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LA POLENTA: PER LA PRIMA VOLTA CELEBRATA AD ALFEDENA

Polenta ad Alfedena Polenta ad Alfedena

 L’ASD Sci Club di Alfedena e il Gruppo Alpini, la mettono a tavola, insieme

Redazione-  Nell’intimità delle case alfedenesi, la polenta ha da sempre rappresentato una delle soluzioni alimentari a cui più si è fatto ricorso nei secoli scorsi. Il termine soluzione è scelto con cura perché estremamente fedele a rappresentare le difficoltà economiche imperanti, nelle case delle povere massaie che, non sapevano come mettere insieme un pasto. Le misere dispense poco avevano da offrire ai tanti figli affamati e ai mariti impegnati tutto il giorno nei pesanti lavori dei campi, per raccolti, spesso, miseri ed insufficienti. Realtà ascoltate e vissute attraverso i racconti dei propri cari che, non hanno lasciato indifferente, Arturo Como, il quale in qualità di presidente dell’ASD Sci Club di Alfedena ha sentito il bisogno e il desiderio di dedicare una delle serate delle festività natalizie, appena trascorse, alla preparazione di una squisita polenta al sugo con salsiccia. Dare centralità ad un piatto della tradizione è un non dimenticare le proprie origini, attesta un sentire che il tempo non logora, bensì rinsalda, generando momenti di condivisione durante uno dei periodi dell’anno più magici e più autentici.

Un tuffo nella tradizione e nei ricordi che ha richiesto la partecipazione di molti volontari. Preparare, al momento, del buon cibo per i tanti turisti presenti sul territorio e per i compaesani intervenuti, perché richiamati da profumi e rievocazioni, necessità di tante braccia volenterose, di tanti cuori sensibili e di tanta volontà. Elementi distintivi che compongono da sempre il Gruppo Alpini di Alfedena che, mai lesina di mettere a disposizione di Arturo Como e dell’associazione che presiede. Presente, fattivo e e collaborativo il direttivo dell’ASD Sci Club di Alfedena.

Il presenziare e collaborare con ore e ore di lavoro, del gruppo Alpini di Alfedena, presieduto da Secondo di Giulio, coadiuvato dal vice capogruppo Nicola Verile, è un dichiarare che in certe iniziative ci si crede in maniera profonda, non badando né al freddo, né alla fatica si sottoscrive una pubblica dichiarazione d’amore per la propria comunità e per la sua capacità di produrre gusto e conoscenza di ciò che è stato e, che può continuare ad essere, anche nel cuore di una società che, solo in apparenza, pare apprezzare pasti in serie e veloci. Non si dimentichi che la prevalenza dei turisti che hanno affollato le località dell’entroterra abruzzese durante queste festività natalizie sono di origini campane, pertanto detentori di palati esigenti.

Come ogni orchestra che si rispetti, a dirigere l’insieme dev’esservi un direttore qualificato, autoritario ed esperto. Il grande e artigianale cucchiaio di legno che ha mescolato chili e chili di farina di mais, negli immensi pentoloni, per ottenere la prelibata polenta al sugo con salsiccia, è stato per tutto il giorno fra le mani del volenteroso cuoco Vittorio Gasbarro, originario di Ateleta. Siccome la classe non è acqua e siccome gli alpini sono, tra l’altro detentori di tanti segreti gustativi, la chiave di violino di questo spartito l’ha detenuta un garbato e aromatico vin brulè i cui protagonisti sono stati i chiodi di garofano. Senza temere smentita, si può attestare pubblicamente che il riconoscimento UNESCO per la cucina italiana abbia tenuto conto, in maniera ampia di questa pronuncia culinaria tutta alfedenese.

Quando Arturo Como chiama per la realizzazione di iniziative simili, le risposte affermative si affollano e provengono da ogni parte della società civile e da ogni territorio circostante.

Come per la festa della Pizza Fritta che si tiene in estate, perché la presidenza Como, in Alfedena, mantiene viva, anche la tradizione della Pizza Fritta, a comporre le fila dei volontari vi è sempre Giuseppe Scacco. Giuseppe munito di cuffietta igienica, di guanti e grembiule bianco, affiancato da alpini e direttivo sci club con medesima divisa, ha impiattato un’infinità di porzioni di polenta. Alfedena e Scacco li ha uniti l’arma dei carabinieri, da quando vi ha prestato servizio e vi ha trovato moglie, la sua affezione per questo paese è divenuta smisurata e torna sempre, da Palestrina, per collaborare in queste iniziative che sente come proprie e per cui dona l’anima.

La cromatura gialla che caratterizza la pietanza servita pochi giorni addietro, ad Alfedena, evoca ottimismo, energia e creatività, tutti aggettivi importanti e fondanti dello spirito associativo e di ogni volontario che, sotto una pioggia scrosciante, è rimasto intorno al braciere a sorvegliare le cottura delle salsicce, al contempo tutto questo racconta ben altro. Racconta che bisogna crederci, bisogna vedere il sole, anche in una notte piovosa, bisogna mettercela tutta, dando poco retta alle difficoltà e bisogna essere originali, tornando a dare importanza a ciò che ha forgiato sin dall’infamia. La reputazione va presa sottobraccio e va accompagnata nell’odierno, senza mai toglierle ruolo, piuttosto armonizzando e accordando il trascorso con il presente, una modernità di qualità non esclude, mette a dimora.

Il concetto di rete ha distinto la polentata alfedenese non solo per il principio di inclusività collaborativa da ogni punto di vista, bensì per l’attenzione prestata alla filiera corta di approvvigionamento, ogni bene alimentare necessario è stato acquistato dagli esercenti locali, generando economia circolare.

I piatti della tradizione hanno funzioni di “trade unions”, generano cordoni ombelicali fra chi è rimasto in paese e fra chi è emigrato. Molti alfedenesi sono emigrati all’estero, negli Stati Uniti vi è una comunità alfedenese consistente e particolarmente legata alle proprie origini che, anche attraverso i social riesce a rivivere sensazioni lontane e care.

Per tutta la serata un buon sottofondo musicale e canoro ha coronato il tutto, lo stare insieme, come risaputo, scioglie le timidezze e porta a partecipare, così è stato anche nella serata in questione, molti dei buongustai e assaggiatori, si sono cimentati, anche, in canti, in un trenino ballerino e sorridente, pure, il richiamo della fisarmonica è stato forte, appena dismessi i panni da lavoro, alcuni alpini e volontari hanno imbracciato la fisarmonica, in un attimo tutto ha fatto pensare alle serate di una volta trascorse in semplicità e in allegria.

Ogni euro ricavato andrà a sostenere le attività dei giovani atleti iscritti allo Sci club di Alfedena, insomma tutto bene quel che inizia bene e finisce ancora meglio. Lo sport, nel caso di specie lo Sci di Fondo continua ad essere la canasta che accoglie volontariato, storia, cultura, socialità, turismo e risorse differenti.

Continuare a restare uniti attraverso iniziative simili, sostiene l’ideatore Arturo Como, aiuta a rendere i paesi vivi, attuali e protagonisti. Tiene in piedi i legami con gli emigrati che, soprattutto, in estate tornano nei loro paesi di origine mossi da ricordi, affetti, sapori e odori dell’infanzia. Crescere, progredire non può prescindere dal conservare con cura e attenzione.

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