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Politica

Milano e la sfida politica: il duro attacco di Roberto Jonghi Lavarini contro la candidatura di Carlo Cottarelli

📢 Roberto Jonghi Lavarini scuote il centrodestra milanese e attacca duramente l’ipotesi di una candidatura di Carlo Cottarelli, definendola una resa ai poteri forti del mondialismo. Una riflessione che accende il dibattito sul futuro politico di Milano.

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Milano e la sfida politica: il duro attacco di Roberto Jonghi Lavarini contro la candidatura di Carlo Cottarelli

Redazione-  Milano, città simbolo del dinamismo economico e centro nevralgico della finanza europea, si prepara a un nuovo, acceso dibattito politico che scuote i palazzi del potere. A innescare la polemica è Roberto Jonghi Lavarini, noto esponente dell’area conservatrice meneghina, che ha lanciato pesanti accuse contro le recenti strategie adottate da Forza Italia in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Al centro della disputa c’è l’ipotesi di una candidatura a sindaco del capoluogo lombardo dell’economista Carlo Cottarelli, un profilo che per Jonghi Lavarini rappresenta l’emblema di un sistema distante dalle reali esigenze dei cittadini.

Dalle sedi che storicamente ospitano il dibattito politico cittadino, da piazza San Babila fino agli uffici della Regione Lombardia in via Melchiorre Gioia, le parole di Jonghi Lavarini risuonano come una critica radicale. L’esponente, spesso definito come il “barone nero” delle dinamiche politiche locali, non ha usato mezzi termini nel bollare l’eventuale investitura di Cottarelli come una “resa della politica italiana ai poteri forti della plutocrazia mondialista”. Una posizione che apre una frattura profonda all’interno del centrodestra tradizionale, richiamando alla memoria la necessità di una distinzione netta tra le diverse anime della coalizione.

La critica al ruolo dell’economista e le origini della frattura

La tesi sostenuta da Jonghi Lavarini si fonda sul passato professionale di Cottarelli. Definendolo un “uomo del Fondo Monetario Internazionale”, l’esponente politico accusa l’economista di essere il volto di quell’organismo finanziario che, a suo dire, ha operato per anni stringendo la morsa su nazioni e popoli. Per Jonghi Lavarini, la presenza di una figura simile al vertice di una metropoli come Milano significherebbe consegnare l’amministrazione locale nelle mani di chi ha contribuito all’impoverimento del ceto medio e alla crisi della borghesia produttiva che ha fatto grande la Lombardia nel secondo dopoguerra.

Il ragionamento di Jonghi Lavarini si sposta poi verso la dinamica interna a Forza Italia. Senza la figura trainante di Silvio Berlusconi, il partito viene descritto in termini estremamente critici, quasi come una struttura svuotata della sua originaria carica identitaria. Secondo il “barone nero”, la classe dirigente attuale del movimento fondato dal Cavaliere si sarebbe trasformata in un “circolino di maggiordomi del turbocapitalismo”, capace solo di eseguire ordini provenienti da potentati stranieri, tradendo così la fiducia degli elettori che storicamente hanno guardato al centrodestra come a un baluardo per la sovranità nazionale.

Verso un’alternativa sovranista: il ruolo di Vannacci e Futuro Nazionali

In questo scenario di trasformazione, Roberto Jonghi Lavarini guarda con entusiasmo a una nuova prospettiva, identificando nel generale Roberto Vannacci e nella realtà di Futuro Nazionali le sole alternative credibili per difendere la sovranità popolare. La narrazione proposta non si limita alla semplice critica, ma mira a costruire un blocco che rivendichi con orgoglio l’etichetta di “populista”, contrapponendola apertamente a quella che viene definita come la sudditanza ai poteri finanziari globali.

Questa presa di posizione accende un faro sulle prossime elezioni comunali a Milano, un campo di battaglia dove l’identità politica sarà chiamata a confrontarsi con le logiche della competenza tecnica e della finanza internazionale. Le dichiarazioni di Jonghi Lavarini pongono un interrogativo di fondo: Milano deve mantenere la sua vocazione di capitale europea della finanza legata agli organismi sovranazionali, o deve virare verso una gestione orientata esclusivamente alla tutela della produzione locale e dell’autonomia nazionale?

Entro le mura di Palazzo Marino e tra le vie dello shopping di lusso, la risposta a queste domande resta aperta. La sfida lanciata da Jonghi Lavarini non è solo una frecciata contro un singolo candidato, ma rappresenta il tentativo di riposizionare l’asse del consenso milanese su temi cari alla destra identitaria, in una fase storica in cui il dibattito sulla sovranità, intesa sia economica che politica, sta tornando al centro dell’agenda di governo del Paese. La battaglia, dunque, è appena cominciata e si preannuncia centrale per gli equilibri futuri della metropoli meneghina.

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Politica

Evoluzione e libertà compie un anno: il bilancio del partito tra crescita nazionale ed espansione internazionale

🚀 Dodici mesi di traguardi e una crescita che non accenna a fermarsi: Evoluzione e Libertà festeggia il suo primo anno di attività politica portando la voce del territorio nelle istituzioni.

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Esponenti di Evoluzione e Libertà

Formello – È trascorso esattamente un anno dalla nascita di Evoluzione e Libertà, una formazione politica che ha saputo ritagliarsi uno spazio significativo nel dibattito pubblico italiano. Dalla sede nazionale situata nel cuore di Formello, alle porte di Roma, il Presidente Mirko Greco e il Segretario Nazionale Giuseppe Basile hanno voluto tracciare un bilancio di questi primi dodici mesi di attività, descrivendo un percorso caratterizzato da una rapida espansione e da un radicamento capillare nelle realtà amministrative locali.

Il progetto politico è nato con una missione ben precisa: intercettare il disagio di quella ampia fetta di elettorato che, nel corso dell’ultimo decennio, ha scelto la strada dell’astensionismo, perdendo fiducia nelle compagini tradizionali. Secondo i vertici del partito, la risposta ottenuta dai territori ha superato le aspettative iniziali, trasformando lo scetticismo di chi si era allontanato dalle urne in una partecipazione attiva e costante.

La rete territoriale e il peso nelle amministrazioni locali

La forza del partito risiede nel legame diretto con le istanze dei cittadini. A differenza delle grandi strutture centralizzate che spesso perdono il contatto con la realtà, Evoluzione e Libertà ha puntato tutto sulla presenza nelle piazze e nelle amministrazioni comunali. Questo approccio ha permesso di costruire una squadra di sindaci e assessori che operano quotidianamente lungo tutto lo Stivale. La presenza di figure istituzionali locali permette al movimento di tradurre le istanze programmatiche in soluzioni tangibili per la vita di tutti i giorni, dai piccoli centri della provincia italiana fino alle aree urbane più complesse.

La struttura organizzativa non si è limitata alla sola Penisola. In un anno, infatti, sono state inaugurate undici sedi regionali, un numero importante che testimonia la volontà di presidiare il territorio con uffici fisici, luoghi di confronto e snodi logistici per gli iscritti. La strategia di crescita non si è fermata ai confini nazionali: il partito ha varcato le frontiere italiane, aprendo quattro sedi estere in città strategiche per l’economia e la diplomazia europea e mondiale. Londra, Monaco, Lugano e Dubai rappresentano i primi avamposti di una rete che vuole dialogare con le comunità italiane all’estero, mantenendo vivo il filo rosso con chi ha lasciato l’Italia per motivi professionali o di studio.

Il momento della svolta: l’assemblea di Formello

Se il lavoro quotidiano è stato il pilastro dell’anno trascorso, l’evento clou è stato rappresentato dalla prima Assemblea Nazionale tenutasi proprio a Formello. La scelta del comune laziale come quartier generale non è casuale: Formello funge da base operativa da cui il partito coordina le proprie azioni su scala nazionale. Durante l’assemblea, oltre quattrocento persone tra amministratori locali, militanti di lungo corso e nuovi sostenitori hanno riempito la sala, confermando la coesione del gruppo dirigente.

Durante l’incontro, Mirko Greco e Giuseppe Basile hanno dettato la linea politica, smarcandosi dalle logiche partitiche del passato e insistendo sulla necessità di risposte concrete sui temi dell’economia, del lavoro e della semplificazione burocratica. L’unità d’intenti emersa durante la convention è stata definita dai vertici come il requisito minimo per affrontare le sfide che attendono il movimento nei mesi a venire. La capacità di catalizzare così tante energie in un solo anno di vita pone Evoluzione e Libertà in una posizione di osservata speciale per i prossimi appuntamenti elettorali, sia locali che nazionali.

Guardando alle prospettive future, l’obiettivo dichiarato è quello di un’ulteriore espansione, con nuove aperture di sedi già pianificate in regioni dove il consenso sta crescendo rapidamente. Per gli esponenti del partito, questo primo anno non rappresenta una meta, bensì la rampa di lancio verso un’attività politica che si preannuncia ancora più serrata e orientata al pragmatismo. La sfida per il secondo anno di vita sarà mantenere questo ritmo, trasformando il favore dei cittadini in una capacità di incidere sulle decisioni politiche che determinano il futuro del Paese.

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“Evoluzione e Libertà ” compie un anno: il bilancio del movimento tra radici e futuro

🚀 Evoluzione e Libertà festeggia il primo anniversario tracciando un bilancio positivo e guardando con ambizione alle elezioni politiche del 2027. Il movimento si conferma una realtà in costante crescita.

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Esponenti di Evoluzione e Libertà

Roma – Il panorama politico nazionale segna una tappa significativa con il primo anniversario di Evoluzione e Libertà, il progetto nato dodici mesi fa con l’intento di rigenerare il legame tra istituzioni e cittadini. Dalla sede operativa di Formello fino agli uffici di rappresentanza legale in via Valadier, nel cuore pulsante della Capitale, il movimento ha tracciato un bilancio di dodici mesi caratterizzati da una crescita rapida, trasformando un’idea visionaria in una compagine strutturata e presente su gran parte del territorio nazionale.

Il percorso del movimento tra radicamento e visione nazionale

La nascita di Evoluzione e Libertà è coincisa con la volontà di rispondere a un vuoto di rappresentanza, proponendo un modello che mette al centro l’ascolto dei territori. Sotto la guida del presidente nazionale Mirko Greco e del segretario nazionale Giuseppe Basile, il movimento ha saputo costruire una rete capillare. Non si tratta soltanto di un’organizzazione politica operante in Italia, ma di una struttura che guarda con attenzione anche alle comunità italiane all’estero. Con presidi attivi in hub internazionali come il Principato di Monaco, la Svizzera, Londra e Dubai, la realtà confederale si prepara a gestire le sfide di un elettorato sempre più globale.

Il vice segretario nazionale vicario, Gianluca Quadrini, ha voluto sottolineare l’importanza del capitale umano in questo primo anno di vita: «Desidero rivolgere i miei complimenti a tutta la squadra, a donne, uomini, giovani e professionisti che, con sacrificio, lavorano quotidianamente per far battere il cuore del nostro progetto. Il ringraziamento va in particolare a Mirko Greco e Giuseppe Basile, che hanno dato origine a questo sogno credendoci fin dal primo istante. Oggi, grazie alla loro guida e all’impegno corale di tutti i dirigenti apicali, quella visione si è tramutata in una realtà politica solida per la Nazione».

I pilastri ideologici e l’impegno per il territorio

Fin dalla sua fondazione, Evoluzione e Libertà ha definito un perimetro valoriale preciso, custodito dall’azione del Comitato Etico. Al centro dell’agenda politica si trovano le radici cristiane e i principi della Carta Costituzionale, intesi come base necessaria per ogni scelta amministrativa e legislativa. Il movimento pone una forte enfasi sul superamento del divario tra Nord e Sud, un tema storico che viene affrontato attraverso la prospettiva del rilancio infrastrutturale, della protezione del Made in Italy e del sostegno concreto al tessuto produttivo locale.

In un’epoca segnata da livelli altissimi di astensionismo, la missione del partito è riavvicinare l’elettorato alla partecipazione attiva. Le politiche sociali e la difesa della famiglia tradizionale rappresentano il nucleo di un programma che intende fornire risposte concrete contro il precariato e a favore della natalità. La struttura organizzativa, coordinata dal nazionale Diego Sardellitti e dal portavoce Fabio De Stefano, lavora per garantire che le istanze raccolte nei vari circoli, dalle realtà locali come Abruzzo, Campania, Lombardia e Liguria, trovino una traduzione pratica nelle aule di governo.

Verso le scadenze del 2027: una sfida per il futuro

L’anniversario non viene vissuto solo come una celebrazione, ma come il trampolino di lancio verso le elezioni politiche del 2027. La capacità di attrarre nuove figure di rilievo conferma la vitalità del progetto. Recentemente, la squadra è stata rafforzata dal coordinatore nazionale dei coordinatori, Tommaso Scalzi, e dall’ingresso del dottor Antonio Cianci, la cui esperienza politica arricchisce il dibattito interno.

L’attività si articola ora attraverso dipartimenti tematici altamente specializzati che spaziano dalla sanità alla giustizia, fino alle politiche economiche e all’antiriciclaggio. Questa compartimentazione permette ad Evoluzione e Libertà di studiare soluzioni tecniche adeguate alle problematiche del Paese. Con una classe dirigente formata e un’organizzazione territoriale che non intende fermarsi, il movimento si candida ufficialmente come l’alternativa moderata e concreta per il futuro dello scenario politico italiano, forte di una coesione che pone la dignità della persona al vertice della propria gerarchia di interessi. Il prossimo anno si preannuncia denso di incontri e confronti, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la base elettorale e consolidare il consenso in vista delle prossime consultazioni nazionali.

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Politica

Le dimissioni in blocco dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai e la crisi di un modello di governance ormai logoro

📢 La crisi della Commissione di Vigilanza Rai è il simbolo di una politica che fatica a uscire dalle logiche di spartizione. Le parole di Meritocrazia Italia accendono il faro sulla necessità di un cambiamento basato su competenza e trasparenza.

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#Rai #Meritocrazia #PoliticaItaliana #Informazione

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Commissione parlamentare di vigilanza Rai

Roma – Il palazzo di viale Mazzini, cuore pulsante dell’informazione nazionale, si trova ancora una volta al centro di una tempesta politica che ne mina la stabilità e l’autorevolezza. Le recenti dimissioni di massa registrate all’interno della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai hanno riacceso il dibattito su un malessere che appare ormai cronico e profondo: la difficoltà cronica del servizio pubblico radio-televisivo di affrancarsi dalle logiche di spartizione partitica per abbracciare criteri di pura meritocrazia. Il caso, che ha sollevato un polverone tra i corridoi di Montecitorio, è solo l’ultimo capitolo di una narrazione che vede la Rai trasformata, negli anni, da pilastro culturale del Paese a teatro di contese che poco hanno a che fare con la missione originaria dell’azienda.

Analisi di una paralisi istituzionale che dura da anni

La posizione espressa da Walter Mauriello, Presidente nazionale di Meritocrazia Italia, scava a fondo nelle dinamiche che regolano la vita degli uffici di presidenza e delle commissioni di controllo. Per Mauriello, quanto accaduto è lo specchio di una deriva dove gli interessi politici prevalgono sistematicamente sugli assetti meritocratici. La paralisi che ha caratterizzato quasi due anni di attività della commissione non è considerata un incidente di percorso, bensì il risultato di una gestione che poggia su convenienze contingenti. Quando un organismo che nasce con il compito di garantire la pluralità e il corretto funzionamento del servizio pubblico si blocca, di fatto sottrae ai cittadini il diritto a un’informazione libera da condizionamenti di parte.

Le accuse reciproche che si susseguono tra le diverse forze politiche non fanno che allontanare ulteriormente l’opinione pubblica dalla fiducia nelle istituzioni. La questione non riguarda solo le dinamiche di viale Mazzini, ma tocca da vicino il tema della gestione degli enti pubblici. Il rischio costante è che il bene comune resti subordinato ai calcoli numerici di chi, una volta al potere, intende utilizzare la Rai come una leva di consenso. Questa tendenza, denunciata con fermezza da Meritocrazia Italia, finisce per gravare sulle tasche dei cittadini, che continuano a sostenere i costi di una macchina pubblica la cui efficienza viene sacrificata sull’altare delle appartenenze politiche.

La necessità di una riforma strutturale basata sul merito

Il problema della Rai non è un’eccezione, ma rispecchia una stortura che coinvolge numerosi istituti culturali e sociali in Italia. Spesso, dietro la nomina di dirigenti o di membri di organi di vigilanza, non si nasconde una ricerca della competenza, ma una precisa volontà di controllo territoriale o ideologico. Questo pregiudica in modo severo la sana gestione degli enti che dovrebbero essere, per definizione, neutrali e orientati esclusivamente all’interesse collettivo. La richiesta che emerge è chiara: serve una riflessione coraggiosa e profonda che porti a una separazione netta tra la politica e la gestione editoriale e amministrativa dell’azienda.

Restituire alla Rai la sua missione originaria significa permettere a figure di comprovata professionalità di operare senza dover rispondere alle logiche dei partiti di riferimento. Trasparenza e responsabilità devono diventare i pilastri su cui poggiare ogni scelta, evitando che la Rai resti un terreno di scontro dove si consumano le faide delle coalizioni al governo o all’opposizione. Solo attraverso un modello di selezione basato unicamente sul merito, l’azienda potrà tornare a essere quel servizio pubblico autorevole che l’Italia merita. La stanchezza dei cittadini di fronte a questi teatrini è sempre più evidente, e ignorare il malessere significa rischiare il distacco definitivo tra il Paese reale e le istituzioni che dovrebbero rappresentarlo. Il tempo delle spartizioni deve cedere il passo a una gestione virtuosa, capace di valorizzare le risorse umane e le capacità intellettuali presenti in azienda, guardando al futuro con una prospettiva di servizio autentico per il pubblico televisivo.

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