MOURAD: - LA SPERANZA È UN ATTO DI CORAGGIO. I SOGNATORI AD OCCHI APERTI COSTRUISCONO IL FUTURO -
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Redazione- In questa intervista esclusiva, Mourad si racconta con sincerità e profondità, condividendo riflessioni sul significato della speranza, sull’importanza dei sogni, e sul valore della costanza e dell’autenticità. Dalla nascita del progetto Hope agli incontri che hanno segnato la sua vita – come quello con Robert De Niro e Nicoletta Mantovani – emerge il ritratto di un uomo che vive l’arte come missione e la vita come un viaggio fatto di gratitudine, coraggio e gentilezza.
Hai dedicato Hope ai “sognatori ad occhi aperti”. Cosa intendi con questa espressione?
«Quando parlo di “sognatori ad occhi aperti”, mi riferisco a coloro che non si accontentano di immaginare un mondo migliore: lo cercano, lo costruiscono, lo evocano con gesti concreti e visioni audaci. Sono persone che trasformano la nostalgia in progetto, la bellezza in responsabilità, e il desiderio in azione. Hope è dedicato a loro — agli spiriti liberi che, pur consapevoli delle sfide, continuano a credere nella forza dell’arte, dell’educazione e della gentilezza come strumenti di cambiamento. È un omaggio alla speranza vissuta, non solo sognata. I sognatori ad occhi aperti sono architetti e costruttori di futuro, in un periodo di incertezza attraverso la speranza.»
Credi che sia il destino a definire il nostro futuro o siamo noi gli artefici del nostro cammino?
«Credo che il destino sia come una partitura: offre un tema, una pagina bianca, forse persino un ritmo iniziale. Ma la vera musica nasce dall’interpretazione. Siamo noi, con le nostre scelte, i nostri silenzi, le nostre paure e decisioni, a dare forma al cammino. Il futuro non è scritto: esistono tanti futuri possibili (Maktoub), e giorno dopo giorno chi ha il coraggio di ascoltare la propria voce interiore diventa artefice e interprete, non semplice spettatore.»
Se ti fa piacere, vuoi condividere con noi qualche aneddoto legato a quell’occasione o ad altre?
«Dopo quell’incontro alle superiori, qualcosa in me si era acceso. Non era solo ambizione: era una chiamata interiore. Sentivo che quel training a Londra, presso una delle più esclusive catene dell’hôtellerie, poteva rappresentare il mio primo vero passo — da zero a uno. Così, ogni mercoledì, alla stessa ora, per sei mesi, ho composto quel numero di Canneto sull’Oglio. Sempre con rispetto, mai con impazienza. Chiedevo semplicemente: “Ci sono novità da Londra?”
All’inizio, le risposte erano vaghe, talvolta evasive. Ma io non chiamavo per ottenere: chiamavo per dimostrare serietà e desiderio autentico. E piano piano, quel gesto rituale ha cominciato a parlare per me.
Un giorno, la voce dall’altra parte disse: “Abbiamo deciso. Vogliamo vedere cosa sai fare.”
Fu la conferma che la costanza, se accompagnata da rispetto e visione, può aprire porte che sembrano blindate.»
Qual è il messaggio che desideri lasciare ai giovani nei momenti di difficoltà?
«Nei momenti di difficoltà e di fragilità, non dobbiamo pensare a una debolezza, ma a un privilegio: è il punto centrale da cui nasce il coraggio. Non cercate scorciatoie, cercate senso. E se tutto sembra fermo, siate voi il movimento. Anche un passo piccolo, se fatto con dignità, può cambiare la traiettoria di quel momento di difficoltà — e a volte, di una vita intera.»
Hai vissuto anche un incontro speciale, ad esempio quello con Robert De Niro. Se ti fa piacere, vuoi condividerlo con noi?
«Solo una stretta di mano, ferma e sincera. In quegli occhi ho letto qualcosa che non si può fingere — la stanchezza di chi ha vissuto molto e la lucidità di chi sa riconoscere l’autenticità.
Non ho cercato di impressionarlo, ho solo fatto il mio mestiere con rispetto e precisione. A fine serata, mi ha detto: “Grazie. Si vede che ami quello che fai.”
È stato un momento semplice, perché in quell’istante il professionista ha incontrato l’uomo, non l’attore, e il cinema ha lasciato spazio alla verità.»
Mourad, l’immagine di Nicoletta Mantovani è molto curiosa, e so quanto tu le sia legato. Ci racconti qualcosa di questo incontro così significativo?
«Entrare nella Casa Museo Pavarotti con Nicoletta al mio fianco è stato come varcare la soglia di un ricordo vivo. Non era una visita: era un incontro. Nicoletta non illustrava, evocava. Ogni oggetto — una camicia colorata, un pennello, un biglietto scritto a mano — non era un cimelio, ma un frammento di anima.
Nicoletta si fermava davanti a certi oggetti con una tenerezza che non si può fingere. E io, in silenzio, sentivo che la Speranza con la “S” maiuscola non era solo un concetto: era lì, presente in maniera tangibile. Non può essere spiegata — solo sentita.»
Dalle sue parole traspare una visione limpida e intensa: quella di un uomo che crede nel potere trasformativo della speranza e nel valore umano della perseveranza. Mourad invita a non smettere mai di sognare, ma di farlo con gli occhi aperti — perché ogni sogno autentico ha bisogno di coraggio, dedizione e cuore per diventare realtà.
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