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Attualità

Caccia, tre italiani su quattro chiedono più limiti o l’abolizione: il sondaggio che divide il Paese

🦌 Tre italiani su quattro chiedono di limitare drasticamente o abolire la caccia. Il sondaggio Piepoli per Fondazione Capellino fotografa un Paese sempre più lontano dal mondo delle doppiette e contrario all’allargamento delle attività venatorie. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Caccia #Sondaggio #Animali #Ambiente

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Cacciatore

Redazione-  La caccia continua a perdere consenso in Italia e oggi, secondo un sondaggio commissionato dalla Fondazione Capellino all’Istituto Piepoli, quasi tre italiani su quattro ritengono che l’attività venatoria debba essere limitata drasticamente o addirittura abolita. È il dato politico e culturale più netto che emerge dall’indagine, che fotografa un Paese sempre meno vicino al mondo delle doppiette e sempre più sensibile ai temi della tutela animale, della biodiversità e della sicurezza nei territori.

I numeri delineano un orientamento molto chiaro. Per circa un italiano su tre, la caccia dovrebbe essere consentita solo in situazioni di emergenza, come il contenimento di specie invasive o di popolazioni animali considerate eccessive. Un ulteriore 14% ritiene che l’attività venatoria debba essere ridotta progressivamente fino a scomparire, mentre un italiano su quattro si dichiara favorevole all’abolizione completa. Sul fronte opposto, il 23% del campione pensa che la caccia debba rimanere regolamentata come oggi, mentre appena il 6% ne chiede un incentivo.

Un mondo sempre più ristretto e invecchiato

Il sondaggio conferma una tendenza che da anni attraversa il panorama venatorio italiano. Se negli anni Ottanta i cacciatori attivi erano quasi due milioni, oggi vengono stimati tra 600mila e 700mila, con una base composta in larga maggioranza da uomini e con un’età media sempre più alta. Molti appartengono infatti alla fascia degli over 60, mentre la distribuzione geografica continua a concentrarsi soprattutto in regioni come Toscana, Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia.

Questa trasformazione demografica racconta molto più di un semplice calo numerico. Segnala un cambiamento profondo nel rapporto tra società italiana, mondo rurale, tempo libero e sensibilità ambientale. La figura del cacciatore, un tempo più radicata nell’immaginario collettivo e nella vita delle campagne, appare oggi molto meno rappresentativa del sentire comune, soprattutto nelle generazioni più giovani e nei contesti urbani.

Il nodo della riforma e il timore per le specie protette

A rendere ancora più netto il fronte dei contrari è il dibattito attorno alla riforma della normativa venatoria. L’ipotesi che la caccia possa essere estesa anche a specie finora protette, come il lupo, ha contribuito ad aumentare la diffidenza dell’opinione pubblica. Secondo l’indagine, il 71% degli italiani guarda con disprezzo alla possibilità che alcune specie animali protette possano diventare bersaglio dei cacciatori. Solo il 4% si dice favorevole a una caccia senza limiti, mentre il restante 25% accetterebbe deroghe alle tutele solo in circostanze eccezionali, ad esempio in presenza di sovraffollamento o di danni rilevanti ad agricoltura e allevamento.

La percezione, dunque, è che l’attività venatoria non possa essere allargata senza conseguenze sul piano etico e ambientale. Ed è proprio questo uno dei punti più divisivi del confronto pubblico: da una parte chi parla di gestione faunistica e contenimento, dall’altra chi teme un arretramento nella protezione della fauna selvatica.

Aree protette, visori notturni e sicurezza: i motivi del no

Un altro dato significativo riguarda il grado di conoscenza della riforma. Un italiano su due afferma di essersi informato almeno in parte sul nuovo impianto normativo, mentre il 10% dice di averlo fatto in modo dettagliato. Una volta conosciuti i contenuti della proposta, però, il consenso cala sensibilmente: solo il 24% la considera necessaria, mentre il 76% si dichiara contrario.

Le ragioni del rifiuto sono legate soprattutto a quattro aspetti: tutela degli animali, protezione della biodiversità, sicurezza dei cittadini e promozione di un turismo naturalistico alternativo. Tra gli elementi che generano maggiore preoccupazione c’è la possibilità di estendere l’attività venatoria nelle aree naturali protette, nei boschi demaniali e nelle foreste, oltre all’uso di strumenti ottici e visori notturni. Per una parte ampia dell’opinione pubblica, si tratta di un confine che non dovrebbe essere superato.

Cresce anche la disponibilità a mobilitarsi

Il sondaggio segnala inoltre una disponibilità molto alta alla mobilitazione civile. Il 77% degli italiani si dice pronto a firmare una petizione per fermare o abolire la caccia. Un dato che trova un primo riscontro nella raccolta firme lanciata dal Wwf, già arrivata a oltre 223mila adesioni. Anche questo elemento racconta un cambiamento importante: il tema non resta confinato agli addetti ai lavori o alle associazioni di settore, ma entra sempre più nel dibattito pubblico come questione culturale, ambientale e politica.

A più di trent’anni dalla legge quadro che regola l’attività venatoria, il confronto sulla caccia torna quindi al centro con una novità evidente: la maggioranza del Paese non sembra più identificarsi con il modello delle doppiette come tradizione da difendere. E se una riforma della normativa può apparire inevitabile per ragioni tecniche e gestionali, il clima sociale che emerge da questa indagine suggerisce che qualsiasi intervento dovrà fare i conti con un’opinione pubblica sempre più distante dal mondo venatorio.

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Attualità

“L’unica gioia al mondo è cominciare”: l’inno di Pavese e il respiro di Settembre nel meraviglioso Mattutino del Castello Sforzini

“L’unica VERA gioia al mondo è cominciare!”. La meravigliosa e profonda citazione di Cesare Pavese ci ricorda che non dobbiamo mai avere paura di ricominciare da zero! La stupenda lezione filosofica del Mattutino del Castello Sforzini. 🍂 🪟 Quanti di voi hanno una dannata paura dei “nuovi inizi”? Quanti preferiscono rimanere intrappolati in una situazione che odiano (un lavoro noioso, una relazione finita, un’abitudine viziata) solo per il puro terrore di dover ricominciare tutto da capo? Questa mattina, la rubrica letteraria del “Mattutino” del Castello Sforzini di Castellar Ponzano ci ha regalato una sveglia per l’anima di una potenza inaudita! Il testo descrive la magia di Settembre (il vero “Capodanno” per tutti noi) e di una finestra aperta prestissimo al mattino, da cui entra “soltanto aria fresca”. Un invito pazzesco a fare pulizia nel nostro cuore, a lasciar andare i vecchi dolori e a respirare ossigeno nuovo. Ma la chiusura è la più emozionante di tutte, e cita la celebre e bellissima frase del grande scrittore Cesare Pavese: “L’unica gioia al mondo è COMINCIARE”. Noi esseri umani siamo vivi e imbattibili soltanto finché abbiamo la forza, il coraggio e la follia di iniziare qualcosa di nuovo! Che sia innamorarsi di nuovo dopo una delusione dolorosa, cambiare vita o perdonare qualcuno. Finché “iniziamo”, noi siamo vivi! Leggete e scoprite il significato psicologico di questo meraviglioso aforisma nel nostro articolo completo! 👇 🌅 Siete d’accordo con queste splendide parole? Riuscite a trovare ancora il coraggio di spalancare le “finestre della vostra vita”, oppure la nebbia delle delusioni passate vi blocca? Diteci la vostra opinione e lasciate un “Mi Piace” per augurare un Buon Nuovo Inizio a tutte le persone a cui volete bene!

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Il Mattutino del 7 settembre 2026

Castellar Ponzano (AL) – Ci sono mesi dell’anno che scorrono via in modo indolore, nascosti tra le pieghe del calendario, e poi c’è Settembre. Un mese che non è mai soltanto un semplice cambio di stagione, ma rappresenta un vero e proprio spartiacque dell’anima, un “Capodanno” intimo in cui tutti noi facciamo i conti con quello che siamo stati e con ciò che vorremmo disperatamente diventare. Questa mattina, la profonda e imperdibile rubrica filosofica e letteraria del Mattutino (proveniente dalle antiche e sagge mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano) ha regalato ai suoi lettori una carezza letteraria di una potenza inaudita, capace di far tremare i polsi a chiunque si senta bloccato nelle sabbie mobili della propria esistenza.

Oltre il ponte: la nebbia del passato e la luce di Settembre

Il testo domenicale si apre con un’immagine visiva di un fascino decadente e cinematografico: «La nebbia si fermava poco oltre il ponte. Da questa parte, settembre». Quanta psicologia si nasconde dietro a queste due brevissime frasi!
La nebbia è la metafora perfetta del nostro passato, delle nostre insicurezze e dei mesi estivi appena trascorsi, fatti forse di dubbi, di delusioni o di promesse non mantenute. Quella foschia opaca e fredda cerca sempre di invadere la nostra mente, ma oggi si è fermata “oltre il ponte”. Di qua, invece, c’è la limpidezza brutale e meravigliosa di Settembre. Il ponte rappresenta il nostro coraggio di attraversare le difficoltà, di lasciarci alle spalle ciò che non ci serve più e di camminare verso una nuova sponda, dove la luce dell’autunno ci permette finalmente di vedere le cose per quello che sono davvero.

Le finestre aperte all’alba: il coraggio dell’aria fresca

La seconda immagine evocata dal testo è un invito dolcissimo e potente a fare pulizia nella nostra vita: «Qualcuno aveva aperto le finestre molto presto. Entrò soltanto aria. Aria fresca». Quante volte, per paura del freddo o per abitudine, teniamo chiuse le finestre della nostra anima?
Ci ostiniamo a respirare un’aria viziata, ci accontentiamo di relazioni tossiche, di lavori che ci soffocano o di abitudini che ci spengono lentamente. Spalancare le finestre “molto presto”, quando fuori il mondo dorme ancora, è un atto di grandissimo coraggio. E cosa entra? Non ricchezza, non miracoli, ma “soltanto aria fresca”. Perché è proprio dalle cose più piccole, invisibili ed essenziali (come l’ossigeno pulito) che bisogna ripartire per guarire dalle asfissie della vita moderna. Aprire le finestre significa perdonare, lasciar andare i vecchi rancori e permettere alla vita di spazzare via la polvere dal nostro cuore.

L’eredità di Cesare Pavese: la sublime bellezza di ricominciare

Ma è la chiusura del bollettino a lasciare letteralmente senza fiato, citando uno degli aforismi più belli e dolorosi partoriti dal genio letterario dello scrittore Cesare Pavese: «L’unica gioia al mondo è cominciare». (La frase completa recitava: “È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”).
C’è un’energia sovrumana in questo concetto. Noi esseri umani siamo terrorizzati dai nuovi inizi. Abbiamo paura di fallire, di sbagliare strada, di dover faticare da zero. E invece Pavese e il Mattutino ci ricordano che l’essenza stessa della felicità umana non risiede nell’arrivare al traguardo o nel conservare gelosamente ciò che si ha, ma nel brivido magico e assoluto del “nuovo inizio”.
Cominciare un nuovo lavoro, innamorarsi di nuovo dopo una delusione spaventosa, intraprendere un nuovo percorso di studi a cinquant’anni, perdonare e ricominciare a parlarsi in famiglia. Finché avremo la forza e l’incoscienza di “cominciare” qualcosa, saremo vivi e imbattibili. E non a caso, il saluto finale dal Castello Sforzini è sempre lo stesso, inciso sulla pietra: “Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio”. Il coraggio di aprire le finestre, respirare l’aria gelida e fare il primo passo. Buon inizio a tutti noi.

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Esteri

Dall’idea all’impresa: la giovane afghana che ha digitalizzato i biglietti degli autobus a Kabul

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Sadaf Afghan

Redazione- In un Paese segnato da difficoltà e limitazioni, una giovane imprenditrice afghana ha scelto di affidarsi alla tecnologia per rendere più semplice un gesto quotidiano: acquistare un biglietto dell’autobus.

È Sadaf Afghan, giovane imprenditrice che a Kabul ha fondato “Qased”, una piattaforma online che consente ai passeggeri di prenotare i biglietti degli autobus senza doversi recare personalmente al terminal. Il servizio prevede inoltre la consegna del biglietto direttamente a domicilio.

“Qased” è stata fondata circa un anno fa, mentre il servizio di vendita online dei biglietti è entrato ufficialmente in funzione cinque mesi dopo. L’attività, iniziata con appena tre persone, oggi conta un team di otto dipendenti, quattro dei quali sono donne.

In un’intervista all’agenzia di stampa cinese Xinhua, Sadaf Afghan ha spiegato che la società si occupa di acquistare online i biglietti richiesti dai passeggeri e di consegnarli direttamente a casa. Ma il suo progetto va oltre la semplice vendita digitale: l’obiettivo è ampliare “Qased” e aprire filiali in altre province dell’Afghanistan, creando nuove opportunità di lavoro sia per le donne sia per gli uomini.

Avviare un’impresa innovativa in un Paese in cui molti servizi vengono ancora gestiti attraverso procedure tradizionali e in presenza non è semplice. Nonostante le difficoltà, però, Sadaf Afghan sostiene che la risposta della popolazione sia incoraggiante.

«Ogni attività è difficile all’inizio, ma non dobbiamo arrenderci. Nel complesso, le persone ci sostengono», ha dichiarato.

Il trasporto su strada continua a rappresentare uno dei principali mezzi di collegamento tra le città afghane. La limitata presenza di infrastrutture ferroviarie e di sistemi di trasporto pubblico moderni rende gli autobus interurbani essenziali per milioni di persone.

Per molti passeggeri, acquistare un biglietto significa ancora recarsi fisicamente al terminal e pagare in contanti. È proprio su questa necessità che “Qased” ha costruito la propria proposta: utilizzare gli strumenti digitali per rendere il processo più semplice, rapido e accessibile.

Sadaf Afghan auspica inoltre che le autorità talebane possano contribuire al miglioramento del sistema dei trasporti e sostenere le imprese che cercano di offrire nuovi servizi alla popolazione.

Il progetto, tuttavia, non si ferma ai biglietti degli autobus. In futuro, la giovane imprenditrice vorrebbe estendere l’attività anche al trasporto aereo, permettendo ai clienti di acquistare online i biglietti dei voli e riceverli direttamente a casa.

Accanto alla dimensione tecnologica e imprenditoriale, “Qased” rappresenta anche una possibilità concreta di lavoro per alcune giovani donne afghane.

Tra i dipendenti c’è Mohammadi, 20 anni, che ogni giorno si sposta in motocicletta per le strade di Kabul consegnando ai clienti i biglietti ordinati attraverso la piattaforma. Dopo aver frequentato la scuola fino alla decima classe, racconta che il lavoro fuori casa e la possibilità di svolgere autonomamente le proprie mansioni gli hanno dato un maggiore senso di indipendenza e fiducia nel futuro.

Con l’espansione dell’attività, Mohammadi spera che possano nascere nuove opportunità professionali, soprattutto per le giovani donne.

La storia di “Qased” è, in apparenza, quella di una semplice piattaforma per la vendita online di biglietti. In realtà, racconta qualcosa di più: la scelta di una giovane donna di trasformare una difficoltà quotidiana in un’opportunità, utilizzando la tecnologia per creare un servizio, generare occupazione e aprire nuovi spazi di partecipazione economica.

In un contesto complesso come quello afghano, iniziative di questo tipo mostrano come l’innovazione e l’imprenditorialità possano ancora diventare strumenti capaci di creare opportunità e immaginare nuove possibilità per il futuro.

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Esteri

Egitto, condannata a morte la conduttrice televisiva Sarah Khalifa

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Sarah Khalifa

Redazione- Un tribunale penale del Cairo ha condannato a morte per impiccagione Sarah Khalifa, 39 anni, nota conduttrice e produttrice televisiva egiziana, insieme ad altre 11 persone, nell’ambito di un maxi-processo legato alla produzione e al traffico di stupefacenti.

Secondo quanto riportato dalla stampa egiziana, tra cui il quotidiano statale Al-Ahram, gli imputati avrebbero fatto parte di una banda criminale organizzata accusata di importare dall’estero sostanze e materie prime destinate alla produzione di droghe sintetiche, per poi lavorarle e distribuirle sul mercato. Gli investigatori avrebbero inoltre sequestrato ingenti quantità di sostanze stupefacenti e materiali utilizzati per la loro produzione, oltre ad armi da fuoco e munizioni detenute illegalmente.

Sarah Khalifa è conosciuta soprattutto per il programma televisivo «Mission Impossible», dedicato a temi legati alla criminalità e alla sicurezza. La conduttrice ha respinto le accuse nei suoi confronti.

Nel procedimento erano complessivamente 28 gli imputati. Oltre alle 12 condanne a morte, il tribunale ha inflitto l’ergastolo a nove persone, mentre altre sette sono state assolte.

La condanna a morte non è ancora definitiva. Il legale di Sarah Khalifa ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso, chiedendo alla magistratura di riesaminare il caso.

La vicenda aveva già attirato l’attenzione dei media egiziani nelle scorse settimane, per il coinvolgimento di una figura televisiva conosciuta e per la gravità delle accuse contestate agli imputati.

Foto: Instagram/ sara_khaliifa

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