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Il riscatto dell’onestà contro il veleno delle relazioni tossiche: Lorenz Castelli lancia “In fin dei conti”, la ballata rock che cura le delusioni dell’anima

Quando la fiducia viene tradita, la musica rock diventa l’unica vera cura per l’anima! 🎸🔥 Da venerdì 18 settembre arriva in radio e nei digital store “In fin dei conti”, lo straordinario e intenso nuovo singolo del cantautore Lorenz Castelli (Red&Blue Music Relations). Un brano-manifesto iper-emotivo e cinematografico nato tra le strade di Palermo per sconfiggere l’individualismo e le relazioni tossiche attraverso il valore dell’onestà e della dignità. Prodotto con il supporto del Vocal Coach dell’Eurovision Pietro Lo Piccolo, un pezzo di pura passione acustica che vi colpirà dritto allo stomaco. Scoprite tutta l’incredibile storia dell’artista nel nostro articolo! 👇❤️🎵

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Lorenz Castelli Cover

Palermo – Ci sono canzoni che non nascono per assecondare le mode passeggere dettate dagli algoritmi della discografia di plastica, ma che erompono sulla scena musicale come una necessità viscerale, un diario di bordo senza filtri protettivi nato per guardarsi allo specchio e curare le ferite dell’anima. La musica d’autore, quando recupera la sua originaria funzione terapeutica ed etica, diventa l’unico strumento trasparente capace di processare il dolore di una delusione e trasformarlo in una risorsa di luce e riscatto per la collettività. Da venerdì 18 settembre 2026, questa straordinaria iniezione di adrenalina emotiva e onestà intellettuale arriva ufficialmente in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali di streaming. Si tratta di “In fin dei conti”, il potente e attesissimo nuovo singolo del cantautore Lorenz Castelli, promosso sul piano strategico dall’esperto team di Red&Blue Music Relations per conquistare l’airplay nazionale.

Il brano si inserisce con forza nel panorama del pop-rock d’autore italiano, proponendo una riflessione profonda sul diffuso individualismo, sulla rivalsa e sulla menzogna vissute come scorciatoie sociali nel nostro presente. Lorenz Castelli affronta a viso aperto la dinamica complessa di chi, ponendosi all’interno di una relazione d’amore o d’amicizia con totale fiducia e trasparenza, si ritrova a fare involontariamente da “specchio” ai mostri interiori dell’altro. Invece di cedere alla rassegnazione o al risentimento, la scrittura dell’artista reagisce con spavaldo orgoglio, rifiutando il veleno emotivo per edificare un inno alla dignità personale. Una scelta etica e civile rigorosa, che parla direttamente a chiunque abbia visto la propria disponibilità confusa con la vulnerabilità.

Dalle spiagge di Palermo ai provini con Mike Bongiorno: la gavetta di un artista artigiano

Dietro la solidità di questa traccia pulsa la storia autentica di un musicista di razza che ha costruito la propria filosofia e il proprio sound design sulla roccia della strada, lontano dalle logiche standardizzate dei talent show commerciali. Gianlorenzo Castelli (in arte Lorenz), classe 1979, nasce a Bucarest e si trasferisce a metà anni ’80 a Palermo, la splendida ed energica città dove cresce coltivando la passione per la chitarra e la voce tra improvvisazioni sulle spiagge e nei vicoli del centro storico. I suoi punti di riferimento vocali e compositivi sono monumentali: dal pop-rock internazionale di Michael Jackson, Queen, Coldplay e Sting, fino ai mostri sacri della melodia tricolore come Giorgia, Marco Masini, Alex Baroni e Nek (Filippo Neviani).

Un percorso artigianale scandito da tappe storiche importanti nel palinsesto televisivo e concorsuale dello Stato, dalle selezioni per l’Accademia di Sanremo alle audizioni per Amici di Maria De Filippi, fino alla memorabile esibizione su Canale 5 nel programma Momenti di Gloria condotto dal re della televisione italiana, Mike Bongiorno. Per portare questa immensa potenza sui palcoscenici dal vivo, Lorenz ha successivamente fondato la Contromano Music Band (CMB), una corazzata live d’eccezione che vede schierati Piero Virzì alla chitarra, Gaspare Greco alla batteria e Danilo Buttitta al basso, con il coordinamento organizzativo e manageriale affidato alla dedizione di Antonella Trapani, uniti per rielaborare la grande tradizione cantautorale italiana.

L’inganno delle bugie che cadono come stelle: i segreti tecnici in studio

La maturazione artistica e la definizione del sound design cinematografico ed energico di “In fin dei conti” si sono avvalse di una squadra di professionisti d’alto profilo. La produzione tecnica e gli arrangiamenti in studio sono stati affidati al polistrumentista Michele Coratella presso i laboratori del Mikorstudio, mentre la cura e la salute vocale del cantante sono state scortate e protette dal celebre Vocal Coach Pietro Lo Piccolo, già nel team dei coach ufficiali dell’Eurovision Song Contest 2022 di Torino. Una crescita professionale e umana costante, da sempre sostenuta dal calore della famiglia e dall’affetto trasparente degli amici più cari, che permette a Lorenz di presentarsi al pubblico con un’onestà intellettuale disarmante.

«In questo pezzo racconto il meccanismo potente della proiezione», spiega visibilmente emozionato Lorenz Castelli, svelando la genesi poetica del testo. «Quando ti poni con totale apertura di fronte a chi è sopraffatto da insicurezze o tossicità, l’altro proietta la propria ombra su di te e ti indica come la causa di tutto, pur di non affrontare la propria verità. Il brano si apre con una porta chiusa e una domanda: ‘Ti sei nascosta o ti ho perso?’. Accettare di aver perso un affetto fa parte della vita, ma l’inganno della finta inadeguatezza ferisce. Eppure le bugie cadono come le stelle: bruciano in fretta, lasciano una scia dolorosa, ma insegnano a comprendere chi si è davvero». Dopo il successo del precedente singolo “Tutto di te”, la marcia indipendente di Lorenz prosegue dritta verso il futuro: i taccuini radiofonici sono aperti, le scadenze del 2026 rispettate e in cantiere ci sono già le rielaborazioni dei brani “Possibile” e “Vorrei”. Spegnete gli smartphone e mettetevi le cuffie: la verace onestà del rock italiano ha trovato una nuova, intramontabile via d’accesso.

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Annachiara Cecere torna con “Diverso per me”: il nuovo singolo pop rock tra sogni di provincia e la paura di crescere

Annachiara Cecere lancia il nuovo singolo “Diverso per me”: dal 6 novembre il brano pop rock che esplora i sogni di provincia e la paura di crescere.

Dopo i milioni di stream sui social e il successo radiofonico, la cantautrice salernitana torna con una riflessione intensa e ricca di energia.

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Diverso per me,cover

Salerno – La nuova scena del cantautorato femminile italiano si arricchisce di una voce fresca, intensa e profondamente sincera, capace di tradurre in melodia le insicurezze e i sogni della gioventù odierna. A partire da venerdì 6 novembre 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica nazionale Diverso per me, il nuovo attesissimo singolo della cantautrice salernitana Annachiara Cecere. Il progetto, promosso da Red&Blue Music Relations e distribuito da ADA Music Italy, segna un’importante tappa di maturazione nel panorama dello spettacolo musicale italiano.

Il brano si presenta con una trascinante veste sonora pop rock, dove chitarre vibranti e ritmiche incalzanti sostengono un testo intimo che esplora il dilemma universale di immaginarsi un’esistenza differente da quella reale. L’artista campana affronta con disarmante onestà il desiderio di sentirsi «piccola per sempre», inteso come un dolce rifugio emotivo per proteggersi dalle asperità dell’età adulta, dialogando con i temi della tutela individuale affrontati nel nostro recente servizio sulle nuove regole sulla privacy digitale, a tutela del nostro territorio campano.

Tra le strofe fa capolino anche un interrogativo ricorrente per chi coltiva ambizioni creative lontano dai grandi centri metropolitani: nascere e muovere i primi passi in una realtà di provincia offre gli stessi sbocchi rispetto alle grandi capitali della discografia? Un dubbio che Annachiara Cecere trasforma in energia positiva, dimostrando come la caparbietà e il talento possano valicare ogni confine geografico, arricchendo il dibattito artistico della nostra cultura musicale contemporanea.

«Diverso per me nasce inizialmente come un provino condiviso con gli autori, incentrato sulla mia duplice voglia di crescere e al tempo stesso rimanere piccola. Insieme abbiamo rifinito parole chiave e metafore per fare in modo che le immagini arrivassero nitide e immediate al cuore di chi ascolta», ha spiegato l’artista campana, confermando la volontà di esplorare le fragilità umane all’interno della grande programmazione dello spettacolo dal vivo.

Il significato intimo di Diverso per me: il rifugio dell’infanzia e le sfide quotidiane

La poetica di Annachiara Cecere rifugge le facili scorciatoie dell’effimero per concentrarsi sulla verità delle relazioni e sulla scoperta di sé. In Diverso per me, la paura del futuro non viene vissuta come una resa, ma come una necessaria sosta di riflessione in cui fare i conti con le proprie radici. Il contrasto tra l’innocenza dei ricordi d’infanzia e il peso delle scelte professionali conferisce al pezzo una tensione lirica capace di creare un’immediata empatia con la generazione dei ventenni.

L’arrangiamento incalzante valorizza le doti interpretative della cantautrice, che modula la voce passando con disinvoltura da tonalità confidenziali a un inciso energico e liberatorio. Il messaggio di fondo è un invito caloroso ad accettare le proprie contraddizioni interiori, comprendendo che la vera forza risiede nel custodire intatto lo stupore del fanciullo pur affrontando a testa alta le sfide imposte dalla quotidianità moderna.

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Dalle origini a Salerno ai milioni di stream sui social con Red&Blue Music Relations

Nata a Salerno nel 1997, Annachiara Cecere ha intrapreso con tenacia gli studi di canto e composizione all’età di vent’anni. Dopo un intenso triennio di perfezionamento vocale, l’artista ha iniziato a diffondere le proprie composizioni, catturando rapidamente l’attenzione delle nuove generazioni grazie a brani di forte impatto come Una luna blu e Stasera non ti giudico, capaci di superare la ragguardevole soglia di un milione di stream su YouTube e oltre un milione e mezzo di visualizzazioni complessive sulla piattaforma TikTok.

Questo riscontro virale non ha tuttavia distratto l’autrice dalla ricerca della qualità esecutiva. Tra il 2023 e il 2024, la cantautrice ha approfondito lo studio del pianoforte e dell’armonia, acquisendo la piena autonomia nella stesura delle proprie partiture melodiche. La sinergia avviata con la prestigiosa agenzia Red&Blue Music Relations rappresenta oggi il giusto coronamento di un percorso improntato alla serietà e all’autenticità artistica.

L’evoluzione artistica con Take Away Studios e i successi radiofonici del 2026

Un momento decisivo per la definizione dell’identità sonora della giovane cantautrice è coinciso con la partnership creativa instaurata nel 2025 con i produttori di Take Away Studios. Da questa feconda collaborazione sono nati singoli molto apprezzati quali Ti stupirò, Preferirei e la travolgente traccia pop dance La mia normalità, seguita a ruota dal successo estivo de Il mio presente, brani che hanno allargato costantemente la platea dei suoi ascoltatori fidelizzati.

La prolifica annata 2026 ha visto Annachiara inanellare una serie di uscite applaudite dalla critica musicale, spaziando dall’intimità di In apnea alla sensualità de I tuoi nei, fino alla pubblicazione autunnale di Come fai tu. Con il debutto di Diverso per me, Annachiara Cecere si candida autorevolmente a diventare una delle protagoniste più interessanti del pop italiano, confermando come la passione e la sincerità compositiva siano i migliori alleati per regalare al pubblico una musica di valore.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Federica Di Martino porta a teatro Corpo Felice di Dacia Maraini: amore, perdita e rinascita contro la violenza di genere

Federica Di Martino porta a teatro “Corpo Felice” di Dacia Maraini: amore, perdita e rinascita contro la violenza di genere.

L’intenso adattamento del celebre romanzo autobiografico della scrittrice affronta il tabù della maternità interrotta e l’urgenza di educare i giovani al rispetto e all’affettività.

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Federica Di Martino

Roma – Il palcoscenico teatrale si conferma lo spazio privilegiato in cui il dolore intimo e privato riesce a trasfigurarsi in un potente manifesto civile, capace di scuotere le coscienze collettive. L’intensa attrice Federica Di Martino è la protagonista assoluta di Corpo Felice, trasposizione scenica dell’omonimo e celebre romanzo autobiografico firmato da Dacia Maraini, con la sensibile regia di Cinzia Maccagnano. Lo spettacolo, prodotto con coraggio da Effimera Produzioni, affronta il tabù della maternità interrotta e il dramma della violenza contro le donne, arricchendo la riflessione della nostra stagione teatrale contemporanea.

Al centro della pièce teatrale risiede la complessa elaborazione di un lutto devastante, vissuto in prima persona dalla grande scrittrice: la perdita del proprio figlio al settimo mese di gravidanza. Quella che per anni è rimasta una ferita insanabile si tramuta sulla scena in un atto d’amore incondizionato e in un’occasione di rinascita spirituale, tracciando un percorso simile a quello esplorato nella nostra recensione sull’opera di Beniamino Cardines al FLA Festival, dove la parola letteraria diventa uno scudo contro l’omertà per tutto il nostro territorio nazionale.

La narrazione prende forma attraverso un colloquio incessante, tenero e lacerante tra una madre mancata e quel figlio mai nato, la cui crescita anagrafica avviene unicamente nello spazio sconfinato dell’immaginazione materna. In questo limbo emotivo, Federica Di Martino dà corpo e voce a sentimenti contrastanti, alternando ricordi sognati a scontri generazionali mai avvenuti, per comprendere fino in fondo le dinamiche affettive analizzate dalla nostra rubrica di psicologia delle relazioni umane.

Il testo si rivolge con urgenza e delicatezza soprattutto all’universo maschile, guardando agli uomini attraverso gli occhi limpidi di un fanciullo che non ha ancora fatto in tempo a introiettare i modelli tossici del patriarcato. Attraverso questo artificio poetico, l’autrice ricorda a tutti noi come l’incontro tra i sessi debba fondarsi sull’empatia e sulla reciprocità, offrendo un antidoto culturale autentico contro l’escalation di abusi che continua a insanguinare la nostra società civile odierna.

L’adattamento teatrale di Corpo Felice: la ferita di Dacia Maraini diventa messaggio universale

La scrittura di Dacia Maraini non si limita al ripiegamento elegiaco, ma scava con rigore analitico nei diritti negati e nel valore sacro dell’autodeterminazione femminile. Nel testo, il corpo della donna non è più percepito soltanto come strumento biologico di riproduzione, ma come custode di una dignità inviolabile che esige ascolto e tutela. La perdita del nascituro si trasforma così in una lente d’ingrandimento attraverso cui osservare la condizione della maternità moderna, sospesa tra solitudine sociale e aspettative comunitarie soffocanti.

La drammaturgia riesce a trasmettere la sensazione fisica di un dialogo che sfida le leggi del tempo e della morte. L’interlocutore invisibile cresce idealmente, attraversa l’adolescenza e si affaccia all’età adulta ponendo interrogativi scomodi sul ruolo dei padri, sull’accettazione dei propri limiti e sulla necessità di superare la violenza verbale. L’interpretazione magistrale dell’attrice rende palpabile ogni sfumatura di questa maternità immaginata, emozionando la platea con una toccante verità emotiva.

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L’interpretazione di Federica Di Martino e la regia di Cinzia Maccagnano per Effimera Produzioni

La messinscena curata dalla regista Cinzia Maccagnano punta su un impianto scenografico essenziale ed evocativo, ideato con maestria da Teodora Ricci, artefice anche dei costumi di scena. Con il supporto dell’assistente alla regia Havana Alfarano, lo spazio teatrale si spoglia di ogni orpello superfluo per lasciare spazio alla parola e al movimento corporeo dell’attrice. La produzione di Effimera Produzioni riesce così a concentrare l’attenzione degli spettatori sull’essenza del messaggio, trasformando la recitazione in un rito laico di condivisione e catarsi collettiva.

Sulla scena, Federica Di Martino dimostra una versatilità straordinaria, passando con disinvoltura dai toni sussurrati della ninna nanna alle grida di disperazione per un destino ingiusto. L’attrice abita quel corpo sofferente ma mai sconfitto, facendosi portavoce di milioni di donne che hanno conosciuto il dolore del silenzio. Il risultato è un’opera di altissimo livello artistico che conferma la vitalità del teatro d’impegno civile e la necessità di sostenere produzioni indipendenti capaci di promuovere un reale cambiamento culturale.

Educare i giovani all’affettività e al rispetto: la lezione civile del teatro contemporaneo

Uno dei punti cardine dello spettacolo risiede nella ferma condanna della piaga dei femminicidi e delle violenze sessuali. Come ha tenuto a ribadire la stessa interprete, in una fase storica drammatica in cui la cronaca quotidiana continua a registrare aggressioni brutali contro le donne, l’unico vero baluardo risiede nell’educazione sentimentale delle nuove generazioni. Occorre insegnare ai ragazzi fin dall’infanzia che amare non significa possedere, dominare o annientare l’altro, ma riconoscerne la piena libertà e l’inviolabile dignità.

Lo spettacolo Corpo Felice lancia un appello accorato affinché le scuole, le famiglie e le istituzioni investano con decisione nella formazione affettiva dei giovani. Solo attraverso la diffusione della bellezza e della cultura del rispetto sarà possibile sradicare la violenza alla radice, trasformando il rapporto tra uomo e donna in un incontro fecondo e paritario. L’opera di Dacia Maraini e l’arte di Federica Di Martino consegnano così alla società una lezione fondamentale: l’amore vero non distrugge, ma illumina e salva la vita di tutti.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Alfonso Alberti all’Atelier Musicale di Milano con As Time Goes By: tre secoli di grande musica alla Camera del Lavoro

Alfonso Alberti all’Atelier Musicale di Milano: sabato 7 novembre alla Camera del Lavoro va in scena “As Time Goes By”.

Un affascinante viaggio pianistico tra tre secoli di capolavori, con intrecci inediti tra Bach, Mozart, Beethoven, Chopin e i grandi maestri contemporanei.

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Alfonso Alberti

Milano – La grande musica classica e contemporanea torna a essere protagonista assoluta nel capoluogo lombardo con un appuntamento concertistico di straordinaria levatura culturale. Sabato 7 novembre 2026, a partire dalle ore 17:30, lo storico Auditorium Di Vittorio della Camera del Lavoro di Milano ospiterà il recital solistico del celebre pianista e musicologo Alfonso Alberti, intitolato As Time Goes By, all’interno della prestigiosa rassegna Atelier Musicale, giunta alla sua trentaduesima edizione e pronta ad arricchire il cartellone dello spettacolo dal vivo.

L’iniziativa, promossa con cura e passione dall’associazione culturale Secondo Maggio presieduta da Gianni Bombaci con la vicepresidenza di Enrico Intra, propone una riflessione acuta sul tempo che scorre attraverso la tastiera. Il titolo del concerto richiama deliberatamente la celeberrima melodia resa immortale dalla pellicola cinematografica Casablanca, trasformandosi in una sofisticata architettura sonora capace di far dialogare compositori del Settecento con i massimi maestri del Novecento e della scena contemporanea, valorizzando la ricchezza culturale del nostro territorio milanese.

Il filo conduttore del programma è rappresentato da una fitta trama di corrispondenze, riscritture e citazioni che attraversano quasi trecento anni di storia dell’armonia occidentale. In un percorso ideale che unisce memoria storica e innovazione artistica, similmente a quanto raccontato nel nostro recente articolo sulle opere di Mario Vespasiani al Circo Massimo, Alfonso Alberti guiderà gli spettatori in un viaggio emotivo dove il genio di Wolfgang Amadeus Mozart e Johann Sebastian Bach si specchia nell’eredità lasciata da giganti dell’Ottocento europeo.

La serata sarà introdotta dal noto critico e saggista Maurizio Franco, condirettore artistico della rassegna insieme al maestro Giuseppe Garbarino, il quale illustrerà le coordinate storiche ed estetiche che legano tra loro i brani in scaletta. Un’occasione preziosa per il pubblico meneghino di riscoprire il valore dell’ascolto consapevole e la bellezza di partiture di rara esecuzione, confermando Milano come capitale imprescindibile per la diffusione della grande cultura musicale classica.

Il programma musicale di Alfonso Alberti tra capolavori classici e pagine inedite

La struttura del concerto è concepita secondo una progressione circolare che si apre e si chiude attorno alla celebre aria mozartiana Là ci darem la mano, tratta dal Don Giovanni. Il maestro eseguirà le virtuosistiche Variazioni op. 2 di Fryderyk Chopin, per poi ricollegarsi alla rara Sonata op. 14 di Robert Schumann nella sua versione originale in cinque movimenti del 1836, impreziosita dal finale perduto e recentemente completato dal compositore Alessandro Solbiati, in un’operazione filologica di altissimo rigore musicologico.

Un altro fulcro di straordinaria suggestione è rappresentato dal leggendario tema del valzer di Anton Diabelli. Su questa celebre cellula musicale si innesca una vertiginosa girandola di metamorfosi pianistiche: dalla versione di Franz Schubert a quella singolare dell’Arciduca Rodolfo d’Asburgo, fino alla monumentale Variazione XX di Ludwig van Beethoven, considerata la pagina più enigmatica ed elevata dell’intera raccolta delle trentatré variazioni concepite dal Titano di Bonn.

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La XXXII edizione dell’Atelier Musicale alla Camera del Lavoro di Milano

La scaletta riserva ampio spazio anche alle grandi firme della scuola italiana contemporanea. Il pubblico potrà apprezzare il capolavoro Tod und – Résurrection di Paolo Castaldi, espressamente ispirato alla Sonata n. 110 beethoveniana, e il toccante Premier cristal d’après Beethoven del compianto Marco Di Bari. A completare il ricco affresco saranno le quattro miniature notturne di Roberto Andreoni intitolate E noi che di notte vegliammo, dedicate all’universo poetico di Chopin, unitamente alla celebre trascrizione di Ferruccio Busoni del corale di Johann Sebastian Bach.

L’Atelier Musicale si conferma così una delle manifestazioni più longeve e apprezzate del panorama culturale milanese, capace di coniugare il jazz, il classicismo e la ricerca contemporanea a prezzi popolari. L’accesso al concerto di Alfonso Alberti, previsto per un biglietto di dieci euro con tessera associativa, dimostra la volontà dell’associazione Secondo Maggio di rendere l’alta musica accessibile a una platea eterogenea, composta da studenti, studiosi e appassionati desiderosi di superare le consuete barriere di genere.

La carriera internazionale del maestro Alfonso Alberti tra ricerca e divulgazione

La personalità artistica di Alfonso Alberti unisce il talento esecutivo a una rigorosa attività di divulgazione musicologica. Autore di saggi pubblicati da case editrici prestigiose quali LIM e L’Epos, curatore di edizioni critiche per Ricordi e Durand, il concertista ha sviluppato l’innovativa formula del concerto dialogato, con cui accompagna l’ascoltatore alla scoperta dei segreti compositivi celati nella partitura, collaborando stabilmente con emittenti e realtà multimediali quali Limenmusic.

Nel corso della sua prestigiosa carriera, Alberti si è esibito sui palcoscenici più importanti del mondo, dalla Konzerthaus di Vienna alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano, dal Lacma di Los Angeles alla Tonhalle di Düsseldorf. Solista instancabile con oltre cento prime esecuzioni assolute all’attivo e membro stabile del rinomato Ensemble Prometeo, il pianista milanese si prepara a regalare al pubblico dell’Auditorium Di Vittorio un pomeriggio indimenticabile, confermando il potere eterno della grande musica pianistica nel segnare il battito del nostro tempo.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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