IL SESSO È FISIOLOGICO COME MANGIARE, BERE, DORMIRE, FARE I BISOGNI | LA POSTA DEL CUORE DI ALESSANDRA HROPICH
- Scritto da Alessandra Hropich
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Redazione- Sono orgogliosamente divorziato da anni dopo aver conosciuto una donna che non me la dava mai, ad eccezione di quando abbiamo avuto i figli — allora, le servivo, per procreare. Ma poi, appena avevo qualche desiderio improvviso, la mia ex mi diceva puntualmente che doveva uscire, che non era il momento, che pensavo sempre al sesso come fossi stato un maniaco, che lei aveva problemi, pensieri legati ai figli, insomma, il mio momento per fare sesso non arrivava quasi mai.
La cosa che più mi sconcertava era la sua richiesta polemica di dover io creare “l’atmosfera giusta”, con parole adatte, una cena a lume di candela. Ma ti rendi conto? Io, prima di consumare, dovevo quasi pregare la donna che avevo sposato per darmela? E il mio bisogno impellente? Andava a farsi fottere.
Ho fatto prima: le ho trovato un’occupazione, senza dirle che avevo intenzione di lasciarla; lei si è tuffata con entusiasmo nella sua esperienza e così ho potuto chiudere. Non potevo tollerare una donna che aveva dimenticato le mie esigenze fisiche di uomo, prendendomi per un maniaco appena le chiedevo di darmela. Un uomo ha le sue esigenze, e il bisogno di fare sesso è urgente come quello di andare in bagno, di mangiare, bere e dormire.
Da quando mi sono divorziato, vado regolarmente a donne — non importa se a pagamento — ma almeno ci vado quando avverto il bisogno.
Vorrei dire agli uomini di non fare gli scemi come ho fatto io: devono farsi rispettare dalle donne, pur pagandole, sia chiaro. Sono deluso dal matrimonio: si fa solo per avere dei figli, ma poi la donna delude perché ha sempre mal di testa, artrosi, artrite, malumore, stress, giramenti di palle varie ed eventuali. Ma andassero tutte a quel paese! Nei locali, sui marciapiedi, ci sono giovani straniere da urlo. Da sottolineare: ce l’hanno anche loro!
Scusami per la praticità, sono un ingegnere meccanico: per me, 2+2=4.
— Umberto da Aosta
Capisco la tua frustrazione, Umberto, e condivido che molte coppie trascurino il desiderio sessuale dopo il matrimonio, assorbite dai figli e dalle preoccupazioni quotidiane. Ne parlo anche nel mio ultimo libro “La doppia vita (segreta) dei vip e non solo”.
Il sesso non è un interruttore da accendere come un frigorifero o un rubinetto: è un linguaggio di complicità e desiderio reciproco. La donna non è una valvola di sfogo per il pistone, ma una persona con una propria sensibilità, che vive la sessualità anche come relazione emotiva e comunicativa. Ridurlo a “necessità fisica” rischia di trasformarlo in una routine sterile.
Molte donne cercano prima di tutto intimità, coinvolgimento, attenzione; l’ urgenza fisica, da sola, non basta a creare attrazione. Pagare per soddisfare questo bisogno è una scelta legittima, ma non equivale a rispetto né a una relazione sana: il rispetto e il desiderio nascono da comunicazione, empatia e intesa, non da uno scambio economico.
Ora, visto che sei un ingegnere meccanico, posso spiegarti la dinamica con il tuo stesso linguaggio. In un motore, ogni componente ha uno scopo preciso: se un elemento non funziona o non riceve il giusto input, l’intero sistema collassa. Nella coppia, tu sei il pistone, con un input fisico chiaro e immediato, cioè il desiderio sessuale. La donna, invece, è un componente complesso, con variabili non lineari: emozioni, stress, figli, bisogno di intimità.
Il problema nasce quando l’ input è unidirezionale: il sesso visto come forza meccanica ignora le variabili emotive della partner. Così il sistema si inceppa. Mancando la lubrificazione emotiva — fatta di carezze, dialogo e complicità — il pistone non scorre. Se poi manca la sincronizzazione tra i tempi dell’uomo e quelli della donna, il motore perde ritmo. E quando il circuito è sovraccarico di stress, stanchezza o mancanza di comunicazione, il desiderio si spegne come una valvola ostruita.
La soluzione, proprio come in ogni buon progetto, è integrare più feedback: desiderio fisico, attenzione emotiva e complicità. Bisogna riconoscere resistenze e attriti, perché ignorarli porta al blocco totale. Non serve forzare la componente difettosa: se un pistone non scorre, non aumenti la pressione, altrimenti rompi il motore.
A volte la manutenzione ordinaria — dialogo, rispetto, desiderio reciproco — può salvare il sistema; ma se la componente è usurata e il motore non risponde più, allora sì, conviene sostituire il pezzo, cioè separarsi, piuttosto che fondere tutto il meccanismo.
Il desiderio fisico, in fondo, è solo un segnale di comando: il successo del sistema-coppia dipende dalla qualità dell’ intero circuito, non solo dalla pressione del pistone. E se il circuito non funziona, a volte, conviene cambiare il componente piuttosto che insistere con la forza.
Hai scelto, in fondo, la soluzione più coerente con la tua logica ingegneristica.
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