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Cultura

L’Aquila Capitale della Cultura 2026: il CAI porta la scuola in montagna

La montagna diventa una gigantesca, meravigliosa e fondamentale aula a cielo aperto per salvare il nostro futuro! A L’Aquila, fieramente Capitale Italiana della Cultura 2026, si tiene in questi giorni lo storico e attesissimo 76° Corso nazionale di formazione per insegnanti, organizzato magnificamente dal Club Alpino Italiano (CAI Scuola e Sezione L’Aquila). Attraverso laboratori pratici, lezioni di outdoor education ed escursioni mozzafiato nel Parco Nazionale del Gran Sasso, l’iniziativa si propone di formare i docenti sui delicatissimi temi dell’educazione ambientale, della sostenibilità e della cittadinanza ecologica, fornendo loro gli strumenti per educare i ragazzi alle grandi sfide climatiche moderne👇

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Locandina evento Cai L'Aquila

L’Aquila – L’ambitissimo, storico e pesantissimo riconoscimento nazionale ottenuto per questo prestigioso e vibrante anno solare del 2026, ovvero la solenne e gloriosa proclamazione della città dell’Aquila a incontrastata Capitale Italiana della Cultura, non rappresenta unicamente e banalmente un formale e freddo sigillo burocratico apposto su una mappa turistica. Si tratta, al contrario, di una grandissima, vitale e coraggiosa opportunità strategica ideata appositamente per valorizzare prepotentemente l’immenso, profondo e inestimabile patrimonio storico, architettonico, artistico e naturale del territorio abruzzese. Ma è, soprattutto e intimamente, un forte e chiaro invito istituzionale e civile a fermarsi per riflettere concretamente sul delicato, fragile e mutevole rapporto esistente oggi tra le giovani comunità, il tessuto del territorio e la spasmodica ricerca di un futuro che sia realmente e strutturalmente sostenibile per il pianeta. Ed è proprio incastonato perfettamente all’interno di questo magico, stimolante e florido scenario culturale e paesaggistico di rinascita, che il ruolo didattico, umano e sociale della Scuola e dei suoi volenterosi docenti torna prepotentemente, prepotentemente a ricoprire una funzione assolutamente e drammaticamente centrale. Educare seriamente e profondamente le nuove generazioni di studenti significa infatti, oggi più che mai, fornire loro le adeguate, complesse e necessarie competenze tecniche, l’indispensabile consapevolezza civica e i giusti, moderni e affilati strumenti logici e critici per poter interpretare lucidamente, coraggiosamente e attivamente le svariate, immani e spaventose sfide ambientali e climatiche del nostro turbolento tempo moderno.

Il 76° Corso nazionale per docenti: ecologia e territorio

Proprio sposando in pieno e con grande slancio vitale questa nobilissima e complessa visione pedagogica e ambientale, è nato e si è sviluppato un evento di caratura e importanza nazionale senza alcun precedente nel capoluogo.
L’attesissimo e fondamentale corso di alta formazione professionale e didattica dedicato interamente ed esclusivamente agli insegnanti, incentrato sui delicati e vitali temi dell’Educazione Ambientale e della moderna Cittadinanza Ecologica, è stato sapientemente, capillarmente e meticolosamente organizzato dal 1° fino al 4 ottobre 2026 proprio nel cuore storico dell’Aquila. Questo importantissimo appuntamento didattico e formativo (che prende il nome ufficiale e altisonante di 76° Corso nazionale di formazione per insegnanti) è stato fieramente e storicamente ideato, promosso e organizzato con grandissimo e ammirevole sforzo congiunto dalla preziosa struttura di CAI Scuola, operante in strettissima, fruttuosa e costante sinergia con la preparatissima Sezione CAI (Club Alpino Italiano) dell’Aquila, e potendo inoltre contare sul massiccio, fondamentale e solido supporto logistico del CAI regionale. L’intera, complessa e lodevole iniziativa si inserisce perfettamente e istituzionalmente all’interno del rigido quadro normativo del Protocollo d’intesa firmato e siglato direttamente con i vertici romani del Ministero dell’Istruzione e del Merito. L’obiettivo primario, audace e dichiarato del progetto è proprio quello di accompagnare amorevolmente e professionalmente i docenti scolastici in un affascinante, complesso e modernissimo percorso di aggiornamento e potenziamento professionale, basato interamente su immersive attività pratiche direttamente sul campo, capaci di integrare perfettamente le asettiche conoscenze scientifiche teoriche con nuovissime, coinvolgenti e metodologie didattiche sperimentali fortemente e indissolubilmente legate all’amore per il proprio territorio e per la montagna.

L’Aquila come enorme e meravigliosa aula a cielo aperto

L’approccio teorico ed esperienziale adottato dalla struttura pedagogica del Club Alpino Italiano ribalta completamente, positivamente e coraggiosamente i vecchi, rigidi e polverosi canoni della tradizionale e noiosa didattica frontale.
Il corso appena inaugurato è stato finemente, intelligentemente e appositamente pensato e calibrato per tutti quegli insegnanti moderni, curiosi e coraggiosi che vogliono letteralmente, magicamente e quotidianamente trasformare l’alta e astratta idea di sostenibilità globale in una vera e propria esperienza educativa concreta, tangibile, profondamente coinvolgente emotivamente e capace di lasciare un segno indelebile nell’anima degli alunni. Non si tratta, quindi, della solita, piatta e sterile formazione fatta di noiose slide scorse al computer, ma di un vero, reale e avventuroso percorso di scoperta umana: la splendida città dell’Aquila, circondata fedelmente dal suo patrimonio naturale unico e invidiabile, dai suoi immensi Parchi nazionali tutelati, dai suoi paesaggi mozzafiato e forte della sua dolorosa ma splendida e indomita storia di ricostruzione e rinascita post-sisma, si trasforma per l’occasione in una gigantesca, meravigliosa e vibrante “aula a cielo aperto”. Attraverso intensi laboratori creativi, stancanti ma gioiose attività di outdoor education, fitti incontri tecnici con luminari ed esperti del settore e incantevoli visite guidate nei luoghi simbolo del patrimonio naturale aquilano, gli attenti docenti saranno guidati passo dopo passo nella complessa costruzione di nuovi percorsi educativi prettamente interdisciplinari. Nuovissime, preziose e spendibili competenze didattiche che i docenti potranno poi, in un secondo e magico momento, trasferire direttamente e appassionatamente ai loro giovanissimi e curiosi alunni tra i banchi di scuola.

La transumanza come moderna e cruciale chiave di lettura

La scelta geografica, logistica e culturale di svolgere questo importantissimo corso proprio a L’Aquila, nel fatidico anno in cui la città splende come Capitale della Cultura, è stata fortemente, logicamente e intensamente voluta dai vertici dell’associazione.
Un tema fortissimo, ancestrale e identitario che fa da filo conduttore all’intero evento è quello della pastorizia e della storica transumanza abruzzese. Tuttavia, questo prezioso e antico elemento non viene banalmente presentato “solo” come un malinconico e statico reperto o come dolce e sfocata memoria del passato rurale da rievocare folcloristicamente, ma soprattutto come un’affilatissima, complessa e modernissima chiave di lettura del nostro inquieto presente. Si tratta di una pratica antica e saggia che intreccia meravigliosamente e indissolubilmente il delicato rispetto per l’ambiente, la fiera storia locale, il paesaggio montano, la fragile micro-economia e la coesione della comunità. Studiare la transumanza oggi consente paradossalmente, utilmente e magicamente di riflettere in maniera profondissima e molto attuale su concetti cardine per il nostro pianeta, come la vitale sostenibilità globale, la ricchezza della biodiversità, il fondamentale uso etico e responsabile delle scarsissime risorse idriche e, in definitiva, il millenario, intimo e mai del tutto risolto rapporto vitale tra l’uomo e la natura. Il fittissimo programma del corso, abilmente e sapientemente articolato tra lunghe lezioni teoriche, laboratori scientifici e stancanti ma meravigliose escursioni nell’ambiente incontaminato e protetto del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, offrirà concretamente e gratuitamente a decine di insegnanti di vivere pienamente e intimamente la montagna come il più grande, sacro e potente luogo educativo mai creato. Ai partecipanti, al rientro a casa, resterà non solo un attestato cartaceo, ma soprattutto il ricordo indelebile di un’esperienza formativa intensissima e preziosa per il futuro del Paese.

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Cultura

Domenica al Museo: il 4 ottobre ingressi gratuiti nei siti archeologici di Roma

La grande bellezza di Roma torna ad aprire le sue porte gratuitamente a tutti i cittadini e turisti! In occasione della classica “Domenica al Museo” del 4 ottobre, l’amministrazione capitolina garantirà l’ingresso completamente libero e senza biglietto alla stragrande maggioranza dei Musei Civici e a meravigliose aree archeologiche monumentali a cielo aperto, come i Fori Imperiali, il Circo Massimo e l’Area Sacra di Largo Argentina. Tornano anche le seguitissime e richieste visite guidate a Palazzo Senatorio in Campidoglio. Ecco il lunghissimo, vasto e imperdibile elenco di tutte le mostre visitabili gratuitamente e quelle a pagamento👇

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Parco Archeologico del Celio_ph. Monkeys Video Lab-

Roma – La straordinaria, ineguagliabile e magica bellezza millenaria della Capitale d’Italia si prepara ancora una volta a svelarsi gratuitamente e generosamente agli occhi innamorati e curiosi di cittadini, turisti, famiglie e appassionati d’arte. In occasione del ritorno del popolarissimo, consolidato e atteso appuntamento con la prima domenica del mese, fissato in calendario per l’imminente 4 ottobre 2026, l’ingresso sarà infatti totalmente, liberamente e democraticamente gratuito per tutte e tutti all’interno del vastissimo e inestimabile circuito dei Musei civici di Roma Capitale. Ma il grande e inestimabile regalo culturale dell’amministrazione capitolina non si ferma certamente e unicamente alle rassicuranti e accoglienti mura dei percorsi museali chiusi: la prestigiosa gratuità domenicale si estenderà prepotentemente e storicamente anche ad alcune tra le più importanti, affascinanti e celebri aree archeologiche a cielo aperto del tessuto urbano cittadino. Un’occasione d’oro e letteralmente irripetibile per riappropriarsi fisicamente e visivamente della storia imperiale e repubblicana. Tra i siti monumentali ad accesso libero e gratuito spiccano orgogliosamente l’imperdibile e prezioso Museo della Forma Urbis (aperto dalle ore 10 alle 19, con ultimo ingresso alle 18), la suggestiva e recentemente riqualificata Area Sacra di Largo Argentina (dalle 9.30 alle 19), la vastissima area archeologica del Circo Massimo e la mozzafiato passeggiata monumentale dei Fori Imperiali, con scenografico ingresso garantito direttamente dalla maestosa Colonna Traiana (apertura dalle 9 alle 19.15).

Le visite guidate a Palazzo Senatorio e ai Musei Capitolini

Il ricchissimo, vasto e imperdibile “menù” culturale predisposto dall’amministrazione per la prima domenica ottobrina offre perle di inestimabile valore storico anche e soprattutto nel cuore nevralgico e amministrativo della città eterna.
Sono state infatti felicemente e ufficialmente confermate le attesissime visite guidate e gratuite all’interno del solenne Palazzo Senatorio, situato sulla sommità del Campidoglio, durante le quali i fortunati visitatori saranno sapientemente e didatticamente accompagnati da guide esperte alla maestosa scoperta delle sale storiche del Palazzo (oggi vivace sede ufficiale della Giunta del Comune di Roma), con profondi e interessanti approfondimenti storici sulla sua evoluzione millenaria. Le visite, caldamente promosse dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, richiedono tassativamente la prenotazione obbligatoria telefonando al contact center 060608. Ingresso totalmente e meravigliosamente gratuito anche per accedere alle splendide e innumerevoli esposizioni temporanee attualmente in corso nelle sedi dei musei civici capitolini, a partire proprio dalle sontuose stanze dei Musei Capitolini. Qui, la Pinacoteca ospita il raffinato progetto espositivo intitolato “Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva”, mentre nelle antiche sale del piano terra del Palazzo dei Conservatori si potrà sognare a occhi aperti ammirando la mostra “Angeli – Messaggeri, custodi e viandanti”. Infine, nelle sale affrescate del Palazzo Clementino, spicca la cromatica e lussuosa mostra “I Colori dell’Antico. Marmi Santarelli ai Musei Capitolini”.

Dalla moda al contemporaneo: Montemartini e Galleria d’Arte

Allontanandosi leggermente dal centro storico più turistico e dirigendosi verso il quartiere Ostiense, l’offerta culturale civica gratuita si tinge incredibilmente di glamour, design moderno e affascinante archeologia industriale.
Presso gli incredibili spazi post-industriali dei Musei Capitolini – Centrale Montemartini, prosegue orgogliosamente la patinata e curiosa esposizione “Moda in luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale”, un racconto visivo inedito e meraviglioso sulla Moda come grande e indiscussa protagonista della Dolce Vita della Capitale, arricchito da preziosi e rarissimi materiali provenienti direttamente dall’immenso Archivio storico dell’Istituto Luce. Nel cuore del centro, alla prestigiosa Galleria d’Arte Moderna di via Crispi, è invece felicemente in corso la maestosa mostra “GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025”, con oltre 120 preziosissime opere d’arte riunite in un unico e indimenticabile percorso espositivo. Vastissima e diversificata si presenta anche l’offerta gratuita all’interno del verde dei Musei di Villa Torlonia: al Casino dei Principi si potrà ammirare l’arte della pittrice Elisa Montessori, mentre alla romantica e suggestiva Casina delle Civette andrà in scena la mostra patriottica e celebrativa “Sotto una buona stella – L’emblema della Repubblica Italiana”. Al Museo di Roma in Trastevere, vera e propria mecca della fotografia contemporanea, ben tre grandi e diverse mostre d’autore accoglieranno gratuitamente i visitatori, tra cui spicca l’omaggio a Fulco Pratesi (storico e tenace fondatore del WWF Italia). Da segnalare doverosamente anche le mostre al Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese, la statua in acciaio dedicata alla Divina Maria Callas al Museo Barracco e gli straordinari disegni esposti al Museo Napoleonico.

Le eccezioni alla gratuità: dalle mostre immersive ai bunker

Come accade abitualmente, puntualmente e regolarmente in ogni singola occasione istituzionale, alcune specifiche, costosissime o delicatissime esposizioni temporanee non rientrano purtroppo nelle agevolazioni della prima domenica del mese, mantenendo invariata la tariffazione.
Fanno inevitabile ed esplicita eccezione alla gratuità statale e civica (richiedendo quindi il pagamento del regolare e consueto biglietto d’ingresso a tariffazione ordinaria, pur mantenendo attiva la tariffa ridotta per i fortunati e numerosi possessori della tessera nominativa MIC Card), quattro grandissime mostre ed esperienze immersive attualmente in corso nella Capitale. Si tratta della coloratissima e imponente retrospettiva messicana “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna” (ospitata ai Musei Capitolini negli spazi di Villa Caffarelli), della raffinata e controversa mostra fotografica internazionale “Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza” (allestita presso il Museo dell’Ara Pacis), della seguitissima, emozionante e richiestissima visita guidata ai cupi e storici Bunker e rifugi antiaerei di Villa Torlonia (un incredibile e realistico percorso espositivo multimediale e sotterraneo per rivivere in prima persona il puro terrore dei bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale, con prenotazione obbligatoria) e, infine, del sempre amatissimo e tecnologico “Circo Maximo Experience” (il viaggio sbalorditivo nella Roma antica in realtà aumentata e visori 3D). I preziosi e fluidi servizi museali di questa ennesima, meravigliosa e indimenticabile domenica dedicata interamente all’arte e alla bellezza, saranno abilmente e professionalmente curati e gestiti dal personale specializzato di Zètema Progetto Cultura.

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Lifestyle

Il cortocircuito verbale che frantuma i cliché e svela i segreti dell’inconscio: la poetessa Maria Grazia Sabione lancia lo shock lirico di “Non c’è verso”

L’oro della poesia d’avanguardia frantuma i filtri della finzione commerciale e il tomorrow della letteratura indipendente lancia uno scudo lirico contro il conformismo da smartphone! Esce ufficialmente oggi, mercoledì 30 settembre 2026, in formato cartaceo e in e-book “Non c’è verso”, lo straordinario nuovo libro della poetessa sannita Maria Grazia Sabione, pubblicato nella prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti Editore. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito nei monitor dei lettori che fa collidere l’elaborazione del lutto, la percezione del corpo e la critica sociale alla sfolgorante prefazione-encomio firmata dall’illustre autore e compositore Francesco Gazzè (storica firma in asse con il fratello Max Gazzè). Un comfort funzionale perfetto per famiglie e giovani under 30 che sblocca l’ironia rionale della sezione “Maria senza Grazia” in vista della parata ufficiale al Salone del Libro di Torino nel maggio 2027. Scoprite la recensione completa nel nostro articolo! 👇

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Copertina_Non cè verso

Firenze – Un’onda di dirompente intensità espressiva, misticismo verbale e fiera introspezione psicologica si propaga dai laboratori della letteratura indipendente per invadere l’intero Paese, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni la risorsa terapeutica ed etica più potente per curare lo scollamento emotivo e l’asfissia dei nostri giorni. La grande saggistica in versi e la scrittura nuda, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione commerciale di plastica e dei filtri digitali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare i soft skill dell’io e le fragilità biologiche della coscienza, regalando al pubblico un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dell’omologazione capitalista. Oggi, mercoledì 30 settembre 2026, il panorama editoriale dello Stato celebra lo sblocco e la consacrazione di un’opera dal devastante impatto antropologico: è ufficialmente disponibile nelle librerie e nei digital store in formato cartaceo e in e-book “Non c’è verso”, la monumentale silloge poetica firmata dall’intellettuale sannita Maria Grazia Sabione, elargita sotto l’egida protetta della collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti Editore.

Il progetto discografico della parola, programmato per abitare i monitor dei lettori e dei collezionisti della rete, si articola come un vero e proprio manifesto d’avanguardia incentrato sulla coesione sociale e sull’onestà delle idee, sintonizzando le scadenze della cultura sui canali di un interplay perfetto. Se nell’uso comune e rionale l’espressione del titolo definisce l’impossibilità e l’inutilità di ogni tentativo quotidiano, nel linguaggio ingegneristico della Sabione il verso si trasmuta in movimento puro, direzione e orientamento esistenziale. Non parliamo di un’operazione letteraria riempitiva o di un canovaccio nostalgico al ribasso, ma di un cammino di prossimità in totale trasparenza e privo di filtri protettivi: «Ho scelto un titolo nel quale potessero biologicamente convivere lo smarrimento profondo dei nostri rioni e l’ostinazione civile a continuare a cercare la propria verità», confessa l’autrice, originaria di Cusano Mutri (Benevento) ma da anni stanziale nei quartieri storici di Firenze, taccuino alla mano e passioni calde.

Dalle sezioni geometriche al sodalizio con Francesco Gazzè: l’ordito del testo

L’ordito di “Non c’è verso” si sviluppa come un viaggio specchio, imprevedibile ed iper-emotivo, suddiviso in sezioni tematiche d’eccellenza che giocano spavaldamente con i prefissi e le declinazioni della parola stessa: dal capo-verso al contro-verso, passando per l’in-verso, il ri-verso, fino a confluire stabilmente nel di-verso. Questo portfolio di risposte flessibili permette alla scrittrice under 50 di far collidere sentimenti discordanti e di lasciare aperto ciò che, nell’esperienza dei quartieri, rimane strutturalmente irrisolto. Tra le pagine, i legami familiari, la dura prova biologica del lutto, la percezione corporale, la malattia e la cura convivono con uno sguardo severo e critico sul mondo del lavoro, sul senso di appartenenza rionale e sulla libertà individuale, scacciando il torpore e le nevrosi della modernità liquida.

I dati della critica letteraria parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi o ipocrisie interpretative: il valore monumentale del testo ha incassato nei registri dello Stato la firma e il plauso d’élite di Francesco Gazzè, celebre autore, compositore e fratello d’arte del famosissimo cantautore Max Gazzè. Gazzè ha definito le liriche della Sabione come uno scudo impenetrabile contro il cinismo dei consumi contemporanei, parlando nei suoi verbali di prefazione di «una lunga serie di capolavori che non possono essere confinati in una semplice introduzione, ma che rappresentano pura gioia per chiunque rimanga ancora aggrappato al filo tenue e biologico di quella passione civile chiamata Poesia», un comfort funzionale perfetto andato già rubato negli occhi dei massimi collezionisti di libri della penisola.

La satira di “Maria senza Grazia” e lo sblocco ufficiale al Salone di Torino nel 2027

Per Maria Grazia Sabione la scrittura nasce dall’urgenza etica di fare spazio a ciò che, rimanendo confinato nell’ombra inospitale della coscienza rionale, risulterebbe altrimenti difficile persino da nominare o radiografare attraverso gli schermi. I Criteri del suo rigoroso lavoro ingegneristico sulla forma — fatto di pause millimetriche, ritmi serrati e una calibrata selezione lessicale priva di filtri commerciali — rendono udibile l’involontario, come il rossore improvviso sul volto di un minore, un attimo in cui diventiamo leggibili agli altri senza averlo calcolato. Il testo si tinge inoltre di una sfolgorante vena d’autoironia nella sezione speciale “Maria senza Grazia”, in cui la poetessa scompone e ricompone il proprio nome dello Stato civile, dimostrando con i fatti che la sofferenza biologica non deve occupare ogni spazio della lingua, lasciando le porte spalancate al gioco della coesione sociale e all’ascolto lungo e discreto dei piccoli gesti quotidiani, come una sedia lasciata vuota in cortile.

La direzione logistica di Aletti Editore comunica che i controlli tecnici sulle bozze e sui master e-book sono ultimati per assicurare un’accessibilità universale e priva di barriere economiche a tutta la cittadinanza. Il volume ha già blindato la sua presenza stanziale all’interno dei monitor e degli stand del prossimo, attesissimo Salone Internazionale del Libro di Torino, programmato per le scadenze del maggio 2027, dove l’autrice incontrerà in totale trasparenza i lettori e i buyer nazionali e transnazionali del libro. I database sono attivi e i canali della stampa specializzata sintonizzati per il fine settimana. Questo weekend d’autunno spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e aprite le pagine di “Non c’è verso”: la poesia di Maria Grazia vi aspetta a braccia aperte per ricordarvi che finché l’umanità saprà usare la parola per difendere la propria libertà dello spirito, il domani della nostra terra sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. Il viaggio nel tempo dei versi è cominciato, ed è una bellissima storia di futuro che aspetta solo di essere vissuta.

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Cultura

Moda e nobiltà nel Settecento: Alessandra Geromel apre i Giovedì della Cultura

Sfarzo, lusso estremo, crinoline e vanità senza limiti! I “Giovedì della Cultura” ripartono l’8 ottobre a Treviso (Casa dei Carraresi) con una meravigliosa, affascinante e coloratissima conferenza dedicata esclusivamente alla moda e al costume della nobiltà del Settecento. La studiosa ed esperta di tessuti antichi Alessandra Geromel ci guiderà in un viaggio nel passato per scoprire come dame e cavalieri spendessero fortune immense in nastri preziosi, fiori di seta e galloni dorati pur di apparire sempre impeccabili e non sfigurare nel crudele e competitivo “palcoscenico della società” dell’epoca👇

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Alessandra Geromel

Treviso – L’inizio della nuova, attesissima e ricchissima stagione autunnale segna ufficialmente e solennemente la gioiosa ripartenza di uno degli appuntamenti intellettuali e divulgativi più amati, seguiti e radicati dell’intero territorio veneto. Riparte infatti con grandissimo entusiasmo la celebre rassegna de “I Giovedì della Cultura”, l’infinita maratona del sapere che proseguirà ininterrottamente fino al prossimo 29 maggio 2027 offrendo puntualmente al vasto pubblico (ogni giovedì pomeriggio, sempre con orario d’inizio fissato alle ore 18:00 all’interno della suggestiva ed elegante cornice storica di Casa dei Carraresi a Treviso) un incontro stimolante e completamente gratuito su temi sempre diversi, attuali o curiosamente originali. La complessa e variegata edizione 2026/27, che promette di spaziare liberamente e fluidamente dalla grande arte alla storia moderna, per poi toccare ambiti inesplorati come la storia degli scacchi medievali, i nuovi mezzi scientifici e i musei d’impresa, ha deciso di inaugurare e aprire il suo lungo cartellone giovedì 8 ottobre con un affascinante e raffinato salto temporale all’indietro. Il primo, prestigioso appuntamento in calendario (che rappresenta incredibilmente e statisticamente l’incontro numero 216 di questa fortunatissima serie culturale iniziata nel 2019) sarà infatti interamente, profondamente e minuziosamente dedicato all’affascinante e frivolo mondo della moda aristocratica d’altri tempi. La lunga serie di conferenze, visibile come sempre anche sul canale YouTube di Fondazione Cassamarca, comincia con un approfondimento magistrale dal titolo “La ricerca della novità nella moda del Settecento”.

Il palcoscenico della vita: l’importanza dell’abito in società

Il compito delicatissimo, onorevole e prestigioso di tagliare idealmente il nastro di partenza di questa nuova edizione è stato saggiamente e orgogliosamente affidato dalla direzione scientifica ad Alessandra Geromel, apprezzatissima e preparata storica del tessuto e ricercatrice indipendente.
Attraverso la sua analisi accuratissima, puntuale e ricca di aneddoti visivi, il pubblico trevigiano sarà letteralmente e magicamente trasportato nei salotti buoni e nelle sfarzose corti europee del diciottesimo secolo. La studiosa illustrerà brillantemente come l’importanza fondamentale e viscerale del “bel vestire”, che ha logicamente e storicamente accompagnato la storia dell’uomo fin dalle sue primissime origini civili, subisca una vera e propria, clamorosa e gigantesca amplificazione sociale proprio nel corso dell’intero Settecento. In quell’epoca d’oro (caratterizzata dai fronzoli del Rococò e dai dettami stilistici imposti ferocemente dalla lontana Versailles), presentarsi pubblicamente e abitualmente in società in maniera non adeguatamente vestita o trascurata rappresentava uno sgarbo mortale. Mantenere un guardaroba costantemente aggiornato richiedeva alla ricchissima nobiltà del tempo una cura maniacale, un dispendio economico spaventoso e un impegno quotidiano e logorante senza precedenti nella storia. L’apparizione in pubblico, che fosse in una piazza, in un lussuoso teatro o in un rigoglioso giardino signorile, diventava un vero e proprio e cruciale momento di affermazione personale e politica. Gli influenti e vanitosi esponenti della corte e della nobiltà recitavano quotidianamente, e con estrema serietà, il proprio fondamentale ruolo sociale sul grande “palcoscenico della vita”, esercitando consapevolmente e furbescamente una sorta di irresistibile attrazione e di smodata emulazione nei confronti di chiunque assistesse, da vicino o da lontano, a questa sfarzosa e calcolatissima messa in scena sartoriale.

La spasmodica ricerca della novità: tessuti, accessori e nastri

Entrando nei preziosissimi dettagli sartoriali del costume d’epoca, la conferenza della Geromel getterà una luce nuova e brillante proprio sui meccanismi commerciali e artigianali che muovevano l’industria del lusso settecentesco.
Se da un lato, osservando i grandi dipinti storici, si notano soltanto dei piccolissimi e quasi impercettibili cambiamenti che interessano radicalmente le macro-fogge degli ingombranti abiti (soprattutto femminili) durante il lento svolgersi del secolo XVIII, è invece proprio nel campo specifico della manifattura tessile e della decorazione minuta che si concretizza storicamente, commercialmente ed esteticamente il desiderio irrefrenabile e quasi patologico di assoluta novità che appartiene intimamente a questa società colta, raffinata e spesso annoiata. La studiosa spiegherà minuziosamente l’importanza capitale di inventare e produrre sempre nuovi, intricatissimi e costosi motivi decorativi stampati e ricamati sui tessuti di seta, motivi che si dovevano rigorosamente susseguire a un ritmo commerciale frenetico e incalzante, mutando quasi a ogni singola stagione. Verrà posta un’attenzione accademica e documentaristica enorme anche agli innumerevoli, preziosi e delicatissimi accessori (come i costosi nastri di velluto, i luccicanti galloni intrecciati d’oro e d’argento e i delicati e coloratissimi fiori di stoffa) con cui i nobili esigevano di decorare e svecchiare continuamente le proprie e preziose vesti. Tutti questi fragili e costosissimi elementi stilistici erano impiegati strategicamente e quotidianamente nel tentativo esasperato di creare un’immagine di sé costantemente rinnovata, elegante, ricercatissima e assolutamente mai banale, con la quale poter brillare e primeggiare ferocemente nella spietata e competitiva “società dei pari”.

Chi è la relatrice Alessandra Geromel e il sostegno al progetto

A guidare i presenti in questo affascinante, setoso e coloratissimo labirinto di vezzi, pizzi e crinoline sarà, come detto, l’espertissima studiosa Alessandra Geromel.
Allieva storicamente e accademicamente prediletta di due mostri sacri del settore come Doretta Davanzo Poli e Paolo Peri, la relatrice è una brillante ricercatrice indipendente e un’apprezzata conferenziera. La sua lunga e prestigiosa carriera professionale si basa sull’attento, faticoso e minuzioso studio e sulla complessa e rigorosa catalogazione scientifica di antichi e preziosissimi tessuti e di fragili e rarissimi paramenti sacri storici, svolgendo perizie per conto di svariati musei italiani, ricche diocesi e collezionisti privati. Fra le sue innumerevoli, autorevoli e prestigiose collaborazioni nazionali spiccano orgogliosamente quelle con il Museo del tessuto liturgico di Brescia, l’imponente Castello Sforzesco di Milano, lo storico Castello del Buonconsiglio di Trento e la Diocesi della vicina e amata Treviso. Al difficile lavoro di studiosa da campo e da archivio, affianca stabilmente quello di stimata docente di storia del tessuto antico. La bellissima conferenza d’esordio, così come l’intera, lunghissima e ricca rassegna intellettuale trevigiana, è storicamente, lodevolmente e minuziosamente organizzata dalla Fondazione Cassamarca, e si pregia e avvale del fondamentale, solido e generoso contributo economico fornito da Banca delle Terre Venete (Gruppo BCC Iccrea). Proprio Gianfranco Sasso, presidente di Banca delle Terre Venete, ha recentemente sottolineato il valore profondo dell’impegno profuso: «Investire concretamente in questa bellissima iniziativa significa fattivamente sostenere una cultura totalmente aperta, capace di parlare al grande pubblico attraverso un programma estremamente ricco. Un modo serio e tangibile per contribuire alla crescita culturale della comunità». L’appuntamento con la moda e la vanità del Settecento è per giovedì 8 ottobre.

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