SALUTE, IL DECALOGO DI ESEO ITALIA PER RICONOSCERE L’ESOFAGITE EOSINOFILA
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Roberta Giodice, presidente ESEO Italia - Associazione di famiglie contro l'esofagite eosinofila e le patologie gastrointestinali eosinofile: “Il decalogo è uno strumento scientificoelaborato da esperti che hanno messo insieme i principali sintomi ai quali si associano le malattie eosinofile. Il nostro obiettivo è quello di accrescere il sospetto diagnostico e laconsapevolezza del rischio tra la popolazione, aiutando medici e pazienti ad individuare una diagnosi in base ai segni e sintomi individuati”.
Redazione – “Riconosci segni e sintomi”: è questo lo slogan della campagna lanciata da ESEO Italia insieme all’Alleanza EoE Day per tutto il mese di maggio, dedicato all’esofagite eosinofila in occasione della prima Giornata Mondiale dell’Esofagite Eosinofila (World Eosinophilic Esophagitis - EoE - Day) 22 maggio 2025.
In tutta Italia oltre 50 equipe mediche ospedaliere hanno aperto i propri studi per giornate di open day e screening, con l’obiettivo di favorire diagnosi precoci delle patologie eosinofile per migliaia di potenziali pazienti che ogni giorno convivono con sintomi dell'Esofagite Eosinofila non ancora diagnosticati. Ad indirizzare medici e pazienti un decalogo lanciato dall’Alleanza EoE Day, che prevede dieci quesiti da sottoporre al paziente, per identificare i comportamenti adattivi volti a convivere con i sintomi, illustrato anche nel corso del VII Incontro nazionale con le famiglie, “Oltre la patologia rara: approfondimento, giovialità, sport e benessere”, tenutosi a Bracciano (Roma) lo scorso week-end, al quale hanno partecipato numerosi esperti, medici e stakeholders.
Nel materiale, distribuito da ESEO Italia, Associazione di famiglie impegnate contro l’esofagite eosinofila e le patologie gastrointestinali eosinofile, sono contenute dieci domande individuate da medici e specialisti della materia utili per riconoscere i sintomi e indirizzare una corretta diagnosi. Si va dalla difficoltà a deglutire il cibo alla sensazione del cosiddetto blocco mentre si mangia; dal rifiuto di cibi quali carne, prosciutto, riso, alla necessità di assumere molta acqua durante i pasti per facilitare la deglutizione. Ai pazienti viene poi chiesto se sentono la necessità di tagliare il cibo in piccoli pezzi, se impiegano più tempo degli altri a finire il pasto, se hanno difficoltà a deglutire medicinali in pasticche e se si sentono, in generale, a disagio nel mangiare con gli altri. Fra gli altri sintomi è indicato il reflusso, la nausea e il vomito, episodi di asma, dermatite atopica, o poliposi nasale. Il riconoscersi anche in alcuni di questi casi contenuti nel decalogo è fondamentale per aiutare il medico a diagnosticare l'esofagite eosinofila, instradando il paziente verso un corretto percorso sanitario.
“Attraverso gli open day e le campagne informative nei centri ospedalieri e sui social abbiamo voluto offrire un’opportunità a migliaia di persone che convivono oggi con dei sintomi fortemente limitanti, che tuttavia non sono stati ancora riconosciuti come patologie eosinofile. Il decalogo - ha affermato Roberta Giodice, presidente dell’Associazione ESEOItalia - è uno strumento scientifico elaborato da esperti che hanno messo insieme i principali sintomi ai quali si associano le malattie eosinofile. Il nostro obiettivo è quello di accrescere il sospetto diagnostico e la consapevolezza del rischio tra la popolazione, aiutando medici e pazienti ad individuare una diagnosi in base ai segni e sintomi individuati”.
“Grazie allo sforzo di centinaia di famiglie che quotidianamente assistono pazienti affetti da queste patologie vogliamo rilanciare un appello a tutte le Istituzioni incoraggiando tutti gli stakeholder ad intraprendere azioni concrete per supportare coloro che già affrontano questa realtà quotidianamente, per le migliaia di caregiver che li accudiscono ed anche per coloro che ancora peregrinano in cerca di una diagnosi”, ha concluso.
Che cos’è l’esofagite eosinofila
L’esofagite eosinofila (EoE) è una malattia infiammatoria localizzata nell'esofago, caratterizzata da periodi di remissione clinica ed episodi di acuzie. Gli eosinofili sono protagonisti di questa infiammazione, attraverso i numerosi mediatori cellulari rilasciati durante la loro attività. L’incidenza annuale varia in relazione alla provenienza geografica della popolazione inclusa va da 1,6 a 10/100.000. Non ci sono dati di prevalenza in Italia.
Quali sono le cause
L’esofagite eosinofila è una patologia immuno-allergica; spesso è possibile trovare la causa dell’infiammazione cronica in un’allergia alimentare e/o respiratoria. Talvolta, però, nonostante i test allergologici ed i tentativi dietetici, non si riesce a comprendere la probabile causa della malattia. Fenomeni autoimmunitari che possono coinvolgere anche altri tratti dell’apparato gastrointestinale possono essere implicati nello sviluppo di questa malattia.
Sintomi
La sensazione del cibo che si blocca e che non riesce a progredire, tempi lunghi per i pasti quotidiani, la necessità di bere per far scendere il cibo, sono tutti campanelli di allarme da considerare e da riferire al medico.
Terapie
Le diete di restrizioni ed i farmaci (cortisone, soprattutto locale e farmaci biologici) sono le cure al momento utilizzate e considerate efficaci.
Rischi
Le stenosi, cioè i restringimenti serrati dell’esofago, che non fanno passare né cibo né saliva, per i pazienti affetti da esofagite eosinofila oltre che la malnutrizione cronica ed i disturbi della crescita per tutti i pazienti affetti da patologie gastrointestinali eosinofile.
Epidemiologia
40 studi longitudinali (1976 e il 2022) in 15 paesi su 5 continenti su bambini e adulti, l’incidenza è di ogni 100.000 persone-anno, mentre la prevalenza è di 40 su 100.000 e tale dato sarebbe frutto di un incremento del numero di biopsie esofagee, anche se al contempo sembrano aumentati gli accessi per endoscopia con indicazione disfagia. Si stima che il rapporto maschi/femmine sia 3/1 anche se al momento questo dato non presenta delle spiegazioni dal punto di vista fisiopatologico. Gli americani bianchi sembrano più colpiti (58%) rispetto agli Afro-Americani (34%) e ad altre etnie (8%).
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