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Cultura

Festa della Lettura 2026, oltre 140 eventi nel II Municipio: tre mesi di libri, spettacoli e cultura diffusa a Roma

📚 Oltre 140 eventi, tre mesi di incontri e un intero municipio trasformato in un laboratorio culturale diffuso: si chiude a Roma la Festa della Lettura 2026, ma il percorso de Il Talento di Roma continua già verso nuovi progetti e rassegne. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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MarainiDedola@Shell

Roma Più di 140 eventi, tre mesi di programmazione e un’idea di cultura che esce dai luoghi canonici per entrare nella vita quotidiana dei quartieri. Si è conclusa il 30 giugno l’edizione 2026 della Festa della Lettura, la manifestazione ideata e organizzata dall’associazione Il Talento di Roma, presieduta da Chiara Mazza, che dal 1° aprile ha animato il II Municipio della Capitale con incontri, presentazioni, laboratori, spettacoli e iniziative diffuse sul territorio. Un cartellone ampio e trasversale, costruito in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Municipio II di Roma Capitale, che ha trasformato una porzione significativa della città in un laboratorio permanente di libri, idee, arti e partecipazione.

Il bilancio finale racconta un progetto ormai pienamente consolidato, capace di coniugare qualità culturale, inclusione e valorizzazione urbana. Ma soprattutto racconta una precisa scelta di metodo: non concentrare gli appuntamenti in pochi luoghi simbolici, bensì disseminarli in tutto il tessuto municipale, portando la cultura dove le persone vivono, lavorano, studiano e si incontrano ogni giorno.

Un festival diffuso tra biblioteche, scuole, mercati e piazze

Uno degli elementi più riconoscibili della Festa della Lettura 2026 è stata proprio la sua diffusione capillare. Biblioteche, librerie, scuole, musei, istituti culturali, teatri, giardini, piazze, mercati rionali e altri spazi non convenzionalmente destinati alla cultura sono diventati luoghi di incontro tra autori, artisti, studiosi e cittadini. Una scelta che ha confermato la volontà di superare il modello tradizionale del festival letterario chiuso in pochi contenitori e rivolto a un pubblico già formato.

In questo modo, la manifestazione ha costruito un dialogo continuo tra il patrimonio culturale e la vita del territorio, facendo della prossimità uno dei suoi punti di forza. Il risultato è stato un percorso che non ha chiesto ai cittadini di raggiungere la cultura, ma ha portato la cultura dentro gli spazi della loro quotidianità, rendendola più accessibile e condivisa.

“Parole oltre ogni confine”, il tema che ha unito letteratura, scienza e attualità

L’edizione 2026 si è sviluppata attorno al tema “Parole oltre ogni confine”, costruendo un programma in cui letteratura, teatro, poesia, musica, filosofia, divulgazione scientifica, memoria e attualità si sono intrecciati in modo organico. Il punto di partenza simbolico è stato la rilettura dell’Iliade di Omero, opera antica ma ancora capace di interrogare il presente sui grandi temi della guerra, dell’identità, del destino e della condizione umana.

Da lì si è aperto un itinerario multidisciplinare che ha messo in relazione mondi solo apparentemente distanti, favorendo il dialogo tra arti, saperi e sensibilità diverse. Tra gli appuntamenti più rappresentativi figurano gli incontri ospitati presso gli Istituti di Cultura stranieri, il memorial dedicato a Beppe Sebaste e gli incontri con Piero Dorfles e Giorgio Vallortigara al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Accanto a loro, il programma ha coinvolto protagonisti della cultura italiana come Gëzim Hajdari, Renato Minore, Gianni Cuperlo, Miguel Gotor, Eugenio Lecaldano, Simone Pollo, Renzo Sabatini, Ettore Bernabei, Rossana Dedola, Plinio Perilli e Dacia Maraini.

Le rassegne dentro la rassegna: mercati, teatro, poesia e piccola editoria

Particolarmente significativa è stata anche la struttura interna della manifestazione, che ha ospitato al suo interno vere e proprie rassegne tematiche. Libri tra i Banchi, realizzata con l’Assessorato al Commercio del Municipio II, ha portato libri e autori nei mercati rionali, trasformando luoghi quotidiani di scambio in spazi di confronto culturale. Sconfinamenti Teatrali, ospitata nel quartiere Tiburtino II, ha costruito un dialogo originale tra letteratura, drammaturgia e spettacolo dal vivo, mentre Sconfinamenti Poetici ha dato voce ad alcuni dei più importanti poeti contemporanei.

Grande attenzione è stata riservata anche alla bibliodiversità e alla piccola editoria indipendente, attraverso il progetto Salotto Indipendente e soprattutto con Fogli(e) in Fiera, la fiera della piccola editoria ospitata all’ex Dogana di San Lorenzo, che ha rappresentato uno dei momenti centrali dell’intera manifestazione. In quel contesto hanno trovato spazio anche eventi interdisciplinari come Pagine di tango, il laboratorio di Tommaso Lisa ispirato al Grande libro dei tarli e l’esibizione del Coro del Mercato Trieste.

Una crescita che continua oltre la chiusura del festival

La conclusione del 30 giugno non viene letta dagli organizzatori come un punto finale, ma come una tappa di un percorso culturale permanente. Il Talento di Roma ha infatti già annunciato la prosecuzione delle attività nei prossimi mesi. Da settembre partirà Una Piazza di Libri, rassegna letteraria diffusa realizzata in collaborazione con il Municipio Roma I, che fino a novembre porterà autori e libri in numerose piazze del centro storico. Riprenderanno inoltre gli appuntamenti di Sconfinamenti Poetici presso Etablino, i gruppi di lettura Storie d’Acqua con il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Pagine di Pasolini a Casa Pasolini e gli incontri del Salotto Indipendente – Book Club.

Tra la fine del 2026 e il 2027 sono poi previsti anche due importanti progetti espositivi: Le Madri della Costituente, nel foyer dell’Anagrafe Centrale di via Petroselli, e Il Calendario dell’Avvento del Natale di Roma, a cura di Gianluca Manna, che culminerà il 21 aprile 2027 con il reading all’alba di Isole di Marco Lodoli. Nel 2027 torneranno anche la Festa della Lettura e Fogli(e) in Fiera.

La chiusura dell’edizione 2026, dunque, non segna la fine di un evento, ma la conferma di una visione: fare della lettura e della cultura strumenti permanenti di partecipazione civile, crescita condivisa e costruzione di comunità.

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Eventi

Estate Romana 2026, fino al 16 luglio Roma diventa un grande palcoscenico tra teatro, musica, cinema e laboratori

🌆 Roma entra nel vivo dell’Estate Romana con teatro, concerti, cinema all’aperto, laboratori e mostre in tutta la città: da Ostia al Circo Massimo, da Massenzio a Corviale, la Capitale diventa un grande palcoscenico diffuso. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Roma Dal centro storico a Ostia, passando per Tor Bella Monaca, Testaccio, il Circo Massimo, il Parco degli Acquedotti e il Parco delle Valli, l’Estate Romana entra nel vivo e trasforma la Capitale in un grande spazio culturale diffuso. Fino al 16 luglio, e in molti casi ben oltre, la città propone un fitto calendario di appuntamenti tra teatro, musica, cinema, arte, incontri, laboratori e attività per bambini, costruito per raggiungere pubblici diversi e animare quartieri molto lontani tra loro.

Il programma è promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale e si inserisce in una visione ormai chiara della politica culturale cittadina: unire le produzioni delle grandi istituzioni con l’energia delle realtà associative e dei progetti territoriali, dando continuità a un’offerta capillare anche grazie al bando biennale Roma Creativa 365 – Cultura tutto l’anno. Ne nasce un mosaico di eventi che prova a fare della cultura un’esperienza accessibile, inclusiva e distribuita, capace di parlare tanto al turista quanto a chi vive ogni giorno i quartieri.

Teatro sotto le stelle, da Ostia a Tor Bella Monaca fino all’India

Tra i filoni più ricchi dell’Estate Romana c’è quello teatrale. A Ostia, dal 3 al 26 luglio, torna Teatri d’Arrembaggio – Piraterie, InCanti e Castelli di Sabbia, festival multidisciplinare ospitato dal Teatro del Lido e firmato dall’associazione culturale Valdrada. Il cartellone alterna comicità, teatro per adulti, spettacoli per famiglie e laboratori pomeridiani, con nomi come Daniele Parisi, Chiara Becchimanzi, le Karma B, Simonetta Musitano e Roberto Anglisani, oltre a proposte dedicate ai più piccoli come Granny e il Lupo e attività di benessere come Il Cerchio dei Piccoli Yogi.

A Tor Bella Monaca, l’arena estiva del teatro comunale ospita il 3 luglio la seconda e ultima replica di La Colomba e l’Elefante – una visita a casa di Frida Kahlo e Diego Rivera, spettacolo in anteprima nazionale con Debora Caprioglio e Roberto D’Alessandro, ambientato nella Casa Azul di Coyoacán. Il tema del confronto artistico e politico attraversa anche il Teatro Ostia Antica Festival, dove il 4 e 5 luglio debutta in prima nazionale una nuova Lysistrata di Aristofane, adattata e diretta da Asterios Peltekis, con il Teatro Nazionale della Grecia del Nord.

Più avanti, dal 14 al 31 luglio, gli spazi esterni del Teatro India ospiteranno India Città Aperta, festival multidisciplinare realizzato dalla Fondazione Teatro di Roma con Dominio Pubblico ETS: teatro, musica, danza, arti visive, libri e performance in un presidio culturale aperto lungo il Tevere.

Musica ovunque, dal Circo Massimo a Massenzio fino al jazz e all’impegno civile

Sul fronte musicale, uno dei poli più forti resta il Circo Massimo, dove il Teatro dell’Opera di Roma prosegue la sua stagione estiva. Il 3 e 4 luglio è in programma il film-concerto Il Gladiatore, con proiezione integrale del film di Ridley Scott accompagnata dal vivo dall’Orchestra e dal Coro dell’Opera diretti da Ludwig Wicki, con la voce di Lisa Gerrard. Il 14 luglio spazio invece alla grande danza internazionale con Roberto Bolle and Friends, uno degli appuntamenti più attesi dell’intera estate romana.

Alla Casa del Jazz prosegue fino al 2 agosto la trentaseiesima edizione de I Concerti nel Parco, rassegna che mescola generi e linguaggi. Nei prossimi giorni arriveranno il Gabriele Coen Quartet con Giancarlo De Cataldo, Stefano Massini, il chitarrista brasiliano Yamandu Costa, Agnese Valle con l’Orchestra Papillon e Monica Guerritore con Giovanni Nuti in uno spettacolo dedicato ad Alda Merini.

Dopo 47 anni, la stagione estiva dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia torna invece alla Basilica di Massenzio, dove il 4 luglio andranno in scena Le Quattro Stagioni Hip-Hop, incontro tra la street dance della Compagnie Käfig e Vivaldi. Il 9 luglio salirà sul podio Alexandre Desplat, che dirigerà le sue celebri colonne sonore, mentre il 15 luglio sarà la volta del Verdi Gala.

Un’altra linea importante è quella dell’impegno civile. Il 5 luglio, all’Arena Rino Gaetano nel Parco delle Valli, debutta Roma s’impegna, serata gratuita con raccolta fondi per Emergency a sostegno delle attività mediche nella Striscia di Gaza. Sul palco ci saranno Orchestraccia, Kento, Fuzzten e altri artisti, tra talk, testimonianze e musica.

Cinema diffuso, laboratori e attività per bambini

L’Estate Romana investe molto anche sul cinema all’aperto. Con Vivi il Cinema!, la Fondazione Cinema per Roma porta fino al 31 luglio sessanta proiezioni gratuite in quattro arene: Parco degli Acquedotti, Corviale, Santa Maria della Pietà e Tor Marancia. In programma titoli come La ciociara, Frankenstein Junior, Il tempo che ci vuole, Mr. Nobody Against Putin, Il gattopardo e Felicità, spesso accompagnati da registi, attori o ospiti speciali.

Accanto agli spettacoli, l’estate culturale romana si muove anche sul terreno della formazione e della partecipazione. Al Mattatoio di Testaccio e alla Real Academia de España en Roma prosegue Estetica del Riuso, progetto su architettura, materiali di scarto e sostenibilità, tra workshop e conferenze. Le Biblioteche di Roma propongono letture, giochi e laboratori dedicati a bambine e bambini: dalla Biblioteca Elsa Morante alla Laurentina, fino alla Joyce Lussu, con appuntamenti che intrecciano lettura, ambiente, fantasia e gioco collaborativo.

Arte, visite guidate e il patrimonio come esperienza attiva

Anche il sistema museale cittadino entra nel calendario con iniziative mirate. La Sovrintendenza Capitolina propone il 9 luglio una visita guidata ai mosaici romani della Centrale Montemartini, mentre il 10 luglio si potrà visitare la mostra Constantin Brâncuși. Le origini dell’Infinito ai Mercati di Traiano e partecipare al racconto diretto della fotografa Matilde Damele al Museo di Roma in Trastevere.

Per tutto il mese continua inoltre la Circo Maximo Experience, visita immersiva in realtà aumentata e virtuale che ricostruisce le diverse fasi storiche del più grande edificio per spettacoli dell’antichità. È uno degli esempi più evidenti di come il patrimonio possa essere restituito non solo come luogo da osservare, ma come esperienza da attraversare.

L’Estate Romana 2026, insomma, conferma la volontà di fare della cultura una presenza costante e distribuita, capace di tenere insieme grandi istituzioni, territori e pubblici differenti. Non un solo festival, ma una costellazione di appuntamenti che prova a dare forma a una città viva anche di sera, e non soltanto nei suoi luoghi più centrali.

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Cultura

In ricordo di José Maria Sciutto, direttore d’orchestra e grande educatore musicale

Il fecondo viaggio del Maestro nel mondo, seminando cultura di Pace attraverso la Musica

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José Maria Sciutto con sua figlia Virginia e famiglia ricevuti dal Presidente della Repubblica

L’AQUILA – Scrivo questa nota in ricordo di José Maria Sciutto a distanza d’una settimana dalla sua scomparsa, rispettando la richiesta di sua figlia Virginia, che ci ha pregato di attendere a darne notizia e di aspettare il suo rientro dall’Argentina per commemorare il Maestro, iniziativa programmata a L’Aquila il 2 luglio alle 16:30 nella basilica di San Giuseppe Artigiano. Un gesto di delicatezza che sembra riflettere la stessa misura con cui José María viveva la musica e le relazioni: mai un passo affrettato, mai una parola superflua, sempre un ascolto attento, sempre un sorriso che illuminava. José Maria Sciutto è deceduto il 20 giugno 2026 a La Plata, città dove, rientrato dall’Italia, da qualche anno viveva con la sua amata compagna Cristina Blake. Chi scrive ha avuto con il Maestro Sciutto un bel rapporto di amicizia e stima, talvolta di confidenza, che si era rafforzato durante due importanti missioni culturali e musicali, cui avevo partecipato in rappresentanza del Comune dell’Aquila una ventina di anni fa, in Australia e poi in Argentina-Brasile.

Sciutto è stato un Maestro insigne, direttore d’orchestra e di cori, docente e pedagogista musicale di vasta traiettoria nella direzione sinfonica e nella formazione corale dei bambini. Straordinaria la sua giovialità, l’ironia e l’empatia nelle relazioni, quanto l’eccezionale sua capacità di coinvolgere bambini e adulti nell’esperienza della musica, sia essa corale che strumentale. Era nato il 10 febbraio 1947 a Junín, nella provincia di Buenos Aires, dove aveva studiato pianoforte e cantato come tenore nel Coro polifonico, per poi trasferirsi a La Plata, dove aveva seguito gli studi di direzione orchestrale. Il Maestro Sciutto ha diretto enti musicali in Argentina, in Europa e America. In Argentina, tra le altre formazioni musicali, è stato direttore dell’Orchestra Sinfonica Nazionale, dell’Orchestra del Teatro Argentino de La Plata, dell’Orchestra da Camera di La Plata, dell’Orchestra sinfonica di Bahía Blanca e dell’Orchestra sinfonica di Tucuman. All’estero ha svolto la sua attività in Italia, Romania, Costa Rica, Repubblica Dominicana e Stati Uniti. In Italia è stato docente titolare al Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara, ha diretto il Coro delle Voci Bianche di Roma, il Laboratorio Corale dell’Accademia di Santa Cecilia ed ha svolto incarichi di direzione al Teatro dell’Opera di Roma. Sciutto ha dedicato gran parte del suo lavoro alla pedagogia corale infantile. Ha inoltre tenuto masterclass universitarie per la formazione di direttori di coro e d’orchestra ed è l’autore del Metodo Global di alfabetizzazione musicale e coralità, applicato sia in America Latina che Italia. È stato anche direttore artistico del programma ONU “Musica per la Pace”.

Ho conosciuto Josè Maria Sciutto a L’Aquila, dove il Maestro è vissuto per molti anni, lasciando una traccia profonda del suo talento, della sua creatività musicale, della sua sensibilità. Ma soprattutto dei suoi valori profondi legati ai temi della pace e del dialogo interculturale, attraverso il linguaggio universale della musica. L’Aquila è stata per il Maestro Sciutto il crogiuolo dove fondere al meglio il suo insuperabile metodo di formazione musicale, specialmente rivolto ai bambini. A L’Aquila, città che custodisce il messaggio di Celestino V e la Perdonanza –  e che papa Francesco nel 2022 ha definito Capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace -, nel 1988 Sciutto fondò l’Associazione “Musica per la Pace” e la Bottega Ars Musicalis, che hanno operato ed operano tuttora secondo i sui suoi princìpi didattici ed etici, nella formazione corale e musicale di bambini e giovani. Con lui e con l’Associazione “Musica per la Pace”, insieme al coro di sole voci femminili Cappella Ars Musicalis, ebbi l’onore di partecipare, in rappresentanza della Municipalità aquilana, a due missioni culturali: nel 2005 in Australia (Sydney, Canberra, Melbourne e Hobart, quest’ultima città gemellata con L’Aquila) e nel 2007 in Argentina (Buenos Aires, Junin, La Plata) e Brasile (San Paolo, Campinas e Rio de Janeiro), dove il Maestro Sciutto portò l’eccellenza della sua direzione corale, con una messe di consensi e di successi.

Credo utile e significativo richiamare, in sintesi, la sua straordinaria opera culturale e musicale a L’Aquila, dove egli era arrivato nel 1980, su impulso dell’Università della Pace dell’ONU e del suo Presidente, Rodrigo Carrazo, già Capo di Stato della Costa Rica. Come appena detto, Sciutto fondò a L’Aquila l’associazione “Musica per la Pace”, presieduta sin dalla fondazione da Giuseppe Leuzzi. Nell’associazione si faceva e si fa tuttora attività d’insegnamento musicale specialmente rivolta ai bambini, cui s’aggiunge l’attività corale, per Voci bianche e adulte. Con il Coro femminile da camera Cappella Ars Musicalis molte sono state le missioni dell’associazione, sia in Italia che all’estero. Il primo viaggio all’estero nel settembre 1995 in Germania, a Rottweil, città gemellata con L’Aquila. L’anno dopo, in dicembre, la missione musicale in Costa Rica. Nel 1998 la prima trasferta del Coro Cappella Ars Musicalis in Australia, su mandato del Comune dell’Aquila, per il patto di gemellaggio tra la città capoluogo d’Abruzzo e la città di Hobart, capitale della Tasmania. Sguì poi la serie di tournées nell’ambito delle relazioni con le comunità abruzzesi nel mondo: la prima ad Hamilton, in Canada,  l’anno successivo in Argentina, dove si tennero diversi concerti (Buenos Aires, Mar del Plata e Junin). L’attività del coro all’estero continuò con una seconda tournée in Australia, nel 2005, nelle città di Sydney, Canberra, Melbourne, Hobart. Seguì, nel 2007, la seconda tournée in Argentina, nell’ambito d’un progetto di cooperazione internazionale approvato della Regione Abruzzo tra l’associazione Musica per la Pace e l’associazione Dante Alighieri di Junin. Nell’occasione si tennero concerti a Junin, La Plata e Buenos Aires, poi in Brasile, a San Paolo, Campinas e infine a Rio de Janeiro dove il Sax Quartet della Bottega Ars Musicalis tenne un concerto nella favela Rocinha, la più grande della città carioca, in un centro sociale impegnato nel recupero dei bambini di strada tramite la musica e le attività culturali. Sempre a Rio, presso l’Istituto Italiano di Cultura, il Coro Cappella Ars Musicalis, il Sax Quartet e il Gruppo di percussionisti della favela Rocinha tennero insieme un concerto emozionante.

“Oggi il palco è vuoto – ha scritto in una bella testimonianza Germana Rossi, docente e musicista di rara sensibilità -. Un omino minimo, uno speedygonzales venuto in città a rivoluzionare e a far capire che la musica non si impara sui banchi o nelle quattro mura, ma si respira, si vive, si vive assieme agli altri, come avveniva nelle botteghe dove gli ingredienti diventavano capolavori attraverso il lavoro collettivo con a capo un maestro. José Maria Sciutto è stato la vera rivoluzione nella storia della musica aquilana, intuendo come l’espressione artistica non appartiene al singolo solitario, ma alla coralità di una comunità. Ha scardinato uno schema che considerava i musicisti studenti, o solo come strumentisti o solo come coristi. Lui ha preso i musicisti studenti e li ha trasformati in un unico organismo vivente. Vero è che questa modalità c’era anche nel Conservatorio, ma lui ha capito che, nell’ambito di un ente di formazione privato, far dialogare strumenti differenti e unire le voci umane significava creare un microcosmo sociale: un luogo dove l’ascolto dell’altro diventa fondamentale e l’esperienza corale totale. Oggi il palco è vuoto e il silenzio fa male – aggiunge Germana Rossi -, eppure, se ascoltiamo con attenzione, quel silenzio è pieno dell’eco di tutte le note che ci ha insegnato a cantare e suonare ed è pieno del suo sorriso. Sciutto ci ha lasciati, ma la sua vera opera d’arte non muore oggi. La sua opera d’arte siamo noi: sono i bambini che sono cresciuti con i suoi insegnamenti, gli adulti che hanno condiviso con lui anni di sacrifici e applausi, e tutti coloro che, grazie a lui, hanno scoperto che la musica è la forma più alta di amore collettivo. Grazie Maestro Sciutto!”

 

La nascita della Bottega Ars musicalis, su iniziativa di José Maria Sciutto, è stata un grande lascito concettuale, che ha trasformato l’insegnamento musicale in scuola-bottega, dove ognuno si sente parte di un totale, dove si cresce assieme, e dove soprattutto si matura anche la trasformazione e tramutazione dei ruoli: da allievo a maestro, da corista a segreteria per la scuola stessa, dove gli alunni più esperti aiutano i principianti, creando una catena di trasmissione del sapere viva e continua. Nella Bottega la musica ha smesso di essere unicamente una tecnica da padroneggiare per diventare una lingua da parlare collettivamente. I numerosi musicisti e docenti di musica che oggi abbiamo in città sono anch’essi l’eco di questa rivoluzione.

Il mondo musicale aquilano e nazionale è rimasto attonito alla notizia della scomparsa di Sciutto. Il M° Vincenzo Di Carlo, che nell’associazione ha ereditato la bacchetta di direttore del Coro, ha dichiarato: “L’Associazione Musica per la Pace, con profonda e sincera commozione, piange la scomparsa del suo indimenticabile fondatore, il carissimo Maestro José Marìa Sciutto, protagonista indiscusso della trasformazione della didattica musicale, nonché fautore e interprete della divulgazione della Musica come linguaggio universale di Pace. La sua irreprensibile coerenza e dedizione professionale, unita a un’instancabile creatività e a una rara sensibilità musicale e umana, hanno definito la storia e l’identità dell’Associazione e hanno lasciato un segno autentico nella formazione artistica di tutti coloro che lo hanno conosciuto. L’auspicio è che il suo carisma possa sempre risuonare nelle voci di chi ha avuto la fortuna di camminare accanto a lui, mentre la sua eredità morale e artistica continuare a guidare e ispirare quanti fanno della Musica una vera arte del vivere. A lui la nostra gratitudine, oggi e sempre!”.

Manifestazioni di cordoglio sono state espresse dal Teatro dell’Opera di Roma: Con dolore apprendiamo della scomparsa di José Maria Sciutto, direttore d’orchestra e di coro che ha dedicato una parte importante della sua attività artistica alla formazione musicale dei più giovani, guidando a lungo la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma. Ai suoi cari giunga il più sentito cordoglio del Teatro dell’Opera di Roma.”. L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia “…esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di José Maria Sciutto, musicista, direttore e didatta. Primo direttore, dal 2005 al 2011, del Coro di Voci Bianche, della Cantoria e del Laboratorio Corale dell’Accademia di Santa Cecilia, ha accompagnato con passione e competenza la crescita musicale di generazioni di allievi, lasciando un ricordo profondo in quanti hanno avuto la fortuna di condividere con lui un percorso di formazione artistica e umana.” Il Conservatorio “L. D’Annunziodi Pescara: “Con grandissimo dispiacere abbiamo appreso dell’improvvisa scomparsa di Josè Maria Sciutto. Pioniere della formazione e della crescita artistica dei cori di voci bianche, restano nel nostro ricordo la sua leggendaria intransigenza e la sua passione inesauribile per la musica, le sue camicie fantasmagoriche e la sua impagabile arguzia. Salutiamo oggi con rimpianto un collega, un impareggiabile Maestro e un grande amico.”

 

Numerosissime le dichiarazioni di affetto e di stima per l’uomo, il docente e il Maestro. A L’Aquila davvero una messe di ricordi e di pensieri di gratitudine da parte di coloro che si sono formati al suo insegnamento. Tra essi segnalo per brevità solo i nomi più noti e famosi: Simona Molinari, Fabrizio Mancinelli, Jacopo Sipari di Pescasseroli. Simona Molinari, la cantante che da bambina con lui si è formata, lo ha ricordato queste parole: “Il mio primo insegnante di musica era argentino, José Maria Sciutto, e ieri ha lasciato questa terra. Non potevo sapere allora quanto quell’incontro avrebbe segnato la mia vita. Ma sapevo che il Maestro credeva in me e che questo mi affidava una responsabilità enorme. Mi ha insegnato che il canto non è un dono da esibire, ma un mestiere da imparare ogni giorno. Che il talento non è nella perfezione, ma negli errori che si è disposti a ripetere, correggere e attraversare, per diventare migliori. Nel suo lavoro con i bambini era un visionario. Ha dedicato la vita alla musica, inventando un metodo che metteva al centro la crescita della persona, prima ancora della prestazione. Grazie Maestro. Per la musica, per la visione, per l’umanità.

Fabrizio Mancinelli, direttore d’orchestra e insigne compositore di musica da film che vive a Los Angeles, ha scritto: “Ci sono persone a cui dobbiamo tanto, persone il cui impatto sulla nostra vita semplicemente non può essere espresso a parole. Una di queste persone, per me, è stata il mio primissimo insegnante di musica José Maria Sciutto. È stato il primo a credere che potessi diventare un musicista. Il primo che credeva che potessi scrivere musica. Il primo che ha visto qualcosa in me che valeva la pena nutrire. Non è stato solo un musicista brillante, ma uno straordinario educatore musicale che ha dedicato la sua vita all’insegnamento dei bambini, creando per loro un metodo musicale speciale. Era qualcuno che rispettavo e amavo profondamente. Mi sento incredibilmente fortunato che siamo rimasti in contatto per tutti questi anni. Parlavamo spesso di musica, dei nostri primi ricordi e di dove ci aveva portato questo viaggio. Oggi mi ritrovo a ripensare alla mia primissima lezione di musica, alla prima volta che ho cantato nel coro dei bambini, e al momento in cui è iniziato questo viaggio di tutta la vita con la musica. Addio, maestro querido!”. Jacopo Sipari di Pescasseroli, affermato direttore d’orchestra, è stato tra i primi a commentare la perdita del grande Maestro: “Certo uomini pensi che siano eterni. Invece purtroppo no. Con immenso dolore apprendo della scomparsa del mio primo maestro Jose Maria Sciutto, straordinario musicista e grande didatta. A lui devo la mia passione per la musica. Che la musica ti accompagni in cielo caro maestro!”

 

Lungo sarebbe ancora l’elenco delle testimonianze. Mi soffermo tuttavia solo sull’emozione molto intensa che la scomparsa di José Maria Sciutto ha destato a L’Aquila, città che quest’anno è Capitale italiana della Cultura, e in tutta Italia, dov’egli era noto e stimato non solo nel mondo musicale. Questo ricordo vuole essere un modesto tributo personale verso il Maestro, denso di affetto e di gratitudine per la sua amicizia, che serberò per sempre come un dono prezioso. Oggi si piange la scomparsa d’un grande musicista e direttore, ma soprattutto si raccoglie l’eredità straordinaria d’un uomo che ha dedicato ogni istante della sua esistenza ad unire le persone attraverso la bellezza della musica. José Maria lascia una scia di canti, armonie e ricordi indelebili. Direttore preparatissimo, eccellente, stimolante: la sua bacchetta sembrava muoversi in virtù d’una energia interiore instancabile. Abbattendo ogni barriera generazionale, Egli ha messo sullo stesso piano i grandi in orchestra a fianco dei più piccoli nel coro, i professionisti e i bambini che si affacciavano per la prima volta al mondo delle note. Perché per lui non esistevano gerarchie, ogni voce era un tassello fondamentale di un mosaico più grande!

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Cultura

John Cabot University: il presidente Franco Pavoncello conclude il suo mandato dopo ventuno anni di guida

🎓 Dopo oltre vent’anni al vertice della John Cabot University, Franco Pavoncello lascia la presidenza, avendo trasformato l’ateneo in un pilastro internazionale nel cuore di Roma. Un traguardo straordinario per la Capitale.

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il presidente Franco Pavoncello

Roma – Un’era accademica giunge al termine nel cuore pulsante di Trastevere. Il prossimo 30 giugno 2026, Franco Pavoncello lascerà ufficialmente la presidenza della John Cabot University, chiudendo un ciclo durato ventuno anni alla guida dell’ateneo americano situato nella Capitale. La sua uscita di scena segna il culmine di un percorso professionale e umano che ha visto l’istituzione trasformarsi radicalmente, passando da piccola realtà accademica legata alle arti liberali a punto di riferimento internazionale in Europa.

Il legame tra Pavoncello e l’ateneo capitolino affonda le radici nel 1990, quando fece il suo ingresso nei ranghi accademici in qualità di docente di scienze politiche. Da allora, il suo impegno costante lo ha portato a scalare ogni gradino della carriera interna, ricoprendo il ruolo di Preside e Vicepresidente degli Affari Accademici tra il 1996 e il 2005. La nomina a Presidente ad interim, arrivata nel 2005 e seguita dalla conferma ufficiale nel 2006, ha dato il via a una stagione di cambiamenti strutturali e didattici che hanno riscritto la geografia urbana e formativa del rione di Trastevere e delle aree limitrofe.

La crescita infrastrutturale tra le vie di Trastevere

Sotto la direzione di Pavoncello, la John Cabot University ha vissuto una trasformazione fisica tangibile. Quando assunse l’incarico, l’università operava in spazi limitati; oggi, la presenza dell’ateneo è radicata in sette edifici dislocati nel cuore storico di Roma. L’espansione non ha riguardato solo le aule, ma ha incluso l’inaugurazione di tre nuove residenze studentesche e il potenziamento della Frohring Library, struttura divenuta centrale per la ricerca accademica.

Questo sviluppo ha avuto un impatto diretto sul tessuto urbano della zona di Lungotevere Raffaele Sanzio e piazza Trilussa. Proprio per suggellare questo legame indissolubile tra l’università e il territorio, nel settembre 2025 il Consiglio di Amministrazione ha deliberato l’intitolazione dell’edificio situato al civico 11 di Lungotevere Raffaele Sanzio come “Franco Pavoncello Campus”. Un riconoscimento che premia non solo la gestione manageriale, ma anche la capacità di integrare una comunità internazionale di studenti e docenti all’interno della quotidianità romana.

Eccellenza accademica e prestigio internazionale

L’eredità di Pavoncello non si limita alle mura degli edifici romani, ma si estende alla qualità dell’offerta formativa. La popolazione studentesca, tra il 2006 e il 2026, ha registrato una crescita esponenziale, triplicando le iscrizioni. Parallelamente, l’ateneo ha ottenuto traguardi accademici di rilievo, come l’accreditamento AACSB per la Frank J. Guarini School of Business, che ne ha certificato gli standard qualitativi a livello globale.

L’inserimento di nuovi percorsi di laurea magistrale, in particolare in Storia dell’Arte e Affari Internazionali, ha permesso alla John Cabot University di consolidare il proprio posizionamento competitivo. La fondazione di centri specializzati, tra cui l’Institute for Entrepreneurship, ha inoltre favorito il collegamento con il mondo professionale, offrendo agli studenti sbocchi concreti in un mercato del lavoro sempre più interconnesso. Il riconoscimento ricevuto dal Primo Municipio di Roma per la sinergia creata tra l’università e il quartiere rappresenta la sintesi di un percorso mirato all’integrazione culturale.

Nel saluto rivolto alla comunità accademica, Pavoncello ha ripercorso con lucidità i passi compiuti: «Da un edificio di due piani in una zona residenziale di Roma a sette edifici a Trastevere, è stato un percorso significativo. Sono onorato di aver fatto parte di questa comunità di studiosi e professionisti». Oltre ai successi gestionali, il docente è stato recentemente insignito del titolo di ‘Amico’ dall’Accademia dei Lincei e ha ricevuto il premio alla carriera da parte di We the Italians, confermando come la sua figura abbia rappresentato un ponte tra la cultura accademica americana e la tradizione intellettuale italiana. Con il suo addio, l’ateneo si prepara ora ad affrontare una nuova fase, forte di una struttura solida e di un’identità globale ormai pienamente consolidata nel panorama educativo europeo.

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