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Lifestyle

Vittorio Sgarbi e I falsari mistificatori: anche i Social oggi danno ragione alla figlia Evelina Sgarbi

Oscurati i commenti che invocavano humanitas e pietas per Vittorio Sgarbi e che attaccavano la sorella e l’aspirante moglie perche’ continuano ad esporre imperterrite al pubblico un uomo visibilmente esausto, distrutto dalla malattia, dal caldo e dalla fatica di dover rimanere fisicamente in quel cortile

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Vittorio Sgarbi

Redazione- I Social sono il terreno di battaglia su cui spesso si incontrano gli odiatori seriali, che a volte scrivono pure cose fuori luogo, esageratamente ciniche e violente. E che spesso vengono per questo – si dice in gergo – bannati. Viene così impedito loro di proseguire oltre ad insultare e scrivere cose gratuitamente sadiche e offensive.
Nel caso di Vittorio Sgarbi, però, sta stranamente accadendo un fenomeno molto curioso.
Con grande sorpresa ho notato che dal profilo Fb di Elisabetta Sgarbi sono stati infatti cancellati dai commenti alla foto di Vittorio Sgarbi seduto a fianco di Sabrina Colle nel cortile della Milanesiana, le prese di posizione affettuose verso Sgarbi, quelle cioè che invocavano humanitas e pietas per il Vittorio emotivamente devastato e che attaccavano sorella e aspirante moglie perche’ insistono nell’ esporre al pubblico un uomo visibilmente malato e distrutto dal caldo e dalla fatica di dover essere fisicamente in quel cortile.
La prova provata che Vittorio Sgarbi, personaggio da sempre divisivo, ma istrionico e vitale, in realtà faccia simpatia e oggi anche tenerezza alla maggior parte del pubblico sta nel fatto che molti si preoccupano sinceramente del suo stato di salute, lo ascoltano confuso e contorto nei ragionamenti, ansimante e con un filo di voce, lui che sapeva incantare col suo eloquio colto ma chiaro, limpido, lineare e diretto ma soprattutto comprensibile a tutti, caratteristica che lo ha fatto amare anche dalla gente comune.
“Pur non stimandolo credo che non andrebbe esposto così”, “ma sta male, fate qualcosa!”, “Elisabetta … lascialo in paceee..”, “Lasciate riposare Vittorio!! Che crudeltà terribile”, “Continuano ad esibirlo come un fenomeno da baraccone”, “ma in che brutte condizioni e’ Sgarbi, dove e’ finito tutto il suo brio???”, “Ma perche’ questa foto? Stento a credere che la sorella voglia esporre la fragilità di un uomo malato allo sguardo di tutti. Lui non credo lo avrebbe apprezzato”, “purtroppo condivido la sua supposizione, forse se chi gli sta appresso gli avesse voluto bene (davvero e non per finta) e lo avesse distolto da questa azione autodistruttiva sarebbe ancora lui… vederlo così strazia il cuore”.
Sono solo alcuni dei commenti più clementi che sono stati ovviamente prontamente censurati e cancellati dal profilo della sorella Elisabetta.
Poi c’è un ardito, Andrea Battantier, che ha avuto il coraggio di postare questo commento che riportiamo qui sotto per intero sul profilo di Elisabetta Sgarbi e poi – vedendosi evidentemente censurato – l’ha ripubblicato sul proprio profilo personale taggando di nuovo la sorella di Vittorio con gli screen shot censurati per dimostrare al mondo la sua cancellazione.

“VITTORIO SGARBI E LA DIABOLICA LEGGE DEL CONTRAPPASSO

Pur non stimandolo affatto, credo che Vittorio Sgarbi non andrebbe esposto così. Probabilmente Elisabetta (la quale lo espone di continuo) prova immenso sadico piacere nel farci godere di un personaggio così profondo e impegnato nella cultura italiana.
Forse non tutti sanno che la sorella pubblica sovente suo fratello sofferente.
A quale scopo questa continua esposizione sui social?
Una vendetta celata?
O una sottile e diabolica legge del contrappasso dopo decenni di iper esposizione?
Lasciatelo riposare, non sia mai che si risvegli.
E invece continua ad esibirlo come il fenomeno da baraccone che fu.
(Italien Néandertalien)
#italienneandertalien”
E poi ripubblica tutta una serie di commenti che ore dopo sono “spariti” come a dire che non solo lui e’ stato oscurato.
La domanda sorge spontanea: come mai tutto questo affannarsi nel voler dimostrare al mondo che Vittorio Sgarbi sta benissimo, ha ripreso a lavorare e sa perfettamente cosa vuole e cosa e’ il meglio per sé stesso?
A cosa e’ finalizzata questa evidente messa in scena che non sfugge nemmeno a chi Vittorio Sgarbi non lo ha conosciuto personalmente, non lo ha frequentato per anni, condividendone punti di vista, opinioni politiche, stile di vita e passioni?
Come mai non si leva la voce di nessun medico a riguardo?
Eppure: e’ malato da anni di tumore – per il quale continua la cura – e’ cardiopatico – e speriamo che la situazione sia sotto controllo visto che la depressione non si cura con l’effetto placebo ma con farmaci che possono incidere sul cuore come effetti collaterali.
Ha più di 70 anni (74 già compiuti) e non credo che esporlo alla temperatura esterna di questi giorni gli faccia bene…
Forse tutto questo teatrino e’ stato creato per confondere i magistrati ? Forse qualcuno e’ convinto che esporlo e portarlo in giro come la mummia di Lenin o il Breznev che fu, servirà a nascondere la verità dei fatti ?
Servirà a convincere qualcuno che è un uomo libero e innamorato e non manipolato?
Al di là delle campagne che periodicamente si fanno contro la magistratura e la sua politicizzazione, io sono pienamente convinta del fatto che in Italia – dove, nonostante i tentativi della Politica di affossarla, ancora vige la Costituzione più bella del mondo – la maggior parte dei magistrati siano seri, capaci e super partes.
E che la maggior parte di loro non sia affatto influenzabile da ciò che legge sui giornali.
Dispiace dirlo, ma c’è qualcuno che sta da mesi lavorando a vuoto, non tenendo conto delle sofferenze di un uomo malato che è stato per decenni esempio di intelligenza, amore per la cultura, per l’arte, per la Libertà e per la Vita e sta inutilmente esibendo una immagine distorta di lui, che egli stesso avrebbe disapprovato energicamente, avendo avuto da sempre il mito di D’Annunzio e del superamento del limite.
I fatti, si sa, alla fine hanno la testa dura.
Sauro Moretti, suo manager storico e amico sincero, per primo ha detto che il suo, il nostro Vittorio non c’è più dall’estate del 2023.
E oggi anche i Social danno pienamente ragione alla figlia Evelina Sgarbi: le fa onore aver avuto il coraggio, sola contro tutti, alla sua giovane età aver intrapreso una battaglia così importante e a prima vista impopolare.

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Lifestyle

L’ultimo incarico a Parigi: il ritorno di Rhys Bowen tra i misteri della seconda guerra mondiale

📚 Una donna, un amore spezzato e una missione clandestina nel cuore della Francia occupata: Rhys Bowen torna con un romanzo potente sulla Resistenza e sul coraggio femminile.

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#RhysBowen #NarrativaStorica #LibriDaLeggere #SecondaGuerraMondiale

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Milano – Il panorama editoriale italiano accoglie una nuova perla della narrativa storica internazionale, capace di mescolare con maestria il rigore della ricerca d’archivio alla tensione del romanzo di spionaggio. Arriva in libreria, pubblicato da Indomitus Publishing, “L’ultimo incarico a Parigi”, l’opera più recente di Rhys Bowen, autrice che ha scalato le classifiche mondiali superando i dieci milioni di copie vendute. Il volume, traduzione dell’originale “The Paris Assignment”, si propone come un viaggio emotivo che si snoda tra le ferite di una Francia occupata e il coraggio di una donna pronta a sfidare le convenzioni e il pericolo per ritrovare i propri affetti.

Il dramma di una madre nel cuore del conflitto

La narrazione si apre nella Parigi del 1939, una città sospesa tra la bellezza eterna dei suoi boulevard e la minaccia silenziosa di un conflitto imminente. Qui incontriamo Madeleine Grant, una giovane donna londinese che pare aver trovato la stabilità sentimentale accanto a Giles Martin, un carismatico giornalista francese. La loro esistenza, vissuta insieme al piccolo figlio Olivier, subisce una frattura insanabile quando le truppe naziste varcano i confini della nazione, stravolgendo i destini di milioni di persone.

Mentre Giles sceglie la via della Resistenza, restando nel cuore della patria per combattere contro l’oppressore, Madeleine si trova costretta a ripiegare verso l’Inghilterra per mettere al sicuro il bambino. Tuttavia, la salvezza cercata oltremanica si rivela illusoria: un evento traumatico priva Madeleine di Olivier, trascinandola in un baratro di dolore che avrebbe piegato chiunque. Eppure, proprio nel momento di massima fragilità, la protagonista trova la forza di trasformare la sofferenza in una spinta propulsiva verso l’ignoto. Il ministero britannico le propone un’operazione clandestina: tornare nella Francia occupata con il compito di infiltrarsi nelle maglie del regime nazista.

Tra Parigi e Londra: una ricerca storica meticolosa

Il valore aggiunto di questo romanzo risiede nella capacità dell’autrice di ricostruire lo spirito del tempo, evitando le semplificazioni tipiche della narrativa di genere. Rhys Bowen non si limita a costruire una trama movimentata; scava nel contesto sociale e politico di quegli anni, utilizzando le vie di Parigi come mappe di una sofferenza condivisa. L’attenzione ai dettagli storici, sempre accurata e mai invasiva, permette al lettore di percepire l’odore della paura che aleggiava nelle strade presidiate dai soldati in grigioverde e la tensione che si celava dietro ogni incontro di fortuna nei caffè o nelle stazioni ferroviarie.

La scrittrice, già vincitrice di prestigiosi riconoscimenti come i premi Agatha, Anthony e Macavity, conferma la propria abilità nel delineare profili femminili complessi, lontani dagli stereotipi della vittima o dell’eroina senza macchia. Madeleine è un personaggio che respira, sbaglia, cade e si rialza, guidata da un obiettivo che trascende la semplice missione militare: la ricongiunzione con i propri cari e la difesa di una vita che la Storia ha cercato di cancellare. La narrazione si sposta strategicamente tra Londra, la Francia e scenari australiani, offrendo un respiro internazionale all’opera che soddisfa le aspettative dei lettori più esigenti.

Perché leggere il nuovo romanzo di Rhys Bowen

Non è un caso che Rhys Bowen sia celebrata da colleghe di fama mondiale come Jacqueline Winspear e Deborah Crombie. La sua scrittura elegante possiede la rara dote di mantenere alta la soglia di attenzione, intrecciando i fili del genere giallo con la profondità del romanzo di formazione. In un mercato saturo di titoli dedicati alla Seconda Guerra Mondiale, questo nuovo lavoro si distingue per l’intensità drammatica e la verosimiglianza dei dialoghi, rendendolo un’opzione di lettura pregevole per chiunque cerchi una storia capace di unire l’intrattenimento al ricordo storico.

La decisione di Indomitus Publishing di puntare su questa autrice, già molto amata dal pubblico italiano con oltre 100 mila copie vendute nel nostro Paese, conferma l’interesse del mercato per storie di resilienza al femminile. Le pagine del volume non si limitano a raccontare una trama di spionaggio, ma mettono a nudo il peso insostenibile della memoria, interrogando il lettore sul prezzo della libertà e sulla capacità di resistenza dell’animo umano quando viene messo alle strette dai grandi eventi del Novecento. Chi si avvicina a questo libro troverà molto più di una semplice trama bellica: scoprirà il ritratto di una donna che, pur privata di tutto, decide di non smettere mai di lottare.

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“The Alphabet: First Breath”, a Roma arriva il nuovo progetto artistico di Pauline Faieff

👁️ Pauline Faieff porta a San Lorenzo “The Alphabet: First Breath”, una mostra che trasforma il corpo umano in un linguaggio universale. Un’esperienza di pura emancipazione visiva attende i visitatori allo spazio Porte Rosse di Roma.

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#PaulineFaieff #SanLorenzoRoma #ArteContemporanea #TheAlphabet

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Roma – Il rione di San Lorenzo, cuore pulsante della cultura indipendente nella Capitale, si prepara ad accogliere una riflessione profonda sul legame tra identità fisica e linguaggio. Dal 7 al 12 luglio 2026, lo spazio espositivo Porte Rosse, situato al civico 6-8 di via dei Sabelli, apre le porte a “The Alphabet: First Breath”. Si tratta della prima presentazione pubblica dell’innovativo progetto artistico firmato da Pauline Faieff. La mostra, curata da Annelise Stern, verrà inaugurata ufficialmente martedì 7 luglio alle ore 18 con un momento riservato agli invitati, per poi aprire le proprie sale gratuitamente al pubblico ogni giorno, dalle 13 alle 19.

Il corpo come alfabeto di libertà

In un contesto sociale in cui l’immagine fisica viene costantemente sottoposta a criteri di sorveglianza, standard estetici rigidi o censure digitali, Pauline Faieff propone un gesto di riappropriazione. “The Alphabet” non è una semplice collezione di scatti, ma un linguaggio visivo integrale costruito interamente attraverso le forme del corpo umano. Composto da ventisei fotografie, una per ogni lettera dell’alfabeto, il progetto ambisce a superare le barriere formali. Ogni immagine è accompagnata da una poesia, creando un binomio in cui il corpo torna a essere la sorgente primaria di comunicazione.

L’idea alla base del lavoro è restituire al soggetto la piena autonomia nel mostrarsi. In un’epoca segnata da algoritmi che condizionano la percezione e la rappresentazione del sé, l’artista invita a guardare la propria fisicità senza il filtro del giudizio. Il progetto si configura dunque come uno strumento simbolico di emancipazione, pensato per chiunque desideri riconquistare la propria immagine al di fuori delle convenzioni sociali che spesso tentano di correggere o normalizzare ciò che è naturalmente imperfetto.

Dalla Martinica al cuore di San Lorenzo

La genesi di “The Alphabet” affonda le radici in Martinica, la terra di origine di Pauline Faieff. L’opera è il frutto di otto mesi di ricerca solitaria, durante i quali l’artista ha lavorato in tre distinte sessioni creative, cercando di recuperare una voce che sentiva smarrita in passato. La scelta tecnica è netta: assenza di luci artificiali, totale rifiuto di trucchi estetici o scenografie complesse. Il risultato è dettato unicamente dalla luce naturale e dal tempo, elementi necessari affinché il corpo potesse esprimersi con autenticità.

Roma è stata scelta come culla per questo “primo respiro” del progetto. La scelta dello spazio non è casuale: Porte Rosse sorge in una storica ex trattoria di via dei Sabelli, un luogo che ha visto transitare figure intellettuali di rilievo come Pier Paolo Pasolini ed Elsa Morante. Oggi, gestito da tre donne, lo spazio mantiene viva quella vocazione culturale, offrendo una cornice ideale per un’opera che rivendica il diritto di occupare lo spazio fisico e mentale. La mostra non vuole essere solo un oggetto da ammirare, ma un’esperienza di decostruzione delle norme sociali, in cui l’accoglienza del sé diventa un vero atto di resistenza.

Protagoniste dell’arte contemporanea

Pauline Faieff, artista francese attiva tra Francia e Italia, ha costruito nel tempo una pratica che trasforma la nudità in un manifesto di libertà, utilizzandola come luogo di riconciliazione. La curatrice Annelise Stern, figura di spicco nel panorama dell’arte contemporanea, ha accompagnato lo sviluppo della mostra con la competenza che da sempre dedica alla valorizzazione delle figure femminili. Con oltre cento mostre curate, Stern concentra il suo lavoro sul concetto di “female gaze” e sull’intersezione tra nuove tecnologie e arte, cercando di capire come le prospettive contemporanee influenzino la ricezione delle opere.

Per i visitatori che decideranno di intraprendere questo percorso in via dei Sabelli, “The Alphabet: First Breath” rappresenta un’occasione per riflettere sul proprio modo di essere nel mondo. L’invito lanciato dall’artista è quello di guardare con tenerezza al proprio corpo, trasformando la percezione soggettiva in una forma di linguaggio universale e condiviso. Per ulteriori dettagli sul progetto e per approfondire il percorso dell’artista, è possibile consultare il portale ufficiale www.paulinefaieff.art/first-breath.

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Lo Sgarbi negato, ovvero la negazione di Sgarbi

Perché voler negare l’evidenza e insistere a dire che Sgarbi sta bene ? Forse per convincere i magistrati a sfogliare una rassegna stampa prefabbricata così da non approfondire una denuncia per circonvenzione di incapace ?

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Vittorio Sgarbi

Redazione-  Fa davvero tanta tristezza lo Sgarbi Crepuscolare esibito, che molla a sua insaputa il Marinetti e D’Annunzio per abbracciare il Foscolo e Fogazzaro, lo Sgarbi dimagrito e dimesso, non più sorridente e sereno come un tempo, ma affaticato e pensoso, non più loquace ma bofonchiante, che passa dal superamento del limite alla contemplazione statica della montagna, che sostituisce l’inno alla gioia e alla vita con l’anelito verso il Creatore di cui ha sempre dubitato l’esistenza, uno Sgarbi irriconoscibile che abbandona l’estroversione estrema per abbracciare rassegnato l’introversione più cupa.

Può un uomo in soli pochi mesi trasformarsi al punto tale da non assomigliare nemmeno più un poco a se stesso? Può essere diverso da apparire irriconoscibile?

Sono arrivata alla conclusione che abbia del tutto ragione Sauro Moretti quando afferma che lo Sgarbi che lui ha conosciuto e di cui è stato valida ombra e sincero amico, lo Sgarbi che io ho frequentato da vicino per anni, davvero non esiste più, non c’è’ più.

Chiunque abbia conosciuto Sgarbi, chiunque gli sia stato davvero amico soffre nel vederlo così.

Sgarbi oggi viene portato in giro come un brand funzionale evidentemente a qualche business, o come attrazione e richiamo per aumentare il pubblico e la visibilità degli eventi, visto l’affetto che ancora suscita in chi lo ha amato e oggi vuole rivederlo, rappresentando esattamente l’opposto di quello che egli ha sempre voluto essere.

Questo spettacolo, più che ricordare la Grande Bellezza di Sorrentino, evoca scenari cinini e macabri da film horror.

Ho un pensiero ricorrente da tempo: cosa direbbe il vero Sgarbi, l’originale, se gli fosse concesso dal destino anche solo per 10 minuti di osservare questa tragica e avvilita versione di sé stesso?

Probabilmente gli direbbe di ritirarsi dalle scene per preservare il ricordo di ciò che e’ stato e di tutto quello che con grande sapienza e generosità ha dato a questo Paese in termini di divulgazione dell’arte, della conoscenza e della bellezza.

La sorella Elisabetta alla Milanesiana preannuncia il suo arrivo, avvertendo gli astanti che troveranno uno Sgarbi molto ma molto diverso rispetto a quello che hanno finora conosciuto. Mai frase fu più vera. Ma allora perché accanirsi nel sostenere che sta bene ?

Perché voler convincere a tutti i costi che lo Sgarbi di oggi può badare a se stesso?

Perché insistere di fronte alla evidenza che egli non è nemmeno il fantasma del genio di ieri ?

Perché arrampicarsi sugli specchi fornendo versioni fantasiose della sua malattia e della sua volontà di sposarsi a tutti i costi?

Forse per convincere i magistrati a sfogliare una rassegna stampa prefabbricata così da non approfondire una denuncia per circonvenzione di incapace?

Saranno probabilmente solo i posteri a fare giustizia, visto che a quanto pare per la cronaca va tutto benissimo, Sgarbi sta benissimo, manca giusto il matrimonio per coronare un Amore vero, sincero, reciproco e disinteressato.

Non resta che fare tanti Tanti Auguri agli sposi !

Con buona pace di chi forse fra qualche anno avrà magari rimorsi e sensi di colpa per essersi prestato ad aver contributo a nascondere la verità.

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