SALARIO MINIMO O MERITO MASSIMO? RINASCIMENTO: - LA VERA DIGNITÀ NASCE DAL TALENTO, NON DALL’ELEMOSINA DI STATO -
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Redazione- Il movimento politico e culturale Rinascimento, fondato da Luca Sforzini – esperto d’arte, imprenditore, proprietario del Castello di Castellar Ponzano e autore del libro “Rinascimento. L’uomo al centro del mondo – Rivolta contro l’omologazione” – prende una posizione netta e controcorrente sul tema del salario minimo legale.
«Il dibattito sul salario minimo – afferma Sforzini – è l’ennesimo riflesso di una cultura che ha sostituito il valore con il bisogno, la responsabilità con il vittimismo, l’azione con la pretesa. Ma la dignità non si garantisce per legge: si costruisce, si coltiva, si merita. È il momento di tornare a premiare chi può fare la differenza.»
Rinascimento propone un nuovo paradigma politico e culturale: non “salario minimo per tutti”, ma “valorizzazione massima dei migliori”. Un principio ispirato alla filosofia umanistica e rinascimentale che ha fatto grande l’Italia e l’Europa, e che oggi va radicalmente recuperato.
«Il Rinascimento – scrive Sforzini nel suo libro – fu il trionfo dell’eccellenza umana, dell’areté greca, della virtù come capacità di compiere il proprio dovere nel modo più alto possibile. Non si trattava di livellare, ma di esaltare: chi sapeva scolpire, dipingere, progettare, pensare o governare, aveva un posto d’onore nella società. Oggi, invece, si combatte ogni gerarchia naturale in nome di un egualitarismo sterile e regressivo, che annienta l’iniziativa e scoraggia la grandezza.»
Il movimento Rinascimento denuncia l’equivoco culturale alla base del salario minimo: l’idea che la politica debba solo redistribuire reddito invece di aiutare a produrre ricchezza coltivare talento, di educare all’autoaffermazione, di stimolare vocazioni.
«Dietro il salario minimo – continua Sforzini – si nasconde una mentalità da Stato assistenziale che crede di “salvare” i cittadini rendendoli passivi, omologati, incapaci di prendersi il proprio destino sulle spalle. È la morale dello schiavo di cui parlava Nietzsche, quella che fa dell’impotenza un diritto da tutelare. Noi diciamo basta. Vogliamo cittadini padroni di sé, non servi protetti da un decreto.»
La proposta di Rinascimento è chiara: incentivi fiscali e contrattuali per imprese e istituzioni che investono su merito, plusdotazione, eccellenza, creatività. E una profonda riforma educativa, che riconosca e sviluppi il potenziale dei più capaci, invece di rallentarli in nome dell’uguaglianza.
«Non abbiamo bisogno di salari minimi – conclude Sforzini – ma di vite massimamente realizzate. È questo il nuovo umanesimo: riportare l’uomo – non la massa – al centro del mondo.»
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