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Radici Sane City Lab 2026: sbarca a Noto l’iniziativa d’oro per la salute

La salute non si cura solo in ospedale, ma si costruisce a tavola e nelle nostre bellissime città! È questa la meravigliosa e potente filosofia alla base della prima edizione di “Radici Sane City Lab – Il Gusto del Barocco”, un evento straordinario che sbarcherà a Noto dal 9 all’11 ottobre (e che sarà presentato il 7 ottobre a Palermo al Palazzo dei Normanni). Tre giorni intensissimi ricchi di educational tour nelle aziende agricole, incontri con medici, attività dedicate alle scuole e importantissimi screening gratuiti per le famiglie nel “Radici Sane Village”. Il cibo della meravigliosa Dieta Mediterranea diventa l’arma principale per la prevenzione e per proteggere le nuove generazioni! Un’iniziativa imperdibile!👇

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Locandina evento Noto

Palermo – La vera, profonda e radicale rivoluzione nel campo della salute pubblica non si combatte esclusivamente all’interno delle fredde, sterili e asettiche corsie di un reparto d’ospedale quando la malattia ha già preso il sopravvento. La battaglia decisiva per il nostro benessere e per il futuro delle nostre comunità si gioca quotidianamente a tavola, per le strade dei nostri meravigliosi borghi e attraverso la consapevolezza culturale di ciò che mangiamo. Partendo proprio da questo potentissimo, sacrosanto e indiscutibile principio etico e medico, la Sicilia si prepara a ospitare un evento che promette di segnare un vero e proprio spartiacque per il sud Italia. Mercoledì 7 ottobre 2026, alle ore 12.00 in punto, la prestigiosa e aulica Sala Stampa del monumentale Palazzo dei Normanni, cuore pulsante delle istituzioni regionali in Piazza del Parlamento a Palermo, aprirà ufficialmente le sue porte per ospitare l’attesissima conferenza stampa di presentazione della primissima, storica edizione di “Radici Sane City Lab 2026 – Noto | Il Gusto del Barocco”. Questa straordinaria e lodevole manifestazione, fortemente voluta dagli organizzatori e in programma nella splendida cornice architettonica di Noto dal 9 all’11 ottobre, sarà interamente, rigorosamente e appassionatamente dedicata ai temi vitali della prevenzione clinica, della corretta alimentazione, delle produzioni identitarie, del profondo rispetto per il territorio e dello sviluppo locale sostenibile.

Il Palazzo dei Normanni apre le porte: le istituzioni in prima linea

L’importanza e il peso specifico, sia politico che sociale, di questo imponente appuntamento fieristico e culturale sono immediatamente e inequivocabilmente testimoniati dal parterre d’eccezione previsto per il taglio del nastro della conferenza di presentazione palermitana.
Dietro i microfoni del tavolo dei relatori, a metterci letteralmente la faccia per promuovere la cultura del benessere, siederanno le massime e più autorevoli cariche istituzionali e associative. Prenderanno formalmente la parola Gaetano Galvagno, stimato Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Corrado Figura, vulcanico e orgoglioso Sindaco della magnifica città di Noto, e Salvo Latino, il visionario e lungimirante Presidente dell’associazione Radici Sane. Questo formidabile tridente istituzionale non sarà però lasciato solo: ad affiancarli e supportarli ci sarà una folta e qualificata schiera di rappresentanti del faticoso e preziosissimo mondo produttivo agricolo, esponenti di primissimo piano delle floride filiere agroalimentari siciliane, responsabili dei consorzi di tutela, professionisti del settore, imprese locali e tutti i principali stakeholder intimamente coinvolti nello sviluppo di questo grandioso e vitale progetto. L’immagine di un’intera classe dirigente e produttiva riunita compatta sotto lo stesso tetto per discutere di prevenzione e salute rappresenta, già di per sé, un enorme, insostituibile e bellissimo messaggio di speranza per le generazioni future.

Un format itinerante e rivoluzionario: la salute nei luoghi della vita

L’affascinante e suggestiva tappa inaugurale prevista tra le perle architettoniche del Barocco di Noto rappresenta in assoluto la primissima edizione territoriale e sperimentale del progetto globale Radici Sane City Lab.
Non ci troviamo di fronte al classico, polveroso e noioso convegno medico per soli addetti ai lavori, ma a un vero e proprio, geniale e modernissimo format itinerante ideato e studiato nei minimi dettagli per capovolgere totalmente il paradigma sanitario. La geniale filosofia di base è quella di scardinare la prevenzione medica dai laboratori e portarla fisicamente e quotidianamente nei “luoghi della vita”, ovvero per le strade, nelle piazze e tra le mura domestiche delle famiglie. L’obiettivo supremo e umanissimo dell’organizzazione è quello di riuscire a mettere concretamente in relazione, in un gigantesco e virtuoso abbraccio collettivo, i semplici cittadini, i fragili e spugnosi studenti delle scuole, le rigide istituzioni, la sapiente comunità scientifica, le agguerrite imprese locali e le amministrazioni. Avviando questo formidabile processo culturale e informativo a partire proprio dai territori e dal basso, l’intento è quello di creare un solido modello virtuoso, facilmente e utilmente replicabile in tutta Italia, capace di generare una nuova conoscenza salvavita e azioni successive per arginare l’insorgenza delle malattie croniche e invalidanti.

Il Gusto del Barocco: tre giorni tra screening, salute e tradizioni

L’edizione inaugurale e apripista di Noto, che porta il poetico e azzeccatissimo titolo “Il Gusto del Barocco”, non sarà una semplice fiera campionaria del gusto, ma si configurerà come un potentissimo ed emozionante laboratorio sociale a cielo aperto.
La manifestazione utilizzerà sapientemente e astutamente il cibo genuino, i sapori antichi e le inestimabili produzioni identitarie e agricole del Sud-Est siciliano come vera e propria chiave di volta intellettuale per affrontare, in maniera popolare e comprensibile a tutti, i complessi temi della sicurezza alimentare, dell’educazione scolastica, della tutela dell’incantevole paesaggio e dello sviluppo territoriale. Il fittissimo e serratissimo programma coinvolgerà in maniera attiva ed entusiasmante intere scuole e centinaia di famiglie nel corso dei tre intensissimi giorni (9-11 ottobre). Tra le tantissime, preziose iniziative spiccano emozionanti attività interattive dedicate esclusivamente alle nuove generazioni, istruttivi educational tour guidati all’interno delle filiere agricole del Sud-Est siciliano, fondamentali momenti di screening e prevenzione medica gratuiti nel Radici Sane Village e l’attesissima camminata collettiva denominata Noto Walk. La kermesse si chiuderà solennemente e trionfalmente l’11 ottobre all’interno dei sontuosi saloni di Palazzo Nicolaci, con un confronto aperto e rigoroso sul ruolo imprescindibile che la sana e invidiata Dieta Mediterranea, unita alla tutela dei prodotti DOP e IGP, gioca per la salvezza e il futuro delle nostre città. Perché, come recita saggiamente il meraviglioso principio guida dell’associazione: “Prevenzione nella vita reale. Dalla persona alla città. La salute comincia prima.”

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Spettacolo a L’Aquila: torna il magico Festival delle Culture tra cinema e tradizioni

Il capoluogo abruzzese si accende di pura magia e si veste magicamente dei meravigliosi colori del mondo intero! Prende ufficialmente il via lunedì 5 ottobre la grandiosa ottava edizione del “Festival delle Culture 2026”, l’attesissima rassegna curata direttamente dai cittadini stranieri residenti a L’Aquila. Il programma, che andrà avanti ininterrottamente per due mesi fino al 28 novembre, prevede uno straordinario viaggio cinematografico attraverso Brasile, India, Argentina e Taiwan! Le prime serate al Palazzetto dei Nobili regaleranno due capolavori del grande cinema mondiale come “Central do Brasil” e “Il lamento sul sentiero”. Uno spettacolo incredibile assolutamente da non perdere!👇

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Festival delle Culture , L'Aquila

L’Aquila – Il suggestivo e maestoso capoluogo abruzzese si prepara a indossare il suo abito più bello, luminoso e internazionale, trasformandosi letteralmente in uno straordinario crocevia di popoli, storie e usanze provenienti da ogni angolo del pianeta. A partire da lunedì 5 ottobre, infatti, gli storici ed eleganti spazi del Palazzetto dei Nobili ospiteranno il tanto atteso, celebrato e prestigioso taglio del nastro della grandiosa ottava edizione del Festival delle Culture 2026. Questa straordinaria e vivacissima kermesse culturale, che vanta ormai una solidissima e appassionata base di pubblico, promette di animare, colorare e arricchire profondamente l’intera vita cittadina per quasi due interi mesi consecutivi. Il lunghissimo e ricco cartellone di eventi, denso di spiritualità e intrattenimento, si snoderà ininterrottamente per tutto l’autunno, per poi culminare e concludersi ufficialmente e in pompa magna il prossimo 28 novembre con un’indimenticabile, spettacolare e corale serata finale di gala ospitata all’interno dell’Auditorium del Parco.

Il multiculturalismo raccontato in prima persona: un format unico

Il segreto del successo inarrestabile e crescente di questa affascinante manifestazione risiede esclusivamente nella sua straordinaria, innovativa e inclusiva formula organizzativa, che la differenzia nettamente da qualsiasi altra fiera o rassegna tematica in circolazione.
L’intero, mastodontico evento non è infatti affidato ad anonime agenzie di spettacolo, ma è ideato, curato e organizzato direttamente e amorevolmente in primissima persona dalle centinaia di cittadini stranieri stabilmente e felicemente residenti nel vasto territorio aquilano. Questi appassionati direttori artistici d’eccezione sono stati accuratamente formati, guidati e supportati costantemente dallo storico e professionale staff del L’Aquila Film Festival. Lo spirito nobile e fondante dell’iniziativa, dunque, resta rigorosamente e orgogliosamente fedele alla sua identità più pura e profonda: affrontare, sviscerare e vivere le complesse tematiche del multiculturalismo adottando non un distaccato e freddo sguardo accademico “calato dall’alto”, bensì valorizzando il punto di vista diretto, viscerale, caldo ed estremamente autentico delle straordinarie culture che vengono di volta in volta raccontate al pubblico.

Un giro del mondo in due mesi: le nazioni protagoniste

Il mastodontico e ambizioso programma autunnale si sviluppa e si dipana orizzontalmente attraverso un ricchissimo e variegato calendario di fittissimi incontri dibattimentali e preziose proiezioni cinematografiche internazionali di primissimo livello.
L’obiettivo dichiarato dagli instancabili organizzatori è quello di permettere agli spettatori di esplorare fisicamente ed emotivamente le antichissime storie, le folcloristiche tradizioni e le inossidabili identità popolari di numerosi e lontanissimi Paesi del mondo, abbattendo ogni pregiudizio. Tra gli assoluti, colorati e indiscussi protagonisti di questa attesissima ottava edizione (in un primissimo elenco artistico che si preannuncia già ricchissimo e per nulla esaustivo) figureranno infatti i meravigliosi suoni e le struggenti tradizioni di nazioni affascinanti come il Brasile, la spirituale India, Taiwan, il misterioso Kazakistan, il caldissimo e passionale scenario dell’Argentina e i colori intensi del Venezuela.

L’inaugurazione ufficiale con il grande cinema di Brasile e India

Per l’apertura ufficiale del Festival, sapientemente spalmata sui primi due primissimi giorni di programmazione della rassegna, il comitato organizzatore ha deciso di regalare al proprio pubblico due appuntamenti artistici letteralmente imperdibili, all’insegna dei grandi capolavori della cinematografia mondiale.
Si parte col botto lunedì 5 ottobre, nell’esclusiva cornice del Palazzetto dei Nobili, con la proiezione serale del pluripremiato e indimenticabile capolavoro brasiliano del 1998 “Central do Brasil” (diretto magistralmente dal regista Walter Salles). La complessa opera verrà sapientemente introdotta e spiegata al pubblico dalla voce del ricercatore del GSSI Roger de Almeida Matos Junior; per mantenere intatto il caloroso spirito sudamericano, al termine della visione seguirà un festoso e inebriante assaggio di caipirinha. Il giorno successivo, martedì 6 ottobre (sempre al Palazzetto dei Nobili), i riflettori si sposteranno sull’Asia con la proiezione dello storico e struggente capolavoro indiano del 1955 intitolato “Il lamento sul sentiero” (opera prima e miliare del grandissimo Maestro Satyajit Ray), con l’introduzione critica ed emotiva affidata alle parole di Arnab Bhattacharya.

Un grandioso “Work in Progress” culturale in continuo divenire

L’assoluta particolarità del Festival delle Culture 2026 risiede nel suo animo estremamente vitale, dinamico e mai del tutto cristallizzato in rigidi schemi preconfezionati.
La grandiosa manifestazione aquilana si conferma infatti, anno dopo anno, come un vero e proprio e floridissimo cantiere culturale costantemente in magmatico movimento. L’intera e complessa rassegna autunnale scaturisce letteralmente dal lavoro sotterraneo di un vero e proprio think tank intellettuale, multietnico e internazionale che, attraverso l’arma pacifica del continuo e costruttivo confronto e della co-progettazione, continuerà instancabilmente a sviluppare, inserire e proporre nuovissimi e inaspettati appuntamenti, concerti, proiezioni e dibattiti nel corso delle prossime e intense settimane. Per restare sempre costantemente e minuziosamente aggiornati sul programma (e per consultare le variazioni e gli appuntamenti in febbricitante preparazione) gli organizzatori raccomandano caldamente al grande pubblico di visitare regolarmente le pagine web ufficiali della kermesse (cercando semplicemente il sito del L’Aquila Film Festival). Considerato l’enorme afflusso previsto, la prenotazione anticipata del proprio posto in sala risulta praticamente fondamentale per non perdersi lo spettacolo.

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Eventi in Jazz: svelata la magia degli Area Open Project sul palco di Busto Arsizio

3. La grande stagione della musica d’avanguardia rivive a Busto Arsizio: sabato 10 ottobre il Teatro Sociale ospita lo straordinario concerto degli Area Open Project. Un appuntamento imperdibile per riscoprire il sound visionario e rivoluzionario di Demetrio Stratos all’interno del ricco cartellone di Eventi in Jazz. Biglietti disponibili online 👇

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Area Open Project © Roberto Cifarelli

Busto Arsizio (VA) – Lasciarsi rapire dal fascino intramontabile delle note che hanno scosso un’intera generazione significa compiere un viaggio profondo nel cuore pulsante della sperimentazione musicale del nostro Paese. Esiste un’energia sotterranea, primordiale e ribelle che continua a scorrere nelle vene della grande tradizione del jazz italiano, una forza d’impatto capace di abbattere ogni barriera geografica o stilistica e di trasformare un semplice concerto in un’esperienza collettiva indimenticabile. Quando la memoria storica incontra il talento contemporaneo, la musica smette di essere un semplice ricordo del passato e si riappropria del suo ruolo più autentico: quello di scuotere gli animi e parlare direttamente al presente.

Per celebrare questa straordinaria eredità artistica e valorizzare i grandi nomi del panorama nazionale, la nuova attesissima edizione di Eventi in Jazz si prepara a entrare nel vivo della sua programmazione. La prestigiosa rassegna itinerante, che animerà le città di Busto Arsizio e Castellanza fino al prossimo 20 novembre, vede la direzione artistica del discografico Mario Caccia, patron di Abeat Records, ed è realizzata grazie al sostegno fondamentale delle amministrazioni comunali e di partner sensibili del territorio. Dopo il commovente tributo d’apertura dedicato all’indimenticabile Franco Cerri, il festival accende i riflettori su uno dei momenti più attesi e ricchi di fascino dell’intero cartellone.

Il trionfo della sperimentazione e il mito intramontabile degli Area

L’appuntamento con la storia della musica d’avanguardia è fissato per sabato 10 ottobre 2026, quando lo storico Teatro Sociale di Busto Arsizio aprirà i battenti, a partire dalle ore 21:00, per ospitare la performance degli Area Open Project. Sul palcoscenico salirà una formazione di altissimo livello composta dalla splendida voce di Claudia Tellini, da Patrizio Fariselli alle tastiere e arrangiamenti, Stefano Fariselli al sax, flauto e clarinetto basso, Marco Micheli al contrabbasso e Walter Paoli alla batteria. Non si tratta di un semplice tributo nostalgico, ma di un cammino condiviso volto a mantenere intatto lo spirito visionario, radicale e innovativo di una delle band più rivoluzionarie degli anni Settanta.

Mezzo secolo fa, gli storici Area fondati da icone del calibro di Demetrio Stratos e Giulio Capiozzo ebbero l’immenso coraggio di frantumare i confini tradizionali tra jazz, rock progressivo, suoni contemporanei e improvvisazione pura. Quello degli Area Open Project è un sound potente, viscerale e orgogliosamente irregolare che conserva una sorprendente modernità. Il concerto promette di far vibrare le corde più intime del pubblico attraverso l’esecuzione dei capolavori tratti da album immortali come Arbeit macht frei, Crac! e Caution Radiation Area, dimostrando come quella musica continui a essere fisica, intellettuale, ironica e profondamente emozionante per gli ascoltatori di ogni età.

Dalle notti magiche dello swing all’energia travolgente del groove internazionale

Il viaggio sonoro della rassegna continuerà a stupire il pubblico il sabato successivo, 17 ottobre 2026, con una serata che si preannuncia come la più spensierata e travolgente dell’intera stagione. Il Teatro Sociale ospiterà infatti lo spettacolare concerto del cantante e sassofonista britannico Ray Gelato, una vera e propria leggenda dello swing ironico e coinvolgente. Ad affiancarlo sul palco ci sarà la trascinante band Vik & The Doctors of Jive guidata da Vittorio Marzioli, arricchita dalle esibizioni del campione mondiale juniores di tip tap Tommaso Maria Parazzoli e dalle armonizzazioni vintage anni Quaranta del trio vocale Ladies in Tune.

Successivamente, martedì 20 ottobre 2026, la carovana di Eventi in Jazz si sposterà al Cinema Teatro Dante di Castellanza per accogliere una formazione all stars internazionale dall’anima profondamente Funk, Blues e Soul. I riflettori si accenderanno sul trio del chitarrista italoamericano Davide Pannozzo, impreziosito dalla presenza straordinaria di due fuoriclasse assoluti del ritmo globale: il tastierista Etienne Stadwijk e il mitico batterista Steve Ferrone, icona mondiale delle percussioni che vanta collaborazioni storiche con colossi della musica come Eric Clapton, Michael Jackson, Aretha Franklin e Paul Simon.

Un omaggio commovente e il gran finale nel segno del territorio

Il festival cambierà decisamente registro nella serata di venerdì 30 ottobre 2026, sempre a Castellanza, per un appuntamento dal profondo impatto emotivo: un grande omaggio collettivo alla memoria di Emilio Soana, lo straordinario trombettista jazz scomparso all’inizio del 2025. Sul palco salirà la Simply Bop Big Band insieme a storici compagni di viaggio come Paolo Tomelleri e Rudy Migliardi, affiancati da una parata dei più noti trombettisti italiani, tra cui Mauro Brunini, Alberto Mandarini, Daniele Moretto e Sergio Orlandi, uniti per far squillare gli ottoni in un ultimo grande saluto d’affetto.

L’atto finale della manifestazione andrà in scena venerdì 20 novembre 2026 con un attesissimo concerto spin-off che riporterà la rassegna al Teatro Sociale di Busto Arsizio. A chiudere il cerchio sarà il quartetto di Chicco Gussoni, eccellenza musicale del territorio e chitarrista tra i più richiesti del panorama pop internazionale per i suoi lavori al fianco di Sting, Battiato e Brian May. Gussoni condividerà il palco con Tony Guerrieri alla voce, Johnny Pozzi al pianoforte e Dario Tanghetti alle percussioni, sigillando una stagione culturale straordinaria che dimostra come il jazz, nella sua essenza più autentica e indomabile, continui a essere la colonna sonora perfetta per illuminare il futuro delle nostre comunità.

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Misteri dell’eredità giacente: Antonella Sotira svela l’eterno fascino del testamento

Siamo davvero destinati a svanire nel nulla o possiamo eternare la nostra volontà anche dopo la vita? In un’epoca segnata dall’isolamento sociale e dallo sfaldamento dei legami, la stesura di un testamento resta uno strumento di immenso potere e un profondo atto d’amore. L’avvocato Antonella Sotira (Direttore dell’Ufficio Successioni del Tribunale di Roma) presenta il suo nuovo libro “L’enigma dell’eredità giacente” affrontando a viso aperto i tabù tutti italiani legati alla morte e alla scaramanzia. In questa esclusiva e illuminante intervista integrale, l’autrice svela i segreti dei genealogisti alla ricerca dei famosi “zii d’America”, l’importanza di decidere il proprio futuro e il fascino storico delle antiche matrone romane. Una lettura indispensabile per imparare a vivere meglio!👇

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Antonella Sotira

Roma – La faticosa, caotica e inarrestabile corsa quotidiana della nostra moderna società ci spinge costantemente e inesorabilmente a ignorare, allontanare e rimuovere dal dibattito pubblico uno degli interrogativi più antichi, misteriosi e affascinanti dell’intera condizione umana. Cosa resta realmente e tangibilmente di noi, delle nostre fatiche e dei nostri sogni, quando il nostro viaggio terreno giunge inevitabilmente alla sua conclusione naturale? Cosa desideriamo profondamente che gli altri ricordino della nostra essenza, del nostro particolarissimo modo di vivere, di amare e di pensare? Siamo davvero destinati a svanire nel nulla, diventando semplicemente “frasi vuote nella testa ed il cuore di simboli pieno”, per citare i celebri e struggenti versi del grande cantautore Francesco Guccini? Oppure possiamo, in qualche modo, imitare l’ingegno, l’astuzia e la forza d’animo delle antiche matrone romane, riuscendo a eternare la nostra volontà e il nostro potere attraverso la solennità inattaccabile del testamento? A queste domande scomode, ma assolutamente necessarie per vivere con maggiore e serena consapevolezza il nostro presente, risponde con straordinaria lucidità l’avvocato Antonella Sotira. Direttore del prestigioso Ufficio Successioni del Tribunale di Roma, Sotira è l’autrice del brillante volume “L’enigma dell’eredità giacente” (pubblicato recentemente dalla casa editrice Giappichelli), un saggio che scardina i nostri tabù.

L’analisi lucida di una società in profonda trasformazione

La poliedrica e coltissima autrice di questo indispensabile manuale, pensato intelligentemente non solo per i giuristi esperti ma anche per i normali cittadini, non si limita a snocciolare aridi codici e commi di legge.
La sua è una vera e propria, profonda e spietata analisi antropologica che tocca i nervi scoperti della nostra contemporaneità: l’isolamento sociale sempre più diffuso, il tragico e silenzioso abbandono degli anziani nelle metropoli, il doloroso sfaldamento dei legami parentali tradizionali e la gravissima perdita di patrimoni che non sono unicamente economici, ma profondamente spirituali e morali. Leggendo le sue pagine, il lettore viene messo dinanzi a interrogativi cruciali e a parole che la nostra cultura reputa “scomode”, difficili da pronunciare e da accettare razionalmente: morte, perdita, testamento, solitudine. Ma Antonella Sotira ci ricorda una verità istituzionale inconfutabile: “La morte è un affare di Stato”. Capire i meccanismi burocratici, patrimoniali e affettivi che scattano nel momento del trapasso significa riappropriarsi della propria dignità. Per approfondire questi temi cruciali, vi proponiamo l’illuminante dialogo con l’autrice.

L’intervista integrale: il testamento spiegato tra diritto e sentimenti

Come può un fatto privato e doloroso, divenire affare di Stato?
Negli uffici dello Stato, la morte ha quasi più rilevanza della vita. Si pagano tasse di successione, si trascrivono i testamenti e gli atti di accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, si registrano gli inventari dei grossi compendi, e quando non ci sono eredi o quando nessuno accetta l’eredità, i beni vacanti si devolvono allo Stato. Diceva bene Thomas Mann, che “la morte di un uomo riguarda meno lui che chi gli sopravvive”. Della morte si avvantaggia chi resta. I curatori dell’eredità giacente ad esempio, sono professionisti che guadagnano nel gestire i patrimoni relitti.

Senza alcun tecnicismo ci spieghi cos’è l’eredità giacente
E’ un istituto previsto dal nostro codice civile con cui il legislatore si preoccupa di conservare e tutelare il patrimonio di coloro che muoiono senza avere eredi o senza aver fatto testamento o di chi ha rinunciato all’eredità magari per paura dei debiti o anche solo per avversione, acredine nei confronti del deceduto. Un vero enigma, un misterioso crocevia fra miserie umane, conflitti parentali ed interessi economici, anche dello Stato, ed a cui si rimedia con la ricerca degli eredi curata dai genealogisti o con la previdente redazione di un testamento.

Chi sono i genealogisti ed a cosa servono
Sono dei professionisti della ricerca dei legami parentali rilevanti ai fini successori. Il nostro legislatore prevede che l’eredità può devolversi sino al sesto grado di parentela. Ma non è facile ricostruire gli alberi genealogici. Esistono società internazionali come ad esempio la francese Coutot-Roehrig che da oltre 200 anni assicurano e consegnano patrimoni ad eredi sparsi in tutto il mondo. Sembra incredibile ma il “famoso zio d’America” è ancora oggi una fortuna auspicabile per ognuno di noi. Ho visto arrivare a molti eredi insperate fortune accumulate da defunti che non avevano mai visto o frequentato in vita. Così come ho visto molti lasciti testamentari a favore di fondazioni benefiche o di semplici amici che a differenza dei parenti erano stati vicini al defunto.

In Italia sono molti a fare testamento o è vero che esistono tabù e pregiudizi scaramantici che rendono il testamento una parola invisa?
Il nostro è un Paese in cui si fanno pochi testamenti, credo che la ragione sia di tipo culturale e che la scaramanzia giochi una parte preponderante. Il mio libro lancia un monito: dobbiamo sentire il dovere morale e sociale di testare. Vi sono consigli di letture notarili e di letteratura per risvegliare la cultura della scrittura testamentaria. In fondo fare testamento è l’escamotage giuridico per assicurarci da vivi il diritto di parlare e di incidere nella vita degli altri anche dopo la morte. Testare è un atto d’amore e non necessariamente l’ultimo atto d’amore. Potrebbe essere il primo di una nuova storia d’amore o il primo passo per riappacificarsi con familiari ed amici.

Cosa serve per fare testamento?
Semplicemente del tempo per riflettere su cosa vogliamo che resti di noi. Su come e per cosa vogliamo essere ricordati. Poi occorre avere piena capacità di intendere e volere, una grafia chiara ed esprimersi in modo sintetico ed imperativo: “Voglio che, dispongo che”. Bisogna conservare l’atto in una busta chiusa e non svelarne il contenuto o, come accadeva per le matrone romane, saper usare il testamento come atto per accentrare potere e tenere uniti a sé familiari o punire i nemici. Nel libro c’è una interessante divagazione di diritto romano sul potere e la libertà femminile delle matrone.

C’è un’età per fare testamento?
No. Noi italiani equipariamo il testamento alla vecchiaia o alla malattia. Ogni età ed ogni fase della vita può indurci a fare un bilancio anche senza avere la percezione di un imminente pericolo. Senza contare che in ogni momento possono farsi modiche o revoche di precedenti disposizioni. Credo che l’età giusta sia quella in cui ci sentiamo realizzati e responsabili delle sorti di chi ci sta accanto e che ci dovrebbe sopravvivere. La morte, come la chiamano in alcune civiltà, è la Signora della Vita. Occuparci della morte è un modo per vivere meglio e avere consapevolezza di ciò che abbiamo e di come vorremmo essere ricordati.

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