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Politica

Le dimissioni in blocco dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai e la crisi di un modello di governance ormai logoro

📢 La crisi della Commissione di Vigilanza Rai è il simbolo di una politica che fatica a uscire dalle logiche di spartizione. Le parole di Meritocrazia Italia accendono il faro sulla necessità di un cambiamento basato su competenza e trasparenza.

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#Rai #Meritocrazia #PoliticaItaliana #Informazione

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Commissione parlamentare di vigilanza Rai

Roma – Il palazzo di viale Mazzini, cuore pulsante dell’informazione nazionale, si trova ancora una volta al centro di una tempesta politica che ne mina la stabilità e l’autorevolezza. Le recenti dimissioni di massa registrate all’interno della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai hanno riacceso il dibattito su un malessere che appare ormai cronico e profondo: la difficoltà cronica del servizio pubblico radio-televisivo di affrancarsi dalle logiche di spartizione partitica per abbracciare criteri di pura meritocrazia. Il caso, che ha sollevato un polverone tra i corridoi di Montecitorio, è solo l’ultimo capitolo di una narrazione che vede la Rai trasformata, negli anni, da pilastro culturale del Paese a teatro di contese che poco hanno a che fare con la missione originaria dell’azienda.

Analisi di una paralisi istituzionale che dura da anni

La posizione espressa da Walter Mauriello, Presidente nazionale di Meritocrazia Italia, scava a fondo nelle dinamiche che regolano la vita degli uffici di presidenza e delle commissioni di controllo. Per Mauriello, quanto accaduto è lo specchio di una deriva dove gli interessi politici prevalgono sistematicamente sugli assetti meritocratici. La paralisi che ha caratterizzato quasi due anni di attività della commissione non è considerata un incidente di percorso, bensì il risultato di una gestione che poggia su convenienze contingenti. Quando un organismo che nasce con il compito di garantire la pluralità e il corretto funzionamento del servizio pubblico si blocca, di fatto sottrae ai cittadini il diritto a un’informazione libera da condizionamenti di parte.

Le accuse reciproche che si susseguono tra le diverse forze politiche non fanno che allontanare ulteriormente l’opinione pubblica dalla fiducia nelle istituzioni. La questione non riguarda solo le dinamiche di viale Mazzini, ma tocca da vicino il tema della gestione degli enti pubblici. Il rischio costante è che il bene comune resti subordinato ai calcoli numerici di chi, una volta al potere, intende utilizzare la Rai come una leva di consenso. Questa tendenza, denunciata con fermezza da Meritocrazia Italia, finisce per gravare sulle tasche dei cittadini, che continuano a sostenere i costi di una macchina pubblica la cui efficienza viene sacrificata sull’altare delle appartenenze politiche.

La necessità di una riforma strutturale basata sul merito

Il problema della Rai non è un’eccezione, ma rispecchia una stortura che coinvolge numerosi istituti culturali e sociali in Italia. Spesso, dietro la nomina di dirigenti o di membri di organi di vigilanza, non si nasconde una ricerca della competenza, ma una precisa volontà di controllo territoriale o ideologico. Questo pregiudica in modo severo la sana gestione degli enti che dovrebbero essere, per definizione, neutrali e orientati esclusivamente all’interesse collettivo. La richiesta che emerge è chiara: serve una riflessione coraggiosa e profonda che porti a una separazione netta tra la politica e la gestione editoriale e amministrativa dell’azienda.

Restituire alla Rai la sua missione originaria significa permettere a figure di comprovata professionalità di operare senza dover rispondere alle logiche dei partiti di riferimento. Trasparenza e responsabilità devono diventare i pilastri su cui poggiare ogni scelta, evitando che la Rai resti un terreno di scontro dove si consumano le faide delle coalizioni al governo o all’opposizione. Solo attraverso un modello di selezione basato unicamente sul merito, l’azienda potrà tornare a essere quel servizio pubblico autorevole che l’Italia merita. La stanchezza dei cittadini di fronte a questi teatrini è sempre più evidente, e ignorare il malessere significa rischiare il distacco definitivo tra il Paese reale e le istituzioni che dovrebbero rappresentarlo. Il tempo delle spartizioni deve cedere il passo a una gestione virtuosa, capace di valorizzare le risorse umane e le capacità intellettuali presenti in azienda, guardando al futuro con una prospettiva di servizio autentico per il pubblico televisivo.

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Politica

Cristiano Riformisti 2.0, Mazzocchi lancia la sfida digitale: online il nuovo sito web e i canali social

La politica tradizionale italiana ha deciso di raccogliere la grande sfida della modernità tecnologica, sbarcando in forze sulle piazze virtuali! Il Presidente nazionale dei “Cristiano Riformisti”, Antonio Mazzocchi, ha annunciato ufficialmente il passaggio del suo storico movimento politico alla tanto attesa fase “2.0”. Con l’obiettivo strategico di dare finalmente maggiore visibilità mediatica, forza politica e diffusione alle tantissime iniziative riformiste organizzate sul territorio, il movimento ha appena lanciato il suo nuovissimo sito web istituzionale (www.cristianoriformisti.it
) ed è sbarcato ufficialmente con i propri profili sia su Facebook che su X (l’ex Twitter). Un passaggio fondamentale e irrinunciabile per riuscire a comunicare i profondi valori del riformismo cattolico e sociale alle nuove generazioni di elettori e per scardinare il muro della disinformazione algoritmica. Mazzocchi ha lanciato un forte appello a tutti i simpatizzanti e militanti, chiedendo una partecipazione attiva per condividere i contenuti, allargare la base comunitaria e far sentire la propria voce nel dibattito pubblico nazionale. Trovate tutti i dettagli politici della svolta e il nostro manuale consigliato sulla “Comunicazione Politica” moderna all’interno dell’articolo! 👇

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antonio-mazzocchi

http://www.cristianoriformisti.it

 

Roma – Nel complesso, frammentato e sempre più urlato panorama politico italiano contemporaneo, c’è un’area culturale di profonda importanza storica che rifiuta categoricamente di essere silenziata dalle estreme polarizzazioni: è quella vasta e vitale area che unisce indissolubilmente i profondi valori etici del cattolicesimo democratico con la spinta propulsiva e modernizzatrice del riformismo laico. Custodire, promuovere e diffondere questa preziosissima eredità valoriale non è affatto un’impresa semplice nell’epoca dominata dagli algoritmi, dalla disinformazione galoppante e dai messaggi politici “usa e getta”. Proprio per arginare questa deriva e restituire dignità al dibattito pubblico, il movimento dei Cristiano Riformisti ha deciso coraggiosamente di compiere un fondamentale e decisivo salto di qualità tecnologico, inaugurando ufficialmente la propria era “2.0”. Un rinnovamento strutturale e comunicativo fortemente voluto dai vertici, che punta a coniugare la saldezza dei principi tradizionali con la fluidità e l’immediatezza dei moderni strumenti digitali di massa. A dare l’annuncio ufficiale di questa importante e strategica transizione è stato in prima persona l’autorevole Antonio Mazzocchi, attuale e instancabile Presidente nazionale dei Cristiano Riformisti, attraverso una nota carica di genuino entusiasmo e di grande fiducia verso le nuove sfide del futuro politico italiano.

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Il nuovo sito web: una casa di vetro per le iniziative

 

 

Il cuore pulsante di questa ambiziosa rivoluzione digitale è rappresentato dalla messa in rete del nuovissimo portale ufficiale del movimento.
“Siamo profondamente lieti e orgogliosi di comunicarvi ufficialmente che i Cristiano Riformisti sono finalmente online con il loro nuovissimo sito web istituzionale, raggiungibile all’indirizzo www.cristianoriformisti.it”, ha esordito il Presidente Mazzocchi rivolgendosi direttamente a tutti i militanti, ai simpatizzanti storici e ai cittadini curiosi di avvicinarsi al movimento. La creazione di un sito web strutturato, navigabile e costantemente aggiornato non rappresenta assolutamente un banale orpello estetico, ma risponde a una precisissima, ponderata e strategica esigenza politica: “Questo importantissimo passo avanti è stato compiuto con il preciso e fondamentale obiettivo di riuscire a dare ancora maggiore forza mediatica, risonanza pubblica e visibilità istituzionale a tutte le nostre innumerevoli iniziative sul territorio”, ha sottolineato con fermezza Mazzocchi. In un’epoca in cui la politica si fa sempre più smaterializzata e distante dalle reali esigenze della gente, possedere una vera e propria “casa di vetro” virtuale diventa uno strumento di trasparenza irrinunciabile. Il nuovo portale web fungerà infatti da vero e proprio hub centrale e collettore per tutte le attività del movimento: dalle pressanti proposte di legge alle lucide analisi economiche, dai documenti congressuali e programmatici fino al fittissimo calendario degli incontri fisici e dei dibattiti organizzati capillarmente a livello locale e nazionale. Un luogo virtuale aperto 24 ore su 24, dove chiunque, dai giovani studenti universitari agli elettori più maturi e disillusi dalla politica tradizionale, potrà abbeverarsi alle fonti di un pensiero politico che mette rigorosamente la dignità della Persona Umana, la dottrina sociale e il bene comune al centro incontrastato di ogni singola azione riformatrice.

Lo sbarco su Facebook e X: alla conquista delle piazze virtuali

Tuttavia, la dirigenza del movimento sa benissimo che, al giorno d’oggi, possedere un ottimo sito web “vetrina” non è minimamente sufficiente se non si ha il coraggio di scendere attivamente nelle infuocate arene dove si svolge quotidianamente il dibattito pubblico.
Per questo motivo, la vera “fase 2.0” del progetto politico passa inevitabilmente attraverso un presidio costante, professionale e organizzato dei principali social network globali. “Oltre al lancio del portale, vi annunciamo che siamo ufficialmente e attivamente presenti anche sulle grandi piattaforme digitali di Facebook e di X (l’ex Twitter)”, ha confermato con grande enfasi strategica il Presidente Mazzocchi. La scelta di questi due specifici social non è affatto casuale: se Facebook rimane la piattaforma generalista per eccellenza (fondamentale per creare vere e proprie community solidali, raggruppare i militanti, condividere video emozionali, dirette streaming degli eventi e diffondere le idee in modo capillare tra le famiglie), X si conferma da sempre il terreno di scontro d’élite privilegiato dai giornalisti, dagli opinion leader, dai direttori di testata e dai decisori politici, il luogo ideale per lanciare messaggi politici brevi, taglienti e immediati sulle questioni di strettissima attualità nazionale. Ma un’infrastruttura digitale così potente, per quanto ben architettata, rimane un contenitore vuoto senza il calore e il motore propulsivo dell’impegno umano quotidiano. Ed è proprio per questo motivo che Antonio Mazzocchi ha voluto chiudere il suo comunicato istituzionale lanciando una vera e propria chiamata alle armi pacifica, rivolta direttamente al cuore di ogni singolo sostenitore del movimento riformista: “Per vincere questa grande sfida, contiamo in maniera assoluta sulla partecipazione attiva, quotidiana e coraggiosa di ognuno di voi! Abbiamo bisogno del vostro aiuto per far crescere numericamente e qualitativamente la nostra amata comunità, per condividere i contenuti e per diffondere a macchia d’olio i nostri preziosi valori cristiani e riformisti nella società. Ci conto!!!”. Un appello accorato e vigoroso che segna formalmente l’inizio di una nuova e affascinante stagione di militanza politica, in cui l’antico profumo delle piazze reali si fonde magicamente con la potenza inarrestabile delle piazze virtuali.

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Politica

Nasce “Italia Domani”, il nuovo partito di Marco Rizzo: l’Abruzzo protagonista nella Direzione Nazionale

La geografia politica italiana cambia ufficialmente volto: è nato “Italia Domani”, il nuovo partito sovranista di Marco Rizzo! 🇮🇹 E l’Abruzzo entra prepotentemente nella stanza dei bottoni a Roma: Nicola Di Simone è stato eletto nuovo Segretario Regionale, mentre l’aquilano Shiva Guerrieri entra di diritto nell’Assemblea Nazionale! Il congresso fondativo (tenutosi all’Eur) ha scardinato ogni schema: al vertice del partito c’è la neo-Segretaria Francesca Antinozzi (che a soli 28 anni è la leader politica più giovane di tutta Italia!). Al congresso hanno partecipato esponenti di ogni estrazione politica e sociale: da Francesco Borgonovo a Hoara Borselli, con tanto di messaggi di auguri e incoraggiamento inviati da Mario Giordano e dal Presidente del Senato Ignazio La Russa! Il programma del partito è chiarissimo e punta a distruggere il bipolarismo Destra/Sinistra: basta invio di armi all’estero (Neutralità Militare), controllo ferreo dei confini e dei migranti, salvataggio della Sanità Pubblica e ritorno alla totale Sovranità Nazionale contro i diktat economici dell’Unione Europea. Leggete tutti i retroscena della giornata storica nel nostro articolo esclusivo (e scoprite il saggio di Marco Rizzo che vi consigliamo di leggere)! 👇

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Italia Domani, Congresso Fondativo

Roma / L’Aquila – Il panorama politico italiano, storicamente frammentato e in perenne evoluzione, si arricchisce ufficialmente di un nuovo, ambizioso e battagliero soggetto istituzionale. Lo scorso sabato 3 ottobre 2026, nella suggestiva e moderna cornice dello Spazio Novecento situato nel cuore dell’Eur a Roma, si è infatti celebrato l’atteso congresso fondativo di “Italia Domani”, il nuovissimo movimento politico ideato, promosso e guidato a livello nazionale dal noto esponente Marco Rizzo. Quella che è andata in scena nella Capitale è stata descritta dai promotori come una giornata storica e fondativa, caratterizzata da una grandissima ed entusiastica partecipazione di iscritti, delegati e simpatizzanti provenienti fisicamente da ogni singola regione d’Italia. In questo neonato organigramma nazionale, che si prefigge l’arduo compito di scardinare il bipolarismo italiano, la regione Abruzzo riveste un ruolo di primissimo piano. L’attivismo politico del territorio abruzzese è stato infatti ampiamente premiato dai vertici del neonato partito: Nicola Di Simone è stato formalmente nominato come nuovo Segretario Regionale per l’Abruzzo, mentre il brillante Shiva Guerrieri (che ricopriva già il ruolo di referente provinciale di Italia Domani per la città dell’Aquila) è stato ufficialmente inserito come componente effettivo all’interno della prestigiosa Assemblea Nazionale del partito. Una doppia nomina di altissimo profilo che certifica il peso specifico della componente abruzzese nella futura cabina di regia del movimento sovranista.

[CONSIGLIO DI LETTURA E POLITICA]
Siete interessati a comprendere le radici politiche di questo nuovo movimento e il pensiero del suo fondatore? CLICCA QUI per acquistare comodamente su Amazon l’ultimo saggio scritto da Marco Rizzo intitolato “Biografia di Periferia”!

Il legame speciale con L’Aquila e l’attacco all’Unione Europea

L’asse politico fortissimo e privilegiato instaurato tra i vertici nazionali del partito e la regione Abruzzo ha radici recenti ma estremamente solide.
Non è affatto un caso, come ricordano gli stessi iscritti, che sia stata proprio l’illustre città dell’Aquila, lo scorso 31 luglio, a ospitare in esclusiva il primo annuncio pubblico ufficiale “in presenza” in merito all’imminente nascita del partito. L’annuncio avvenne proprio in occasione dell’affollata presentazione pubblica del libro “Biografia di Periferia”, scritto dallo stesso Marco Rizzo. Un legame territoriale fortissimo, dunque, che il solenne congresso romano ha voluto non solo confermare, ma addirittura rafforzare istituzionalmente, riconoscendo i grandi meriti organizzativi e il certosino lavoro di tesseramento svolto sul territorio abruzzese. “Essere stato chiamato in prima persona a far parte dell’Assemblea nazionale a Roma è un onore immenso e, al tempo stesso, una responsabilità politica gravosa che sento profondamente legata alla mia gente, al territorio aquilano e a tutto l’amato Abruzzo”, ha commentato a caldo un emozionato e combattivo Shiva Guerrieri. L’esponente abruzzese ha poi colto l’occasione per lanciare un durissimo e spietato attacco frontale alle attuali politiche governative ed europee, delineando il perimetro ideologico in cui si muoverà la neo-formazione: “In questo momento storico così drammatico e delicato, la vera politica ha l’obbligo e il dovere sacrosanto di essere fisicamente al fianco dei comuni cittadini e delle imprese in difficoltà. Invece, mentre in pubblico sulle reti televisive prosegue l’indecente teatrino degli schieramenti contrapposti, nei bui palazzi dell’Unione Europea in realtà maggioranza e opposizione votano e firmano sistematicamente all’unanimità le stesse identiche, sciagurate scelte economiche che stanno letteralmente riducendo il nostro povero Paese al lastrico. Il nostro compito è lottare strenuamente per ritrovare la sovranità perduta, con strategie economiche mirate e concrete, abbandonando la mera e inutile propaganda di facciata”.

Il programma: neutralità militare e una leader 28enne

Il congresso fondativo di Roma ha anche definito in modo netto la struttura dirigenziale e l’impianto ideologico di “Italia Domani”, segnando un netto distacco dai partiti tradizionali.
Alla guida suprema del nuovo partito, Marco Rizzo è stato acclamato all’unanimità come leader politico indiscusso. Ma la vera e dirompente novità istituzionale (in un Paese governato storicamente da classi dirigenti molto anziane) è rappresentata dalla scelta coraggiosissima della Segreteria Nazionale: l’incarico operativo più alto è stato infatti affidato alla giovane avvocatessa Francesca Antinozzi che, a soli 28 anni di età, si classifica ufficialmente come la più giovane segretaria nazionale di partito dell’intera storia repubblicana d’Italia. La Presidenza dell’Assemblea Nazionale, a garanzia di autorevolezza internazionale, è stata invece saggiamente affidata all’esperto Ambasciatore Bruno Scapini. Il congresso ha registrato adesioni e appoggi trasversali, a dimostrazione della volontà del movimento di superare concretamente le anacronistiche e logore divisioni ideologiche tra “destra” e “sinistra”. Sul maxi-schermo della sala sono stati proiettati i sentiti videomessaggi di saluto istituzionale inviati dal Presidente del Senato Ignazio La Russa e dal popolare giornalista televisivo Mario Giordano. In platea erano inoltre presenti personalità di spicco e volti noti dell’imprenditoria e della tv: dalla conduttrice Hoara Borselli al brillante giornalista Francesco Borgonovo, passando per il noto chirurgo Roy De Vita e il presidente di Confimi Industria Paolo Agnelli. Il manifesto politico approvato fissa cinque ferrei pilastri non negoziabili: il ripristino assoluto della Sovranità Nazionale (libera dai rigidi diktat di Bruxelles), la ferma Neutralità Militare (ovvero il no categorico all’invio di armi o truppe in conflitti stranieri), la garanzia della Sicurezza urbana (con il blocco e il controllo rigoroso dei flussi migratori clandestini), il rilancio totale e gratuito della Sanità Pubblica statale e, infine, la strenua tutela della famiglia naturale e del mondo del lavoro per fermare l’inarrestabile impoverimento del ceto medio italiano.

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Politica

Caso Cosentino, Laboccetta (Polo Sud) attacca: “In carcere per un reato inesistente, politica vigliacca”

La politica torna a scontrarsi frontalmente e duramente con la Giustizia, e volano parole pesantissime come macigni! ⚖️💥 L’ex politico Nicola Cosentino non riceverà nessuno sconto di pena (lo ha stabilito la Cassazione), ma l’onorevole Amedeo Laboccetta (Presidente dell’associazione Polo Sud) non ci sta ed esplode in una durissima nota ufficiale! Il motivo? Secondo Laboccetta, Cosentino sta scontando un lunghissimo e logorante carcere per il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”, un reato che tecnicamente NON ESISTE nel Codice Penale italiano (ma è un’invenzione dei giudici) e non ha eguali in nessun altro Paese del mondo! Ma l’attacco di Laboccetta non è rivolto ai giudici, bensì alla POLITICA! “È colpa di una politica vigliacca e impaurita che si rifiuta di fare una legge per definire questo reato, lasciando i cittadini in balia di condanne sempre diverse e arbitrarie!”. Un pezzo fortissimo di pura cronaca garantista che farà discutere l’Italia intera. Voi cosa ne pensate? La politica ha davvero paura della Magistratura? Leggete le dichiarazioni esplosive complete e il nostro consiglio di lettura (sui libri inchiesta della malagiustizia italiana) nell’articolo! 👇

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Amedeo Laboccetta

Roma – Il dibattito accesissimo, storicamente divisivo e mai del tutto risolto sul delicato equilibrio tra il potere della Magistratura e il potere legislativo del Parlamento italiano torna a infiammarsi prepotentemente e a occupare le prime pagine della cronaca politica. A riaccendere la miccia dell’annosa polemica garantista è l’ultima, clamorosa e inappellabile decisione assunta dalla Suprema Corte di Cassazione in merito alla complessa e tormentata vicenda giudiziaria dell’ex sottosegretario e coordinatore campano Nicola Cosentino. I giudici del Palazzaccio hanno infatti deciso di annullare, clamorosamente e senza alcun rinvio, la precedente sentenza emessa dalla Corte di Appello, stabilendo di fatto che l’ex politico non potrà in alcun modo beneficiare degli sperati sconti di pena. Una doccia fredda pesantissima per Cosentino e per i suoi legali, che si ritrova così a dover fare i conti con l’applicazione rigidissima della condanna definitiva. Ma la sentenza non ha scatenato soltanto reazioni di natura puramente tecnica o procedurale: a sollevare un vero e proprio polverone politico e istituzionale è intervenuto con voce grossa e toni durissimi l’onorevole Amedeo Laboccetta, attuale presidente dell’autorevole associazione “Polo Sud”. Le dichiarazioni rilasciate da Laboccetta non si limitano affatto a commentare il singolo, drammatico caso giudiziario di Cosentino, ma puntano l’indice accusatore dritto contro le colpevoli e storiche omissioni dell’intera classe politica italiana, rea di aver abbandonato i cittadini nelle mani di interpretazioni giurisprudenziali spesso del tutto arbitrarie e prive di fondamento legislativo chiaro.

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Il vuoto normativo del “Concorso esterno in associazione mafiosa”

Il cuore dell’intervento pubblico di Amedeo Laboccetta tocca quello che, da decenni, è considerato da innumerevoli ed esimi costituzionalisti come il vero e proprio “tallone d’Achille” dell’intero impianto penale e accusatorio italiano.
“Nicola Cosentino non beneficerà di alcun tipo di sconto di pena”, esordisce amaramente il presidente di Polo Sud, prendendo atto della pronuncia degli ermellini. “Lo ha deciso in via definitiva la Corte di Cassazione, annullando senza rinvio la sentenza emessa in tal senso dalla Corte di Appello. Tuttavia, al di là dei complicati tecnicismi giudiziari e burocratici, che in questa sede neanche osiamo sfiorare per rispetto dei ruoli, c’è un vero, mastodontico e innegabile dato di fatto politico”. L’analisi di Laboccetta si fa immediatamente tagliente e va dritta al nucleo del problema giuridico che ha ingabbiato l’ex politico campano: “Cosentino è stato letteralmente inghiottito e stritolato dalla spietata e infernale macchina della giustizia italiana per un reato specifico, ovvero il famigerato ‘concorso esterno in associazione mafiosa’. Il problema di fondo, che tutti conoscono ma che in pochi hanno il coraggio di denunciare pubblicamente, è che questo specifico reato, tecnicamente, non esiste all’interno del nostro Codice Penale e, oltretutto, non ha eguali giurisprudenziali in nessun altro Paese civile al mondo”. L’accusa mossa dall’ex parlamentare tocca un nervo scopertissimo del diritto italiano: il concorso esterno, infatti, non è un reato scritto nero su bianco dal Parlamento in un apposito articolo di legge, ma è una pura “creazione giurisprudenziale”, nata dall’incrocio interpretativo tra due norme distinte (il concorso generico e l’associazione mafiosa). Questo vuoto legislativo ha generato negli anni enormi discrezionalità nell’applicazione delle condanne, sollevando giganteschi dubbi di incostituzionalità da parte di autorevoli docenti di diritto penale e avvocati cassazionisti.

L’attacco frontale: “Colpa di una politica invigliacchita”

Ma l’aspetto più dirompente del comunicato di Laboccetta non è l’attacco frontale ai magistrati o all’uso disinvolto del diritto penale, bensì l’atto d’accusa sferrato senza alcuna pietà contro la stessa classe politica e parlamentare a cui lui stesso appartiene storicamente.
Secondo il presidente di “Polo Sud”, infatti, la colpa di questo inaccettabile e drammatico cortocircuito democratico risiede altrove. “Si tratta di un’autentica aberrazione giuridica”, tuona Laboccetta senza utilizzare mezzi termini o diplomazia politica. “Tuttavia, il peso insopportabile di questa situazione non può e non deve essere scaricato esclusivamente sulle spalle della Magistratura giudicante. La vera colpa ricade su una politica strutturalmente invigliacchita e cronicamente impaurita, che da moltissimi anni, per puro timore reverenziale o per calcolo elettorale, si rifiuta categoricamente di varare una legge in Parlamento per perimetrare e definire con esattezza i contorni di tale reato”. La conseguenza devastante e tangibile di questa colpevole ignavia del legislatore è sotto gli occhi di tutti gli addetti ai lavori: “Il risultato, ancor più aberrante e ingiusto per i cittadini, è che condotte fattuali del tutto analoghe tra loro vengono sistematicamente valutate e sanzionate dalle varie corti con criteri diametralmente opposti: a volte il processo si conclude con la piena e rapida assoluzione dell’imputato, mentre altre volte – ed è purtroppo l’esatto e drammatico caso di Nicola Cosentino – il calvario si conclude con anni di lunghissimo e logorante carcere e con una gogna mediatica perenne e inaccettabile in uno Stato di diritto. A questo punto, dopo tante battaglie perse, ci chiediamo umanamente solo quanto tempo ancora dovranno aspettare i suoi cari familiari prima di poterlo finalmente riabbracciare fuori da quelle mura”. Parole pesantissime come macigni, che riaprono uno squarcio gigantesco sui rapporti perennemente tesi, irrisolti e disfunzionali tra il potere politico e quello giudiziario in Italia.

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