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BOMINACO - LA PERLA D'ABRUZZO, TRA MEDIOEVO, SACRO E NATURA

BOMINACO BOMINACO

Redazione-  Il piccolo borgo medioevale di Bominaco nasconde subito fuori dal centro storico alcune piccole perle che lo rendono celebre in tutto l’Abruzzo. Particolarmente d’impatto è il suo oratorio di San Pellegrino, decorato con affreschi duecenteschi unici. Inoltre la vicina chiesa e il castello che sorge sul monte a pochi metri dalle altre due attrazioni, permettono di passare qualche ora (circa un paio) in questo borgo, rimanendo a bocca aperta.Bominaco è una piccola frazione del comune di Caporciano. Le sue attrazioni l’hanno però resa forse più famosa del suo comune. È in provincia dell’Aquila e il suo territorio è talmente piccolo da contare appena una sessantina di abitanti. Siamo quindi all’interno della regione Abruzzo, pochi chilometri a sud del parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.La frazione di Bominaco è posta a 974 metri sul livello del mare.La distanza tra il centro storico dell’Aquila e la frazione di Bominaco è di appena una trentina di chilometri, percorribili in circa 35 minuti di auto.Bominaco era anticamente nota come Memenaco e qui era presente uno dei complessi monastici più importanti di tutta la regione Abruzzo. Questo era già esistente alla fine del X secolo e nei secoli successivi fu al centro di dispute tra i vescovi di Valva e i monaci benedettini di Bominaco. Ciò portò a smembrare la diocesi e nel 1423 il monastero fu distrutto da parte di Braccio da Montone e l’abbazia divenne patronato laico. La chiesa di Santa Maria Assunta e l’oratorio di San Pellegrino scamparono alla furia distruttiva e rappresentano oggi due importanti testimonianze da visitare a Bominaco insieme ai resti del suo castello e al borgo medioevale.Vero gioiello di Bominaco è il suo oratorio di San Pellegrino. Dietro a una facciata storica, dotato di un piccolo porticato, si nasconde uno spazio caratterizzato da numerosissimi affreschi. L’oratorio di San Pellegrino fa parte dell’abbazia bominacense e risale a una ricostruzione del 1263 su volontà dell’abate Teodolindo. Solo il portico esterno risale invece al XVII secolo, realizzato con materiale di spoglio.

L’aula è divisa in quattro campate grazie ad arconi a sesti acuti che poggiano su pilastri addossati ai muri perimetrali. La zona del presbiterio è separata dal resto dell’oratorio attraverso grandi plutei decorati con bassorilievi di bestiari.Ciò che rende particolare l’oratorio di San Pellegrino a Bominaco sono i suoi affreschi, un ciclo risalente per buona parte al XIII secolo con quale elemento del secolo successivo. Le pitture celebrano l’anno liturgico nei cicli del Natale e della Pasqua e sono frutto di tre artisti: il Maestro dell’Infanzia, a cui appartiene il ciclo della narrazione sinottica dei Vangeli di Matteo e Luca; il Maestro della Passione, a cui appartiengono le scene della Passione di Cristo e di San Pellegrino e i medaglioni con i santi e i profeti, oltre la scena centrale di Cristo fra gli Apostoli; l’apporto più raffinato di tutto l’oratorio è attribuito al Maestro Miniaturista. Questo ha infatti dipinto alcune iconografie in stile bizantino, ammorbidito da un tocco sciolto e sapiente. A lui appartiene il celebre calendario bominacense, usato in liturgia e dalla comunità. Proprio del calendario bominacense sono rappresentate le figure ‘cortesi’ dei mesi, desunti da cicli cronografici francesi, i segni zodiacali e gli influssi lunari, utilizzati sia dalla comunità che dai monaci per il lavoro nei campi.Gli orari di apertura dell’oratorio di San Pellegrino sono tutti i giorni dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00.

Nel periodo invernale la chiusura è anticipata alle 16.00. Visto il flusso non continuo di turisti, per visitare l’oratorio sarà necessario arrivare davanti al cancello e telefonare al numero della guida esposto. Questa arriverà in circa cinque minuti e farà fare la visita.Non è previsto un biglietto di ingresso, ma un contributo volontario per la guida e un costo di 2€ per accendere l’illuminazione interna. Le stesse regole valgono anche per la visita della chiesa di Santa Maria Assunta che può essere fatta in maniera contestuale. Proprio per i suoi particolari affreschi, l’oratorio di San Pellegrino è noto come la Cappella Sistina d’Abruzzo, anche se per via delle sue dimensioni piuttosto contenute sarebbe più opportuno paragonarla alla cappella degli Scrovegni di Padova. I temi qui rappresentati, oltre al calendario monastico con la personificazione dei mesi (vera rarità), sono gli episodi tratti dal Vangelo, l’infanzia di Cristo, la Passione, il Giudizio Finale, alcuni episodi della vita di San Pellegrino e la riproduzione a dimensioni ragguardevoli del santo.La chiesa di Santa Maria Assunta sovrasta l’oratorio di San Pellegrino, al quale è collegata. Ha il classico impianto benedettino, con grandi spazi divisi in tre navate longitudinali che terminano con altrettanti absidi semicircolari. Le navate decorate in stile barocco sono divise da due file di archi sorretti da dodici massicce colonne dotate di capitelli scolpiti che richiamano l’ordine corinzio e che sono differenti l’uno dall’altro. Inizialmente chiusa da una copertura in legno, è stata poi trasformata con volte barocche.Oggi potrai vedere ancora alcuni elementi dell’arredo originario del XII secolo, tra cui il l’ambone, ovvero un grande pulpito in pietra del 1180, che si differenzia nello stile dagli elementi antecedenti. Questo è sorretto da tre colonne cilindriche e una a spirale collegate tramite capitelli corinzi a architravi con fregi molto lavorati. Anche il ciborio è piuttosto antico, risale infatti al 1233, anno della consacrazione della chiesa di Santa Maria Assunta. Esternamente la chiesa di Santa Maria Assunta si presenta in stile romanico e il campanile è posto al termine della navata destra e dotato di due fornici.

La facciata è caratterizzata da un semplice portale e da una monofora centrale. Particolare è l’archivolto del portale, in cui potrai vedere un motivo a palmette e pannocchia, mentre l’architrave è caratterizzato da motivi floreali con un leone al centro. Il monastero era anticamente collegato alla parete sinistra, che ora presenta quattro finestre e due porte lisce, mentre le finestre presenti sul lato destro richiamano le decorazioni della facciata. Dall’esterno potrai infine notare la presenza dei tre absidi, grazie alle forme semicircolari che si estendono dalla struttura.Sul monte Buscito, sopra la chiesa di Santa Maria Assunta e l’oratorio di San Pellegrino, puoi scorgere chiaramente i resti del castello di Bominaco. In una passeggiata di appena dieci minuti riuscirai ad arrivare al suo ingresso. Il castello di Bominaco ha rappresentato un luogo di importanza strategica a partire dal medioevo, in quanto dalla sommità del colle su cui è costruito garantiva un contatto visivo con i vicini insediamenti difensivi quali il castello di San Pio delle Camere. Ciò permetteva di monitorare con più sicurezza l’intero territorio. Il primo castello risale al XI secolo, in epoca normanna, ed era fatto in legno.

Nel corso del XII e del XIII secolo, quando il monastero sottostante aveva un grande lustro, il castello venne rinforzato con la costruzione di un recinto in pietra interrotto da torri rompitratta quadrate. Durante l’assedio del 1424, in cui venne distrutto il monastero, anche il castello subì la stessa fine, per poi essere ricostruito a distanza di qualche anno nelle forme che ancora oggi potrai vedere.Il castello di Bominaco ha sempre adempiuto a scopi difensivi e poteva ospitare l’intera popolazione del paese al suo interno in caso di assedio. Internamente sono presenti ambienti differenti. Tra questi le stanze in cui immagazzinare le derrate alimentari e ospitare la popolazione. L’approvvigionamento dell’acqua era invece garantito da grandi cisterne tuttora visibili. Una di questa era anche sulla parte più alta della torre, mentre un’altra al centro della piazza sottostante. Oggi il castello di Bominaco è un insieme di resti a cielo aperto, dove però è ancora possibile riconoscere le diverse sezioni. All’interno svetta l’antica e possente torre cilindrica che definisce lo skyline della rocca e del paese. Sulla sua altezza si aprono cinque feritoie, tre al primo piano e due al secondo.

Le mura di cinta hanno una forma trapezoidale e anticamente presentavano merli, un camminamento di ronda e torrioni angolari. Oggi sono ancora visibili, invece, le torri rompitratta a base quadrata.Il castello di Bominaco non ha orari di apertura, o sarebbe meglio dire che non ha orari di chiusura. È infatti aperto 24 ore su 24 e può essere visitato anche anche internamente alle mura a qualsiasi ora

Ultima modifica ilMartedì, 15 Luglio 2025 10:48

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