancherà un momento musicale affidato a Antonella Masciotti e Angelo Bornaghi, che renderanno omaggio al pubblico e agli ospiti provenienti da fuori regione con l’esecuzione de “Il Cantico delle creature” di Angelo Branduardi.

Nel corso della manifestazione saranno inoltre consegnati gli attestati di partecipazione e le menzioni speciali agli autori degli elaborati ritenuti particolarmente meritevoli dalla giuria. A ciascun candidato presente sarà donata una copia del libro, così come alla scuola di appartenenza, affinché le storie raccolte possano continuare a circolare e a generare nuove occasioni di lettura e riflessione.

L’invito è rivolto a tutta la cittadinanza, con particolare attenzione a giovani, genitori e nonni. Perché parlare dei nonni significa, in fondo, parlare di tutti: delle proprie radici, della propria identità, dei cambiamenti attraversati dalla società e di quel filo invisibile che unisce ciò che siamo a ciò che siamo stati.

L’iniziativa si avvale del contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno e del patrocinio del Comune di Foligno e dell’Assemblea legislativa della Regione Umbria.

Il 3 ottobre, dunque, a Foligno non saranno semplicemente presentati un libro e un concorso. Saranno soprattutto messe in dialogo memorie e generazioni, attraverso le parole di ragazzi che hanno scelto di ascoltare.

I nonni raccontano

E forse è proprio questo il significato più autentico della Festa dei Nonni: comprendere che, prima ancora di essere custodi di ricordi, i nonni sono ponti viventi tra ieri e domani. E quando un nipote si ferma ad ascoltare, la memoria smette di essere soltanto passato e torna a diventare futuro.

Ivana, “I nonni raccontano. La Storia tramite le piccole storie” nasce dall’incontro tra memoria e nuove generazioni. Che cosa accade quando un giovane sceglie di fermarsi e ascoltare davvero il racconto di un nonno?

Accade qualcosa di prezioso, perché l’ascolto crea un ponte tra due mondi che rischiano spesso di parlarsi sempre meno. Un nonno non trasmette soltanto ricordi personali, ma consegna al nipote frammenti di un’epoca, valori, difficoltà, conquiste e trasformazioni. Attraverso quelle piccole storie, la grande Storia diventa concreta, umana, vicina. Credo che ascoltare un nonno significhi anche imparare a conoscere meglio le proprie radici e, attraverso esse, comprendere qualcosa in più di se stessi.

In una società dominata dalla velocità e dalla comunicazione digitale, quale valore assume oggi il rapporto tra nonni e nipoti?

Assume un valore ancora più grande. Viviamo immersi in una comunicazione continua, eppure non sempre riusciamo ad ascoltarci davvero. Il rapporto tra nonni e nipoti può insegnare la lentezza necessaria per comprendere, la pazienza necessaria per ascoltare e il valore di una parola pronunciata guardandosi negli occhi. I nonni custodiscono una ricchezza che non può essere sostituita da uno schermo: l’esperienza vissuta. E i giovani, con la loro sensibilità e il loro sguardo sul presente, possono a loro volta restituire nuova vita a quella memoria.

Quali sentimenti ha suscitato in lei questo libro?

Se dovesse lasciare un messaggio ai giovani che parteciperanno a questa giornata, quale sarebbe? Lo sto leggendo. Voi non ci crederete, ci sono delle storie bellissime, c’è dentro la seconda metà del Novecento come auspicavamo. I nonni hanno più o meno la mia età, alcuni sono più anziani, alcuni più giovani. Parlando di sua nonna uno studente dice ” La sua rivoluzione non ha avuto luogo nelle piazze ma è cresciuta dentro una casa”. È vero, è successo spesso così, non tutte abbiamo avuto modo di scendere in piazza per manifestare. Dietro il racconto dei ragazzi e delle ragazze c’è la consapevolezza del grande lavoro che i nonni hanno fatto per uscire dalla miseria del dopoguerra con tanta forza da volontà e, quando possibile, anche tanto studio perché, come dice un altro nonno, “Se non hai la conoscenza le tue braccia appartengono sempre a qualcun altro”. I giovani danno l’idea di capire il messaggio dei NONNI, il concorso ha dato l’opportunità di ascoltarli, il che non succede spessissimo. Dai loro elaborati sembra venir fuori un grande attaccamento alle radici e ai loro nonni oltre, naturalmente, a mostrare un affetto profondo nei loro confronti.

Se dovesse lasciare un messaggio ai giovani che parteciperanno a questa giornata, quale sarebbe?

Direi loro di non avere fretta di dimenticare. Di fare domande ai propri nonni, di ascoltare le loro storie, anche quelle che sembrano più semplici, perché spesso proprio nei racconti quotidiani si nascondono le verità più profonde. La memoria è un dono, ma è anche una responsabilità: ciò che riceviamo dalle generazioni precedenti possiamo custodirlo, comprenderlo e trasformarlo in qualcosa di nuovo. Quando un nipote ascolta un nonno, non sta soltanto guardando indietro: sta costruendo un filo verso il futuro. Infine, un giorno, quando saranno adulti, questi ricordi, fissati su una pagina, in un libro saranno preziosi.

Perché i nonni sono radici che continuano a parlare, e ogni nipote che sceglie di ascoltarli trasforma un ricordo in memoria, una memoria in consapevolezza e quella consapevolezza in un filo di luce capace di unire il passato al futuro. Infine, un giorno, quando saranno adulti, questi ricordi, fissati su una pagina, in un libro saranno preziosi.

I nonni raccontano

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Arte e intelligenza artificiale a Salerno: due mostre evento allo SMAC Fashion Atelier

La grande arte contemporanea e le nuove e pionieristiche frontiere dell’Intelligenza Artificiale si fondono magicamente in un evento imperdibile! A ottobre 2026, il prestigioso SMAC Fashion Atelier di Salerno ospiterà due straordinarie mostre curate da Anna De Rosa. Si parte il 6 ottobre con “Donne insubordinate”, una potente celebrazione pittorica dell’indipendenza e dell’emancipazione femminile, per poi proseguire il 20 ottobre con l’innovativa mostra “AI INDOVINA DOVE SONO”, un affascinante e spiazzante cortocircuito visivo in cui il pubblico sarà chiamato a distinguere l’opera d’arte reale dalle fotografie generate dai moderni algoritmi digitali👇

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Arte e Intelligenza Artificiale

Salerno – L’imminente e affascinante autunno culturale campano si appresta a vivere, con grande entusiasmo e curiosità da parte del pubblico e degli addetti ai lavori, una stagione densissima e assolutamente imperdibile, accendendosi prepotentemente sotto il moderno e rivoluzionario segno dell’innovazione visiva digitale e della più alta e raffinata espressione artistica contemporanea. L’elegante e prestigioso SMAC Fashion Atelier, fondato, pensato e guidato con estrema e lungimirante visione imprenditoriale da Pasquale Salsano (situato nel cuore della città, in Corso Garibaldi 235), si conferma ancora una volta come un inarrestabile, vitale e dinamico polo creativo d’eccellenza per l’intero territorio provinciale e regionale. Proprio all’interno di questi ampi, suggestivi e curatissimi spazi espositivi, prenderà infatti ufficialmente e solennemente il via, durante l’intero e vivace mese di ottobre 2026, un doppio e straordinario appuntamento culturale e artistico. Il lodevole e complesso progetto espositivo, ideato, strutturato e sapientemente curato in ogni suo minimo dettaglio dalla nota artista e curatrice campana Anna De Rosa, promette di regalare ai numerosi visitatori e appassionati d’arte un profondo, intenso e stimolante viaggio sensoriale che oscillerà magicamente e continuamente tra la forte consapevolezza del mondo femminile e l’avanguardia più estrema della tecnologia digitale.

Il parterre di artiste e la forza delle “Donne insubordinate”

Il ricco e articolato progetto salernitano, che si articolerà e si svilupperà fluidamente nel corso di due pomeriggi unici, densi di meravigliose suggestioni visive, intricati enigmi percettivi e inaspettati colpi di scena, vedrà la preziosa e corale partecipazione di un eccezionale e talentuoso parterre di artiste fortemente legate e radicate al territorio di appartenenza.
Tra le grandi protagoniste pronte a esporre ed emozionare con il proprio inestimabile estro creativo figurano Anna De Rosa, Marilina De Carolis, Licia di Gennaro, Jole Mustaro, Lina De Santis, Genny La Rocca e Giovanna Rispoli. L’intera operazione culturale, inoltre, sarà ulteriormente e magistralmente impreziosita e arricchita dall’attiva, costante e brillante partecipazione accademica della stimata ricercatrice e curatrice d’arte Belinda Villanova. L’inaugurazione ufficiale del primissimo e attesissimo evento è fissata in calendario per martedì 6 ottobre 2026 (a partire dalle ore 18:00), con l’apertura al pubblico della potentissima mostra intitolata “Donne insubordinate”. Questo primissimo appuntamento autunnale si propone il nobile, fiero e coraggioso obiettivo di celebrare solennemente il vasto, complesso e affascinante universo femminile nella sua declinazione più autentica, pura, ruvida e senza compromessi. L’esposizione offrirà ai visitatori una rigorosa e attenta selezione di quadri intensi, visivamente d’impatto e profondamente esplicativi, capaci di raccontare minuziosamente, attraverso vigorose e accese pennellate di colore, la sconvolgente bellezza, la preziosa autonomia e l’infinita complessità psicologica di donne ormai totalmente risolte, interiormente forti e orgogliosamente coscienti del proprio ruolo nel mondo moderno.

L’insubordinazione come forma suprema di libertà assoluta

All’interno di questo particolarissimo e suggestivo percorso pittorico, abilmente moderato durante l’inaugurazione dall’esperta Maria Elena Pettisani, il temuto concetto di “insubordinazione” sociale non viene assolutamente e banalmente inteso come sterile e infantile ribellione giovanile, bensì viene elevato a sinonimo puro e altissimo di assoluta, sacrosanta e inalienabile libertà intellettuale.
Le bellissime e colorate tele esposte (che resteranno visionabili tutti i giorni, previa prenotazione telefonica, fino al successivo 17 ottobre) sono letteralmente e magicamente animate da sguardi profondi, fieri, intensi e penetranti. Sono i volti dipinti di donne moderne e antiche che non cercano più, in alcun modo e in nessuna forma, la stanca e paternalistica approvazione della società maschilista o del pubblico giudicante, ma che, al contrario, affermano e gridano con fierezza la propria radicata, fondamentale e indiscutibile presenza all’interno del palcoscenico del mondo contemporaneo. “Lo SMAC è un luogo vivo, denso di pura e contagiosa bellezza, mi piace spesso e volentieri definirlo come un vero e proprio incubatore fisico e sociale in cui l’arte dialoga costantemente, rumorosamente e proficuamente con il nostro caotico presente”, ha voluto giustamente e orgogliosamente sottolineare il fondatore e padrone di casa Pasquale Salsano, accogliendo a braccia aperte le opere delle artiste campane.

Il cortocircuito tra reale e virtuale con “AI indovina dove sono”

Il secondo, affascinante e attesissimo incontro autunnale, programmato sapientemente per martedì 20 ottobre 2026 (sempre a partire dalle ore 18:00), segnerà invece in maniera netta, chirurgica e inequivocabile il labile, misterioso e sottilissimo confine filosofico che separa il mondo fisico reale dall’universo immateriale virtuale.
Si apriranno infatti le porte dell’innovativa mostra nata dall’omonimo, discusso e fortunato evento concettuale “AI INDOVINA DOVE SONO”. In questo secondo percorso espositivo, il visitatore non sarà più un semplice, passivo e distaccato fruitore di opere d’arte tradizionali, ma verrà calato all’interno di un affascinante, destabilizzante e meraviglioso cortocircuito visivo, trovandosi spiazzato davanti a un doppio binario narrativo: da una parte della sala troverà esposte delle misteriose fotografie elaborate artificialmente attraverso l’uso di complessi algoritmi di Intelligenza Artificiale (AI), mentre dall’altra parte si troverà di fronte alla vera, tangibile e concreta opera d’arte fisica reale, misteriosamente nascosta e presente all’interno dello scatto fotografico digitale stesso. Un incredibile, stimolante e pionieristico gioco ludico, interattivo e profondamente concettuale che sfida apertamente, ironicamente e scientificamente l’abitudinaria percezione ottica del pubblico, invitato letteralmente, attivamente e fisicamente a “indovinare” la genesi e la reale collocazione della creazione artistica. “Con questi due appuntamenti ravvicinati andiamo a unire saldamente e magicamente la pittura di forte impatto tradizionale alle nuovissime, misteriose e inesplorate frontiere tecnologiche dell’intelligenza artificiale, celebrando senza riserve l’estro infinito di sette straordinarie artiste. Ma non sveliamo tutte le sorprese… vi aspettiamo in Atelier!”, ha concluso sorridendo la curatrice Anna De Rosa. Anche questa seconda mostra resterà visionabile e godibile tutti i giorni, su prenotazione, fino alla fine del mese (31 ottobre).

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Proximity alla Fondazione D’ARC: l’artista Radenko Milak reinterpreta Roma tra cinema e Dante

Dal 18 ottobre 2026, la Fondazione D’ARC di Roma si prepara ad ospitare un evento culturale imperdibile: “Proximity”, la primissima mostra personale italiana del geniale artista bosniaco Radenko Milak (già acclamato protagonista alla Biennale di Venezia). Attraverso la sua celebre e inconfondibile tecnica dell’acquerello rigorosamente in bianco e nero, l’artista destruttura e reinterpreta magistralmente l’immaginario della Città Eterna. In un affascinante cortocircuito visivo ed emozionale, i miti di Cinecittà dialogano con la cultura popolare e la strada, fino ad arrivare a un maestoso e imponente omaggio pittorico ispirato alla Divina Commedia di Dante Alighieri👇

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5_ Radenko Milak, Roma Città Aperta, 2026_ Courtesy of Piero Atchugarry Gallery and the Artist. Photo by Vaso Milak

Roma – Il fascino immortale, caotico, stratificato e profondamente cinematografico della Città Eterna si appresta a essere magistralmente destrutturato, analizzato e riproposto al grande pubblico attraverso lo sguardo analitico, disincantato e formidabile di uno dei più interessanti e quotati talenti dell’arte contemporanea internazionale. A partire dal prossimo 18 ottobre 2026, e fino al 31 gennaio 2027, i suggestivi, ampi e prestigiosi spazi espositivi della Fondazione D’ARC (situati nel cuore pulsante di Roma, in Via dei Cluniacensi) avranno infatti l’immenso onore di ospitare e inaugurare ufficialmente “Proximity”. Si tratta, a tutti gli effetti, della primissima e attesissima mostra personale italiana interamente dedicata e consacrata al genio creativo di Radenko Milak, talentuoso e profondo artista originario della Bosnia-Erzegovina, già celebre a livello mondiale per aver brillantemente e orgogliosamente rappresentato la propria nazione di origine durante la prestigiosa 57esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia. Sotto l’attenta, sapiente e rigorosa curatela di Giuliana Benassi, l’intero e vasto percorso espositivo romano promette di trasformarsi in una vera e propria e totalizzante esperienza visiva e sensoriale: un gigantesco e frammentato archivio della memoria collettiva in cui l’inconfondibile immaginario cinematografico del Novecento finisce inevitabilmente per fondersi, scontrarsi e dialogare con la spigolosa e genuina cultura popolare della strada, passando persino per le celestiali e infernali allegorie della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Il bianco e nero che immortala la fragile memoria collettiva

L’affascinante, lungo e complesso percorso di genesi creativa che ha portato fisicamente alla realizzazione e all’allestimento di questa importante mostra nasce e trae vitale linfa direttamente dalle strade, dai vicoli e dai monumenti della Capitale.
Le opere esposte, infatti, sono il meraviglioso e tangibile frutto artistico di un intenso e proficuo periodo di residenza culturale che lo stesso Radenko Milak ha trascorso fisicamente a Roma nel corso dei primi mesi del 2026. Durante queste frenetiche settimane di esplorazione urbana, l’artista bosniaco ha metodicamente, curiosamente e instancabilmente attraversato i luoghi simbolo della città, gli scorci più nascosti e le periferie, non per cercare di immortalare banalmente le classiche immagini da cartolina più riconoscibili e inflazionate, ma per rintracciarne ossessivamente le tracce invisibili, le pesanti stratificazioni architettoniche e le infinite contraddizioni sociali, raccogliendo così un prezioso database di riferimenti visivi destinati poi a diventare la materia prima e tangibile della sua personalissima pittura. Il meccanismo estetico e concettuale, che da sempre caratterizza profondamente l’intera pratica artistica di Milak, parte quasi sempre dalla rielaborazione di vecchie fotografie d’archivio, iconici fotogrammi cinematografici sfocati o celebri immagini provenienti dalla caotica stampa e dalla comunicazione di massa. L’artista si appropria di queste immagini, le sottrae violentemente al loro originario e rassicurante contesto storico per poi rimetterle drammaticamente in circolazione attraverso la sublime e delicatissima tecnica dell’acquerello rigorosamente in bianco e nero. Questa precisa scelta estetica rappresenta la vera e propria cifra stilistica e distintiva del suo lavoro: privata dell’informazione del colore, l’immagine perde immediatamente gran parte della sua banale e fredda immediatezza documentaria per assumere i contorni sfumati e malinconici del frammento, del ricordo sbiadito, trasformandosi in un reperto prezioso che appartiene contemporaneamente alla grande Storia dell’umanità e alla fragile memoria collettiva del singolo individuo.

Cinecittà, strada e tensioni visive: l’essenza di Proximity

L’indagine artistica e sociologica condotta da Milak nella Capitale italiana non poteva ovviamente prescindere dall’esplorazione attenta e devota dei mitici, immensi e storici studi televisivi e cinematografici di Cinecittà.
È proprio in questa leggendaria fabbrica dei sogni che l’artista ha potuto toccare con mano quella straordinaria e potente capacità, tutta squisitamente cinematografica, di riuscire a trasformare abilmente un luogo fisico e reale in una magica immagine fittizia, in un racconto epico e in una memoria indelebile globale. Questa particolare, morbosa e inossidabile identità cinematografica di Roma ha contribuito enormemente e storicamente a costruirne l’affascinante immaginario turistico e culturale nel resto del mondo. All’interno del percorso espositivo di “Proximity”, le immagini provenienti dal magico mondo del cinema, le icone della musica contemporanea, i feticci della comunicazione di massa e i banali souvenir romani per turisti finiscono per convivere, mescolarsi e accavallarsi all’interno della medesima sala espositiva senza dover necessariamente seguire un rigido ordine cronologico o una noiosa gerarchia accademica e prestabilita. È esattamente ed esclusivamente la loro estrema vicinanza fisica, il loro trovarsi improvvisamente, spiazzantemente e quasi casualmente una posta accanto all’altra, a generare nella mente dello spettatore nuove e imprevedibili associazioni di idee. È proprio all’interno di questa forte ed elettrica tensione visiva ed emotiva che si colloca e si giustifica perfettamente il titolo stesso della mostra, “Proximity” (Prossimità). Come singoli fotogrammi spezzati di una lunga e folle sequenza cinematografica, l’accostamento apparentemente irrazionale delle opere pittoriche attiva inedite sinapsi cerebrali e affascinanti cortocircuiti narrativi che interrogano severamente lo scorrere del tempo.

L’omaggio a Dante Alighieri: l’opera Umbra ante memoriam

Oltre al forte e viscerale legame con il cinema italiano e con le moderne dinamiche sociali di strada, il profondo viaggio intellettuale e artistico romano di Milak si spinge ancora più in profondità, fino ad arrivare a sfiorare e omaggiare solennemente uno dei testi letterari e poetici fondativi dell’intero immaginario culturale italiano e mondiale: la Divina Commedia.
Proprio dal monumentale ed eterno capolavoro di Dante Alighieri prende fisicamente e concettualmente forma Umbra ante memoriam, un’imponente, ambiziosa e complessa opera pittorica inedita che costituisce senza dubbio il vero perno e il fulcro dell’intera mostra romana. Per la realizzazione di questo colossale lavoro, Radenko Milak ha deciso di assumere coraggiosamente l’intricata e rigorosa struttura tripartita tipicamente dantesca (Inferno, Purgatorio, Paradiso) come solido punto di partenza strutturale per poter lavorare e sperimentare, attraverso il proprio delicatissimo e malinconico linguaggio pittorico in bianco e nero, sul mistico, doloroso e affascinante passaggio dal buio dell’ignoranza alla luce della salvezza, trasformando l’opera in una sorta di grande e miracolosa apparizione visiva capace di incantare. Roma, la poetica di Dante, il cinema felliniano, la cultura popolare e i frammenti della storia contemporanea cessano definitivamente di appartenere a universi culturali separati, lontani e incomunicabili, diventando magicamente ed esteticamente le parti complementari e indivisibili di uno stesso e maestoso montaggio artistico. Un affascinante e misterioso atlante visivo contemporaneo nel quale l’artista continua instancabilmente a interrogarsi sul modo in cui le immagini e i ricordi sopravvivono faticosamente al proprio tempo, continuando testardamente a manipolare e costruire la nostra precaria percezione del passato storico.

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La rivoluzione delle scritture emarginate rompe l’asfissia dei salotti d’élite: a Roma debutta il festival “Letterature senza esercito” e nasce una nuova casa editrice

Le scritture irregolari e i poeti senza censura salgono in trincea a Roma contro l’asfissia dei mercati di plastica e il tomorrow della letteratura indipendente celebra un festival da record assoluto di emozioni dello Stato! Dal 3 ottobre al 21 novembre 2026, l’Università Sapienza e altre 15 location capitoline ospitano “Letterature senza esercito – Festival Eco Letterario Diffuso”, l’imponente rassegna gratuita di 50 giorni ideata da Elisa Zumpano (Centro Connessioni) e condiretta da Luca Garraffo (Mondoscrittura) in asse con Zètema. Un viaggio specchio iper-emotivo nei monitor dei lettori che fa collidere 73 ospiti d’élite — tra cui i mostri sacri Dario Voltolini, Marco Cassini e Sandro Bonvissuto — allo sblocco di “Connessioni Editore”, la nuova casa editrice d’avanguardia che lancia i libri di Filippo Golia e Nicola Argenti. Un comfort funzionale perfetto per ventenni under 30 e famiglie per sconfiggere l’isolamento da smartphone, con gran finale per il Premio Inchiostro. Scoprite la mail e il cellulare dell’ufficio stampa nel nostro articolo! 👇

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Locandina evento Roma

Roma – Un’ondata di prorompente fermento intellettuale, fiera passione civile e assoluta onestà espressiva si propaga dalle aule della massima saggistica universitaria per invadere i quartieri storici della Capitale, trasformando i perimetri urbani in un’autentica officina di pensiero nudo, risorsa terapeutica ed edicola di legalità artistica. Le narrazioni indipendenti e le voci della poesia, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione editoriale di plastica e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare i soft skill dell’io e le fragilità biologiche della coscienza, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dei consumi liquidi. Da sabato 3 ottobre a sabato 21 novembre 2026, lo sfolgorante scenario di Roma terrà a battesimo il solenne fischio d’inizio e il ruolino di marcia di “Letterature senza esercito – Festival Eco Letterario Diffuso”, una monumentale maratona culturale interamente consacrata alle scritture non egemoni.

La sfolgorante manifestazione d’area vasta, che si articolerà capillarmente lungo ben 50 giorni di programmazione con 26 giornate di eventi, 30 appuntamenti mirati e un parterre d’élite di 73 ospiti transnazionali, è orchestrata con assoluto rigore filologico dalle maestranze di APS Mondoscrittura attraverso il Centro Culturale Connessioni. Il brivido del festival è stato ideato dalla direttrice Elisa Zumpano, affiancata nella condirezione artistica con spavaldo ottimismo dal presidente di Mondoscrittura, Luca Garraffo. Il progetto, promosso da Roma Capitale, blinda una posizione di assoluto merito in quanto vincitore dell’Avviso Pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l’Amministrazione Capitolina, operando in totale trasparenza in fitta joint venture strategica con l’équipe di Zètema Progetto Cultura, taccuino alla mano e passioni calde.

Dalla Sala degli Affreschi della Sapienza al saggio del professor Paolo Canettieri

Il fischio d’inizio del festival si compirà ufficialmente nella mattinata di sabato 3 ottobre 2026 alle ore 11:00 nella solenne ed accogliente cornice della Sala degli Affreschi della Facoltà di Ingegneria dell’Università Sapienza (Via Eudossiana 18), un plesso monumentale dello Stato sito a pochi passi dal rione di San Pietro in Vincoli. L’inaugurazione si aprirà dinanzi alla cittadinanza, agli studenti under 30 e ai media con i saluti istituzionali del consigliere capitolino Dario Nanni, presidente della Commissione Speciale Giubileo 2025. Il nome stesso scelto dalla cabina di regia costituisce un affascinante visual anchor concettuale: riprende infatti l’espressione scientifica coniata dal filologo e professor **Paolo Canettieri** all’interno del saggio “Lingue e letterature senza esercito. Manifesto per un insegnamento di letterature regionali romanze alla Sapienza”, un comfort funzionale perfetto contro l’isolamento culturale.

I dati del monitoraggio territoriale parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi o ipocrisie interpretative: tutti gli appuntamenti, i seminari accademici e i laboratori del festival sono stati sbloccati ad ingresso completamente libero e gratuito per la cittadinanza, garantendo risposte flessibili contro lo spopolamento culturale delle aree interne e delle periferie urbane. L’ordito del palinsesto farà squadra occupando stanzialmente ben 15 luoghi e rioni della Capitale — tra cui l’antico e protetto perimetro della Biblioteca Angelica e lo spazio studentesco del Chiosco Letterario della Sapienza —, facendo collidere generi differenti che spaziano dal noir meccatronico all’horror, dal giallo classico alla fantascienza distopica, fino alle preziose cattedre consacrate alle scritture migranti e transculturali, scacciando il torpore e le nevrosi causate dagli schermi digitali.

Lo sblocco di Connessioni Editore e i primi contratti d’autunno con Filippo Golia

Durante il gran galà d’apertura del 3 ottobre verrà annunciata sui monitor dell’editoria dello Stato la nascita ufficiale di Connessioni Editore, una nuovissima casa editrice nata per fare cerchio attorno all’onestà delle idee e sostenere le tappe della rassegna. Il catalogo rifiuta radicalmente i Criteri delle categorie commerciali tradizionali per dedicarsi alla saggistica narrativa, alla lirica e alle cosiddette “scritture irregolari”, quelle tute blu della parola che faticano a trovare posto nelle scuderie industriali di plastica. Il ruolino di marcia delle pubblicazioni e dei contratti tipografici blinda una parata fitta di scadenze autunnali andate già in anteprima nei database dei collezionisti della rete:

  • Ottobre 2026: Debuttano nei digital store i volumi “Senza mai darsi pace. Vita e poesia di Assunta Finiguerra” firmato dal giornalista Filippo Golia e lo shock narrativo “Ingannevole più di ogni altra cosa” di Nicola Argenti.
  • Novembre 2026: Vengono elargiti alle stampe i romanzi “Dodici chicchi d’uva” della scrittrice Elisabetta Spanu e la fitta inchiesta “La notte di Chernivtsi” curata dall’onestà intellettuale di Serena Uccello.
  • Dicembre 2026: Sigilla l’inverno l’uscita stanziale del libro “Agnese alla finestra” di Silvia Lenzini, un’opera d’avanguardia priva di filtri protettivi.

La Rassegna Pallacorda e la parata d’élite con Marco Cassini e Dario Voltolini

Il cuore pulsante e crescendo di massima suspense della manifestazione si materializzerà nella Rassegna Pallacorda, un laboratorio di idee e un porto sicuro in cui scrittori, poeti, editori indipendenti e operatori culturali si confronteranno senza maschere commerciali in appuntamenti teorici e partecipativi. Il network vedrà fare squadra sul leggio mostri sacri e giovani talenti del calibro di Marco Cassini (fondatore di minimum fax e SUR), Dario Voltolini, Sandro Bonvissuto, Luca Ricci, Gilda Policastro e Dario Pontuale, affiancati da Angelo Angelastro, Mariana Branca, Alessio Caliandro, Emanuela Cocco, Pier Paolo Di Mino, Luciano Funetta, Elisabetta Mirarchi, Giovanna Repetto e Maria Teresa Rovitto. Si combatte così in modo flessibile l’isolamento sociale, riabilitando il valore biologico del libro all’interno di una dimensione collettiva attenta all’inclusione sociale e alla sostenibilità ambientale.

L’imponente opera di squadra è realizzata grazie all’alleanza contrattuale di una fitta rete di partner dello Stato, tra cui le associazioni Inchiostro, Scrivere di Notte, il Comitato Nazionale per la Buona Lettura, l’Associazione Calabresi Capitolini e il gruppo Bokononisti. L’atto conclusivo e picco emotivo si compirà sabato 21 novembre alla Sapienza con i verbali e la cerimonia di premiazione del **Premio Inchiostro**, conferito alle personalità del merito culturale della penisola. La direzione logistica della Dott.ssa Francesca Ghezzani comunica che i canali informativi sono attivi al recapito mobile 0039 3479604878 o via mail a ufficiostampa@francescaghezzani.it. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate in via Eudossiana: le parole libere di “Letterature senza esercito” vi aspettano a braccia aperte per ricordarvi che finché l’umanità saprà dare voce agli irregolari per difendere la libertà del pensiero, il domani dell’Italia sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano.

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