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Lifestyle

“TRA FANTASMI ROSA E IRONIA: NASCE ‘INVESTIGAZIONI TILDA & C.’, IL NUOVO GIALLO SOPRANNATURALE MADE IN TORINO”

Una detective dal colore dei sogni e un fantasma arrogante svelano i segreti di Torino. “Investigazioni Tilda & C.” è il giallo che fa ridere, tremare e credere all’impossibile

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Manuela Chiarottino 212 x 320

Redazione-  Al Salone Internazionale del Libro di Torino ha preso vita una novità che strapperà i lettori dal classico mistero per catapultarli in un’avventura dove il soprannaturale si mescola con l’ironia più tagliente. Manuela Chiarottino, prolifica autrice piemontese, ha presentato ufficialmente la sua ultima opera, “Investigazioni Tilda & C. (Edizioni Effetto), un giallo brillante che ha già suscitato curiosità per il suo mix insolito di detective tradizionale, fantasma “in‑pensione” e una protagonista dal look impossibile: Tilda, i cui capelli rosa sono solo la punta dell’iceberg di una determinazione a diventare una vera investigatrice.

Il romanzo prende avvio quando il socio di Tilda, un maschilista convinto di essere l’unico indispensabile, la caccia dall’agenzia. La giovane detective, però, trova un rifugio in un vecchio ufficio nel cuore di Torino, un luogo che sembra fermarsi nel tempo, custode di fascino, segreti e, soprattutto, di Ace, un leggendario detective del passato intrappolato tra le pareti come un fantasma. Arrogante, ironico e poco propenso a lasciar spazio a chiunque, Ace diventa il partner più improbabile e divertente che la nostra eroina potesse immaginare.

Da qui nasce una serie di battibecchi, indagini stravaganti e colpi di scena che partono da un furto apparentemente insignificante per sfociare in una morte archiviata troppo in fretta. Tra suspense e leggerezza, Chiarottino costruisce un intreccio capace di tenere il lettore con il fiato sospeso, mentre la città di Torino, sospesa tra realtà e magia, diventa un vero personaggio: elegante, misteriosa e ricca di angoli dove il fantastico si cela dietro ogni porta.

«Ogni tanto mi piace cambiare genere e questa volta volevo raccontare una storia diversa, ambientata a Torino, tra misteri, ironia e un pizzico di soprannaturale», commenta l’autrice. «Non sono una giallista ‘pura’: questo è un giallo divertente, leggero ma con una trama che tiene il filo dell’indagine, e con una coppia di investigatori decisamente fuori dagli schemi».

Manuela Chiarottino nasce e vive in provincia di Torino; vincitrice del concorso Verbania for Women 2019 e del Premio nazionale di letteratura per l’infanzia Fondazione Marazza 2019, la scrittrice ha costruito una carriera ricca di titoli che spaziano dal rosa al fantasy, passando per la narrativa per ragazzi e gli adulti. Tra le sue pubblicazioni spiccano “Bea la gatta investigatrice” (2025) e “Decency – Un amore proibito” (2024).

“Investigazioni Tilda & C.” è ora disponibile nelle librerie nazionali e online, pronta a conquistare chiunque desideri un giallo capace di far ridere, spaventare e, soprattutto, far credere che anche i fantasmi possono avere dei partner di squadra.

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LUCE, COLORE E MOVIMENTO: LA SALA BELVEDERE DI NAPOLI OSPITA “ALBERTO BIASI E ALTRE VISIONI DELLE SUPERFICI”

“Luce, colore e movimento invadono la Sala Belvedere: Alberto Biasi dialoga con Hsiao, Rotta Loria e Tornquist in una mostra che trasforma la percezione visiva in esperienza.”

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60 Hsiao Foto via Il Cigno Edizioni

Redazione-  Dal 28 maggio al 1 agosto la maestosa Sala Belvedere del Palazzo Reale di Napoli si trasformerà in un laboratorio di percezione visiva. Curata da Giovanni Granzotto, la mostra “Alberto Biasi e altre visioni delle superfici: Hsiao – Rotta Loria – Tornquist” mette in dialogo l’artista pionieristico della kinetica italiana con tre voci internazionali della ricerca percettiva contemporanea.

Al centro dell’esposizione è la produzione di Alberto Biasi, figura di spicco dell’Arte Cinetica e Programmata del Novecento, le cui opere decorano collezioni del Centre Pompidou, del MoMA, dell’Ermitage, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e di Ca’ Pesaro a Venezia. Un corpus di 35 opere ripercorre i momenti più significativi della sua carriera, con particolare rilievo per due installazioni ambientali – Proiezione di luci e ombre n. 2 e Light prism – presentate per la prima volta all’Ara Pacis nel 2021. Queste creazioni, basate su luce, movimento e interazione, trasformano lo spettatore in co‑autore dell’esperienza visiva.

Accanto a Biasi, la mostra ospita una selezione di cinque opere per ciascuno dei tre artisti invitati: Gilbert Hsiao, Claudio Rotta Loria e Jorrit Tornquist. Pur divergenze di linguaggio, tutti condividono una ricerca comune sul rapporto tra superficie, colore e percezione retinica. Le loro opere a parete, attente al mutare del punto di vista, generano effetti cangianti e instabili, confermando la superficie non più come elemento statico ma come campo dinamico di scambio tra opera e osservatore.

«Accolgo questo progetto con entusiasmo», ha dichiarato la neo Direttrice del Palazzo Reale, Prof.ssa Alessandra Necci. «Scegliere la Sala Belvedere, simbolo della storia napoletana, per ospitare queste sperimentazioni percettive crea un dialogo unico tra passato e avanguardia, tra le architetture monumentali del nostro palazzo e le visioni cinetiche di Biasi e dei suoi co‑autori.»

La mostra è promossa dal Palazzo Reale di Napoli e dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, ed è organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con lo Studio d’Arte GR. Il progetto è sostenuto dal Gruppo Euromobil e beneficia del contributo di Orler TV e Petrone Oleodinamica.

L’inaugurazione avrà luogo il 26 maggio alle ore 18:00, seguita da una visita guidata per la stampa e gli ospiti. La mostra sarà aperta tutti i giorni, tranne il mercoledì, dalle 9:00 alle 19:00 (ultimo ingresso alle 18:00). Il biglietto d’ingresso, comprensivo dell’accesso al Palazzo Reale, costa € 18,00 (con agevolazioni e gratuità previste dalla legge). I biglietti sono acquistabili presso la biglietteria del palazzo, tramite l’app ufficiale o al portale Musei Italiani.

Per ulteriori dettagli contattare lo Studio d’Arte GR (info@studioartegr.com) o Il Cigno Arte (info@ilcigno.org) e consultare il sito ufficiale https://palazzorealedinapoli.org/.

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L’AZZURRO DEL MARE ABBRACCIA LA FEDE: L’ARTE DI MARIO VESPASIANI IN DONO A PAPA LEONE XIV

Cinquant’anni di storia e mare arrivano in Vaticano: la Guardia Costiera di San Benedetto dona a Papa Leone XIV una preziosa opera di Mario Vespasiani. Un segno blu essenziale che unisce comunità, fede e territorio in un unico abbraccio universale.

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Redazione-  In un mercoledì caratterizzato da una profonda solennità, il cuore di San Benedetto del Tronto ha battuto nel centro della cristianità. Una delegazione di trenta militari della Capitaneria di Porto, guidata dal Comandante Quattrocchi, ha varcato le soglie del Vaticano per un appuntamento che intreccia storia, istituzioni e spirito: celebrare i cinquant’anni dell’istituzione del presidio marittimo piceno attraverso un dono speciale per Papa Leone XIV.

Al termine dell’Udienza Generale, nelle mani del Pontefice è giunta un’opera di Mario Vespasiani, un lavoro di straordinaria raffinatezza commissionato appositamente per questa ricorrenza. L’opera si distingue per un’essenzialità quasi mistica: realizzata con un unico, vibrante colore blu, descrive il profilo paesaggistico del territorio attraverso un segno elegante che non è solo una linea d’orizzonte, ma una metafora di servizio, profondità e speranza.

La scelta di affidarsi al talento di Vespasiani non è stata casuale. L’artista marchigiano, già protagonista in Vaticano solo una settimana prima con un’opera dedicata alle Guardie Svizzere Pontificie, possiede la rara dote di trasformare il dato geografico in simbolo universale. In un’epoca segnata da frammentazione e superficialità, la sua arte agisce come un ponte, capace di unire la dimensione civile a quella spirituale.

Per la Guardia Costiera sambenedettese, che da mezzo secolo rappresenta un presidio fondamentale per la tutela della vita umana e la legalità, questo omaggio ha rappresentato il culmine di un percorso d’identità. Ad accompagnare la consegna, insieme al Comandante, erano presenti il Vescovo Gianpiero Palmieri e il parroco don Patrizio Spinozzi, a testimonianza di un legame indissolubile tra la comunità, il mare e la fede.

L’opera di Vespasiani è riuscita a onorare una terra fatta di approdi e partenze, di fatiche marinare e di silenzi carichi di preghiera. Donarla al Santo Padre ha significato affermare che l’identità di un territorio non risiede solo nei suoi confini, ma nella sensibilità di uno sguardo capace di scorgere l’infinito in un tratto di colore. In quel profilo blu, San Benedetto del Tronto non ha portato a Roma solo un quadro, ma l’anima stessa di una comunità che trova nell’unità la sua forza più grande.

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VITTORIO SGARBI, LA BECERA E CINICA REGIA DEL “RITORNO”. MA LA GENTE HA VISTO CHE IL RE È NUDO

Non convince la versione rivista e corretta di uno Sgarbi addomesticato, in salsa mistico-bucolica, che in nulla assomiglia al vero Sgarbi anti-borghese, dannunziano, marinettiano, individualista, provocatore e totalmente libero come ha scelto di essere per tutta la vita. Perchè non escono le cartelle cliniche del Gemelli e della Clinica Privata di San Rossore?

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Redazione-  Chi ha conosciuto e frequentato Vittorio per anni sa che la sua principale caratteristica è sempre stata l’empatia, la gioia dello stringere le mani alle persone, la complicità umana del suo appoggiarsi sulla spalla del prossimo, il sorriso per l’essere sempre circondato da gente benevolente.

Ha sempre amato essere al centro della attenzione, e ha sempre tratto linfa vitale dalla approvazione e dall’affetto della gente nei suoi confronti.

Uno Sgarbi sempre attorniato da una folla eterogenea – dal contadino al cardinale, dal mercante d’arte al giornalista, dalla diva porno al principe e agli studenti – una fitta e irrinunciabile corte fatta di ammiratori stabili e fissi negli anni ma anche di curiosi transeunti, tutti mescolati fra loro e da cui lui traeva una energia vitale cosmica dove lo Sgarbi era il centro e al centro di tutto. Li portava spesso anche in casa, accatastati sulle poltrone e sui divani, in fila ad ammirarlo e ad aspettare che lui dedicasse loro anche solo 1 minuto prezioso del suo tempo. Finiva spesso in una visita guidata alle opere d’arte presenti, sculture e quadri che lui sapientemente – gratificato dalla presenza di quel pubblico eterogeneo e adorante – descriveva con una passione unica. E dal quel pubblico rinnovava all’infinito la sua energia vitale.

Chi era ieri a Torino ha visto invece uno Sgarbi sfinge, senza emozioni, freddo, distante, uno Sgarbi che camminava stancamente e ricurvo circondato dal cerchio tragico, quasi gli facesse da filtro, anzi da muro invalicabile tra la sua anima e il resto del mondo.

Ma la gente ha potuto vedere coi suoi occhi e toccare con mano durante la meccanica firma-copia del suo ultimo libro che il re è nudo. Non convince affatto la versione rivista e corretta di uno Sgarbi addomesticato, in salsa mistico-bucolica, che in nulla assomiglia al vero Sgarbi anti-borghese, dannunziano, marinettiano, individualista, provocatore e totalmente libero come ha scelto di essere per tutta la vita.

L’intento evidente di chi lo gestisce oggi è quello di dimostrare a poche settimane dalla Ctu che Vittorio Sgarbi sta benissimo, è perfettamente capace di intendere e di volere e dunque può sposarsi.

Tutti sappiamo cosa Vittorio ha sempre pensato e scritto sul matrimonio, così come tutti conosciamo la sua vita e i suoi amori. Quelli veri, non quelli esibiti alle cene di gala o scritti in un copione prestabilito e malscritto, ad uso e consumo dei giudici. A maggior ragione la domanda vera è la seguente: come mai in tutti questi mesi i consulenti di parte della figlia Evelina e del fratello Carlo non hanno mai avuto in lettura le cartelle cliniche dell’Ospedale Gemelli di Roma e della clinica privata di San Rossore? Cosa c’è scritto di cosi sconveniente che non debba trapelare all’esterno? Quali responsabilità si potrebbero annidare o scovare in quelle cartelle, così gravi evidentemente che vale la pena inventarsi la qualunque, compresi inusuali e irrituali incontri con Sani del Gemelli pur di poter evitare che esse vengano – come prevede la legge – visionate dai periti di parte affinchè siano messi nelle condizioni professionali e serie per poter scrivere la loro relazione con scientificità e non “a sentimento”?

Sicuramente l’effetto del litio si fa sentire sul soggetto, ma siamo davvero sicuri che lo stato di apatia e insensibilità rispetto al pubblico sia solo depressione?

La frase che ieri a Torino Vittorio ha dedicato pubblicamente a Sabrina Colle – per chi ha conosciuto da vicino Sgarbi – dice davvero tutto. Ciascuno di noi, nel proprio intimo, medici e magistrati inclusi, scevri da pressioni politiche e sociali, potra’ valutare se si tratta della dichiarazione d’amore di un uomo innamorato e consapevole, grato alla sua donna, oppure dell’effetto collaterale di una possibile Sindrome di Stoccolma.

“Basta guardarle lo sguardo da lontano.

Ha il cielo negli occhi come ha l’ispirazione lirica che la induce a fare da guida, a indicare la strada, a me che con la mano sembro volerla conquistare, volerla prendere, trovare la strada appunto davanti a un mondo che ci aspetta e in cui lei guarda oltre quelli che ho davanti, e vede lo spirito e sente l’anima, sente il pensiero e me lo trasmette con l’amore e la passione con cui mi ha sempre sostenuto nel corso degli anni”.

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