VIVA LA LIBERTÀ ! (SU TUTTO) | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH
- Scritto da Alessandra Hropich
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Redazione- Perdoni il mio sfogo ma, pur essendo amministratore delegato di un’importante società, ho tutti a casa che aspettano sempre me per togliersi ogni soddisfazione e per tutti i vizi.
Partiamo da mio figlio: avrebbe potuto studiare nell’università in cui io stesso insegno, e invece ha scelto Harvard. Fin qui nulla da dire, se non fosse che, finiti gli studi, ha iniziato a guardarsi intorno per inventarsi un mestiere che, le confesso, non condivido affatto.
L’altro mio figlio segue la stessa strada: di fatto nemmeno lui è ben inquadrato.
Poi c’è mia moglie: vive di progetti, volontariato, iniziative. Tutto molto nobile, per carità, ma a casa l’unico reddito stabile è il mio. E non parliamo di spese contenute: viaggi, settimane bianche, bella vita.
A volte mi sento sfinito: diviso tra le mie attività, con sempre meno che resta in tasca per me. Mantengo due figli di ventiquattro e ventotto anni che chiedono soldi, e una moglie che spende senza portare un contributo economico concreto.
Mi preoccupa il futuro dei miei figli, che probabilmente ho viziato io stesso.
E mi viene da sorridere amaramente: se anche volessi tradire mia moglie, crede che dovrei ridurmi anch’io ai buoni pasto, come quel tizio di cui parlavate nella posta del cuore?
Mario da Basiglio
Il suo sfogo è molto più comune di quanto si pensi. Dietro molte vite agiate, si nasconde una realtà fatta di squilibri profondi e di miseria umana.
Mi è capitato di conoscere un dirigente, affermato come lei, che parlava dei propri figli con parole durissime: li definiva “stronzi” e “sanguisughe”. Non aggiungeva altro. Ma bastava quello per capire: figli cresciuti senza il senso del limite, senza il peso della responsabilità, abituati a ricevere.
Quando il benessere diventa scontato, il valore del lavoro sparisce. E quando uno solo produce mentre tutti gli altri consumano, il rischio è evidente: chi dà smette di essere una persona e diventa una risorsa da spremere, aggiungo poi, che questi signori benestanti ma spennati dai familiari, li vedo spesso con lo sguardo spento e triste,.
Sono gli stessi che ti dicono che vorrebbero la pace nel mondo e sistemare la società, non si ha il coraggio di chiedere la vera pace in casa e di sistemare la propria famiglia. Si pensa a quelli fuori perché, la propria famiglia, è viziata, maleducata.
Lei descrive una famiglia in cui tutto grava su di lei: due figli adulti che ancora chiedono, una moglie attiva ma economicamente assente o poco presente. Questo non è equilibrio: è dipendenza. Ed è proprio qui che emerge quella forma sottile di miseria umana — non la mancanza di soldi, ma la mancanza di reciprocità, di misura, di rispetto.
Fa sorridere, ma è un sorriso amaro, l’immagine del “tizio dei buoni pasto”: un uomo costretto a contare gli spiccioli mentre mantiene un sistema familiare abituato al lusso.
E fa ancora più riflettere pensare che lei, nella stessa condizione, non avrebbe nemmeno la libertà di prendersi un gelato con un’ amica senza sentirsi fuori posto.
Ma la libertà è anche, in parte, poter disporre di ciò che si guadagna.
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