La rivelazione di Mansoura Ghayasi: la poesia che esplora l’anima
La poesia iraniana continua a regalare brividi fortissimi all’anima! Oggi, per la nostra seguitissima rubrica culturale, andiamo alla scoperta di Mansoura Ghayasi, poliedrica artista nata a Teheran: laureata in Architettura e Psicologia, è pittrice, autrice e attiva filantropa. Dalla sua raccolta più recente vi proponiamo i versi bellissimi e strazianti sul tema della dipendenza amorosa. Una lirica in cui tutto (il sorriso, la forza per rialzarsi, l’uscita da un incubo e persino il colore del cielo e del sole) “dipende” esclusivamente dalla voce e dalla presenza della persona amata. Un’analisi psicologica letteralmente imperdibile!👇
Roma – Il panorama artistico e letterario mediorientale contemporaneo, specialmente quello declinato al femminile, continua incessantemente a sorprenderci per la sua straripante vitalità, per la profondità spaventosa delle sue riflessioni e per la capacità unica di mescolare con maestria dolori antichissimi e sensibilità modernissime. Oggi vi spalanchiamo le porte sull’universo creativo, magico e poliedrico di Mansoura Ghayasi, una figura intellettuale di primissima grandezza, nata nella frenetica e affascinante cornice di Teheran. Definire la Ghayasi semplicemente “poetessa” sarebbe un torto imperdonabile alla vastità sconfinata del suo ingegno. Stiamo parlando di una donna straordinariamente versatile: scrittrice di romanzi, autrice di canzoni struggenti, talentuosissima pittrice e professionista instancabile. Armata di ben due prestigiose lauree, conseguite con enorme sacrificio in Architettura e Psicologia, l’autrice iraniana utilizza la sua penna esattamente come usa i carboncini sulle tele: per tracciare i contorni labili, sfumati e complessi dell’animo umano, edificando architetture emotive destinate a sfidare le barriere implacabili del tempo e dello spazio.
Mansoura Ghayasi: l’artista poliedrica tra pittura, clinica e filantropia
L’ingresso trionfale della Ghayasi nel vastissimo e complesso mondo dell’arte è avvenuto in giovanissima età, spinta dolcemente ma fermamente dal fondamentale e costante incoraggiamento della madre.
La sua particolarissima carriera creativa non è iniziata scrivendo rime romantiche, ma sfregando la polvere scura del carboncino su un foglio bianco per immortalare il volto severo e tormentato del celebre filosofo Friedrich Nietzsche. Questo esordio così denso di significato filosofico ha segnato irreparabilmente tutta la sua futura produzione letteraria. In gioventù ha espanso il suo orizzonte buttandosi a capofitto nella scrittura creativa e, dopo undici lunghi anni di revisioni e gestazione febbrile, ha dato alla luce il suo primo, intenso e particolarissimo romanzo completo, intitolato non a caso “Un feto immaturo”. Ma l’energia straripante di Mansoura non si esaurisce affatto tra le pagine stampate. Parallelamente alla sua florida carriera di autrice (che vanta raccolte di quartine, gli affascinanti ghazal della tradizione persiana e poesie moderne), l’artista insegna oggi diverse tecniche pittoriche e gestisce magistralmente “Anika”, una clinica estetica specializzata. Inoltre, canalizza la sua immensa empatia fornendo quotidianamente preziosa assistenza ai concittadini iraniani più bisognosi tramite una lodevole organizzazione benefica, fondata amorevolmente in memoria del caro fratello scomparso.
I versi dell’attesa: la struggente poesia della dipendenza amorosa
Dalla sua recentissima produzione poetica moderna, tratta dalla raccolta “I miei scritti dal cuore”, vi proponiamo oggi la lettura immersiva di una lirica di rara, straziante e disarmante onestà emotiva. Un inno assoluto all’attesa e al bisogno vitale dell’altro.
Lo stato dei miei giorni ripetitivi
dipende dalla tua presenza,
e che tu mi creda
o non mi creda
dipende dalla tua fedeltà.
Ho detto: In questi giorni di nostalgia,
tu sei il mio unico sostegno, tu, e solo tu.
Anche se giuro che è vero,
dipende comunque
dalla tua fede in Dio.
No, questo incubo non mi lascerà,
questa ombra che permane tra il sonno e la veglia;
e sopravvivere a uno stato simile
dipende dalla tua voce.
Anche se sono caduta mille volte
sotto il peso del mio silenzio e della mia semplicità,
la forza delle mie spalle stanche
dipende dalle tue preghiere.
A questo incrocio incerto,
una mano mi tira in ogni direzione;
dovrei andare con te,
o camminare da sola?
Anche questo
dipende da te.
Quando sei lontano dalle mie mani,
tutto sembra uguale;
il cielo ovunque
ha lo stesso colore—
che sia nuvoloso,
o soleggiato,
o… non lo so,
perché tutto
dipende da dove sei.
Mansoura Ghayasi
L’analisi emotiva: la voce che salva dal buio dell’incubo
Leggere questi potenti e ossessivi versi significa calarsi volontariamente in un mare burrascoso fatto di assoluta, totale e accecante dipendenza psicologica nei confronti della persona amata.
La parola chiave che fa da pilastro architettonico all’intero componimento, ripetuta quasi fosse un disperato mantra salvifico, è il verbo “dipende”. La poetessa iraniana si spoglia di qualsiasi corazza femminista o illusione di cieca indipendenza per confessare al mondo intero la sua più intima fragilità. Ogni singolo aspetto della sua tormentata esistenza quotidiana (lo stato d’animo dei giorni ripetitivi, la capacità di risvegliarsi dall’incubo notturno, persino la forza per rialzarsi dalle mille cadute provocate dal proprio silenzio) è indissolubilmente, ferocemente ancorato alle reazioni, alla voce e alle preghiere dell’altro. La Ghayasi dipinge un amore che non è leggero, ma è un “sostegno” vitale e ineliminabile in mezzo alle rovine di giornate grigie cariche di insopportabile nostalgia.
Il cielo ha sempre lo stesso colore: un finale di sospensione
Il culmine del pathos emotivo si raggiunge vertiginosamente proprio nelle strofe finali del testo, dove il dramma dell’assenza prende prepotentemente il sopravvento sui paesaggi naturali.
Trovandosi in balia di un “incrocio incerto”, tirata brutalmente in direzioni opposte, la protagonista rinuncia addirittura alla suprema facoltà del libero arbitrio umano, affidando totalmente e incondizionatamente all’amato la decisione ultima sul percorso da intraprendere (“andare con te, o camminare da sola”). Il finale, di una bellezza struggente e straziante, annulla completamente la geografia e la meteorologia del mondo esterno. Senza le mani dell’amato a fare da scudo, l’intero universo perde di colpo senso e colore. Il cielo nuvoloso o il sole splendente diventano una massa informe, inutile e identica a se stessa, perché la vera luce, per chi ama così profondamente, non proviene mai dalle stelle, ma scaturisce unicamente dal luogo in cui si trova il cuore dell’altra persona. Una grandissima, dolorosissima e indimenticabile lezione d’amore in versi.
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Il diario cromatico di Tiziana Fiori nel silenzio del lockdown
Queste sei opere di Tiziana Fiori compongono una bellissima raccolta biografica e concettuale, in cui lo stile pop art si fonde con il surrealismo per raccontare i momenti più intimi e significativi della sua vita. Ciascuna tela funziona come una vera e propria capsula del tempo visiva.
Il 2020 rimarrà impresso nella storia collettiva come l’anno della grande stasi: un tempo sospeso, caratterizzato da perimetri domestici invalicabili e da un silenzio surreale che ha avvolto le nostre città. Eppure, per gli artisti, quel vuoto si è spesso trasformato in un laboratorio Alchemico, in un’urgenza di esplorazione interiore. Questa selezione di sei opere di Tiziana Fiori ne è una testimonianza formidabile. Laddove il mondo si chiudeva, la tela si apriva, diventando un diario di bordo figurativo capace di mappare non lo spazio geografico esterno, ma le coordinate emotive e della memoria dell’autrice.
Laddove il mondo chiudeva le sue porte, la tela apriva orizzonti infiniti. Un viaggio intimo tra spazio, memoria e amore, nato nel cuore del 2020.”
Introduzione critica alla produzione del 2020
Redazione- Queste sei opere di Tiziana Fiori compongono una bellissima raccolta biografica e concettuale, in cui lo stile pop art si fonde con il surrealismo per raccontare i momenti più intimi e significativi della sua vita. Ciascuna tela funziona come una vera e propria capsula del tempo visiva.
Il 2020 rimarrà impresso nella storia collettiva come l’anno della grande stasi: un tempo sospeso, caratterizzato da perimetri domestici invalicabili e da un silenzio surreale che ha avvolto le nostre città. Eppure, per gli artisti, quel vuoto si è spesso trasformato in un laboratorio Alchemico, in un’urgenza di esplorazione interiore. Questa selezione di sei opere di Tiziana Fiori ne è una testimonianza formidabile. Laddove il mondo si chiudeva, la tela si apriva, diventando un diario di bordo figurativo capace di mappare non lo spazio geografico esterno, ma le coordinate emotive e della memoria dell’autrice.
L’artista sceglie di abitare questo trauma attraverso i codici della Pop Art, un linguaggio storicamente legato all’immediatezza visiva, ai miti della cultura di massa e alla brillantezza dei colori industriali. Tuttavia, l’operazione compiuta dall’artista va ben oltre la pura estetica di superficie. Attraverso una raffinata ibridazione che strizza l’occhio al Surrealismo psicologico e all’Espressionismo plastico, Tiziana Fiori risignifica la Pop Art, piegandola alle esigenze del racconto intimo, biografico e relazionale.
L’accostamento tra l’estetica Pop (storicamente legata al consumo, alla pubblicità e alla superficialità patinata) e l’introspezione psicologica del Covid ha generato un contrasto potentissimo. Ecco come la Pop Art si è evoluta in quel periodo, diventando uno strumento per dare forma alle emozioni.
In un’analisi d’impianto formale assumono valore simbolico le strutture, le campiture, l’uso del colore e la risignificazione dei Simboli Quotidiani;mascherine chirurgiche e guanti, da dispositivi medici impersonali, sono diventati i nuovi “soggetti Pop”, simboli di separazione ma anche di protezione dell’altro. Molti artisti li hanno dipinti con colori fluorescenti o coperti di loghi per esorcizzarne la paura; la casa e le finestre,pareti domestiche e gli infissi, spesso stilizzati con linee nette e campiture piatte tipiche del fumetto, si sono trasformati in confini tra la sicurezza dell’interno e la minaccia dell’esterno.
Proprio come accade nel ciclo degli Occhi di Tiziana Fiori (Praga, Londra, Manchester), il blocco totale dei voli e degli spostamenti ha costretto gli artisti a un turismo della memoria.
Non potendo esplorare il mondo esterno, l’indagine si è spostata verso l’interno.
Le cartoline, i ricordi dei vecchi viaggi e le città simbolo sono stati ridipinti attraverso il filtro della nostalgia. L’inserimento di elementi urbani incastonati negli occhi o nei volti pop è diventato il modo per dire: “Non posso essere lì fisicamente, ma quel luogo vive dentro di me”.
La Pop Art flirta da sempre con l’erotismo e la figura umana, ma nel 2020 la rappresentazione dei corpi ha assunto una sfumatura di struggente urgenza a causa del “distanziamento sociale”- I legami vengono spezzati: Molti artisti hanno rappresentato figure isolate, pixelate o divise da barriere grafiche, per raccontare la solitudine dei single o degli anziani.
Firmata e datata interamente nel 2020 con una tinta rosso vivo, questa collezione si offre al fruitore non come una semplice sequenza di dipinti, ma come un’architettura della resilienza. Tiziana Fiori ci consegna un inventario di simboli, un manifesto di sopravvivenza emotiva in cui la pittura non ha soltanto documentato il tempo della crisi, ma ha salvato la memoria, illuminando con colori saturi e vibranti gli angoli più intimi e preziosi dell’esperienza umana.
Benvenuti nel viaggio di Tiziana.
Il racconto di una vita in frammenti di colore
IL VIAGGIO ESISTENZIALE: LE SEI STAZIONI DELL’ANIMA
IL COSMO ED IL GREMBO
La Genesi e la Resistenza Biologica.
Nelle opere dedicate alla maternità, il tempo del virus viene esorcizzato attraverso la celebrazione della vita. Dalla scala macroscopica della Nebulosa M11, in cui la nascita germoglia come un fiore di loto nell’infinito cosmico, si passa al microcosmo protettivo dell’utero materno. Qui, una rosa rossa diventa icona pop della purezza e della fragilità umana, difesa da una placenta di rossi materici e densi. È l’arte che si fa scudo biologico contro l’incertezza del presente.
La nascita, la biologia, la vita che resiste nella tempesta.
Dal diario di Tiziana — 14 Marzo 2020 «Fuori la televisione ripete sempre la stessa parola, un coro di cifre e paure che toglie il fiato. Ho chiuso le finestre, ho spento i rumori della strada e ho preso il pennello. Devo ricordarmi che l’inizio esiste ancora. Sono tornata con la mente a quel primo respiro, alla notte in cui mia figlia era solo un’idea pura fluttuante nell’infinito. Ho steso il blu, poi il viola, i colori del silenzio profondo. Ma al centro esatto di questo vuoto ho sentito il bisogno di accendere una luce d’oro. La vita non si ferma, si protegge. È come una rosa che cresce al sicuro dentro un guscio di calore, una barriera biologica impenetrabile. Se il mondo fuori sembra finire, io qui dentro ricomincio dall’origine.»
I. STAZIONE
Maternità Cosmica: Il feto nella nebulosa M11,2020- Acrilico e pigmenti su tela
Laddove il mondo fuori contava i suoi giorni più bui, l’arte è tornata all’origine profonda del tutto. La nascita di una figlia si fa scintilla d’oro e luce bianca, fiore di loto che sboccia nell’immensità della notte interstellare per ricordarci che la vita è una costante immutabile dell’universo
Il viaggio comincia dove tutto ha inizio, nell’immensità dell’universo. Nella tela che ritrae il feto di sua figlia immerso nella Nebulosa M11, la pittura diventa un fluire liquido di blu di Prussia e sfumature di viola. È la notte cosmica, il mistero della creazione. Ma al centro esatto di questo vortice interstellare, Tiziana fa sbocciare un fiore di loto d’oro e luce bianca. È una carezza materna che unisce il miracolo di una nuova vita all’armonia del cosmo, sussurrandoci che ogni nascita è un evento universale, una scintilla che accende il buio.
L’opera presenta un impianto compositivo dinamico a andamento centrifugo. Dal punto di vista cromatico, la superficie è dominata da una palette fredda a base di blu di Prussia, indaco e violetto, stesi con pennellate fluide e stratificate atte a simulare la materia gassosa dello spazio profondo. Il centro geometrico ed emotivo dell’opera subisce una violenta transizione tonale verso i colori complementari caldi (giallo ocra, oro) e il bianco titanio, isolando la figura stilizzata di un fiore di loto in piena fioritura.
Note Critiche e Contesto Covid-19:
Realizzato nel cuore dell’isolamento del 2020, il dipinto risponde alla necessità claustrofobica del lockdown attraverso un’evasione macroscopica verso l’infinito universale. L’accostamento tra la nascita (il feto della figlia) e la nebulosa stellare agisce come un potente esorcismo pop: l’artista celebra la genesi della vita elevandola a costante immutabile dell’universo, in netta contrapposizione con la precarietà e il senso di fine che dominavano il dibattito pubblico globale di quell’anno.
II.STAZIONE
Il Guscio: La rosa del miracolo (La Maternità,2020) Acrilico a spessore e tecnica materica su tela
Le pareti domestiche del lockdown si riflettono nel microcosmo protettivo dell’utero materno. Una rosa rossa dai contorni fieri, classico feticcio pop isolato sulla tela, viene custodita all’interno di una placenta di rossi caldi e densi. Un perimetro sacro e inviolabile, dove la fragilità umana è difesa dal caos esterno.
Dalle distanze siderali, lo sguardo si stringe e si fa intimo, viscerale. Tiziana dipinge il grembo materno, la placenta, come un nido protettivo fatto di pennellate dense, calde e pastose di rosso carminio. È l’architettura della vita che si difende dal mondo esterno. Al centro di questo guscio biologico, cullata da un mare silenzioso di blu cobalto, galleggia una rosa rossa dai contorni netti, fieri. Quella rosa è la purezza dell’attesa, la delicatezza sacra della maternità che cresce al sicuro, inviolabile da qualsiasi minaccia esterna.
Composizione rigorosamente racchiusa in linee ovoidali e concentriche. Lo spazio è privo di profondità prospettica e si sviluppa per sovrapposizione di livelli biologici. La sezione esterna (la placenta) mostra una stesura pastosa e materica di rossi caldi (carminio e vermiglione) intervallati da striature brune. Il nucleo centrale si apre su una campitura piatta di blu cobalto che isola l’icona centrale: una rosa rossa definita da forti linee di contorno (outlines) di matrice fumettistica e pop.
Cromatismo e Luce: Uso espressionista del colore; la cornice esterna è un tripudio di rossi saturi (carminio, vermiglione) e striature marroni/gessose, stesi con una pennellata materica che evoca i tessuti biologici e la placenta. Il centro vira bruscamente su un blu cobalto profondo, che simboleggia la calma del liquido amniotico. La rosa rossa al centro riprende il colore della cornice, creando un perfetto bilanciamento cromatico.
Estetica Pop nella re-interpretazione della rosa, isolata come un’icona o un logo. La stesura è pastosa, con la pittura che crea spessore e texture sulla tela, accentuando la dimensione carnale del soggetto.
Note Critiche e Contesto Covid-19:In questo dipinto, la casa-rifugio imposta dalla pandemia si trasforma simbolicamente nell’utero materno. La rosa, classico feticcio della Pop Art, viene qui risignificata: non è più oggetto di consumo, ma archetipo della fragilità e della purezza della vita. Nel contesto del 2020, l’opera si configura come un “manifesto di protezione biologica”, un luogo intimo e invalicabile dove la malattia non può accedere e dove la vita viene custodita al riparo dal caos esterno.
IL CICLO DEGLI OCCHI nel Turismo Della Mente
Il ciclo degli “Occhi della Memoria”, dove il turismo mentale sfida il confinamento attraverso il collage pop, i ricordi di famiglia e le icone musicali e urbane. Il viaggio mentale, il turismo della memoria, le capitali europee vissute sul retro della cornea Il Dispositivo Della Memoria (Il Ciclo Degli “Occhi”)
Sotto lo scacco del lockdown e dei cieli chiusi, viaggiare diventa un atto puramente mentale. Nasce così la serie degli “Occhi”, inquadrature macroscopiche in cui l’organo della vista si trasforma nello schermo della memoria. Manchester, Praga e la Swinging London non sono più mete raggiungibili, ma geografie dell’assenza. Attraverso la tecnica del collage, dell’inserimento di frammenti fotografici personali e di dettagli miniaturistici (come l’Orologio Astronomico o le silhouettes architettoniche), l’artista proietta i ricordi del passato sul retro della cornea, dimostrando che i luoghi amati continuano a vivere e a pulsare dentro di noi.
Dal diario di Tiziana — 22 Aprile 2020 «Oggi ho guardato la mappa appesa al muro. I cieli sono sbarrati, le frontiere invisibili, gli aerei fermi sulle piste. Eppure, nessuno può mettere in gabbia lo sguardo. Se non posso camminare tra le strade del mondo, costringerò il mondo a camminare dentro di me. Ho iniziato a dipingere grandi occhi spalancati, ma non guardano fuori: guardano indietro, verso il retro della mia mente. Manchester, Praga, Londra… le ho fatte riaffiorare una alla volta. Ho scavato nei cassetti, ho ritrovato le mie vecchie fotografie, ho riascoltato quelle canzoni che mi facevano vibrare l’anima da ragazza. Ho incollato i pezzi del mio passato direttamente sulla tela. Non sono cartoline di luoghi lontani, sono i frammenti della mia identità che metto in salvo. Io viaggio ancora, ogni volta che decido di ricordare.»
III. STAZIONE
Manchester Musical Memory (L’Occhio e il Ritmo),2020,
Acrilico, collage fotografico e décollage su tela
I cieli sono chiusi, gli aerei a terra. Lo sguardo si volge all’interno e proietta sul retro della cornea il turismo della mente. Le note giovanili di Mick Hucknall dei Simply Red e i frammenti di vecchie fotografie reali dell’artista riemergono dal tessuto pittorico, aggrappandosi alle linee della città. La musica come medicina contro l’isolamento.
Quando i cieli si sono chiusi e gli aerei sono rimasti a terra, Tiziana ha spalancato le finestre della memoria. Nasce così il ciclo degli “Occhi”, dove lo sguardo diventa uno schermo cinematografico su cui proiettare i ricordi felici. A Manchester, la tela si infuoca di caldi arancioni e gialli ocra, lo sfondo di una giovinezza che non si spegne. Nell’iride azzurra rimane impresso, come un amuleto, il volto di Mick Hucknall dei Simply Red,cantante originario della città, mentre frammenti di vecchie fotografie reali dell’artista riemergono dal tessuto pittorico, aggrappandosi alle linee rosse della città. È la musica che salva dall’isolamento.
Gestione dello spazio: Spazio frammentato, tipico del fotomontaggio Pop. Non c’è una linea d’orizzonte coerente; gli elementi architettonici e personali galleggiano sulla superficie pittorica.
Opera polimaterica che adotta l’estetica del collage Pop di matrice britannica. La composizione è spaccata in due: la porzione superiore ospita un macro-occhio dal taglio grafico netto; l’iride azzurra racchiude la figura miniaturizzata del cantante Mick Hucknall. Lo sfondo è un piano saturo di arancioni e gialli accesi. Nella metà inferiore, la pittura dialoga con inserti fotografici originali in bianco e nero dell’artista, integrati alle linee strutturali rosse delle architetture urbane di Manchester.
Note Critiche e Contesto Covid-19:
L’impossibilità fisica di viaggiare imposta dalle restrizioni del Covid-19 genera in Tiziana Fiori il ciclo degli “Occhi”. Questa tela funziona come un vero e proprio dispositivo di turismo della memoria. L’occhio non guarda l’esterno, ma proietta sul “retro della cornea” i ricordi di un soggiorno passato. L’inserimento delle vecchie foto personali e del leader dei Simply Red trasforma il quadro in un diario nostalgico e pop, dove la musica e i ricordi giovanili diventano la cura contro l’immobilità forzata del presente.
IV. STAZIONE
Il Tempo sospeso a Praga,2020
Acrilico e disegno calligrafico su tela
In un anno in cui il tempo ha perso la sua linearità, gli ingranaggi dorati dell’Orologio Astronomico di Praga vengono intrappolati direttamente all’interno della pupilla. Sotto questo cielo sognante balla la silhouette azzurra di Ginger e Fred: una danza interiore, un desiderio trattenuto di libertà e di passi da fare insieme alle persone amate.
A Praga, il tempo della pandemia – così pesante e immobile – viene intrappolato e risignificato all’interno di un grande occhio sognante. Al posto della pupilla, Tiziana disegna con precisione calligrafica e filamenti d’oro l’Orologio Astronomico, custode di un tempo condiviso con la propria famiglia. Sotto questo cielo di nuvole grigie e rosa polvere, si muove la silhouette azzurra della Casa Danzante. È una danza sognata, un desiderio di movimento e di libertà che sfida le pareti domestiche per ritrovare la bellezza dei passi fatti insieme alle persone amate.
La composizione gioca su un contrasto di scale surreali e proporzioni, innestate su una matrice Pop. La parte superiore è dominata da un occhio spalancato di grandezza sproporzionata(annullando ogni logica spaziale), la cui pupilla riproduce fedelmente i complessi meccanismi dorati e neri dell’Orologio Astronomico di Praga. Nella parte inferiore, lo spazio è occupato dalla silhouette blu avio della Casa Danzante (Ginger e Fred). Lo sfondo adotta una stesura più atmosferica e sfumata, virata su toni grigi, viola e rosa carne. L’iride dell’occhio spezza la freddezza generale grazie ai dettagli oro e neri dell’Orologio Astronomico.
Note Critiche e Contesto Covid-19:
Durante il trauma collettivo della pandemia, il tempo ha subito una distorsione, percepito come immobile o sospeso. Fiori fissa questa sensazione inserendo l’Orologio Astronomico di Praga direttamente dentro l’iride: il tempo storico e il tempo familiare (il ricordo del viaggio con i propri cari) si fondono. L’architettura dinamica di Gehry (Ginger e Fred) posta al di sotto esprime il desiderio coreografico di movimento e libertà, in aperto contrasto con la staticità coatta delle giornate in lockdown.
V. Londra: La pioggia dei pensieri felici
Swinging London (Pattern Urbano),2020
Acrilico, stencil e tecnica all-over su tela
Una pioggia incessante e ossessiva di tocchi rosa e rossi invade la tela, specchio della saturazione visiva e informativa delle giornate in isolamento. Londra viene smontata nei suoi stereotipi – la cabina telefonica, la band dei Beatles, Carnaby Street, il volto della modella Tweegy ,lo skyline – e ricostruita come un rifugio felice, attingendo alla libertà culturale degli anni ’60 per illuminare il presente.
La Swinging London di Tiziana è un’esplosione grafica e nostalgica, un manifesto d’amore per una città visitata e respirata più volte. La tela si fa bidimensionale, quasi un cartellonismo dell’anima, invasa da una pioggia incessante di tocchi rosa e rossi. Tra le scritte che rievocano Carnaby Street e le linee essenziali dello skyline, emerge il rosso acceso di un’iconica cabina telefonica e volto iconico della modella Tweggy . È il racconto di una saturazione felice, il rifugio in un’epoca di ribellione, stile e libertà culturale, usata come medicina contro il grigiore del present
Struttura all-over e grafica. La tela è saturata da un pattern ripetitivo di impronte/tasselli di colore che invadono l’intero spazio visivo, sopra e sotto i soggetti principali.
Totale bidimensionalità. La profondità è annullata dalla trama fitta dello sfondo. I soggetti (la città, l’occhio, il volto) sono definiti da linee di contorno (outlines) e sembrano ritagliati e incollati sulla superficie.
Tricromia Pop iconica: Azzurro/Celeste di fondo, Bianco e Rosso vivo (colori della Londonjack). Il rosso (colore simbolo di Londra: bus, cabine, bandiera) viene utilizzato sia come elemento di riempimento grafico (la cabina sotto la pupilla, la scritta “Carnaby”) sia come texture astratta (ipetali/impronte rosa e rossi).
Stile grafico-pubblicitario vicinissimo alla Pop Art di Andy Warhol o Roy Lichtenstein. L’uso di scritte inserite in cartigli (“Welcome to… Carnaby”) rafforza la natura del quadro come manifesto visivo. La tecnica unisce la pittura a pennello a una stesura a timbro o a piccoli tocchi materici giustapposti.
Note Critiche e Contesto Covid-19:
L’opera esprime l’accumulo visivo e informativo tipico delle giornate del 2020, dove la pioggia di dati e notizie era incessante. Fiori metabolizza questa saturazione traducendola in una texture pop briosa e ossessiva. Londra, visitata più volte dall’autrice, viene smontata nei suoi stereotipi visivi più celebri per essere ricostruita come un rifugio mentale felice. Il quadro evoca la libertà culturale della Swinging London degli anni ’60, rintracciando nell’arte e nel mito pop l’energia per superare il grigiore dell’isolamento domestico.
L’ABBRACCIO DI BLU L’APPRODO RELAZIONALE
Il viaggio, sia esso reale o mnemonico, trova la sua naturale conclusione nella sintesi degli affetti più cari. L’opera Contatti Binari segna un cambio di passo tecnico radicale. Scompaiono i pattern grafici, le scritte e i collage per fare spazio a un rigoroso monocromatismo blu, dove la luce taglia e scolpisce i corpi nudi dell’artista e di suo marito. Nell’anno del “distanziamento sociale” forzato e della paura dell’altro, questo abbraccio plastico ed espressivo celebra la carne, la vicinanza e la resistenza dell’amore coniugale come unico porto sicuro. Chi ha vissuto il lockdown in coppia ha spesso celebrato l’abbraccio e la vicinanza fisica come l’unico vero rifugio sicuro. Dipingere due corpi che si fondono, usando contrasti cromatici netti e tagli di luce decisi, è stato il modo per esaltare l’amore inteso come scudo contro il caos del mondo esterno
Dal diario di Tiziana — 18 Maggio 2020 «Sento che il viaggio della mente è finito, le scritte pop e i colori accesi delle città non mi servono più. Sono tornata nell’essenziale di questa stanza. Fuori ci chiedono di stare lontani, di avere paura del respiro dell’altro, di considerare ogni contatto come un pericolo. Ma l’amore non conosce distanziamento. Ho spogliato la tela da ogni simbolo metropolitano e ho dipinto noi due, nudi, privati di ogni sovrastruttura di fronte alla crisi del mondo. Ho usato solo il blu, un oceano profondo che ci avvolge e ci protegge. Ho lasciato che la luce bianca tagliasse l’oscurità per scolpire il nostro abbraccio. In questo silenzio, la carne e la vicinanza sono l’unica resistenza possibile. Siamo noi due, uniti, l’unico porto sicuro in cui il virus non può entrare.»
VI. STAZIONE
Contatti Binari (l’abbraccio coniugale),2020
Acrilico su tela ad impostazione monocromatica
Il viaggio è finito, le sovrastrutture pop crollano e resta solo l’essenziale. Nell’anno del distanziamento sociale forzato e della paura dell’altro, due corpi nudi emergono dall’oscurità, avvolti in un oceano di blu protettivo. Sciabolate di luce bianca scolpiscono l’abbraccio coniugale: il manifesto di resistenza più intimo, dove la vicinanza è l’unica salvezza.
Il lungo pellegrinaggio tra lo spazio, i ricordi e le città del mondo trova la sua meta finale nell’intimità della casa, nell’abbraccio con il proprio sposo. Contatti Binari è una poesia visiva che rompe con tutto il passato. Scompaiono le scritte, i collage e le architetture urbane. Resta solo l’essenziale: i corpi, l’amore. In una quasi totale monocromia di blu profondi, due figure nude emergono dall’oscurità, unite in un legame indissolubile. Sciabolate di luce bianca tagliano le forme, scolpendo la tensione emotiva di un abbraccio. Nell’anno in cui il mondo imponeva la distanza e la paura del contatto, Tiziana Fiori firma il suo capolavoro di resistenza: la nudità come spoliazione dalle paure e l’amore coniugale come unico, immenso porto sicuro.
Svolta stilistica verso un espressionismo plastico di forte impatto volumetrico. Abbandonati i grafismi e i collage urbani, l’opera si concentra sulla figura umana attraverso una quasi totale monocromia basata sulle declinazioni del blu (oltremare, cobalto, ciano). I due corpi nudi (l’artista e il marito) sono scolpiti da una luce direzionale e tagliente espressa tramite nette sciabolate di bianco titanio, che generano un chiaroscuro drammatico con il fondo scuro. Unico accento estraneo: il verde/giallo acido della capigliatura femminile. . La tecnica si concentra sul gesto pittorico: pennellate nervose, veloci e grafiche che delineano l’anatomia, prediligendo la resa dell’emozione e della tensione muscolare alla precisione anatomica accademica.
Note Critiche e Contesto Covid-19:
Questa tela rappresenta l’approdo e la chiave di volta emotiva dell’intera collezione del 2020. Nell’anno del “distanziamento sociale” forzato e della paura dell’altro, Contatti Binari celebra la vicinanza, la carne e la resistenza dell’amore coniugale. L’abbraccio dei due corpi, avvolti nella stessa fredda ma protettiva atmosfera blu, diventa l’unico perimetro di sicurezza possibile. La nudità simboleggia la spoliazione da ogni sovrastruttura di fronte alla crisi globale, lasciando emergere solo l’essenza del legame umano come salvezza finale.
IL COLORE COME RESILIENZA
«Laddove il mondo chiudeva le sue porte, la tela apriva orizzonti infiniti.»
La produzione del 2020 di Tiziana Fiori è un cammino che va dal caos dell’universo alla pace di una stanza abbracciati a chi si ama. Con la sua Pop Art lirica e sentimentale, l’artista ha trasformato il pigmento in memoria e la tela in uno scudo. Le sue opere ci ricordano che le geografie più belle non sono quelle che si visitano con i piedi, ma quelle che custodiamo dentro gli occhi, pronte a risplendere di colori accesi ogni volta che decidiamo di ricordare.
Il viaggio di Tiziana non segue una linea del tempo tradizionale, ma si muove come un flusso di coscienza che comincia laddove tutto ha inizio, nell’immensità dell’universo. Nella tela che evoca il feto di sua figlia immerso nella Nebulosa M11, la pittura si fa liquida, un dinamismo rotatorio di blu di Prussia, indaco e sfumature di viola che simulano i gas e le polveri interstellari. Ma al centro esatto di questa notte cosmica, l’artista compie una violenta transizione tonale verso i colori caldi dell’oro e del bianco titanio, facendo sbocciare un fiore di loto denso e luminoso. È una carezza materna che eleva il miracolo di una nuova vita a costante immutabile del cosmo, sussurrandoci che ogni nascita è una scintilla capace di accendere il buio.
Dalle distanze siderali dello spazio profondo, lo sguardo si stringe bruscamente per farsi viscerale e protettivo nella rappresentazione della Maternità. Qui lo spazio prospettico si annulla in una sequenza di linee ovoidali e concentriche. La sezione esterna della placenta è definita da una stesura pastosa di rossi caldi, carminio e vermiglione, intervallati da striature brune che evocano i tessuti biologici. Questo guscio si apre su un mare calmo di blu cobalto che isola un’icona pop universale: una rosa rossa dai contorni netti e fieri. Quella rosa diventa l’emblema della fragilità sacra della vita che cresce al sicuro, un manifesto di protezione biologica inaccessibile a qualsiasi minaccia esterna.
Quando i cieli si sono chiusi del tutto, l’immobilità forzata ha spinto l’artista a spalancare le finestre della memoria, dando vita al suggestivo ciclo degli “Occhi”, dove lo sguardo si trasforma nello schermo su cui proiettare i ricordi felici. Il soggiorno giovanile a Manchester prende forma su una tela infuocata di caldi arancioni e gialli ocra, una tavolozza nostalgica che fa risaltare per contrasto complementare l’azzurro brillante dell’iride. Incastonato nella pupilla, come un amuleto, compare il volto di Mick Hucknall dei Simply Red, mentre frammenti di vecchie fotografie reali in bianco e nero dell’artista riemergono dal tessuto pittorico acrilico, fondendosi con le linee rosse delle strutture urbane. È la musica di un’epoca passata che si fa medicina contro la solitudine del presente.
La stessa distorsione del tempo, vissuto durante la pandemia come un elemento immobile, viene catturata e risignificata nell’occhio sognante dedicato a Praga. Sotto un cielo atmosferico e sfumato di nuvole grigie e rosa polvere, si staglia la silhouette azzurra della celebre Casa Danzante di Gehry. Ma l’elemento surreale si compie all’interno dell’iride, dove Tiziana dipinge con precisione miniaturistica e filamenti dorati il quadrante dell’Orologio Astronomico. Il tempo storico della città e il tempo intimo del ricordo familiare si fondono nello stesso sguardo, esprimendo un profondo desiderio di movimento e libertà, una danza interiore che sfida le pareti di casa.
Questo pellegrinaggio della mente si sposta poi verso le pulsazioni della Swinging London, una città amata e visitata ciclicamente. La tecnica si fa qui rigorosamente bidimensionale, vicina al cartellonismo pubblicitario di Warhol e Lichtenstein. La tela è saturata in modalità all-over da una pioggia fitta e ossessiva di impronte rosa e rosse su fondo azzurro polvere. Tra scritte inserite in cartigli grafici che celebrano Carnaby Street e le linee essenziali dello skyline, emerge il rosso saturo di un’iconica cabina telefonica. Tiziana smonta gli stereotipi visivi londinesi e li ricostruisce come un rifugio mentale felice, attingendo alla carica ribelle e libertaria degli anni ’60 per illuminare il grigiore del confinamento.
Infine, il lungo viaggio tra il cosmo, i ricordi e le capitali europee trova il suo approdo definitivo nella dimensione domestica, compiendosi in una straordinaria svolta stilistica. Contatti Binari rompe con i grafismi, le scritte e i collage precedenti per abbracciare un espressionismo plastico e scultoreo di forte impatto emotivo. In una quasi totale monocromia funzionale basata sulle sfumature del blu, due figure nude emergono dall’oscurità. Una luce direzionale e tagliente, espressa tramite sciabolate di bianco puro, scolpisce i volumi dei corpi dell’artista e di suo marito, uniti in un legame indissolubile. Nell’anno in cui il mondo imponeva il distanziamento sociale e la paura del contatto, Tiziana Fiori firma il suo manifesto di resilienza più potente: la nudità come spoliazione da ogni paura e l’abbraccio coniugale come unico, immenso porto sicuro.
La produzione del 2020 di Tiziana Fiori si rivela così un cammino organico che va dal caos dell’universo alla quiete di una stanza. Attraverso una Pop Art profondamente lirica e sentimentale, il pigmento si è fatto memoria e la tela si è trasformata in uno scudo, ricordandoci che le geografie più belle non sono quelle che si visitano con i piedi, ma quelle che custodiamo gelosamente dentro gli occhi, pronte a risplendere ogni volta che decidiamo di ricordare.
Per Tiziana Fiori, la produzione nata nel silenzio del 2020 non ha rappresentato soltanto una risposta creativa a una crisi globale, ma si è configurata come un profondo processo autobiografico di rielaborazione del sé. In un momento in cui il mondo esterno imponeva la privazione della libertà e dello spazio, l’artista ha utilizzato la superficie bidimensionale della tela per compiere un viaggio a ritroso nel proprio vissuto, frammentando e ricostruendo la propria identità attraverso i codici della Pop Art.
Questa dinamica unisce il piano strettamente personale a una più ampia riflessione sul potere terapeutico della creazione:
IL SIGNIFICATO AUTOBIOGRAFICO E LA RIELABORAZIONE DEL SÉ
Attraverso le sei tele, Tiziana Fiori non si limita a ricordare, ma risignifica la propria storia.
La riconnessione con le radici biologiche: Nel dipingere la maternità (il feto nella nebulosa e la rosa nell’utero), l’artista riattualizza l’evento fondativo della propria esistenza generatrice, ancorandosi alla certezza della vita proprio mentre intorno si respirava un senso di precarietà.
Il turismo della mente come recupero identitario: Con il ciclo degli Occhi, Fiori trasforma la memoria geografica (Manchester, Praga, Londra) in uno specchio retrospettivo. Inserire le proprie fotografie giovanili e i simboli culturali che hanno plasmato il suo gusto significa riappropriarsi dei propri frammenti identitari, riaffermando il proprio percorso nel momento della massima staticità.
La sintesi relazionale: L’approdo finale di Contatti Binari rappresenta la presa di coscienza del sé non più come monade isolata dal virus, ma come parte di un incastro duale e salvifico. La spoliazione dei corpi diventa metafora di una spoliazione psicologica: di fronte al dramma, l’artista ritrova se stessa nella purezza del legame con l’altro.
LA FUNZIONE TAUMATURGICA GENERALE DELL’ARTE
Il percorso di Tiziana Fiori eleva la sua esperienza a simbolo di una verità universale: l’arte possiede una intrinseca funzione taumaturgica (curativa e catartica). Quando la realtà circostante diventa traumatica, caotica o incomprensibile, l’atto artistico interviene come un dispositivo di ordine e sublimazione.
Esorcismo del Trauma: Dipingere il dolore o l’isolamento attraverso colori saturi, linee nette e visioni surreali permette di oggettivare la paura. L’artista porta il caos interiore fuori da sé, lo fissa sulla tela e, così facendo, lo domina.
Scudo Biologico e Mentale: La tela diventa uno spazio sacro e inviolabile. Se il corpo è confinato, la mente – attraverso il pennello – può viaggiare nel tempo e nello spazio, rompendo le sbarre della realtà contingente.
La Bellezza come Cura: La Pop Art lirica di Tiziana Fiori dimostra che la ricerca della bellezza e della sintesi cromatica non è un esercizio frivolo, ma un bisogno biologico di armonia. L’arte medica le ferite dell’anima restituendo un senso, una direzione e una forma là dove la realtà sembra averli smarriti.
In ultima analisi, il viaggio di Tiziana Fiori sulla superficie della tela supera il dato puramente biografico per farsi archetipo di una profonda rielaborazione del sé. In quel 2020 dominato dalla privazione e dal silenzio, la pittura non è stata una semplice reazione creativa, ma un radicale processo autobiografico: frammentando e ricostruendo la propria identità tra le stelle della Nebulosa M11, le strade di Manchester e la penombra blu di una stanza da letto, l’artista ha risignificato la propria storia per ancorarsi a ciò che è eterno. È in questa spinta che si compie la funzione squisitamente taumaturgica dell’arte. Quando la realtà si fa traumatica e incomprensibile, l’atto creativo interviene come un dispositivo di cura e di ordine: porta il caos interiore fuori da sé, lo fissa nel colore e, così facendo, lo domina. La Pop Art lirica e sentimentale di Tiziana Fiori diventa così uno scudo biologico e mentale, la dimostrazione che la ricerca della bellezza è un bisogno primario dell’anima per medicarsi dalle ferite del presente. Se per l’artista la tela è stata il filo d’Arianna per non perdersi nel labirinto dell’isolamento, per il fruitore queste opere rimangono una testimonianza universale: la prova provata che, anche quando il mondo si ferma, la capacità umana di generare senso, memoria e amore resta l’anticorpo più potente contro il buio del tempo.
In conclusione, per Tiziana Fiori l’arte è stata il filo d’Arianna per non perdersi nel labirinto del lockdown; per l’umanità, rimane da sempre la prova provata che, anche quando tutto si ferma, la capacità umana di generare senso e bellezza resta l’anticorpo più potente contro la disperazione.
Di Massimo Di Martino
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La magia della poesia: i versi emozionanti dell’iraniana Farsa Omran
La magia della grande poesia asiatica torna a scaldare i cuori dei lettori! Oggi vi presentiamo la meravigliosa, profonda e struggente voce della poetessa iraniana Farsa Omran. Originaria della regione del Mazandaran e autrice di ben cinque straordinarie raccolte in versi liberi, la Omran ci regala la stupenda lirica “I tuoi capelli”. Un viaggio emotivo devastante e bellissimo attraverso le illusioni dell’amore, la magia della natura e la tristezza di chi, davanti al tempo che scorre inesorabile, si ritrova a “spazzolare vecchie parole ricoperte di polvere”. Un’analisi letteraria imperdibile!👇
Roma – In un mondo sempre più assordato dal rumore frenetico della cronaca, dalle polemiche televisive e dalla velocità dei social network, la vera, grande e silenziosa rivoluzione dell’anima si compie ancora una volta attraverso la forza dirompente e immortale delle parole scritte. La poesia contemporanea, specialmente quella che proviene da terre lontane, affascinanti e cariche di storia, possiede il dono sovrannaturale di farci fermare a respirare, costringendoci a specchiarci nelle nostre stesse, umanissime fragilità. Oggi, per la nostra seguitissima e amata rubrica culturale della domenica, vi portiamo in un viaggio emotivo che parte dalle lussureggianti coste del Mar Caspio per arrivare dritti al centro esatto del nostro cuore. Vi presentiamo la straordinaria e raffinata voce poetica di Farsa Omran, un’autrice capace di trasformare la malinconia in pura e vibrante magia letteraria. Originaria della suggestiva regione del Mazandaran, in Iran, la Omran unisce una profonda sensibilità artistica a una solida formazione accademica, avendo conseguito con successo una laurea in Geografia, una materia che riecheggia costantemente nei suoi versi attraverso l’osservazione attenta e spietata degli elementi naturali.
Farsa Omran: la voce poetica dell’Iran e le sue opere
Il percorso artistico di questa talentuosa autrice iraniana è costellato di successi letterari e di una costante ricerca introspettiva.
La sua produzione si sviluppa quasi interamente attraverso l’uso magistrale ed evocativo del verso libero, uno stile che le permette di svincolarsi dalle rigide metriche tradizionali per dare totale, incondizionata libertà di volo ai propri sentimenti. Ad oggi, Farsa Omran è autrice di ben cinque acclamate e lette raccolte di poesie, ognuna caratterizzata da titoli evocativi che sembrano già, da soli, frammenti di un racconto più ampio. Tra i suoi lavori più celebri ricordiamo “L’uomo la cui ombra è stata incorniciata” (Mardi Ke Sayeh-ash Qab Shodeh), “Il mare è nella mia tazza” (Darya Dar Estekan-e Man Ast), “Gli uccelli distratti” (Parandegan-e Sarbehava), “I giorni sul tavolo” (Ruzhaye Roy-e Miz) e infine la delicatissima e struggente “Una piacevole tristezza” (Anduh-e Delpazir). Le sue opere sono un continuo, incessante e affascinante dialogo tra la grandezza prepotente della natura e la minuscola, smarrita e spesso sofferente condizione umana, un tema che ritroveremo prepotentemente nel testo che vi proponiamo oggi.
“I tuoi capelli”: la lirica originale offerta ai nostri lettori
Per comprendere appieno la forza evocativa della scrittura di Farsa Omran, vi invitiamo a immergervi nella lettura silenziosa di una delle sue liriche più intense e rappresentative. Un concentrato di amore, disillusione e tempo che inesorabilmente sfugge via dalle mani.
I tuoi capelli
sono uccelli selvatici
che prendono il volo con il vento.
Hai sussurrato, vola,
e la piccola palla di neve nella mia mano
ha preso il volo.
Sei un mago.
Di’ primavera,
e guarda la neve
sbocciare in fiori.
Un ombrello
aperto sotto il sole
dimentica il ricordo della pioggia.
Anche tu te ne andrai,
e la neve che si posa sui miei capelli
mi trasformerà
in nient’altro che un pupazzo di neve.
Sfoglio
i giorni sbiaditi,
e lo specchio sa
che oggi non ho cuore
di spolverare.
Che la primavera venga
o resti lontana,
tu e io
non abbiamo nulla in comune
tranne le vecchie parole ricoperte di polvere
che continuiamo a spazzolare fino a renderle pulite.
L’analisi emotiva: la neve, la magia e l’illusione temporale
Leggere questi versi significa compiere un vero e proprio viaggio all’interno di una relazione amorosa logorata, un legame fatto di illusioni fugaci e di un presente ormai irrimediabilmente impolverato.
La Omran utilizza immagini visive di una potenza disarmante. I “capelli come uccelli selvatici” descrivono l’incontenibile e sfuggente libertà della persona amata, un individuo dotato del potere quasi magico di trasformare la fredda neve in fiori di primavera con un solo, semplice sussurro. Questa figura, descritta come un “mago”, incarna l’illusione totalizzante dell’amore, capace di far dimenticare il dolore passato (proprio come un ombrello aperto sotto il sole dimentica la pioggia). Ma la poetessa iraniana, con spietata lucidità geografica e temporale, sa benissimo che le stagioni girano inesorabilmente. L’abbandono è imminente, è una certezza fredda e ineluttabile: “anche tu te ne andrai”. E in quel vuoto gelido lasciato dall’assenza, l’io lirico si sentirà paralizzato, cristallizzato dal dolore, trasformandosi metaforicamente e drammaticamente in un immobile e freddo pupazzo di neve, incapace di reagire alla vita e al disgelo dei sentimenti.
La polvere dei ricordi e la condanna delle vecchie parole
Il finale della lirica è un vero e proprio, devastante pugno allo stomaco per il lettore, un concentrato purissimo di quella “piacevole tristezza” che dà il titolo a una delle sue raccolte.
La rassegnazione prende definitivamente e prepotentemente il sopravvento sulla magia iniziale. Davanti a uno specchio che osserva impietoso i “giorni sbiaditi”, la protagonista non ha più la forza, né il cuore, di spolverare via la malinconia. La primavera, intesa come stagione di rinascita spirituale e amorosa, perde totalmente di significato. L’unica e tragica connessione superstite tra i due amanti, ormai lontanissimi e distanti anni luce, è rappresentata da quelle “vecchie parole ricoperte di polvere”. Frasi svuotate del loro ardore originario, promesse non mantenute e ricordi logori che ci si ostina ostinatamente a spazzolare, nel disperato ma vano tentativo di farle tornare pulite e brillanti come un tempo. Un capolavoro assoluto di indagine psicologica che conferma Farsa Omran come una delle penne più affilate e preziose del panorama poetico internazionale.
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La magia di Menda Vreto: quando la poesia per l’infanzia insegna a vivere
Scrivere per i bambini non significa solo mettere in fila rime baciate e storielle allegre, ma avere il coraggio e la responsabilità di formare l’anima di un essere umano! Nel suo ultimo, meraviglioso e toccante editoriale, la scrittrice Menda Vreto ci accompagna in un viaggio profondo nei sentimenti dei più piccoli. Dalla fobia per gli animali alla sofferenza per i brutti voti o per l’emarginazione tra i banchi di scuola, l’autrice ci spiega come una semplice filastrocca possa ferire profondamente o, al contrario, insegnare l’empatia e curare le solitudini. Un capolavoro di pedagogia e umanità!👇
Roma – L’universo della letteratura dedicata ai più piccoli viene troppo spesso, e colpevolmente, derubricato dagli adulti a un semplice e innocuo passatempo. Quando la nostra mente corre alla “poesia per l’infanzia”, il pensiero vola immediatamente a un mondo incantato fatto esclusivamente di rime baciate, parole estremamente semplici, colori sgargianti e fantasia scatenata. Eppure, come ci ricorda magistralmente e dolcemente la scrittrice Menda Vreto nel suo ultimo, profondo editoriale, impugnare una penna per scrivere per i bambini significa in realtà compiere un atto di immensa e gravosa responsabilità sociale ed emotiva. Significa avere il coraggio e la lucidità di scegliere con attenzione chirurgica, quasi sacrale, ciò che andiamo a depositare nelle loro piccole mani tremanti e nella loro sconfinata, potentissima immaginazione. Un bambino, infatti, non si limita mai ad ascoltare passivamente una poesia rimanendo comodamente seduto al di fuori della narrazione. Al contrario, egli attraversa letteralmente la storia con la fantasia, osserva minuziosamente i personaggi, li scruta e li confronta continuamente con le proprie paure, con se stesso e con le persone che fanno parte del suo ristretto e fragile mondo reale.
Molto più che semplici filastrocche: il peso delle parole sui bambini
Il potere evocativo e distruttivo delle parole lette a un bambino è incalcolabile.
Come ci fa notare acutamente l’autrice, a volte una singola, apparentemente innocua e semplicissima frase estrapolata da un racconto può rimanere incisa indelebilmente nella mente di un fanciullo per un tempo infinitamente più lungo di quanto un adulto possa mai immaginare o sospettare. È per questo motivo fondamentale e pedagogico che, quando si cimenta nella delicata arte della scrittura per l’infanzia, Menda Vreto si impone una rigorosa riflessione preventiva, domandandosi non soltanto se il testo “funzioni” metricamente, ma soprattutto come esso potrebbe essere intimamente accolto, decifrato e vissuto dal bambino che lo ascolta incantato. Prendiamo, ad esempio, una banalissima filastrocca di ambientazione scolastica. Se, per pura logica narrativa, chi prende abitualmente un bel voto sul registro viene descritto univocamente come il bambino “intelligente” di turno, mentre chi sbaglia il compito viene etichettato crudelmente come quello che “capisce meno”, per un lettore adulto potrebbe trattarsi soltanto di un banale gioco di parole. Ma un bambino reale, in carne ed ossa, che nella vita di tutti i giorni si trova spesso, con sofferenza, dalla parte di chi commette errori, finirebbe inesorabilmente per riconoscersi proprio lì dentro, in quel ruolo di perdente. Potrebbe arrivare a pensare, con il cuore stretto in una morsa: “Forse non sono abbastanza bravo come gli altri”. E una frase del genere, anche se pronunciata senza alcuna cattiveria, può lasciare cicatrici profonde.
Paure vere e scherzi che feriscono: l’empatia tra le righe del testo
Questa spasmodica e amorevole attenzione per i sentimenti infantili si applica rigorosamente anche al modo in cui la letteratura racconta e dipinge il vasto regno degli animali o le dinamiche sociali all’interno del gruppo dei pari.
Ci sono tantissimi bambini, ci ricorda la scrittrice, che nutrono un terrore genuino, ancestrale e paralizzante nei confronti di un banale cane randagio, di un piccolo serpente, di un insetto ronzante o di una qualsiasi creatura che non hanno mai avuto l’opportunità di osservare da vicino. Quella paura non deve mai essere considerata ridicola o infantile: per loro è un mostro reale, tangibile e terrificante. Una bella storia, quindi, ha il potere di raccontare un animale teoricamente pericoloso senza la necessità di trasformarlo forzatamente in un’entità demoniaca da odiare ciecamente. Si può insegnare al bambino che è lecito avere paura, ma che è altrettanto possibile imparare a conoscere, tollerare e rispettare ciò che ci appare totalmente estraneo e incomprensibile. Lo stesso principio di sacrosanto rispetto vale per i rapporti umani tra i compagni di scuola. Pensiamo al dramma silenzioso di una bambina timida, a un compagno di banco introverso che parla poco, o a qualcuno che veste in modo diverso dalla massa. In una superficiale filastrocca a rime baciate, questi soggetti potrebbero diventare facilissimi e comodi bersagli per i personaggi di cui tutti ridono, spacciando l’episodio di bullismo per un innocente scherzo letterario. Ma per chi, nella vita vera, ha già conosciuto il gelo tagliente dell’esclusione sociale, quello “scherzo” stampato sulla pagina non farà ridere affatto. Porsi la fatidica domanda: “Se fossi io quella persona, come mi sentirei?” è l’unico argine morale prima di dare un testo alle stampe.
Niente finali perfetti: il dono inestimabile della scrittura per i piccoli
Nonostante questa enorme carica empatica, l’autrice sottolinea con forza un concetto fondamentale: la letteratura per l’infanzia non deve affatto trasformarsi in un mondo di plastica, sempre zuccheroso, finto, perfetto o totalmente privo di sani e formativi conflitti interpersonali.
I bambini, nel loro vissuto quotidiano, conoscono già molto bene il sapore aspro della paura, della rabbia furibonda, della gelosia che brucia, della solitudine in cortile e della cocente delusione. Non possiamo certo pretendere di proteggerli per sempre dalle brutture della vita nascondendo o censurando, come sotto una campana di vetro, tutto ciò che può risultare minimamente spinoso o difficile da metabolizzare. Possiamo, però, compiere un miracolo narrativo: raccontare il dolore offrendo sempre una reale e tangibile via d’uscita, una possibilità concreta di cambiamento interiore. Chi viene lasciato solo sul prato può finalmente essere notato da qualcuno. Chi sbaglia pesantemente può trovare dentro di sé il coraggio immenso di chiedere scusa all’amichetto. Dopo un litigio furioso si può provare faticosamente a parlarsi di nuovo. E a volte, confida l’autrice, non serve nemmeno scomodare un grande e spettacolare “lieto fine” hollywoodiano. Basta immaginare una persona triste e seduta da sola su una panchina, mentre qualcuno, in silenzio, le si avvicina e semplicemente si siede accanto a lei. Questo gesto minuscolo non cancella magicamente i problemi e non trasforma il bambino nel leader della scuola, ma, per un singolo e fondamentale momento, spezza la catena del dolore: non si è più soli. L’obiettivo supremo della penna di Menda Vreto non è dispensare noiose morali preconfezionate, ma lasciare, alla chiusura del libro, uno spazio di luce: la possibilità di essere semplicemente più gentili con se stessi, più attenti agli sguardi degli altri, più rispettosi del creato. Perché una rima svanisce in fretta, ma la sensazione di calore provata durante la lettura può salvare una vita intera.
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