IL RITO DELL’OLIO E DELL’ACQUA IL MALOCCHIO, TRADIZIONE E SCIENZA
- Scritto da Dott.ssa Stella Chiavaroli
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Redazione- In molte regioni del Sud Italia sopravvive un rito curioso: alcune gocce d’olio cadono in un piatto d’acqua per “diagnosticare” o “togliere” il malocchio. Accompagnato dal segno della croce e da preghiere, questo gesto affascina e incuriosisce, ma che origine ha? E quanto c’è di scientifico dietro?
Le radici antiche del malocchio
Il malocchio, noto in italiano come malocchio e in greco come baskania, è una credenza antichissima: lo sguardo invidioso o malevolo poteva arrecare danno. Plutarco e Plinio il Vecchio già parlavano di tali convinzioni nel mondo greco-romano (Dundes, 1992). La diffusione del fenomeno non è solo italiana: esiste in Grecia, Spagna, Medio Oriente e Nord Africa, a testimonianza della sua radicata presenza culturale.
Il rito dell’olio e dell’acqua
In alcune comunità italiane, soprattutto in Sicilia e in Sardegna, l’olio viene versato in un piatto d’acqua e osservato: il modo in cui le gocce si muovono o si separano indicherebbe la presenza di “invidia” o malocchio. Come sottolinea l’antropologo Ernesto De Martino, queste pratiche fanno parte della magia popolare: gesti simbolici che servono a dare senso a eventi sfortunati e a fronteggiare l’ansia (De Martino, 1959/2015).
L’olio non è casuale: simbolo di purezza, luce e protezione, la sua capacità di galleggiare sull’acqua ha da sempre stimolato interpretazioni simboliche.
Funzione sociale e psicologica
Gli studiosi osservano che il malocchio e i rituali correlati riflettono tensioni sociali e dinamiche di invidia. In contesti comunitari dove la prosperità altrui poteva creare disagio, questi gesti avevano una funzione rassicurante, quasi terapeutica (Herzfeld, 1981; Dundes, 1992).
Secondo De Martino (1948), il rito non è solo superstizione: è anche uno strumento culturale per gestire la paura e l’incertezza in ambienti economicamente o socialmente fragili.
Cosa dice la scienza
Dal punto di vista fisico, il comportamento dell’olio nell’acqua dipende da densità, tensione superficiale e impurità: nulla di soprannaturale. Psicologicamente, il rituale può comunque dare sollievo: l’effetto placebo o la suggestione spiegano la percezione di protezione (Vyse, 2014).
Religione, Chiesa e superstizione (§2111)
La Chiesa cattolica distingue tra pratiche religiose ufficiali e superstizione. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (§2111) spiega:
> «La superstizione è un peccato quando consiste nel dare a riti o oggetti poteri magici indipendenti da Dio. La divinazione, la magia e gli scongiuri attribuiscono efficacia a gesti o formule senza la volontà divina.»
Tradotto in parole semplici: se il rito dell’olio viene fatto pensando che il gesto abbia da solo potere, è superstizione. Se invece è accompagnato da preghiera sincera e fiducia in Dio, resta una pratica di religiosità popolare, culturale e simbolica, ma non un sacramento.
Il rito dell’olio nel piatto è dunque un fenomeno culturale affascinante:
radici antiche pre-cristiane,
funzione simbolica e sociale,
interpretazione antropologica documentata,
nessuna validazione scientifica come fenomeno soprannaturale,
distinguibile chiaramente dalla religione ufficiale cattolica.
Un piccolo gesto quotidiano che racconta storia, cultura, psicologia e religiosità popolare mediterranea, tra fede e tradizione.
Fonti principali
De Martino, E. (1959/2015). Sud e magia. Milano: Feltrinelli.
De Martino, E. (1948). Il mondo magico: Prolegomeni a una storia del magismo. Torino: Einaudi.
Dundes, A. (Ed.). (1992). The Evil Eye: A Folklore Casebook. Madison: University of Wisconsin Press.
Herzfeld, M. (1981). Meaning and Morality: A Semiotic Approach to Evil Eye Accusations in a Greek Village. American Ethnologist, 8(3), 560–574.
Catechismo della Chiesa Cattolica. (1992). Libreria Editrice Vaticana, §2111.
Vyse, S. A. (2014). Believing in Magic: The Psychology of Superstition (2nd ed.). Oxford University Press.
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