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TRUFFE, IMBROGLI E TRUCCHI DELLE BANCHE ITALIANE:COME DIFENDERSI

In evidenza TRUFFE, IMBROGLI E TRUCCHI DELLE BANCHE ITALIANE:COME DIFENDERSI

Redazione-“Io so e ho le prove”. Sono le parole, ma anche il titolo del libro, di Vincenzo Imperatore, ex manager e capo area di un importante istituto di credito. Edito nel 2014 da “Chiare Lettere”, acquistabile anche online (Amazon, Ibs e su tutti i più importanti circuiti), rimasto primo in classifica per diverse settimane e già alla quinta ristampa, il volume di Imperatore è stato, per le banche italiane, come “Le mie prigioni” di Pellico o le rivelazioni di un “pentito” per il clan. In un momento in cui gli italiani prendevano progressivamente coscienza delle pratiche illecite operate dalle banche – grazie anche ai duri colpi assestati dalla magistratura degli ultimi 15 anni – “Io so e ho le prove” svela il sistema di raggiri degli istituti di credito ai danni dei correntisti, la “gigantesca truffa”, come la chiama lo stesso Imperatore. Vediamo in dettaglio tutti i modi che le banche hanno per 'raggirare' il cliente.

IL CODICE 72H Tutte le banche di sistema, specie quelle più forti sul mercato, temono il cosiddetto "rischio reputazionale", ossia che il proprio nome venga screditato pubblicamente. Lo temono più di una condanna del tribunale, perché ha un impatto diretto sul loro conto economico: è immediato, diretto e senza appello. Il che potrebbe voler dire, specie per le piccole filiali, una generalizzata fuga della clientela.Così, di fronte anche al più flebile reclamo, scatta quello che, con nome in codice, viene detto "72H". Si tratta di una riserva di denaro, disponibile presso tutte le filiali (dai 500 ai 10mila euro), da "regalare" (o meglio, restituire) al cliente alla prima contestazione, in modo da placarne l'ira. Insomma, la parola d'ordine è "calmierizzare il reclamo" entro massimo 72 ore. Una manovra d'urgenza per mettere il bavaglio.

I TITOLI TOSSICI I panni sporchi si lavano in casa propria. Questo detto, però, non vale per le banche che appena si accorgono di aver fatto un errore finanziario, acquistando titoli "spazzatura", subito cercano di disfarsene, rifilandoli ai propri clienti. È quanto successo, per esempio, con i Lehman brothers, con i Bond argentini, ma anche con i titoli Cirio, Parmalat e, non in ultimo, con la famosa crisi dei Subprime.

Come fare, però, per far cadere la responsabilità del cattivo affare sul cliente? Semplice: ogni cittadino italiano che voglia investire in titoli, obbligazioni, azioni, ecc. è garantito da una legge europea chiamata "Mifid": in pratica, ogni volta che un consumatore-investitore entra in banca per sottoscrivere un contratto quadro per l'acquisto di valori mobiliari, deve compilare un questionario con cui viene fotografato il suo "profilo di rischio", nonché viene presa consapevolezza delle sue conoscenze del mercato finanziario. Sulla base delle risposte fornite dal cliente viene elaborato il suo profilo di rischio, sistematicamente manipolato dal dipendente di banca delegato a compilare il questionario, in modo che risulti un profilo più esperto di quello effettivo.Ovviamente questo il cliente non lo sa. Ma può potrebbe benissimo verificarlo in qualsiasi momento, andando in banca e chiedendo che gli venga esibito il proprio profilo di rischio: se questo non corrisponde a quello effettivo può pretendere che venga cambiato.Ma perché tutto questo? Facile, ci spiega Imperatore. Con un profilo esperto, si possono rifilare al cliente titoli ad alto rischio, quelli "tossici" come si dice in gergo. Insomma, la spazzatura.

 

 

MUTUI IPOTECARI Per garantire che i beneficiari dei mutui possano restituire le somme avute in prestito, la legge stabilisce che, quando si chiede un finanziamento per l'acquisto di una casa (cosiddetto mutuo ipotecario) l'importo finanziabile non possa superare l'80% del valore dell'immobile da acquistare e sul quale verrà poi concessa l'ipoteca. Se tale tetto viene superato, il mutuo è nullo. Questo, da un lato, garantisce alla banca la possibilità di ottenere, con maggiore sicurezza, la restituzione delle somme date in prestito; da un altro lato fa sì che la famiglia non sostenga una spesa superiore alle proprie possibilità.

Ma, nella pratica, cosa succede? La famiglia che non ha un congruo anticipo per l'acquisto della casa, cercherà di ottenere un finanziamento quanto più prossimo al 100% dell'importo da pagare al venditore. E la banca, neanche a dirlo, non se lo fa ripetere due volte. Di norma, prima di concedere un mutuo, l'istituto di credito delega un proprio perito per valutare il valore dell'immobile. Ebbene, tali perizie vengono artificiosamente gonfiate. Risultato: il cliente ottiene il finanziamento per tutto l'importo da versare al costruttore e la banca, a fronte di un prestito più ampio, consegue maggiori interessi e più utili.

POLIZZE NON RICHIESTE Le banche hanno progressivamente abbandonato la funzione "sociale" del prestito a famiglie e imprese per spostarsi su altri settori economici più lucrativi. Tali, per esempio, sono quelli della vendita di prodotti finanziari, titoli e sperequazioni borsistiche.

Quando il cliente si presenta presso il funzionario della locale filiale per chiedere un prestito, viene invitato a presentare la propria dichiarazione dei redditi o i bilanci dell'attività commerciale. Che, come spesso accade, non corrispondono alla situazione reale: senza peli sulla lingua, gran parte dell'Italia vive grazie al "nero", e quindi i documenti inviati all'Agenzia delle Entrate non sempre fotografano l'effettiva condizione economica del contribuente. Consapevole di ciò, e desiderosa di partecipare alla spartizione della torta, la banca inizia a storcere il naso e a far comprendere al cliente che, con quella dichiarazione dei redditi/bilanci, non è possibile erogare alcun prestito. Allora il consumatore si rivela, fa presente di avere delle "liquidità non dichiarate". Così, inconsapevolmente, cade nella trappola.

La banca gli propone un investimento, una polizza vita, un fondo o l'acquisto di titoli in garanzia con appoggio su un conto corrente: tutti prodotti coi quali i bilanci delle banche si arricchiscono enormemente, più ancora dei semplici interessi sui prestiti. Insomma, si va al supermercato per compare la carne fresca e si esce fuori con un carrello pieno di altri articoli non necessari.

 

Certamente, in questi casi, per come spiegato dalla giurisprudenza, tutti i costi dei servizi aggiuntivi si sommano agli interessi praticati sul mutuo e se dal risultato escono fuori dei tassi oltre l'usura, si può ricorrere al giudice. Ma è sempre necessario pagare un avvocato e attivarsi in una causa dalla quale non si sa quando si potrà uscire. Senza contare che, nel frattempo, l'azienda magari fallisce.

USURA E ANATOCISMO Occhio a quando si parla di usura, avverte Imperatore. Occorre affidarsi a professionisti seri e qualificati, non ad aziende che fanno 62milioni di euro all'anno solo in perizie. Anche queste sono truffe ai danni dei cittadini perché creano aspettative facendo sciacallaggio ai danni dei disperati. Chi acquista la perizia per il calcolo dell'usura ha l'illusione di aver risolto il proprio problema. E invece non è così. Perché dopo dovrà pagare un avvocato, il contributo unificato (cioè le tasse per avviare il giudizio), un consulente tecnico d'ufficio (che effettui i calcoli sul conto corrente per conto del giudice), le varie cancellerie per le copie degli atti giudiziari, l'eventuale esecuzione forzata, ecc.

 

Tutto questo per avere riconosciuto, dal tribunale, il diritto a non pagare solo gli interessi usurari, mentre invece il capitale andrà sempre restituito. Insomma, il gioco potrebbe non valere la candela. Ma questo nessuno che dalla vostra causa trae beneficio economico, ve lo dirà. E il rischio è che, se si perde la causa, bisognerà anche pagare le spese legali alla controparte.

COME DIFENDERSI In realtà bisognerebbe leggere bene ciò che le banche propinano nelle condizioni generali di contratto, valutare il profilo di rischio e, soprattutto, il costo complessivo dell'operazione. Invece, c'è sempre un rapporto di fiducia con la banca, che porta i clienti a non rileggere i contratti, anche per via della complessità degli stessi, dei caratteri incredibilmente minuscoli, della difficoltà di interpretazione, della poca pratica con il linguaggio legale-bancario delle condizioni generali. In questo, le associazioni di tutela dei consumatori possono dare una valida mano al cittadino.

E’ POSSIBILE FARE CAUSA? Sì, e questo perché, secondo la giurisprudenza, tutti i costi dei servizi aggiuntivi imposti dalle banche ai clienti si sommano agli interessi praticati col mutuo. Risultato: se la sommatoria delle varie polizze, unite ai tassi corrispettivi o moratori, raggiunge la soglia dell'usura, si può andare dal giudice e chiedere di non pagare gli interessi.

Ma attenzione: c'è anche il business della difesa del cittadino. Dopo il boom di cause seriali contro le banche è fiorito un vero e proprio mercato di pseudo professionisti che cercano di lucrare il più possibile sui presunti usurati, vantando esiti certi delle cause e chiedendo compensi, a volte elevati, per le perizie.

IL PENTIMENTO Infine, l'ex dirigente spiega la scelta della sua confessione, avvenuta nel 2009, dopo lo scoppio della crisi dei subprime. "Ad una riunione aziendale, sul palco, quegli stessi dirigenti che per quindici anni ci avevano indottrinato alle peggiori schifezze, ora rovesciano le responsabilità sui piccoli funzionari. Ecco, in quel momento ho detto basta".

 

Ultima modifica ilLunedì, 04 Gennaio 2016 12:11

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