LUOGHI MISTERIOSI E LEGGENDE: LA PORTA ALCHEMICA SUL COLLE ESQUILINO A ROMA
- Scritto da Ivan Cicchetti
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Redazione- La Porta Alchemica, detta anche Porta Magica o Porta Ermetica o Porta dei Cieliè un monumento edificato tra il 1655 e il 1680 da Massimiliano Savelli Palombara, marchese di Pietraforte nella sua residenza,villa Palombara,sita nella campagna orientale di Roma sul colle Esquilino nella posizione quasi corrispondente all'odierna Piazza Vittorio, dove oggi è stata collocata.
La Porta Alchemica è l'unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara. Sull'arco della porta perduta sul lato opposto vi era un'iscrizione che permette di datarla al 1680 vi erano poi altre quattro iscrizioni perdute sui muri della palazzina all'interno della villa.
Secondo la leggenda, trasmessaci nel 1802 dall'erudito Francesco Girolamo Cancelleri un pellegrino chiamato stibeum (dal nome latino dell'antimonio) fu ospitato nella villa per una notte. Costui, identificabile con l'alchimista Francesco Giuseppe Borri , trascorse quella notte nei giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre l'oro. Il mattino seguente fu visto scomparire per sempre attraverso la porta, ma lasciò dietro di sé alcune pagliuzze d'oro, frutto di una riuscita trasmutazione alchemica, e una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magiciche doveva contenere il segreto della pietra filosofale.
Il marchese cercò inutilmente di decifrare il contenuto del manoscritto con tutti i suoi simboli ed enigmi, finché decise di renderlo pubblico facendolo incidere sulle cinque porte di villa Palombara e sui muri della magione, nella speranza che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a comprenderli. Forse l'enigmatica carta potrebbe riferirsi, per concordanze storiche e geografiche, attraverso il passaggio di mano fra alcuni appartenenti al circolo alchemico di villa Palombara, al misterioso manoscritto Voynich, che faceva parte della collezione di testi alchemici appartenuti al re Rodolfo II di Boemia e donati da Cristina di Svezia al suo libraio Isaac Vossius, finiti nelle mani dell'erudito thanasics Kircher,
uno degli insegnanti del Borri nella scuola gesuitica. .
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