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Attualità

Papa Leone XIV operato al polmone al Gemelli: l’intervento dell’equipe di Margaritora, l’ansia di Parolin e le spiegazioni dell’oncologo

Papa Leone XIV è stato ricoverato al Policlinico Gemelli per un intervento di chirurgia toracica per rimuovere un nodulo al polmone circoscritto: operazione affidata all’equipe del professor Stefano Margaritora. Il cardinale Parolin esprime fiducia e preghiera, mentre l’oncologo Massimo Di Maio (AIOM) chiarisce l’efficacia risolutiva della chirurgia mininvasiva precoce. Udienze annullate fino al 20 ottobre: tutti i dettagli clinici e canonici nell’articolo completo 👇

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Papa Leone XIV

Roma – Ore di trepidazione, preghiera e grande mobilitazione medica attorno al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, dove nella mattinata odierna è stato ricoverato Papa Leone XIV per sottoporsi a un delicato intervento chirurgico mirato alla rimozione di un nodulo polmonare. Il Santo Padre è giunto nella struttura sanitaria capitolina a bordo dell’auto papale, accolto all’ingresso da un caloroso capannello di fedeli, personale medico e degenti dell’ospedale prima di raggiungere il decimo piano del nosocomio. L’operazione è stata disposta tempestivamente a seguito di accertamenti diagnostici di routine che hanno evidenziato la presenza di una lesione circoscritta, della quale lo stesso Pontefice aveva informato il mondo intero domenica scorsa al termine dell’Angelus in Piazza San Pietro.

L’equipe d’eccellenza del professor Margaritora e la stanza al decimo piano

A guidare l’equipe chirurgica multidisciplinare nella sala operatoria del Gemelli è il professor Stefano Margaritora, Direttore dell’Unità operativa complessa (UOC) di Chirurgia toracica presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, nonché ordinario e direttore della Scuola di specializzazione in chirurgia toracica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Margaritora è riconosciuto a livello internazionale come uno dei massimi pionieri della chirurgia mininvasiva, con una vastissima casistica nell’impiego della toracoscopia uniportale e della chirurgia robotica, tecniche avanzate che permettono di asportare formazioni polmonari attraverso micro-incisioni, riducendo drasticamente il dolore post-operatorio e velocizzando il recupero respiratorio.

La degenza post-operatoria del Pontefice è stimata in circa una settimana. Il Santo Padre è alloggiato in una suite riservata del decimo piano all’interno dell’ala solventi: a quanto si apprende da fonti della Prefettura della Casa Pontificia, non si tratta dello storico appartamento che ospitò Papa Francesco e prima ancora San Giovanni Paolo II, poiché quell’area specifica è attualmente interessata da lavori di manutenzione e ristrutturazione precedentemente pianificati. Per consentire la necessaria convalescenza, il Vaticano ha comunicato la cancellazione formale di tutte le udienze pubbliche e private fino a martedì 20 ottobre.

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La serenità del Papa e la preoccupazione del Cardinale Parolin

A testimoniare lo stato d’animo del Santo Padre nelle ore immediatamente precedenti il ricovero è stato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, intervenuto a margine di un convegno accademico presso la Pontificia Università Gregoriana dedicato a Papa Luciani: «L’ho visto ieri, è molto sereno», ha spiegato il porporato ai giornalisti, non celando tuttavia una palpabile apprensione istituzionale e umana. «Nessuno se lo aspettava, è stato come un fulmine a ciel sereno. Tuttavia queste cose, se prese in tempo, si risolvono. Siamo all’inizio di questa difficoltà e speriamo si possa togliere al più presto e il problema si possa risolvere definitivamente. Siamo fiduciosi e lo accompagniamo costantemente con la nostra preghiera».

Parolin ha tenuto a precisare come la tempestività della diagnosi rappresenti l’elemento di maggiore ottimismo: «Sono preoccupato perché un intervento al polmone resta un fatto serio, ma grazie a Dio ci si è accorti subito del problema durante controlli ordinari. Il Papa gode di un affetto e di un sostegno straordinario in tutto il mondo: è amato, apprezzato e seguito da tutti i fedeli». Dal punto di vista del diritto canonico, è opportuno ribadire che Papa Leone mantiene la pienezza della propria potestà giurisdizionale sulla Chiesa universale: l’ordinamento ecclesiastico non contempla la figura del vicario o del reggente in caso di indisponibilità temporanea per degenza medica, lasciando ai dicasteri della Curia Romana la gestione dell’ordinaria amministrazione.

Il parere dell’oncologo Massimo Di Maio (AIOM): cos’è un nodulo e perché si opera

Per chiarire la natura clinica della patologia e sgombrare il campo da allarmismi infondati è intervenuto il professor Massimo Di Maio, presidente nazionale dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica). L’oncologo ha spiegato che riscontrare un nodulo al polmone non coincide affatto con una diagnosi automatica di neoplasia maligna: «I noduli polmonari sono immagini radiologiche circoscritte che evidenziano un’area del tessuto polmonare con densità diversa dal normale. Molto spesso vengono scoperti in modo del tutto casuale durante accertamenti condotti per altre ragioni, come un controllo toracico dopo un episodio influenzale o una bronchite».

Di Maio ha poi illustrato i criteri clinici che guidano la decisione dell’equipe chirurgica: «Se una lesione è di pochi millimetri, si opta quasi sempre per un monitoraggio temporale tramite tomografia computerizzata (TAC). Quando invece la formazione si avvicina o supera la dimensione di un centimetro, o presenta caratteristiche radiologiche che consigliano prudenza, si procede con l’asportazione chirurgica o la biopsia per stabilirne con certezza istologica la natura. Il fatto che il Santo Padre abbia parlato di una lesione precoce e ben localizzata è estremamente rassicurante: nelle fasi iniziali, l’asportazione chirurgica radicale ha un intento pienamente curativo e risolutivo, permettendo al paziente di riprendere la propria vita normale dopo un breve periodo di controlli periodici».

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Attualità

Papa Leone XIV, intervento al polmone riuscito al Gemelli: «Il Pontefice è già rientrato in stanza, operazione senza complicanze»

Notizia straordinaria dal Policlinico Gemelli: l’intervento chirurgico al polmone di Papa Leone XIV è perfettamente riuscito e il Pontefice è già rientrato nella sua stanza al decimo piano. Nessuna complicazione durante l’asportazione del nodulo da parte dell’equipe del professor Margaritora. Udienze sospese fino al 20 ottobre per una settimana di degenza: tutti i dettagli e il comunicato ufficiale della Santa Sede nell’articolo completo 👇

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Papa Leone XIV

Roma – Un sospiro di sollievo attraversa la Chiesa universale, la comunità dei fedeli e le cancellerie internazionali: si è concluso positivamente e senza alcuna complicazione il delicato intervento chirurgico al polmone a cui è stato sottoposto Papa Leone XIV presso il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. A dare il tempestivo e atteso annuncio ufficiale è stata la Sala Stampa della Santa Sede, confermando che l’atto operatorio si è svolto in perfetta conformità con quanto pianificato dall’equipe medica e che il Santo Padre ha già lasciato il blocco operatorio per fare ritorno nella propria stanza di degenza al decimo piano del nosocomio capitolino.

Il bollettino della Sala Stampa Vaticana: «Intervento nei tempi e nei modi previsti»

La breve ma rassicurante nota diramata dal portavoce vaticano Matteo Bruni ha fugato le comprensibili ansie che avevano accompagnato l’ingresso del Pontefice in ospedale nelle prime ore del mattino: «L’intervento si è concluso positivamente, nei tempi e nei modi previsti e il Santo Padre è rientrato in stanza. Seguiranno ulteriori informazioni». Un messaggio asciutto e rigoroso che certifica l’assenza di imprevisti durante la procedura di rimozione del nodulo polmonare circoscritto, diagnosticato nel corso di recenti esami di routine e reso noto dallo stesso Papa Leone domenica scorsa in Piazza San Pietro.

L’operazione, condotta con tecniche mininvasive all’avanguardia di chirurgia toracica, è stata coordinata dal professor Stefano Margaritora, direttore dell’UOC di Chirurgia Toracica del Gemelli e luminare riconosciuto a livello internazionale nella toracoscopia uniportale e robotica. L’approccio mininvasivo ha consentito di asportare la lesione risparmiando il tessuto polmonare sano e riducendo al minimo l’impatto emodinamico, consentendo un risveglio rapido dall’anestesia generale e il sollecito trasferimento del paziente nella suite del reparto solventi.

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Il decorso post-operatorio: una settimana di riposo al decimo piano

Il protocollo clinico stabilito dai sanitari del Policlinico Gemelli prevede un periodo di degenza di circa una settimana, monitorato costantemente dai parametri vitali e da controlli radiologici di routine. Come reso noto dalla Prefettura della Casa Pontificia, l’agenda ufficiale di Papa Leone XIV è stata precauzionalmente svuotata, con l’annullamento formale di tutte le udienze generali e particolari fino a martedì 20 ottobre compreso. Durante questo lasso di tempo, il Santo Padre potrà dedicarsi alla riabilitazione respiratoria e al recupero delle forze fisiche.

La stanza occupata dal Pontefice è situata nell’ala solventi del decimo piano, lo storico presidio ospedaliero vaticano affettuosamente ribattezzato “il Vaticano Terzo” da San Giovanni Paolo II. Fonti interne hanno chiarito che Papa Leone non alloggia nel medesimo appartamento utilizzato a suo tempo da Papa Francesco, poiché quell’area specifica dell’ospedale è attualmente interessata da programmati interventi di riqualificazione strutturale e impiantistica. La camera attuale garantisce comunque la massima riservatezza, dotata di una cappellina privata per la preghiera e di collegamenti protetti con la Segreteria di Stato.

La continuità del governo della Chiesa e il sollievo di Parolin

Sotto il profilo istituzionale e canonico, è fondamentale sottolineare che Papa Leone XIV mantiene intatta la pienezza della propria potestà giurisdizionale sulla Chiesa cattolica. Il diritto canonico non contempla infatti figure vicarie o supplenze in caso di temporanea indisponibilità per intervento medico: gli affari correnti e l’ordinaria amministrazione proseguono regolarmente sotto la guida dei singoli prefetti dei Dicasteri della Curia Romana, in costante contatto con l’appartamento pontificio al Gemelli.

La notizia del felice esito dell’operazione ha confortato l’intero Collegio Cardinalizio, a partire dal Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, che poche ore prima aveva descritto il Santo Padre come «molto sereno e fiducioso», pur ammettendo l’iniziale apprensione per una diagnosi giunta inaspettata. La tempestività dell’intervento chirurgico, unita alla natura iniziale e circoscritta della formazione polmonare, apre la strada a una prognosi pienamente favorevole, permettendo al Papa di guardare con ottimismo alla ripresa dei grandi impegni pastorali e internazionali previsti per l’autunno.

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Il volto di Walter White Jr. e il dolore oltre lo schermo: il ricordo di RJ Mitte

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Walter White Jr

Redazione- Ci sono personaggi che restano impressi nella memoria del pubblico molto tempo dopo la fine di una serie. Walter White Jr., il figlio di Walter White in Breaking Bad, è uno di questi. Attraverso il volto e l’interpretazione di RJ Mitte, milioni di spettatori hanno conosciuto una storia fatta di famiglia, fragilità e speranza.

Nel mondo di Breaking Bad, Walter White è stato un padre complesso, tormentato dalle proprie scelte e dalle conseguenze delle sue azioni. A interpretarlo è stato Bryan Cranston, protagonista di una delle trasformazioni più celebri della televisione contemporanea. Accanto a lui, RJ Mitte ha dato vita a Walter White Jr., un personaggio che ha rappresentato il lato più vulnerabile e umano della famiglia White.

Il rapporto tra padre e figlio, segnato da incomprensioni, silenzi e distanze sempre più profonde, ha lasciato un’impronta particolare nella storia della serie. Dietro la violenza e la tensione narrativa, rimaneva una famiglia che cercava, in modi diversi, di non perdersi definitivamente.

Ma la vita reale è sempre più complessa della finzione

RJ Mitte ha costruito il proprio percorso professionale anche attraverso la sua esperienza personale con la paralisi cerebrale, contribuendo a rendere più visibili le persone con disabilità nel mondo dello spettacolo. La sua presenza sullo schermo ha ricordato al pubblico che la fragilità non cancella il valore di una persona e che ogni essere umano merita rispetto, dignità e opportunità.

Bryan Cranston resterà legato a Mitte nella memoria collettiva attraverso il rapporto padre-figlio raccontato in Breaking Bad. Il loro legame televisivo continua a vivere nelle scene che hanno emozionato il pubblico e nelle domande che la serie ha lasciato dietro di sé.

Oltre la fama, oltre i riflettori, resta sempre l’essere umano

Le storie che vediamo sullo schermo possono farci sorridere, arrabbiare o piangere. Ma, quando si spengono le luci e terminano le riprese, gli attori tornano a essere persone, con una vita privata che non sempre conosciamo e con esperienze che non possiamo comprendere fino in fondo.

Forse è proprio questo uno dei messaggi più importanti che possiamo portare con noi: non aspettare che qualcuno mostri il proprio dolore per offrirgli ascolto; non aspettare che sia troppo tardi per chiedere a una persona come sta. Una parola gentile, una presenza sincera o un gesto di attenzione possono sembrare piccoli, ma per qualcuno possono avere un significato enorme.

Breaking Bad ci ha mostrato le conseguenze delle scelte, la fragilità dei legami familiari e il prezzo dei silenzi. Fuori dalla finzione, resta una verità ancora più profonda: la vita umana vale molto più di qualsiasi ruolo, fama o successo.

E quando il sipario si chiude, ciò che conta davvero non è soltanto il ricordo di un personaggio, ma l’umanità con cui abbiamo saputo guardare la persona che gli ha dato vita.

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Esteri

Campagne elettorali USA: dai Super PAC a Elon Musk, chi finanzia la corsa alle urne

“La maggior parte degli studiosi ha trovato pochissime prove del fatto che i contributi alle campagne politiche comprino i voti dei legislatori”. Così si è espressa la professoressa dell’Università della California a Irvine, Danielle Thomsen, in un’intervista alla Public Broadcasting Service (PBS), mentre discuteva il ruolo dei donatori nelle campagne politiche. Thomsen ha pubblicato proprio quest’anno un libro sull’importanza dei finanziamenti alle campagne politiche. La docente ha aggiunto che i voti dei legislatori riflettono la loro affiliazione politica, le preferenze dei cittadini che rappresentano e i loro principi personali.

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Elon Musk

Redazione-  “La maggior parte degli studiosi ha trovato pochissime prove del fatto che i contributi alle campagne politiche comprino i voti dei legislatori”. Così si è espressa la professoressa dell’Università della California a Irvine, Danielle Thomsen, in un’intervista alla Public Broadcasting Service (PBS), mentre discuteva il ruolo dei donatori nelle campagne politiche. Thomsen ha pubblicato proprio quest’anno un libro sull’importanza dei finanziamenti alle campagne politiche. La docente ha aggiunto che i voti dei legislatori riflettono la loro affiliazione politica, le preferenze dei cittadini che rappresentano e i loro principi personali.

I soldi, però, costituiscono un ingrediente fondamentale delle campagne politiche e, anche se non sono necessariamente decisivi, contribuiscono notevolmente al loro successo. Ecco perché la raccolta di fondi assume una notevole importanza, come dimostrano anche le spese per queste elezioni di medio termine, che superano persino quelle delle elezioni presidenziali.

Secondo un’analisi della CNBC, al 25 settembre dell’anno in corso erano stati raccolti 9,8 miliardi di dollari dalle campagne elettorali e dai Super PAC, comitati politici che possono spendere somme di denaro illimitate. I repubblicani hanno avuto più successo dei democratici nell’attrarre i grandi donatori, come avviene tipicamente. Spiccano fra di loro Elon Musk, fra i donatori repubblicani, e, fra quelli democratici, il magnate George Soros. Musk ha contribuito con quasi 100 milioni di dollari, destinati al Republican National Committee per sostenere candidati alla Camera e al Senato. Proprio in questi giorni, il New York Times ha reso noto che, dal mese di luglio, Musk ha contribuito silenziosamente con più di 276 milioni di dollari a favore di gruppi repubblicani, per un totale di 366 milioni. Nel ciclo elettorale 2025-2026, Musk ha dunque contribuito con una somma superiore ai 290 milioni di dollari donati per le elezioni del 2024, quando aiutò Trump a riconquistare la Casa Bianca.

La grande maggioranza di questi contributi non va direttamente ai candidati, ma ai partiti e ai gruppi politici. Il candidato repubblicano al seggio del Texas al Senato, Ken Paxton, ha speso solo 3,9 milioni di dollari, a fronte dei 54 milioni spesi dal suo avversario democratico, James Talarico. Ciononostante, gruppi repubblicani hanno speso 200 milioni di dollari per attaccare Talarico. I gruppi a sostegno dei candidati repubblicani hanno speso ingenti somme anche in Ohio e nel Maine, Stati in bilico. Da notare che, nel caso della North Carolina, i repubblicani hanno smesso di spendere soldi per sostenere Michael Whatley, poiché il suo avversario democratico, Roy Cooper, è avanti nei sondaggi con un margine compreso tra 5 e 10 punti. In effetti, i repubblicani hanno alzato bandiera bianca e hanno trasferito in Kansas i fondi inizialmente destinati alla North Carolina, dove il pastore democratico Adam Hamilton sta dando filo da torcere al candidato repubblicano Roger Marshall. Donald Trump nel 2024 aveva vinto il Kansas con un margine di 16 punti su Kamala Harris. Il fatto che Hamilton abbia la possibilità di vincere in uno Stato che tipicamente vota contro i democratici preoccupa i repubblicani.

I soldi sono una componente fondamentale delle elezioni, non perché permettono di “comprare” i legislatori, ma perché possono garantire accesso al potere in caso di vittoria. Questo accesso offre grandi opportunità per promuovere una certa ideologia, come fa il gruppo AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), che promuove candidati favorevoli a Israele. I fondi versati da AIPAC a candidati amici di Israele possono far pendere l’ago della bilancia, ma non sempre sono decisivi, come dimostrano i casi di Zohran Mamdani, sindaco di New York, e Abdul El-Sayed, candidato al Senato nello Stato del Michigan. Ancora più promettente per i donatori è la possibilità di accedere direttamente al governo, specialmente a quello attuale, che intreccia la politica con gli affari. Non sorprende, dunque, che quando il presidente cinese Xi Jinping ha visitato Washington il mese scorso, alcuni degli uomini più ricchi del pianeta, come Musk, Jeff Bezos, Jensen Huang, Mark Zuckerberg e altri, fossero presenti in qualità di invitati speciali di Trump. I contatti con i più potenti contribuiscono a stabilire rapporti che, alla fine, possono favorire l’assegnazione di contratti miliardari che il presidente Trump non esita a promuovere. Alla fine, però, la qualità del candidato può rivelarsi decisiva. Un caso emblematico è quello di Paxton, un candidato coinvolto in scandali e accuse di corruzione che, nonostante il solido appoggio di Trump, potrebbe avere poche possibilità di essere eletto, malgrado i milioni spesi dal Partito Repubblicano per sostenerlo.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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