UN UOMO CIRCONDATO DA GIOVANI DONNE, È FEDELE ? | LA POSTA DEL CUORE DI ALESSANDRA HROPICH
- Scritto da Alessandra Hropich
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Redazione- Mio marito è sempre stato un uomo serio. In trentacinque anni di matrimonio non l’ho mai sentito dire una parola fuori posto, né rivolgere uno sguardo o un gesto inappropriato. È un chirurgo senologo molto stimato, e quando parla con le specializzande, si percepisce subito la sua autorevolezza: lui è il maestro, il luminare, e loro lo ascoltano con ammirazione.
Il nostro è sempre stato un legame solido, senza ombre. Non ho mai avuto motivo di dubitare di lui.
Eppure, recentemente, più di un episodio mi ha lasciata perplessa. Ad esempio, durante una conferenza a cui eravamo entrambi invitati, ho notato mio marito un po’ agitato – cosa rarissima – mentre parlava con una giovane specializzanda, molto carina. Erano seduti accanto, tra i relatori, mentre io ero tra il pubblico.
A fine convegno, si è precipitato da me con la ragazza al seguito per presentarmela:
«È la mia assistente, la più brava tra le specializzande», ha detto con un sorriso che non gli avevo mai visto.
Non sono state tanto le parole a colpirmi, quanto il suo atteggiamento: sembrava emozionato, quasi come se sentisse il bisogno di giustificarsi per il fatto di avere accanto una collaboratrice.
E la cosa non si è fermata lì. In altre occasioni ha fatto lo stesso, presentandomi colleghe e ricercatrici, accompagnando con l’elenco dei loro meriti e delle doti professionali. Ormai, ho perso il conto: sarà successo una decina di volte.
Io non sono certo una donna gelosa, né tanto meno del medioevo.
Ma non riesco a non chiedermi: perché mai un uomo così sicuro di sé, così serio e controllato, sente sempre il bisogno di giustificarsi davanti a me?
Oltretutto, ho notato che non mi presenta mai i giovani collaboratori: sarà una strana combinazione?
E comunque, lei pensa che un uomo circondato quotidianamente da giovani ragazze non possa essere fedele?
Milena da Luino
Se mi scriverà ancora una moglie di un docente universitario o di un primario (in)fedele, chiederò nome, cognome e ateneo del marito e farò verificare da un mio collega che ha contatti con molte università italiane, per capire se, questi mariti “esemplari”, esistono davvero.
Perché — mi creda — comincio a sospettare che, dietro certe lettere, si nascondano burle di colleghi di altri giornali che vogliono farmi passare per la cacciatrice di corna h24, quella che “rovina le fiabe accademiche”.
Mentre io cerco solo di essere vera. Ma tocca sempre a me il ruolo della strega cattiva, perché voi, le “mogli di baroni”, volete continuare a recitare la parte delle eterne addormentate nel bosco, svegliandovi solo per chiedere se un uomo circondato da giovani donne può essere fedele.
E certo, come no. Come se bastasse il camice bianco o la cattedra per blindare la fedeltà.
Io non conosco suo marito, ma i copioni li riconosco lontano: li ho visti, rivisti e smontati più volte di quante lei possa immaginare.
Potrei scrivere un’ enciclopedia su professori, primari e luminari che “amano la moglie” ma che, appena varcano la porta dell’ ospedale o
dell’ aula, dimenticano persino di essere sposati.
Tutti serissimi, integerrimi e così professionali da dover ribadire — a chiunque capiti a tiro — che, con quella giovane assistente, “c’è solo stima professionale ”.
Perché mai un uomo veramente tranquillo, sicuro di sé e del suo matrimonio, dovrebbe sentire il bisogno di presentare ogni specializzanda alla moglie o in giro, snocciolando i suoi meriti come se dovesse convincere una giuria popolare della propria innocenza?
Chi è davvero pulito, non si giustifica. Non ne sente il bisogno.
Chi si affanna a ribadire di essere “un marito fedele” di solito ha qualcosa da nascondere… o almeno da reprimere.
Le faccio un esempio: conosco un professore/medico pneumologo milanese, simpatico e scherzoso, che ogni volta che mi incontra a Milano — in università, a un convegno, perfino al supermercato — sente l’ irresistibile impulso di presentarmi a tutti in modo plateale.
“ Guardate, ho qui con me la dottoressa Alessandra Hropich, la ben più nota scrittrice ed autrice di Roma, è sua la rubrica 'La Posta del cuore", se avete problemi di corna, c' è lei!"
Le parole del prof milanese, suonano a tutti come: " Non c’è nulla di male con la dottoressa, sia chiaro, la conosco solo professionalmente!”
Un mantra, una specie di rosario
dell’ innocenza.
E ogni volta penso: più uno ci tiene a precisare, più c’è sotto qualcosa.
Perché mai un uomo dovrebbe spiegare ad amici, colleghi e conoscenti chi sono io?
Perciò, cara signora di Luino, continui pure a credere di essere sposata a un San Giuseppe in camice bianco, se le fa dormire tranquilla. Ma non venga a chiedermi conferme per sentirsi rassicurata: io non distribuisco fiabe consolatorie.
Un uomo circondato quotidianamente da giovani donne ammirate, devote e brillanti — e che si sente in dovere di presentarle tutte o quasi alla moglie, con tanto di curriculum orale — non è un santo: è, nella migliore delle ipotesi, un uomo che gioca a nascondino con la propria coscienza.
E se davvero riesce a pensare solo alla moglie dopo trentacinque anni, beh, altro che primario: SANTO SUBITO!
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