DALLE SCUOLE LOCALI AL GIOCO| DOVE IL VIRUS CORRE PIU' VELOCE?
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Redazione- Il Covid-19 ha fatto drizzare le orecchie e l’attenzione di tutti ai luoghi fisici in cui più possibilità che avvenga il contagio. Un anno fa, con lo scoppio della pandemia, sono sbucate fuori tutte le modalità possibili di diffusione del nuovo Coronavirus. E così si sono succeduti anche vari studi, per capire in maniera precisa e puntuale la natura della trasmissibilità. La rivista Nature, specializzata in materia, si è occupata dell’argomento specificando come, se gestiti in modo corretto, i dati dei tracciamenti possano risultare effettivamente utili al contenimento dei contagi.
Altre notizie provengono dai ricercatori dell’Università di Stanford, che hanno analizzato le localizzazioni anonime dei cellulari di 100 milioni di cittadini americani per definire i posti più frequentati tra marzo e aprile. Per prevedere in che modo i movimenti delle persone potrebbero influenzare la trasmissione virale, il team ha inserito dati di posizione anonimi da app per telefoni cellulari in un semplice modello epidemiologico per stimare la velocità di diffusione della malattia. Dalla sovrapposizione dei dati è emerso che i vari focolai esplodono tutte le volte che si radunano più persone.
Osservata speciale in questa situazione è la scuola: qui, però, il quadro che è emerso è piuttosto positivo. Da Nature è venuto fuori che nelle settimane di riapertura delle scuole, in tutto il mondo, non sono giunti segnali nefasti. Grazie anche ovviamente alle misure messe in campo dalle istituzioni nei vari paesi del mondo, Italia compresa. Luoghi potenzialmente più pericolosi restano ristoranti, palestre, bar, hotel, motel. Ma non i locali da gioco, che secondo l’Università statunitense rappresenterebbero luoghi esclusi dalla diffusione del Covid-19. I locali del gioco pubblico, colpiti dalle restrizioni, non sono dunque punti critici.
In alcune situazioni particolari il gioco paga uno scotto specifico, come succede in Italia. Ovverosia la chiusura dei locali viene determinata più da motivi politico-sociali che scientifici. Nonostante i dati parlino di situazioni esenti da criticità.
Il caso specifico dell’Italia è poi sintomatico poiché la Penisola è ormai protagonista di una politica proibizionista nei confronti del settore pubblico, cosa che non aiuta i tanti operatori che lavorano nel pieno rispetto della legge e delle normative. Le chiusure dei locali da gioco, in questo caso, è stata dettata dalla non idoneità dei locali da gioco nell’offrire agli utenti servizi di primaria importanza.
Fuori, dunque, dalla logica dei beni di consumo, seppur il criterio non abbia trovato molti favorevoli.
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