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I nonni raccontano, la Storia prende voce: a Foligno un incontro tra memoria, giovani e generazioni

Ci sono storie che non si trovano nei libri di scuola, ma vivono nelle voci, nei ricordi e nelle esperienze di chi ha attraversato un’epoca e può consegnarne la memoria alle generazioni che vengono dopo. È questo il cuore di “I nonni raccontano. La Storia tramite le piccole storie”, iniziativa dedicata alla Festa dei Nonni che si terrà sabato 3 ottobre 2026, alle ore 17:00, presso l’Auditorium San Domenico di Foligno.

L’appuntamento rappresenta il momento conclusivo di un percorso biennale legato all’omonimo Concorso Nazionale rivolto agli studenti della Scuola Secondaria di secondo grado, promosso negli anni scolastici 2024-2025 e 2025-2026 con l’obiettivo di mettere in dialogo nonni e nipoti attraverso la scrittura e l’ascolto.

Gli elaborati raccolti nel volume sono, infatti, racconti nei quali gli adolescenti hanno dato voce alle testimonianze dei propri nonni, trasformando vicende personali e familiari in preziose testimonianze di un passato ancora capace di parlare al presente.

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locandina I nonni raccontano

Foligno-  Ci sono storie che non si trovano nei libri di scuola, ma vivono nelle voci, nei ricordi e nelle esperienze di chi ha attraversato un’epoca e può consegnarne la memoria alle generazioni che vengono dopo. È questo il cuore di “I nonni raccontano. La Storia tramite le piccole storie”, iniziativa dedicata alla Festa dei Nonni che si terrà sabato 3 ottobre 2026, alle ore 17:00, presso l’Auditorium San Domenico di Foligno.

L’appuntamento rappresenta il momento conclusivo di un percorso biennale legato all’omonimo Concorso Nazionale rivolto agli studenti della Scuola Secondaria di secondo grado, promosso negli anni scolastici 2024-2025 e 2025-2026 con l’obiettivo di mettere in dialogo nonni e nipoti attraverso la scrittura e l’ascolto.

Gli elaborati raccolti nel volume sono, infatti, racconti nei quali gli adolescenti hanno dato voce alle testimonianze dei propri nonni, trasformando vicende personali e familiari in preziose testimonianze di un passato ancora capace di parlare al presente.

La serata sarà introdotta e condotta da Ivana Donati, presidente dell’Associazione FulgineaMente, e vedrà la partecipazione di numerosi protagonisti del progetto. Donatella Eleuteri, coordinatrice del progetto biennale, curerà la lettura di alcuni degli elaborati realizzati dagli studenti, offrendo al pubblico un viaggio attraverso ricordi, esperienze e frammenti di vita capaci di restituire il volto umano della Storia.

Alla lettura seguirà un momento di approfondimento sulle diverse tematiche emerse dai racconti, con la partecipazione di componenti della giuria ed esperti.

Filippo La Porta, giornalista e scrittore e presidente della giuria, interverrà sul tema “I nonni e il fuoco della tradizione”.

Francesca Romana Innocenzi, psicoterapeuta, affronterà il tema “DisConnessi: il legame generazionale tra passato e presente”.

Elisa Amadori, docente della Scuola Secondaria di secondo grado, proporrà una riflessione dal titolo “La scuola e il secondo Novecento: il tempo della Storia, il tempo delle storie”.

Paolo Raspadori, professore associato dell’Università degli Studi di Perugia, parlerà invece della “Seconda metà del Novecento raccontata dai nonni, vista dagli adolescenti”.

A portare direttamente la voce degli studenti sarà Lavinia Turni, studentessa del Liceo Scientifico di Foligno e autrice dell’elaborato “Intervista ai nonni”. Sarà inoltre presente Anna Daniele, scrittrice e nonna di Lorenzo Bianchini, studente del Liceo Classico “F. Frezzi-B. Angela” di Foligno.

Il progetto nasce da una convinzione semplice ma profondamente attuale: la memoria non è soltanto ciò che appartiene al passato, ma uno strumento attraverso il quale comprendere il presente e costruire il futuro.

La seconda metà del Novecento, il secondo dopoguerra, le trasformazioni sociali e politiche, la conquista e l’affermazione di diritti che oggi rischiano talvolta di essere percepiti come acquisiti per sempre: sono questi alcuni degli elementi che gli studenti hanno incontrato attraverso le testimonianze dei propri nonni.

I nonni raccontano

Il concorso si è posto, infatti, un duplice obiettivo. Da una parte, favorire la trasmissione della memoria del recente passato, recuperando un periodo fondamentale per comprendere la nascita e l’evoluzione di molti dei valori sui quali si fonda la società contemporanea. Dall’altra, creare un’occasione concreta di relazione e comunicazione tra nonni e nipoti, invitando i più giovani a fermarsi, ascoltare e fare domande.

In un’epoca dominata dalla velocità e dalla comunicazione digitale, il progetto recupera così il valore di un gesto apparentemente semplice: sedersi accanto a un nonno e ascoltarlo raccontare.

Da quell’ascolto sono nate storie personali, ricordi familiari e testimonianze che, attraverso la penna degli adolescenti, assumono una dimensione collettiva. La piccola storia di una famiglia può così diventare una tessera del grande mosaico della Storia.

Particolarmente significativa è anche la partecipazione geografica al progetto. All’invito hanno risposto studenti umbri, in particolare di Foligno, ma anche giovani provenienti da diverse regioni italiane, tra cui Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia, Abruzzo, Toscana e Marche. La presenza di studenti e ospiti provenienti da varie parti d’Italia conferma la capacità dell’iniziativa di superare i confini locali e di trasformarsi in uno spazio nazionale di confronto tra generazioni.

Non mancherà un momento musicale affidato a Antonella Masciotti e Angelo Bornaghi, che renderanno omaggio al pubblico e agli ospiti provenienti da fuori regione con l’esecuzione de “Il Cantico delle creature” di Angelo Branduardi.

Nel corso della manifestazione saranno inoltre consegnati gli attestati di partecipazione e le menzioni speciali agli autori degli elaborati ritenuti particolarmente meritevoli dalla giuria. A ciascun candidato presente sarà donata una copia del libro, così come alla scuola di appartenenza, affinché le storie raccolte possano continuare a circolare e a generare nuove occasioni di lettura e riflessione.

L’invito è rivolto a tutta la cittadinanza, con particolare attenzione a giovani, genitori e nonni. Perché parlare dei nonni significa, in fondo, parlare di tutti: delle proprie radici, della propria identità, dei cambiamenti attraversati dalla società e di quel filo invisibile che unisce ciò che siamo a ciò che siamo stati.

L’iniziativa si avvale del contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno e del patrocinio del Comune di Foligno e dell’Assemblea legislativa della Regione Umbria.

Il 3 ottobre, dunque, a Foligno non saranno semplicemente presentati un libro e un concorso. Saranno soprattutto messe in dialogo memorie e generazioni, attraverso le parole di ragazzi che hanno scelto di ascoltare.

I nonni raccontano

E forse è proprio questo il significato più autentico della Festa dei Nonni: comprendere che, prima ancora di essere custodi di ricordi, i nonni sono ponti viventi tra ieri e domani. E quando un nipote si ferma ad ascoltare, la memoria smette di essere soltanto passato e torna a diventare futuro.

Ivana, “I nonni raccontano. La Storia tramite le piccole storie” nasce dall’incontro tra memoria e nuove generazioni. Che cosa accade quando un giovane sceglie di fermarsi e ascoltare davvero il racconto di un nonno?

Accade qualcosa di prezioso, perché l’ascolto crea un ponte tra due mondi che rischiano spesso di parlarsi sempre meno. Un nonno non trasmette soltanto ricordi personali, ma consegna al nipote frammenti di un’epoca, valori, difficoltà, conquiste e trasformazioni. Attraverso quelle piccole storie, la grande Storia diventa concreta, umana, vicina. Credo che ascoltare un nonno significhi anche imparare a conoscere meglio le proprie radici e, attraverso esse, comprendere qualcosa in più di se stessi.

In una società dominata dalla velocità e dalla comunicazione digitale, quale valore assume oggi il rapporto tra nonni e nipoti?

Assume un valore ancora più grande. Viviamo immersi in una comunicazione continua, eppure non sempre riusciamo ad ascoltarci davvero. Il rapporto tra nonni e nipoti può insegnare la lentezza necessaria per comprendere, la pazienza necessaria per ascoltare e il valore di una parola pronunciata guardandosi negli occhi. I nonni custodiscono una ricchezza che non può essere sostituita da uno schermo: l’esperienza vissuta. E i giovani, con la loro sensibilità e il loro sguardo sul presente, possono a loro volta restituire nuova vita a quella memoria.

Quali sentimenti ha suscitato in lei questo libro?

Se dovesse lasciare un messaggio ai giovani che parteciperanno a questa giornata, quale sarebbe? Lo sto leggendo. Voi non ci crederete, ci sono delle storie bellissime, c’è dentro la seconda metà del Novecento come auspicavamo. I nonni hanno più o meno la mia età, alcuni sono più anziani, alcuni più giovani. Parlando di sua nonna uno studente dice ” La sua rivoluzione non ha avuto luogo nelle piazze ma è cresciuta dentro una casa”. È vero, è successo spesso così, non tutte abbiamo avuto modo di scendere in piazza per manifestare. Dietro il racconto dei ragazzi e delle ragazze c’è la consapevolezza del grande lavoro che i nonni hanno fatto per uscire dalla miseria del dopoguerra con tanta forza da volontà e, quando possibile, anche tanto studio perché, come dice un altro nonno, “Se non hai la conoscenza le tue braccia appartengono sempre a qualcun altro”. I giovani danno l’idea di capire il messaggio dei NONNI, il concorso ha dato l’opportunità di ascoltarli, il che non succede spessissimo. Dai loro elaborati sembra venir fuori un grande attaccamento alle radici e ai loro nonni oltre, naturalmente, a mostrare un affetto profondo nei loro confronti.

Se dovesse lasciare un messaggio ai giovani che parteciperanno a questa giornata, quale sarebbe?

Direi loro di non avere fretta di dimenticare. Di fare domande ai propri nonni, di ascoltare le loro storie, anche quelle che sembrano più semplici, perché spesso proprio nei racconti quotidiani si nascondono le verità più profonde. La memoria è un dono, ma è anche una responsabilità: ciò che riceviamo dalle generazioni precedenti possiamo custodirlo, comprenderlo e trasformarlo in qualcosa di nuovo. Quando un nipote ascolta un nonno, non sta soltanto guardando indietro: sta costruendo un filo verso il futuro. Infine, un giorno, quando saranno adulti, questi ricordi, fissati su una pagina, in un libro saranno preziosi.

Perché i nonni sono radici che continuano a parlare, e ogni nipote che sceglie di ascoltarli trasforma un ricordo in memoria, una memoria in consapevolezza e quella consapevolezza in un filo di luce capace di unire il passato al futuro. Infine, un giorno, quando saranno adulti, questi ricordi, fissati su una pagina, in un libro saranno preziosi.

I nonni raccontano

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«PROXIMITY», a Roma la personale di Radenko Milak: alla Fondazione D’ARC il dialogo tra Dante, Fellini e Sorrentino tra pittura e cinema

Alla Fondazione D’ARC di Roma apre «PROXIMITY», la prima grande personale in Italia dell’artista bosniaco Radenko Milak a cura di Giuliana Benassi: un affascinante montaggio visivo tra pittura ad acquerello, cinema di Fellini e Sorrentino e la Divina Commedia di Dante 👇

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Radenko Milak_PROXIMITY_Fondazione D_ARC_16_10_2026_ph.Olivia Rainaldi(3)

Roma – Dal dramma scultoreo del Laocoonte alla materia primordiale di Jannis Kounellis, dalle visioni mistiche e sacrileghe di The Young Pope firmate da Paolo Sorrentino fino all’ipnotica Venusia nel Casanova di Federico Fellini. Figure archetipiche dell’arte classica, icone delle avanguardie novecentesche e frammenti indelebili della storia del cinema si incontrano, si sovrappongono e si rigenerano all’interno di un monumentale montaggio visivo che annulla le distanze cronologiche per farsi pura esperienza sensoriale. È questo l’affascinante orizzonte poetico di «PROXIMITY», la prima grande mostra personale in Italia dell’artista bosniaco Radenko Milak, ospitata negli spazi della prestigiosa Fondazione D’ARC a Roma (in Via dei Cluniacensi 128-130, nel quadrante Tiburtina) da domenica 18 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027.

Curata da Giuliana Benassi, l’esposizione rappresenta l’approdo compiuto della densa residenza artistica che Milak ha svolto nella Capitale nel corso del 2026. Noto a livello internazionale per aver rappresentato la Bosnia ed Erzegovina alla 57ª Biennale d’Arte di Venezia con il memorabile progetto University of Disaster, Milak costruisce alla Fondazione D’ARC un percorso espositivo immersivo dove la pittura a gouache e acquerello dialoga strettamente con l’architettura degli spazi e con la luce naturale e artificiale, trasformando lo spettatore in un testimone attivo tra apparizioni, velature e inquadrature prospettiche.

L’universo visivo di Radenko Milak: dalla Biennale di Venezia alla residenza romana

Nato a Travnik nel 1980 e formatosi tra le prestigiose Accademie di Banja Luka e Belgrado, Radenko Milak ha sviluppato negli anni una cifra stilistica inconfondibile basata sull’uso sapiente dell’acquerello monocromatico in bianco e nero. Attraverso la rielaborazione di fotografie d’archivio, ritagli di giornale e fotogrammi cinematografici, l’artista interroga il ruolo dei media visivi nella costruzione della memoria collettiva del nostro tempo. La sua pittura agisce come un dispositivo di decantazione del flusso incessante di immagini a cui siamo sottoposti, rallentando il tempo dello sguardo per restituire densità storica ed emotiva a ciò che rischia di perdersi nell’oblio.

Durante il suo soggiorno romano, Milak ha esplorato con voracità intellettuale le stratificazioni millenarie della città eterna: dai reperti archeologici alle vestigia barocche, fino ai mitici teatri di posa di Cinecittà. La capitale non viene semplicemente ritratta come sfondo da cartolina, ma vivisezionata come un immenso set cinematografico a cielo aperto, dove la memoria reale e la finzione filmica convivono in un intreccio inestricabile.

Consigliato dalla Redazione
Arte & Cinema

Cinema e Pittura: Il Dialogo tra Immagini in Movimento e Arti Visive

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«Umbra ante memoriam»: la Divina Commedia diventa architettura teatrale

Il cuore pulsante dell’allestimento è costituito da «Umbra ante memoriam», monumentale opera che scaturisce da una personalissima rilettura visiva della Divina Commedia di Dante Alighieri. La tradizionale tripartizione tra Inferno, Purgatorio e Paradiso viene tradotta dall’artista in un titanico trittico-architettura: le sue finestre ritagliate nella struttura si trasformano in vere e proprie inquadrature mobili da cui emergono, come spettri luminosi, personaggi del passato e del presente. Kounellis, il Laocoonte, i protagonisti grotteschi di Fellini e il pontefice tormentato di Sorrentino coabitano nello stesso spazio scenico, svincolati dalle proprie epoche storiche. Una ricerca visiva che dialoga con le più audaci mostre d’arte contemporanea ed eventi culturali che arricchiscono il nostro territorio.

Nel lavoro di Milak il testo dantesco non impone una narrazione didascalica o lineare, ma si disarticola in frammenti di un tempo sospeso. I contrasti chiaroscurali dell’acquerello richiamano l’effetto del negativo fotografico esposto in controluce, conferendo ai soggetti una consistenza fantasmatica e insieme tangibile, capace di interrogare lo spettatore sulla persistenza dei miti fondativi della cultura occidentale.

La luce come dispositivo scenico: la vetrata e il ciclo «Cabinet»

La riflessione concettuale sulla “finestra” come soglia tra interno ed esterno, tra ciò che è mostrato e ciò che rimane occultato, trova la sua massima espressione nell’intervento site-specific realizzato sulla grande vetrata monumentale della Fondazione D’ARC. Attraverso una sofisticata vetrofania, i dettagli di Umbra ante memoriam mutano costantemente: di giorno la luce solare fa affiorare le figure nello spazio interno, mentre al calar della sera l’illuminazione artificiale proietta l’opera verso la città, trasformando l’edificio in una lanterna magica di sapore cinematografico.

A chiudere il percorso espositivo nella Sala M è «Cabinet», una maestosa teoria di acquerelli che si snoda lungo le pareti evocando lo srotolamento fisico di una pellicola da 35 millimetri. Scene indimenticabili del cinema neorealista del dopoguerra, sguardi di attrici iconiche e dettagli architettonici si susseguono senza rigide gerarchie, attivando una catena di cortocircuiti e associazioni libere. È proprio in questo intervallo invisibile che si disvela il senso ultimo di Proximity: dimostrare come distanze temporali sterminate possano annullarsi nella vicinanza emotiva dell’arte.

Informazioni utili, orari e come raggiungere la Fondazione D’ARC

La mostra «PROXIMITY» di Radenko Milak, curata da Giuliana Benassi, sarà accessibile al pubblico dal 18 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 presso la Fondazione D’ARC in Via dei Cluniacensi 128-130, Roma. Ecco tutti i riferimenti operativi per organizzare la visita:

  • Orari di apertura: Lunedì, martedì e mercoledì dalle 10:30 alle 13:30; Giovedì, venerdì, sabato e domenica con orario pomeridiano dalle 15:30 alle 19:30.
  • Collegamenti e trasporti pubblici: Metro linea B (fermata Tiburtina o Santa Maria del Soccorso); linee autobus urbane 163, 211, 309, 448.
  • Accessibilità per chi arriva in auto: Ampia disponibilità di parcheggio riservato nelle immediate vicinanze della struttura.
  • Contatti ufficiali: Indirizzo email info@fondazionedarc.it – Profilo Instagram ufficiale @fondazionedarc.

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Eventi

«Il Raggio Verde 4.0», a Marino e Velletri il teatro abbatte i muri: rifugiati e cittadini insieme sul palco tra diritti, inclusione e memoria

A Marino e Velletri decolla «Il Raggio Verde 4.0»: laboratori teatrali integrati tra rifugiati e cittadini promossi da Artemista con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. Sul palco la resistenza dei popoli, i diritti delle donne e il dialogo interculturale 👇

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Locandina evento Marino

Marino – Esistono storie che sfidano la geografia del dolore, lingue madri lontanissime che trovano una sintonia inaspettata e sguardi che, pur provenendo da latitudini martoriate dai conflitti, scoprono di custodire le medesime speranze di dignità, pace e riscatto. È radicata in questa profonda consapevolezza umana l’esperienza di «IL RAGGIO VERDE 4.0», il progetto socio-culturale ideato dalla regista e drammaturga Sabina Barzilai e promosso con passione dall’Associazione culturale Artemista. Giunta alla sua quarta edizione consecutiva, l’iniziativa continua a beneficiare del prezioso sostegno economico dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, confermandosi come un modello d’eccellenza in cui il teatro cessa di essere pura rappresentazione estetica per farsi presidio vivo di inclusione e ascolto reciproco.

Le attività, avviate nei primi giorni di ottobre e dislocate nel quadrante strategico dei Castelli Romani tra Marino e Velletri, ripropongono i celebri Laboratori Teatrali Integrati plurilingue per persone rifugiate e cittadini italiani. Una sinergia virtuosa che vede in prima linea il sistema di accoglienza SAI @Home di Marino, i due centri di accoglienza per richiedenti asilo coordinati dall’associazione Una Città Non Basta (UCNB) a Marino e gli spazi dell’ex Noviziato dei Padri Don Orione a Velletri, tessendo una rete di solidarietà capillare sul territorio.

L’arte scenica come presidio di accoglienza: il modello dei laboratori integrati

Dopo tre annualità segnate da una straordinaria risposta partecipativa, legami umani indissolubili e nuovi orizzonti di dialogo interculturale, Il Raggio Verde 4.0 rinnova la propria sfida etica: scuotere le comunità locali dall’indifferenza e favorire una reale integrazione linguistica ed espressiva. Sul palcoscenico di Artemista non esistono categorie astratte come «ospitante» e «ospitato»: rifugiati e residenti si ritrovano gomito a gomito per esplorare la gestualità, la modulazione della voce e la risonanza delle proprie memorie, dimostrando che nessuna cultura è un’isola autosufficiente e che la diversità, se accolta, è la più grande ricchezza collettiva.

Riconoscersi nella fragilità e nella forza dell’altro rappresenta il primo passo irrinunciabile per edificare una cittadinanza consapevole, solidale e aperta alle sfide dell’epoca contemporanea. Il palcoscenico diventa così uno spazio franco, una zona franca priva di giudizio dove la parola si spoglia della diffidenza e il corpo si fa strumento di condivisione universale.

Consigliato dalla Redazione
Cultura & Teatro Sociale

Il Teatro Sociale e di Comunità: Drammaturgia, Inclusione e Narrazione

Un saggio fondamentale sull’uso delle arti performative come strumento di riscatto, mediazione interculturale e dialogo tra popoli: metodi, laboratori ed esperienze sul campo.

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«La Resistenza ci rende simili»: dalle donne afghane al Medio Oriente

«La Resistenza ci rende sempre più simili»: è questo il manifesto ideale e politico che guida l’intera tessitura drammaturgica dell’edizione 2026-2027. In un pianeta squassato da guerre asimmetriche, nazionalismi esasperati e profonde lacerazioni sociali, le cronache internazionali diventano la lente d’ingrandimento per riconoscere i fili rossi che collegano le anime di Europa, Africa e Medio Oriente. Un approccio pedagogico che richiama da vicino le più virtuose iniziative comunitarie e di coesione sociale del nostro territorio.

Dalla disperata e strenua resistenza della popolazione gazawa che rivendica il diritto inalienabile a vivere sulla propria terra alla complessa dialettica delle potenze europee nello scacchiere atlantico; dal coraggio sovrumano delle donne afghane che sfidano a viso aperto i divieti oscurantisti del regime talebano fino alle mille forme di resistenza civile quotidiana per i diritti civili e l’autodeterminazione. I laboratori metteranno a fuoco, in modo particolare, la condizione femminile nelle aree di crisi mediorientali e la tutela dell’infanzia negata, restituendo centralità e risonanza a storie confinate ai margini del dibattito pubblico occidentale.

Il calendario del progetto: le tappe invernali e la grande chiusura del 2 aprile 2027

L’itinerario formativo e artistico de Il Raggio Verde 4.0 si articola in una scansione temporale rigorosa e progressiva. Archiviata con entusiasmo la prima fase laboratoriale di ottobre, il lavoro entrerà nel vivo durante i mesi invernali, attraverso sessioni intensive di scrittura collettiva, improvvisazione teatrale ed esercitazioni vocali e bilingue.

Il momento culminante dell’intero percorso è già fissato in calendario per venerdì 2 aprile 2027: una grande manifestazione finale aperta a tutta la cittadinanza, organizzata in stretta collaborazione con Una Città Non Basta, che avrà luogo presso la struttura SAI di Via Cesare Colizza a Marino, gestita dal Centro per l’Autonomia. Sarà una vera e propria festa delle differenze, in cui gli allievi porteranno in scena l’esito del loro viaggio, testimoniando come il teatro sappia trasformare le ferite individuali in una polifonia di speranza comunitaria.

Artemista e Chiesa Valdese: il valore concreto della solidarietà culturale

Con questa nuova edizione, l’Associazione Artemista e la Chiesa Valdese dimostrano concretamente come i fondi dell’Otto per Mille possano tramutarsi in opere durature di coesione sociale. Dietro ogni confine geografico o barriera linguistica battono cuori animati dalle stesse paure e dagli stessi sogni: attraverso il linguaggio universale del corpo e dell’ascolto, Il Raggio Verde continua a diffondere quel fascio di luce necessario per ricordarci che l’umanità è indivisibile.

Per informazioni sulle attività, adesioni e contatti con la produzione artistica è possibile fare riferimento alla segreteria organizzativa tramite l’indirizzo email ufficiale: artemista1995@gmail.com.

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«Dove nascono le nuvole», a Roma la personale di Elisa Zadi: alla galleria Edarcom Europa il dialogo poetico tra uomo e natura per la Rome Art Week

La galleria Edarcom Europa a Roma ospita la personale di Elisa Zadi «Dove nascono le nuvole», a cura di Francesco Ciaffi e Beatrice Conte per la Rome Art Week: trenta opere per celebrare l’armonia profonda tra figura umana e mondo vegetale. Tutte le informazioni per il vernissage del 23 ottobre 👇

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Elisa Zadi

Roma – Nell’effervescente cornice della Rome Art Week 2026, la Capitale si prepara ad accogliere una delle voci più raffinate e sensibili della pittura figurativa italiana contemporanea. Venerdì 23 ottobre 2026, a partire dalle ore 18:00 (fino alle 21:00), gli spazi storici della galleria d’arte contemporanea Edarcom Europa, situata in via Macedonia 12 nel cuore del quartiere San Giovanni – Appio Latino a Roma, apriranno le porte alla mostra personale di Elisa Zadi dal titolo evocativo «Dove nascono le nuvole». L’esposizione, curata congiuntamente da Francesco Ciaffi e Beatrice Conte, vedrà la presenza diretta dell’artista aretina, pronta a incontrare appassionati, collezionisti e critici d’arte.

Artista di solida formazione accademica e già ampiamente apprezzata dal pubblico e dalla critica nazionale per la densità lirica della sua ricerca espressiva, Elisa Zadi (nata ad Arezzo nel 1979) debutta per la prima volta nelle sale di Edarcom Europa con un prestigioso corpus di circa trenta dipinti recenti. Un ciclo pittorico coerente e avvolgente che offre ai visitatori un’immersione profonda nella sua personale indagine sul rapporto ancestrale, intimo e simbiotico che lega l’essere umano all’elemento naturale.

L’universo pittorico di Elisa Zadi: la soglia tra reale e onirico

Nelle tele di Elisa Zadi la pittura si fa strumento di contemplazione quasi meditativa, superando la pura mimesi descrittiva del paesaggio per trasformarsi in una riflessione filosofica sull’esistenza e sulla vulnerabilità della vita organica. L’artista toscana costruisce le sue composizioni attraverso una stesura cromatica calibrata, dove la luce sembra filtrare lentamente tra le fronde, le radici e le vaporosità dell’aria, creando atmosfere sospese in un tempo interiore non misurabile. Le figure umane e gli elementi della botanica convivono nello stesso spazio scenico non come presenze contrapposte, ma come frammenti di un unico respiro cosmico.

La poetica di «Dove nascono le nuvole» indaga proprio quel punto d’incontro invisibile in cui la densità terrena si dissolve nell’impalpabilità del cielo. Le nuvole, archetipo universale di mutevolezza, sogno e leggerezza, diventano la metafora perfetta di un processo generativo ininterrotto: ciò che sale dal suolo umido si ricompone nelle altezze per poi ridiscendere in forma di pioggia e nutrimento. Un ciclo eterno che la Zadi cattura con tocchi di pennello sapienti, capaci di restituire sia la fragilità di un bocciolo sia la potenza silenziosa del cosmo.

Consigliato dalla Redazione
Arte & Pittura Contemporanea

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La poetica del silenzio e delle piccole cose secondo Beatrice Conte

Nel saggio critico che accompagna il catalogo ufficiale dell’esposizione, la co-curatrice Beatrice Conte offre una lettura puntuale e illuminante del percorso creativo di Elisa Zadi, soffermandosi sulla capacità dell’artista di cogliere l’incanto invisibile racchiuso nella quotidianità:

«Analizzando la prosaica meraviglia di un mondo che conserva ancora tanto incanto, la pittura di Elisa Zadi si compone del senso delle sue intuizioni sul silenzio, e sulla vita, e sulle piccole cose vegetali, con straordinaria confidenza. L’artista esplora e sviluppa il suo immaginario di bellezza sulla soglia del mondo onirico, pur senza l’intenzione di renderlo fattivamente surreale; piuttosto, vuole calarsi spiritualmente in quella vitalità organica che dalla terra umida genera un fiore, una foglia, una nuvola!».

Queste parole colgono l’essenza stessa dell’opera di Zadi: la sua pittura non scivola mai nel surrealismo accademico o nell’artificio cerebrale, ma resta ancorata a una spiritualità immanente. L’indagine delle “piccole cose vegetali” diventa una dichiarazione d’amore verso la biodiversità dei sentimenti umani, invitando l’osservatore a riscoprire la lentezza dello sguardo e la sacralità della contemplazione in un’epoca frenetica e saturata di immagini digitali effimere.

Il connubio con Edarcom Europa e il programma della Rome Art Week

L’approdo di Elisa Zadi alla galleria Edarcom Europa, fondata su una solida tradizione di valorizzazione dell’eccellenza pittorica e grafica contemporanea, si inserisce nel prestigioso cartellone della Rome Art Week (RAW), la settimana diffusa che ogni autunno trasforma la città eterna nella capitale dell’arte visiva internazionale attraverso mostre, aperture di studi d’artista e performance interdisciplinari.

Per la galleria guidata da Francesco Ciaffi, la personale di Zadi rappresenta un tassello di primaria importanza per confermare la vitalità della pittura ad olio su tela e su tavola, dimostrando come il linguaggio figurativo sappia rinnovarsi continuamente, affrontando le inquietudini e i desideri della società contemporanea con una freschezza formale e concettuale di altissimo profilo.

Informazioni pratiche, orari di apertura e accessi straordinari

La mostra «Elisa Zadi | Dove nascono le nuvole» sarà visitabile a ingresso libero e gratuito da venerdì 23 ottobre fino a sabato 14 novembre 2026. Per agevolare la partecipazione del pubblico durante la settimana inaugurale e in coincidenza con gli eventi della Rome Art Week, la galleria Edarcom Europa ha previsto un’apertura straordinaria anche per la giornata di domenica 25 ottobre.

Di seguito il quadro riepilogativo con tutte le coordinate utili per pianificare la visita:

  • Titolo della mostra: Elisa Zadi – Dove nascono le nuvole
  • Curatela: Francesco Ciaffi e Beatrice Conte
  • Sede espositiva: Galleria Edarcom Europa, Via Macedonia 12, Roma (quartiere San Giovanni – Appio Latino)
  • Periodo di apertura: Dal 23 ottobre al 14 novembre 2026
  • Vernissage inaugurale: Venerdì 23 ottobre 2026, dalle ore 18:00 alle ore 21:00 (alla presenza dell’artista)
  • Orari ordinari di galleria: Dal lunedì al sabato con orario 10:30 – 13:00 e 15:30 – 19:30
  • Apertura straordin

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