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Spettacolo

La scarica EDM che risveglia i ventenni dal torpore del futuro: il producer imolese Cardo lancia “Volerò via” con lo shock dance di “Heyyy”

La scarica energetica dell’EDM anni Novanta sale in trincea contro l’asfissia del futuro e la musica d’autore canta il riscatto dei ventenni! Debutta da domani, venerdì 25 settembre 2026, su tutte le piattaforme digitali di streaming “Volerò via”, lo straordinario EP d’esordio del produttore imolese Cardo (Simone Cardelli). Il disco è trainato in radio dal singolo shock “Heyyy”, un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito guidato da un pianoforte travolgente che fa collidere la dubstep d’avanguardia alle fratture intime dell’anima. Un’oasi di spensieratezza e tagliente ironia rionale realizzata interamente su FL Studio per sconfiggere l’isolamento da smartphone e difendere il merito di abitare il presente. Scoprite la tracklist completa nel nostro articolo! 👇

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Volerò via, cover

Redazione-  Un battito sintetico, dirompente e sfacciatamente nostalgico si propaga dai laboratori della musica indipendente per invadere i canali dello streaming, offrendo alle nuove generazioni la risorsa terapeutica ed etica più potente per curare lo scollamento emotivo e l’asfissia dei nostri giorni. I ritmi della notte, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione commerciale di plastica e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare le inquietudini e i soft skill dei ventenni, regalando alle famiglie un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dell’omologazione capitalista. Da domani, venerdì 25 settembre 2026, questo brivido di pura e saggia introspezione elettronica diventa realtà fisica: debutta ufficialmente su tutte le piattaforme digitali di streaming “Volerò via”, il magnetico e attesissimo EP d’esordio del produttore e cantautore imolese Cardo.

Il progetto discografico, composto da sei tracce raffinate e prodotte in totale trasparenza attraverso i controller digitali, si articola come una spavalda requisitoria contro l’ossessione contemporanea per il domani, sintonizzando le frequenze dei server sul massimo livello di onestà intellettuale. Dal disco è stato estratto il singolo di lancio “Heyyy”, da questa mattina ufficialmente inserito in rotazione radiofonica in tutto lo Stato. Si tratta di un brano dall’energia travolgente guidato dalle note serrate di un pianoforte acustico, un ordito perfetto di arrangiamenti meccatronici che evoca immediatamente l’interplay e la suspense dei massimi club degli anni Novanta, taccuino alla mano e passioni calde.

La trappola del vuoto magnetico e i contrasti dell’anima: l’analisi di “Heyyy”

La traccia apripista “Heyyy” esplora senza filtri protettivi il perenne gioco dei contrasti macroeconomici e spirituali dell’io — la luce rionale e il buio dell’anima, il bene dei sentimenti e il male della materia —, concetti universali che non potrebbero biologicamente sussistere senza il proprio opposto. Nel momento esatto in cui ogni punto fermo della vita quotidiana viene meno, si spalanca davanti al protagonista un abisso spaventoso: un vuoto pneumatico che sa farsi pericolosamente magnetico per i passeggeri del sogno. È in questa trincea psicologica che il confine tra la paura ancestrale e l’attrazione si assottiglia millimetricamente, fino a quando il timore muta in rabbia pulita, tramutandosi nella necessaria valvola di sfogo per difendere il merito della propria dignità.

L’ordito narrativo dell’intero EP pulsa attorno a una domanda radicale, urgente e priva di ipocrisie interpretative: se oggi fosse l’ultimo giorno della nostra permanenza sulla terraferma, come sceglieremmo di vivere? Cardo manifesta una severa stanchezza nei confronti di una società asfissiata dall’illusione del tempo, in cui i giovani under 30 sono costretti a sacrificare il presente vivendo costantemente proiettati nel futuro. Le sonorità celebrano il matrimonio perfetto tra le metriche dell’EDM d’avanguardia e le vibrazioni telluriche della dubstep, combinando la serietà dei testi a una sofisticata e tagliente ironia rionale, un comfort funzionale perfetto per abbattere l’isolamento sociale.

La tracklist ufficiale blinda un portfolio di canzoni nate da una forte urgenza espressiva e andate già rubate nei sogni dei collezionisti della rete:

  • Heyyy: Il fischio d’inizio del disco, una scarica dance anni Novanta contro le nevrosi metropolitane.
  • Questa Notte: Un’esplorazione notturna tra i vicoli e i battiti digitali del clubbing.
  • Siamo Solo Noi: Un inno generazionale che rivendica il merito dell’unicità oltre il conformismo imperante.
  • Nel Paese Dei Balocchi: Una requisitoria satirica e priva di maschere sulle illusioni del benessere finto della società dei consumi.
  • Volerò Via: La ballata elettronica e title-track dell’opera, specchio della liberazione civile dell’io.
  • 2DAY: Il sigillo finale, un manifesto ritmico sull’importanza assoluta di abitare il presente.

Dalla cameretta con FL Studio al manifesto generazionale: la biografia di Simone Cardelli

Dietro il moniker di Cardo pulsa l’anima e l’onestà delle idee di Simone Cardelli, artista romagnolo nato a Imola il 15 giugno 2002. Avviato allo studio del pianoforte all’età di soli cinque anni, ha saputo convertire lo spartito classico in un percorso da autodidatta a partire dai tredici anni, affinando soft skill compositive di assoluto rilievo. All’età di 18 anni, durante i mesi complessi del post-pandemia, si è addentrato nei laboratori della produzione musicale servendosi principalmente della piattaforma digitale FL Studio, iniziando a comporre i primi brani e a tradurre in musica i dolori e le riflessioni sulla tenuta sociale dei quartieri popolari, rifiutando le scorciatoie delle sintonizzazioni artificiali.

«Descrivere un brano o un EP mi mette sempre in crisi, fatico ad aggiungere parole a quelle che ho già scritto», confessa con spavaldo orgoglio e ironia Simone Cardelli, svelando i verbali del suo diario creativo prima dello sblocco nei digital store. «L’unica cosa che mi viene in mente è che mi sono divertito moltissimo nel farlo». Le sue reference musicali si estendono ai generi più disparati dello Stato e transnazionali, un programma pluriennale finalizzato a connettersi in totale trasparenza con il pubblico più vasto possibile, senza distinzione di età o barriere culturali. I server sono caldi e i canali della stampa specializzata pronti. Questo fine settimana spegnete gli smartphone e lasciatevi scortare dal flusso di “Volerò via”: scoprirete che finché la nostra giovinezza saprà alzare il volume per gridare la propria verità, il domani della musica italiana non avrà mai paura del buio.

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Spettacolo

Prima mondiale in Francia per Paolo Cavallone: a Quiberon debutta “D’après Fauré”

La musica e l’estro italiano tornano a stregare l’esigente e prestigioso pubblico d’oltralpe! Il celebre compositore (e docente) Paolo Cavallone è pronto a volare in Francia per una solenne esecuzione in prima mondiale assoluta. Domenica 27 settembre 2026, all’interno del lussuoso e ambito cartellone del festival “Les Musicales de Quiberon” in Bretagna, andrà infatti in scena la nuovissima opera per trio d’archi intitolata “D’après Fauré”. Commissionata dal grande fagottista e direttore francese Pascal Gallois, l’opera del maestro Cavallone è un intimo e stravolgente omaggio al genio del celebre “Après un rêve” di Gabriel Fauré, miscelato sapientemente con i fortissimi echi della musica d’avanguardia del Novecento italiano di Berio e Nono. A dare anima e fiato agli strumenti e alle note non potevano che essere i virtuosi ragazzi del “Trio della Serenissima”, brillante orchestra da camera formata da tre giovanissimi studenti del rinomato Conservatorio statale “Benedetto Marcello” di Venezia (istituzione che, tra l’altro, è stata nominata ospite d’onore ufficiale del festival bretone 2026). Scopri nel nostro articolo tutti i dettagli sulla fortunata collaborazione italo-francese e i clamorosi successi internazionali di Paolo Cavallone 👇

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Trio Serenissima Cavallone

Roma – La raffinatissima e antichissima tradizione della composizione musicale contemporanea italiana si prepara orgogliosamente a varcare nuovamente e trionfalmente i confini nazionali, esportando il talento puro del nostro Paese per illuminare una delle piazze culturali europee più prestigiose ed esigenti del Vecchio Continente.
La grandissima attesa del mondo accademico e concertistico è tutta puntata verso un nuovo, imperdibile e solenne appuntamento internazionale che vedrà come assoluto e osannato protagonista il brillante e affermato compositore italiano Paolo Cavallone. L’eccellente musicista e accademico è infatti spasmodicamente atteso in Francia per la suggestiva e magica serata di domenica 27 settembre 2026, dove sarà ospite d’onore all’interno del rinomato cartellone del prestigioso festival transalpino “Les Musicales de Quiberon”, in terra di Bretagna. Il palcoscenico bretone farà da lussuosa cornice alla primissima e attesissima esecuzione mondiale assoluta dell’opera intitolata “D’après Fauré”. Si tratta dell’ultima e nuovissima, complessa composizione scritta per un classico trio d’archi, un’opera maestosa e intimista che è stata esplicitamente e direttamente commissionata al talento del maestro italiano dalla sapiente intuizione del celeberrimo e influente fagottista e grandissimo direttore d’orchestra francese Pascal Gallois.

Il connubio artistico e filosofico tra Cavallone e Pascal Gallois

La genesi concettuale e puramente armonica di questa nuovissima opera musicale non è affatto casuale, ma rappresenta anzi la sublime e fisiologica fioritura di una partnership intellettuale e culturale che affonda radici profonde.
Questa particolarissima commissione internazionale, infatti, nasce spontaneamente dal solidissimo, storico e proficuo rapporto umano e artistico instauratosi negli anni tra lo stesso Paolo Cavallone e il maestro Pascal Gallois. I due immensi artisti, spiriti affini, collaborano ormai strettamente da moltissimo tempo, confrontandosi quotidianamente e intellettualmente con coraggio intorno ai difficili temi della ricerca musicale d’avanguardia e della complessa creazione sonora contemporanea. Questa nuova e prestigiosissima commissione festivaliera francese rappresenta dunque per entrambi non solo un punto d’arrivo, ma soprattutto una stimolante e nuova tappa evolutiva di un lungo e serrato dialogo interculturale transalpino. Un dibattito artistico fondato interamente sull’esplorazione audace di nuovi linguaggi musicali non convenzionali e sulla ricerca di forme espressive inedite, che siano però sempre capaci e rispettose di saper mettere armoniosamente in stretta relazione i canoni intoccabili della tradizione passata con la vibrante, nevrotica e frammentata scrittura del nostro turbolento presente storico.

Un omaggio a Fauré tra suggestioni sonore e la tradizione del Novecento

L’architettura musicale creata dal maestro Cavallone per questa speciale occasione bretone è un vero e proprio capolavoro di equilibrio, dedizione e reverenza verso i mostri sacri della composizione europea, impreziosita da sprazzi di genialità italiana.
L’intera struttura spartitica di D’après Fauré si basa originariamente ed esplicitamente sulle celebri e immortali note dell’opera “Après un rêve” del grandissimo compositore francese Gabriel Fauré (1845-1924), indubbiamente considerata dalla critica come una delle pagine più belle, oniriche e celebri dell’intero e sterminato repertorio tardo-romantico francese. Nel suo modernissimo lavoro d’archi, Cavallone non si limita banalmente e pigramente a citare in modo calligrafico e didascalico il capolavoro del maestro transalpino, ma gli rende piuttosto un vero e proprio e sentito omaggio spirituale. Egli seziona, stravolge e rielabora sapientemente e chirurgicamente il nobile materiale melodico e armonico originario del brano, trasformandolo in un nuovissimo, autonomo e sorprendente percorso sonoro e concettuale. Nelle battute di questo inedito trio d’archi, la struggente memoria del passato e l’immaginazione fervida del futuro si intrecciano indissolubilmente e virtuosamente attraverso velati e timidi richiami, continue metamorfosi stilistiche e affascinanti trasformazioni sonore. Ma la grandezza e la caratura intellettuale del compositore si evince da un dettaglio fondamentale: mentre omaggia il genio francese, nella sua originalissima scrittura polifonica emergono evidenti, prepotenti e meravigliose suggestioni contemporanee direttamente e indissolubilmente legate alla sterminata e grandiosa tradizione italiana musicale d’avanguardia del tormentato Novecento. Si percepiscono tra le note del pentagramma echi lontani delle lezioni immense e immortali lasciate in eredità da giganti del calibro di Luciano Berio e Luigi Nono, il tutto orchestrato in un costante, faticoso ma sublime gioco di ardite e mutevoli prospettive acustiche e di ingannevoli distanze emotive.

Il Trio della Serenissima sul palco: Venezia ospite d’onore in Bretagna

Per dare voce fisica, anima vibrante e suono reale e tangibile a questa complessa ed elitaria nuova composizione, si è deciso saggiamente di affidare l’esecuzione materiale dell’opera nelle sapienti e delicate mani di giovani talenti della nostra Nazione.
A salire emozionatissimi e carichi di responsabilità sul palco francese del festival sarà il bravissimo Trio della Serenissima, un eccelso ensemble formato direttamente tra i maestosi, antichi e silenziosi corridoi accademici del prestigioso Conservatorio Statale di Musica “Benedetto Marcello” di Venezia. Questo affiatatissimo gruppo cameristico è formato tecnicamente dai virtuosi musicisti Carlo Maria Vianello Mirabello (al violino), Leonardo Mariotto (alla viola) e Costanza Battistella (al violoncello). Saranno esclusivamente e onorevolmente loro tre a dover interpretare solennemente e impeccabilmente in prima esecuzione mondiale, davanti al competentissimo e temuto pubblico transalpino, una delle più belle e recenti creazioni scaturite dalla fervida mente del maestro compositore Paolo Cavallone. La scelta dell’orchestra da camera non è affatto casuale: il maestro è un fiero veneziano d’adozione lavorativa, ed è attualmente uno stimato e severo docente titolare di composizione proprio presso le prestigiose aule del medesimo e storico Conservatorio lagunare. La massiccia e voluta presenza istituzionale dell’ensemble veneziano all’evento musicale è strettamente legata a doppio filo all’ufficiale, fittissimo e meraviglioso legame di gemellaggio culturale stretto di recente tra la suggestiva cittadina marittima francese di Quiberon e il celebre Conservatorio italiano, che è stato nominato all’unanimità nientemeno che “ospite d’onore ufficiale” dell’intera e ricchissima edizione 2026 del blasonato festival d’oltralpe. A livello accademico e puramente istituzionale, questa storica e mastodontica realtà educativa veneziana è attualmente guidata dall’esperienza del direttore Roberto Gottipavero, il quale resterà saldamente in carica fino al termine del suo mandato (fissato al 31 ottobre 2026). Dal 1° novembre prossimo, invece, la direzione e il pesante testimone passeranno amministrativamente sotto la guida del nuovo direttore, Chiara Staibano.

I successi internazionali e la proficua carriera di Paolo Cavallone

L’esibizione che andrà in scena domenica chiuderà idealmente un vero e proprio cerchio artistico, suggellando una duratura e inossidabile amicizia.
L’atteso, acclamato e festoso ritorno trionfale del maestro Paolo Cavallone in terra di Bretagna si va felicemente a inserire in un profondo rapporto artistico e geografico già solidamente e lungamente consolidato nel corso del tempo. Già negli anni passati, infatti, il grande compositore italiano aveva collaborato attivamente, proficuamente e brillantemente con la famosissima e imponente Orchestre National de Bretagne (ONB) per la superba realizzazione concertistica del mastodontico doppio concerto intitolato “Metamorfosi d’amore” (un’opera d’arte che fu all’epoca presentata, registrata ed eseguita con enorme clamore di pubblico e di severissima critica presso il sontuoso teatro dell’Opera di Rennes). La collaborazione transalpina aveva poi prodotto ottimi frutti anche per la difficilissima e chirurgica registrazione di Porte, un imponente e avanguardista progetto discografico denominato “Hóros”, che venne poi orgogliosamente presentato in pompa magna e trasmesso dai potenti microfoni pubblici della radio di Stato, Radio France. La nuovissima e prestigiosissima commissione di “D’après Fauré”, inoltre, arriva magicamente e puntualmente a cadere in una fase lavorativa ed emotiva che è particolarmente e professionalmente intensa per quanto riguarda l’attività quotidiana dello stesso maestro Cavallone. L’autore si trova a cavalcare una lunghissima e ininterrotta onda di puro e cristallino successo mediatico, giunta meritatamente dopo l’enorme attenzione intellettuale, editoriale e di critica ricevuta di recente a teatro grazie al successo travolgente della sua imponente e complessa opera teatrale intitolata “Il D’Annunzio Segreto”, a cui ha fatto subito e brillantemente seguito la recentissima e attesissima pubblicazione musicale globale e internazionale del bellissimo, fortunato e ricercato CD intitolato “Miroirs d’esquisses”, inciso gelosamente e meticolosamente per la nota etichetta di settore Da Vinci Classics. Una carriera sterminata, profonda e costellata di continui, immani e faticosissimi successi intellettuali. L’altissima caratura accademica e la profondità emotiva e umana della sua ormai vasta, complessa e variegata produzione, lo colloca indiscutibilmente, meritatamente e oggettivamente oggi (a livello unanime di critica specializzata) tra le voci italiane contemporanee più fresche, originali, libere, autorevoli e in assoluto più influenti dell’intera, affollatissima e competitiva scena musicale classica e avanguardistica internazionale.

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La pioggia cancella le frenesie delle metropoli e accende i fari della notte: il chitarrista Giuseppe Cistola lancia lo shock jazz di “Empty Roads After the Rain”

L’oro del jazz d’avanguardia e la poesia delle atmosfere notturne salgono in trincea sulle piattaforme digitali per curare l’anima dal caos metropolitano! Debutta domani, venerdì 25 settembre 2026, “Empty Roads After the Rain”, lo spettacolare nuovo album del chitarrista Giuseppe Cistola, elargito dall’etichetta indipendente Wow Records. Alla guida di un trio d’élite completato da Dario Germani al contrabbasso e Federico Chiarofonte alla batteria, il finalista del Premio Urbani e talento di Umbria Jazz mette a terra 10 brani originali dal sound design etereo e privo di filtri digitali. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito, nato per insegnare a ventenni e famiglie l’arte di rallentare contro l’isolamento da smartphone. Scoprite la recensione completa nel nostro articolo! 👇

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Giuseppe Cistola

Redazione-  Un battito profondo, notturno e intensamente introspettivo si propaga dai laboratori della musica indipendente per invadere i canali dello streaming e curare lo scollamento emotivo del nostro tempo, dimostrando che l’arte acustica possiede ancora una straordinaria e intatta funzione terapeutica. Le melodie, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché industriali della produzione di plastica e dei filtri digitali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di processare le fragilità dell’io, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta, lontana dall’asfissia del materialismo quotidiano. Da domani, venerdì 25 settembre 2026, questo viaggio onirico e iper-emotivo sbarca ufficialmente su tutte le piattaforme digitali di streaming: entra in programmazione “Empty Roads After the Rain”, la nuova e attesissima realizzazione discografica firmata dall’estroso chitarrista Giuseppe Cistola alla guida di un brillante trio jazz completato dal contrabbasso di Dario Germani e dalla batteria di Federico Chiarofonte.

L’album, elargito sul mercato internazionale dalla lungimirante etichetta indipendente Wow Records, si articola come un ordito perfetto di dieci brani originali scaturiti dall’immaginazione compositiva e dall’interplay millimetrico dei tre musicisti della scuderia. Non parliamo di un’operazione commerciale riempitiva, ma di una programmazione strategica in cui le composizioni rappresentano una connessione di pensiero con il suono puro, dove la memoria storica e il presente si intersecano simbioticamente e qualsiasi frammento si trasforma in materia musicale da plasmare. L’ascolto di questo disco induce a farsi immergere nelle sue atmosfere senza necessariamente cercare una precisa direzione geometrica, un cammino che spinge i passeggeri del sogno a scoprire e (ri)scoprire dettagli acustici sempre più nel profondo, taccuino alla mano e passioni calde.

Dalle strade bagnate allo studio di registrazione: la filosofia del tempo lento

I Criteri emotivi di Empty Roads After the Rain abbattono gli smartphone del conformismo imperante per restituire al pubblico il valore sacro del silenzio e delle pause rionali. Il titolo evoca l’immagine suggestiva e cinematografica delle strade vuote subito dopo un temporale d’autunno, una metafora biologica di purificazione in cui l’asfalto bagnato riflette le luci della notte, offrendo un comfort funzionale perfetto per contrastare la solitudine delle nostre province metropolitane. Le tracce si sviluppano attraverso un continuo crescendo di suspense e onestà intellettuale, dove i contrasti dinamici e il sound design d’ambiente avvolgono completamente la platea dei collezionisti e dei cultori delle sette note.

«Questo album mi dà la sensazione di entrare in uno spazio che non conoscevo, ma che in qualche modo mi apparteneva già», confessa con spavaldo orgoglio e calore il leader del trio Giuseppe Cistola, svelando i segreti del proprio taccuino creativo prima del fischio d’inizio sulle piattaforme della rete. «Non è un disco che sento il bisogno di comprendere subito, preferisco lasciarmi attraversare dai suoi suoni, dalle sue pause e dai suoi contrasti. È una musica che mi invita a rallentare, a perdermi un po’ senza paura di non trovare una direzione immediata. Ad ogni ascolto sembra restituirmi qualcosa di diverso: un dettaglio, un’emozione, un ricordo che non sapevo di avere. Questa musica non la ascolto soltanto. La vivo lentamente, e ogni volta mi lascia dentro qualcosa». Una requisitoria in note contro la fretta dei nostri giorni, che esalta il merito del silenzio.

Dall’Umbria Jazz Winter alla Casa del Jazz: il curriculum d’eccellenza di Giuseppe Cistola

Giuseppe Cistola si impone nel panorama musicale dello Stato come un chitarrista jazz e compositore di immenso merito, il cui ruolino di marcia unisce una solida conoscenza della tradizione a un viscerale orientamento verso la ricerca di un linguaggio personale e privo di filtri protettivi. Il suo cammino accademico blinda un portfolio di studi d’alto profilo transnazionale, tra cui spiccano i corsi specialistici organizzati a Perugia dalla celeberrima scuola statunitense Berklee College of Music nell’ambito di Umbria Jazz. In quella solenne cornice, Cistola ha conquistato la prestigiosa borsa di studio ed è stato selezionato come **miglior chitarrista dei corsi**, un traguardo che lo ha scortato a esibirsi sul palco centrale del festival e a calcare il parquet dell’Umbria Jazz Winter 2019 accanto alle migliori giovani promesse dello Stato.

La sua crescita artistica è costellata di tappe di prestigio e riconoscimenti d’élite: nel 2020 ha blindato la propria posizione figurando tra i finalisti del celebre Premio Urbani, mentre a luglio del 2023 ha confermato i suoi soft skill interpretativi salendo sul podio dei tre finalisti del Contest *Il Genio di Eddie Lang*. A settembre dello stesso anno, il chitarrista è stato selezionato per un’esclusiva residenza artistica organizzata dal prestigioso **St. Louis a Roma**, prendendo parte a una settimana di prove dirette dalla contrabbassista Federica Michisanti per la costruzione di un repertorio d’avanguardia basato solo su composizioni originali, culminato con un trionfale concerto stanziale presso La Casa del Jazz di Roma e in una serie di fortunati tour all’estero. Attualmente, l’artista è attivo nei rioni europei con la formazione transnazionale *Al Capa European 4et*, dividendo la cattedra con Miel De Koninck, la stessa Michisanti e Simon Pas, uniti per valorizzare il talento ed eliminare l’isolamento culturale.

I canali dello streaming digitale: info utili per l’ascolto

La Wow Records comunica che i controlli tecnici sui master audio sono ultimati per assicurare un comfort volumetrico perfetto su tutti i database multimediali della rete. L’opera di Cistola, Germani e Chiarofonte rifiuta le scorciatoie delle sintonizzazioni artificiali dei computer e dei virtual instrument, offrendo una performance registrata “alla vecchia maniera” per garantire risposte flessibili alla richiesta di sacro e bellezza delle nuove generazioni, azzerando le barriere economiche grazie alla facile accessibilità dello streaming.

I server digitali sono pronti e i canali di Spotify, Apple Music e Amazon Music sintonizzati per lo sblocco ufficiale di domani. Questo fine settimana spegnete per un’ora gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e mettetevi le cuffie per ascoltare il flusso di “Empty Roads After the Rain”. Scoprirete che finché la nostra terra saprà cullare e valorizzare il merito di ragazzi capaci di tradurre la caduta della pioggia in un canto di libertà e amore, il domani della nostra musica sarà per sempre un posto protetto, fiero e profondamente umano. Il viaggio nel tempo lento è cominciato, ed è una bellissima storia di futuro che aspetta solo di essere vissuta.

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Froyd lancia “Icaro”: il nuovo singolo contro l’esaurimento della società moderna

Dal 25 settembre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Icaro”, il nuovo singolo di Froyd (Maionese Project).

“Icaro” è un brano alternative blues rock contaminato da elementi elettronici che affronta il tema della follia e dell’esaurimento nervoso.

Ispirandosi alla figura mitologica di Icaro — il giovane che osa spingersi oltre il limite umano avvicinandosi troppo al sole —, l’artista trasforma il mito in una metafora della società contemporanea: un contesto in cui l’individuo è costantemente spinto a essere più produttivo e performante, fino a consumare se stesso nel tentativo di superare ogni barriera.

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FROYD,Cover di Icaro
Redazione- Dal 25 settembre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Icaro”, il nuovo singolo di Froyd (Maionese Project).

“Icaro” è un brano alternative blues rock contaminato da elementi elettronici che affronta il tema della follia e dell’esaurimento nervoso.

Ispirandosi alla figura mitologica di Icaro — il giovane che osa spingersi oltre il limite umano avvicinandosi troppo al sole —, l’artista trasforma il mito in una metafora della società contemporanea: un contesto in cui l’individuo è costantemente spinto a essere più produttivo e performante, fino a consumare se stesso nel tentativo di superare ogni barriera.

Il brano nasce dall’osservazione di una condizione condivisa da molte persone vicine al cantautore, ma affonda le radici anche in un’esperienza personale che rende il racconto autentico e viscerale. Sul piano sonoro, chitarre distorte dal timbro acido si intrecciano con synth affilati, dando vita a una trama tesa e tagliente; contemporaneamente, basso e batteria scandiscono un groove incalzante che trascina l’ascoltatore in una spirale di crescente pressione e inquietudine.

“Icaro” diventa così un grido di ribellione e disperazione contro una realtà che esige sempre di più, fino a snaturare la nostra stessa umanità.

Commenta l’artista a proposito del brano: “Icaro incarna alla perfezione lo spirito del mio nuovo EP, sia dal punto di vista sonoro sia per i messaggi e i contenuti che porta con sé. Il riff principale del brano, groovy e tagliente, è nato durante una jam in sala prove con il mio gruppo e, fin dal primo momento, ho sentito che aveva qualcosa di speciale. Quando ho inviato la demo a Nubula, il mio produttore, ne è rimasto subito colpito e ci siamo messi immediatamente al lavoro per trovare l’arrangiamento migliore. Per rendere il suono delle chitarre ancora più acido e pungente, abbiamo fatto passare il segnale attraverso una noise box. Il tema del brano è emerso da esperienze personali e di amici afflitti da condizioni di stress e disagio, causate dall’esigenza malsana di iper performare per raggiungere sempre nuovi obiettivi. Sentivo l’urgenza di scriverci una canzone e quale poteva essere un accompagnamento musicale migliore se non questo. Credo che la figura mitologica di Icaro possa rappresentare bene la situazione lavorativa e sociale disumana che assorbe e soffoca i giovani di oggi.”

Biografia

Il progetto Froyd prende vita nel gennaio del 2025, tra le nebbie di un inverno che segna la svolta artistica di Andrea Frosi. Dopo un percorso solido come chitarrista e busker, Andrea decide di intraprendere la dimensione solista e cantautoriale, mettendo a nudo la propria identità e visione musicale.

Le radici di Froyd affondano nel blues e nel rock più viscerale, attingendo alla forza espressiva e all’intensità dei grandi maestri degli anni Settanta, come Jimmy Page e Jimi Hendrix. Un legame viscerale con le sei corde nato a soli dieci anni, coltivato prima con studi privati e poi perfezionato presso la prestigiosa scuola milanese NAM. La voce arriva più tardi, durante i mesi di isolamento della pandemia: una pausa forzata trasformata nell’opportunità di esplorare, studiare e padroneggiare questo nuovo strumento espressivo.

A tracciare le coordinate stilistiche del progetto sono singoli come Déjà vu, Manifesto e Tuo, brani in cui la tecnica chitarristica si fonde con una scrittura autentica e diretta, lontana dalle formule preconfezionate.

Dietro la musica di Froyd gravita una squadra coesa che ne cura ogni dettaglio sonoro e visivo: Nubula (produzione e arrangiamenti), Eliachesuona (co-scrittura), Cecilia Miradoli e Livrea (vocal coaching), Kimerica (social media & visual identity), Ivan KP (foto e video) e The Passenger (artwork). Nelle esibizioni dal vivo, l’impatto del progetto prende corpo grazie a una band affiatata composta da Gianluca Pistani, Federico Negro, Beatrice Finiguerra e Aleister Pasciolla.

La musica di Froyd si rivolge a una generazione – in particolare a quel pubblico tra i 20 e i 35 anni – che cerca un’alternativa all’omologazione del mainstream contemporaneo. L’obiettivo è costruire un canale di condivisione autentica e umana per dare voce ad ansie, fragilità e speranze generazionali. Per Andrea vivere esclusivamente di musica non è una semplice ambizione, ma l’unica strada possibile per dare voce a ciò che è.

“Icaro” è il nuovo singolo di Froyd, disponibile su tutte le piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 25 settembre 2026.

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