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Pianella, Franco Mannella porta in scena il “Varietà ‘900”

Sabato 8 agosto a Pianella va in scena “Varietà ‘900”: Franco Mannella e la Compagnia dell’Aratro portano il Tingeltangel all’Anfiteatro di Paglia. 🎭 🌾

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tingeltangel

Pianella – Nel cuore delle colline pescaresi, dove i campi d’olivo incontrano il cielo e il profumo della terra invita a riscoprire i legami più autentici tra natura e arte, il teatro indipendente torna a farsi presidio di socialità e divertimento pulito. Sabato 8 agosto 2026, a partire dalle ore 21:00, il suggestivo e poetico scenario dell’Anfiteatro di Paglia, situato all’interno delle Terre di Arotron in Contrada Santa Scolastica a Pianella, ospiterà un appuntamento di straordinaria originalità inserito nel cartellone dell’Estate dell’Aratro. Sul proscenio salirà lo spettacolo intitolato “Varietà ’900, ovvero Tingeltangel”, un progetto artistico di alto spessore intellettuale firmato dalla regia del maestro Franco Mannella e nato da una felice collaborazione con la scuderia di Stefano Francioni Produzioni. Lo show si offre alle famiglie e ai residenti della provincia come un viaggio surreale interamente realizzato con i canali della pura “Intelligenza Artigianale”, deostruendo la freddezza della modernità per rimettere al centro il calore del lavoro dell’attore.

L’ispirazione al Tingeltangel di Karl Valentin e il cabaret bavarese

Il titolo e l’ordito dello spettacolo affondano le proprie radici storiche e filologiche nel termine tedesco Tingeltangel, un’espressione storicamente associata alla figura eccellente di Karl Valentin, il geniale comico e autore attivo a Monaco di Baviera esattamente un secolo fa, durante gli anni Venti. All’epoca, il Tingeltangel era un locale notturno d’avanguardia gestito da Valentin insieme alla sua storica e fidata collaboratrice Liesl Karlstadt; un luogo di espressione libero ed eccentrico all’interno del quale la coppia dava vita a sketch satirici, performance teatrali e numeri musicali surreali fondati su giochi di parole fulminanti e situazioni paradossali. I testi di Valentin compiono oggi un secolo pieno, ma conservano una straordinaria e intatta freschezza comica, ponendosi come una lente d’ingrandimento per interpretare con ironia le debolezze umane e le contraddizioni delle élite dominanti.

La Compagnia dell’Aratro ed il rigido studio dei tempi comici

I ragazzi e i professionisti della Compagnia dell’Aratro hanno tratto da questo patrimonio immateriale una profonda ispirazione per arricchire il proprio percorso di ricerca, cogliendo l’occasione della rassegna estiva per approfondire sul campo lo studio e la pratica rigorosa dei “tempi comici”. Sul palco dell’anfiteatro, in un’atmosfera calda e partecipata, si muoverà una squadra di interpreti di grande presenza scenica, guidata dall’interazione tra lo stesso Franco Mannella e il musicista Massimiliano Fusella. Accanto a loro, daranno corpo e voce ai personaggi gli attori del vivaio locale: Federico Caprarese, Chiara Colangelo, Alessandro Rapattoni e Cristina Zoccolante, impegnati in un’esecuzione pulita e priva di sbavature che richiede una dedizione artigianale e una grandissima precisione nei movimenti sul palcoscenico.

Dalla Baviera degli anni Venti al mitico cabaret milanese degli anni Settanta

Nelle trame dello spettacolo non vi è soltanto la riproposizione filologica dei testi bavaresi del secolo scorso. La scrittura scenica di Mannella tesse una suite narrativa flessibile in cui la comicità mitteleuropea si mescola con armonia a libere creazioni contemporanee, richiamando con intelligenza le storiche atmosfere del cabaret milanese degli anni Settanta e rivolgendo un omaggio accorato e solenne alla grande tradizione del varietà e dell’avanspettacolo italiano. Il pubblico si troverà immerso in un labirinto di situazioni stravaganti al limite dell’umana stoltezza, governate da un regista che agisce in scena come un disturbatore disturbato, scardinando il conformismo imperante per regalare momenti di pura poesia comica e risate liberatorie in grado di far perdere il controllo a pancia e mandibole.

La prenotazione su Whatsapp e l’accoglienza rurale nelle Terre di Arotron

Sotto il profilo strettamente logistico e operativo, l’organizzazione raccomanda ai cittadini e ai visitatori di procedere per tempo alla prenotazione dei posti a sedere nel rispetto delle regole di afflusso e sicurezza del sito archeologico e naturalistico di Pianella. Per azzerare i labirinti burocratici e ricevere ogni informazione di servizio h24, la direzione ha attivato un filo diretto con gli utenti, mettendo a disposizione il recapito telefonico ufficiale tramite l’applicazione digitale di Whatsapp. È possibile inoltre seguire gli aggiornamenti e le clip dietro le quinte consultando le pagine ufficiali del centro di formazione teatrale Arotron sulle principali piattaforme di condivisione digitale, garantendo un’accoglienza trasparente e un’assistenza personalizzata a tutte le famiglie interessate.

Il valore del teatro all’aperto contro l’isolamento degli schermi digitali

In ultima analisi, il successo stanziale e il proseguo delle attività dell’Estate dell’Aratro riaprono una seria riflessione sui benefici psicologici e sociali che lo sviluppo dei festival teatrali all’aria aperta genera sulla vita quotidiana delle province dell’Abruzzo interno. Sradicare i giovani, i minori e le famiglie dall’isolamento domestico e dall’asfissia indotta dall’abuso delle reti virtuali e degli schermi digitali, per ricondurli nella quiete di un anfiteatro di paglia a condividere un momento di alto spessore intellettuale e divertimento pulito, rappresenta la via maestra per contrastare il disagio e promuovere il benessere. La cooperazione trasparente tra gli organizzatori, l’amministrazione comunale e il capitale umano dei residenti si conferma l’unica via per fare della cultura una dinamo di coesione civile, dimostrando che il domani dei nostri borghi dipende dalla capacità di unire la stabilità dei principi alla trasparenza delle relazioni umane.

Per ricevere informazioni e per effettuare le prenotazioni è possibile contattare il numero telefonico 3455411135. Per info sui social @formazioneteatralearotron.

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Erjona trionfa al Fatti Sentire Festival su Rai 2 con “Se non ci fossi tu”

La musica indipendente italiana ha una nuova, straordinaria voce: Erjona ha trionfato in seconda serata su Rai 2 vincendo l’ambita quinta edizione del Fatti Sentire Festival. La cantautrice italo-albanese ha stregato il pubblico del Teatro Comunale di Fiuggi e la severa giuria tecnica presieduta dal Maestro Luca Jurman con il brano inedito “Se non ci fossi tu”, aggiudicandosi anche il Premio Nuovo Imaie per la migliore interpretazione. Una vittoria che suona come una vera e propria dichiarazione di intenti contro l’omologazione musicale odierna: insieme al produttore Daniele Piovani, Erjona ha scelto la rischiosa strada di esibirsi unicamente con voce e pianoforte, senza basi pre-registrate. “L’avvento dell’Intelligenza Artificiale sta uccidendo la creatività umana”, hanno dichiarato emozionati dopo la vittoria, “speriamo che il nostro successo dimostri che per fare vera musica servono solo un foglio di carta, un’anima e uno strumento”. Il brano vincitore, inno all’amore puro ed essenziale, è finalmente disponibile da oggi su tutte le principali piattaforme digitali. Leggi il racconto della serata e le dichiarazioni dell’artista👇

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Erjona sul palco

Roma – La grande e complessa macchina della musica emergente italiana ha finalmente incoronato la sua nuova, indiscussa regina televisiva. La giovanissima e talentuosa Erjona, cantautrice dalle origini albanesi e dalla voce cristallina, si è infatti appena laureata come vincitrice assoluta della quinta, attesissima edizione del Fatti Sentire Festival 2026. Questo celebre e storico concorso canoro nazionale, ormai considerato dagli addetti ai lavori come uno dei trampolini di lancio più influenti e prestigiosi per la nascente scena musicale indipendente del nostro Paese, ha vissuto il suo momento clou durante la messa in onda dell’evento in seconda serata sulle frequenze nazionali di Rai 2. Il trionfo televisivo dell’artista è arrivato dopo aver letteralmente stregato e conquistato una severissima giuria di massimi esperti del settore discografico, presieduta per l’occasione dal temuto e rispettato Maestro Luca Jurman, direttamente dal suggestivo palco del Teatro Comunale di Fiuggi. Una vittoria dal peso specifico rilevantissimo per questo giovane talento italo-albanese, arrivata in punta di piedi grazie al brano inedito intitolato “Se non ci fossi tu”. Questa struggente e delicata canzone, che racconta con disarmante onestà l’amore puro e incondizionato, è stata scritta a quattro mani insieme all’autore e suo produttore artistico di fiducia, Daniele Piovani. Il sodalizio professionale tra i due è stato fondamentale: Piovani ha creduto fermamente in lei e nel suo timbro vocale fin dal primissimo giorno di audizioni, decidendo di portare questo coraggioso progetto inedito sul palco televisivo del Fatti Sentire nella sua forma più nuda, acustica ed essenziale possibile. Una precisa scelta artistica, volutamente controcorrente, mirata unicamente a mettere a nudo e in risalto le straordinarie doti vocali e interpretative della cantautrice, esibitasi magistralmente con il solo ausilio di un pianoforte a coda e del morbido supporto armonico dei vocalist in sottofondo.

Il trionfo a Fiuggi e il Premio Nuovo Imaie per l’interpretazione

La scommessa di portare sul palco un arrangiamento così intimo, privo delle classiche, pesanti e rumorose basi elettroniche moderne, ha pagato il massimo dei dividendi.
Oltre all’ambitissimo primo premio assoluto del Festival, infatti, l’emozionante e quasi teatrale performance dal vivo ha permesso a Erjona di aggiudicarsi anche lo speciale e prestigiosissimo Premio Nuovo Imaie, un riconoscimento tecnico assegnato esclusivamente per la migliore e più sentita interpretazione vocale della kermesse. A consegnarle fisicamente e visibilmente emozionato la targa premio sul palco di Fiuggi è stato un altro volto storico e amatissimo della musica televisiva italiana: il maestro Luca Pitteri. Il successo dell’esibizione non si è limitato ai confini del teatro termale, ma ha generato una grandissima risonanza anche sul web e sui social network, tanto che i vertici di Viale Mazzini hanno prontamente reso disponibile l’intera puntata della scoppiettante serata finale sulla piattaforma streaming on demand RaiPlay. Il percorso di Erjona si inserisce così a pieno titolo nella lunga e fortunata tradizione d’eccellenza del Fatti Sentire Festival, una manifestazione che negli ultimi anni ha dimostrato a più riprese di possedere un fiuto eccezionale nello scovare e lanciare nell’orbita del mercato discografico italiano quelle voci autentiche che altrimenti faticherebbero a trovare spazio nei tradizionali circuiti dei talent show più commerciali.

Contro le mode e i computer: il manifesto artistico di Erjona e Piovani

A rendere questa vittoria televisiva ancora più significativa, non è solo il talento della cantante, ma soprattutto il profondo e radicato messaggio ideologico e artistico che la squadra ha voluto lanciare all’intera e complessa industria discografica.
«La nostra ferma e irremovibile scelta di “spogliare” letteralmente il brano da qualsiasi orpello o sovrastruttura elettronica, restituendo fedelmente al pubblico l’emozione più vera e autentica della sua genesi originale nata tra pianoforte e voce, è di fatto la nostra più grande vittoria», hanno commentato all’unisono Erjona e il suo produttore Daniele Piovani, visibilmente commossi subito dopo la proclamazione. «Siamo immensamente felici e orgogliosi di essere riusciti a trasmettere il nostro fragile messaggio musicale nella sua forma più cruda e pura possibile».
Il loro è un vero e proprio atto di accusa contro l’omologazione del suono contemporaneo. «Oggi, negli studi di registrazione, ci viene ripetuto troppo spesso che per risultare “moderni”, appetibili e “radiofonici” bisogna obbligatoriamente scrivere, cantare e produrre musica seguendo pedissequamente certi standard plastificati e algoritmi commerciali. Noi siamo profondamente convinti che, operando in questo modo meccanico, si rischi inevitabilmente di perdere e uccidere per sempre quella delicata fase artistica e creativa tipica dell’ingegno umano. Si perde la magia inafferrabile a cui segue l’intuizione dell’ispirazione, quella scintilla che innesca il naturale processo vitale che ti porta a scrivere col cuore una canzone vera come “Se non ci fossi tu”».

La sfida all’Intelligenza Artificiale: “Torniamo alla carta e agli strumenti”

Le dichiarazioni del duo vincente si spingono coraggiosamente ancora oltre, affrontando di petto e senza censure uno dei temi etici e tecnologici più dibattuti e spaventosi che stiano attualmente stravolgendo il mercato della musica mondiale: l’abuso dei software generativi.
«L’imponente e ormai incontrollato avvento dell’Intelligenza Artificiale nel nostro settore ha ulteriormente e pericolosamente limitato l’utilizzo genuino della mente creativa umana», ha dichiarato lucidamente la squadra dell’artista. «Spero con tutto il cuore che questa inaspettata vittoria televisiva possa rappresentare anche un piccolo ma forte stimolo per le nuove leve per tornare a scrivere banalmente con un foglio di carta bianco, una penna, la propria anima e la bellezza imperfetta di un vero strumento musicale suonato dal vivo». La scelta di sfidare la tecnologia moderna portando sul palco Rai un’esibizione nuda e cruda non era certo priva di incognite, soprattutto dovendosi esibire davanti al giudizio insindacabile del Presidente di giuria Luca Jurman, noto a livello nazionale proprio per la sua severità accademica e per l’altissima esperienza e inflessibilità professionale. «Quando abbiamo scelto di proporre una performance così scarna ed essenziale, sapevamo perfettamente di correre degli enormi rischi», hanno ammesso. «Erjona era la sola e unica artefice del proprio destino sul palco, senza basi o autotune a coprire gli errori, ma alla fine l’esibizione vocale perfetta l’ha ampiamente premiata con due riconoscimenti davvero importanti!». Il toccante ringraziamento finale è stato rivolto alla commissione artistica, alla direzione musicale del Festival e alla severa giuria tecnica, per aver creduto in un progetto anacronistico e coraggioso. «Vogliamo dedicare questa bellissima vittoria a tutte quelle innumerevoli persone, spesso invisibili, che credono fermamente e disperatamente in un sogno, e che per inseguire quel sogno scelgono quotidianamente di restare liberi, sempre e orgogliosamente fedeli alla propria musica e alla propria vera identità». Il brano vincitore, edito da AlyStudio/Believe e impreziosito dagli eleganti arrangiamenti del maestro Alioscia Arioli, è da oggi ufficialmente scaricabile e ascoltabile su tutti i principali store digitali, pronto a conquistare il cuore degli innamorati.

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Il cortocircuito sentimentale via chat che incendia le nozze d’argento: Enzo Casertano e Beatrice Fazi inaugurano il Teatro Golden con “Chiamalo ancora amore”

Il tradimento corre sui fili invisibili delle chat e il domani della famiglia si barrica in trincea a Roma per un debutto teatrale da record assoluto di risate! Dall’1 all’11 ottobre 2026, lo storico Teatro Golden di via Taranto ospita lo sfolgorante fischio d’inizio di “Chiamalo ancora amore”, l’esilarante commedia degli equivoci diretta da Toni Fornari. Un viaggio specchio iper-emotivo e travolgente che vede i mostri sacri Enzo Casertano e Beatrice Fazi nei panni di una coppia alla vigilia delle nozze d’argento, pronti a fuggire con i propri amanti virtuali all’insaputa del figlio convivente. Sarà proprio il ragazzo under 30 a dover escogitare un piano ingegneristico e diabolico per salvare il welfare familiare e sconfiggere l’isolamento da smartphone. Scoprite tutti gli orari e i contatti telefonici per blindare le poltrone nel nostro articolo! 👇

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Chiamalo ancora amore

Roma – Un calore viscerale, travolgente e sfacciatamente ironico si propaga dalle poltrone di via Taranto per invadere il cuore della Capitale, trasformando la sala in un’autentica officina di pensiero, risorsa terapeutica ed edicola di socializzazione spontanea. La grande commedia d’autore tricolore, quando sa spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione commerciale di plastica e dell’isolamento protettivo degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare le fragilità e le risposte flessibili della vita familiare quotidiana, offrendo alle famiglie un’oasi di spensieratezza colta. Da giovedì 1 a domenica 11 ottobre 2026, lo storico e monumentale palcoscenico del Teatro Golden di Roma terrà a battesimo il solenne fischio d’inizio della nuova stagione teatrale, sollevando il sipario sull’attesissimo debutto dello show “Chiamalo ancora amore”.

La sfolgorante messinscena, programmata in totale trasparenza e prodotta da una joint venture strategica d’eccellenza tra il Teatro Novanta e la Goldenstar AM, blinda un cartellone d’alto profilo a ridosso del territorio per il benessere collettivo dei rioni romani. Lo spettacolo, basato su un soggetto originale di Andrea Maia e scritto a otto mani da un poker di autori del calibro di Augusto Fornari, Toni Fornari, lo stesso Maia e Vincenzo Sinopoli, vede salire in trincea sul legno la regia millimetrica e spavalda di Toni Fornari. Al centro dei riflettori farà squadra un cast d’élite guidato dal talento verace di Enzo Casertano e Beatrice Fazi, affiancati sul leggio dai giovani e promettenti attori under 35 Andrea Hegedus e Angelica Pisilli, pronti a far tremare le poltrone della platea, taccuino alla mano e passioni calde.

La trappola degli amanti virtuali e il piano diabolico di un figlio per salvare la famiglia

L’ordito narrativo di “Chiamalo ancora amore” si addentra senza maschere o ipocrisie interpretative nelle trame e nelle criticità strutturali che aggrediscono i rapporti di coppia quando si preparano a celebrare il solenne traguardo dei **25 anni di matrimonio**. Al centro della scena si erge una coppia apparentemente affiatata e specchiata, alla vigilia esatta delle proprie nozze d’argento rionali. Nel loro appartamento stanziale convive un figlio laureato che, in netta controtendenza con il merito e l’autonomia, manifesta una totale asfissia logistica e non ha alcuna intenzione di “schiodare” da casa, accompagnato da una fidanzata bizzarra e stravagante e dal costante monitoraggio digitale di due iPad familiari, specchio del materialismo quotidiano dei nostri giorni.

I dati del cortocircuito tecnologico parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi interpretativi: proprio a ridosso della cerimonia dell’anniversario, il figlio scopre un verbale segreto spaventoso. Il padre e la madre, l’uno all’insaputa dell’altra, intrattengono da mesi relazioni sentimentali clandestine e fitte chat erotiche sulla rete. Il dramma tocca il picco di massima suspense quando il ragazzo comprende che proprio quella sera, inventando reciproci e falsi impegni di lavoro dello Stato, i coniugi usciranno per incontrare fisicamente, per la prima volta nei quartieri della movida, i rispettivi **amanti virtuali**! Il testo si tramuta così in un esilarante capovolgimento di ruoli, costringendo il figlio a elaborare un piano ingegneristico e diabolico per bloccare il pericoloso incontro e proteggere il matrimonio dei genitori, scacciando il torpore e le nevrosi della rottura.

Il ruolino di marcia degli spettacoli a San Giovanni: info e contatti del botteghino

La direzione logistica del Teatro Golden — Centro di Produzione Teatrale situato precisamente in Via Taranto 36 a Roma — comunica che i controlli tecnici sulle sale sono ultimati per assicurare un comfort funzionale e volumetrico eccellente per tutta la cittadinanza rionale e per le scolaresche della provincia. Lo show rifiuta le scorciatoie della finzione digitale degli smartphone personali per riabilitare il valore terapeutico ed etica dell’interplay attoriale dal vivo, dimostrando con i fatti che la risata collettiva costituisce lo scudo più potente contro l’intoleranza e l’isolamento sociale dei quartieri popolari.

I motori della biglietteria sono accesi e le prenotazioni per i weekend d’ottobre già prese d’assalto dai collezionisti del grande teatro comico romano. I biglietti sono acquistabili in totale trasparenza interfacciandosi con la segreteria del centro al numero di contatto telefonico fisso 0670493826. Il ruolino di marcia delle scadenze sul palco osserverà i seguenti orari stanziali: il giovedì e il venerdì alle ore 21:00; il sabato con una doppia programmazione pomeridiana e serale alle 17:00 e alle 21:00; la domenica per l’ultimo round alle ore 17:00. Questo fine settimana d’autunno spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a via Taranto: Enzo Casertano e Beatrice Fazi vi aspettano a braccia aperte per ricordarvi che finché l’umanità saprà ridere dei propri inganni per difendere l’amore vero, il domani della nostra terra sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano.

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L’emblema della Repubblica Italiana in mostra: prorogata a Roma l’esposizione su Paolo Paschetto

Prorogata a grandissima richiesta fino al 29 novembre 2026 la mostra storica e documentaria “Sotto una buona stella”, ospitata negli splendidi spazi della Casina delle Civette (Musei di Villa Torlonia) a Roma. L’esposizione, organizzata per celebrare gli 80 anni dell’elezione dell’Assemblea Costituente, ripercorre l’affascinante e travagliata genesi dell’emblema della Repubblica Italiana, approvato definitivamente nel maggio del 1948. Attraverso rarissimi documenti storici, rassegne stampa dell’epoca e bozzetti originali, i visitatori potranno scoprire come l’artista piemontese Paolo Paschetto riuscì a sbaragliare la concorrenza vincendo il concorso pubblico nazionale. La sua geniale sintesi grafica unì mirabilmente la stella patria (lo Stellone d’Italia) alla ruota dentata (simbolo del lavoro e dell’industria), incorniciandole con l’ulivo della pace e la quercia della tenacia. Un viaggio tra storia, arte e democrazia, impreziosito dall’esposizione degli strumenti di lavoro originali del maestro e da schizzi inediti per francobolli repubblicani. Scopri gli orari e le info per visitare la mostra dedicata al simbolo che ci rappresenta nel mondo👇

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Italiani alle urne

Roma – C’è un simbolo grafico inconfondibile che da quasi ottant’anni accompagna visivamente e istituzionalmente la vita pubblica e democratica del nostro Paese, stampato indelebilmente sui documenti ufficiali, inciso sulle monete storiche e impresso sulla carta intestata dei massimi ministeri dello Stato. Quel simbolo è l’emblema ufficiale della Repubblica Italiana. Per celebrare la genesi e la lunga storia di questa icona civica, viene ufficialmente e fortunatamente prorogata fino al prossimo 29 novembre 2026 l’importante esposizione documentaria dal titolo “Sotto una buona stella. L’emblema della Repubblica Italiana nelle carte di Paolo Paschetto”. La rassegna, che sta riscuotendo un ottimo e meritato successo di pubblico tra storici e curiosi, è allestita fin dal 27 marzo scorso presso i suggestivi spazi della Dipendenza della Casina delle Civette, incastonata all’interno del magnifico e verdeggiante complesso dei Musei di Villa Torlonia. La mostra è interamente e filologicamente dedicata alla ricostruzione della storia del simbolo nazionale e all’omaggio del suo geniale creatore materiale, il professore Paolo Paschetto (nato a Torre Pellice nel 1885 e scomparso nel 1963). L’autore, artista estremamente poliedrico, fine illustratore e insegnante di grande carisma, rappresenta tra l’altro una delle figure artistiche più prestigiose e rappresentative dell’intero patrimonio culturale custodito dalla Casina delle Civette. L’esposizione è stata fortemente voluta e organizzata dalle istituzioni in occasione di una ricorrenza solenne: l’ottantesimo anniversario della storica elezione dell’Assemblea Costituente (avvenuta nel fatidico 1946, subito dopo le ceneri della Seconda Guerra Mondiale), e ha il preciso scopo di illustrare ai cittadini il lungo, complesso e democratico percorso che ha portato, attraverso l’istituzione di un rigido concorso pubblico rivolto ai migliori artisti dell’epoca, alla difficile scelta finale del disegno presentato da Paschetto.

Il simbolo dell’Italia democratica: la ruota dentata, la stella e l’ulivo

Per comprendere appieno l’enorme valore storico di questa esposizione, bisogna fare un salto indietro nel tempo fino alle fondamenta stesse della nostra Repubblica. Il lungo iter burocratico e artistico si concluse ufficialmente il 5 maggio 1948: in quella memorabile giornata, il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola firmò il decreto legislativo con cui l’Italia appena risorta acquistava formalmente il suo simbolo visivo definitivo. Un emblema che, da quel lontano giorno di primavera, è rimasto assolutamente immutato nei suoi elementi grafici costitutivi, ognuno dei quali portatore di un profondo significato politico e costituzionale.
L’iconografia ideata da Paschetto si basa su quattro elementi fondamentali: la stella, antichissimo simbolo patrio dell’Italia (lo Stellone) che irradia la sua luce benefica; la ruota dentata in acciaio, che simboleggia chiaramente il lavoro e il progresso industriale, in perfetto ossequio al primo articolo della nuova Costituzione (“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”); e infine i due rami intrecciati che abbracciano l’intera composizione. Da una parte troviamo il ramo di ulivo, simbolo universale della volontà di pace della nazione sia all’interno dei propri confini sia verso le altre potenze mondiali; dall’altra spicca il forte ramo di quercia, che incarna allegoricamente la forza inossidabile, la dignità e l’eterna tenacia del popolo italiano. Questa straordinaria sintesi visiva, concepita dalla mente di Paschetto, fu in grado di sbaragliare l’agguerrita concorrenza degli altri bozzettisti, riuscendo a condensare in pochissimi tratti grafici i massimi e nobili valori di un Paese che aveva disperatamente bisogno di rinascere democraticamente dopo il lungo e tragico ventennio dittatoriale e il disastro bellico mondiale.

Un percorso documentale esclusivo alla Casina delle Civette

L’imperdibile esposizione romana, promossa congiuntamente da Roma Capitale, dall’Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, nonché dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, vanta una curatela scientifica di altissimo e ineccepibile profilo.
La mostra è stata infatti finemente ideata dall’Ufficio Archivio Storico e Beni culturali della Tavola valdese, magistralmente curata da un trio di studiose composto da Sara Rivoira, Federica Tammarazio e Gaia Dammacco, e realizzata materialmente in strettissima collaborazione con il Museo della Casina delle Civette. L’organizzazione pratica e i servizi museali sono stati invece sapientemente affidati all’esperienza di Zètema Progetto Cultura.
L’itinerario espositivo, pur non essendo dispersivo, risulta denso di contenuti storici ed è suddiviso con cura in quattro affascinanti sezioni tematiche. Attraverso l’esposizione di documenti originali, bozzetti dell’epoca e carteggi rarissimi provenienti dall’Archivio Paschetto della Tavola valdese, affiancati a preziosi documenti esposti in copia anastatica e gelosamente conservati presso l’Archivio di Stato di Torino, il percorso racconta passo dopo passo la genesi dell’emblema. Arricchiscono l’allestimento numerosi ritagli a stampa e articoli di giornale dell’epoca, insieme a materiale illustrativo e storiografico più recente, che ricostruiscono nel dettaglio la fervida e appassionata partecipazione dell’artista al concorso pubblico nazionale e le varie, controverse e dibattute fasi in cui lo stesso iter selettivo si articolò nel corso dei mesi.

I bozzetti originali, i francobolli e gli strumenti di lavoro dell’artista

Entrando nel vivo della visita, nella prima sezione tematica dell’esposizione (intitolata emblematicamente Gli Italiani al voto) vengono presentati al pubblico alcuni rarissimi e preziosi bozzetti originali di cartoline propagandistiche e informative ideate per le elezioni dell’epoca. Seguono poi nel percorso espositivo le varie e concitate fasi dei concorsi ufficiali per l’Emblema repubblicano. Questa sezione cruciale è magnificamente illustrata dai disegni e dalle innumerevoli prove tecniche presentate alla rigorosa Commissione giudicatrice statale non solo dal maestro Paschetto, ma anche dai suoi agguerriti e celebri colleghi finalisti del concorso (ovvero gli artisti Lalia, Luperini, Morbiducci e Retrosi), fino ad arrivare al disegno finale vincitore, sapientemente commentato e accompagnato dalla vivace e curiosa rassegna stampa dei quotidiani dell’epoca che riportavano la notizia alla nazione.
La terza sezione della mostra si concentra invece su una produzione artistica parallela e molto amata dai collezionisti: presenta infatti una ricca e interessante serie di bozzetti per la futura realizzazione di francobolli celebrativi dell’Italia Democratica e per le eleganti copertine della rivista Italia Filatelica. Per rendere l’esperienza di visita ancora più intima e coinvolgente, sono esposti nelle teche anche numerosi e vissuti strumenti di lavoro dell’artista torinese e una grande e dettagliata mappa della città eterna, che indica con precisione tutti i luoghi di Roma dove il maestro Paschetto ha materialmente lavorato e realizzato le sue pregevoli opere pubbliche nel corso degli anni. A completare e arricchire definitivamente la mostra concorre la visione in sala di un interessante e documentato video che include un’esclusiva intervista allo storico Daniele Jalla (contenuto fruibile e visionabile dai visitatori anche comodamente online). Per tutti coloro che desiderano immergersi in questa pagina fondamentale di storia patria, la mostra presso i Musei di Villa Torlonia (situati in Via Nomentana 70) osserva i seguenti orari: dal martedì alla domenica, con orario continuato dalle ore 9.00 alle ore 19.00 (con l’ultimo ingresso in biglietteria fissato improrogabilmente per le ore 18.00). Il giorno di chiusura settimanale del polo museale è il lunedì.

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