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Estate Romana 2026: mostre d’arte, teatro diffuso e grandi rassegne fino all’8 ottobre

La grande cultura non va in vacanza: l’Estate Romana 2026 continua ad animare la Capitale con un ricchissimo palinsesto di eventi gratuiti e rassegne diffuse fino all’8 ottobre. Dai grandi spettacoli teatrali in cartellone al Teatro India e a Villa Pamphilj (con l’omaggio di Pino Strabioli ai maestri del Novecento), fino ai laboratori di recitazione per i detenuti del carcere di Rebibbia. Protagonista assoluta anche l’arte contemporanea, con l’attesissima grande retrospettiva dedicata al genio pop di Keith Haring a Palazzo Braschi e la mostra fotografica di Marialba Russo al MACRO. A completare l’offerta, le passeggiate urbane radioguidate di “Visiva 365” alla Garbatella e all’EUR, e la sferzante satira d’autore del Pigneto Comedy Fest, che porterà tra i libri della Biblioteca Mameli i volti più noti della stand-up comedy italiana. Un mese di appuntamenti imperdibili per vivere la città a trecentosessanta gradi. Scopri il programma completo delle rassegne 👇

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ESTETICA DEL RIUSO

Roma – La vibrante e inarrestabile energia culturale della Capitale non si spegne con la fine dei mesi più caldi, ma continua a fiorire rigogliosa per le strade. Tra imponenti e attesissimi progetti espositivi, avanguardie performative contemporanee, inediti percorsi di cittadinanza attiva e preziose narrazioni di quartiere, proseguono a gonfie vele le innumerevoli iniziative dell’Estate Romana 2026. L’immenso e variegato palinsesto, promosso e sostenuto con forza dall’Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, animerà l’Urbe fino alla prima decade di ottobre. L’offerta si presenta estremamente articolata e spiccatamente multidisciplinare, capace di spaziare agilmente dalle grandi mostre museali alle produzioni teatrali di nicchia, dalle residenze artistiche itineranti nei quartieri periferici fino agli incontri dedicati alla stand-up comedy e all’approfondimento letterario. Questo percorso diffuso e capillare sul territorio è stato reso possibile grazie alla virtuosa e inedita sinergia con tutte le principali istituzioni culturali cittadine e alle meritevoli progettualità sostenute tramite il bando biennale “Roma Creativa 365 – Cultura tutto l’anno”. Di seguito, una dettagliata panoramica dei principali e imperdibili appuntamenti in calendario fino al prossimo 8 ottobre, suddivisi per aree tematiche, per permettere a romani e turisti di vivere la città a trecentosessanta gradi.

Il grande teatro: dai maestri del Novecento all’inclusione scenica a Rebibbia

Il cartellone dedicato alle arti sceniche si presenta eccezionalmente ricco e variegato. Domenica 4 ottobre, alle ore 11:30, il prestigioso palco del Teatro Villa Pamphilj accoglierà il talento istrionico di Pino Strabioli con il suo nuovissimo e atteso spettacolo intitolato “Ve ne dico quattro”, firmato in stretta collaborazione con Fabio Masi. L’attore e rinomato conduttore televisivo torna in scena per rievocare, con la consueta eleganza, alcuni dei più grandi “mostri sacri” che hanno tracciato in modo indelebile la storia del Novecento teatrale e culturale italiano. Da Paolo Poli alla geniale Franca Valeri, passando per il Premio Nobel Dario Fo, l’indimenticabile Gabriella Ferri e la divina Valentina Cortese. Strabioli, allontanandosi dal rigido e noioso rigore biografico, compone un ritratto corale affettuoso e irriverente, celebrando un’epoca d’oro in cui la libertà d’espressione rappresentava il cuore pulsante del mondo dello spettacolo.
Sul fronte della ricerca contemporanea, dall’8 all’11 ottobre si accenderanno i riflettori del Teatro India per ospitare “Anche in casa si possono provare emozioni forti”, un’intensa pièce teatrale al femminile scritta e diretta da Caterina Filograno. L’opera, impreziosita dai costumi e dalla sorprendente scenografia curata dal noto stilista Giuseppe Di Morabito, trasforma il palcoscenico e l’ambiente domestico in uno spazio onirico della memoria, fondendo magistralmente teatro e alta moda in un unico paesaggio in movimento.
Non mancano iniziative dal fortissimo impatto sociale e riabilitativo. Nel IV Municipio, presso gli spazi del Teatro del Carcere di Rebibbia N.C., prosegue infatti con successo il progetto “Tempo perduto – Tempo ritrovato”, curato dall’Associazione culturale “La Ribalta – centro studi Enrico Maria Salerno”. Ispirandosi alle sublimi suggestioni letterarie di Marcel Proust, trenta detenuti in formazione attoriale stanno partecipando a laboratori creativi che culmineranno a dicembre in uno spettacolo con vere e proprie repliche teatrali aperte al pubblico, dimostrando come l’arte possa diventare un formidabile strumento di recupero e reinserimento sociale.

L’arte contemporanea protagonista: Keith Haring e Marialba Russo

Il panorama delle arti visive regala alla Capitale eventi di respiro internazionale. A partire da martedì 6 ottobre, le sontuose sale del Museo di Roma a Palazzo Braschi apriranno finalmente le porte alla grandissima e attesissima esposizione monografica dedicata a Keith Haring. Curata da Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, la mostra riunisce eccezionalmente oltre 140 opere originali provenienti principalmente dalla Nakamura Keith Haring Collection. I visitatori potranno ripercorrere l’intero, geniale e folgorante itinerario creativo dell’artista newyorkese: dai primissimi e clandestini Subway Drawings tracciati con il gessetto nei sotterranei della metropolitana, fino alle celebri sculture colorate e ai poster che lo hanno reso un’icona pop mondiale. Una sezione speciale è riservata al profondo legame dell’artista con l’Italia, celebrando in particolare gli storici interventi realizzati proprio nella Capitale nel 1984 sul Palazzo delle Esposizioni e sulle pareti della metropolitana al Ponte Pietro Nenni, preziosamente documentati dagli scatti del fotografo Stefano Fontebasso De Martino.
Nel frattempo, negli ampi spazi del MACRO di via Nizza, ha già riscosso un enorme successo di pubblico l’inaugurazione della mostra “Marialba Russo. Sguardo Rovescio”. Prodotta dall’Azienda Speciale Palaexpo e visitabile fino al 2027, l’esposizione rappresenta in assoluto la primissima e più completa retrospettiva museale mai dedicata alla brillante fotografa campana. Attraverso sei nuclei fondamentali della sua vasta produzione visiva, la rassegna evidenzia la ricerca pionieristica della Russo su temi complessi e delicati quali il corpo, l’identità di genere, le minoranze e il rito popolare, intrecciando magistralmente rigore antropologico e profonda indagine sociale.

Visiva 365, esplorazioni urbane e la grande satira d’autore del Pigneto

L’Estate Romana non è solo contemplazione passiva, ma anche scoperta attiva del territorio e dibattito acceso. Il 2 e il 3 ottobre andrà in scena la nuova edizione di “Visiva 365 – Il potere della città”, una rassegna innovativa proposta da Potere Agency che invita la cittadinanza a esplorare la metropoli attraverso inedite chiavi di lettura urbana. Guidati dalla sapiente voce di Carlo Infante (fondatore di Urban Experience), i partecipanti saranno coinvolti in due affascinanti “walkabout” partecipativi (vere e proprie passeggiate esplorative radioguidate). Il primo itinerario si svolgerà tra le architetture razionaliste dell’EUR, mentre il secondo si snoderà tra i lotti storici della Garbatella, incontrando le realtà locali impegnate nella rigenerazione sociale. Le preziose testimonianze sonore raccolte durante le camminate serviranno a produrre podcast e a creare una mappa partecipata dei cosiddetti “luoghi del potere”.
Spazio infine all’ironia pungente e all’intrattenimento intelligente con l’attesissima prima edizione del Pigneto Comedy Fest. Giovedì 3 ottobre alle ore 11.30, la Biblioteca Goffredo Mameli ospiterà il frizzante incontro “Giochi di parole. Comici che scrivono incontrano lettori che ridono”. Un parterre d’eccezione composto dai più brillanti esponenti della stand-up comedy italiana, tra cui Pierluca Mariti, Saverio Raimondo, Tommaso Faoro, Emanuela Cappello e Gioia Salvatori, presenterà le proprie opere letterarie confrontandosi senza filtri con il pubblico in sala. L’obiettivo del festival è quello di trasformare le strade e le piazze del Pigneto in un palcoscenico diffuso, mescolando sapientemente la cultura urbana, l’intrattenimento contemporaneo e l’aggregazione giovanile. La cultura a Roma è più viva che mai, pronta ad accompagnare i cittadini verso la stagione autunnale.

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L’emblema della Repubblica Italiana in mostra: prorogata a Roma l’esposizione su Paolo Paschetto

Prorogata a grandissima richiesta fino al 29 novembre 2026 la mostra storica e documentaria “Sotto una buona stella”, ospitata negli splendidi spazi della Casina delle Civette (Musei di Villa Torlonia) a Roma. L’esposizione, organizzata per celebrare gli 80 anni dell’elezione dell’Assemblea Costituente, ripercorre l’affascinante e travagliata genesi dell’emblema della Repubblica Italiana, approvato definitivamente nel maggio del 1948. Attraverso rarissimi documenti storici, rassegne stampa dell’epoca e bozzetti originali, i visitatori potranno scoprire come l’artista piemontese Paolo Paschetto riuscì a sbaragliare la concorrenza vincendo il concorso pubblico nazionale. La sua geniale sintesi grafica unì mirabilmente la stella patria (lo Stellone d’Italia) alla ruota dentata (simbolo del lavoro e dell’industria), incorniciandole con l’ulivo della pace e la quercia della tenacia. Un viaggio tra storia, arte e democrazia, impreziosito dall’esposizione degli strumenti di lavoro originali del maestro e da schizzi inediti per francobolli repubblicani. Scopri gli orari e le info per visitare la mostra dedicata al simbolo che ci rappresenta nel mondo👇

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Italiani alle urne

Roma – C’è un simbolo grafico inconfondibile che da quasi ottant’anni accompagna visivamente e istituzionalmente la vita pubblica e democratica del nostro Paese, stampato indelebilmente sui documenti ufficiali, inciso sulle monete storiche e impresso sulla carta intestata dei massimi ministeri dello Stato. Quel simbolo è l’emblema ufficiale della Repubblica Italiana. Per celebrare la genesi e la lunga storia di questa icona civica, viene ufficialmente e fortunatamente prorogata fino al prossimo 29 novembre 2026 l’importante esposizione documentaria dal titolo “Sotto una buona stella. L’emblema della Repubblica Italiana nelle carte di Paolo Paschetto”. La rassegna, che sta riscuotendo un ottimo e meritato successo di pubblico tra storici e curiosi, è allestita fin dal 27 marzo scorso presso i suggestivi spazi della Dipendenza della Casina delle Civette, incastonata all’interno del magnifico e verdeggiante complesso dei Musei di Villa Torlonia. La mostra è interamente e filologicamente dedicata alla ricostruzione della storia del simbolo nazionale e all’omaggio del suo geniale creatore materiale, il professore Paolo Paschetto (nato a Torre Pellice nel 1885 e scomparso nel 1963). L’autore, artista estremamente poliedrico, fine illustratore e insegnante di grande carisma, rappresenta tra l’altro una delle figure artistiche più prestigiose e rappresentative dell’intero patrimonio culturale custodito dalla Casina delle Civette. L’esposizione è stata fortemente voluta e organizzata dalle istituzioni in occasione di una ricorrenza solenne: l’ottantesimo anniversario della storica elezione dell’Assemblea Costituente (avvenuta nel fatidico 1946, subito dopo le ceneri della Seconda Guerra Mondiale), e ha il preciso scopo di illustrare ai cittadini il lungo, complesso e democratico percorso che ha portato, attraverso l’istituzione di un rigido concorso pubblico rivolto ai migliori artisti dell’epoca, alla difficile scelta finale del disegno presentato da Paschetto.

Il simbolo dell’Italia democratica: la ruota dentata, la stella e l’ulivo

Per comprendere appieno l’enorme valore storico di questa esposizione, bisogna fare un salto indietro nel tempo fino alle fondamenta stesse della nostra Repubblica. Il lungo iter burocratico e artistico si concluse ufficialmente il 5 maggio 1948: in quella memorabile giornata, il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola firmò il decreto legislativo con cui l’Italia appena risorta acquistava formalmente il suo simbolo visivo definitivo. Un emblema che, da quel lontano giorno di primavera, è rimasto assolutamente immutato nei suoi elementi grafici costitutivi, ognuno dei quali portatore di un profondo significato politico e costituzionale.
L’iconografia ideata da Paschetto si basa su quattro elementi fondamentali: la stella, antichissimo simbolo patrio dell’Italia (lo Stellone) che irradia la sua luce benefica; la ruota dentata in acciaio, che simboleggia chiaramente il lavoro e il progresso industriale, in perfetto ossequio al primo articolo della nuova Costituzione (“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”); e infine i due rami intrecciati che abbracciano l’intera composizione. Da una parte troviamo il ramo di ulivo, simbolo universale della volontà di pace della nazione sia all’interno dei propri confini sia verso le altre potenze mondiali; dall’altra spicca il forte ramo di quercia, che incarna allegoricamente la forza inossidabile, la dignità e l’eterna tenacia del popolo italiano. Questa straordinaria sintesi visiva, concepita dalla mente di Paschetto, fu in grado di sbaragliare l’agguerrita concorrenza degli altri bozzettisti, riuscendo a condensare in pochissimi tratti grafici i massimi e nobili valori di un Paese che aveva disperatamente bisogno di rinascere democraticamente dopo il lungo e tragico ventennio dittatoriale e il disastro bellico mondiale.

Un percorso documentale esclusivo alla Casina delle Civette

L’imperdibile esposizione romana, promossa congiuntamente da Roma Capitale, dall’Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, nonché dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, vanta una curatela scientifica di altissimo e ineccepibile profilo.
La mostra è stata infatti finemente ideata dall’Ufficio Archivio Storico e Beni culturali della Tavola valdese, magistralmente curata da un trio di studiose composto da Sara Rivoira, Federica Tammarazio e Gaia Dammacco, e realizzata materialmente in strettissima collaborazione con il Museo della Casina delle Civette. L’organizzazione pratica e i servizi museali sono stati invece sapientemente affidati all’esperienza di Zètema Progetto Cultura.
L’itinerario espositivo, pur non essendo dispersivo, risulta denso di contenuti storici ed è suddiviso con cura in quattro affascinanti sezioni tematiche. Attraverso l’esposizione di documenti originali, bozzetti dell’epoca e carteggi rarissimi provenienti dall’Archivio Paschetto della Tavola valdese, affiancati a preziosi documenti esposti in copia anastatica e gelosamente conservati presso l’Archivio di Stato di Torino, il percorso racconta passo dopo passo la genesi dell’emblema. Arricchiscono l’allestimento numerosi ritagli a stampa e articoli di giornale dell’epoca, insieme a materiale illustrativo e storiografico più recente, che ricostruiscono nel dettaglio la fervida e appassionata partecipazione dell’artista al concorso pubblico nazionale e le varie, controverse e dibattute fasi in cui lo stesso iter selettivo si articolò nel corso dei mesi.

I bozzetti originali, i francobolli e gli strumenti di lavoro dell’artista

Entrando nel vivo della visita, nella prima sezione tematica dell’esposizione (intitolata emblematicamente Gli Italiani al voto) vengono presentati al pubblico alcuni rarissimi e preziosi bozzetti originali di cartoline propagandistiche e informative ideate per le elezioni dell’epoca. Seguono poi nel percorso espositivo le varie e concitate fasi dei concorsi ufficiali per l’Emblema repubblicano. Questa sezione cruciale è magnificamente illustrata dai disegni e dalle innumerevoli prove tecniche presentate alla rigorosa Commissione giudicatrice statale non solo dal maestro Paschetto, ma anche dai suoi agguerriti e celebri colleghi finalisti del concorso (ovvero gli artisti Lalia, Luperini, Morbiducci e Retrosi), fino ad arrivare al disegno finale vincitore, sapientemente commentato e accompagnato dalla vivace e curiosa rassegna stampa dei quotidiani dell’epoca che riportavano la notizia alla nazione.
La terza sezione della mostra si concentra invece su una produzione artistica parallela e molto amata dai collezionisti: presenta infatti una ricca e interessante serie di bozzetti per la futura realizzazione di francobolli celebrativi dell’Italia Democratica e per le eleganti copertine della rivista Italia Filatelica. Per rendere l’esperienza di visita ancora più intima e coinvolgente, sono esposti nelle teche anche numerosi e vissuti strumenti di lavoro dell’artista torinese e una grande e dettagliata mappa della città eterna, che indica con precisione tutti i luoghi di Roma dove il maestro Paschetto ha materialmente lavorato e realizzato le sue pregevoli opere pubbliche nel corso degli anni. A completare e arricchire definitivamente la mostra concorre la visione in sala di un interessante e documentato video che include un’esclusiva intervista allo storico Daniele Jalla (contenuto fruibile e visionabile dai visitatori anche comodamente online). Per tutti coloro che desiderano immergersi in questa pagina fondamentale di storia patria, la mostra presso i Musei di Villa Torlonia (situati in Via Nomentana 70) osserva i seguenti orari: dal martedì alla domenica, con orario continuato dalle ore 9.00 alle ore 19.00 (con l’ultimo ingresso in biglietteria fissato improrogabilmente per le ore 18.00). Il giorno di chiusura settimanale del polo museale è il lunedì.

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Il coraggio del giudice ragazzino contro l’inferno delle cosche diventa una miniserie Rai: Michele Placido presenta l’anteprima di “Livatino”

L’eroismo pulito del “giudice ragazzino” si fa scudo di legalità sul grande schermo dello Stato e il domani della fiction Rai celebra un evento da record assoluto di emozioni! Verrà presentata in anteprima mondiale alla 21ª Festa del Cinema di Roma la nuovissima ed emozionante miniserie evento “Livatino – Il giudice e i suoi assassini”, diretta dal Maestro Michele Placido e interpretata dal talento di Giuseppe De Domenico. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito nella logistica del servizio pubblico composto da 4 episodi per Rai 1, che radiografa l’onestà delle idee e il monitoraggio dei patrimoni mafiosi attuato da Rosario Livatino a Agrigento prima del tragico martirio del 1990. Nel cast d’élite spiccano Nino Frassica e le interpretazioni storiche di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per sconfiggere l’isolamento da smartphone. Scoprite la data ufficiale di sblocco nel nostro articolo! 👇

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Festa del Cinema di Roma

Roma – Un’onda di profonda commozione civile, memoria storica e fiera difesa della legalità si propaga dai palazzi della magistratura dello Stato per invadere i grandi schermi dell’audiovisivo contemporaneo, trasformando le pellicole in un’autentica officina di pensiero, risorsa terapeutica ed educazione permanente al dovere costituzionale. Il cinema d’impegno e la fiction di servizio pubblico, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione commerciale di plastica e dei filtri digitali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare il sacrificio dei servitori della patria, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dell’indifferenza. Oggi, venerdì 25 settembre 2026, la cabina di regia di Viale Mazzini ha sbloccato una notizia d’alto profilo istituzionale: l’attesissima miniserie televisiva “Livatino – Il giudice e i suoi assassini” terrà il suo solenne fischio d’inizio venendo proiettata in anteprima mondiale sul prestigioso palcoscenico della ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma.

La monumentale opera, orchestrata con assoluto rigore filologico e spavaldo orgoglio dal regista Michele Placido e prodotta dalla lungimirante determinazione di Federica Luna Vincenti per la Goldenart Production, si articola come un viaggio specchio e una coproduzione d’eccellenza con Rai Fiction e Rai Com. Il ruolino di marcia della narrazione blinda un programma di quattro episodi, elargiti in prima visione assoluta su Rai 1 e sulla piattaforma streaming di RaiPlay nel corso dell’imminente palinsesto autunnale. Il progetto, scritto a sei mani da Angelo Pasquini, Fidel Signorile e dallo stesso Placido, ha ottenuto il pieno e incondizionato supporto economico del Ministero della Cultura (MiC) – Direzione Generale Cinema e la joint venture logistica della Sicilia Film Commission, per un’accessibilità universale al racconto, taccuino alla mano e passioni calde.

I due anni nella trincea di Agrigento e lo scontro biologico con gli stiddari

L’ordito drammaturgico della serie si concentra millimetricamente sugli ultimi ventiquattro mesi dell’arco vitale del martire della giustizia, radiografando in totale trasparenza e priva di filtri protettivi il biennio cruciale compreso tra il 1988 e il tragico 21 settembre 1990. In quel perimetro inospitale della provincia siciliana, il giovane magistrato agrigentino Rosario Livatino affrontò a viso aperto la criminalità organizzata a soli 37 anni, colpendo con precisione chirurgica i patrimoni finanziari occultati, gli interessi macroeconomici e il radicamento territoriale delle cosche mafiose. La serie fa collidere con una spaventosa suspense la traiettoria pulita del giudice, guidato da un primato assoluto concesso allo Stato di diritto e alla fede cristiana, alle vite dei giovani stiddari, una generazione criminale persa nei rioni del degrado che cerca nell’asfissia delle armi e del denaro facile una finzione di appartenenza rionale.

I dati della storia parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi interpretativi: la testimonianza di Livatino, solennemente beatificato dalla Chiesa nel 2021 come martire della giustizia e della fede, continua a parlare al presente per via della coerenza con cui seppe coniugare il rigore ermeneutico del codice penale a una profonda responsabilità civile verso la propria comunità. La miniserie mette a nudo l’onestà delle idee di un uomo che rifiutò i paternalismi di facciata e le scorte protettive per compiere quotidianamente il proprio dovere sulla strada statale 640, dove i sicari della mafia ne spezzarono la giovinezza prima del fischio finale, lasciando sul selciato un testamento etico che lo Stato ha il dovere civile di proteggere contro lo spopolamento della memoria storica.

Giuseppe De Domenico nel ruolo del beato e il poker di miti con Falcone e Borsellino

Il cast artistico schiera in trincea una parata d’élite dei più stimati professionisti del cinema italiano contemporaneo, pronti a prestare i propri soft skill interpretativi a un’opera di squadra eccezionale. Il ruolo protagonistico di Rosario Livatino è affidato al talento verace di Giuseppe De Domenico, affiancato sul leggio da Leonardo Maltese, dall’ironia amara di Nino Frassica, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta, Brenno Placido e Francesco Benigno. Il sound design emotivo della pellicola tocca il suo picco di massima suspense grazie alla ricostruzione storica dei laboratori del pool antimafia di Palermo: lo schermo ospiterà infatti l’onestà interpretativa di David Coco nei panni di Paolo Borsellino e di Beniamino Marcone nelle fiammeggianti vesti di Giovanni Falcone, con la straordinaria partecipazione stanziale del maestro Gaetano Aronica e dello stesso Michele Placido.

I monitor dei montaggi sono spenti e i master digitali pronti per essere sbloccati sotto i riflettori del red carpet della capitale. La direzione della Festa del Cinema di Roma comunica che i controlli logistici sulle sale dell’Auditorium Parco della Musica sono ultimati per assicurare un comfort funzionale e volumetrico perfetto alle famiglie, ai collezionisti di grande cinema e ai giovani under 30 della provincia. Questo fine settimana spegnete per qualche ora gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a riscoprire la storia d’Italia: il coraggio pulito di Rosario Livatino vi aspetta a braccia aperte per ricordarvi che finché la nostra terra saprà onorare il merito dei propri eroi e impugnare la legge per difendere la libertà dei cittadini, il domani della nostra nazione sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. Il primo ciak della memoria ha appena suonato, ed è un cammino meraviglioso che aspetta solo di essere visto.

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Claude e Milo Hauri incantano il Teatro Marrucino: il violoncello protagonista a Chieti

Il grande palcoscenico del Teatro Marrucino di Chieti si prepara ad accogliere uno degli eventi più raffinati ed emozionanti della Stagione Concertistica 2026. Domenica 27 settembre, alle ore 18:00, andrà in scena il concerto dell’originale e virtuoso duo di violoncelli composto dal celebre Maestro svizzero Claude Hauri e da suo figlio, il giovanissimo talento internazionale Milo Hauri (già applaudito nel tempio del Musikverein di Vienna). Un affascinante dialogo tra due generazioni di musicisti, pronti a esplorare insieme un programma ricchissimo che spazierà dalle sublimi melodie di Gioachino Rossini fino al diabolico ed estremo virtuosismo di Niccolò Paganini e Vittorio Monti. Enorme la soddisfazione del direttore artistico, il Maestro Giuliano Mazzoccante, che sottolinea l’importanza di portare in Abruzzo interpreti di così alto profilo in grado di esaltare tutte le infinite e calde sfumature del violoncello, in attesa del successivo imperdibile evento del 4 ottobre con il violinista Daniel Hope. Leggi il programma completo della serata e scopri come acquistare i biglietti in platea👇

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hauri - padre e figlio

Chieti – L’autunno abruzzese si apre all’insegna della grandissima musica classica internazionale, confermando ancora una volta il ruolo di assoluto prestigio e la centralità culturale ricoperta dal Teatro Marrucino nel panorama artistico del Centro Italia. L’antico e affascinante palcoscenico teatino si prepara infatti a ospitare un imperdibile, suggestivo e raffinato appuntamento inserito nel ricco cartellone della Stagione Concertistica 2026. Nel tardo pomeriggio di domenica 27 settembre, con inizio fissato per le ore 18.00, andrà in scena un concerto cameristico dalle caratteristiche umane e musicali assolutamente uniche: protagonista indiscusso dell’attesa serata sarà lo straordinario duo di violoncelli formato dal celebre Claude Hauri e dal suo altrettanto talentuoso figlio Milo Hauri. Un incontro generazionale che unisce l’esperienza decennale alla spinta innovativa dei giovani talenti, trasformando l’evento in una vera e propria festa della grande musica strumentale. La combinazione di due strumenti dal timbro così profondo, caldo, malinconico e vocalmente espressivo come i violoncelli promette di regalare agli appassionati spettatori presenti in sala un’esperienza acustica e sensoriale di rarissima bellezza, capace di esplorare a tutto tondo le infinite e complesse possibilità tecniche ed espressive di questo maestoso strumento ad arco.

Il duo padre e figlio: l’incontro generazionale sulle corde del violoncello

La caratura artistica dei due protagonisti della serata giustifica ampiamente la grande attesa creatasi in città attorno a questo evento musicale.
Da un lato troviamo Claude Hauri, un musicista e violoncellista di comprovata fama internazionale, ampiamente noto e apprezzato dai critici di tutto il continente europeo per la sua intensa, prolifica e instancabile attività solistica e cameristica. La sua lunga e brillante carriera lo vede costantemente collaborare con alcuni dei più importanti compositori contemporanei e calcare con successo i palcoscenici di tutto il mondo. Claude si distingue da sempre nel rigido panorama classico non solo per l’indubbio virtuosismo tecnico, ma anche per la sua grande predisposizione verso l’esplorazione di progetti multidisciplinari d’avanguardia e per l’assoluta e instancabile dedizione rivolta allo studio del repertorio contemporaneo.
Accanto a questa colonna portante della musica strumentale si esibirà il figlio Milo Hauri (talvolta noto e accreditato anche nell’ambiente musicale con il nome d’arte di Milo Ferrazzini). Nato nel 2000, e appartenente quindi a pieno titolo alla primissima schiera dei talenti del nuovo millennio, Milo è un giovane ma già affermato talento precoce. Ha iniziato il duro, lungo e rigoroso studio metodico del violoncello alla tenerissima età di soli quattro anni, bruciando le tappe in brevissimo tempo per poi affermarsi rapidamente come un brillantissimo e richiestissimo solista in alcune delle più prestigiose e inaccessibili sale internazionali del mondo. Basti pensare che, nonostante la giovane età, ha già avuto l’onore indescrivibile di suonare e farsi applaudire nel tempio sacro della musica classica mondiale, il leggendario Musikverein di Vienna, una sala da concerto che rappresenta il punto d’arrivo sognato da ogni musicista professionista del pianeta.

Un repertorio eclettico: da Gioachino Rossini alle virtù di Niccolò Paganini

Nel magico e suggestivo scenario del Teatro Marrucino di Chieti, padre e figlio uniranno magistralmente le loro straordinarie qualità e affinità artistiche per dare vita a un programma esecutivo raffinato, complesso e profondamente coinvolgente, accuratamente studiato per esaltare le doti virtuosistiche di entrambi.
Il ricco repertorio della serata spazierà agilmente e piacevolmente attraverso secoli di storia della musica colta, proponendo l’ascolto delle sublimi composizioni scritte da autori storici e contemporanei, tra cui spiccano le immortali opere di Friedrich August Kummer, brani originali dello stesso Milo Ferrazzini, le intuizioni di M. Steinauer e l’inconfondibile estro melodico del “cigno di Pesaro”, Gioachino Rossini. A completare il quadro musicale del concerto, non mancheranno le esecuzioni delle complesse partiture scritte da Justus Johann Friedrich Dotzauer, il funambolico e diabolico virtuosismo di Niccolò Paganini (sfida titanica per ogni suonatore d’arco), le romantiche melodie di Daniel van Goens, i brani di David Popper e, per concludere in bellezza, le celebri e trascinanti composizioni di Vittorio Monti. Questa vastissima e ricercata proposta musicale non solo metterà in risalto la tecnica sopraffina e l’assoluta precisione esecutiva del duo familiare svizzero-italiano, ma permetterà anche al pubblico in sala di percorrere un affascinante viaggio storico attraverso le diverse epoche e le molteplici scuole stilistiche che hanno segnato in maniera indelebile l’evoluzione e l’affermazione del violoncello come strumento solista d’eccellenza.

L’orgoglio del direttore Mazzoccante e la visione artistica del teatro

La direzione e la curatela della Stagione Concertistica 2026 del Teatro Marrucino si confermano ancora una volta di primissimo livello, puntando strategicamente su scelte coraggiose, originali e qualitativamente ineccepibili.
A esprimere il più vivo, sincero e tangibile entusiasmo per la riuscita organizzazione di questo prestigioso evento è direttamente l’attuale direttore artistico della struttura, il celebre e stimato Maestro Giuliano Mazzoccante, che nel corso della presentazione ufficiale del concerto ha voluto rilasciare un’importante dichiarazione d’intenti: «Siamo tutti quanti particolarmente fieri e sinceramente orgogliosi di poter ospitare all’interno del nostro splendido Teatro Marrucino un duo musicale così originale, affiatato e anagraficamente trasversale. Si tratta di una formazione artistica capace di unire magistralmente la profonda e sedimentata maturità interpretativa del maestro Claude Hauri alla freschezza tecnica, all’entusiasmo e al talento cristallino e travolgente del giovanissimo Milo. Questo concerto serale rappresenta senza alcun dubbio un momento di altissimo profilo culturale per tutta la nostra Stagione Concertistica cittadina, offrendo generosamente al nostro fedele pubblico un repertorio musicale di straordinaria e rarefatta bellezza, che saprà sicuramente valorizzare e far risaltare tutte le innumerevoli e infinite sfumature espressive, timbriche e dinamiche proprie del violoncello».

Informazioni utili, biglietti e la grande attesa per il prossimo appuntamento

L’appuntamento del 27 settembre rappresenta solo una delle tantissime, sfavillanti e prestigiose gemme preziose incastonate nel fitto e ricco programma della stagione chietina, che non accenna affatto a rallentare il suo ritmo incalzante. Gli amanti della musica classica possono infatti già segnare sul proprio calendario la data del prossimo, attesissimo appuntamento musicale, che è ufficialmente previsto per domenica 4 ottobre. Sempre alle ore 18.00 e sempre all’interno della cornice dorata del Teatro Marrucino di Chieti, andrà in scena l’attesa esibizione di livello mondiale del grandissimo e osannato Daniel Hope, che si esibirà affiancato al pianoforte dall’eccezionale talento femminile di Marie Sophie Hauzel in un memorabile concerto per violino e tastiera.
Tutti gli spettatori interessati a non perdersi l’esibizione dei violoncellisti Hauri e a vivere un fine settimana all’insegna della grandissima cultura musicale, possono procedere all’acquisto dei preziosi tagliandi comodamente online, collegandosi al popolare circuito telematico di www.ciaotickets.com, oppure recandosi di persona nei numerosissimi punti vendita e nelle ricevitorie autorizzate sul territorio. Per ricevere ulteriori, specifiche informazioni sui costi degli abbonamenti, sulle riduzioni previste per giovani e anziani, e per ottenere maggiori e dettagliati particolari su tutta la futura programmazione teatrale dell’autunno, il botteghino fisico del teatro resta aperto e a completa disposizione dell’utenza dal martedì alla domenica, con i seguenti e comodi orari di apertura al pubblico: dalle ore 10.00 della mattina alle ore 13.00, e nel turno pomeridiano dalle ore 17.00 fino alle ore 20.00 della sera. È inoltre possibile e consigliato contattare preventivamente la segreteria del botteghino chiamando il numero fisso 0871 330470, oppure inviando semplicemente un messaggio di posta elettronica all’indirizzo email ufficiale botteghino@teatromarrucino.eu per eventuali e tempestive prenotazioni a distanza.

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