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Cultura

In ricordo di José Maria Sciutto, direttore d’orchestra e grande educatore musicale

Il fecondo viaggio del Maestro nel mondo, seminando cultura di Pace attraverso la Musica

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José Maria Sciutto con sua figlia Virginia e famiglia ricevuti dal Presidente della Repubblica

L’AQUILA – Scrivo questa nota in ricordo di José Maria Sciutto a distanza d’una settimana dalla sua scomparsa, rispettando la richiesta di sua figlia Virginia, che ci ha pregato di attendere a darne notizia e di aspettare il suo rientro dall’Argentina per commemorare il Maestro, iniziativa programmata a L’Aquila il 2 luglio alle 16:30 nella basilica di San Giuseppe Artigiano. Un gesto di delicatezza che sembra riflettere la stessa misura con cui José María viveva la musica e le relazioni: mai un passo affrettato, mai una parola superflua, sempre un ascolto attento, sempre un sorriso che illuminava. José Maria Sciutto è deceduto il 20 giugno 2026 a La Plata, città dove, rientrato dall’Italia, da qualche anno viveva con la sua amata compagna Cristina Blake. Chi scrive ha avuto con il Maestro Sciutto un bel rapporto di amicizia e stima, talvolta di confidenza, che si era rafforzato durante due importanti missioni culturali e musicali, cui avevo partecipato in rappresentanza del Comune dell’Aquila una ventina di anni fa, in Australia e poi in Argentina-Brasile.

Sciutto è stato un Maestro insigne, direttore d’orchestra e di cori, docente e pedagogista musicale di vasta traiettoria nella direzione sinfonica e nella formazione corale dei bambini. Straordinaria la sua giovialità, l’ironia e l’empatia nelle relazioni, quanto l’eccezionale sua capacità di coinvolgere bambini e adulti nell’esperienza della musica, sia essa corale che strumentale. Era nato il 10 febbraio 1947 a Junín, nella provincia di Buenos Aires, dove aveva studiato pianoforte e cantato come tenore nel Coro polifonico, per poi trasferirsi a La Plata, dove aveva seguito gli studi di direzione orchestrale. Il Maestro Sciutto ha diretto enti musicali in Argentina, in Europa e America. In Argentina, tra le altre formazioni musicali, è stato direttore dell’Orchestra Sinfonica Nazionale, dell’Orchestra del Teatro Argentino de La Plata, dell’Orchestra da Camera di La Plata, dell’Orchestra sinfonica di Bahía Blanca e dell’Orchestra sinfonica di Tucuman. All’estero ha svolto la sua attività in Italia, Romania, Costa Rica, Repubblica Dominicana e Stati Uniti. In Italia è stato docente titolare al Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara, ha diretto il Coro delle Voci Bianche di Roma, il Laboratorio Corale dell’Accademia di Santa Cecilia ed ha svolto incarichi di direzione al Teatro dell’Opera di Roma. Sciutto ha dedicato gran parte del suo lavoro alla pedagogia corale infantile. Ha inoltre tenuto masterclass universitarie per la formazione di direttori di coro e d’orchestra ed è l’autore del Metodo Global di alfabetizzazione musicale e coralità, applicato sia in America Latina che Italia. È stato anche direttore artistico del programma ONU “Musica per la Pace”.

Ho conosciuto Josè Maria Sciutto a L’Aquila, dove il Maestro è vissuto per molti anni, lasciando una traccia profonda del suo talento, della sua creatività musicale, della sua sensibilità. Ma soprattutto dei suoi valori profondi legati ai temi della pace e del dialogo interculturale, attraverso il linguaggio universale della musica. L’Aquila è stata per il Maestro Sciutto il crogiuolo dove fondere al meglio il suo insuperabile metodo di formazione musicale, specialmente rivolto ai bambini. A L’Aquila, città che custodisce il messaggio di Celestino V e la Perdonanza –  e che papa Francesco nel 2022 ha definito Capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace -, nel 1988 Sciutto fondò l’Associazione “Musica per la Pace” e la Bottega Ars Musicalis, che hanno operato ed operano tuttora secondo i sui suoi princìpi didattici ed etici, nella formazione corale e musicale di bambini e giovani. Con lui e con l’Associazione “Musica per la Pace”, insieme al coro di sole voci femminili Cappella Ars Musicalis, ebbi l’onore di partecipare, in rappresentanza della Municipalità aquilana, a due missioni culturali: nel 2005 in Australia (Sydney, Canberra, Melbourne e Hobart, quest’ultima città gemellata con L’Aquila) e nel 2007 in Argentina (Buenos Aires, Junin, La Plata) e Brasile (San Paolo, Campinas e Rio de Janeiro), dove il Maestro Sciutto portò l’eccellenza della sua direzione corale, con una messe di consensi e di successi.

Credo utile e significativo richiamare, in sintesi, la sua straordinaria opera culturale e musicale a L’Aquila, dove egli era arrivato nel 1980, su impulso dell’Università della Pace dell’ONU e del suo Presidente, Rodrigo Carrazo, già Capo di Stato della Costa Rica. Come appena detto, Sciutto fondò a L’Aquila l’associazione “Musica per la Pace”, presieduta sin dalla fondazione da Giuseppe Leuzzi. Nell’associazione si faceva e si fa tuttora attività d’insegnamento musicale specialmente rivolta ai bambini, cui s’aggiunge l’attività corale, per Voci bianche e adulte. Con il Coro femminile da camera Cappella Ars Musicalis molte sono state le missioni dell’associazione, sia in Italia che all’estero. Il primo viaggio all’estero nel settembre 1995 in Germania, a Rottweil, città gemellata con L’Aquila. L’anno dopo, in dicembre, la missione musicale in Costa Rica. Nel 1998 la prima trasferta del Coro Cappella Ars Musicalis in Australia, su mandato del Comune dell’Aquila, per il patto di gemellaggio tra la città capoluogo d’Abruzzo e la città di Hobart, capitale della Tasmania. Sguì poi la serie di tournées nell’ambito delle relazioni con le comunità abruzzesi nel mondo: la prima ad Hamilton, in Canada,  l’anno successivo in Argentina, dove si tennero diversi concerti (Buenos Aires, Mar del Plata e Junin). L’attività del coro all’estero continuò con una seconda tournée in Australia, nel 2005, nelle città di Sydney, Canberra, Melbourne, Hobart. Seguì, nel 2007, la seconda tournée in Argentina, nell’ambito d’un progetto di cooperazione internazionale approvato della Regione Abruzzo tra l’associazione Musica per la Pace e l’associazione Dante Alighieri di Junin. Nell’occasione si tennero concerti a Junin, La Plata e Buenos Aires, poi in Brasile, a San Paolo, Campinas e infine a Rio de Janeiro dove il Sax Quartet della Bottega Ars Musicalis tenne un concerto nella favela Rocinha, la più grande della città carioca, in un centro sociale impegnato nel recupero dei bambini di strada tramite la musica e le attività culturali. Sempre a Rio, presso l’Istituto Italiano di Cultura, il Coro Cappella Ars Musicalis, il Sax Quartet e il Gruppo di percussionisti della favela Rocinha tennero insieme un concerto emozionante.

“Oggi il palco è vuoto – ha scritto in una bella testimonianza Germana Rossi, docente e musicista di rara sensibilità -. Un omino minimo, uno speedygonzales venuto in città a rivoluzionare e a far capire che la musica non si impara sui banchi o nelle quattro mura, ma si respira, si vive, si vive assieme agli altri, come avveniva nelle botteghe dove gli ingredienti diventavano capolavori attraverso il lavoro collettivo con a capo un maestro. José Maria Sciutto è stato la vera rivoluzione nella storia della musica aquilana, intuendo come l’espressione artistica non appartiene al singolo solitario, ma alla coralità di una comunità. Ha scardinato uno schema che considerava i musicisti studenti, o solo come strumentisti o solo come coristi. Lui ha preso i musicisti studenti e li ha trasformati in un unico organismo vivente. Vero è che questa modalità c’era anche nel Conservatorio, ma lui ha capito che, nell’ambito di un ente di formazione privato, far dialogare strumenti differenti e unire le voci umane significava creare un microcosmo sociale: un luogo dove l’ascolto dell’altro diventa fondamentale e l’esperienza corale totale. Oggi il palco è vuoto e il silenzio fa male – aggiunge Germana Rossi -, eppure, se ascoltiamo con attenzione, quel silenzio è pieno dell’eco di tutte le note che ci ha insegnato a cantare e suonare ed è pieno del suo sorriso. Sciutto ci ha lasciati, ma la sua vera opera d’arte non muore oggi. La sua opera d’arte siamo noi: sono i bambini che sono cresciuti con i suoi insegnamenti, gli adulti che hanno condiviso con lui anni di sacrifici e applausi, e tutti coloro che, grazie a lui, hanno scoperto che la musica è la forma più alta di amore collettivo. Grazie Maestro Sciutto!”

 

La nascita della Bottega Ars musicalis, su iniziativa di José Maria Sciutto, è stata un grande lascito concettuale, che ha trasformato l’insegnamento musicale in scuola-bottega, dove ognuno si sente parte di un totale, dove si cresce assieme, e dove soprattutto si matura anche la trasformazione e tramutazione dei ruoli: da allievo a maestro, da corista a segreteria per la scuola stessa, dove gli alunni più esperti aiutano i principianti, creando una catena di trasmissione del sapere viva e continua. Nella Bottega la musica ha smesso di essere unicamente una tecnica da padroneggiare per diventare una lingua da parlare collettivamente. I numerosi musicisti e docenti di musica che oggi abbiamo in città sono anch’essi l’eco di questa rivoluzione.

Il mondo musicale aquilano e nazionale è rimasto attonito alla notizia della scomparsa di Sciutto. Il M° Vincenzo Di Carlo, che nell’associazione ha ereditato la bacchetta di direttore del Coro, ha dichiarato: “L’Associazione Musica per la Pace, con profonda e sincera commozione, piange la scomparsa del suo indimenticabile fondatore, il carissimo Maestro José Marìa Sciutto, protagonista indiscusso della trasformazione della didattica musicale, nonché fautore e interprete della divulgazione della Musica come linguaggio universale di Pace. La sua irreprensibile coerenza e dedizione professionale, unita a un’instancabile creatività e a una rara sensibilità musicale e umana, hanno definito la storia e l’identità dell’Associazione e hanno lasciato un segno autentico nella formazione artistica di tutti coloro che lo hanno conosciuto. L’auspicio è che il suo carisma possa sempre risuonare nelle voci di chi ha avuto la fortuna di camminare accanto a lui, mentre la sua eredità morale e artistica continuare a guidare e ispirare quanti fanno della Musica una vera arte del vivere. A lui la nostra gratitudine, oggi e sempre!”.

Manifestazioni di cordoglio sono state espresse dal Teatro dell’Opera di Roma: Con dolore apprendiamo della scomparsa di José Maria Sciutto, direttore d’orchestra e di coro che ha dedicato una parte importante della sua attività artistica alla formazione musicale dei più giovani, guidando a lungo la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma. Ai suoi cari giunga il più sentito cordoglio del Teatro dell’Opera di Roma.”. L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia “…esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di José Maria Sciutto, musicista, direttore e didatta. Primo direttore, dal 2005 al 2011, del Coro di Voci Bianche, della Cantoria e del Laboratorio Corale dell’Accademia di Santa Cecilia, ha accompagnato con passione e competenza la crescita musicale di generazioni di allievi, lasciando un ricordo profondo in quanti hanno avuto la fortuna di condividere con lui un percorso di formazione artistica e umana.” Il Conservatorio “L. D’Annunziodi Pescara: “Con grandissimo dispiacere abbiamo appreso dell’improvvisa scomparsa di Josè Maria Sciutto. Pioniere della formazione e della crescita artistica dei cori di voci bianche, restano nel nostro ricordo la sua leggendaria intransigenza e la sua passione inesauribile per la musica, le sue camicie fantasmagoriche e la sua impagabile arguzia. Salutiamo oggi con rimpianto un collega, un impareggiabile Maestro e un grande amico.”

 

Numerosissime le dichiarazioni di affetto e di stima per l’uomo, il docente e il Maestro. A L’Aquila davvero una messe di ricordi e di pensieri di gratitudine da parte di coloro che si sono formati al suo insegnamento. Tra essi segnalo per brevità solo i nomi più noti e famosi: Simona Molinari, Fabrizio Mancinelli, Jacopo Sipari di Pescasseroli. Simona Molinari, la cantante che da bambina con lui si è formata, lo ha ricordato queste parole: “Il mio primo insegnante di musica era argentino, José Maria Sciutto, e ieri ha lasciato questa terra. Non potevo sapere allora quanto quell’incontro avrebbe segnato la mia vita. Ma sapevo che il Maestro credeva in me e che questo mi affidava una responsabilità enorme. Mi ha insegnato che il canto non è un dono da esibire, ma un mestiere da imparare ogni giorno. Che il talento non è nella perfezione, ma negli errori che si è disposti a ripetere, correggere e attraversare, per diventare migliori. Nel suo lavoro con i bambini era un visionario. Ha dedicato la vita alla musica, inventando un metodo che metteva al centro la crescita della persona, prima ancora della prestazione. Grazie Maestro. Per la musica, per la visione, per l’umanità.

Fabrizio Mancinelli, direttore d’orchestra e insigne compositore di musica da film che vive a Los Angeles, ha scritto: “Ci sono persone a cui dobbiamo tanto, persone il cui impatto sulla nostra vita semplicemente non può essere espresso a parole. Una di queste persone, per me, è stata il mio primissimo insegnante di musica José Maria Sciutto. È stato il primo a credere che potessi diventare un musicista. Il primo che credeva che potessi scrivere musica. Il primo che ha visto qualcosa in me che valeva la pena nutrire. Non è stato solo un musicista brillante, ma uno straordinario educatore musicale che ha dedicato la sua vita all’insegnamento dei bambini, creando per loro un metodo musicale speciale. Era qualcuno che rispettavo e amavo profondamente. Mi sento incredibilmente fortunato che siamo rimasti in contatto per tutti questi anni. Parlavamo spesso di musica, dei nostri primi ricordi e di dove ci aveva portato questo viaggio. Oggi mi ritrovo a ripensare alla mia primissima lezione di musica, alla prima volta che ho cantato nel coro dei bambini, e al momento in cui è iniziato questo viaggio di tutta la vita con la musica. Addio, maestro querido!”. Jacopo Sipari di Pescasseroli, affermato direttore d’orchestra, è stato tra i primi a commentare la perdita del grande Maestro: “Certo uomini pensi che siano eterni. Invece purtroppo no. Con immenso dolore apprendo della scomparsa del mio primo maestro Jose Maria Sciutto, straordinario musicista e grande didatta. A lui devo la mia passione per la musica. Che la musica ti accompagni in cielo caro maestro!”

 

Lungo sarebbe ancora l’elenco delle testimonianze. Mi soffermo tuttavia solo sull’emozione molto intensa che la scomparsa di José Maria Sciutto ha destato a L’Aquila, città che quest’anno è Capitale italiana della Cultura, e in tutta Italia, dov’egli era noto e stimato non solo nel mondo musicale. Questo ricordo vuole essere un modesto tributo personale verso il Maestro, denso di affetto e di gratitudine per la sua amicizia, che serberò per sempre come un dono prezioso. Oggi si piange la scomparsa d’un grande musicista e direttore, ma soprattutto si raccoglie l’eredità straordinaria d’un uomo che ha dedicato ogni istante della sua esistenza ad unire le persone attraverso la bellezza della musica. José Maria lascia una scia di canti, armonie e ricordi indelebili. Direttore preparatissimo, eccellente, stimolante: la sua bacchetta sembrava muoversi in virtù d’una energia interiore instancabile. Abbattendo ogni barriera generazionale, Egli ha messo sullo stesso piano i grandi in orchestra a fianco dei più piccoli nel coro, i professionisti e i bambini che si affacciavano per la prima volta al mondo delle note. Perché per lui non esistevano gerarchie, ogni voce era un tassello fondamentale di un mosaico più grande!

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Cultura

La poesia che scavalca i confini del mondo: l’arte universale di Donatella Nardin tra memorie materne e assenze

La poesia italiana conquista il mondo: scopriamo i versi struggenti di Donatella Nardin! 🖋️ 🌍 Da Cavallino Treporti (Venezia) fino al Giappone, ai Paesi Arabi e alla Cina! La poetessa Donatella Nardin è un vero orgoglio per la nostra letteratura: autrice di 10 sillogi poetiche di successo, le sue opere intime e delicate sono state tradotte in ben 8 lingue straniere, trionfando nei più prestigiosi festival internazionali! Oggi nella nostra rubrica culturale vi portiamo alla scoperta della sua arte attraverso due liriche meravigliose e commoventi, dedicate al tema del ricordo e dell’assenza. In “Materne Radici” respiriamo l’amore infinito della madre tra il profumo dei biancospini e i pomeriggi in giardino. Ne “La sedia vuota”, invece, l’autrice ci accompagna con una delicatezza disarmante nel mistero del dolore per chi ci ha lasciati “contro l’ignoto”. Un viaggio sensoriale purissimo che dimostra come la parola poetica sia l’unica cura per la nostra anima. Leggi le poesie complete e la loro analisi nel nostro articolo! 👇 📖

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Donatella Nardin

Cultura e Poesia – La vera poesia ha un potere rarissimo: quello di non fermarsi davanti a nessun confine geografico, linguistico o culturale. Quando un verso nasce dal profondo dell’anima e tocca i sentimenti universali dell’essere umano, riesce a viaggiare per il mondo portando con sé il suo carico di emozione. È esattamente questa la splendida parabola artistica e letteraria di Donatella Nardin, poetessa nata e residente nella suggestiva cornice di Cavallino Treporti (in provincia di Venezia). Appassionata fin dall’infanzia di lettura e scrittura, Nardin ha fatto della ricerca poetica la sua vera missione di vita, raccogliendo negli anni una quantità impressionante di consensi critici, premi e riconoscimenti di altissimo prestigio in Concorsi Letterari sia Nazionali che Internazionali, trionfando sia con opere edite che con manoscritti inediti.

Una vita per la parola: il talento internazionale di Donatella Nardin

Il curriculum letterario dell’autrice veneta è un vero e proprio vanto per la cultura italiana contemporanea. Le sue poesie e i suoi racconti intimi hanno trovato spazio in innumerevoli raccolte collettanee di diverse e prestigiose Case editrici, arricchendo antologie di Premi Letterari, riviste di settore specializzate, e dominando siti web e lit-blog dedicati alla letteratura (anche oltreoceano).

La forza viscerale dei suoi versi è tale da aver spinto traduttori e accademici di tutto il mondo a trasporre le sue liriche in inglese, francese, spagnolo, polacco, arabo, romeno, albanese e perfino in giapponese, garantendole un posto d’onore nei magazine digitali e cartacei di questi rispettivi e lontanissimi Paesi.

Le 10 sillogi e il ponte culturale verso l’Oriente

La produzione di Donatella Nardin conta ad oggi ben dieci sillogi poetiche pubblicate, opere che fungono da veri e propri ponti culturali. Tra le più recenti e acclamate spiccano capolavori bilingue come “L’occhio verde dei prati” (Fara Editore, con versione inglese a cura di Ivano Mugnaini) e “Il dono e la cura” (Aletti Editore, impreziosita dalla traduzione in lingua araba del Professor Hafez Haidar). A queste si aggiungono la plaquette italo-romena “Fioriture d’ombra”, “Poesie velate” (Il Convivio Editore) e “Intingo le dita nella parola” (Macabor Editore).

Il suo inarrestabile percorso internazionale l’ha vista recentemente protagonista anche in Polonia (con l’antologia bilingue “Panta rei – Tutto passa”) e persino nell’Estremo Oriente: nel luglio 2023, le sue liriche hanno trionfato nel Poetry Collection Award e sono state declamate al prestigioso Literature Festival Zehng Nian Cup a Quingzhou City, in Cina.

“Materne Radici”: il profumo dell’eternità

Per comprendere appieno la poetica delicata e sensoriale della Nardin, vi proponiamo oggi due liriche di straordinaria intensità. La prima, “Materne Radici”, è un tuffo commovente nella memoria olfattiva e visiva legata alla figura della madre:

A saziarci non fu il vanto del fiore
– madre –
ma un’audacia d’aromi
in soffi, in respiri.
Erano i pomeriggi passati
a bere cioccolata calda
sotto la quercia in giardino.
Nemmeno a dire se fossero
voli aggraziati d’uccelli
tra le scapole nude.
A saziarci, nell’inesauribile fluire
dell’essere,
fu il profumo ventoso
dei biancospini,
bacio materno che mai finisce,
tra le ciglia dischiuse,
poesia.

In questi versi, la madre non è un ricordo statico, ma un’esperienza sensoriale che permea la natura (“il profumo ventoso dei biancospini”). I pomeriggi passati sotto la quercia a bere cioccolata diventano il rifugio eterno dell’anima, un “bacio materno che mai finisce”. La poesia, qui, si fa carne, respiro e cura.

“La sedia vuota”: il dolore inintelligibile dell’assenza

Di tono diametralmente opposto, ma altrettanto potente, è la seconda opera, intitolata “La sedia vuota”, un confronto diretto e dolente con il concetto ineluttabile della perdita:

Tutto l’amore è stato già detto
e scritto per questo non so dire
i giorni suoi lasciati altrove.
Forse nei sogni li ho rivisti
attraversare i miei,
due dita tremanti a disegnare
nell’altro il restare contro
l’ignoto che l’ha strappata via.
Era tepore l’immagine sua
come di albero fiero svettante
in un possibile vero.
Ci è segreto, ora, il suo tempo
scarna la gioia, inintelligibili
i giorni se giorni in lei
ancora potremo dirli da posare
intatti, leggeri sulla sedia vuota
in giardino.

Qui il dolore della perdita (probabilmente della stessa figura materna o di una persona profondamente radicata nell’anima dell’autrice) viene dipinto non con disperazione urlata, ma con uno struggente senso di vuoto. Quella sedia vuota in giardino diventa il simbolo dell’attesa di chi resta, costretto a fare i conti con l’ignoto. Donatella Nardin ci consegna così un dittico poetico meraviglioso, dimostrando che, anche di fronte al dolore più inintelligibile, l’inchiostro e la parola restano la nostra unica, vera salvezza.

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Cultura

Chi è Fatmir Terziu: lo scrittore, regista e intellettuale che porta l’anima dell’Albania nel mondo. Il ritratto di un “Grande Maestro”

Dalla scuola in Albania ai dottorati a Londra, fino ai riconoscimenti internazionali della BBC: scopri la straordinaria vita intellettuale di Fatmir Terziu! 🇦🇱 🇬🇧 📚 Oggi vi raccontiamo la storia di un vero e proprio “Grande Maestro” (titolo conferitogli direttamente dal Presidente della Repubblica d’Albania). Scrittore inarrestabile, poeta, regista pluripremiato, giornalista e brillante accademico: Fatmir Terziu è una figura titanica che ha saputo fondere l’antica anima balcanica con la modernità dei media britannici. Autore di innumerevoli romanzi di successo (da “Kojrillat” ai nuovissimi “Gabor” e “La luna di Belsh” del 2026), Terziu ha anche realizzato splendidi documentari e cortometraggi. La critica letteraria lo definisce “il Tempio della conoscenza” per la sua capacità di portare la letteratura e l’analisi albanese a standard accademici di livello globale. Leggi il nostro ritratto esclusivo per scoprire la vita, le opere e i tantissimi premi di questo straordinario ponte umano tra Oriente e Occidente! 👇 🎬

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Fatmir Terziu

Redazione – Esistono figure intellettuali il cui percorso di vita è talmente vasto e sfaccettato da sembrare un intero romanzo, personaggi capaci di abbattere le frontiere geografiche e linguistiche attraverso la sola forza del pensiero e della parola. Una di queste figure di spicco nel panorama culturale europeo contemporaneo è senza dubbio Fatmir Terziu. Scrittore, poeta, giornalista, regista, studioso e accademico pluripremiato: Terziu rappresenta oggi uno dei massimi esponenti della diaspora intellettuale albanese, un ponte vivente e pulsante che unisce i Balcani alla Gran Bretagna, mescolando l’antica e fiera tradizione della Terra delle Aquile con le moderne dinamiche della comunicazione globale.

Dall’Albania a Londra: il viaggio di una mente instancabile

Il viaggio intellettuale di Fatmir Terziu affonda le sue radici nella solida formazione albanese. Dopo aver completato gli studi presso la scuola superiore “Dhaskal Todhri”, si è dedicato con passione alla lingua e alla letteratura albanese, iniziando la sua carriera come insegnante e poi come direttore scolastico. Ma la sua sete di conoscenza lo ha presto spinto oltre i confini patri. Trasferitosi nel Regno Unito, ha intrapreso un impressionante percorso accademico: dagli studi presso l’High Melton College fino alla London South Bank University (LSBU), dove si è specializzato in Media Production e Digital Film. La vetta del suo percorso accademico è stata raggiunta con un Master alla Roehampton University e il prestigioso Dottorato (PhD) in Filosofia, Letteratura, Media, Cultura e Politica conseguito presso la LSBU.

Una vita per il giornalismo e la parola libera

La penna di Terziu non si è mai fermata. Fin dagli esordi ha inondato la stampa albanese con i suoi scritti taglienti e profondi. È stato un giornalista di punta per “RD”, caporedattore del giornale indipendente “Fjala e Lirë” e persino Direttore della Televisione “Dardan”. Trasferitosi oltremanica, ha continuato a essere la voce della sua gente fondando e dirigendo testate come “Albanian Mail”, “Albanian News” e “Albanian Post” nel Regno Unito. Oggi, il suo impegno giornalistico prosegue senza sosta online, dirigendo il rinomato portale culturale e informativo www.fjalaelire.com, una vera e propria agorà virtuale per i liberi pensatori.

La sterminata produzione letteraria: romanzi e poesie

È impossibile riassumere in poche righe l’immenso contributo letterario di Fatmir Terziu. Autore instancabile, ha spaziato con naturalezza dalla poesia alla narrativa breve, fino ai romanzi complessi e strutturati. Tra le sue opere più iconiche, molte delle quali pubblicate anche nel Regno Unito, troviamo raccolte poetiche come “Non tacere” (2000) e “Il mondo del tempo” (2010), affiancate da romanzi di enorme spessore psicologico come “Grykës” (2012), “Il pozzo”, l’acclamato Kojrillat”

” (2013) e i recentissimi titoli del 2026, “Gabor” e “La luna di Belsh”. Il suo racconto in lingua inglese “Ghost Diamond” ha addirittura vinto un prestigioso concorso indetto dalla BBC britannica, a testimonianza di una versatilità linguistica e narrativa fuori dal comune.

Tra saggistica, critica letteraria e linguaggio cinematografico

Fatmir Terziu non è solo un creatore di mondi, ma anche un finissimo analista. I suoi saggi critici e i suoi libri di studio, come le due monumentali parti di “Critica Diversa: Un’osservazione all’interno della prosa e della poesia albanese” o le affascinanti analisi sull’opera letteraria di Ismail Kadare, sono oggi testi di riferimento. E quando la parola scritta non basta, Terziu impugna la telecamera: la sua produzione cinematografica e documentaristica ha ricevuto plausi internazionali. Cortometraggi come “Pencil and Computer” o documentari intensi come “Clouds of Smoke” (selezionato al New York Independent Film Festival) e “Passi nella vita di uno scrittore”, dimostrano la sua totale padronanza del linguaggio dei media.

I riconoscimenti istituzionali e l’amore della critica

Un simile sforzo titanico non poteva certo passare inosservato. La bacheca di Fatmir Terziu è colma di riconoscimenti assoluti: dal Premio “Uomo dell’Anno” FloartPress, alla prestigiosa Onorificenza di “Grande Maestro” fino alla massima Onorificenza Presidenziale “Gjergj Kastrioti – Skënderbeu”, entrambe conferitegli direttamente dal Presidente della Repubblica d’Albania.

Ma forse, il premio più grande per un autore è il giudizio dei suoi pari. E le parole della critica sono inequivocabili: «La prosa di Terziu scorre come una macchina sull’autostrada globale», afferma Zyba Hysen Hysa. Il Professor Zyhdi Dervishi sottolinea come Terziu porti «standard contemporanei e occidentali avanzati nella critica letteraria albanese». E come chiosa perfettamente lo studioso Xheladin Mjeku, «Fatmir Terziu è il vero Tempio della conoscenza agli occhi della critica letteraria». Un tempio le cui porte, fortunatamente, sono aperte al mondo intero.

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Cultura

“Le lacrime non entrano nella valigia”: l’addio straziante e la pioggia di Londra nei versi sublimi della poetessa uzbeka Khosiyat Rustamova

Come si fa a mettere le lacrime dentro una valigia? L’addio struggente in aeroporto nei versi di Khosiyat Rustamova! 🧳 ✈️ Viaggiamo fino in Uzbekistan per scoprire una delle voci poetiche più intense della letteratura contemporanea. La poetessa ci regala un capolavoro assoluto intitolato “Le lacrime non possono entrare nella mia valigia”, in cui descrive il dolore paralizzante del distacco in un freddo aeroporto, in partenza verso la pioggia di Londra. Mentre ci si preoccupa di mettere l’ombrello in valigia, il vero peso invisibile è quello delle emozioni e dell’angoscia: “E io… tremo… sassi in gola. Mi trascina il dolore ovunque”. Un affresco sull’amore, sulla lontananza e sull’isolamento (con le “parole inglesi premute nel petto”) che vi farà venire i brividi. Leggete l’analisi e il testo integrale della poesia nel nostro nuovo articolo dedicato alla Cultura! 👇 📖

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Khosiyat Rustamova

Uzbekistan – Ci sono luoghi, nel mondo moderno, che non appartengono a nessuna nazione in particolare, pur contenendole tutte. Sono i cosiddetti “non-luoghi”, spazi di transito dove le vite umane si sfiorano, si incrociano e, inevitabilmente, si separano. L’aeroporto è il teatro per eccellenza degli addii, il palcoscenico freddo e asettico dove si consumano i distacchi più dolorosi. È proprio in questo scenario sospeso tra la terra e il cielo che prende vita la struggente lirica di Khosiyat Rustamova, una delle voci poetiche più autorevoli, intense e tradotte dell’odierno Uzbekistan. Con i suoi versi viscerali, la poetessa ci regala un affresco formidabile sul dolore della partenza, sul senso di smarrimento e sul peso invisibile dei sentimenti che nessuna stiva d’aereo potrà mai contenere.

Il paradosso del bagaglio: l’ombrello e le lacrime

La poesia, intitolata emblematicamente “Le lacrime non possono entrare nella mia valigia…” (mirabilmente tradotta in italiano da Rifat Ismaili), si apre con un dialogo quotidiano, quasi banale, che nasconde in realtà una voragine emotiva: «Hai preso tutto, anche l’ombrello? Dopotutto Londra è la città della pioggia!». È la classica raccomandazione di chi resta, di chi cerca di proteggere la persona amata dal clima avverso di una città straniera. Ma la risposta della poetessa è il manifesto di un’anima in tumulto: «Sai, mi piace camminare sotto la pioggia senza ombrello…».

Il vero fulcro dell’opera risiede nel contrasto titanico tra ciò che è materiale e ciò che è spirituale. Quando prepariamo i bagagli per un lungo viaggio, ci preoccupiamo di piegare con cura i vestiti, di incastrare gli oggetti necessari, di non superare i limiti di peso imposti dalle compagnie aeree. Ma come si fa a imballare l’angoscia? «Non importa quanto ci provassi, non riuscivo ad adattarmi: le lacrime non entreranno nella mia valigia». Il dolore dell’addio è un bagaglio a mano invisibile, un sasso in gola che il viaggiatore è costretto a trascinarsi dietro, ovunque vada.

La pioggia di Londra e l’isolamento linguistico

La pioggia londinese di novembre, che fa da sfondo alla poesia, non è soltanto un elemento meteorologico, ma si trasforma nello specchio esatto dell’interiorità della protagonista. Il cielo piange in perfetta sincronia con gli occhi umidi della donna in fila al gate. C’è un profondo senso di alienazione in questi versi. L’aeroporto è frenetico, «sono di nuovo in fila di fretta», ma la poetessa è emotivamente paralizzata.

Il senso di estraneità esplode in un verso di rara potenza: «Parole inglesi premute nel mio petto». Trovarsi in un Paese straniero, circondati da una lingua che non è la propria, amplifica a dismisura il senso di isolamento. Le parole inglesi non riescono a uscire, si comprimono nel petto come un macigno, soffocando le emozioni e lasciando spazio solo a uno sguardo ansioso che cerca disperatamente un appiglio di familiarità.

I bambini e il momento del distacco finale

Nel caos dell’imbarco, l’attenzione della poetessa viene improvvisamente catturata da un dettaglio vitale: «I figli di una donna straniera sono divertenti. Una ragazza si è lanciata contro di me sfuggendo dalla mano di sua madre». È un attimo di distrazione, un barlume di innocenza e normalità (i fattorini che giocano con le borse) che le permette di “dimenticare un po’ il mondo”. Ma è solo un’illusione momentanea.

Il distacco finale è imminente, implacabile. «Hai allungato la mano per dire addio. E io… tremo… sassi in gola». La chiusura della poesia circolare riprende l’immagine iniziale: il dolore la trascina ovunque, accompagnato da quelle inesorabili lacrime che non sono riuscite a trovare spazio in nessuna valigia. Vi proponiamo di seguito la lettura integrale di questo capolavoro contemporaneo.

Il testo della poesia

Hai preso tutto, anche l’ombrello? Dopotutto Londra è la città della pioggia!
Sai, mi piace camminare sotto la pioggia senza ombrello…

Qualcosa mi è caduto dagli occhi…
Bene, eccoti qui!
Non c’è anima nella mia anima!
Non importa quanto ci provassi,
non riuscivo ad adattarmi-
Le lacrime non entreranno nella mia valigia.
Il tempo corre tra di noi,
Gli anni cadono nella notte. Aeroporto.
Quando piangiamo entrambi.
Forti piogge nella gloriosa Londra…
Novembre, non guardare,
ho gli occhi un po’ umidi…
E sono di nuovo in fila di fretta.
Mi guardo intorno con ansia
Parole inglesi premute nel mio petto.

I figli di una donna straniera sono divertenti.
Una ragazza si è lanciata contro di me.
Sfuggendo dalla mano di sua madre. I fattorini giocano con la mia borsa.
Dimentico un po’ il mondo, tu Questo è il momento di rubarmi la mente.
Sto sempre dalla mia parte.
Il destino è sempre dalla mia parte. Ti ricordi se era dentro e fuori?
Non credo. Chi riderà e piangerà? Lascio il mondo lentamente
Non noterai nemmeno le piogge.
Hai allungato la mano per dire addio.
E io… tremo… sassi in gola.
Mi trascina il dolore ovunque.
Lacrime che non entravano nella valigia.

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