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Cultura

Tornano i Giovedì della Cultura a Casa dei Carraresi: 29 incontri tra arte, scienza e storia

La grande cultura gratuita torna protagonista assoluta a Treviso! La Fondazione Cassamarca ha ufficialmente presentato il ricchissimo e sterminato programma della nuova stagione de “I Giovedì della Cultura” a Casa dei Carraresi. Dal prossimo 8 ottobre fino al maggio 2027, ben 29 incontri imperdibili spazieranno dalla grande letteratura allo sport, passando per l’impiego dei robot per la tutela dell’arte e un focus speciale sulle donne esploratrici del passato. Tutti gli appuntamenti, sostenuti da Banca delle Terre Venete, saranno seguiti da speciali menù a tema del bistrot interno. Scopri il calendario completo👇

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valentina confuorto

Treviso – La grande, vivace e inarrestabile macchina della divulgazione culturale trevigiana si rimette felicemente, ufficialmente e solennemente in moto, preparandosi a regalare all’intero territorio veneto e a tutti gli appassionati un’altra stagione autunnale e invernale ricchissima di stimoli intellettuali e intellettivi. L’attesissima, nuova e corposa stagione dei “Giovedì della Cultura”, la storica e fortunata rassegna organizzata minuziosamente dalla Fondazione Cassamarca all’interno dei prestigiosi ed eleganti spazi di Casa dei Carraresi, è infatti pronta a riaprire i battenti per l’edizione 2026/2027. Il menù intellettuale offerto quest’anno è letteralmente sterminato, variegato e affascinante: i temi più classici e tradizionali, come la grande arte, la storia antica, la letteratura classica e la musica d’autore, si alterneranno fluidamente e sapientemente a sguardi curiosi, multidisciplinari e originali che toccheranno ambiti di studio spesso trascurati o considerati di nicchia. Si parlerà apertamente e approfonditamente di preziosi tessuti antichi, dell’intrigante storia millenaria degli scacchi, dei fortissimi e insospettabili legami esistenti tra la scienza moderna e la letteratura umanistica, o tra il mondo dell’arte figurativa e quello dello sport agonistico. Ma non solo: troveranno ampio spazio anche la complessa industria farmaceutica moderna, i rivoluzionari e nuovi mezzi scientifici e tecnologici (come i robot) messi attivamente al servizio della vitale tutela del nostro immenso patrimonio culturale, l’affascinante studio della genealogia familiare, l’analisi dei musei d’impresa italiani e moltissimo altro ancora. Una vertiginosa e imperdibile carrellata composta da ben 29 incontri di altissimo spessore, che hanno tutti in comune un unico, nobile e dichiarato intento: offrire alla cittadinanza un appuntamento fisso, settimanale e totalmente gratuito con la cultura a tutto tondo.

Il debutto, la tecnologia e il ruolo centrale delle donne

La lunga, ricca e maratonetica serie di eventi culturali (nata con grandissimo successo nel lontano 2019 e arrivata oggi all’incredibile e ragguardevole traguardo dell’incontro numero 216) prenderà ufficialmente e solennemente il via il prossimo giovedì 8 ottobre, mantenendo saldo l’orario fisso e tradizionale delle ore 18:00.
Come da consolidata e lodevole abitudine democratica, tutti i preziosi e interessanti appuntamenti saranno messi a completa disposizione di un pubblico globale anche attraverso la diretta streaming e il caricamento sul canale ufficiale YouTube della Fondazione Cassamarca, permettendo a chiunque di scaricare, rivedere e studiare gratuitamente gli incontri passati. Il primissimo e atteso incontro inaugurale sarà magistralmente affidato ad Alessandra Geromel, nota ed esperta studiosa di tessuti antichi, che svelerà segreti e misteri manifatturieri legati a doppio filo anche al ricco territorio veneto. Nelle settimane successive, il programma prenderà letteralmente il volo verso orizzonti inesplorati: si parlerà delle meravigliose e caratteristiche altane veneziane con Elisabetta Pasqualin, mentre Arianna Trabiglia (espertissima ricercatrice internazionale di fama mondiale, considerata non a caso dalla celebre e autorevole rivista Forbes come una delle 100 donne più influenti e potenti dell’intero pianeta, nonché attuale guida del prestigioso Centre for Cultural Heritage Technology) condurrà il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta delle modernissime tecnologie e dei robot impiegati per contrastare duramente il traffico illecito di opere d’arte. Anche l’universo e l’indispensabile mondo femminile saranno fortunatamente e giustamente al centro nevralgico di svariati e mirati incontri: Corrado Occhipinti Confalonieri, firma dell’autorevole rivista Storica (National Geographic), traccerà un profilo dettagliato del ruolo delle donne tra Medioevo e Rinascimento, mentre l’esperta giornalista di viaggi Silvia Ugolotti farà scoprire le avventurose e coraggiose biografie di grandi esploratrici del passato. Notevole e delicato anche l’appuntamento dedicato alla difesa digitale e reale dei minori, affidato alla giovane, attivissima e bravissima fondatrice di ProtectionForKids, Annachiara Sarto.

Il sostegno del territorio e i menù speciali a tema

La grandiosa e complessa rassegna intellettuale trevigiana non è soltanto un momento di pura e semplice didattica frontale, ma rappresenta un vero e proprio e florido ecosistema culturale, sostenuto con enorme forza e convinzione dalle migliori e più radicate realtà produttive e finanziarie del territorio veneto.
L’intera lunghissima stagione è infatti realizzata e resa possibile grazie all’indispensabile, generoso e fondamentale contributo economico garantito da Banca delle Terre Venete (appartenente al solido Gruppo BCC Iccrea). Il presidente dell’istituto bancario, Gianfranco Sasso, ha voluto fieramente, pubblicamente e convintamente ribadire l’impegno sociale e civico dell’azienda: «Rinnoviamo con estrema e forte convinzione il nostro totale e incondizionato sostegno ai Giovedì della cultura organizzati magistralmente da Fondazione Cassamarca. Parliamo di una rassegna di tutto rilievo, importanza e prestigio non solo per la bellissima città di Treviso, ma per l’intero, vasto e operoso territorio circostante. Sostenere una cultura così aperta, multidisciplinare e capace di parlare fluidamente a tutto il pubblico significa contribuire in modo concreto, tangibile e fattivo alla crescita culturale e mentale della nostra meravigliosa comunità locale». A completare meravigliosamente e deliziosamente l’offerta sensoriale delle serate ci penserà il celebre e raffinato “Bistrot ai Carraresi”, che proporrà in occasione di ogni singolo evento degli speciali menù culinari a tema, creati per l’occasione e strettamente e concettualmente collegati agli argomenti sviscerati durante le singole conferenze (spaziando dalla ricca merenda pomeridiana alla cena elegante), permettendo così al pubblico di vivere un’esperienza totale e immersiva tra mente, arte, cultura e ottimo cibo italiano.

Il calendario completo degli appuntamenti: da ottobre a maggio

Di seguito, per permettere a tutti gli interessati di segnare tempestivamente e diligentemente le date in agenda, riportiamo l’elenco integrale e completo di tutti gli incontri programmati per questa immensa ed emozionante stagione 2026/2027 a Casa dei Carraresi.

  • 8 ottobre 2026: La ricerca della novità nella moda del Settecento (A. Geromel)
  • 15 ottobre 2026: Le altane di Venezia (E. Pasqualin)
  • 22 ottobre 2026: Ippolito Nievo (P. Ruffilli)
  • 29 ottobre 2026: Cave, fornaci e fornaciai (M. Scroccaro e E. Alongi)
  • 5 novembre 2026: La tavola nell’Ottocento (A. Cipolla)
  • 12 novembre 2026: Scienza e letteratura tra microbi e parole (G.M. Anselmi e D. Zannoni)
  • 19 novembre 2026: Una certa idea di rugby (E. Lucchese)
  • 26 novembre 2026: Alpini, storie di uomini e uniformi (F. Bruno)
  • 3 dicembre 2026: Migrazioni italiane in Europa (G. Miazzo)
  • 10 dicembre 2026: Operazione Odessa (F. Bettuzzi)
  • 17 dicembre 2026: Donne fra Medioevo e Rinascimento (C. Occhipinti Confalonieri)
  • 14 gennaio 2027: Dietro la cura: l’industria farmaceutica (P. Stagni)
  • 21 gennaio 2027: La storia del Prosecco (E. Zucchi)
  • 28 gennaio 2027: La sfida contro il traffico di beni culturali (M. De Bernardin)
  • 4 febbraio 2027: La satira di Luciano di Samosata (M. Tosello)
  • 11 febbraio 2027: Architettura e politica nella Venezia del Rinascimento (L. Trevisan)
  • 18 febbraio 2027: Genealogia e storie di famiglia (G. Giusto)
  • 25 febbraio 2027: Esploratrici e viaggiatrici (S. Ugolotti)
  • 4 marzo 2027: I robot al servizio della cultura (A. Traviglia)
  • 11 marzo 2027: La difesa dei minori (A. Sarto)
  • 18 marzo 2027: Il caffè simbolo dell’Italia (B. Foglia)
  • 24 marzo 2027: Le musiche di Pasqua (S. Marighetto e D. Tempesta)
  • 8 aprile 2027: I diari delle musiciste (P. Gallo)
  • 15 aprile 2027: Sirene sì, ma a che prezzo? (V. Confuorto e C. Miatello)
  • 22 aprile 2027: Storia degli scacchi nel Medioevo (G. Lovison)
  • 29 aprile 2027: Arte e sport (D. Gullí)
  • 6 maggio 2027: Dal Vaticano al Museo del Ghisallo (C. Gentilini)
  • 13 maggio 2027: Guardare l’America con gli occhi di F.S. Fitzgerald (S. Antonelli)
  • 20 maggio 2027: I 100 anni dell’Ist. Diocesano di Musica Sacra (D. Tempesta e S. Trevisi)

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Cultura

Moda e nobiltà nel Settecento: Alessandra Geromel apre i Giovedì della Cultura

Sfarzo, lusso estremo, crinoline e vanità senza limiti! I “Giovedì della Cultura” ripartono l’8 ottobre a Treviso (Casa dei Carraresi) con una meravigliosa, affascinante e coloratissima conferenza dedicata esclusivamente alla moda e al costume della nobiltà del Settecento. La studiosa ed esperta di tessuti antichi Alessandra Geromel ci guiderà in un viaggio nel passato per scoprire come dame e cavalieri spendessero fortune immense in nastri preziosi, fiori di seta e galloni dorati pur di apparire sempre impeccabili e non sfigurare nel crudele e competitivo “palcoscenico della società” dell’epoca👇

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Alessandra Geromel

Treviso – L’inizio della nuova, attesissima e ricchissima stagione autunnale segna ufficialmente e solennemente la gioiosa ripartenza di uno degli appuntamenti intellettuali e divulgativi più amati, seguiti e radicati dell’intero territorio veneto. Riparte infatti con grandissimo entusiasmo la celebre rassegna de “I Giovedì della Cultura”, l’infinita maratona del sapere che proseguirà ininterrottamente fino al prossimo 29 maggio 2027 offrendo puntualmente al vasto pubblico (ogni giovedì pomeriggio, sempre con orario d’inizio fissato alle ore 18:00 all’interno della suggestiva ed elegante cornice storica di Casa dei Carraresi a Treviso) un incontro stimolante e completamente gratuito su temi sempre diversi, attuali o curiosamente originali. La complessa e variegata edizione 2026/27, che promette di spaziare liberamente e fluidamente dalla grande arte alla storia moderna, per poi toccare ambiti inesplorati come la storia degli scacchi medievali, i nuovi mezzi scientifici e i musei d’impresa, ha deciso di inaugurare e aprire il suo lungo cartellone giovedì 8 ottobre con un affascinante e raffinato salto temporale all’indietro. Il primo, prestigioso appuntamento in calendario (che rappresenta incredibilmente e statisticamente l’incontro numero 216 di questa fortunatissima serie culturale iniziata nel 2019) sarà infatti interamente, profondamente e minuziosamente dedicato all’affascinante e frivolo mondo della moda aristocratica d’altri tempi. La lunga serie di conferenze, visibile come sempre anche sul canale YouTube di Fondazione Cassamarca, comincia con un approfondimento magistrale dal titolo “La ricerca della novità nella moda del Settecento”.

Il palcoscenico della vita: l’importanza dell’abito in società

Il compito delicatissimo, onorevole e prestigioso di tagliare idealmente il nastro di partenza di questa nuova edizione è stato saggiamente e orgogliosamente affidato dalla direzione scientifica ad Alessandra Geromel, apprezzatissima e preparata storica del tessuto e ricercatrice indipendente.
Attraverso la sua analisi accuratissima, puntuale e ricca di aneddoti visivi, il pubblico trevigiano sarà letteralmente e magicamente trasportato nei salotti buoni e nelle sfarzose corti europee del diciottesimo secolo. La studiosa illustrerà brillantemente come l’importanza fondamentale e viscerale del “bel vestire”, che ha logicamente e storicamente accompagnato la storia dell’uomo fin dalle sue primissime origini civili, subisca una vera e propria, clamorosa e gigantesca amplificazione sociale proprio nel corso dell’intero Settecento. In quell’epoca d’oro (caratterizzata dai fronzoli del Rococò e dai dettami stilistici imposti ferocemente dalla lontana Versailles), presentarsi pubblicamente e abitualmente in società in maniera non adeguatamente vestita o trascurata rappresentava uno sgarbo mortale. Mantenere un guardaroba costantemente aggiornato richiedeva alla ricchissima nobiltà del tempo una cura maniacale, un dispendio economico spaventoso e un impegno quotidiano e logorante senza precedenti nella storia. L’apparizione in pubblico, che fosse in una piazza, in un lussuoso teatro o in un rigoglioso giardino signorile, diventava un vero e proprio e cruciale momento di affermazione personale e politica. Gli influenti e vanitosi esponenti della corte e della nobiltà recitavano quotidianamente, e con estrema serietà, il proprio fondamentale ruolo sociale sul grande “palcoscenico della vita”, esercitando consapevolmente e furbescamente una sorta di irresistibile attrazione e di smodata emulazione nei confronti di chiunque assistesse, da vicino o da lontano, a questa sfarzosa e calcolatissima messa in scena sartoriale.

La spasmodica ricerca della novità: tessuti, accessori e nastri

Entrando nei preziosissimi dettagli sartoriali del costume d’epoca, la conferenza della Geromel getterà una luce nuova e brillante proprio sui meccanismi commerciali e artigianali che muovevano l’industria del lusso settecentesco.
Se da un lato, osservando i grandi dipinti storici, si notano soltanto dei piccolissimi e quasi impercettibili cambiamenti che interessano radicalmente le macro-fogge degli ingombranti abiti (soprattutto femminili) durante il lento svolgersi del secolo XVIII, è invece proprio nel campo specifico della manifattura tessile e della decorazione minuta che si concretizza storicamente, commercialmente ed esteticamente il desiderio irrefrenabile e quasi patologico di assoluta novità che appartiene intimamente a questa società colta, raffinata e spesso annoiata. La studiosa spiegherà minuziosamente l’importanza capitale di inventare e produrre sempre nuovi, intricatissimi e costosi motivi decorativi stampati e ricamati sui tessuti di seta, motivi che si dovevano rigorosamente susseguire a un ritmo commerciale frenetico e incalzante, mutando quasi a ogni singola stagione. Verrà posta un’attenzione accademica e documentaristica enorme anche agli innumerevoli, preziosi e delicatissimi accessori (come i costosi nastri di velluto, i luccicanti galloni intrecciati d’oro e d’argento e i delicati e coloratissimi fiori di stoffa) con cui i nobili esigevano di decorare e svecchiare continuamente le proprie e preziose vesti. Tutti questi fragili e costosissimi elementi stilistici erano impiegati strategicamente e quotidianamente nel tentativo esasperato di creare un’immagine di sé costantemente rinnovata, elegante, ricercatissima e assolutamente mai banale, con la quale poter brillare e primeggiare ferocemente nella spietata e competitiva “società dei pari”.

Chi è la relatrice Alessandra Geromel e il sostegno al progetto

A guidare i presenti in questo affascinante, setoso e coloratissimo labirinto di vezzi, pizzi e crinoline sarà, come detto, l’espertissima studiosa Alessandra Geromel.
Allieva storicamente e accademicamente prediletta di due mostri sacri del settore come Doretta Davanzo Poli e Paolo Peri, la relatrice è una brillante ricercatrice indipendente e un’apprezzata conferenziera. La sua lunga e prestigiosa carriera professionale si basa sull’attento, faticoso e minuzioso studio e sulla complessa e rigorosa catalogazione scientifica di antichi e preziosissimi tessuti e di fragili e rarissimi paramenti sacri storici, svolgendo perizie per conto di svariati musei italiani, ricche diocesi e collezionisti privati. Fra le sue innumerevoli, autorevoli e prestigiose collaborazioni nazionali spiccano orgogliosamente quelle con il Museo del tessuto liturgico di Brescia, l’imponente Castello Sforzesco di Milano, lo storico Castello del Buonconsiglio di Trento e la Diocesi della vicina e amata Treviso. Al difficile lavoro di studiosa da campo e da archivio, affianca stabilmente quello di stimata docente di storia del tessuto antico. La bellissima conferenza d’esordio, così come l’intera, lunghissima e ricca rassegna intellettuale trevigiana, è storicamente, lodevolmente e minuziosamente organizzata dalla Fondazione Cassamarca, e si pregia e avvale del fondamentale, solido e generoso contributo economico fornito da Banca delle Terre Venete (Gruppo BCC Iccrea). Proprio Gianfranco Sasso, presidente di Banca delle Terre Venete, ha recentemente sottolineato il valore profondo dell’impegno profuso: «Investire concretamente in questa bellissima iniziativa significa fattivamente sostenere una cultura totalmente aperta, capace di parlare al grande pubblico attraverso un programma estremamente ricco. Un modo serio e tangibile per contribuire alla crescita culturale della comunità». L’appuntamento con la moda e la vanità del Settecento è per giovedì 8 ottobre.

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Cultura

La spiritualità mistica di Iris Calif: i versi della pluripremiata poetessa israeliana

Un meraviglioso ed emozionante viaggio letterario e mistico nei versi pluripremiati di Iris Calif, una delle voci più affascinanti, profonde e spirituali della poesia israeliana contemporanea! Discendente di un’antica famiglia di cabalisti, la scrittrice unisce la tradizione ebraica a temi universali come l’amore, la natura, l’anima e il sacro. In Italia, grazie all’eccellente traduzione a cura di Angela Kosta, possiamo finalmente assaporare l’incanto di opere magnifiche come “La sposa del deserto” e “Il fiore di Iris del tuo cuore”, che le hanno già fatto vincere decine di premi in tutto il mondo👇

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Iris Calif

Roma – Il panorama complesso, variegato e affascinante della poesia contemporanea internazionale si arricchisce costantemente di voci capaci di travalicare con estrema eleganza i rigidi e angusti confini geografici, unendo indissolubilmente culture millenarie, profonda spiritualità e pura bellezza estetica. Tra queste eccellenze assolute spicca prepotentemente la figura di Iris Calif, illustre scrittrice, ispirata poetessa, talentuosa ballerina, editrice e attenta traduttrice di poesia in lingua ebraica. Discendente fiera e diretta di una storica famiglia di cabalisti, l’autrice interpreta e declina la propria scrittura in versi come l’espressione massima e purissima di una sensibilità spirituale, mistica e profonda, indissolubilmente e tenacemente legata alla sacra tradizione ebraica, al potere salvifico della fede, all’universalità dell’amore e all’incessante e faticosa ricerca interiore. “E mentre volo con il volo della mia anima spirituale, porterò l’aureola santa della luce della mia voce ebraica d’amore, nel mondo eterno delle ali della colomba dello spirito di Dio, pace della terra vivente”, ama affermare poeticamente la stessa Calif per descrivere la sua nobile e pacifica missione artistica e letteraria nel mondo odierno.

Riconoscimenti globali e l’impegno per la poesia mondiale

L’impegno intellettuale e culturale della poetessa israeliana assume quotidianamente dimensioni e proporzioni letteralmente e magnificamente globali.
Membro attivissimo e rispettato dell’Associazione degli Autori e degli Editori di Musica in Ebraico in Israele (ACUM), Iris Calif si occupa egregiamente delle fondamentali relazioni estere per la nota e prestigiosa rivista online di cultura, letteratura e arte “The Direction of the Holy Spirit Wind”. Le sue opere sono state magistralmente tradotte in decine di lingue (tra cui arabo, cinese, bengalese e nepalese). I prestigiosi riconoscimenti internazionali non si sono certo fatti attendere: solo nel 2024 ha trionfato in Italia ricevendo il prestigioso Premio Internazionale per la Letteratura “La Città del Galateo” a Milano. Ad oggi, Iris Calif ha già donato alle stampe ben tre fortunati volumi poetici: “In una lane affascinante respira Lolita” (2001), “Luna selvaggia e pura” (2017) e “La figlia di Dio” (2020). Grazie all’eccellente e sapiente lavoro di traduzione e cura editoriale portato a termine in Italia dalla professoressa Angela Kosta, il vasto pubblico nostrano può oggi immergersi totalmente e meravigliosamente nella lettura dei versi profondi della Calif. Di seguito proponiamo una preziosissima selezione integrale delle sue opere più toccanti e celebri, partendo da “Il fiore di Iris del tuo cuore”.

IL FIORE DI IRIS DEL TUO CUORE

Mio amato,
nella corona del cuore del fiore di Iris,
nel paradiso,
verso una dorata alba
dipinta nei tuoi occhi.

La preghiera della terra umida
dalla pioggia del sole sacro
ha mutato la sua voce.

Il vento nascosto soffia;
i segreti della mia luna selvaggia danzano.

Mi spoglio degli abiti della mia anima,
fiore di Iris,
dinanzi alla riva del fiume
dell’aureola del tuo corpo.

Sono la ballerina nuda,
il fiore di Iris vivente del cielo,
che danza nel tuo cuore,
nell’Iris vivente.

Le mie labbra bagnate
sussurrano
la purezza della bellezza umana
nell’oscurità della notte d’amore.
Questa notte respiro
verso
il fiore di Iris
del tuo cuore.

Questa delicatissima e passionale opera affronta magistralmente l’eterno tema dell’amore umano attraverso un linguaggio poetico fortemente ed elegantemente simbolico. Il bellissimo fiore dell’Iris si trasforma magicamente nell’immagine centrale e assoluta di purezza interiore, bellezza estetica, rinascita e spiritualità pura. La figura evocativa e fragile della “ballerina nuda” introduce magistralmente nel testo una dimensione fisica di totale e fiduciosa vulnerabilità, in cui il corpo umano non appare mai volgarmente separato o distante dall’anima spirituale, ma diventa miracolosamente parte integrante e attiva di una più ampia ed elevata esperienza trascendentale, dove luce e oscurità si fondono dolcemente.

Corpo, deserto e umanità nei versi de “La figlia di Dio”

La grandissima e rara abilità compositiva di Iris Calif si muove costantemente, sapientemente e delicatamente sul sottile, fragile e invisibile filo che separa e unisce perennemente la dimensione prettamente umana e terrena a quella puramente ed esclusivamente sacra e divina.
Nei bellissimi ed estratti componimenti integrali tratti dal suo pluripremiato volume “La figlia di Dio”, l’autrice trasforma sapientemente le semplici immagini della natura e i simboli cosmici in potentissimi strumenti di narrazione interiore del proprio animo vibrante.

DANZA UMANA

Nel fiume della notte,
il cipresso dei tuoi occhi
lega la mia anima,
mentre lo spirito nudo
raggiunge il mio mondo innocente
in una rumorosa danza della mente.

Danza per il tuo amore,
purificando il mio corpo
secondo i tuoi desideri.

I venti delle tue stelle mi attraversano,
sommergendo i sensi nell’aureola del sole,
raccolto silenziosamente
nella corona del cielo.

La mia passione si sgretola,
avvolta nella solitudine del tuo cuore,
e la luna è fragile,
un lampo di anima dorata
in una danza umana.

IL MIO CORPO
(L’umanità di fronte al cancello dell’universo)

I fiumi di sole, il battito della notte,
e io sono un piccolo grano nudo.

Una luna viola respira nella sua grandezza
tra i suoni della pioggia,
mentre raccolgo la mia giovinezza.

Nuda nel viola, taciturna,
avvolgo la mia casta memoria vergine.

La mia anima crea,
bagnando d’amore il cielo,
il paradiso, i campi di sicuro riparo.

E io sono una corona di grano d’oro,
con il mio corpo nudo di fronte al cancello dell’universo.

LA SPOSA DEL DESERTO

Nella calma preghiera delle tue piogge
si manifesta la virtù dell’amore.

Nella veste di Dio,
osserva il mio corpo:

candido silenzio, il vento,
l’oscurità che porta l’amore,
il desiderio di far crescere il mio sogno.

E la candela d’estate
si accende di una vita santa.

Regna nella corona dell’inverno
la scrittura della mia anima.

La sera la mia passione crea,
fa nascere l’esistenza.

La notte
respira con affanno
sulla sabbia del pascolo del mondo
E, nella conoscenza del cielo,
io sono la sposa del deserto.

Una voce ebraica moderna, antichissima, potente, universale e assolutamente necessaria nel caotico e rumoroso panorama intellettuale dei nostri tempi odierni, per ricordarci costantemente, come scrive l’autrice, che: “E nella mia anima vivente di Iris, il mio spirito danza la voce vivente della vita sacra di Dio”.

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Cultura

Letteratura e resilienza: incontro con Anna Maria Rengo alla BCT

Un appuntamento dedicato alla letteratura che esplora temi universali attraverso una storia autentica. Giovedì 8 ottobre 2026, alle ore 17:00, la Biblioteca Comunale Terni ospiterà un nuovo incontro del ciclo “Caffè Letterario”, dedicato alla presentazione del romanzo Testarda come una sarda di Anna Maria Rengo, edito da Tevere Edizioni. All’incontro interverrà Valeria Masala.

Il romanzo racconta la storia di Valeria, protagonista le cui giornate scorrono inizialmente senza particolari emozioni, fino a quando un incontro inaspettato rivoluziona la sua esistenza, riaprendole le porte dell’amore. La serenità che Valeria aveva raggiunto, tuttavia, ha breve durata e la protagonista si trova costretta a dare un nuovo senso alla propria vita.

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Anna Maria Rengo

Caffè Letterario alla Biblioteca Comunale di Terni: incontro con Anna Maria Rengo, autrice di “Testarda come una sarda”

Redazione-  Un appuntamento dedicato alla letteratura che esplora temi universali attraverso una storia autentica. Giovedì 8 ottobre 2026, alle ore 17:00, la Biblioteca Comunale Terni ospiterà un nuovo incontro del ciclo “Caffè Letterario”, dedicato alla presentazione del romanzo Testarda come una sarda di Anna Maria Rengo, edito da Tevere Edizioni. All’incontro interverrà Valeria Masala.

Il romanzo racconta la storia di Valeria, protagonista le cui giornate scorrono inizialmente senza particolari emozioni, fino a quando un incontro inaspettato rivoluziona la sua esistenza, riaprendole le porte dell’amore. La serenità che Valeria aveva raggiunto, tuttavia, ha breve durata e la protagonista si trova costretta a dare un nuovo senso alla propria vita.

Dalle esperienze di Valeria nasce una maggiore comprensione del dolore, proprio e altrui, insieme alla volontà di continuare a perseguire i propri sogni. Il romanzo si propone così come una storia capace di trasmettere un messaggio positivo, mostrando come l’amore per se stessi e per il prossimo, la forza di volontà e la capacità di progettare il futuro possano diventare strumenti fondamentali per rialzarsi anche dopo le cadute più difficili.

Anna Maria Rengo

Durante l’appuntamento, Anna Maria Rengo condividerà il proprio percorso creativo e parlerà delle tematiche affrontate nel romanzo. Valeria Masala interverrà come relatrice, offrendo la propria prospettiva sul testo e favorendo il dialogo con il pubblico. L’incontro sarà moderato da Alessandra D’Egidio.

La Biblioteca Comunale Terni conferma così il proprio ruolo di punto di riferimento culturale per la città, promuovendo occasioni di incontro capaci di avvicinare lettori e autori in un contesto informale, partecipato e stimolante.

L’appuntamento è in programma giovedì 8 ottobre 2026 alle ore 17:00 presso il Caffè Letterario della Biblioteca Comunale Terni (BCT) e sarà a ingresso gratuito. Un’occasione pensata per chi desidera conoscere più da vicino la scrittura di Anna Maria Rengo, approfondire le tematiche del suo romanzo e confrontarsi direttamente con l’autrice e con gli altri protagonisti dell’incontro.

Per ulteriori informazioni sugli eventi della Biblioteca Comunale Terni, è possibile consultare i canali ufficiali della struttura.

Anna Maria Rengo

Testarda come una sarda porta con sé una riflessione sulla capacità di ricominciare, sulla forza interiore e sulla possibilità di trasformare anche le esperienze più dolorose in occasioni di crescita. Ne abbiamo parlato direttamente con Anna Maria Rengo.

Il titolo è già di per sé provocatorio: cosa significa essere “testardi” in senso positivo?

È una domanda essenziale. La testardaggine, spesso vista come difetto, diventa qui virtù. Essere “testarda come una sarda” significa avere quella tenacia mediterranea che ti impedisce di arrenderti, anche quando la vita mette a dura prova la tua serenità. Non è ostinazione fine a se stessa, ma una scelta consapevole di non perdere mai la speranza.

La protagonista Valeria attraversa una trasformazione radicale. Quanto c’è di autobiografico nel suo viaggio?

C’è sempre un pezzo di noi nelle nostre creazioni. Valeria rappresenta quelle parti di noi che tutti riconosciamo: il desiderio di realizzare i propri sogni e passioni, la capacità di rinascere dopo le cadute, l’amore per se stessi e per il prossimo. Ho attinto dalle emozioni umane universali più che dalla mia esperienza personale diretta.

Nell’era dei social media, dove tutto è effimero, perché scrivere ancora una storia che parla di progetti a lungo termine?

Viviamo nell’epoca dell’immediatezza, ma la vera realizzazione richiede pazienza e costanza. Il messaggio che voglio lanciare è che l’amore per se stessi e per il prossimo, uniti alla progettualità, sono le fondamenta per costruire qualcosa che duri nel tempo, non solo per sopravvivere alle crisi, ma per trasformarle in opportunità.

 

Il dolore sembra centrale nel suo romanzo. Come si può trovare un senso alla sofferenza senza banalizzarla?

Questa è la sfida principale. Non vorrei mai banalizzare il dolore, sia proprio che altrui. Nel romanzo cerco di mostrare come si possa reagire positivamente e in maniera costruttiva anche alle esperienze più drammatiche. Valeria impara che il dolore non va evitato, né purtroppo potrebbe farlo, ma compreso, e da questa comprensione può nascere una crescita autentica volta a far sì che possa riprendersi la propria vita e a metterla anche al servizio degli altri.

Perché una storia sarda? Esiste una connessione speciale con la Sardegna o il nome ha un significato simbolico?

La protagonista è originaria della Sardegna, anche se la maggior parte della vicenda si svolge in altri luoghi italiani. Questa isola mi affascina per la sua cultura millenaria e la sua resistenza identitaria. Ma il termine ha anche una risonanza fonetica giocosa che funziona bene nel titolo. L’importante è che il lettore percepisca quella forza, quella capacità di resistere alle avversità mantenendo il sorriso. E, non ultimo, Testarda come una sarda è anche il soprannome, nella vita reale, di Valeria!

Qual è la differenza tra “speranza” e “ottimismo” secondo lei?

L’ottimismo è spesso una disposizione naturale, mentre la speranza è una scelta attiva. Si può essere ottimisti senza sforzo, ma la speranza richiede impegno quotidiano. Come scrivo nel libro: “Senza perdere la speranza, e nemmeno il sorriso”. Il sorriso non nega la difficoltà, ma dimostra la volontà di andare avanti nonostante essa.

Cosa vorrebbe che portasse via il lettore dalle pagine del suo libro?

Vorrei che chiunque chiuda Testarda come una sarda abbia la consapevolezza di possedere dentro di sé le leve per rialzarsi. Che capisca che le cadute, anche le più impreviste come quella di Valeria, fanno parte del percorso e possono diventare un nuovo punto di partenza. Ma soprattutto, che non perda mai di vista la bellezza di perseguire i propri sogni, qualunque essi siano.

 

Sta lavorando a qualcosa di nuovo?

Non posso svelare troppo, ma sì, ci sono nuove storie in gestazione. Ogni opera nasce da un bisogno di dire qualcosa che non è stato detto prima. Resterà comunque quel filo rosso di aderenza al vero che caratterizza il mio modo di scrivere.

 

Quale consiglio darebbe a chi si avvicina per la prima volta alla scrittura?

 

Scrivere ciò che davvero sentite, non ciò che pensate di dover scrivere. Siate onesti con voi stessi e rispettosi della sensibilità di chi leggerà. La scrittura è un atto di coraggio: non abbiate paura di esporvi. E ricordate: anche i migliori scrittori hanno iniziato con pagine imperfette.

 

Se potesse descrivere il suo libro in tre parole, quali sceglierebbe?

Speranza, resilienza, amore. Sono le colonne portanti non solo del romanzo, ma della filosofia di vita che vorrei trasmettere attraverso di esso.

In un’epoca che ci invita a correre, Anna Maria Rengo ci ricorda che la vera forza sta nel restare fermi nelle proprie radici e nel credere che ogni caduta può diventare un’opportunità di rinascita.

 

Cover, Testarda come una Sarda

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