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Cronaca

OPERAZIONE “COCA DELIVERY”: I CARABINIERI SMANTELLANO TRE CLAN ALBANESI DI SPACCIO A L’AQUILA E NEL CENTRO NORD D’ITALIA

Operazione “Coca Delivery”: 40 arresti – tre clan albanesi smantellati – un chilo di cocaina sequestrato. L’Aquila mette al tappeto il traffico di stupefacenti che minacciava Abruzzo, Toscana e Veneto.
#CocaDelivery #Carabinieri #LottaAllaDroga #Aquila

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Carabinieri-notte

Redazione-  Una delle più ampie indagini contro il traffico di stupefacenti organizzato a livello internazionale è giunta a termine nella capitale abruzzese. Nella mattina di lunedì, al comando del Comandante provinciale dei Carabinieri Salvatore Del Campo, la Compagnia dell’Aquila, affiancata dalle stazioni di Sassa e Montereale, ha posto fine a tre reti criminali albanesi che, da oltre due anni, movimentavano cocaina in Abruzzo, Toscana e Veneto.

40 arresti, tra cui un italiano, e una rete radicata in Albania

Sono stati posti in custodia cautelare 40 persone, tutte di cittadinanza albanese eccetto un cittadino italiano, con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. I fermati appartenevano a tre distinti “sodalizi” operanti sul territorio dell’Aquila, ma con la regia centrale posta in Albania. Le autorità hanno emesso 25 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 11 provvedimenti di divieto di dimora nella regione, a testimonianza dell’entità del fenomeno.

Il procuratore della Repubblica di L’Aquila, Alberto Sgambati, ha illustrato il quadro dell’indagine, definendola “un vero e proprio nodo di traffico transfrontaliero, in grado di alimentare il consumo di cocaina non solo nella nostra città ma in tutto il centro‑nord d’Italia”. La dottoressa Roberta D’Avolio, della Direzione distrettuale antimafia, ha aggiunto che la risposta delle forze dell’ordine è stata “tempestiva e coordinata, grazie a un lavoro di intelligence che ha tracciato le linee di comando dalla capitale albanese fino ai pusher di strada”.

L’indagine “Coca Delivery” nasce nel 2022

L’attività investigativa, battuta “Coca Delivery”, è iniziata nel 2022 con i primi sequestri e intercettazioni di piccoli lotti di cocaina. In quell’anno sono stati registrati circa 30 episodi di consegna, durante i quali i pusher – giovani albanesi con visto turistico – noleggiavano auto nel Lazio per trasportare da 10 a 12 dosi per volta. Spesso, i fermati venivano rilasciati e tornavano rapidamente in Albania, facendo credere alle autorità che si trattasse di reati di modesta entità.

Il punto di svolta è arrivato quando gli investigatori, notati da un’insospettata concentrazione di arresti ricorrenti, hanno deciso di approfondire le tracce. “Abbiamo scoperto che non c’era un solo gruppo ma tre clan distinti, tutti collegati a una struttura logistica albanese che reclutava giovani, a volte appena arrivati in Italia, per distribuirli in aree periferiche della città”, ha spiegato il Maggiore Massimo Canale, comandante della Compagnia dell’Aquila.

Struttura e modus operandi dei tre clan

  • Clan A: gestiva la logistica e la fornitura dalla capitale albanese, coordinando l’arrivo di carichi di cocaina (fino a un chilo sequestrato ad Anversa).
  • Clan B: reclutava i pusher, giovani albanesi, spesso privi di precedenti penali, che operavano con piccole quantità per ridurre i rischi di cattura.
  • Clan C: curava la distribuzione sul territorio italiano, con punti vendita spontanei in quartieri periferici di L’Aquila, Pescara, Firenze e Padova.

Le forze dell’ordine hanno anche identificato un minore coinvolto nella rete, la cui posizione sarà valutata dal Tribunale per i minorenni.

Il sequestro di un chilo di cocaina e l’impatto sulla comunità

Durante l’operazione è stato sequestrato un chilo di cocaina pura, catalogata “alta purezza” dalle autorità giudiziarie, destinata al mercato locale. “Questa quantità, se distribuita, avrebbe potuto alimentare centinaia di consumatori”, ha sottolineato il Procuratore Sgambati.

L’operazione ha anche avuto un impatto sulla percezione della sicurezza da parte dei cittadini. “È rassicurante vedere che la Polizia sta lavorando dietro le quinte per fermare questi traffici prima che arrivino alle nostre strade”, ha commentato un residente di L’Aquila.

Prosecuzioni e prossimi passi

Le indagini, ancora in corso, continueranno a far luce sui collegamenti con la rete madre in Albania e su eventuali ulteriori ramificazioni in altre regioni italiane. Le autorità hanno promesso di presentare le accuse entro le prossime settimane, con la speranza di infliggere pene detentive significative e di impedire la ricostituzione di nuovi gruppi di spaccio.

Con “Coca Delivery”, i Carabinieri dimostrano ancora una volta la capacità di operare in modo incisivo contro le organizzazioni criminali transnazionali, proteggendo la salute dei cittadini e la legalità nel territorio nazionale.

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Cronaca

L’Aquila – 29enne precipita dal balcone: trasportato in Ospedale in codice rosso

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Ospedale

L’Aquila- Un giovane, classe 1997, è rimasto gravemente ferito dopo essere precipitato da un balcone all’Aquila. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118. Il ragazzo ha riportato un politrauma ed è stato trasportato in ospedale in codice rosso.Ancora incerte, ed al vaglio degli inquirenti, le dinamiche e le eventuali cause.

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Cronaca

Ladri sorpresi in casa si fingono Carabinieri: poi tentano il colpo nell’appartamento accanto

La sfacciataggine criminale non ha davvero più alcun limite! A Sulmona (L’Aquila) si è consumato un assurdo e doppio tentativo di furto in appartamento che ha dell’incredibile e che sembra letteralmente uscito dalla sceneggiatura di una commedia grottesca. Due ladri hanno forzato con violenza la porta di una casa iniziando a fare razzia, ma sono stati interrotti sul più bello dall’improvviso rientro della povera proprietaria. Messi alle strette, i due banditi hanno tentato il colpo di genio (fallendo miseramente): si sono palesati come finti “Carabinieri in borghese” accorsi per un controllo a seguito di un furto! Messa ovviamente e rapidamente in fuga dalla reazione insospettita e coraggiosa della padrona di casa, la spregiudicata coppia criminale ha però fatto una cosa folle: invece di correre e sparire silenziosamente dal palazzo, ha tentato sfacciatamente di scassinare il portone dell’appartamento confinante! All’interno si trovava atterrita una persona con disabilità. Fortunatamente, i colpi violentissimi contro la porta di legno e il trambusto esagerato hanno svegliato e allertato gli altri condomini, costringendo i malviventi a scappare definitivamente. Fuggiti a bordo di un grosso Suv, i topi d’appartamento sono ora attivamente braccati dai VERI Carabinieri, che stanno setacciando le preziose immagini delle telecamere della zona. Scopri la surreale ricostruzione e tutti gli incredibili dettagli nel nostro articolo completo 👇

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Volante Carabinieri

Sulmona – Il limite umano della sfrontatezza, della sfacciataggine criminale e della più pura audacia delinquenziale sembra essere stato definitivamente, clamorosamente e inequivocabilmente superato. Quello che inizialmente si configurava sulla carta come un banalissimo e fastidioso, seppur purtroppo comunissimo, furto pomeridiano all’interno di un’abitazione privata, si è infatti repentinamente e grottescamente trasformato in una vera e propria, surreale e pericolosa sequenza degna di un film d’azione o di una macabra commedia degli equivoci.
L’assurdo e inquietante episodio di cronaca nera che sta letteralmente tenendo banco e terrorizzando i pacifici residenti, si è consumato poche ore fa in un tranquillo quartiere residenziale della bellissima e storica città di Sulmona, nel cuore pulsante dell’Abruzzo. Stando alla minuziosa e chirurgica ricostruzione effettuata dagli inquirenti, una coppia di agili, silenziosi ma spregiudicati topi d’appartamento era riuscita furtivamente e abilmente a introdursi all’interno di un elegante e silenzioso appartamento cittadino. Per garantirsi il facile accesso ai locali interni, i malviventi non hanno esitato un solo istante a utilizzare la pura forza bruta, forzando pesantemente, scassinando e danneggiando irreparabilmente e con estrema violenza la solida porta d’ingresso principale dell’abitazione. Una volta varcata furtivamente la soglia e trovatisi finalmente all’interno e al riparo da occhi indiscreti, i due loschi ladri professionisti avrebbero immediatamente iniziato a rovistare freneticamente nei cassetti, armadi e cassaforti, con l’evidente e febbrile intento di cercare, scovare e arraffare quanto più denaro contante, gioielli e oggetti preziosi possibile. Tuttavia, il loro colpo milionario e apparentemente perfetto è stato bruscamente, provvidenzialmente e inaspettatamente interrotto sul più bello dall’improvviso e anticipato rientro a casa della legittima e ignara proprietaria. Un imprevisto logistico spaventoso che avrebbe messo inevitabilmente e fisiologicamente in fuga, a gambe levate e presi dal più totale panico, qualsiasi topo d’appartamento alle prime armi, ma che invece ha paradossalmente e incredibilmente scatenato l’astuzia teatrale dei due banditi.

Lo stratagemma teatrale e surreale: “Signora si calmi, siamo Carabinieri”

Ritrovatisi improvvisamente intrappolati in trappola con il bottino ancora caldo in mano, e colti letteralmente con le proverbiali mani nella marmellata dall’atterrita e paralizzata padrona di casa, i due astuti e freddi malviventi non hanno minimamente e clamorosamente perso la proverbiale calma criminale.
Piuttosto che ricorrere a pericolose, insensate e stupide minacce di natura violenta contro l’inerme e sfortunata vittima, o rischiare di ingaggiare una sanguinosa e controproducente colluttazione fisica per riuscire a guadagnare avventurosamente e faticosamente l’uscita, i due furbissimi criminali avrebbero in pochi, concitati secondi elaborato e provato a cavarsela mettendo in atto uno stratagemma psicologico e dialettico a dir poco surreale, grottesco e geniale nella sua totale sfrontatezza. Affrontando faccia a faccia e a sangue freddo l’attonita, pallida e balbettante signora appena varcata la soglia, i due loschi figuri si sarebbero autorevolmente, falsamente e incredibilmente presentati e qualificati nientemeno che come militari dell’Arma dei Carabinieri operanti in borghese. Con un incredibile faccia tosta e un tono di voce impostato e rassicurante, i due finti agenti avrebbero infatti tranquillamente sostenuto di trovarsi lecitamente all’interno dell’appartamento per puro e semplice dovere istituzionale, incaricati dai loro presunti superiori di effettuare un tempestivo, approfondito e doveroso sopralluogo investigativo e un rigoroso controllo di routine in borghese a seguito di un furto appena avvenuto nella zona. Una storiella assurda, una pietosa e sgangherata versione dei fatti, inventata maldestramente e frettolosamente di sana pianta su due piedi per potersi allontanare silenziosamente e indisturbati senza generare un allarme immediato. Ovviamente, questo traballante e posticcio castello di bugie e menzogne teatrali non ha retto e non ha convinto nemmeno per un solo, interminabile e dubbioso istante la lucidissima, insospettita e coraggiosissima proprietaria di casa, rendendo del tutto palese ed evidente la natura truffaldina dei due misteriosi ed eleganti intrusi e smascherando miseramente la goffa messinscena recitata a soggetto.

Il secondo tentativo estremo e sfrontato nella casa della persona disabile

Vistisi ormai tristemente smascherati dalla reazione della donna e accorgendosi che l’intero teatrino stava per sfociare inevitabilmente nella fatidica, immediata e rumorosa chiamata d’urgenza al numero unico per le vere forze dell’ordine territoriali (il 112), i falsi militari hanno logicamente e fisiologicamente deciso che fosse finalmente e decisamente giunto il fatidico momento di togliere immediatamente e rapidamente il disturbo e scappare via.
I due abili malviventi hanno quindi frettolosamente e rapidamente lasciato l’abitazione saccheggiata. Ma è proprio a questo preciso e specifico punto temporale dell’incredibile vicenda sulmonese che la sfrontatezza criminale, l’avidità insaziabile e la spudoratezza dei due ladri raggiungono e toccano vette di assoluta idiozia e genialità delittuosa. Una volta varcata l’uscita, infatti, invece di precipitarsi giù per le rampe delle scale e dirigersi immediatamente e di corsa verso l’uscita o verso i garage per sparire inghiottiti dai vicoli del centro storico della città senza destare ulteriori, pericolosissimi e chiassosi sospetti, i due scassinatori si sono incredibilmente, clamorosamente e audacemente fermati sul pianerottolo dello stabile. Stando a quanto riportato dalle scioccanti ricostruzioni e dai vicini, i due avrebbero deliberatamente e lucidamente tentato di mettere a segno un secondo, sfacciatissimo e assurdo colpo grosso direttamente nella povera casa del vicino, l’appartamento strettamente confinante al piano. Armati di coraggio e attrezzi, hanno iniziato a colpire pesantemente, forzare, scassinare e strattonare un secondo, solido e blindato ingresso principale, del tutto incuranti del rumore e dei pericoli derivanti dal primo fallimento di pochi secondi prima. Oltre al tentato furto, a rendere questa sfrontata e folle azione ancora più ignobile, vile e moralmente spregevole c’è un dettaglio da brividi: all’interno del malcapitato appartamento preso di mira in quel frangente si trovava solitaria e terrorizzata una persona affetta da disabilità. Fortunatamente, i violenti colpi ripetutamente e pesantemente inferti a mano armata e a spallate contro la dura porta in legno, uniti al trambusto assordante e spaventoso volutamente e incautamente provocato dai ladri nelle scale silenziose del pacifico palazzo, hanno provvidenzialmente e immediatamente richiamato e allertato l’attenzione vigile e curiosa di moltissimi degli altri residenti e vicini di casa, costringendo infine i due goffi malviventi a desistere e rinunciare forzatamente, per puro e semplice sfinimento, anche a questo ennesimo e sciagurato tentativo di effrazione a domicilio.

La fuga sul potente SUV scuro e le vere, tempestive indagini dei Carabinieri

Sfumata miseramente e definitivamente, per via del rumore e dell’allarme sociale, la folle, incosciente e strampalata possibilità di arricchirsi alle spalle degli inermi e fragili condomini del vicinato, e con l’intero palazzo ormai irrimediabilmente e clamorosamente sveglio, in allerta e affacciato sulle scale, a quel preciso e teso punto della serata per i banditi è finalmente scattata la inevitabile, disordinata e velocissima fuga finale e precipitosa.
I due loschi, atletici e spregiudicati sospettati, dimostrando comunque di possedere un ottimo e collaudato piano di esfiltrazione logistica precedentemente studiato a tavolino, hanno di corsa e velocemente raggiunto e guadagnato l’abitacolo di un loro potente, grande e anonimo veicolo fuoristrada scuro (presumibilmente un grosso SUV di grossa cilindrata), preventivamente e strategicamente parcheggiato a motore acceso o a breve distanza e lasciato accortamente incustodito nelle strette e limitrofe viuzze cittadine poste nelle immediate vicinanze del luogo del tentato delitto seriale. Avviato il motore, si sono dileguati e allontanati a tutta velocità imboccando furtivamente le vie laterali periferiche, riuscendo miracolosamente e sfacciatamente a far perdere le proprie tracce esattamente pochissimi e fatali minuti prima dell’attesissimo, sospirato e tempestivo arrivo sul posto delle pattuglie radiomobili con i lampeggianti accesi. Sul drammatico luogo della tentata razzia sono infatti celermente intervenuti, questa volta in maniera assolutamente reale, vera, in divisa ufficiale e istituzionale, gli (autentici e arrabbiatissimi) uomini dell’Arma dei Carabinieri in forza alla compagnia territoriale locale di Sulmona. I militari hanno immediatamente e prontamente iniziato ed effettuato tutti i minuziosi, scientifici e necessari rilievi tecnici per isolare e recuperare le eventuali impronte digitali o i segni di scasso utili, e hanno lungamente e attentamente ascoltato e verbalizzato formalmente tutte le preziosissime testimonianze oculari fornite dalla padrona di casa e dalle altre persone presenti atterrite e barricate nei vari appartamenti. Al momento, al fine di riuscire a dare quanto prima un nome, un volto, un’identità e una targa chiara e precisa a questa banda specializzata, audace e senza alcun tipo di scrupolo morale, sono già attivamente e febbrilmente al vaglio tecnico degli inquirenti tutte le utilissime registrazioni acquisite dalle numerose telecamere di videosorveglianza, pubbliche, comunali e private, disseminate in tutta l’area e nella zona residenziale in cui si è spaventosamente consumato questo inaudito, surreale e fallimentare doppio colpo domestico.

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Cronaca

Tragedia a Selva di Altino: bambino di 6 anni muore soffocato in casa da un boccone

Una tragedia immane, crudele e imprevedibile ha sconvolto l’intera e tranquilla comunità di Selva di Altino (in provincia di Chieti). Nel corso della serata di ieri, un bambino di appena 6 anni di età è tragicamente morto a causa di un banale ma letale boccone di cibo, andatogli fatalmente di traverso mentre stava regolarmente cenando all’interno delle mura della propria abitazione. Il dramma, verificatosi in modo rapidissimo e scioccante proprio davanti agli occhi terrorizzati e impotenti dei disperati genitori (originari della Colombia e da tempo perfettamente e pacificamente integrati all’interno della piccola e accogliente cittadina abruzzese), ha innescato una corsa disperata contro il tempo per la vita del piccolo. Trasportato d’urgenza all’ospedale “Consalvi” della vicina Casoli, e nonostante i prolungati ed eroici tentativi di rianimazione effettuati dal personale medico e l’immediato e rapido intervento dell’elisoccorso (decollato a tutta velocità dalla vicina Pescara), per la piccola e innocente vittima, purtroppo, non c’è stato assolutamente più nulla da fare. Sulla disperata dinamica, palese incidente domestico, stanno ora formalmente indagando i carabinieri. Il sindaco di Altino, Vincenzo Muratelli, si è precipitato in ospedale portando il cordoglio dell’intera cittadina: “Abbiamo il cuore a pezzi, si era da poco integrato alla scuola primaria. Pochi mesi fa l’omicidio di Gilda Di Giuseppe, ora questo angelo. Un dolore inaccettabile”. Tutti i dettagli nel nostro articolo completo 👇

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Ambulanza

Altino (Chieti) – Il silenzio rassicurante e la normalità di una tranquilla serata domestica si sono improvvisamente e drammaticamente trasformati in un incubo indicibile e insuperabile, spezzando per sempre il cuore di una famiglia e gettando un intero paese nello sconforto più totale e assoluto. Una spaventosa e inimmaginabile tragedia ha infatti brutalmente colpito e sconvolto, nel corso della serata di ieri, la piccola, pacifica e unita comunità cittadina di Selva di Altino. Un innocente e dolce bambino di soli sei anni di età ha tragicamente perso la vita, strappato all’affetto dei suoi cari nel giro di pochissimi e letali istanti. Il piccolo è inspiegabilmente e fatalmente morto dopo essere rimasto soffocato, stando almeno alle primissime e frammentarie informazioni rilasciate a caldo dai medici e dagli inquirenti, da un normalissimo e banalissimo boccone di cibo andatogli fatalmente di traverso durante il pasto.
Il tremendo e irreversibile dramma umano si è consumato interamente all’interno delle mura domestiche, nella sicura e confortevole abitazione della famiglia, consumandosi in diretta e alla terrificante presenza degli inermi genitori. Il padre e la madre del piccolo hanno immediatamente e disperatamente lanciato l’allarme, cercando in tutti i modi di liberare le piccole vie aeree del figlio ostruite dal pasto. Il piccolo, un bambino pieno di vita che frequentava gioiosamente e regolarmente le aule della locale scuola primaria del paese, è stato soccorso con estrema, concitata urgenza e trasportato a bordo dei mezzi sanitari a sirene spiegate, in un disperato e disperante viaggio della speranza, verso il vicino presidio ospedaliero cittadino, il noto nosocomio “Consalvi” situato nel limitrofo e confinante comune di Casoli.

I disperati soccorsi a Casoli e il vano volo dell’elisoccorso da Pescara

L’arrivo al pronto soccorso della struttura sanitaria di Casoli è stato segnato dal panico e dalla gravità assoluta e innegabile del quadro clinico in cui versava il povero paziente in età pediatrica.
Le sue delicate condizioni fisiche e respiratorie, infatti, sono apparse sin dal primissimo e frenetico esame medico come visibilmente e drammaticamente gravissime, quasi compromesse dall’assenza prolungata di ossigeno al cervello e ai polmoni. Il preparatissimo ed eroico personale sanitario del presidio ospedaliero ha immediatamente e protocolarmente avviato e praticato tutte le più avanzate, invasive ed estreme manovre di rianimazione cardiopolmonare nel disperato e febbrile tentativo di far ripartire il cuoricino del bambino e disostruire definitivamente il piccolo ma fatale blocco tracheale. Nel frattempo, comprendendo perfettamente l’estrema urgenza e gravità della complicatissima e tragica situazione clinica in corso, dalla centrale operativa del 118 regionale è stato immediatamente richiesto, allertato e autorizzato d’urgenza anche l’immediato e speciale intervento aereo dell’elisoccorso medicalizzato regionale. Il potente velivolo di soccorso avanzato è celermente e prontamente decollato a rotori spiegati dalla sua base operativa centrale di Pescara, dirigendosi alla massima velocità di crociera consentita verso la tranquilla zona collinare dell’Aventino, con il preciso e disperato compito di prelevare e trasferire il piccolo paziente presso un reparto di rianimazione pediatrica specializzato. Nonostante l’impressionante e massiccio dispiegamento di forze mediche e di mezzi tecnologici avanzati, però, ogni disperato e nobile tentativo umano di poter salvare e preservare la vita al giovanissimo bambino, purtroppo, si è rivelato tragicamente, crudelmente e inesorabilmente vano. Il piccolo cuore del bambino ha cessato di battere definitivamente, consegnando ai poveri genitori l’epilogo umano più devastante e innaturale possibile.

Le indagini dei carabinieri e l’amore del paese per la famiglia colombiana

Sul doloroso luogo del dramma domestico e presso i freddi corridoi del presidio ospedaliero di Casoli sono prontamente e doverosamente intervenuti, a sirene spiegate, gli uomini e i militari in divisa dell’Arma dei carabinieri, appartenenti alla locale e competente stazione territoriale cittadina.
Ai carabinieri è spettato purtroppo l’ingrato, doloroso ma civilmente doveroso e ineludibile compito istituzionale di dover raccogliere e verbalizzare le prime e strazianti testimonianze oculari, ascoltando formalmente il racconto spezzato dei genitori in lacrime e raccogliendo minuziosamente e chirurgicamente tutti gli indizi clinici e gli elementi tecnici reputati strettamente necessari e fondamentali per poter ricostruire con assoluta e formale esattezza scientifica la drammatica dinamica di quanto malauguratamente accaduto in quelle terribili mura domestiche. Al momento attuale, il fascicolo dell’indagine si muove in maniera chiara e l’ipotesi investigativa nettamente prevalente (nonché praticamente certa) formulata dagli agenti dell’Arma è, per l’appunto, quella di una terribile e inaspettata asfissia e di un conseguente soffocamento accidentale acuto, provocato involontariamente dall’ingestione accidentale e letale di un banale boccone di cibo solido incastratosi nelle piccole vie respiratorie del bimbo. Saranno ovviamente e scrupolosamente i successivi e futuri accertamenti tecnici e medico-legali di rito a stabilire in via definitiva e con maggiore e assoluta precisione balistica l’esatta dinamica clinica e la precisa e terribile successione temporale di tutti quei piccoli e banali eventi domestici che hanno, purtroppo, fatalmente preceduto la disgustosa disgrazia mortale. La sfortunata famiglia del piccolo, di lontane ma fiere origini colombiane, vive oramai stabilmente e pacificamente da diverso tempo nel quieto comprensorio di Selva di Altino. Si tratta di un nucleo familiare onesto, laborioso ed estremamente conosciuto e radicato positivamente e civilmente all’interno di tutta l’accogliente e inclusiva comunità locale abruzzese. Il bambino, descritto da tutti i compaesani come dolce, solare, educato e sempre sorridente, aveva anche un giovane fratello che ora dovrà purtroppo affrontare la vita senza il suo adorato e inseparabile compagno di giochi e di sorrisi infantili. La terribile e angosciante notizia della sua improvvisa e violenta morte, propagatasi velocemente di casa in casa, ha suscitato e generato un vastissimo e profondo moto di sincero, palpabile e viscerale dolore collettivo tra tutti i pacifici residenti del borgo, i quali in queste ore drammatiche, buie e silenziose si sono letteralmente e metaforicamente stretti in un unico grande abbraccio, caldo e solidale, attorno al disperato cordoglio dei familiari distrutti.

Le commosse parole del sindaco Muratelli: “Siamo una comunità a lutto”

Oltre all’immenso shock emotivo patito dai concittadini e dai vicini di casa, l’assurda e inspiegabile tragedia mortale ha colpito, profondamente e umanamente, anche il cuore e l’animo dell’intera macchina dell’amministrazione comunale della vicina città di Altino, le cui alte cariche sono rimaste letteralmente sgomente e senza fiato.
Il primo cittadino del paese, il sindaco in carica Vincenzo Muratelli, non appena è stato ufficialmente informato dai carabinieri e dai sanitari in merito ai contorni spaventosi e definitivi dell’immane tragedia in corso, non ci ha pensato due volte e ha abbandonato tutti i suoi pressanti impegni istituzionali e burocratici. Il borgomastro si è immediatamente precipitato e recato di corsa, sconvolto, presso la rigida camera mortuaria e i corridoi dell’ospedale civile di Casoli, con il solo e unico scopo umano e istituzionale di poter portare di persona, fisicamente e umilmente, la propria sentita vicinanza istituzionale, ma soprattutto umana e paterna, alla famiglia colombiana letteralmente annientata e distrutta dal lutto più terribile per un genitore. «È una vera e propria e inspiegabile tragedia che mi colpisce duramente e molto a fondo nel cuore, come uomo, come padre e come sindaco», ha dichiarato ai giornalisti e ai cronisti locali il primo cittadino Muratelli, con la voce palesemente incrinata e rotta dalla fortissima emozione del momento, asciugandosi le lacrime dal viso. «In questo momento buio ci stringiamo tutti, in un immenso e silenzioso abbraccio corale come comunità, attorno al dolore privato e immenso dei familiari di questo meraviglioso e innocente piccolo angelo, che viveva pacificamente nella nostra frazione di Selva e che si era sempre ed egregiamente integrato, assieme alla sua famiglia e al fratello, tra i figli dei nostri concittadini e nei nostri parchi». Il sindaco ha poi concluso il suo amaro e disperato sfogo sottolineando il crudele destino abbattutosi negli ultimi mesi sul tranquillo territorio abruzzese che amministra: «Proprio da pochissimi e felici giorni, il bimbo aveva gioiosamente e sorridentemente iniziato a frequentare di nuovo le lezioni per il nuovo anno scolastico nella nostra scuola primaria locale. Ho il cuore profondamente addolorato, trafitto e a pezzi per quanto malauguratamente accaduto. Inutile nascondere il dolore: nel giro di pochissimi e letali mesi, purtroppo, come paese abbiamo dovuto affrontare e abbiamo vissuto, sulla nostra pelle, ben due tragici, oscuri e spaventosi momenti di sangue e cronaca nera che ci hanno tolto il fiato e la serenità. Prima l’orribile morte dell’anziana Gilda Di Giuseppe, barbaramente uccisa agli inizi del caldo mese dello scorso agosto direttamente per mano di suo nipote in circostanze terribili, e ora questa nuova mazzata: la fine innaturale e ingiusta di un innocente bambino di appena sei anni. Una disgrazia domestica inaccettabile, orribile, per la quale non ci sono davvero mai le parole giuste».

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