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L’ischia film festival chiude la sua ventiquattresima edizione celebrando il Cinema e il Castello Aragonese

🎬 Si chiude con successo la ventiquattresima edizione dell’Ischia Film Festival: tra premi internazionali e la presenza di Barbora Bobulova, il Castello Aragonese si conferma cuore pulsante della cinematografia mondiale.

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Barbora Bobulova_Ph. Azzurra Primavera (2016 x 1512) (1512 x 1134)

Ischia – Cala il sipario sulla ventiquattresima edizione dell’Ischia Film Festival, un appuntamento che ha trasformato per otto intensi giorni l’isolotto del Castello Aragonese nel baricentro mondiale della cinematografia d’autore. La serata conclusiva di questo 4 luglio 2026 segna il termine di una maratona artistica che ha visto sfilare lungo il ponte aragonese registi, attori e produttori giunti da ogni continente. Sotto la direzione di Michelangelo Messina, la manifestazione ha ribadito la propria vocazione: trasformare il maniero che domina il borgo di Ischia Ponte in un crocevia di culture, lingue e sguardi sul presente.

Il bilancio di questa edizione non si limita ai soli numeri, ma alla qualità della selezione. Il Castello Aragonese, con le sue mura cariche di storia, ha offerto una cornice naturale unica, dove il mare aperto e la roccia lavica hanno ospitato proiezioni di opere focalizzate sul racconto dei territori. Michelangelo Messina, nel tracciare il bilancio finale, ha sottolineato come la rassegna sia riuscita a restare un punto fermo per gli autori che scelgono di narrare la complessità del mondo contemporaneo senza filtri, offrendo alla comunità locale e ai turisti una chiave di lettura originale sulle trasformazioni globali.

I vincitori delle sezioni ufficiali

Il palmarès di questa edizione vede un respiro internazionale di ampio raggio. Per la categoria lungometraggi, l’Ischia Film Award è stato assegnato a Sanding Dreams del regista russo Anton Mamykin. Il Premio Castello Aragonese per la regia è andato a Morad Mostafa per Aisha Can’t Fly Away, mentre il Premio Epomeo per la fotografia è stato conferito ad Alessandro Cattaneo per Lo spirito delle stagioni. Riconoscimento anche per la scenografia, con il Premio Aenaria assegnato a Marek Špitálský per Wirbel di Tomáš Hubáček. Una menzione speciale è stata rivolta a Kickoff di Roser Corella e Stefano Obino.

La sezione “Location Negata”, pilastro tematico dell’evento, ha visto trionfare Mundurukuyü – The Forest of the Fish Women di Aldira Akay, Beka Munduruku e Rilcélia Akay, mentre il Gaza Collective ha ottenuto una menzione speciale per The Mission. Tra i cortometraggi, il successo ha premiato Rise di Jessica J. Rowlands, con una menzione speciale per il lavoro italiano Sueña Ahora di Gabriele Licchelli, Francesco Lorusso e Andrea Settembrini. Il premio del pubblico, assegnato dai frequentatori abituali delle arene, è andato a Il Dio dell’Amore di Francesco Lagi.

Il legame tra cinema e territorio

Un momento di particolare rilevanza istituzionale è stato rappresentato dal rinnovo della sinergia con Italy for Movies, il portale nazionale promosso da Cinecittà e dal Ministero della Cultura. Il premio per la Migliore Produzione Esecutiva Italiana è stato assegnato a Enrico Ballarin di Mestiere Cinema per l’impegno profuso nella produzione di Il diavolo veste Prada 2. Questo riconoscimento sottolinea l’importanza della filiera industriale del cinema nel valorizzare i luoghi, trasformando ogni angolo della penisola in un potenziale set internazionale.

Il gran finale della serata è stato impreziosito dalla consegna dell’Ischia Film Award Donne nel Cinema a Barbora Bobulova. L’attrice, figura costante nelle produzioni di alto profilo tra teatro e grande schermo, ha dialogato sul palco con Gianni Canova. La Bobulova ha espresso il suo legame profondo con l’idea di luogo nel cinema, definendo l’ambientazione come un partner di scena capace di influenzare la narrazione stessa. Per l’attrice, essere a Ischia in questa occasione ha rappresentato un momento di profonda riflessione sulla propria carriera.

Il festival si conferma dunque un osservatorio privilegiato su migrazioni, conflitti e identità. Sostenuto dal supporto del Ministero della Cultura, dalla Regione Campania, dalla Film Commission e dai comuni di Ischia e Forio, l’evento ha dimostrato una volta di più la centralità culturale dell’isola nel Mediterraneo. L’appuntamento si chiude lasciando in eredità una serie di riflessioni che, partendo dall’imponente struttura del Castello Aragonese, si propagano oltre i confini dell’isola, pronti a nutrire il dibattito cinematografico per l’anno a venire.

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Simba Little Wild Park: il punto di riferimento per l’intrattenimento estivo a Latina

🦁 Il Simba Little Wild Park festeggia tre anni di successi con uno spettacolo imperdibile e una giornata speciale l’11 luglio. Non perdere l’occasione di scoprire il mondo dei grandi felini e divertirti con tutta la famiglia tra arte e natura!

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Locandina

Latina – Il cuore pulsante dell’agro pontino si prepara a vivere una stagione di grandi eventi e novità. A partire dal 3 luglio, il Simba Little Wild Park, situato in Strada Acque Alte, km 0,500, tra Borgo Grappa e Borgo Piave, inaugura il nuovo palinsesto estivo. La struttura si conferma un tassello fondamentale per l’offerta ricreativa dell’area di Latina, proponendo un mix equilibrato tra educazione ambientale, contatto diretto con la fauna e spettacolo puro. Il progetto, che gode del prestigio e del sostegno del Ministero della Cultura (MiC), si propone di elevare gli standard dell’intrattenimento all’aria aperta, attirando visitatori non solo dalla città di Latina, ma da tutta la provincia e dal Lazio.

Un’estate all’insegna dello spettacolo circense

L’elemento di maggiore richiamo per la stagione corrente è senza dubbio la collaborazione artistica con i professionisti del Circo Equestre Montico. Grazie a questa sinergia, il parco propone al pubblico un’esibizione esclusiva ispirata alle “Huntrix”. Si tratta di un format performativo che fonde la disciplina delle arti circensi con una narrazione visiva dinamica, pensata per incantare spettatori di ogni età. Lo spettacolo, che va in scena al calare del sole, rappresenta il momento clou della giornata, trasformando l’area verde in un teatro naturale sotto le stelle. Il parco è aperto al pubblico ogni venerdì, sabato e domenica, con orari che vanno dalle 17:00 alle 20:30, garantendo una fruizione ottimale durante le ore meno calde del pomeriggio pontino.

Programma settimanale e attività per le famiglie

La proposta del Simba Little Wild Park non si limita alla performance artistica, ma segue un filo logico che accompagna il visitatore dal pomeriggio fino alla sera. Ogni giornata di apertura rispetta una scansione temporale precisa: alle 17:00 iniziano le attività dedicate ai più piccoli, con laboratori ludici e percorsi didattici pensati per favorire l’apprendimento attivo all’aperto. A seguire, alle 18:00, il personale specializzato conduce le visite guidate all’interno dell’area riservata agli animali e ai grandi felini, fornendo nozioni fondamentali sulla cura e sulle abitudini delle specie ospitate.

Per i genitori, il parco ha ideato l’AperiSimba: alle 19:00, l’area bar e ristoro propone una selezione di stuzzichini e bevande, permettendo agli adulti di sostare in totale relax mentre i bambini continuano a divertirsi in uno spazio sicuro e controllato. La chiusura del ciclo giornaliero, oltre allo show delle “Huntrix”, prevede workshop interattivi che coinvolgono il pubblico nelle dinamiche artistiche della giornata.

Il compleanno del parco: un evento speciale a luglio

L’appuntamento cerchiato in rosso sul calendario è sabato 11 luglio. In questa data, il Simba Little Wild Park celebra ufficialmente il suo terzo anno di attività. Per l’occasione, la direzione ha previsto una formula di accesso agevolata: il costo del biglietto, sia per gli adulti che per i bambini, sarà di soli 7 euro. La giornata sarà caratterizzata da un clima di festa collettiva che culminerà con il taglio della torta di compleanno alla presenza della mascotte ufficiale, il Leone Simba. Tra musica, animazione e la promessa di una sorpresa speciale che gli organizzatori hanno voluto mantenere riservata fino al momento dell’esibizione, il terzo anniversario si candida a diventare l’evento di punta dell’estate di Borgo Piave.

Per chi desidera programmare una festa di compleanno personalizzata all’interno del parco, è attiva una promozione vantaggiosa: prenotando entro il mese di luglio, sarà possibile usufruire di uno sconto del 10% sul pacchetto celebrativo. Gli interessati possono trovare tutti i dettagli e procedere con le prenotazioni, passaggio indispensabile per garantire l’accesso, sul portale www.primafilaticket.it. Per assistenza diretta o informazioni logistiche, la segreteria del parco è raggiungibile ai numeri 347 8988192 e 348 0056243, oppure consultando il sito ufficiale www.simbapark.it.

La posizione strategica in Strada Acque Alte permette al Simba Little Wild Park di essere facilmente raggiungibile dal centro di Latina, rendendolo una destinazione ideale anche per chi cerca una fuga rapida dalla routine urbana senza allontanarsi dai confini cittadini. Con questa nuova programmazione, la struttura consolida il suo ruolo di pilastro educativo e sociale all’interno del territorio pontino.

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Sgarbi ferraresi, tra amichettismo ed escamotages

Per gli Sgarbi a Ferrara la Cultura e’ “cosa nostra”, solo gli amici di famiglia gestiscono Teatro, Museo ed Eventi. In mostra le opere della Fondazione Cavallini Sgarbi fino al 2030 con dispendio di soldi pubblici e le royalties sottratte al costo del biglietto per la visita al Castello Estense

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Elisabetta Sgarbi

Redazione-  L’insistenza e l’accanimento con cui il cerchio tragico persevera nel voler dimostrare al mondo che Vittorio Sgarbi sta benissimo, sa ciò che vuole e ciò che viene fatto in suo nome, evidentemente serve soprattutto a tenere in piedi una giostra che si regge da anni su pilastri che hanno la solidità delle tigri di carta.
Finché nessuno va a svelare il bluff e a dire che il re è nudo, qualcuno spera che la giostra regga e continui a portare i suoi frutti.
C’è sempre stata infatti una irresistibile attrazione e più che legittima vocazione di Vittorio Sgarbi per la Politica, invece direi che per quelli attorno a lui si potrebbe parlare di una Famiglia votata alla cosa pubblica, cioè di una irresistibile attrazione per gli amministratori locali che possono elargire finanziamenti pubblici, anche cospicui, per realizzare le loro varie trovate, più o meno raffinate, alcune delle quali di grande qualità, e che reggono da decenni, altre più mediocri ed effimere come i fuochi fatui. Ma sempre e comunque ben finanziati, siano essi la Milanesiana, i documentari o i vari film prodotti dalla sorella Elisabetta.
Negli anni questo sistema di amici, e amici degli amici, e amici dei collaboratori degli amici, si e’ andato sempre più consolidando ed è così che è diventato una vera a propria organizzazione stabile di fatto, in una commistione pubblico-privato di dubbio gusto.
Per gli Sgarbi a Ferrara la Cultura e’ “cosa nostra”, solo gli amici di famiglia infatti gestiscono Teatro, Museo ed Eventi. In mostra, per decisione della giunta comunale di Ferrara, esposte nelle varie sale del Castello ci saranno le opere della Fondazione Cavallini Sgarbi fino al 2030 con dispendio di soldi pubblici e – caso clamoroso – le royalties verranno comunque sottratte al costo fisso del biglietto per ogni visitatore che accederà al Castello Estense.
Bene hanno fatto dunque le opposizioni a farsi sentire e a non voler essere conniventi di questo spreco.
Anche perché non parliamo di rivelazione di segreti di Stato, ma di manovre di basso cabotaggio e di fatti evidenti che sono davvero sotto agli occhi e sulla bocca di tutti.
Facciamo tranquillamente nomi e cognomi perché è tutto verificabile.
La compagna dell’assessore Gulinelli dirige Ferrara Arte, Elisabetta Sgarbi generosamente ha apprezzato un libretto di poesie del geometra Marco Gulinelli, che è stato ovviamente stampato e distribuito dalla Casa Editrice della sorella, Gulinelli nel frattempo, con soddisfazione della sorella Elisabetta, e’ diventato anche Assessore alla Cultura, Monumenti Storici e Civiltà Ferrarese, Unesco, Beni Monumentali e Palio del Comune di Ferrara. Ma possiamo continuare: Marcello Corvino, proprietario della Corvino Produzioni, ha prodotto con e per Vittorio Sgarbi tutti gli spettacoli a Teatro sui Grandi Pittori della Storia (Michelangelo, Caravaggio, Raffaello etc etc ), e guarda caso oggi si ritrova ad essere il direttore del Teatro di Ferrara.
Pietro di Natale ha realizzato tutto l’elenco delle opere oggi raccolte nella Fondazione Cavallini-Sgarbi, e guarda caso si ritrova ad essere il direttore del Museo di Ferrara.
La Fondazione Cavallini-Sgarbi ha già fatto una mostra con stanziamento di soldi pubblici nel Castello Estense, tra cui spicca il Comune di Ferrara il cui sindaco e’ il carissimo amico Alan Fabbri.
Il Pd, oggi Partito alla opposizione della giunta cittadina ferrarese, tramite la consigliera del Pd Sara Conforti e la capogruppo del Pd Anna Zonari, ha finalmente fatto sentire la propria voce di protesta sollevando l’inopportunità di aver approvato una convenzione che pone a carico del Comune praticamente tutti gli oneri: trasporto, imballaggio, movimentazione, allestimenti, curatela, assicurazioni e promozione, e probabilmente anche i restauri delle opere che finiranno in mostra al Castello. Mentre la Fondazione Cavallini- Sgarbi percepirà almeno due euro per ogni biglietto acquistato da ogni visitatore del Castello.
Analizzando i dati di accesso al Castello nel 2025 – cioè 180.000 visitatori – si può facilmente dedurre che la Fondazione Cavallini Sgarbi incasserà puliti, senza costi accessori, stando ferma, minimo 360 mila euro ogni anno.
Giustamente l’opposizione si domanda se valga la pena trasformare la Fondazione Cavallini Sgarbi in una offerta culturale permanente per la città di Ferrara e se questo sia da ritenersi una priorità per la città soprattutto considerando che il Comune assume oggi impegni economici fino al 2030 su uno spazio del quale, oltre il gennaio 2027, non ha ancora alcun titolo giuridico garantito. Una scelta che lascia più di una perplessità e che qualcuno auspica non venga appoggiata ne’ finanziata dalla Regione Emilia-Romagna.
Bene hanno fatto le consigliere del Pd a proporre una alternativa, e cioè a voler differenziare gli ingressi al solo Castello Estense da quelli interessati veramente alla mostra Cavallini-Sgarbi. E viceversa.
Le consigliere del Pd non entrano però nel merito della qualità della collezione, magari invece qualche approfondimento dovrebbero farlo, ad esempio sulla provenienza delle opere.
Se si informassero meglio – visto che si tratta di soldi pubblici, e dunque varrebbe la pena di farlo – scoprirebbero ad esempio che alcuni dei Quadri provengono da società fallite, come ad esempio la ARETE’ srl, il cui amministratore unico era la madre di Vittorio Sgarbi, Rina Cavallini; ed altre in grave stato di dissesto economico, i cui amministratori sono comunque tutte persone vicine a Vittorio.
Si tratta dunque di opere messe al sicuro dentro ad una Fondazione e comunque molte di esse provenienti anche dal mancato pagamento di tasse allo Stato.
Sulla stessa scia, ragionamenti interessanti si potrebbero inoltre fare anche nelle Marche, e soprattutto nei comuni di Urbino, Fermo, Osimo ed Ascoli Piceno.
Esiste comunque un precedente illustre già finito prima sulle cronache siciliane e poi alla ribalta nazionale nella trasmissione di Massimo Giletti.
E’ già in vigore un format che – guarda caso – vede come protagonisti personaggi del cerchio tragico vicinissimi a Vittorio Sgarbi, qualcuno sussurra l’aspirante moglie Sabrina Colle e Gianni Filippini (già indagati per esportazione di opere d’arte all’estero) che hanno realizzato con la firma di Vittorio Sgarbi una mostra all’interno del Parco Archeologico di Agrigento alla Valle dei Templi: anche in quel caso agli organizzatori della mostra andava una cifra fissa presa dai biglietti acquistati per ogni visitatore …
Fatto curioso ma altrettanto significativo: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto alla inaugurazione di “Agrigento città della Cultura” guarda caso non andò a visitare quella mostra, nonostante egli si trovasse proprio all’interno della Valle dei Templi.
In quella mostra erano presenti anche opere della Fondazione Cavallini Sgarbi.
Coincidenza o scelta ponderata?

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Il ritorno a Rambàgo e i segreti sepolti nel nuovo romanzo di Alfonso Fanella

🔥 Quindici anni dopo, il ritorno a Rambàgo svela segreti che bruciano ancora. Alfonso Fanella firma un romanzo profondo sulla ricerca dell’identità e sul potere distruttivo dei ricordi.

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#AlfonsoFanella #IlFuocoCheAbbiamoSepolto #NarrativaItaliana #LibriInUscita

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ALFONSO FANELLA

Redazione-  Rambàgo, un borgo adagiato sulle colline pisane, diventa lo scenario di un mosaico letterario che scava a fondo nella psiche umana. È qui che si ambienta Il fuoco che abbiamo sepolto, l’ultima opera di Alfonso Fanella, autore nato in Sicilia nel 1989 e genovese d’adozione. Il racconto prende le mosse dal ritorno di Alberto Gastaldi, che dopo quindici anni di lontananza decide di rimettere piede nel suo paese natale per fare i conti con un passato rimasto in sospeso. Quel luogo, immerso tra le pendenze toscane che guardano verso la provincia di Pisa, non è solo una cornice geografica, ma una cassa di risonanza per i traumi che il protagonista ha vissuto durante la sua giovinezza.

Il peso del passato tra le colline pisane

La narrazione riporta il lettore a un’estate lontana, quando Alberto, poco più che ventenne, si trovò a incrociare due figure che avrebbero mutato il corso della sua esistenza. Da un lato c’è Milan Juric, un ex combattente della guerra in Bosnia Erzegovina che ha cercato rifugio lontano dalle macerie e dai fantasmi balcanici. Dall’altro compare Elisa, una donna giunta dal Regno Unito con il cuore spezzato per la perdita del figlio. La dinamica tra questi tre personaggi si sviluppa come un gioco di specchi dove ognuno cerca, in modo disperato, una forma di riscatto. Juric attira Alberto verso le ombre cupe della violenza e della forza bruta, mentre tra il giovane e Elisa si intreccia una corrispondenza che scivola rapidamente in un legame ambiguo e viscerale.

Il paese, con le sue strade silenziose e le piazze che nascondono segreti dietro le imposte chiuse, assiste impotente a un’escalation che culmina con la scomparsa di Elisa. Questo evento drammatico segna la rottura definitiva dell’equilibrio locale, spingendo Alberto verso un pellegrinaggio interiore necessario per comprendere cosa sia realmente accaduto in quella stagione estiva. Il titolo del libro non è casuale: il fuoco di cui scrive Fanella rappresenta quella forza primordiale che, a seconda dell’uso che ne facciamo, può illuminare il cammino o ridurlo in cenere.

Riflessioni sulla natura umana e la memoria

Alfonso Fanella, forte di una formazione accademica in Storia conseguita nel 2013 con una tesi focalizzata sul conflitto serbo-croato, riversa nel romanzo le sue competenze analitiche. Non si ferma alla trama gialla o alla cronaca di provincia, ma proietta il lettore verso istanze filosofiche profonde. Citando Elsa Morante e le teorie di Sigmund Freud sulle pulsioni distruttive, l’autore si interroga sulla natura umana. La vita viene descritta come un processo di perenne trasformazione, un’alternanza continua tra la distruzione di ciò che siamo stati e la ricostruzione dell’identità.

Il ricordo, secondo Fanella, agisce come uno scalpello: uno strumento utile per plasmare il carattere, ma capace di trasformarsi in un’arma pericolosa se maneggiato con troppa rabbia. Il rancore, l’immobilismo emotivo e la depressione sono le reazioni più comuni alla “dittatura dei ricordi” che ingabbia molti personaggi. Attraverso la vicenda di Alberto, il libro indaga quale sia la giusta misura da adottare in un mondo contemporaneo sempre più polarizzato, dove le posizioni nette sembrano schiacciare ogni possibilità di sfumatura. Con questa pubblicazione, che segue il suo esordio con Storia di un fiume in piena edito da De Ferrari, l’autore genovese si conferma una voce capace di unire il rigore storico alla sensibilità narrativa. Il romanzo invita a un confronto senza filtri con il proprio dolore, sottolineando che non tutti riescono a navigare la tempesta dei propri traumi con la stessa facilità. La storia di Rambàgo resta, in ultima analisi, un invito a non temere di affrontare le braci ancora calde che ognuno di noi porta con sé, consapevole che solo accettando il proprio conflitto interiore è possibile ricominciare a vivere.

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