ORICOLA, INIZIATI I FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI SANTA RESTITUTA. IL SINDACO PARANINFI: -AUGURI DI BUONA RICORRENZA DA PARTE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE-
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Redazione- Sono iniziati, oggi ad Oricola, i Festeggiamenti in onore di Santa Restituta e San Luigi che si concluderanno Domenica sera. Il sindaco Paraninfi, nonostante il periodo di crisi pandemica ed economica dhe stiamo viviento, ha voluto rivolgere a tutti i fedeli, cittadini e non solo, un <<AUGURIO DI BUONA RICORRENZA DA PARTE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE>>.Santa Restituta era originaria di Cartagine, o forse di Tenizia, cioè Ponizarius, forma grafica contraffatta di Hippo-Diarrhytus, l'attuale Biserta in Tunisia: questa sorge sulla costa prospiciente lo stretto di Sicilia ed era già nel III secolo sede episcopale presso Cartagine.Formatasi alla scuola di san Cipriano, vescovo di Cartagine, fece parte del gruppo dei martiri di Abitina, descritto nella Passio SS. Dativi, Saturnini et aliorum, redatta da Pio Franchi de' Cavalieri.Durante la decima persecuzione anticristiana, ordinata dall'imperatore Diocleziano nel 304, un folto numero di cristiani, provenienti anche dalle vicine città di Cartagine e Biserta, continuarono a radunarsi nella città di Abitina in casa di Ottavio Felice, per celebrarvi il rito eucaristico, detto dominicum, sotto la guida del presbitero Saturnino. Una cinquantina di loro venne sorpresa dai soldati romani: furono arrestati, interrogati e quindi trascinati in catene a Cartagine. Il 12 febbraio 304 subirono l'interrogatorio rituale alla presenza del proconsole Anulino e, riconfermata la loro fede nonostante le torture, vennero condannati a morte: fra loro c'era anche Restituta.Tardive Passiones medievali, hanno completato gli scarsi dati storici citati: l'agiografo Pietro Suddiacono, (X secolo) descrisse il processo, la condanna e il martirio della santa che, stremata dalle torture, fu posta su di una barca carica di stoppa, intrisa di resina e pece; quando questa fu portata al largo dai carnefici e data alle fiamme, la santa rimase illesa, mentre il fuoco annientò l'altra imbarcazione con i suoi occupanti. Restituta ringraziò il Signore, castigo degli empi, e invocò che un angelo la accompagnasse durante la traversata: esaudita, riconoscente domandò di accedere alla pace eterna e serenamente spirò.Una tradizione ultramillenaria narra che la barca, guidata dall'angelo, approdò all'isola Aenaria, oggi detta Ischia, situata di fronte al golfo di Napoli, toccando terra nella località detta ad ripas, oggi la baia di San Montano. Viveva in quel luogo una matrona cristiana di nome Lucina: avvertita in sogno dall'angelo, si recò sulla spiaggia, dove trovò l'imbarcazione arenata e in essa il corpo intatto e splendente di Restituta. Radunata la popolazione, venne data solenne sepoltura alla martire nel luogo detto Eraclius, alle falde dell'attuale Monte Vico in Lacco Ameno, dove sono conservati i ruderi di una basilica paleocristiana, e dove sorge oggi un santuario dedicato alla Santa. La leggenda racconta che quando la barca toccò la spiaggia, per miracolo questa si riempì di gigli bianchi: i gigli di Santa Restituta.Il viaggio leggendario ha ispirato il poeta francese Alphonse de Lamartine, che compose nel 1842 Le lis du golfe de Santa Restituta dans l'ìle d'Ischia.La diffusione del culto di santa Restituta in Italia è storicamente legata alla persecuzione vandalica del 429 in Nordafrica, ordinata dal re Genserico e descritta nelle pagine di Vittore di Vita. Nei vari luoghi dove trovarono rifugio gli esuli cartaginesi, ebbe origine la devozione alla martire africana:
Lacco Ameno (Ischia), Napoli, Cagliari, Palermo, Calenzana (Corsica), Montalcino e Oricola.
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