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Caporalato e lavoro nero: l’operazione alto impatto nel metapontino accende i riflettori sulla legalità

👮 Il sindacato UGL Matera sostiene l’operazione “Alto Impatto” di Policoro contro il caporalato e chiede controlli più severi in agricoltura e nel settore turistico per tutelare i lavoratori.

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#Lavoro #Matera #Legalità #UGL

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Caporalato e lavoro nero: l'operazione alto impatto nel metapontino accende i riflettori sulla legalità

Redazione-  La lotta contro il lavoro sommerso e le piaghe del caporalato vive una nuova fase di attenzione mediatica e operativa. L’operazione denominata “Alto Impatto”, condotta recentemente dalle forze di Polizia nel territorio del Metapontino, ha riportato in primo piano le criticità strutturali che affliggono il mercato del lavoro nella fascia jonica lucana. Il sindacato UGL Matera ha espresso pieno sostegno all’azione coordinata dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Policoro, sottolineando la necessità di non abbassare la guardia su un fenomeno che umilia la dignità delle persone e distorce la sana concorrenza tra le imprese che operano legalmente nel settore agricolo e turistico.

Il plauso dell’Ugl all’operazione alto impatto

Il Segretario Provinciale dell’UGL, Pino Giordano, ha inteso ringraziare ufficialmente il Questore di Matera, Davide Della Cioppa, e il Commissario di Policoro, Salvatore Catapano, per l’impegno profuso in campo. Le verifiche, eseguite congiuntamente all’Ispettorato Territoriale del Lavoro e ai tecnici dell’ASM di Matera, hanno permesso di far emergere diverse irregolarità che mettono a rischio la sicurezza dei lavoratori. Secondo il sindacato, questi interventi non rappresentano solo un atto di giustizia verso chi viene sfruttato, ma costituiscono uno scudo necessario a protezione delle aziende virtuose. Le imprese che rispettano i contratti collettivi nazionali, provvedono ai versamenti contributivi e garantiscono ambienti di lavoro a norma subiscono infatti una sorta di concorrenza sleale da parte di chi, operando nell’ombra o attraverso il sistema dei caporali, riesce ad abbattere drasticamente i costi del personale.

L’emergenza del lavoro nelle ore proibite

Uno dei punti cardine della denuncia sollevata da Pino Giordano riguarda il mancato rispetto delle ordinanze regionali. Nonostante il decreto firmato dal Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che vieta esplicitamente lo svolgimento di attività lavorative nei settori agricoli durante le ore di massima esposizione solare nelle giornate torride, le segnalazioni continuano a pervenire. Il persistere di tale prassi è considerato inaccettabile, poiché espone i lavoratori a rischi sanitari gravi, come colpi di calore o malori improvvisi.

L’attenzione dell’UGL Matera non si ferma però alle sole campagne. Il sindacato avverte che, con l’arrivo della stagione estiva e l’afflusso massiccio di turisti sulla costa jonica, il monitoraggio deve estendersi a macchia d’olio anche verso il settore ricettivo. Villaggi turistici, campeggi, stabilimenti balneari e lidi rappresentano contesti in cui la stagionalità spinge spesso verso forme contrattuali precarie o del tutto inesistenti. La tutela dei lavoratori stagionali, in un territorio che punta con decisione sul turismo come volano di crescita, diventa quindi una priorità inderogabile per garantire l’immagine e la qualità dell’offerta lucana.

Richiesta di maggiore coinvolgimento istituzionale

La battaglia contro il lavoro nero necessita di un approccio che superi la sola fase repressiva. L’UGL chiede un cambio di passo nelle sedi decisionali, invocando un rafforzamento del Tavolo provinciale sul contrasto al lavoro sommerso, presieduto dalla Prefettura di Matera. La proposta del sindacato è chiara: integrare in modo stabile le sigle sindacali nei tavoli istituzionali dedicati alla sicurezza. Questo permetterebbe di incanalare nel dibattito pubblico e regolatorio l’esperienza diretta toccata con mano sul campo.

Inoltre, Giordano avanza una proposta di sistema: introdurre strumenti premiali per le imprese che scelgono di investire concretamente in legalità e sicurezza. Il concetto è quello di creare un circolo virtuoso dove la regolarità non sia solo un obbligo di legge, ma un vantaggio competitivo riconosciuto e incentivato. La prevenzione delle cosiddette “morti bianche” e il contrasto alla cultura dello sfruttamento rimangono, secondo il leader sindacale, le sfide che determineranno la qualità del tessuto socio-economico della provincia di Matera nei prossimi anni. La disponibilità dell’UGL a contribuire con idee e proposte operative è massima, nella consapevolezza che solo attraverso una collaborazione sinergica tra istituzioni, forze dell’ordine e rappresentanze sociali sarà possibile eradicare una piaga che, ancora oggi, ferisce profondamente il mondo del lavoro lucano.

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Vertenza ISCOT a Melfi, esplode la rabbia dell’UGL: «Basta prese in giro, la Regione dia risposte immediate alle famiglie dell’indotto Stellantis»

“Dietro quelle tute da lavoro ci sono famiglie, non numeri di matricola da tagliare!” 🛑 🏭 Esplode la rabbia del sindacato UGL a Melfi in difesa dei dipendenti ISCOT (il settore Multiservizi operante nel cruciale stabilimento Stellantis). I segretari Pezzolla e Palumbo lanciano un durissimo grido d’allarme e un ultimatum senza precedenti alla politica locale e alla Regione Basilicata. I lavoratori dell’indotto, da troppo tempo vittime di ammortizzatori sociali, riduzione oraria e incertezza logorante, sono stanchi di essere usati come “ammortizzatori umani” e trattati come lavoratori di serie B. “Il tempo degli annunci è finito – avverte l’UGL – chiediamo a Bardi e Cupparo di aprire subito un tavolo regionale con Stellantis e Iscot per garantire continuità occupazionale e la dignità del reddito”. In caso di mancate risposte, il sindacato è pronto alla mobilitazione e alla lotta! Leggi le durissime parole della nota sindacale nel nostro articolo. 👇 🛠️ Siete d’accordo con la battaglia per difendere l’indotto? Scrivetelo nei commenti!

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Melfi – Quando il grande motore dell’industria mondiale inizia a rallentare e a scricchiolare, i primi a essere stritolati negli ingranaggi della crisi sono sempre gli anelli più deboli e silenziosi della catena produttiva. L’incubo della crisi dell’automotive e l’infinita incertezza che aleggia intorno al polo Stellantis stanno letteralmente togliendo il sonno e il respiro a centinaia di famiglie lucane. Oggi, però, il silenzio della disperazione è stato rotto da un durissimo, inequivocabile e appassionato grido d’allarme lanciato dal sindacato UGL in difesa dei dipendenti dell’appalto multiservizi ISCOT, operanti all’interno del cruciale stabilimento di Melfi (Potenza).

Il dramma silenzioso dei lavoratori “di serie B”

Il messaggio lanciato ai vertici politici e industriali non ammette più repliche evasive: «Basta proclami, basta immobilismo», tuonano all’unisono Domenico Pezzolla, segretario UGL Igiene Ambientale di Potenza, e Giuseppe Palumbo, segretario provinciale UGL Potenza. I due sindacalisti hanno deciso di scendere in campo apertamente per denunciare una situazione lavorativa ed esistenziale ormai insostenibile.

«I dipendenti ISCOT di Melfi non possono continuare a pagare sulla propria pelle le immense difficoltà dell’industria e le spaventose incertezze dell’indotto Stellantis», spiegano con foga i dirigenti sindacali. «Da troppo tempo assistiamo passivamente, come comparse, sempre allo stesso amaro copione: drastica riduzione delle attività, ricorso sistematico agli ammortizzatori sociali, incertezza logorante sulle ore lavorate e sul reddito a fine mese, e una totale mancanza di programmazione che toglie ogni garanzia sul futuro. È moralmente inaccettabile che siano sempre e soltanto gli operai degli appalti a diventare il primo bersaglio, il primo costo da tagliare, quando il sistema va in tilt». I lavoratori dei servizi in appalto, sottolinea giustamente l’UGL, non sono “ammortizzatori umani” da accendere e spegnere a piacimento, né possono essere trattati perennemente come lavoratori di serie B.

L’appello a Bardi e Cupparo: “Servono fatti, non comunicati”

La rabbia del sindacato si sposta poi dai capannoni industriali direttamente ai palazzi della politica lucana. L’accusa mossa a chi governa la Basilicata è quella di una gestione fatta di tante, troppe parole e nessuna azione incisiva. «Nel frattempo, dalla politica continuano ad arrivare solo rassicurazioni di facciata e annunci vuoti, ma a questi padri e madri di famiglia servono risposte tangibili e concrete. Chi governa deve smettere di limitarsi ai comunicati stampa. Se esiste davvero una strategia per il rilancio del comparto automotive e dell’indotto Stellantis, allora esigiamo di sapere nero su bianco quale futuro è previsto per i dipendenti ISCOT di Melfi».

Chiedere pazienza a un lavoratore che non sa se il mese successivo riuscirà a mettere il piatto a tavola per i propri figli è un insulto alla dignità umana. «La Regione non può chiedere ai lavoratori di sopportare in silenzio mentre le loro case sprofondano nell’incertezza. Servono continuità occupazionale e una programmazione serissima degli appalti», incalzano Pezzolla e Palumbo.

L’urgenza di un tavolo regionale e la minaccia di mobilitazione

Per sbloccare un’impasse che rischia di trasformarsi in una bomba sociale, l’UGL chiede ufficialmente e a gran voce l’apertura immediata di un tavolo di crisi regionale incentrato proprio sui Multiservizi e sull’indotto. Un tavolo di concertazione al quale dovranno necessariamente sedersi tutti gli attori protagonisti: la Regione Basilicata (con il presidente della Giunta Vito Bardi e l’assessorato alle Attività Produttive guidato da Francesco Cupparo), i vertici di Stellantis, l’azienda appaltatrice ISCOT e, ovviamente, le organizzazioni sindacali.

«Chiediamo a Bardi e Cupparo di assumersi fino in fondo, come Istituzioni, le proprie responsabilità. Badate bene: un tavolo puramente formale, senza impegni vincolanti e scadenze certe, sarebbe giudicato come l’ennesima presa in giro e non lo accetteremo», avvertono i sindacalisti.

Dignità e futuro: dietro le tute da lavoro ci sono vite umane

La chiusura della nota stampa è un manifesto in difesa del diritto al lavoro sancito dalla nostra Costituzione: «Il tempo delle vane promesse è scaduto. Non accetteremo mai, in modo rassegnato, che la precarietà diventi la nuova e drammatica normalità lucana, e che il peso di ogni crisi internazionale venga scaricato impunemente sulle spalle, già deboli, dei lavoratori. Dietro ogni singola tuta da lavoro, dietro ogni dipendente ISCOT c’è una famiglia viva e pulsante, non un arido numero di matricola da depennare da un registro. Chiediamo una cosa banale, semplice e sacrosanta: lavoro, continuità, dignità e futuro. Se continueranno ad arrivare soltanto parole vuote, l’UGL valuterà insieme alla base operaia l’attivazione di tutte le iniziative sindacali, di lotta e di protesta, necessarie a farsi ascoltare». Le Istituzioni sono avvisate: a Melfi il tempo è ormai scaduto.

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Economia

Stellantis Melfi ancora al buio, nuova serrata dei cancelli. Il grido dell’UGL: «Non permetteremo la desertificazione industriale del Sud»

Nuvole sempre più nere sul futuro di Melfi: Stellantis ferma di nuovo la produzione e scoppia la rabbia dei sindacati! 🏭 🛑 I motori dello stabilimento lucano si spegneranno ancora una volta: l’azienda ha comunicato la chiusura totale delle linee per lunedì 24 agosto (dalle 06:00 alle 22:00) a causa della solita “mancanza di componenti”. Ma i lavoratori sono esausti! A lanciare un durissimo grido d’allarme è Costanzo Florence, Segretaria Regionale dell’UGL Metalmeccanici Basilicata: “Non possiamo assistere passivamente al declino di questo sito! Dietro ogni stop ci sono famiglie nell’incertezza e il terrore si ripercuote su migliaia di lavoratori dell’indotto in tutto il Mezzogiorno”. L’UGL pretende un tavolo di crisi istituzionale chiaro e trasparente per capire le reali intenzioni dei vertici franco-italiani. “La tanto sbandierata transizione ecologica dell’automotive non può e non deve trasformarsi in un alibi per desertificare il Sud! Servono investimenti e garanzie subito!”. Leggete la forte presa di posizione del sindacato a difesa degli operai nel nostro nuovo articolo! 👇 👷‍♂️

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Operaia dello stabilimento Stellantis di Melfi

Basilicata – C’è un’ombra scura, sempre più densa e minacciosa, che continua ad allungarsi inesorabilmente sul futuro industriale e sociale della Basilicata. La situazione all’interno del gigantesco e storico stabilimento Stellantis di Melfi sta assumendo i contorni di una vera e propria emergenza cronica, una lenta agonia che rischia di logorare definitivamente i nervi dei dipendenti e la tenuta economica di un’intera regione. La direzione aziendale ha infatti appena comunicato l’ennesima, pesantissima sospensione dell’attività produttiva, giustificandola ancora una volta con l’ormai tristemente nota “mancanza di componenti” sulla linea di montaggio. Una giustificazione che suona come l’ennesima doccia fredda per chi, ogni mattina, varca quei cancelli per portare il pane a casa.

Cancelli chiusi il 24 agosto: il blocco dei turni

La scure della sospensione si abbatterà sui lavoratori all’inizio della prossima settimana. L’azienda ha disposto il fermo totale delle linee produttive dalle ore 06:00 fino alle ore 22:00 di lunedì 24 agosto 2026. Sedici ore di buio totale, sedici ore di motori spenti e nastri trasportatori immobili. Un provvedimento che, letto isolatamente, potrebbe sembrare un semplice singhiozzo logistico, ma che inserito nel contesto degli ultimi mesi rappresenta l’ennesimo segnale di una crisi sistemica profonda che sta mettendo a durissima prova i lavoratori, le loro famiglie e tutto il fragile sistema socio-economico del territorio lucano.

Il grido d’allarme di Florence (UGL): “Basta incertezza”

A farsi portavoce della rabbia, della paura e della frustrazione degli operai è intervenuta con voce ferma Costanzo Florence, agguerrita Segretaria Regionale dell’UGL Metalmeccanici Basilicata. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni rassicuranti: «Apprendiamo con fortissima preoccupazione questa nuova decisione aziendale. Questa ulteriore battuta d’arresto produttiva si inserisce in un quadro già estremamente difficile e compromesso, e non può e non deve essere assolutamente considerata come un episodio isolato. Non possiamo permetterci il lusso di assistere passivamente, in silenzio, al progressivo indebolimento del sito produttivo di Melfi».

La sindacalista sposta poi i riflettori dal freddo dato economico al fattore puramente umano: «Dietro ogni singola giornata di fermata produttiva ci sono operai in carne ed ossa che vivono in un perenne stato di incertezza, ci sono madri e padri di famiglia che devono fare i conti con bilanci domestici sempre più magri e con un futuro diventato ormai del tutto imprevedibile».

L’effetto domino sull’indotto e su tutto il Mezzogiorno

Il vero dramma della crisi di Stellantis, tuttavia, non si esaurisce all’interno delle mura dello stabilimento madre. Melfi non è una semplice fabbrica: è il polo industriale e logistico più strategico non solo per la Basilicata, ma per l’intera architettura produttiva del Mezzogiorno d’Italia.

Ogni colpo di tosse di Stellantis provoca una violentissima polmonite a tutto l’enorme e vitale bacino dell’indotto locale. Le aziende esterne che forniscono logistica, servizi, pulizie e, soprattutto, l’immensa rete della componentistica dell’automotive lucano subiscono contraccolpi devastanti a ogni singolo stop. Si parla di migliaia e migliaia di lavoratori “invisibili” il cui destino è inesorabilmente legato al filo delle decisioni prese nei lontani uffici dirigenziali internazionali del gruppo franco-italiano.

La transizione ecologica non diventi un deserto industriale

La sfida epocale imposta dal passaggio all’elettrico e dalle normative europee non può essere pagata sulla pelle dei lavoratori del Sud. L’UGL Metalmeccanici Basilicata su questo punto è categorica: ritiene indispensabile e urgente l’apertura di un confronto vero, serrato, concreto e soprattutto trasparente tra i vertici dell’azienda, le organizzazioni sindacali e le massime Istituzioni politiche.

«È fondamentale comprendere, ora e subito, quali siano le reali prospettive industriali che l’azienda ha in mente per lo stabilimento e quali investimenti concreti Stellantis intenda mettere sul piatto per garantire sia la continuità produttiva che quella occupazionale», incalza con forza la Segretaria Florence. «La necessaria transizione del settore automotive non deve e non può mai trasformarsi nell’alibi perfetto per una progressiva desertificazione industriale del nostro Sud».

“Vigileremo sul futuro di Melfi”

L’avvertimento finale del sindacato è un messaggio chiaro a tutte le parti in causa: «Servono investimenti massicci, programmazione seria, garanzie occupazionali blindate e una visione industriale di lunghissimo periodo. Lo stabilimento di Melfi racchiude altissime professionalità, competenze uniche maturate in decenni e un patrimonio industriale inestimabile che l’Italia non può permettersi di disperdere nel nulla. Come sindacato UGL continueremo a vigilare strenuamente e a pretendere risposte concrete dai vertici. Il futuro e la dignità dei lavoratori e dell’intero territorio lucano non possono più essere affidati all’incertezza e al caso».

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Melfi, l’odissea infinita degli operai Stellantis: la fabbrica riapre ma i bus spariscono, lasciando i lavoratori a piedi nel cuore della notte

Un paradosso assurdo sulla pelle degli operai! 🛑🚌 Lo stabilimento Stellantis di Melfi riapre, ma per due giorni i bus per i lavoratori pendolari vengono cancellati! L’UGL Matera lancia un grido disperato: “Non siamo numeri, andare al lavoro è un diritto fondamentale!”. 💔👨‍rows Una vergogna che colpisce chi viaggia per oltre 200 chilometri nel cuore della notte. Basta disservizi e soluzioni tampone! 🇮🇹 Leggi qui per scoprire i dettagli della denuncia e cosa sta succedendo! 👇

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Pulman oerai Melfi

Melfi – Esistono paradossi burocratici che superano ogni logica e che, purtroppo, vanno a colpire direttamente la carne viva di chi vive di lavoro, di sacrifici e di turni massacranti. Nel cuore industriale della Basilicata, lo stabilimento automobilistico Stellantis di San Nicola di Melfi si prepara a vivere una riapertura estiva che porta con sé il sapore amaro dell’ingiustizia e del disservizio. Lunedì 17 agosto i cancelli della fabbrica torneranno ufficialmente ad aprirsi, ma per un cortocircuito organizzativo che ha dell’incredibile, le linee produttive vere e proprie ripartiranno soltanto mercoledì 19. Nel mezzo, un vuoto di due giornate in cui il servizio di trasporto pubblico per i lavoratori pendolari è stato clamorosamente sospeso, lasciando centinaia di anime senza un mezzo per raggiungere il proprio posto di lavoro.

A sollevare un grido d’allarme carico di indignazione e profonda preoccupazione è l’UGL Matera, che denuncia con fermezza il blocco totale dei collegamenti bus in partenza da Nova Siri, Montalbano e da tutti gli altri comuni del Materano diretti verso la zona industriale di Melfi. Questa decisione dimentica una realtà fondamentale: la sospensione delle catene di montaggio non coincide affatto con la chiusura totale dello stabilimento. Ci sono lavoratori invisibili, ma vitali, che non si fermano mai. Uomini e donne che garantiscono la sicurezza, la manutenzione degli impianti, la logistica, la sorveglianza e il presidio sanitario dell’intera area e del suo immenso indotto.

I lavoratori non sono numeri: la denuncia di un sistema che calpesta la dignità

“Basta con un sistema di trasporto che si accende e si spegne in base al calendario della produzione. I lavoratori non sono numeri e il diritto a raggiungere il proprio posto di lavoro non può essere trattato come una variabile”, tuona Pino Giordano, segretario provinciale dell’UGL Matera. Le sue parole mettono a nudo la frustrazione di una classe operaia troppo spesso considerata un mero ingranaggio statistico. Dal lontano 1992, la storia dello stabilimento di Melfi è stata costellata da periodi alterni di cassa integrazione, ferie forzate e fermate produttive, ma le attività di supporto strategico hanno continuato a pulsare ogni singolo giorno, garantendo la sopravvivenza stessa del sito industriale.

La domanda che il sindacato lancia alle istituzioni regionali e alle aziende di trasporto è drammaticamente semplice: chi deve garantire il viaggio a queste persone? Per l’UGL Matera non è più tollerabile affrontare un problema strutturale attraverso interventi occasionali o soluzioni improvvisate dell’ultimo minuto. Ogni volta che il sindacato ha segnalato un’anomalia, ha sempre proposto percorsi alternativi e tavoli tecnici per risolverla alla radice. Troppo spesso, però, la voce dei lavoratori è rimasta inascoltata, lasciando che a pagare il prezzo dell’inefficienza politica e amministrativa fossero sempre gli stessi padri e madri di famiglia.

Duecento chilometri nel cuore della notte: il sacrificio dimenticato dei pendolari

Il peso di questo disservizio diventa ancora più insostenibile se si guarda alla geografia del territorio e alle distanze siderali che molti dipendenti sono costretti a coprire quotidianamente. Ci sono operai che percorrono oltre 200 chilometri al giorno per onorare il proprio contratto, svegliandosi nel cuore profondo della notte per salire su un pullman e rientrando a casa solo nel tardo pomeriggio, sfiniti dalla fatica. A queste persone non si possono chiedere sacrifici disumani e poi negare il diritto fondamentale, costituzionale, di avere a disposizione un mezzo pubblico per recarsi in fabbrica.

Il sindacato chiede un cambio di passo immediato e definitivo, un basta definitivo al rimpallo di responsabilità tra gli assessorati e le ditte private. Serve una programmazione dei trasporti che sia seria, stabile e coerente con la complessa realtà industriale lucana, senza guardare esclusivamente ai giorni in cui i motori delle linee viaggiano a pieno regime. L’UGL promette di non spegnere i riflettori su questa vicenda e di continuare a dare battaglia in ogni sede opportuna: i lavoratori di Melfi meritano rispetto, meritano sicurezza e, soprattutto, meritano la certezza di non essere lasciati a piedi sul ciglio della strada.

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