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Esteri

Terrore sul volo FlyDubai per Tel Aviv: copilota accoltella il comandante per far precipitare l’aereo

Tragedia aerea e strage sventata per un soffio nei cieli del Medio Oriente. Pochi minuti fa, un gravissimo incidente ha trasformato in un incubo il volo FlyDubai decollato dagli Emirati e diretto a Tel Aviv. Secondo i passeggeri (e le indagini della sicurezza), il copilota omanita ha accoltellato brutalmente il comandante, mandando deliberatamente l’aereo in picchiata per farlo schiantare. Grazie all’intervento eroico ed estremo di alcuni passeggeri israeliani che hanno sfondato la porta blindata, l’assalitore è stato immobilizzato. Scattato il codice di dirottamento 7500, due caccia militari israeliani si sono alzati in volo👇

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FlyDubai,aereo

Gerusalemme – Lunghissimi, spaventosi e interminabili minuti di purissimo e cieco terrore ad altissima quota hanno drammaticamente squarciato la routine di quello che doveva essere un normalissimo viaggio commerciale tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele. Un gravissimo, inaudito e inquietante incidente di sicurezza, che ha assunto rapidamente e spaventosamente i drammatici e caotici contorni di un vero e proprio e sanguinoso tentativo di dirottamento aereo, si è infatti consumato nelle scorse ore a bordo del volo FZ 1073 della nota compagnia aerea FlyDubai. Il velivolo, originariamente decollato dall’hub internazionale di Dubai e regolarmente diretto verso l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv con a bordo circa 150 ignari passeggeri, si è improvvisamente trasformato nel tragico e claustrofobico teatro di una violentissima, sanguinaria e inimmaginabile lite scoppiata nel luogo più inaccessibile e sacro in assoluto: la cabina di pilotaggio. Secondo le ultimissime, sconvolgenti e dettagliate ricostruzioni fornite dalle autorevoli fonti della sicurezza israeliana, il copilota del Boeing (identificato dai media come un cittadino originario dell’Oman) avrebbe improvvisamente e brutalmente estratto un affilato coltellino tascabile in pieno volo, scagliandosi con ferocia e accoltellando ripetutamente e a sangue il primo comandante (di nazionalità emiratina). L’obiettivo finale di questa folle, lucida e sanguinaria aggressione ad alta quota, secondo le primissime e inquietanti valutazioni degli esperti, sarebbe stato quello di prendere il totale controllo manuale dei comandi della cloche per far schiantare volontariamente l’aereo civile a terra, compiendo una strage spaventosa.

Il codice 7500 e la picchiata: l’inizio dell’incubo a bordo

Il panico assoluto e incontrollabile si è materializzato non appena il velivolo ha iniziato a comportarsi in modo palesemente, visibilmente e spaventosamente anomalo rispetto alla regolare e fluida rotta di crociera prevista dai rigidi piani di volo internazionali.
Dall’interno della cabina di pilotaggio trasformata in un mattatoio, in quei drammatici e convulsi secondi di colluttazione fisica disperata tra i due ufficiali, è partito immediatamente l’impulso automatico del transponder. Il volo FZ 1073 ha inizialmente e disperatamente trasmesso sui radar internazionali il “codice 7700” (che indica convenzionalmente un generico stato di gravissima emergenza a bordo), ma dopo pochissimi, fatidici istanti è clamorosamente scattato il temutissimo “codice 7500”. Nel rigido e universale linguaggio dell’aviazione civile internazionale, questo specifico e raro segnale lampeggiante indica senza alcuna possibilità di errore un imminente dirottamento o un gravissimo atto di illecita interferenza in corso. Contemporaneamente, sotto gli occhi sgranati e terrorizzati dei 150 passeggeri, l’enorme e pesante aereo di linea ha bruscamente e repentinamente ridotto la propria quota altimetrica, modificando pericolosamente e radicalmente la propria rotta e iniziando a compiere assurde e repentine manovre evasive, deviando in direzione dei deserti dell’Arabia Saudita invece di proseguire dritto e linearmente verso la costa israeliana. Il segnale di dirottamento 7500 ha fatto scattare all’istante l’allarme rosso assoluto in tutti i vertici della sicurezza aerea militare d’Israele: nel giro di pochissimi minuti, due velocissimi caccia intercettori dell’Aeronautica militare israeliana sono decollati d’urgenza armati per intercettare il velivolo sospetto, temendo che potesse essere vigliaccamente lanciato come un enorme missile contro obiettivi civili a terra.

Il racconto dei passeggeri: “Entrati con la forza, c’era sangue ovunque”

Se l’immenso disastro aereo e la strage di massa sono stati miracolosamente, eroicamente ed efficacemente evitati, il grandissimo e storico merito va attribuito unicamente all’immenso coraggio mostrato dai disperati passeggeri e dai coraggiosi membri dell’equipaggio di cabina presenti sul volo.
Capendo immediatamente la palese e mortale gravità della situazione (viste le manovre folli e le grida provenienti dal cockpit anteriore blindato), un folto e agguerrito gruppo di persone si è scagliato frontalmente contro la spessa porta blindata della cabina. “Solo noi passeggeri israeliani siamo prontamente intervenuti con forza”, ha raccontato freddamente, lucidamente e sotto shock un testimone diretto dell’accaduto ai microfoni di Channel 12. Diversi coraggiosi membri dell’equipaggio, aiutati dalla pura forza della disperazione di alcuni forzuti viaggiatori, sono incredibilmente e faticosamente riusciti a forzare e sfondare fisicamente l’accesso alla cabina di comando, riuscendo infine a immobilizzare fisicamente e brutalmente a terra il pericolosissimo copilota omanita armato di lama. “La scena era da film horror, c’erano persone che ci hanno aiutato con le magliette completamente inzuppate e ricoperte di sangue fresco”, ha aggiunto il superstite. Noa, un’altra e giovane passeggera terrorizzata che si trovava comodamente seduta nelle prime file del volo, ha raccontato piangendo quegli istanti infiniti: “È stato estremamente angosciante. L’aereo ha cominciato improvvisamente a muoversi in modo violento da una parte all’altra, sballottandoci. Abbiamo capito che i piloti avevano perso definitivamente il controllo della macchina perché uno di loro era stato ripetutamente accoltellato. L’aereo è sceso spaventosamente e rapidamente di quota verso il basso, è stato davvero e oggettivamente spaventoso”. Il coraggioso, disperato ed estremo intervento corale ha miracolosamente e tempestivamente sventato il folle piano omicida a un passo dall’impatto fatale col suolo.

Le indagini, l’ipotesi terrorismo e la fredda reazione di Netanyahu

Riuscito fortunosamente e brillantemente a stabilizzare la drammatica picchiata grazie all’intervento dei presenti, il velivolo è stato infine e prontamente dirottato (sotto stretta e attenta scorta militare) in Arabia Saudita, riuscendo a compiere un complicatissimo ma vitale atterraggio di estrema e assoluta emergenza presso le piste dell’aeroporto internazionale di Tabuk.
Appena atterrato e toccato l’asfalto, il copilota incriminato, ferito e bloccato, è stato immediatamente prelevato di peso, isolato e posto sotto strettissimo e durissimo interrogatorio da parte delle solerti autorità saudite del posto. A queste delicatissime, vitali e diplomatiche indagini internazionali sta partecipando attivamente, fittamente e costantemente anche la dura intelligence dello Stato di Israele (Mossad e Shin Bet). Fonti militari israeliane ammettono e confermano che è tuttora in corso una serrata e capillare inchiesta per accertare i veri, reali e oscuri moventi dell’accaduto: l’inquietante ipotesi predominante è che dietro la folle e inspiegabile aggressione si nasconda, in realtà, la mostruosa e calcolata intenzione di voler innescare volontariamente un clamoroso attacco terroristico (anche per la nazionalità dell’aggressore). Stranamente, però, la compagnia aerea civile FlyDubai ha diramato poche ore fa un secco, freddo e diplomatico comunicato stampa ufficiale che cerca goffamente di sminuire pesantemente l’incidente, parlando banalmente di una semplice “colluttazione avvenuta in cabina durante il volo, che ha portato uno dei due piloti a perdere i sensi”, negando testardamente che si tratti di un effettivo “incidente di sicurezza”. Questa morbida e istituzionale versione diplomatica emiratina contrasta però violentemente e apertamente con la testimonianza diretta e visiva del sangue versato per le coltellate, la picchiata mortale e lo scrambling armato. In Israele la tensione politica è, inevitabilmente, schizzata alle stelle in un secondo: il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno immediatamente e solennemente convocato una clamorosa e urgentissima riunione governativa del gabinetto di sicurezza per valutare la portata geopolitica del disastro sfiorato.

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Da Pechino all’Iran: la diplomazia personale di Trump non porta i risultati sperati

“La cena di questa sera alla Casa Bianca in onore del presidente Xi sarà spettacolare”. Queste sono state le parole di Donald Trump durante la visita del leader cinese a Washington. Nonostante gli eventi in pompa magna organizzati dal presidente statunitense per esaltare l’importanza della visita, tutti gli analisti, inclusi i leader del Partito Repubblicano, hanno espresso il proprio disappunto per la mancanza di risultati concreti. Si è trattato infatti di un Trump ricco di superlativi, che contrastano però con dichiarazioni poco amichevoli verso la Cina fatte dal presidente in passato.

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Donald Trump

Redazione-  “La cena di questa sera alla Casa Bianca in onore del presidente Xi sarà spettacolare”. Queste sono state le parole di Donald Trump durante la visita del leader cinese a Washington. Nonostante gli eventi in pompa magna organizzati dal presidente statunitense per esaltare l’importanza della visita, tutti gli analisti, inclusi i leader del Partito Repubblicano, hanno espresso il proprio disappunto per la mancanza di risultati concreti. Si è trattato infatti di un Trump ricco di superlativi, che contrastano però con dichiarazioni poco amichevoli verso la Cina fatte dal presidente in passato. Si ricordano ovviamente le accuse a Joe Biden di essere debole con la Cina e quelle durante la pandemia, quando il presidente Usa parlava a lungo del virus “cinese” e di “Kung Flu” per suggerire che il virus fosse stato deliberatamente scatenato dai cinesi per colpire l’Occidente. Poi, nel suo secondo mandato, Trump ha scatenato la guerra dei dazi e per pochi mesi le minacce reciproche con la Cina e le ritorsioni dalle due parti hanno superato la soglia del 100%. Quando poi Trump è stato informato dai leader delle big tech che la Cina possiede un quasi monopolio di terre rare e materie prime indispensabili, ha fatto marcia indietro. Una volta che si è reso conto che la Cina aveva “carte” da giocare, Trump ha indietreggiato e con l’accordo di Busan del 2025 le acque si sono calmate. A questo ha fatto seguito la visita di Trump in Cina nel mese di maggio di quest’anno, dove Trump è stato accolto con grandi onori, che il presidente Usa ha ricambiato in maniera spropositata recentemente. Trump ha persino ricevuto Xi direttamente sul tarmac della Joint Base Andrews, evento rarissimo per un presidente americano, riservato a pochissimi individui.

La scarsa sostanza dell’incontro è stata rilevata dai leader politici americani di entrambi i partiti. Il senatore John Cornyn del Texas ha detto che la Cina, la Russia, l’Iran e la Corea del Nord hanno formato un “asse” che si oppone agli Stati Uniti. Il senatore democratico Richard Blumenthal del Connecticut ha a sua volta evidenziato che la Cina assiste l’Iran, contribuendo ad uccidere soldati americani. Blumenthal ha aggiunto che gli americani dovrebbero essere scioccati dal trattamento riservato a Xi e che Trump dovrebbe dirgli di “smetterla” di aiutare l’Iran. Blumenthal si riferiva a spedizioni di equipaggiamento come localizzatori GPS, motori elettrici e componenti per motori aeronautici a duplice uso, civile e militare, che la Cina ha fatto all’Iran. Questi sarebbero stati usati dall’Iran in un attacco alla Giordania nel mese di luglio nel quale 3 soldati americani hanno perso la vita.

Trump si dichiara spesso il grande difensore dell’America, ma quando si trova davanti leader di Paesi tutt’altro che deboli dimostra la propria debolezza. La sua strategia sembra concentrarsi sull’adulazione, che invece di riceverla, la riversa su leader di regimi autoritari come Xi, ma anche Vladimir Putin e Kim Jong-Un. Questa sua strategia di diplomazia basata sui rapporti personali non gli porta frutti, come si è visto con la guerra in Ucraina, che lui aveva detto di poter far finire in un batter d’occhio. Il trattamento coi guanti bianchi riservato a Xi, Trump lo aveva già dimostrato a Putin quando i due si incontrarono in Alaska nel mese di luglio dell’anno scorso. Il presidente Usa non ottenne nessun risultato per una pace nel conflitto russo-ucraino. Le vittorie, se ci sono, si intravedono per gli interlocutori autoritari di Trump. Infatti la Cina, con i superlativi evocati da Trump, si conferma la potenza pari agli Usa. Inoltre, sotto qualche aspetto, Xi si è dimostrato lungimirante sulla questione del pericolo dell’intelligenza artificiale. Il leader cinese ha giustamente detto che bisognerà assicurarsi che l’intelligenza artificiale debba “sempre rimanere sotto il controllo degli esseri umani”. Ciò ha dimostrato un atteggiamento molto preferibile a quello di Trump, che non riconosce le preoccupazioni espresse sull’intelligenza artificiale, classificandole come una bufala simile a quella del cambiamento climatico.

L’incontro con Xi ha prodotto poco per Trump e l’America, eccetto per il fatto che i due leader hanno già programmato un altro vertice nel mese di novembre. Nel frattempo però la Cina continua ad ottenere qualche piccolo vantaggio, specialmente sulla questione di Taiwan. Gli Usa avevano approvato una vendita di armi da 14 miliardi di dollari ai taiwanesi, che Trump fino ad ora ha deciso di congelare vedendola come “un’ottima merce di scambio”. Quando la userà? Staremo a vedere. Nel frattempo però Trump continua ad insistere che la visita di Xi conferma ciò che lui vede come “enormi progressi, molto positivi per i due Paesi”. Si tratta di progressi che solo lui vede. Gli americani infatti non se ne accorgono, preoccupati del caro vita, il che spiegherebbe il fatto che secondo alcuni sondaggi solo il 29% approva il suo operato.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Chiusa la clinica Al-Zahra a Dasht-e Barchi, nella parte occidentale di Kabul

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clinica Al-Zahra a Dasht-e Barchi

Redazione- Kabul — La parte occidentale di Kabul è una delle principali aree della capitale in cui vive la comunità hazara, in particolare nel quartiere di Dasht-e Barchi. La zona è caratterizzata da una numerosa popolazione hazara ed è diventata negli anni un importante centro sociale, educativo, culturale ed economico per migliaia di residenti.

Secondo fonti locali, domenica le forze legate al Ministero della Giustizia dei talebani hanno chiuso la clinica Al-Zahra, situata a Dasht-e Barchi. Le forze talebane avrebbero fatto uscire dalla struttura pazienti e personale, per poi sigillare l’ingresso della clinica.

Secondo le stesse fonti, la struttura è stata chiusa domenica a mezzogiorno su ordine delle autorità talebane. Ai responsabili della clinica sarebbe stato comunicato che il terreno su cui sorge la struttura era stato identificato come area verde e proprietà dello Stato.

La clinica Al-Zahra, situata nella zona di Madrasa Station, offriva servizi sanitari a prezzi relativamente accessibili agli abitanti della zona. Anche dopo la chiusura, alcuni cittadini si sarebbero recati presso la struttura per ricevere cure mediche, trovando però le porte chiuse.

La clinica è stata istituita dalla Fondazione benefica, un’organizzazione caritativa iraniana, e si trova all’interno del più ampio complesso di Khatam al-Anbia, che in precedenza era stato anch’esso chiuso dalle autorità talebane.

Secondo gli abitanti della zona, oltre alla clinica Al-Zahra sono stati chiusi anche altri centri presenti nel complesso, tra cui lo stadio di calcio Khatam al-Anbia, il club sportivo Meywand e la scuola privata Afkar.

Il 30 Sonbola, inoltre, le forze del Ministero della Giustizia dei talebani avevano circondato e chiuso il complesso culturale e religioso Khatam al-Anbia e la Moschea di Mazari a Dasht-e Barchi. Secondo fonti locali, le autorità talebane avevano sostenuto che il terreno del complesso fosse di proprietà dello Stato.

La chiusura della clinica Al-Zahra ha suscitato preoccupazione tra gli abitanti della zona, soprattutto per le possibili conseguenze sull’accesso ai servizi sanitari in una delle aree più densamente popolate della parte occidentale di Kabul.

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Incidente Nato in Lettonia: quattro militari italiani feriti, uno in gravi condizioni

Ore di apprensione per le nostre Forze Armate all’estero: un grave incidente ha coinvolto il contingente italiano in Lettonia durante un’esercitazione della missione Nato. Nel tardo pomeriggio, nel poligono a fuoco di Ādaži, quattro militari dell’11esimo Reggimento Bersaglieri sono rimasti feriti (uno di loro in modo più serio) a causa di un drammatico caso di “fuoco amico”: il loro veicolo è stato infatti colpito in pieno dai proiettili sparati per errore da un’arma installata su un altro mezzo blindato italiano. I soldati sono stati immediatamente estratti e trasferiti d’urgenza in un vicino ospedale a Riga per le cure del caso: i medici hanno confermato che fortunatamente nessuno di loro è in pericolo di vita. Le famiglie in Italia sono già state avvisate. I vertici militari e il Ministro della Difesa Guido Crosetto, costantemente aggiornati dal Capo di Stato Maggiore, hanno espresso massima vicinanza ai soldati, mentre è già partita la rigidissima inchiesta ufficiale della Nato per chiarire la complessa dinamica del drammatico errore balistico sul campo di battaglia. Leggi tutti i dettagli del grave incidente e le condizioni dei nostri soldati👇

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Militari Italiani Nato

Riga – Ore di estrema e palpabile apprensione ai vertici della Difesa nazionale italiana e all’interno del contingente militare tricolore attualmente schierato in forza all’estero per proteggere i delicatissimi confini orientali dell’Alleanza Atlantica. Nel tardo pomeriggio di oggi, un grave, drammatico e inaspettato incidente balistico ha improvvisamente scosso e interrotto le consuete ma pericolose manovre addestrative che vedono impegnati i nostri soldati sul suolo dell’Europa dell’Est. Quattro militari in forza all’Esercito Italiano sono rimasti inopinatamente e fisicamente feriti durante lo svolgimento di una complessa e articolata esercitazione sul campo, regolarmente inquadrata sotto l’egida e le direttive formali della Nato, attualmente in corso di svolgimento in Lettonia. L’incidente ha fatto scattare immediatamente tutte le rigide e oliate procedure di massima emergenza previste dai protocolli militari internazionali, richiedendo l’immediata sospensione delle attività a fuoco e l’intervento tempestivo sul campo di battaglia simulato dei soccorritori sanitari da campo. Secondo le primissime, frammentarie ma drammatiche ricostruzioni operative filtrate in queste ore dai vertici dello Stato Maggiore, si tratterebbe purtroppo a tutti gli effetti di un classico e tragico caso di “fuoco amico”, ovvero di un drammatico quanto fatale errore umano, di calcolo balistico o di procedura verificatosi proprio all’interno delle stesse unità italiane schierate al fronte addestrativo. Tutti e quattro i militari feriti, che sono stati immediatamente estratti dai mezzi colpiti e stabilizzati sul posto, appartengono allo storico e glorioso 11esimo Reggimento Bersaglieri, un’unità di primissimo livello, d’élite e di comprovata esperienza estera, attualmente impiegata operativamente nell’ambito dell’importantissima missione internazionale di deterrenza denominata Nato Forward Land Forces (Forze Terrestri Avanzate della Nato).

Il dramma durante l’addestramento a fuoco nel poligono di Ādaži

Il gravissimo incidente si è consumato all’interno del vastissimo perimetro militare tattico del poligono di Ādaži, situato a pochi chilometri a nord-est della capitale lettone, una delle principali basi logistiche e strategiche utilizzate costantemente dalle truppe dell’Alleanza Atlantica per l’addestramento congiunto sul fronte baltico.
Stando alla prima e sommaria ricostruzione ufficiale della reale dinamica dell’accaduto fornita dallo Stato Maggiore, nel corso di una realistica, intensa e concitata esercitazione a fuoco vivo (un addestramento complesso che simula alla perfezione le reali dinamiche e lo stress psicofisico di un vero e proprio scontro a fuoco in territorio ostile), un veicolo blindato a bordo del quale viaggiavano i quattro sfortunati militari dell’Esercito Italiano è stato improvvisamente e pesantemente colpito in pieno dalla sagoma da un’arma da fuoco non automatizzata. La beffa e la tragedia sfiorata risiedono proprio nel fatto che l’arma che ha aperto erroneamente il fuoco risultava fisicamente installata e operata a bordo di un altro mezzo blindato in movimento, sempre di esclusiva e totale appartenenza al contingente militare italiano partecipante alla manovra offensiva simulata. L’impatto dei proiettili veri contro la corazza del veicolo ha provocato danni strutturali e il grave ferimento degli occupanti dell’abitacolo, scatenando il panico controllato che segue sempre questo genere di rarissimi e gravissimi incidenti tattici sul campo di battaglia.
La missione Nato Forward Land Forces in cui sono inquadrati i nostri Bersaglieri rappresenta uno dei pilastri fondamentali e irrinunciabili della sicurezza europea odierna: si tratta di una presenza armata, vigile e costante e di una forza multinazionale di rapido dispiegamento voluta esplicitamente e fortissimamente dall’Alleanza Atlantica dopo lo scoppio della crisi ucraina, allo scopo primario di rassicurare politicamente e militarmente le popolazioni dei Paesi Baltici e fungere da concreto deterrente militare contro qualsiasi possibile aggressione esterna ai confini dell’Europa orientale.

I soccorsi tempestivi e il trasferimento d’urgenza all’ospedale di Riga

La complessa macchina dei soccorsi militari internazionali si è attivata in maniera letteralmente fulminea, dimostrando per fortuna un’eccellente efficienza organizzativa.
Subito dopo l’inaspettato e devastante impatto balistico contro il loro mezzo, i quattro valorosi militari colpiti dal fuoco amico sono stati estratti dalle lamiere, immediatamente soccorsi dal personale medico del contingente e dai paramedici militari presenti a bordo campo per l’esercitazione. Dopo le primissime cure di vitale e fondamentale stabilizzazione emodinamica prestate in via d’urgenza direttamente all’interno del rigido perimetro del poligono di tiro, tutti i feriti sono stati caricati a bordo dei mezzi di soccorso avanzato e successivamente trasferiti a sirene spiegate, con la massima priorità di transito, in una moderna e attrezzatissima struttura ospedaliera sanitaria civile situata nel centro della capitale, Riga.
Il primo bollettino medico trapelato e fornito dalle autorità in merito alle loro attuali condizioni cliniche conferma la gravità dell’accaduto, ma infonde anche un cauto sollievo. Dei quattro soldati ricoverati d’urgenza, uno si trova in condizioni cliniche giudicate dai medici lettoni “più serie”, avendo presumibilmente riportato traumi o ferite da schegge molto più invasive e complesse rispetto ai commilitoni. Attualmente, tutti e quattro i nostri connazionali in divisa sono sottoposti in queste ore a delicatissime e continue cure intensive e a tutti gli approfonditi e complessi accertamenti clinici radiologici necessari per scongiurare complicanze invisibili. Tuttavia, la notizia più importante, confortante e dirimente per le famiglie a casa è che i medici ospedalieri lettoni hanno ufficialmente certificato che nessuno dei quattro soldati del Reggimento Bersaglieri risulta essere, al momento in cui scriviamo, in alcun imminente pericolo di vita.

Le indagini in corso e la vicinanza del Ministro Guido Crosetto

In ossequio ai rigidi e stringenti regolamenti disciplinari e penali militari in vigore, la drammatica catena di comando italiana ha immediatamente provveduto a compiere il passo più doloroso e delicato in questi casi: tutte le famiglie italiane dei soldati feriti nel poligono di Ādaži sono state tempestivamente rintracciate e puntualmente informate di persona dai vertici dell’Esercito sull’accaduto, potendo fortunatamente tirare un sospiro di sollievo dopo aver ricevuto le ampie e documentate rassicurazioni mediche circa il reale e non critico stato di salute dei loro amati cari.
Parallelamente alla fondamentale e prioritaria gestione sanitaria dell’emergenza sul campo lettone, si è mossa rapidamente anche la grande e inesorabile macchina investigativa della giustizia militare. Come è rigorosamente doveroso in questi gravissimi casi di incidenti tattici con fuoco vivo in ambito internazionale Nato, le autorità militari preposte hanno immediatamente e formalmente avviato tutte le approfondite e capillari verifiche del caso per accertare in maniera certosina e incontrovertibile le reali cause che hanno scatenato il disastro e ricostruire l’esatta, millimetrica dinamica dell’accaduto.
L’inchiesta interna, condotta parallelamente da ufficiali italiani e ispettori Nato, dovrà chiarire senza alcuna ombra di dubbio se il “fuoco amico” che ha colpito in pieno il mezzo dei Bersaglieri sia scaturito da una drammatica fatalità tecnica legata a un guasto ai sistemi di puntamento dell’arma non automatizzata, oppure se, al contrario, sia stato purtroppo il frutto letale di un tragico, fatale errore umano di valutazione, di mancata comunicazione via radio o di una violazione diretta delle rigorosissime norme di sicurezza operative all’interno del poligono di tiro balistico. La politica italiana, intanto, si è stretta compatta e silenziosa attorno alle Forze Armate in questo momento di ansia. Il Ministro della Difesa italiano, l’onorevole Guido Crosetto, viene costantemente e meticolosamente informato e tenuto aggiornato minuto per minuto in tempo reale dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, l’ammiraglio Luciano Portolano, e dall’esperto Comandante del Covi (il Comando Operativo di Vertice Interforze), il generale Giovanni Maria Iannucci, sia in merito alle in costante evoluzione condizioni cliniche dei quattro militari italiani ricoverati in corsia a Riga, sia, soprattutto, in merito ai delicati, rapidi e riservatissimi sviluppi degli accertamenti e delle inchieste in corso. In una sentita nota ufficiale diramata in serata agli organi di stampa dalle agenzie di Stato, il Ministro della Difesa Crosetto, unito in maniera indissolubile a tutti i massimi vertici militari e all’intero dicastero della Difesa, hanno voluto stringersi in un abbraccio virtuale esprimendo ufficialmente e calorosamente la propria massima vicinanza morale, spirituale e istituzionale ai coraggiosi commilitoni feriti in servizio estero e alle loro preoccupatissime famiglie in Italia, formulando loro, a nome di tutta la Nazione, il più sincero, caloroso e affettuoso augurio di una rapida e totale guarigione.

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