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Attualità

Meteo da incubo, l’estate non si arrende: arriva la “fiammata africana” con picchi fino a 45 gradi. Ecco cosa succederà a settembre

L’estate non è affatto finita, preparatevi all’inferno: arriva la “fiammata africana” con picchi spaventosi fino a 45 gradi! 🥵 ☀️ Se speravate nell’arrivo del fresco di settembre, dovrete aspettare ancora! Secondo gli esperti meteo, nei prossimi giorni l’Italia verrà investita da un’anomala e ferocissima ondata di caldo africano. Il giorno peggiore (da vero bollino rosso) sarà venerdì, quando le temperature schizzeranno a 41 gradi al Centro e toccheranno l’incredibile record di 44-45 gradi al Sud e sulle Isole! Anche il Nord soffrirà tantissimo per colpa dell’umidità asfissiante. Ma quanto durerà questa morsa di caldo estremo? Un parziale (e tanto atteso) sollievo arriverà solo nel fine settimana, quando le correnti più fresche dell’anticiclone delle Azzorre spazzeranno via il caldo opprimente, portando però un altissimo rischio di violenti temporali e grandinate (soprattutto al Nord). E a settembre? L’estate continuerà! Leggi le previsioni dettagliate e scopri che tempo farà nella tua regione nel nostro articolo! 👇 🧊 E voi, come vi state difendendo in questi giorni di afa insopportabile?

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Caldo estremo

Redazione-   Se pensavate che con la fine del periodo canonico del “Solleone” e con i rientri dalle ferie estive il grande caldo avesse finalmente deciso di concederci una tregua, preparatevi a una sgraditissima sorpresa. L’estate non ha alcuna intenzione di arrendersi e, anzi, si prepara a sferrare un potentissimo (e per molti insopportabile) attacco finale in chiusura della stagione meteorologica.
Secondo gli ultimi, preoccupanti aggiornamenti diramati dagli esperti di 3bMeteo, stiamo per essere investiti da una vera e propria “fiammata africana”, un’ondata di calore anomala, estrema e pericolosa per la salute, che trasformerà la nostra penisola in una vera e propria fornace a cielo aperto. Il caldo tornerà a stringere l’Italia in una morsa soffocante, colpendo duramente soprattutto le regioni centro-meridionali e facendo sentire i suoi pesanti effetti anche su gran parte del Nord.

Le giornate peggiori: un giovedì rovente e un venerdì da 45 gradi

L’escalation termica sarà rapidissima e spietata. Dopo un mercoledì di transizione (con temperature lievemente sopra la media al Centro e molto calde al Sud), l’anticiclone africano inizierà a ruggire a partire dalla giornata di giovedì. Si registrerà un sensibile rialzo termico, con le Isole Maggiori che inizieranno a bollire sotto i colpi di punte da 43/44°C. Anche il Nord, fino ad oggi leggermente più risparmiato, vedrà le colonnine di mercurio schizzare abbondantemente sopra le medie stagionali.
Ma il vero, grande incubo di questa eccezionale ondata di calore si materializzerà nella giornata di venerdì. Sarà una giornata letteralmente rovente e da bollino rosso per i rischi legati alla salute (soprattutto per anziani e bambini): i previsori stimano picchi vertiginosi di 41°C su tutto il Centro Italia e punte desertiche di 44-45 gradi al Sud. Anche il Settentrione soffrirà, con temperature fino a 35°C (che verranno percepiti in modo molto più asfissiante a causa degli altissimi tassi di umidità e dell’afa) e picchi ancora più elevati in alcune zone dell’Emilia Romagna.

Il calo nel weekend: torna (in parte) l’anticiclone delle Azzorre

La domanda che tutti gli italiani si pongono con disperazione in queste ore è: “Quanto durerà questo inferno?”. Fortunatamente, un parziale sollievo è atteso proprio in concomitanza con il fine settimana. L’opprimente e letale anticiclone africano, infatti, verrà gradualmente spinto e rimpiazzato dal suo vicino molto più mite e “gentile”: il celebre anticiclone delle Azzorre (il grande assente delle ultime estati mediterranee).
Questa transizione si concretizzerà tra sabato e domenica. L’arrivo di correnti atlantiche più fresche dal Nord Europa farà scivolare il “mostro” africano verso la Grecia, garantendoci un weekend decisamente meno torrido. Attenzione però, perché lo scontro tra l’aria fresca in arrivo e l’enorme energia termica accumulata al suolo nei giorni precedenti darà inevitabilmente vita a forti temporali: un intenso fronte instabile colpirà duramente le regioni settentrionali (con rischio di grandinate), scatenando anche qualche violento temporale pomeridiano a macchia di leopardo al Centro e al Sud.

Cosa ci aspetta a settembre: l’estate infinita e il clima “ibrido”

Chi sperava di tirare definitivamente fuori dall’armadio i maglioncini leggeri e le giacche autunnali con l’arrivo di settembre, resterà deluso. I modelli meteorologici a lungo raggio parlano chiaro: l’inizio del nuovo mese sarà caratterizzato da una sostanziale e ostinata prosecuzione della stagione estiva.
Sul bacino del Mediterraneo si verrà a creare una sorta di “campo anticiclonico ibrido” (un mix tra quello atlantico e quello africano). Questo significa che, almeno fino ai giorni 2-3 settembre, l’aria oceanica riuscirà sì a stemperare in parte la furia africana, ma non la sconfiggerà del tutto. Avremo ancora un clima prevalentemente soleggiato e temperature che (pur essendo per fortuna inferiori ai pazzeschi 45 gradi di venerdì) si manterranno ancora ostinatamente superiori alla media storica di inizio settembre, specialmente al Centro e al Sud. Le uniche, vere eccezioni saranno rappresentate dall’arco alpino e prealpino, dove il passaggio di veloci perturbazioni porterà piogge e un clima decisamente più autunnale e instabile.

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Politica

Papa Leone XIV al Gemelli, l’on. Antonio Mazzocchi (Cristiano Riformisti): «Vicini al Pontefice, il cammino della pace globale non si fermi»

L’onorevole Antonio Mazzocchi, presidente dei Cristiano Riformisti, esprime vicinanza a Papa Leone XIV ricoverato al Policlinico Gemelli per un intervento al polmone. Mazzocchi lancia un forte appello affinché lo stop forzato del Pontefice non rallenti l’agenda della pace globale e il cruciale viaggio apostolico in America Latina, elogiando la trasparenza della Santa Sede. Tutti i dettagli e la dichiarazione integrale nell’articolo 👇

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Papa Leone XIV

Roma – Il ricovero di Papa Leone XIV presso il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma per la rimozione chirurgica di un nodulo al polmone ha suscitato una vasta ondata di reazioni e di sincera commozione sia nel mondo ecclesiale che nelle istituzioni politiche nazionali e internazionali. Tra le prime e più significative prese di posizione del mondo politico e cattolico riformista spicca la dichiarazione ufficiale dell’onorevole Antonio Mazzocchi, presidente del movimento Cristiano Riformisti. L’esponente politico, nell’esprimere la profonda vicinanza spirituale e umana della propria organizzazione nei confronti del Santo Padre, ha voluto allargare l’orizzonte della riflessione alle ricadute che questo inatteso stop forzato potrebbe determinare sui delicatissimi equilibri geopolitici e sul dialogo internazionale per la cessazione dei conflitti.

La vicinanza dei Cristiano Riformisti e il valore morale del pontificato

Nel suo messaggio accorato, l’onorevole Mazzocchi ha voluto manifestare l’affetto e la preghiera dell’intero movimento: «Come Cristiano Riformisti, avendo appreso del ricovero odierno al Policlinico Agostino Gemelli di Papa Leone XIV per la rimozione di un nodulo al polmone, esprimiamo profonda apprensione stringendoci attorno a Sua Santità con affetto devoto e intensa preghiera, augurandogli una pronta e completa guarigione». Un sentimento condiviso da milioni di fedeli in tutto il mondo che in queste ore guardano con trepidazione al decimo piano del nosocomio capitolino, storico presidio sanitario pontificio ribattezzato nel tempo come il Vaticano Terzo.

Tuttavia, come evidenziato dal presidente dei Cristiano Riformisti, le condizioni di salute del Vicario di Cristo travalicano la pur sentita dimensione devozionale: «La salute del Papa e la sua degenza nella struttura ospedaliera romana non rappresentano solo un momento di trepidazione per i fedeli, ma toccano da vicino gli equilibri e il discorso geopolitico sulla pace globale. In un momento storico drammatico, caratterizzato dal ritorno su vasta scala delle tensioni belliche e dalla frammentazione dell’ordine internazionale, la voce di Leone XIV si è imposta come un argine morale imprescindibile in difesa dei costruttori di pace, promuovendo il dialogo multilaterale e non esitando a contrastare apertamente le visioni unilaterali e i venti di guerra, come dimostrato anche nei confronti dell’amministrazione Trump».

L’incognita sull’agenda diplomatica e il viaggio in America Latina

La degenza post-operatoria del Pontefice imporrà inevitabilmente un radicale ripensamento dell’agenda della Santa Sede per le prossime settimane. È proprio su questo aspetto che si concentra l’analisi politica dell’onorevole Mazzocchi, consapevole del vuoto che l’assenza temporanea del Pontefice potrebbe generare nei tavoli diplomatici internazionali: «Esprimiamo preoccupazione per le inevitabili ripercussioni che questo stop forzato potrà avere nell’agenda diplomatica della Santa Sede. Il rischio di un condizionamento dei prossimi impegni internazionali, a partire dall’imminente e cruciale viaggio apostolico in America Latina del prossimo novembre, rischia di privare temporaneamente lo scenario internazionale di un leader globale fondamentale».

La missione pastorale e diplomatica prevista nel subcontinente americano rappresentava infatti uno degli appuntamenti più attesi dell’autunno vaticano, finalizzata a rilanciare il ruolo delle democrazie sociali, contrastare le disuguaglianze economiche e favorire processi di riconciliazione in aree segnate da profonde instabilità politiche. Privare temporaneamente la diplomazia pontificia della presenza fisica del suo massimo esponente, in un frangente in cui la mediazione del Vaticano è richiesta su molteplici fronti di crisi, costituisce un elemento di oggettiva criticità che richiede un supplemento di responsabilità da parte della comunità internazionale.

La trasparenza vaticana e l’auspicio per una pronta ripresa del dialogo

Un passaggio di particolare rilievo nella dichiarazione di Antonio Mazzocchi è dedicato al modo in cui la Santa Sede ha gestito la comunicazione pubblica relativa alla patologia e al conseguente ricovero del Pontefice. Negli ultimi decenni la gestione delle notizie sulla salute dei pontefici è passata da una tradizionale riservatezza a standard di comunicazione medica moderni e puntuali: «Ciononostante, accogliamo con grande rispetto la trasparenza istituzionale dimostrata dalla Santa Sede nel comunicare tempestivamente le modalità del ricovero al Gemelli».

La tempestività dei bollettini diramati dalla Sala Stampa della Santa Sede e le dichiarazioni rassicuranti del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin hanno contribuito a dissipare le speculazioni, consentendo all’opinione pubblica di comprendere la natura preventiva e programmata dell’intervento polmonare. L’onorevole Mazzocchi conclude il suo intervento con un vibrante appello alla cooperazione tra gli Stati: «Il nostro auspicio è che la straordinaria forza morale del Papa continui a guidare le relazioni anche dai corridoi dell’ospedale, e che la Comunità internazionale non rallenti il cammino del dialogo che Leone XIV ha strenuamente tracciato». Un invito a mantenere aperti i canali della diplomazia multilaterale, affinché l’eredità morale del pontefice continui a ispirare la ricerca della convivenza pacifica tra i popoli.

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Attualità

Papa Leone XIV ricoverato al Gemelli, l’intervento al polmone già oggi: Parolin parla di «fulmine a ciel sereno», la rivelazione di Kikuchi

Papa Leone XIV al Policlinico Gemelli: l’intervento chirurgico al polmone per l’asportazione di un nodulo circoscritto potrebbe avvenire già nel pomeriggio di oggi. Il cardinale Parolin commenta: «Un fulmine a ciel sereno, ma il Papa è sereno». Il cardinale Kikuchi rivela: «Mi ha detto che non è grave e vuole guarire in fretta per non cancellare il viaggio in America Latina». Tutti i dettagli in diretta dal decimo piano dell’ospedale: 👇

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Papa Leone XIV

Roma – Ore di trepidazione, preghiera e massima attenzione medica attorno al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, dove è imminente l’ingresso di Papa Leone XIV per essere sottoposto a un delicato intervento chirurgico al polmone. La notizia del ricovero, giunta all’indomani dell’annuncio a sorpresa pronunciato dallo stesso Pontefice al termine dell’Angelus domenicale in Piazza San Pietro, ha colto di sorpresa le cancellerie internazionali e i sacri palazzi d’Oltretevere. Secondo quanto filtra da fonti mediche e ambienti della Santa Sede, l’operazione per l’asportazione di un nodulo polmonare circoscritto e di ridotte dimensioni potrebbe avvenire già nel pomeriggio di oggi, martedì 13 ottobre 2026, una volta completati gli esami clinici preoperatori e i protocolli d’accettazione.

Mentre la Chiesa universale si raccoglie in preghiera per la salute del Santo Padre, emergono i retroscena di una decisione maturata con grande fermezza dal Pontefice stesso, determinato a risolvere tempestivamente il problema clinico per non compromettere il calendario degli impegni pastorali e il viaggio apostolico programmato in America Latina.

Dispositivo di sicurezza al decimo piano: alloggio nel reparto solventi

Sin dalle prime ore della mattinata, l’ospedale universitario capitolino – storico presidio sanitario ribattezzato da San Giovanni Paolo II come il “Vaticano Tre” – ha visto schierarsi un imponente apparato di sicurezza coordinato congiuntamente da una squadra scelta del Corpo della Gendarmeria Vaticana, dalla Polizia di Stato italiana e dal personale di vigilanza interna del nosocomio. Le vie di accesso dedicate e gli ascensori riservati sono stati bonificati e isolati per garantire la totale riservatezza del Vescovo di Roma.

Dal punto di vista logistico, Papa Leone XIV sarà ospitato in un’ala riservata del decimo piano. A differenza dei precedenti ricoveri pontifici, il celebre appartamento papale situato sullo stesso livello è attualmente interessato da programmati lavori di ristrutturazione edilizia. Per questa ragione, l’intera area del piano era già stata precedentemente evacuata e sanificata, consentendo di adibire al Pontefice l’adiacente ala del cosiddetto “reparto solventi”, perfettamente attrezzata con strumentazioni di monitoraggio intensivo e ambienti dedicati alla preghiera e al lavoro d’ufficio.

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Il cardinale Parolin: «Un fulmine a ciel sereno, ma siamo fiduciosi»

A testimoniare lo stupore che ha attraversato la Curia Romana sono state le dichiarazioni rilasciate dal Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, a margine di un convegno accademico presso la Pontificia Università Gregoriana:

«Siamo rimasti tutti profondamente colpiti dalla serenità e dalla trasparenza con cui il Papa ha comunicato la necessità di questo intervento chirurgico. Speriamo e preghiamo affinché possa risolvere questo problema nel più breve tempo possibile. Siamo fiduciosi, ma ovviamente lo accompagniamo con affetto filiale e con la nostra preghiera continua». Alla domanda se la comunicazione abbia rappresentato una sorpresa per la Segreteria di Stato, Parolin ha risposto senza esitazioni: «Certo, sì, è stato un vero fulmine a ciel sereno, nessuno se lo aspettava. Ho visto il Papa ieri sera e abbiamo parlato con grande serenità. Se sono preoccupato? Sì, come chiunque ami il Santo Padre, perché non ci aspettavamo un quadro clinico di questo tipo, ma la sua forza d’animo ci rassicura».

La confidenza al cardinale Kikuchi: «Non è grave, voglio andare in America Latina»

A gettare luce sulla natura del disturbo e sulla tempistica dell’operazione è stata una preziosa testimonianza diffusa sui canali social dal cardinale arcivescovo di Tokyo e presidente di Caritas Internationalis, Isao Kikuchi, ricevuto in udienza privata da Leone XIV proprio nella mattinata di lunedì:

«Prima dell’incontro istituzionale con la delegazione di Caritas, ho avuto una conversazione a tu per tu con il Santo Padre», ha rivelato il porporato giapponese. «Il Papa mi ha confermato che si sarebbe ricoverato martedì per sottoporsi a un intervento al polmone e che rimarrà in ospedale per circa una settimana. Mi ha assicurato con un sorriso che l’intervento è considerato minore e che fisicamente non avverte alcun malessere debilitante. Mi ha spiegato di aver deciso di operarsi con la massima celerità proprio per non dover cancellare o stravolgere i piani per il viaggio apostolico in America Latina. Mi ha detto testualmente: ‘Non è una malattia grave, la mia condizione non è diversa da quella ordinaria e non si tratta di un’emergenza, quindi non dovete preoccuparvi’. Preghiamo tuttavia affinché la sua salute sia protetta per continuare a sostenere il peso del ministero petrino».

La decisione dell’équipe medica e l’ipotesi sala operatoria

La degenza al Gemelli dovrebbe protrarsi per circa sette giorni, salvo complicazioni post-operatorie. La decisione definitiva sull’orario esatto dell’ingresso in sala operatoria spetterà all’équipe multidisciplinare di chirurgia toracica guidata dai primari del policlinico, che valuterà gli esiti delle ultime tomografie computerizzate e dei test cardiologici ed ematici.

L’orientamento prevalente dei sanitari sembra essere quello di procedere con una resezione polmonare atipica mininvasiva per via toracoscopica (VATS), tecnica all’avanguardia che consente di rimuovere il nodulo preservando la massima funzionalità respiratoria e riducendo al minimo i tempi di recupero post-anestesiologico. Da tutto il mondo giungono messaggi di vicinanza e auguri di pronta guarigione da parte di capi di Stato, leader religiosi e conferenze episcopali, mentre piazza San Pietro e i viali del Gemelli si popolano di fedeli in silenziosa attesa del primo bollettino medico ufficiale.

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Attualità

Torri Ligini all’Eur, Rampelli promuove il restauro ma attacca Gualtieri: «Capolavoro in travertino, il sindaco non c’entra nulla»

Scontro acceso sul restauro delle storiche Torri Ligini all’Eur: il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli plaude alla riqualificazione in travertino marchigiano destinata all’Agenzia delle Entrate, ma boccia senza pietà le opere vicine, definendo la “Lama” un parallelepipedo senz’anima e la Nuvola di Fuksas una gabbia con un “palloide”. Durissimo l’affondo contro il sindaco Roberto Gualtieri: «Cosa c’entrava al taglio del nastro? Nessun merito del Campidoglio». L’intervento completo: 👇

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Rampelli

Roma – La rinascita delle storiche Torri delle Finanze all’Eur – note come le Torri di Ligini, destinate a diventare con ogni probabilità il nuovo e moderno quartier generale dell’Agenzia delle Entrate – riaccende il dibattito sull’identità urbanistica della Capitale e innesca un durissimo scontro politico tra governo e amministrazione capitolina. A intervenire con una disamina tanto appassionata sul piano architettonico quanto tagliente sul fronte politico è Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati ed esponente di punta di Fratelli d’Italia, da sempre attento custode del patrimonio monumentale razionalista del quadrante sud di Roma.

Nel promuovere a pieni voti l’intervento di recupero dei tre grattacieli che per oltre un decennio hanno rappresentato una delle ferite visive più dolorose della città, l’architetto e parlamentare non ha risparmiato critiche al vetriolo contro le architetture contemporanee circostanti, riservando poi una stoccata diretta al sindaco di Roma Roberto Gualtieri, accusato di aver presenziato a una cerimonia su cui il Campidoglio non avrebbe avuto alcun titolo di merito.

Il trionfo del travertino: l’armonia ritrovata nel pentagono razionalista

L’intervento di rigenerazione edilizia, coordinato da investitori istituzionali e costruttori sotto le rigide prescrizioni della Sovrintendenza, ha restituito dignità a un complesso progettato originariamente negli anni Cinquanta da Cesare Ligini, Silvano Ricci e Dagoberto Ortensi. Rampelli ha voluto esprimere un convinto plauso per la soluzione materica adottata lungo i 67 metri d’altezza delle torri:

«Le Torri dell’Eur di Ligini, che diventeranno probabilmente la nuova sede dell’Agenzia per le Entrate, sono un vero capolavoro di riqualificazione, la giusta e armoniosa sintesi tra modernità funzionale e tradizione classica, grazie a una scelta suggerita sapientemente dalla Sovrintendenza di introdurre in maniera seriale il modulo in travertino marchigiano per tutti i 67 metri di altezza. I miei complimenti più sinceri vanno alla proprietà, al ministero delle Finanze, al progettista, alla Sovrintendenza per le sue precise prescrizioni e all’impresa realizzatrice».

Secondo il vicepresidente della Camera, l’utilizzo della pietra calcarea chiara consente finalmente ai manufatti di dialogare senza stridori con gli edifici monumentali del cosiddetto “pentagono razionalista” dell’E42, rispettando l’originaria visione urbanistica e monumentale voluta da Marcello Piacentini.

Architettura, Rilievi e Progettazione: Il Misuratore Laser 3D Professionale

Per architetti, ingegneri strutturisti e geometri che eseguono rilievi fotogrammetrici complessi, scansioni di facciate monumentali e documentazione 3D con precisione millimetrica e mirino digitale ad alta risoluzione: lo strumento di rilievo top di gamma universalmente scelto nell’edilizia d’avanguardia è la stazione di misura Leica DISTO S910 (o D810 Touch) con tecnologia P2P e treppiede micrometrico:

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Portata fino a 300 metri, acquisizione diretta di dati in formato DXF e CAD per rilievi di facciate complesse, interfaccia touch e connettività WLAN.

La stroncatura delle opere vicine: dalla “Lama” alla Nuvola di Fuksas

Se il restauro delle Torri Ligini ottiene il massimo dei voti, il giudizio estetico di Rampelli sul contesto circostante si trasforma in una bocciatura senza appello per le scelte urbanistiche dell’ultimo ventennio, liquidate come corpi estranei e deturpanti:

«Il perfetto e armonico inserimento delle torri nel pentagono razionalista dell’Eur cozza purtroppo contro gli osceni edifici circostanti, tanto costosi quanto orribili: penso all’albergo acquistato dalla catena Hilton, il solito parallelepipedo in vetro nero e senza anima chiamato comunemente ‘lama’; penso ai grattacieli funerei delle Poste Italiane, cui suggerisco caldamente di fare la propria parte per ingentilire la porta d’accesso a Roma da sud riqualificandosi secondo questo stesso stile classico; e penso alla terribile gabbia d’acciaio e vetro che circoscrive il ‘palloide’ di Fuksas, voluto a suo tempo dai sindaci rossi della Capitale».

Nel mirino del deputato romano finisce dunque anche il Centro Congressi La Nuvola, considerata per anni un fiore all’occhiello dell’architettura internazionale ma letta da Rampelli come una pesante e costosa gabbia metallica disallineata rispetto al rigore geometrico del quartiere.

L’affondo sul Campidoglio: «Cosa c’entrava Gualtieri all’inaugurazione?»

La riflessione urbanistica sfocia infine nell’attacco politico frontale contro il sindaco Roberto Gualtieri, presente al taglio del nastro della struttura riqualificata:

«A tal proposito non si capisce bene cosa c’entrasse il sindaco di Roma, che ha inaugurato un’opera su cui il Campidoglio non ha avuto né competenze né meriti», ha concluso categoricamente Fabio Rampelli.

Una contestazione che sottolinea come l’intero iter di salvataggio e valorizzazione delle Torri sia stato gestito a livello governativo e ministeriale attraverso accordi tra Cassa Depositi e Prestiti, Agenzia delle Entrate e Sovrintendenza statale, riaccendendo la contesa politica su chi debba intestarsi il riscatto estetico e funzionale di uno dei nodi direzionali più strategici di Roma.

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