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Cronaca

UNA STRAGE PER IL LUPO: 15 ASSOCIAZIONI UNISCONO LE FORZE PER DIFENDERE LA BIODIVERSITÀ ABRUZZESE

Sul territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise una misteriosa avvelenamento ha fatto perdere circa un quarto dei lupi presenti, scatenando una forte preoccupazione tra ambientalisti, naturalisti e autorità. Quindici organizzazioni hanno lanciato una iniziativa congiunta per chiedere responsabilità e garantire la protezione della specie simbolo dell’Italia.

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UNA STRAGE PER IL LUPO: 15 ASSOCIAZIONI UNISCONO LE FORZE PER DIFENDERE LA BIODIVERSITÀ ABRUZZESE

Redazione-  Negli ultimi giorni è emerso che una “strage” di lupi, tutti colti dal medesimo veleno, ha colpito l’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Le stime preliminari, basate sui rilievi del corpo forestale e sui dati di monitoraggio, indicano una diminuzione di circa il 25 % della popolazione di lupo presente nel parco e nelle zone limitrofe. Si tratta di un danno inedito negli ultimi decenni, con ripercussioni sulla catena alimentare, sulla regolazione delle prede e, più in generale, sull’intero equilibrio ecologico degli Appennini.

Il lupo, protetto dalla Direttiva europea sulla conservazione della fauna selvatica e inserito nella lista IUCN “quasi minacciata”, è da sempre considerato un indicatore di salute dell’ecosistema. La sua scomparsa o il suo declino brusco compromettono non solo la fauna, ma anche la vegetazione e la qualità dell’acqua, influenzando l’intera rete biologica su cui dipendono anche le attività umane del territorio.

Un fronte unico di quindici associazioni

Di fronte a una tragedia di tale portata, quindici realtà del mondo animale, ambientale e del turismo responsabile hanno deciso di agire con un’iniziativa condivisa. Tra le firmatari troviamo:

  • Altura – Gruppo di preservazione del territorio montano,
  • Animalisti Italiani L’Aquila,
  • Appennino Ecosistema,
  • CAI Abruzzo,
  • ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali),
  • Forum Ambientalista,
  • Italia Nostra,
  • LAV – Lega Alpina Veneta,
  • LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli),
  • LNDC Animal Protection,
  • Pro Natura,
  • Rewilding Apennines,
  • Salviamo l’Orso,
  • Touring Club Italiano,
  • WWF Italia.

Il comunicato congiunto, diffuso ieri pomeriggio, descrive il gruppo come “tutore” degli interessi degli animali e dell’intero ecosistema appenninico, sottolineando la necessità di un intervento rapido e coordinato per identificare i responsabili e impedire il ripetersi di simili aggressioni.

Richieste alle autorità

Le associazioni hanno già incontrato i vertici del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove hanno espresso la loro profonda preoccupazione e avanzato una serie di richieste operative:

  1. Indagine penale – Un incontro urgente con i Procuratori della Repubblica di Sulmona (Luciano D’Angelo) e di Avezzano (Maurizio Maria Cerrato), per aprire un’inchiesta sui reati di avvelenamento di animali protetti e di danno ambientale grave.
  2. Cooperazione con le Forze dell’Ordine – Una riunione con il comandante del Gruppo Carabinieri Forestale dell’Aquila, colonnello Nicolò Giordano, al fine di rafforzare i controlli sul territorio, monitorare i punti di accesso e migliorare la vigilanza contro l’introduzione di sostanze tossiche.
  3. Azioni di emergenza – L’avvio di una campagna di monitoraggio intensivo della popolazione di lupo residua, con trappole fotografiche, analisi dei resti di carcasse e supporto veterinario per gli animali feriti.
  4. Piano di prevenzione a lungo termine – L’elaborazione di linee guida per la gestione del territorio, includendo la sensibilizzazione dei forestieri, la formazione di guardie ecologiche volontarie e la diffusione di protocolli di segnalazione rapida di eventuali anomalie.

Il lupo, simbolo nazionale e custode della natura

Nel loro comunicato, i firmatari ricordano che il lupo non è soltanto una specie protetta: è un vero e proprio simbolo dell’Italia, strettamente legato al mito della “lupara” e alla cultura dei Paesi montani. La sua presenza garantisce la regolazione naturale delle popolazioni di cervi, caprioli e altri ungulati, riducendo i danni alle colture e favorendo la rigenerazione forestale. La perdita di un quarto della popolazione locale, dunque, è percepita come un attacco non solo alla fauna, ma a un patrimonio collettivo che appartiene a tutti i cittadini.

Verso una coesistenza sostenibile

Il gruppo di associazioni conclude il comunicato con un appello a tutti gli attori coinvolti – istituzioni, enti locali, comunità montane e cittadini – affinché si adoperino per un “percorso di coesistenza” duraturo. Propongono una serie di interventi concreti, tra cui:

  • Educazione ambientale nelle scuole e nei centri di aggregazione, per far conoscere il ruolo ecologico del lupo.
  • Incentivi per pratiche di agro-silvicoltura sostenibile, con l’obiettivo di ridurre i conflitti uomo‑cane.
  • Finanziamenti per la ricerca su metodi di monitoraggio e gestione della fauna selvatica, in collaborazione con università e centri di studio.

Le associazioni sottolineano che la protezione del lupo è “lavoro quotidiano, condiviso e responsabile”, e che solo con un impegno costante si potrà garantire che l’Abruzzo continui a essere un esempio virtuoso di biodiversità europea.

Il caso resta aperto

Mentre le autorità giudiziarie e le forze dell’ordine avviano le indagini, la scena rimane carica di tensione. La “strage” dei lupi ha messo in luce le fragilità di un ecosistema già sotto pressione per cambiamenti climatici, incendi forestali e attività antropiche. La risposta unita di quindici associazioni, però, rappresenta un segnale forte di volontà civica e di difesa del patrimonio naturale. La speranza è che l’indagine porti alla luce i responsabili e che, grazie a misure preventive e a una più ampia consapevolezza, episodi simili non si ripetano più.

L’Abruzzo, terra di lupi, di foreste e di tradizioni, attende ora risposte concrete e azioni decisive per salvare il suo simbolo più prezioso.

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Cronaca

Borgorose, esplosione alla Vdf Fireworks: c’è un indagato in Procura per la morte di madre e figlio

🚨 SVOLTA NELLE INDAGINI SULLA TRAGEDIA DI BORGOROSE: C’È UN INDAGATO! A poche ore dalla drammatica esplosione che ha raso al suolo un magazzino della Vdf Fireworks (ex Mattei) a Torano, provocando la morte di Simone Colle (30 anni) e della madre Teresa Tozzi (60 anni) di Avezzano, la Procura di Rieti ha iscritto la prima persona nel registro degli indagati per omicidio colposo plurimo. Un dramma nel dramma per la famiglia Colle, già colpita dalla perdita di altre tre persone nello stesso sito nel 2023. Tutti i dettagli 👇#borgorose #esplosione #vdeffireworks #pirotecnicamattei #simonecolle #teresatozzi #avezzano #cronacanera #rieti #indagini #pagineutili

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Esplosione

I tre forti boati uditi nella frazione di Torano e il crollo strutturale del magazzino delle polveri piriche

Borgorose – Un nuovo, agghiacciante e drammatico capitolo giudiziario si è aperto ufficialmente a poche ore di distanza dalla tremenda deflagrazione che ha sconvolto la Valle del Salto e l’intera comunità della Marsica, trasformando una giornata di ordinario lavoro in un teatro di dolore e di morte. I magistrati della Procura della Repubblica di Rieti, coordinati sul campo dal procuratore capo Paolo Auriemma, hanno formalizzato l’iscrizione del primo nominativo all’interno del registro degli indagati nell’ambito del fascicolo penale aperto d’urgenza con l’ipotesi di reato di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Il provvedimento giudiziario si è reso necessario per avviare gli accertamenti tecnici irripetibili e balistici sulle macerie dello stabilimento della ditta pirotecnica denominata Vdf Fireworks, precedentemente nota sul mercato sotto il marchio della ditta Mattei, situata nei pressi della frazione rurale di Torano nel comune di Borgorose.
Il terribile dramma si è consumato nella mattinata di ieri, precisamente intorno alle ore nove, quando una sequenza ravvicinata di tre fortissimi boati ha fatto tremare le bubbole delle abitazioni circostanti, scatenando l’immediato panico tra i residenti del comprensorio reatino.

Il tragico destino della famiglia Colle di Avezzano e il precedente incidente del duemila ventitré

Quando le prime squadre di soccorso dei Vigili del Fuoco, i militari dell’Arma dei Carabinieri e il personale medico del centododici sono riusciti a raggiungere l’area recintata dello stabilimento, si sono trovati di fronte a uno scenario spaventoso. Uno degli edifici centrali della fabbrica, un manufatto in muratura adibito alla lavorazione e alla miscelazione preliminare delle polveri chimiche per il confezionamento dei fuochi d’artificio, era stato completamente sventrato e ridotto a un cumulo fumante di detriti e calcinacci. Sotto la massa dei materiali crollati, i tecnici del nucleo soccorso hanno rinvenuto i corpi ormai privi di vita del giovane operaio Simone Colle, di trenta anni, e della madre Teresa Tozzi, di sessanta anni, entrambi residenti storici nella vicina città di Avezzano e stroncati sul colpo dalla violenza dell’onda d’urto generata dallo scoppio.
La tragedia assume i contorni di una vera e propria e crudele maledizione familiare, poiché lo stesso identico sito industriale era stato lo scenario di un altro spaventoso incidente mortale avvenuto nel luglio del duemila ventitré. In quel drammatico precedente persero la vita Franco Colle e i suoi due figli, Anna Colle e Claudio Colle, rispettivamente zio e cugini diretti del giovane Simone Colle deceduto nella giornata di ieri.

I sigilli giudiziari allo stabilimento di Torano

La ditta pirotecnica, in seguito al patteggiamento a quattro anni di reclusione concordato nel duemila venticinque dai vecchi titolari Fabrizio e Gaetano Mattei per i reati di caporalato e detenzione di esplosivi in sito non autorizzato, era stata dissequestrata riottendo le licenze per riprendere la catena di montaggio dei fuochi pirici sotto la nuova denominazione di Arca Defence. Gli inquirenti della Procura di Rieti hanno nuovamente apposto i sigilli giudiziari ai cancelli di accesso della fabbrica di Torano per consentire ai periti balistici di individuare l’esatta causa dell’innesco della scintilla.

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Cronaca

Tragedia a Borgorose, esplode la polveriera pirotecnica a Sant’Anatolia: morti madre e figlio di Avezzano

🚨 IMMANE TRAGEDIA A BORGOROSE! Esplode la fabbrica di fuochi d’artificio a Sant’Anatolia: morti madre e figlio di Avezzano, Simone Colle (30 anni) e Teresa Tozzi (60 anni). Erano parenti delle tre vittime che persero la vita nello stesso sito nel 2023. Sul posto il Procuratore Capo di Rieti Paolo Auriemma per avviare le indagini. Sotto shock l’intera Marsica. Tutti gli aggiornamenti nell’articolo.#borgorose #rieti #avezzano #pirotecnicamattei #esplosione #cronacanera #marsica #sicurezzalavoro #tragedia #pagineutili

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fabbrica di fuochi d'artificio

Le tre forti esplosioni nella fabbrica di fuochi d’artificio e il sopralluogo del procuratore capo di Rieti Paolo Auriemma

Borgorose – Un immane, drammatico e straziante fatto di cronaca nera, caratterizzato da una tragica sequenza di deflagrazioni e dalla perdita immediata di due vite umane, ha gettato nel lutto e nel dolore più profondo l’intera comunità della Marsica e della provincia di Rieti. Nella prima mattinata di oggi, precisamente alle ore nove e zero otto, un gravissimo incidente si è verificato all’interno dello stabilimento industriale della Pirotecnica Mattei, situato nella frazione rurale di Sant’Anatolia di Borgorose. Secondo le prime e drammatiche ricostruzioni fornite dai soccorritori e dai vigili del fuoco giunti d’urgenza sul posto, si sono verificate tre violentissime esplosioni in rapida successione. Lo scoppio ha provocato il totale crollo strutturale di una palazzina in muratura, un manufatto utilizzato dagli operai per il trattamento preliminare delle polveri piriche e delle miscele chimiche necessarie al confezionamento dei fuochi d’artificio.
Il bilancio finale dell’incidente sul lavoro è drammatico. All’interno delle macerie del magazzino crollato hanno perso la vita il giovane Simone Colle, di trenta anni, e sua madre Teresa Tozzi, di sessanta anni, entrambi residenti storici nella città di Avezzano. Il decesso dei due cittadini abruzzesi è stato ufficialmente confermato dal procuratore capo della Repubblica di Rieti, Paolo Auriemma, il quale ha effettuato un dettagliato sopralluogo tecnico insieme al magistrato di turno e agli specialisti del nucleo investigativo per coordinare i rilievi scientifici sul terreno.

Il legame con il drammatico incidente del duemila ventitré e il patteggiamento dei titolari Mattei

La tragedia di oggi assume i contorni di un vero e proprio e agghiacciante dramma familiare, in quanto le due vittime erano strettamente imparentate con le tre persone che persero la vita in un precedente e analogo incidente avvenuto nello stesso identico sito industriale nel luglio del duemila ventitré. In quella dolorosa circostanza morirono Franco Colle e i suoi due figli, Anna Colle e Claudio Colle, rispettivamente zio e cugini del giovane Simone Colle scomparso nella mattinata odierna. Simone Colle era uno dei tre dipendenti presenti in azienda al momento dello scoppio, mentre gli altri due colleghi sono rimasti miracolosamente illesi. La madre Teresa Tozzi si trovava nel medesimo locale in quanto collaborava stabilmente con le attività logistiche della ditta pirotecnica.
La Procura della Repubblica di Rieti ha annunciato l’immediata apertura di un fascicolo penale per disastro colposo e omicidio colposo plurimo, disponendo il sequestro giudiziario dell’intera area di Sant’Anatolia di Borgorose e ordinando l’esecuzione degli accertamenti autoptici sui corpi delle vittime. Nel mese di giugno del duemila venticinque, i titolari della fabbrica di Torano, Fabrizio Mattei e Gaetano Mattei, avevano patteggiato una pena detentiva pari a quattro anni di reclusione ciascuno nel processo penale che li vedeva imputati per i reati di detenzione di materiale esplodente in sito non autorizzato, caporalato e morte come conseguenza di altro delitto per i fatti del duemila ventitré.

I focolai della sicurezza sul lavoro e la pubblicazione immediata nella bacheca del giornale

Successivamente al patteggiamento, l’azienda pirotecnica era stata ufficialmente dissequestrata dalle autorità competenti, riottendo le regolari licenze prefettizie per la produzione, il confezionamento e la vendita di giochi pirici sul mercato nazionale. Questo nuovo e sconvolgente fatto di sangue riaccende prepotentemente i riflettori sui temi della sicurezza sul lavoro e sul controllo delle autorizzazioni per gli stabilimenti ad alto rischio della Valle del Salto. La redazione del giornale continuerà a seguire l’evoluzione delle indagini balistiche e giudiziarie coordinate dalla magistratura reatina in modo totalmente neutrale, offrendo un servizio informativo utile e tempestivo per aggiornare i lettori d’Abruzzo e della Marsica colpiti da questa nuova tragedia.

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Cronaca

Esplosione in una fabbrica di fuochi a Sant’Anatolia di Borgorose: due vittime, indagini in corso

🖤 Tragedia a Sant’Anatolia di Borgorose: due vittime nella tripla esplosione in una fabbrica di fuochi d’artificio. In corso le indagini per accertare cause e dinamiche, area messa in sicurezza da vigili del fuoco e forze dell’ordine. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Borgorose #SantAnatolia #Cronaca #Esplosione

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Esplosione fabbrica fuochi di artificio

Borgorose (Rieti) Due persone hanno perso la vita a seguito di una tripla esplosione avvenuta questa mattina nell’area di una fabbrica di fuochi d’artificio a Sant’Anatolia di Borgorose, tra Torano e Sant’Anatolia. Una densa colonna di fumo si è alzata in cielo subito dopo il boato, visibile da grande distanza.

Sul posto sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco, le forze dell’ordine, le ambulanze e l’automedica. I soccorritori hanno lavorato a lungo per domare l’incendio, mettere in sicurezza l’area e verificare l’eventuale presenza di altre persone coinvolte sotto le macerie di una casamatta. La complessità dello scenario e il rischio di nuove deflagrazioni hanno reso le operazioni particolarmente delicate.

Le vittime: madre e figlio

Sono stati identificati i due deceduti: si tratta di Simone Colle, 30 anni, e della madre Teresa Tozzi, 60 anni. La tragedia di oggi riapre una ferita mai rimarginata per la comunità locale: nella stessa zona, tre anni fa, in un altro incidente legato alla lavorazione dei fuochi d’artificio, persero la vita Franco Colle e due suoi figli. Un doloroso filo che lega episodi distinti ma accomunati da dinamiche ad altissimo rischio.

Il sindaco: “Accertare dinamiche e mettere in sicurezza”

Il sindaco di Borgorose Mariano Calisse ha parlato di “un grave incidente” avvenuto nella fabbrica che aveva ripreso le attività dopo la tragedia di qualche anno fa. “Nonostante i controlli delle autorità competenti – ha sottolineato – è accaduto di nuovo. Sono in corso tutte le operazioni possibili per spegnere l’incendio, recuperare le persone coinvolte, mettere in sicurezza il resto della fabbrica e accertare le dinamiche.” Le parole del primo cittadino riflettono lo sconcerto e la necessità di fare piena luce sulle cause, in un comparto che richiede standard di prevenzione e sicurezza particolarmente stringenti.

Le indagini

Le forze dell’ordine hanno delimitato l’area e avviato gli accertamenti per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi. Saranno le indagini tecniche – rilievi, testimonianze, acquisizione di documentazione e procedure interne – a chiarire l’origine delle esplosioni e l’eventuale concatenazione di fattori che ha portato al drammatico esito. In simili contesti, l’attenzione si concentra su protocolli di sicurezza, stoccaggio dei materiali, impianti, manutenzioni e prassi operative.

Comunità sotto choc e cordoglio

La notizia ha scosso profondamente l’intera area del Cicolano e la comunità di Borgorose, già segnata in passato da lutti analoghi. Nelle prossime ore è atteso un aggiornamento ufficiale sulle condizioni dell’impianto, sulla completa messa in sicurezza del sito e su eventuali ulteriori sviluppi delle ricerche.

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