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Premio Spoleto Art Festival Letteratura: il trionfo della cultura a Palazzo Mauri

La splendida, storica e suggestiva cornice settecentesca di Palazzo Mauri a Spoleto ha fatto da degno e meraviglioso teatro alla cerimonia di premiazione del prestigioso “Premio Spoleto Art Festival Letteratura”, uno degli eventi cardine e più attesi del Menotti Art Festival. Sotto la sapiente e instancabile guida organizzativa del presidente Luca Filipponi, l’evento ha radunato ben 42 editori e centinaia di esponenti della cultura nazionale. Nel corso della giornata sono stati assegnati riconoscimenti a decine di eccellenze italiane tra poeti, narratori e giornalisti: dal Premio alla carriera a Dashnim Hebibi, fino all’apprezzatissimo riconoscimento ad Angela Kosta per il commovente libro “Riabbracciando il sole”👇

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Premio Spoleto Art Festival Letteratura

Spoleto – La meravigliosa, storica e sempre affascinante città di Spoleto si è confermata ancora una volta, con enorme successo ed eleganza, come un vero e proprio, solido e inestimabile faro di luce intellettuale e artistica per l’intero panorama culturale e letterario della Penisola italiana. Nella suggestiva, piovosa ma sempre magica giornata di giovedì 26 settembre 2026, l’imponente e prestigiosissima cornice architettonica del settecentesco Palazzo Mauri ha infatti ospitato orgogliosamente, solennemente e ufficialmente l’attesissima cerimonia di consegna del Premio Spoleto Art Festival Letteratura. Questo riuscitissimo e prestigioso evento non rappresenta assolutamente e banalmente una semplice premiazione locale, ma si configura orgogliosamente come uno degli appuntamenti centrali, nevralgici e più attesi dell’intero e vastissimo cartellone del celebre Menotti Art Festival Spoleto. Una manifestazione di altissima caratura che ha saputo confermare e consolidare nel tempo la propria forte e radicata vocazione: quella di riuscire a riunire miracolosamente, armoniosamente e proficuamente mondi apparentemente distanti come la letteratura d’autore, la complessa editoria moderna, il giornalismo d’inchiesta, il cinema, il teatro, la sublime musica e le avanguardistiche arti visive. Il risultato finale è stato una giornata indimenticabile, capace di trasformare il formale e classico riconoscimento ai protagonisti della cultura in un molto più ampio, democratico e profondo momento di confronto, dibattito, crescita intellettuale e valorizzazione assoluta della creatività contemporanea nazionale e internazionale.

Il Menotti Art Festival: dialogo tra editoria e arti visive

Il Premio letterario, magistralmente curato nei minimi dettagli, non si è affatto configurato semplicemente e freddamente come una statica e noiosa cerimonia celebrativa per addetti ai lavori.
Al contrario, la kermesse spoletina si è imposta prepotentemente come una delle espressioni più vive, dinamiche e significative dell’intero e vastissimo progetto culturale alla base del Festival. È stata una piattaforma fisica e intellettuale formidabile, capace di mettere in contatto, far dialogare costruttivamente e far incontrare autori, grandi e piccoli editori, giornalisti, liberi artisti e instancabili operatori del settore della cultura. Alla ricchissima e partecipata manifestazione hanno infatti preso parte attivamente ben 42 importanti editori italiani, affiancati da numerosissimi, illustri e preparati esponenti dell’editoria e del panorama culturale del nostro Paese. A fare da splendido e ricercato sfondo alla cerimonia di premiazione ci hanno pensato due preziosi dettagli di enorme valore storico e artistico: lo speciale e rarissimo annullo filatelico realizzato ad hoc e concesso ufficialmente dalle Poste Italiane per celebrare l’occasione, e la bellissima, curata e ricca mostra d’arte intitolata Spoleto Meeting Art. Quest’ultima, curata con grande dedizione, occhio critico e passione da Paola Biadetti, ha fornito ulteriori ed eccellenti spunti visivi, sottolineando e rafforzando ancora di più l’intimo, profondo e inscindibile rapporto simbiotico e circolare che deve necessariamente esistere tra la produzione di grande cultura, la valorizzazione del territorio locale e la diffusione e promozione artistica a tutto tondo.

La squadra vincente e i protagonisti della macchina organizzativa

Dietro al perfetto, fluido e ineccepibile svolgimento di una complessa e affollata manifestazione di questa enorme portata, si cela inevitabilmente il lavoro instancabile, preziosissimo e oscuro di un team di grandi professionisti.
A guidare magistralmente, saldamente e instancabilmente l’intero, immenso progetto e la complessa macchina organizzativa è stato Luca Filipponi, l’attento e appassionato presidente in carica del Menotti Art Festival Spoleto. Nel corso del suo intervento, Filipponi ha voluto esprimere pubblicamente il proprio sincero, profondo e caloroso ringraziamento a tutti coloro che, con immensa fatica e dedizione, hanno contribuito attivamente e materialmente alla felice e perfetta realizzazione della complessa kermesse umbra. Un riconoscimento speciale, meritato e del tutto particolare è stato infatti orgogliosamente e giustamente rivolto alla direttrice della comunicazione Paola Biadetti; alla sapiente direttrice musicale Elena Sabatino; all’instancabile vicepresidente del Premio, l’autrice e giornalista Sabrina Morelli; e all’attenta presidente del Comitato scientifico, la dottoressa Maria Concetta Borgese, alla quale la direzione ha unanimemente e felicemente attribuito un ruolo dirimente, particolarmente attivo, essenziale e strategico nell’organizzazione logistica e nello sviluppo pratico di tutte le complesse attività culturali collaterali.

Tutti i tantissimi premiati e le prestigiose menzioni speciali

Nel corso della lunghissima, emozionante e applauditissima manifestazione, sono state solennemente e ufficialmente assegnate numerosissime, ambite e prestigiose onorificenze e targhe.
Questi importanti riconoscimenti sono stati rivolti a personalità di spicco e talenti provenienti da ambiti e settori molto differenti della cultura, dell’informazione e dell’arte contemporanea. La grandissima e voluta varietà delle categorie premiate ha confermato limpidamente e felicemente la forte, orgogliosa e marcata natura interdisciplinare del Premio. Hanno trovato infatti un grandissimo e meritato spazio d’onore e visibilità la poesia (sia quella edita che le sperimentazioni inedite), la narrativa contemporanea, il giornalismo d’assalto, la comunicazione, il cinema indipendente, la fotografia d’autore, il teatro e, non da ultimo, il lodevole e concreto impegno sociale. Tra la lunghissima e prestigiosa lista dei premiati figurano: Teresa Acquaviva, Cesar P. Balan, Fabio Bavetta, Morena Bellanca, Maria Concetta Borgese, Alfonso Bottone, Martina Bruno, Floria Bufano, Alessandro Calonaci, Antonella Calorini, Ilary Cerullo, Mattia Cianfroni, Rocco Cosentino, Gian Luca Costanzi, Giuseppe Costigliola, Roberto Croce, Antonella D’Arrezzo, Dashnim Hebibi, Rosanna Della Valle, Alessio Dentici, Evelyn Di Biase, Michela Diamanti, Giuliana Donzello, Saverio Ferrara, Lucia Gaetani, Ernesto Giancotti, Mauro Gianni, Giuseppe Giocaliero, Giuseppina Giudice, Stefano Gori, Gino Iorio, Angela Kosta, Gianni Lattanzio, Roberto Lorusso, Lorenzo Ludi, Maurizio Maglio, Mariangela Mandia, Pasquale Marasco, Domenico Mari, Emanuela Mari, Md Mahbubur Rahman, Salvatore Minieri, Sabrina Morelli, Anna Mossuto, Susanna Musetti, Alessandro Nardelli, Rita Neri, Pietro Paolo Orlandi, Cinzia Panuccio, Duilio Papi, Monica Pasero, Giulia Perroni, Francesco Petrillo, Anna Maria Petrova, Sonia Planamente, Vincenzo Policreti, Patrizia Riello Pera, Tasha Rodrigues, Elisabetta Serafini, Silver Mele, Paola Sonnino, Anna Maria Stefanini, Sun Xiaoping, Giuseppe Tecce, Roberta Testaguzza, Gianfrancesco Timpano, Tommaso Tuccillo, Maria Ventre, Lucia Zappulla, Rosaria Zizzo e Francesca Ghezzani.

Da Angela Kosta all’omaggio commosso a Sandro Costanzi

All’interno di questo vastissimo, ricco e frastagliato panorama di eccellenze intellettuali italiane, alcune specifiche premiazioni hanno saputo rubare letteralmente il cuore, l’attenzione e l’applauso della gremita platea.
Tra gli ambitissimi e speciali riconoscimenti di nicchia figura certamente, e con grande e meritato orgoglio, quello conferito formalmente e solennemente ad Angela Kosta per la stesura del delicatissimo volume “Riabbracciando il sole”, opera di grande impatto emotivo felicemente inserita nel percorso letterario della manifestazione. Il libro affronta coraggiosamente, intimamente e con enorme garbo letterario e poetico tematiche pesanti e fondamentali legate indissolubilmente alla memoria familiare, all’elaborazione della perdita, all’essenza della maternità, al dramma sociale della migrazione, alla sofferenza fisica e alla rinascita spirituale. Un prestigiosissimo e doveroso riconoscimento formale all’intera carriera è stato saggiamente e solennemente assegnato all’esperto scrittore e stimato giornalista Dashnim Hebibi, mentre la talentuosa Francesca Ghezzani ha brillantemente ritirato il Premio speciale per l’innovazione, la sperimentazione e la comunicazione giornalistica di qualità. Il fitto programma della cerimonia ha inoltre fortemente e intelligentemente valorizzato il rapporto viscerale tra letteratura e puro spettacolo teatrale, grazie alle affascinanti e coinvolgenti performance artistiche curate con perizia scenica da Alessandro Calonaci ed Emanuela Mari. Nel felicissimo e trionfale contesto della manifestazione umbra, un lungo, profondo e commosso momento di raccoglimento e di sacro ricordo è stato infine doverosamente riservato a due figure importantissime, centrali e indimenticabili per la cultura: il fine critico letterario Sandro Costanzi e l’instancabile giornalista, organizzatrice ed ex responsabile dell’Ufficio Stampa Lisa Bernardini, il cui enorme e preziosissimo contributo storico, professionale e umano offerto alla comunicazione e alla promozione dell’iniziativa resterà perennemente, indelebilmente e scolpito nella memoria collettiva del Festival.

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Arte e intelligenza artificiale a Salerno: due mostre evento allo SMAC Fashion Atelier

La grande arte contemporanea e le nuove e pionieristiche frontiere dell’Intelligenza Artificiale si fondono magicamente in un evento imperdibile! A ottobre 2026, il prestigioso SMAC Fashion Atelier di Salerno ospiterà due straordinarie mostre curate da Anna De Rosa. Si parte il 6 ottobre con “Donne insubordinate”, una potente celebrazione pittorica dell’indipendenza e dell’emancipazione femminile, per poi proseguire il 20 ottobre con l’innovativa mostra “AI INDOVINA DOVE SONO”, un affascinante e spiazzante cortocircuito visivo in cui il pubblico sarà chiamato a distinguere l’opera d’arte reale dalle fotografie generate dai moderni algoritmi digitali👇

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Arte e Intelligenza Artificiale

Salerno – L’imminente e affascinante autunno culturale campano si appresta a vivere, con grande entusiasmo e curiosità da parte del pubblico e degli addetti ai lavori, una stagione densissima e assolutamente imperdibile, accendendosi prepotentemente sotto il moderno e rivoluzionario segno dell’innovazione visiva digitale e della più alta e raffinata espressione artistica contemporanea. L’elegante e prestigioso SMAC Fashion Atelier, fondato, pensato e guidato con estrema e lungimirante visione imprenditoriale da Pasquale Salsano (situato nel cuore della città, in Corso Garibaldi 235), si conferma ancora una volta come un inarrestabile, vitale e dinamico polo creativo d’eccellenza per l’intero territorio provinciale e regionale. Proprio all’interno di questi ampi, suggestivi e curatissimi spazi espositivi, prenderà infatti ufficialmente e solennemente il via, durante l’intero e vivace mese di ottobre 2026, un doppio e straordinario appuntamento culturale e artistico. Il lodevole e complesso progetto espositivo, ideato, strutturato e sapientemente curato in ogni suo minimo dettaglio dalla nota artista e curatrice campana Anna De Rosa, promette di regalare ai numerosi visitatori e appassionati d’arte un profondo, intenso e stimolante viaggio sensoriale che oscillerà magicamente e continuamente tra la forte consapevolezza del mondo femminile e l’avanguardia più estrema della tecnologia digitale.

Il parterre di artiste e la forza delle “Donne insubordinate”

Il ricco e articolato progetto salernitano, che si articolerà e si svilupperà fluidamente nel corso di due pomeriggi unici, densi di meravigliose suggestioni visive, intricati enigmi percettivi e inaspettati colpi di scena, vedrà la preziosa e corale partecipazione di un eccezionale e talentuoso parterre di artiste fortemente legate e radicate al territorio di appartenenza.
Tra le grandi protagoniste pronte a esporre ed emozionare con il proprio inestimabile estro creativo figurano Anna De Rosa, Marilina De Carolis, Licia di Gennaro, Jole Mustaro, Lina De Santis, Genny La Rocca e Giovanna Rispoli. L’intera operazione culturale, inoltre, sarà ulteriormente e magistralmente impreziosita e arricchita dall’attiva, costante e brillante partecipazione accademica della stimata ricercatrice e curatrice d’arte Belinda Villanova. L’inaugurazione ufficiale del primissimo e attesissimo evento è fissata in calendario per martedì 6 ottobre 2026 (a partire dalle ore 18:00), con l’apertura al pubblico della potentissima mostra intitolata “Donne insubordinate”. Questo primissimo appuntamento autunnale si propone il nobile, fiero e coraggioso obiettivo di celebrare solennemente il vasto, complesso e affascinante universo femminile nella sua declinazione più autentica, pura, ruvida e senza compromessi. L’esposizione offrirà ai visitatori una rigorosa e attenta selezione di quadri intensi, visivamente d’impatto e profondamente esplicativi, capaci di raccontare minuziosamente, attraverso vigorose e accese pennellate di colore, la sconvolgente bellezza, la preziosa autonomia e l’infinita complessità psicologica di donne ormai totalmente risolte, interiormente forti e orgogliosamente coscienti del proprio ruolo nel mondo moderno.

L’insubordinazione come forma suprema di libertà assoluta

All’interno di questo particolarissimo e suggestivo percorso pittorico, abilmente moderato durante l’inaugurazione dall’esperta Maria Elena Pettisani, il temuto concetto di “insubordinazione” sociale non viene assolutamente e banalmente inteso come sterile e infantile ribellione giovanile, bensì viene elevato a sinonimo puro e altissimo di assoluta, sacrosanta e inalienabile libertà intellettuale.
Le bellissime e colorate tele esposte (che resteranno visionabili tutti i giorni, previa prenotazione telefonica, fino al successivo 17 ottobre) sono letteralmente e magicamente animate da sguardi profondi, fieri, intensi e penetranti. Sono i volti dipinti di donne moderne e antiche che non cercano più, in alcun modo e in nessuna forma, la stanca e paternalistica approvazione della società maschilista o del pubblico giudicante, ma che, al contrario, affermano e gridano con fierezza la propria radicata, fondamentale e indiscutibile presenza all’interno del palcoscenico del mondo contemporaneo. “Lo SMAC è un luogo vivo, denso di pura e contagiosa bellezza, mi piace spesso e volentieri definirlo come un vero e proprio incubatore fisico e sociale in cui l’arte dialoga costantemente, rumorosamente e proficuamente con il nostro caotico presente”, ha voluto giustamente e orgogliosamente sottolineare il fondatore e padrone di casa Pasquale Salsano, accogliendo a braccia aperte le opere delle artiste campane.

Il cortocircuito tra reale e virtuale con “AI indovina dove sono”

Il secondo, affascinante e attesissimo incontro autunnale, programmato sapientemente per martedì 20 ottobre 2026 (sempre a partire dalle ore 18:00), segnerà invece in maniera netta, chirurgica e inequivocabile il labile, misterioso e sottilissimo confine filosofico che separa il mondo fisico reale dall’universo immateriale virtuale.
Si apriranno infatti le porte dell’innovativa mostra nata dall’omonimo, discusso e fortunato evento concettuale “AI INDOVINA DOVE SONO”. In questo secondo percorso espositivo, il visitatore non sarà più un semplice, passivo e distaccato fruitore di opere d’arte tradizionali, ma verrà calato all’interno di un affascinante, destabilizzante e meraviglioso cortocircuito visivo, trovandosi spiazzato davanti a un doppio binario narrativo: da una parte della sala troverà esposte delle misteriose fotografie elaborate artificialmente attraverso l’uso di complessi algoritmi di Intelligenza Artificiale (AI), mentre dall’altra parte si troverà di fronte alla vera, tangibile e concreta opera d’arte fisica reale, misteriosamente nascosta e presente all’interno dello scatto fotografico digitale stesso. Un incredibile, stimolante e pionieristico gioco ludico, interattivo e profondamente concettuale che sfida apertamente, ironicamente e scientificamente l’abitudinaria percezione ottica del pubblico, invitato letteralmente, attivamente e fisicamente a “indovinare” la genesi e la reale collocazione della creazione artistica. “Con questi due appuntamenti ravvicinati andiamo a unire saldamente e magicamente la pittura di forte impatto tradizionale alle nuovissime, misteriose e inesplorate frontiere tecnologiche dell’intelligenza artificiale, celebrando senza riserve l’estro infinito di sette straordinarie artiste. Ma non sveliamo tutte le sorprese… vi aspettiamo in Atelier!”, ha concluso sorridendo la curatrice Anna De Rosa. Anche questa seconda mostra resterà visionabile e godibile tutti i giorni, su prenotazione, fino alla fine del mese (31 ottobre).

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Proximity alla Fondazione D’ARC: l’artista Radenko Milak reinterpreta Roma tra cinema e Dante

Dal 18 ottobre 2026, la Fondazione D’ARC di Roma si prepara ad ospitare un evento culturale imperdibile: “Proximity”, la primissima mostra personale italiana del geniale artista bosniaco Radenko Milak (già acclamato protagonista alla Biennale di Venezia). Attraverso la sua celebre e inconfondibile tecnica dell’acquerello rigorosamente in bianco e nero, l’artista destruttura e reinterpreta magistralmente l’immaginario della Città Eterna. In un affascinante cortocircuito visivo ed emozionale, i miti di Cinecittà dialogano con la cultura popolare e la strada, fino ad arrivare a un maestoso e imponente omaggio pittorico ispirato alla Divina Commedia di Dante Alighieri👇

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5_ Radenko Milak, Roma Città Aperta, 2026_ Courtesy of Piero Atchugarry Gallery and the Artist. Photo by Vaso Milak

Roma – Il fascino immortale, caotico, stratificato e profondamente cinematografico della Città Eterna si appresta a essere magistralmente destrutturato, analizzato e riproposto al grande pubblico attraverso lo sguardo analitico, disincantato e formidabile di uno dei più interessanti e quotati talenti dell’arte contemporanea internazionale. A partire dal prossimo 18 ottobre 2026, e fino al 31 gennaio 2027, i suggestivi, ampi e prestigiosi spazi espositivi della Fondazione D’ARC (situati nel cuore pulsante di Roma, in Via dei Cluniacensi) avranno infatti l’immenso onore di ospitare e inaugurare ufficialmente “Proximity”. Si tratta, a tutti gli effetti, della primissima e attesissima mostra personale italiana interamente dedicata e consacrata al genio creativo di Radenko Milak, talentuoso e profondo artista originario della Bosnia-Erzegovina, già celebre a livello mondiale per aver brillantemente e orgogliosamente rappresentato la propria nazione di origine durante la prestigiosa 57esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia. Sotto l’attenta, sapiente e rigorosa curatela di Giuliana Benassi, l’intero e vasto percorso espositivo romano promette di trasformarsi in una vera e propria e totalizzante esperienza visiva e sensoriale: un gigantesco e frammentato archivio della memoria collettiva in cui l’inconfondibile immaginario cinematografico del Novecento finisce inevitabilmente per fondersi, scontrarsi e dialogare con la spigolosa e genuina cultura popolare della strada, passando persino per le celestiali e infernali allegorie della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Il bianco e nero che immortala la fragile memoria collettiva

L’affascinante, lungo e complesso percorso di genesi creativa che ha portato fisicamente alla realizzazione e all’allestimento di questa importante mostra nasce e trae vitale linfa direttamente dalle strade, dai vicoli e dai monumenti della Capitale.
Le opere esposte, infatti, sono il meraviglioso e tangibile frutto artistico di un intenso e proficuo periodo di residenza culturale che lo stesso Radenko Milak ha trascorso fisicamente a Roma nel corso dei primi mesi del 2026. Durante queste frenetiche settimane di esplorazione urbana, l’artista bosniaco ha metodicamente, curiosamente e instancabilmente attraversato i luoghi simbolo della città, gli scorci più nascosti e le periferie, non per cercare di immortalare banalmente le classiche immagini da cartolina più riconoscibili e inflazionate, ma per rintracciarne ossessivamente le tracce invisibili, le pesanti stratificazioni architettoniche e le infinite contraddizioni sociali, raccogliendo così un prezioso database di riferimenti visivi destinati poi a diventare la materia prima e tangibile della sua personalissima pittura. Il meccanismo estetico e concettuale, che da sempre caratterizza profondamente l’intera pratica artistica di Milak, parte quasi sempre dalla rielaborazione di vecchie fotografie d’archivio, iconici fotogrammi cinematografici sfocati o celebri immagini provenienti dalla caotica stampa e dalla comunicazione di massa. L’artista si appropria di queste immagini, le sottrae violentemente al loro originario e rassicurante contesto storico per poi rimetterle drammaticamente in circolazione attraverso la sublime e delicatissima tecnica dell’acquerello rigorosamente in bianco e nero. Questa precisa scelta estetica rappresenta la vera e propria cifra stilistica e distintiva del suo lavoro: privata dell’informazione del colore, l’immagine perde immediatamente gran parte della sua banale e fredda immediatezza documentaria per assumere i contorni sfumati e malinconici del frammento, del ricordo sbiadito, trasformandosi in un reperto prezioso che appartiene contemporaneamente alla grande Storia dell’umanità e alla fragile memoria collettiva del singolo individuo.

Cinecittà, strada e tensioni visive: l’essenza di Proximity

L’indagine artistica e sociologica condotta da Milak nella Capitale italiana non poteva ovviamente prescindere dall’esplorazione attenta e devota dei mitici, immensi e storici studi televisivi e cinematografici di Cinecittà.
È proprio in questa leggendaria fabbrica dei sogni che l’artista ha potuto toccare con mano quella straordinaria e potente capacità, tutta squisitamente cinematografica, di riuscire a trasformare abilmente un luogo fisico e reale in una magica immagine fittizia, in un racconto epico e in una memoria indelebile globale. Questa particolare, morbosa e inossidabile identità cinematografica di Roma ha contribuito enormemente e storicamente a costruirne l’affascinante immaginario turistico e culturale nel resto del mondo. All’interno del percorso espositivo di “Proximity”, le immagini provenienti dal magico mondo del cinema, le icone della musica contemporanea, i feticci della comunicazione di massa e i banali souvenir romani per turisti finiscono per convivere, mescolarsi e accavallarsi all’interno della medesima sala espositiva senza dover necessariamente seguire un rigido ordine cronologico o una noiosa gerarchia accademica e prestabilita. È esattamente ed esclusivamente la loro estrema vicinanza fisica, il loro trovarsi improvvisamente, spiazzantemente e quasi casualmente una posta accanto all’altra, a generare nella mente dello spettatore nuove e imprevedibili associazioni di idee. È proprio all’interno di questa forte ed elettrica tensione visiva ed emotiva che si colloca e si giustifica perfettamente il titolo stesso della mostra, “Proximity” (Prossimità). Come singoli fotogrammi spezzati di una lunga e folle sequenza cinematografica, l’accostamento apparentemente irrazionale delle opere pittoriche attiva inedite sinapsi cerebrali e affascinanti cortocircuiti narrativi che interrogano severamente lo scorrere del tempo.

L’omaggio a Dante Alighieri: l’opera Umbra ante memoriam

Oltre al forte e viscerale legame con il cinema italiano e con le moderne dinamiche sociali di strada, il profondo viaggio intellettuale e artistico romano di Milak si spinge ancora più in profondità, fino ad arrivare a sfiorare e omaggiare solennemente uno dei testi letterari e poetici fondativi dell’intero immaginario culturale italiano e mondiale: la Divina Commedia.
Proprio dal monumentale ed eterno capolavoro di Dante Alighieri prende fisicamente e concettualmente forma Umbra ante memoriam, un’imponente, ambiziosa e complessa opera pittorica inedita che costituisce senza dubbio il vero perno e il fulcro dell’intera mostra romana. Per la realizzazione di questo colossale lavoro, Radenko Milak ha deciso di assumere coraggiosamente l’intricata e rigorosa struttura tripartita tipicamente dantesca (Inferno, Purgatorio, Paradiso) come solido punto di partenza strutturale per poter lavorare e sperimentare, attraverso il proprio delicatissimo e malinconico linguaggio pittorico in bianco e nero, sul mistico, doloroso e affascinante passaggio dal buio dell’ignoranza alla luce della salvezza, trasformando l’opera in una sorta di grande e miracolosa apparizione visiva capace di incantare. Roma, la poetica di Dante, il cinema felliniano, la cultura popolare e i frammenti della storia contemporanea cessano definitivamente di appartenere a universi culturali separati, lontani e incomunicabili, diventando magicamente ed esteticamente le parti complementari e indivisibili di uno stesso e maestoso montaggio artistico. Un affascinante e misterioso atlante visivo contemporaneo nel quale l’artista continua instancabilmente a interrogarsi sul modo in cui le immagini e i ricordi sopravvivono faticosamente al proprio tempo, continuando testardamente a manipolare e costruire la nostra precaria percezione del passato storico.

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La rivoluzione delle scritture emarginate rompe l’asfissia dei salotti d’élite: a Roma debutta il festival “Letterature senza esercito” e nasce una nuova casa editrice

Le scritture irregolari e i poeti senza censura salgono in trincea a Roma contro l’asfissia dei mercati di plastica e il tomorrow della letteratura indipendente celebra un festival da record assoluto di emozioni dello Stato! Dal 3 ottobre al 21 novembre 2026, l’Università Sapienza e altre 15 location capitoline ospitano “Letterature senza esercito – Festival Eco Letterario Diffuso”, l’imponente rassegna gratuita di 50 giorni ideata da Elisa Zumpano (Centro Connessioni) e condiretta da Luca Garraffo (Mondoscrittura) in asse con Zètema. Un viaggio specchio iper-emotivo nei monitor dei lettori che fa collidere 73 ospiti d’élite — tra cui i mostri sacri Dario Voltolini, Marco Cassini e Sandro Bonvissuto — allo sblocco di “Connessioni Editore”, la nuova casa editrice d’avanguardia che lancia i libri di Filippo Golia e Nicola Argenti. Un comfort funzionale perfetto per ventenni under 30 e famiglie per sconfiggere l’isolamento da smartphone, con gran finale per il Premio Inchiostro. Scoprite la mail e il cellulare dell’ufficio stampa nel nostro articolo! 👇

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Locandina evento Roma

Roma – Un’ondata di prorompente fermento intellettuale, fiera passione civile e assoluta onestà espressiva si propaga dalle aule della massima saggistica universitaria per invadere i quartieri storici della Capitale, trasformando i perimetri urbani in un’autentica officina di pensiero nudo, risorsa terapeutica ed edicola di legalità artistica. Le narrazioni indipendenti e le voci della poesia, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione editoriale di plastica e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare i soft skill dell’io e le fragilità biologiche della coscienza, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dei consumi liquidi. Da sabato 3 ottobre a sabato 21 novembre 2026, lo sfolgorante scenario di Roma terrà a battesimo il solenne fischio d’inizio e il ruolino di marcia di “Letterature senza esercito – Festival Eco Letterario Diffuso”, una monumentale maratona culturale interamente consacrata alle scritture non egemoni.

La sfolgorante manifestazione d’area vasta, che si articolerà capillarmente lungo ben 50 giorni di programmazione con 26 giornate di eventi, 30 appuntamenti mirati e un parterre d’élite di 73 ospiti transnazionali, è orchestrata con assoluto rigore filologico dalle maestranze di APS Mondoscrittura attraverso il Centro Culturale Connessioni. Il brivido del festival è stato ideato dalla direttrice Elisa Zumpano, affiancata nella condirezione artistica con spavaldo ottimismo dal presidente di Mondoscrittura, Luca Garraffo. Il progetto, promosso da Roma Capitale, blinda una posizione di assoluto merito in quanto vincitore dell’Avviso Pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l’Amministrazione Capitolina, operando in totale trasparenza in fitta joint venture strategica con l’équipe di Zètema Progetto Cultura, taccuino alla mano e passioni calde.

Dalla Sala degli Affreschi della Sapienza al saggio del professor Paolo Canettieri

Il fischio d’inizio del festival si compirà ufficialmente nella mattinata di sabato 3 ottobre 2026 alle ore 11:00 nella solenne ed accogliente cornice della Sala degli Affreschi della Facoltà di Ingegneria dell’Università Sapienza (Via Eudossiana 18), un plesso monumentale dello Stato sito a pochi passi dal rione di San Pietro in Vincoli. L’inaugurazione si aprirà dinanzi alla cittadinanza, agli studenti under 30 e ai media con i saluti istituzionali del consigliere capitolino Dario Nanni, presidente della Commissione Speciale Giubileo 2025. Il nome stesso scelto dalla cabina di regia costituisce un affascinante visual anchor concettuale: riprende infatti l’espressione scientifica coniata dal filologo e professor **Paolo Canettieri** all’interno del saggio “Lingue e letterature senza esercito. Manifesto per un insegnamento di letterature regionali romanze alla Sapienza”, un comfort funzionale perfetto contro l’isolamento culturale.

I dati del monitoraggio territoriale parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi o ipocrisie interpretative: tutti gli appuntamenti, i seminari accademici e i laboratori del festival sono stati sbloccati ad ingresso completamente libero e gratuito per la cittadinanza, garantendo risposte flessibili contro lo spopolamento culturale delle aree interne e delle periferie urbane. L’ordito del palinsesto farà squadra occupando stanzialmente ben 15 luoghi e rioni della Capitale — tra cui l’antico e protetto perimetro della Biblioteca Angelica e lo spazio studentesco del Chiosco Letterario della Sapienza —, facendo collidere generi differenti che spaziano dal noir meccatronico all’horror, dal giallo classico alla fantascienza distopica, fino alle preziose cattedre consacrate alle scritture migranti e transculturali, scacciando il torpore e le nevrosi causate dagli schermi digitali.

Lo sblocco di Connessioni Editore e i primi contratti d’autunno con Filippo Golia

Durante il gran galà d’apertura del 3 ottobre verrà annunciata sui monitor dell’editoria dello Stato la nascita ufficiale di Connessioni Editore, una nuovissima casa editrice nata per fare cerchio attorno all’onestà delle idee e sostenere le tappe della rassegna. Il catalogo rifiuta radicalmente i Criteri delle categorie commerciali tradizionali per dedicarsi alla saggistica narrativa, alla lirica e alle cosiddette “scritture irregolari”, quelle tute blu della parola che faticano a trovare posto nelle scuderie industriali di plastica. Il ruolino di marcia delle pubblicazioni e dei contratti tipografici blinda una parata fitta di scadenze autunnali andate già in anteprima nei database dei collezionisti della rete:

  • Ottobre 2026: Debuttano nei digital store i volumi “Senza mai darsi pace. Vita e poesia di Assunta Finiguerra” firmato dal giornalista Filippo Golia e lo shock narrativo “Ingannevole più di ogni altra cosa” di Nicola Argenti.
  • Novembre 2026: Vengono elargiti alle stampe i romanzi “Dodici chicchi d’uva” della scrittrice Elisabetta Spanu e la fitta inchiesta “La notte di Chernivtsi” curata dall’onestà intellettuale di Serena Uccello.
  • Dicembre 2026: Sigilla l’inverno l’uscita stanziale del libro “Agnese alla finestra” di Silvia Lenzini, un’opera d’avanguardia priva di filtri protettivi.

La Rassegna Pallacorda e la parata d’élite con Marco Cassini e Dario Voltolini

Il cuore pulsante e crescendo di massima suspense della manifestazione si materializzerà nella Rassegna Pallacorda, un laboratorio di idee e un porto sicuro in cui scrittori, poeti, editori indipendenti e operatori culturali si confronteranno senza maschere commerciali in appuntamenti teorici e partecipativi. Il network vedrà fare squadra sul leggio mostri sacri e giovani talenti del calibro di Marco Cassini (fondatore di minimum fax e SUR), Dario Voltolini, Sandro Bonvissuto, Luca Ricci, Gilda Policastro e Dario Pontuale, affiancati da Angelo Angelastro, Mariana Branca, Alessio Caliandro, Emanuela Cocco, Pier Paolo Di Mino, Luciano Funetta, Elisabetta Mirarchi, Giovanna Repetto e Maria Teresa Rovitto. Si combatte così in modo flessibile l’isolamento sociale, riabilitando il valore biologico del libro all’interno di una dimensione collettiva attenta all’inclusione sociale e alla sostenibilità ambientale.

L’imponente opera di squadra è realizzata grazie all’alleanza contrattuale di una fitta rete di partner dello Stato, tra cui le associazioni Inchiostro, Scrivere di Notte, il Comitato Nazionale per la Buona Lettura, l’Associazione Calabresi Capitolini e il gruppo Bokononisti. L’atto conclusivo e picco emotivo si compirà sabato 21 novembre alla Sapienza con i verbali e la cerimonia di premiazione del **Premio Inchiostro**, conferito alle personalità del merito culturale della penisola. La direzione logistica della Dott.ssa Francesca Ghezzani comunica che i canali informativi sono attivi al recapito mobile 0039 3479604878 o via mail a ufficiostampa@francescaghezzani.it. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate in via Eudossiana: le parole libere di “Letterature senza esercito” vi aspettano a braccia aperte per ricordarvi che finché l’umanità saprà dare voce agli irregolari per difendere la libertà del pensiero, il domani dell’Italia sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano.

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