VANNACCI MARCIA COI LEGIONARI, MOLINARI LO MARCA STRETTO
- Scritto da Davide Depascale
- Pubblicato in ULTIM'ORA
- 0 commenti
La guardia nordista della Lega prova a imbrigliare l'ex militare chiedendo lo scioglimento dei suoi team, ma lui tira dritto e i suoi lo seguono: "Nessuna incompatibilità, stanno creando una tempesta in un bicchiere d'acqua". Il Mol non si fida e li tiene d'occhio
Redazione- Il Generale non indietreggia, i suoi legionari tengono il passo e restano sotto stretta osservazione. Il flop della Lega alle regionali in Toscana non è bastato a disarcionare Roberto Vannacci, che aveva riempito le liste di suoi fedelissimi. Il fronte del Nord – capeggiato dai governatori Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga e dai capigruppo Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo – vorrebbe la sua testa, ma si accontenterebbe che l’ex parà della Folgore, promosso a vicesegretario del Carroccio dal leader Matteo Salvini, sciolga il suo movimento, che ha denominato Mondo al Contrario (Mac) come il titolo del bestseller che l’ha portato alla ribalta e che conta più di 150 “Team” in tutta Italia.
Ma all’ultimo Consiglio Federale lui non si è nemmeno presentato, e passi indietro non ha intenzione di farne: “L’impegno dei team va avanti, come e più di prima”, ha dichiarato poco dopo. I vannacciani piemontesi, rinvigoriti dalle sue parole, vanno avanti per la loro strada. La vecchia guardia leghista non si fida, e li marca stretti.
Politici ma non partitici

“La nostra attività va avanti, siamo in aggiunta e non in sottrazione alla Lega”, dice Luca Sforzini, l’imprenditore pavese proprietario del Castello di Castellar Porzano a Tortona, che proprio da lì ha dato vita alla “Legione del Castello”, una rete interregionale vannacciana per coordinare i team di Pavia, Voghera, Vigevano, Tortona e Alessandria. “Siamo assolutamente compatibili, non c’è nessun conflitto con l’operato della Lega”, partito con cui comunque Sforzini rivendica una vecchia storia di appartenenza: “Io ero a Pontida al primo raduno del 1990, quando in parlamento c’era solo Umberto Bossi, e se mi sono riavvicinato dopo tanti anni è proprio grazie a Vannacci. La Lega del 2025 non può essere quella di trent’anni fa, e chi ci attacca crea una tempesta in un bicchiere d’acqua: gli avversari sono ben altri”.
La Lega resta quindi un interlocutore privilegiato per i membri del Mac, che almeno a sentire loro non vuole trasformarsi in un partito: “Facciamo politica come la fa chiunque con le sue azioni, ma restiamo un’associazione culturale, non un partito. Nei team ci sono persone iscritte alla Lega, iscritte ad altri partiti del centrodestra, non iscritte a nessun partito e perfino iscritte a partiti di sinistra”, dice Sforzini, che rivendica la crescita del movimento: “Siamo già a quasi 200 team, e non stiamo neanche spingendo sull’acceleratore”. Quando però gli viene chiesto se quest’associazione politico-culturale si trasformerà in un partito vero e proprio resta vago: “Questo non deve chiederlo a me, sono un umile contadino nelle vigne del Generale”.
Sorvegliati speciali

Queste tiepide smentite da parte di Vannacci e dei suoi non fanno altro che alimentare i sospetti dei leghisti che vedono il Mac come una corrente interna del Carroccio, da cui il Generale, forte dei gradi di vicesegretario, può attingere candidati a discapito dei militanti storici, come già successo in Toscana. Vi è anche il timore che a un certo punto, se messo alle strette, l’ex militare possa mettersi in proprio: a quel punto avrebbe già tutto pronto, con gli attuali Team che andrebbero a costituire l’ossatura del nuovo partito vannacciano. Da qui l’intenzione di disarmarlo, costringendolo a scegliere tra il Movimento di cui è ispiratore e la Lega di cui è vicesegretario.
Ma visto che lui se ne infischia e Salvini sembra lasciarlo fare, non resta controllarne le mosse. Così alla prima riunione della Legione del Castello, seduto proprio affianco al team leader Sforzini, c’era Ivan Orsi, stretto collaboratore del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, segretario della Lega Piemonte e tra i principali esponenti di quel Fronte del Nord che si oppone alla “vannaccizzazione” del partito. Anche nella sua Alessandria, Molinari cerca di tenere sott’occhio l’attività del Mac: l’ex assessore comunale Evaldo Pavanello è alla guida del Team cittadino, costituendo un trait d’union tra le due Leghe. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
Orgogliosamente leghista e vannacciano

Anche un altro vannacciano piemontese, l’ex deputato Gualtiero Caffaratto, non vede alcuna incompatibilità tra la tessera del Carroccio e l’appartenenza ai Team: “Non è assolutamente un tema, io sono orgogliosamente leghista e Vannacci è il vicesegretario del mio partito”. Pinerolese di nascita, in parlamento dal 2018 al 2022, eletto con la Lega (di cui è anche segretario della Val Pellice), Caffaratto ha dato vita poche settimane fa a Torino al “Team Pietro Micca” insieme a sua moglie Ileana Ciancio, anche lei iscritta alla Lega. “Troppe persone non vanno più a votare, le proposte del Generale Vannacci mi sembrano un ottimo modo per riattrarle, orientandole proprio verso la Lega”.
Caffaratto vanta un ottimo rapporto con Salvini (“Ci sentiamo spesso, siamo entrambi classe 1973”) ma anche con il “rivale” Molinari: “È il mio segretario regionale, mai avuto alcun tipo di problema con lui”. Così prova a spegnere qualsiasi polemica e a smontare una narrazione che descrive un conflitto interno al partito: “Avere divergenze è normalissimo, si discute anche nelle migliori famiglie”. Un esempio già utilizzato in passato dallo stesso Vannacci, quando i vertici locali della Lega ostacolarono la nascita di un Team del Mac a Vercelli. Da allora ne sono spuntati altri, e la marcia del Generale e dei suoi legionari non sembra arrestarsi.
