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Economia

Stellantis Melfi ancora al buio, nuova serrata dei cancelli. Il grido dell’UGL: «Non permetteremo la desertificazione industriale del Sud»

Nuvole sempre più nere sul futuro di Melfi: Stellantis ferma di nuovo la produzione e scoppia la rabbia dei sindacati! 🏭 🛑 I motori dello stabilimento lucano si spegneranno ancora una volta: l’azienda ha comunicato la chiusura totale delle linee per lunedì 24 agosto (dalle 06:00 alle 22:00) a causa della solita “mancanza di componenti”. Ma i lavoratori sono esausti! A lanciare un durissimo grido d’allarme è Costanzo Florence, Segretaria Regionale dell’UGL Metalmeccanici Basilicata: “Non possiamo assistere passivamente al declino di questo sito! Dietro ogni stop ci sono famiglie nell’incertezza e il terrore si ripercuote su migliaia di lavoratori dell’indotto in tutto il Mezzogiorno”. L’UGL pretende un tavolo di crisi istituzionale chiaro e trasparente per capire le reali intenzioni dei vertici franco-italiani. “La tanto sbandierata transizione ecologica dell’automotive non può e non deve trasformarsi in un alibi per desertificare il Sud! Servono investimenti e garanzie subito!”. Leggete la forte presa di posizione del sindacato a difesa degli operai nel nostro nuovo articolo! 👇 👷‍♂️

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Operaia dello stabilimento Stellantis di Melfi

Basilicata – C’è un’ombra scura, sempre più densa e minacciosa, che continua ad allungarsi inesorabilmente sul futuro industriale e sociale della Basilicata. La situazione all’interno del gigantesco e storico stabilimento Stellantis di Melfi sta assumendo i contorni di una vera e propria emergenza cronica, una lenta agonia che rischia di logorare definitivamente i nervi dei dipendenti e la tenuta economica di un’intera regione. La direzione aziendale ha infatti appena comunicato l’ennesima, pesantissima sospensione dell’attività produttiva, giustificandola ancora una volta con l’ormai tristemente nota “mancanza di componenti” sulla linea di montaggio. Una giustificazione che suona come l’ennesima doccia fredda per chi, ogni mattina, varca quei cancelli per portare il pane a casa.

Cancelli chiusi il 24 agosto: il blocco dei turni

La scure della sospensione si abbatterà sui lavoratori all’inizio della prossima settimana. L’azienda ha disposto il fermo totale delle linee produttive dalle ore 06:00 fino alle ore 22:00 di lunedì 24 agosto 2026. Sedici ore di buio totale, sedici ore di motori spenti e nastri trasportatori immobili. Un provvedimento che, letto isolatamente, potrebbe sembrare un semplice singhiozzo logistico, ma che inserito nel contesto degli ultimi mesi rappresenta l’ennesimo segnale di una crisi sistemica profonda che sta mettendo a durissima prova i lavoratori, le loro famiglie e tutto il fragile sistema socio-economico del territorio lucano.

Il grido d’allarme di Florence (UGL): “Basta incertezza”

A farsi portavoce della rabbia, della paura e della frustrazione degli operai è intervenuta con voce ferma Costanzo Florence, agguerrita Segretaria Regionale dell’UGL Metalmeccanici Basilicata. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni rassicuranti: «Apprendiamo con fortissima preoccupazione questa nuova decisione aziendale. Questa ulteriore battuta d’arresto produttiva si inserisce in un quadro già estremamente difficile e compromesso, e non può e non deve essere assolutamente considerata come un episodio isolato. Non possiamo permetterci il lusso di assistere passivamente, in silenzio, al progressivo indebolimento del sito produttivo di Melfi».

La sindacalista sposta poi i riflettori dal freddo dato economico al fattore puramente umano: «Dietro ogni singola giornata di fermata produttiva ci sono operai in carne ed ossa che vivono in un perenne stato di incertezza, ci sono madri e padri di famiglia che devono fare i conti con bilanci domestici sempre più magri e con un futuro diventato ormai del tutto imprevedibile».

L’effetto domino sull’indotto e su tutto il Mezzogiorno

Il vero dramma della crisi di Stellantis, tuttavia, non si esaurisce all’interno delle mura dello stabilimento madre. Melfi non è una semplice fabbrica: è il polo industriale e logistico più strategico non solo per la Basilicata, ma per l’intera architettura produttiva del Mezzogiorno d’Italia.

Ogni colpo di tosse di Stellantis provoca una violentissima polmonite a tutto l’enorme e vitale bacino dell’indotto locale. Le aziende esterne che forniscono logistica, servizi, pulizie e, soprattutto, l’immensa rete della componentistica dell’automotive lucano subiscono contraccolpi devastanti a ogni singolo stop. Si parla di migliaia e migliaia di lavoratori “invisibili” il cui destino è inesorabilmente legato al filo delle decisioni prese nei lontani uffici dirigenziali internazionali del gruppo franco-italiano.

La transizione ecologica non diventi un deserto industriale

La sfida epocale imposta dal passaggio all’elettrico e dalle normative europee non può essere pagata sulla pelle dei lavoratori del Sud. L’UGL Metalmeccanici Basilicata su questo punto è categorica: ritiene indispensabile e urgente l’apertura di un confronto vero, serrato, concreto e soprattutto trasparente tra i vertici dell’azienda, le organizzazioni sindacali e le massime Istituzioni politiche.

«È fondamentale comprendere, ora e subito, quali siano le reali prospettive industriali che l’azienda ha in mente per lo stabilimento e quali investimenti concreti Stellantis intenda mettere sul piatto per garantire sia la continuità produttiva che quella occupazionale», incalza con forza la Segretaria Florence. «La necessaria transizione del settore automotive non deve e non può mai trasformarsi nell’alibi perfetto per una progressiva desertificazione industriale del nostro Sud».

“Vigileremo sul futuro di Melfi”

L’avvertimento finale del sindacato è un messaggio chiaro a tutte le parti in causa: «Servono investimenti massicci, programmazione seria, garanzie occupazionali blindate e una visione industriale di lunghissimo periodo. Lo stabilimento di Melfi racchiude altissime professionalità, competenze uniche maturate in decenni e un patrimonio industriale inestimabile che l’Italia non può permettersi di disperdere nel nulla. Come sindacato UGL continueremo a vigilare strenuamente e a pretendere risposte concrete dai vertici. Il futuro e la dignità dei lavoratori e dell’intero territorio lucano non possono più essere affidati all’incertezza e al caso».

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Economia

Risiko Bancario, Sforzini sull’operazione MPS-BPM: «L’Italia non diventi terra di conquista. Ci servono grandi campioni nazionali»

MPS lancia un’offerta clamorosa su Banco BPM e Banca Generali: scoppia il “Risiko” bancario! 🏦 💶 Quale sarà il futuro del risparmio italiano? Il Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, Luca Sforzini, interviene in modo netto su questa colossale operazione finanziaria: “Non spetta alla politica decidere chi compra chi, il libero mercato deve fare il suo corso. Ma essere liberali non significa essere indifferenti al destino della Nazione!”. Sforzini lancia un duro monito contro il rischio che l’Italia diventi una terra di conquista per banche straniere. “Non ci servono vecchie Banche di Stato e non vogliamo protezionismo. Dobbiamo creare le condizioni affinché nascano dei grandi Campioni Nazionali in grado di competere ad armi pari in Europa”. La sua formula per la sovranità economica? “Più mercato e più Italia”. Leggi la sua lucidissima analisi economica nel nostro nuovo articolo completo! 👇

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Monte dei Paschi di Siena

Redazione – Il panorama finanziario italiano ed europeo è stato appena attraversato da una vera e propria scossa tellurica. L’annuncio della clamorosa e aggressiva “doppia offerta” lanciata dal Monte dei Paschi di Siena (MPS) per acquisire il controllo di Banco BPM e di Banca Generali ha riaperto prepotentemente il grande Risiko bancario nazionale. Un’operazione di dimensioni colossali che, ben oltre i freddi numeri dei bilanci e delle azioni in Borsa, solleva interrogativi cruciali sul futuro e sull’indipendenza del nostro sistema creditizio. A intervenire con voce ferma e lucida su questo delicatissimo tema è Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che direttamente dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano ha tracciato una rotta chiarissima per la sovranità economica del Paese.

L’assalto di Monte dei Paschi: una partita non solo finanziaria

Quello che si sta consumando in queste ore nei grattacieli della finanza milanese e senese non è un semplice riassetto di portafogli azionari. Per Sforzini, la posta in gioco è immensamente più alta. «La doppia offerta di MPS su Banco BPM e Banca Generali non è e non può essere derubricata a una mera e asettica partita finanziaria tra banchieri», avverte il Presidente di Rinascimento Nazionale. «Questa operazione pone, in modo brutale e ineludibile, una questione profondamente strategica sul ruolo che l’Italia intende giocare nell’immediato futuro all’interno della complessa geografia economica europea».

Il rischio, mai troppo celato, è che le turbolenze interne al sistema creditizio italiano possano aprire praterie per scorribande o acquisizioni predatorie da parte di colossi bancari stranieri (francesi o tedeschi in primis), pronti ad approfittare delle debolezze tricolori per drenare ricchezza e risparmio oltre confine.

Libero mercato sì, ma senza indifferenza verso la Nazione

L’approccio di Luca Sforzini alla delicata questione bancaria sfugge però alla retorica populista del controllo statale a tutti i costi, sposando una visione fermamente ancorata ai principi dell’economia di mercato, pur senza mai dimenticare l’interesse supremo del Paese. «Non spetta certo alla politica, ai governi o ai ministeri decidere chi debba comprare chi: quelle sono scelte che spettano insindacabilmente agli azionisti, agli investitori e alle logiche del libero mercato», chiarisce con forza Sforzini.

Tuttavia, il liberalismo economico non deve mai trasformarsi in miopia strategica. «Essere profondamente liberali e credere nel mercato non significa, nel modo più assoluto, essere freddi, distaccati o indifferenti al destino della propria Nazione. Lo Stato deve fissare le regole d’ingaggio e tutelare l’interesse pubblico».

Nessuna “Banca di Stato”: la ricetta per la sovranità economica

La storia recente del nostro Paese è costellata di salvataggi bancari miliardari pagati con le tasse dei cittadini, un modello che il Presidente di Rinascimento Nazionale rifiuta categoricamente. «L’Italia non ha alcun bisogno di riesumare anacronistiche “banche di Stato” o carrozzoni pubblici lottizzati dalla politica», prosegue la sua lucida analisi.

Il vero obiettivo, secondo Sforzini, è un altro: «Il nostro Paese ha disperatamente bisogno che le sue grandi banche non diventino, nel tempo, banche “senza Italia”. Dobbiamo, come sistema Paese, creare l’humus e le condizioni strutturali affinché dal nostro tessuto economico possano nascere e consolidarsi dei veri e propri campioni nazionali. Colossi del credito che abbiano le spalle sufficientemente larghe per competere ad armi pari in Europa e nel mondo, senza subire complessi di inferiorità».

Più mercato e più Italia: la formula per il futuro

La difesa dei nostri istituti di credito e del risparmio privato degli italiani (il vero tesoro della nostra Nazione) passa dunque attraverso la forza della competitività, non attraverso i sussidi o l’isolazionismo. «Questa è la vera e unica sovranità economica che ci interessa: non stiamo parlando di vecchio protezionismo, né tanto meno di dirigismo statale, ma della sacrosanta capacità di avere la forza per scegliere il nostro destino sui mercati internazionali», sottolinea il Presidente.

La chiosa finale di Luca Sforzini suona come un manifesto programmatico per l’economia nazionale dei prossimi decenni. Una sintesi perfetta per superare l’antica dicotomia tra statalisti e liberisti estremi: «La formula per vincere questa sfida globale è in realtà molto semplice: più mercato e più Italia». Un monito chiaro, affinché la Penisola non si trasformi, per l’ennesima volta, nell’arrendevole terra di conquista dei predatori stranieri.

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Economia

Boom del cashback per le famiglie italiane: ScontiPoste da record, nel 2025 restituiti 12 milioni di euro ai clienti. Ecco come funziona il programma

Il modo più facile per farsi ridare soldi mentre si fa la spesa! 🛒 💸 Il programma fedeltà ScontiPoste ha chiuso un anno da vero record: nel 2025 ha restituito la bellezza di 12 MILIONI DI EURO sotto forma di cashback direttamente nelle tasche degli italiani! Più di 3 milioni e mezzo di cittadini hanno risparmiato acquistando con le loro carte Postepay o BancoPosta negli oltre 12.000 negozi fisici e online convenzionati. Il sistema è geniale e automatico: basta pagare con la carta (o tramite QR Code) e lo sconto, che può arrivare fino a un clamoroso 30%, vi viene accreditato sul conto nel giro di 5 giorni lavorativi, senza dover fare assolutamente nulla! Avete l’App di Poste Italiane? Usate la mappa interattiva per scoprire i negozi vicino a voi. Leggete la nostra guida completa nel nuovo articolo per iniziare subito a risparmiare centinaia di euro all’anno! 👇 💳

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Carta Banco Posta

Redazione – In un periodo storico in cui l’attenzione al bilancio familiare e la gestione oculata delle spese quotidiane sono diventati imperativi categorici per milioni di cittadini, c’è chi fa della fedeltà un vero e proprio motore di risparmio concreto. Il bilancio del 2025 per ScontiPoste, l’apprezzatissimo programma fedeltà ideato da Poste Italiane, si è appena chiuso registrando numeri letteralmente da record. A trionfare, in questo caso, è il caro vecchio portafoglio degli italiani: nell’ultimo anno, infatti, il programma ha restituito ai propri clienti l’incredibile cifra di ben 12 milioni di euro di cashback (ovvero di rimborso diretto delle spese effettuate).

I numeri di un successo inarrestabile: dal 2010 a oggi

A beneficiare concretamente di questi preziosi rimborsi sono stati quasi 3,5 milioni di clienti sparsi su tutto il territorio nazionale. Un bacino d’utenza sterminato, che grazie a oltre 20 milioni di singole transazioni quotidiane ha generato un volume complessivo di spesa superiore alla mostruosa soglia dei 500 milioni di euro. Questi dati vertiginosi confermano quanto gli italiani abbiano ormai compreso e interiorizzato le logiche del cashback moderno.

Si tratta di un successo clamoroso che si rinnova e cresce anno dopo anno: basti pensare che dal suo lancio ufficiale, avvenuto nell’ormai lontano 2010, il circuito ScontiPoste ha restituito agli italiani la vertiginosa somma di oltre 150 milioni di euro in rimborsi totali. Una pioggia di denaro tornata direttamente nelle tasche dei risparmiatori, consacrando l’iniziativa di Poste Italiane tra i programmi di fedeltà aziendale di maggior successo e più apprezzati a livello europeo.

Come funziona la “magia” del risparmio: sconti automatici fino al 30%

Ma qual è il segreto di questo straordinario successo popolare? Semplicemente l’immediatezza e la trasparenza. ScontiPoste è il programma fedeltà di Poste Italiane dedicato in via esclusiva a tutti i titolari di carte di pagamento Postepay e BancoPosta. Aderendo al programma, il cliente ha la straordinaria opportunità di risparmiare cifre importanti, ottenendo rimborsi che possono arrivare persino al 30% di sconto sugli acquisti di tutti i giorni.

Per ottenere questo vantaggio economico non bisogna fare trafile burocratiche complesse: basta semplicemente pagare i propri acquisti utilizzando le carte Postepay o BancoPosta all’interno del vastissimo circuito di partner. Parliamo di oltre 12.000 negozi convenzionati, sia fisici (quelli sotto casa, nei centri commerciali e nelle piazze d’Italia) che online. In alternativa alla carta fisica, per gli amanti della massima tecnologia, è perfettamente possibile usare anche il comodo “Codice Postepay”, semplicemente inquadrando e scansionando un QR Code dal proprio smartphone oppure cliccando su un apposito link fornito dal negoziante al momento del conto.

Semplicità e innovazione: l’accredito rapido in soli 5 giorni

Uno degli aspetti più amati del servizio ScontiPoste è l’estrema rapidità con cui il denaro torna materialmente a disposizione del cittadino. Il cashback accumulato facendo la spesa, comprando vestiti o prenotando servizi viene accreditato automaticamente sulla carta o sul conto che l’utente ha precedentemente selezionato come “preferito” (tramite l’App Poste Italiane o dal portale web poste.it).

Se, per distrazione, il cliente non ha preventivamente selezionato nessuno strumento preferito, nessun problema: il sistema intelligente effettua l’accredito direttamente sulla carta o sul conto legato alla carta appena usata per il pagamento. La grande comodità sta nel fatto che gli sconti sono applicati in modo del tutto automatico e i soldi vengono accreditati sul saldo entro appena 5 giorni lavorativi dalla contabilizzazione della transazione, senza dover inviare alcuna richiesta, scontrino o prova d’acquisto.

La mappa interattiva: come scovare i negozi convenzionati

Orientarsi tra migliaia di negozi per massimizzare il risparmio è facilissimo. Sul sito ufficiale Poste.it e sulla comodissima App Poste Italiane (sempre a portata di smartphone) è disponibile e costantemente aggiornato l’elenco completo di tutti gli esercenti che aderiscono all’iniziativa. La funzionalità più utile per i cittadini in movimento è senza dubbio la geolocalizzazione in tempo reale: basta aprire l’App mentre si cammina per strada e la mappa ci indicherà istantaneamente i negozi convenzionati nel raggio di pochi metri, suggerendoci dove fermarci a fare compere per ottenere sconti favolosi pagando con le nostre carte gialle o blu.

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Economia

“Elon Musk guarda all’Italia? Portiamo qui l’Intelligenza Artificiale e la robotica”. Sforzini (Rinascimento Nazionale) lancia la sfida industriale del secolo

L’Intelligenza Artificiale e il supercalcolo sono le “Acciaierie del 21esimo secolo”. E l’Italia non può restare a guardare! 🚀 🤖 Se Elon Musk è interessato al nostro Paese, è ora che la politica gli offra sul piatto d’argento un progetto industriale monumentale. È questa la straordinaria sfida lanciata da Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, con una lettera aperta indirizzata proprio al fondatore di Tesla. Due le proposte sul tavolo per attrarre gli investimenti dell’ecosistema Musk: un “Polo della Robotica” (sfruttando il genio degli ingegneri della nostra Motor Valley per costruire i robot umanoidi Optimus) e un “Hub dell’AI” nel Mezzogiorno per piazzare immensi Data Center. Sforzini non fa sconti: “Smettiamola di andare dagli investitori col cappello in mano a mendicare posti di lavoro: offriamo efficienza e partnership. La sovranità non è isolamento!”. Siete d’accordo con questa visione del futuro? Leggete il testo integrale della Lettera a Musk nel nostro articolo 👇

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Elon Musk

Redazione-  – C’è un treno che sta sfrecciando a velocità inaudita verso il futuro globale, e si chiama “Rivoluzione Tecnologica”. Un treno fatto di Intelligenza Artificiale, supercalcolatori, robotica umanoide e manifattura avanzata, il cui macchinista principale risponde al nome di Elon Musk. E l’Italia, nazione un tempo leader indiscussa nel settore automobilistico e industriale, non può e non deve limitarsi a guardare questo treno passare dal binario. È da questa fortissima consapevolezza che nasce l’ambiziosa proposta lanciata da Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che dalla suggestiva cornice del Castello Sforzini di Castellar Ponzano ha deciso di indirizzare una vibrante lettera aperta proprio al magnate sudafricano fondatore di Tesla, SpaceX e xAI.

“Non col cappello in mano, ma con un progetto industriale”

Il cuore del messaggio di Sforzini è tanto semplice quanto rivoluzionario per la mentalità politica italiana: smetterla di elemosinare pietosamente posti di lavoro per salvare stabilimenti decotti, e iniziare a proporre un’offerta industriale di altissimo livello. «L’Italia non deve andare dai grandi investitori con il cappello in mano», tuona Sforzini. Il nostro Paese possiede talenti ingegneristici, la gloriosa filiera della Motor Valley e un know-how ineguagliabile nella meccatronica. Due le proposte concrete messe sul tavolo da Rinascimento Nazionale: un Polo della Robotica e della Manifattura Avanzata (per attrarre la filiera dei robot umanoidi “Optimus” di Musk) e un Hub della Capacità di Calcolo e dell’AI, sfruttando le agevolazioni della ZES Unica del Mezzogiorno per costruire i colossali Data Center del futuro. Perché, come ricorda Sforzini, l’Intelligenza Artificiale e i dati sono a tutti gli effetti le acciaierie del XXI secolo.

Di seguito, vi proponiamo il testo integrale della Lettera Aperta a Elon Musk, un manifesto programmatico per la rinascita industriale italiana.


Lettera aperta a Elon Musk

di Luca Sforzini
Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale

Parto da una domanda, suggerita da Nietzsche e dal suo celebre gioco di sguardi con l’abisso: se Elon Musk guarda con attenzione a ciò che accade in Italia, perché l’Italia non dovrebbe provare a guardare con altrettanta attenzione a Elon Musk? E non penso soltanto alla politica. Penso all’industria.

L’Italia è stata una grande potenza automobilistica e oggi vive una transizione complessa. Abbiamo perso volumi produttivi, stabilimenti, occupazione e quote di mercato, ma non abbiamo perduto le risorse fondamentali per l’industria del futuro: competenze ingegneristiche di altissimo livello, una filiera d’eccellenza nella robotica e nell’automazione industriale, ricerca sui materiali avanzati, meccatronica di precisione, università, tecnici e una densità di talenti che rende la nostra Motor Valley un unicum globale. Soprattutto, non abbiamo perduto una parola che nel mondo dell’automobile e della manifattura conserva ancora una forza straordinaria: Italia.

Nel frattempo l’industria globale sta attraversando una trasformazione profonda. L’elettrico e le nuove forme di mobilità continueranno a rappresentare il futuro; ma la transizione richiede pragmatismo e velocità. Elon Musk ha scommesso sulle tecnologie di frontiera quando molti altri non ci credevano, costruendo un ecosistema globale. Non avrebbe quindi senso spiegare a Musk quali scelte tecnologiche compiere. Sarebbe assai più interessante rivolgergli un’altra domanda: quale parte della prossima rivoluzione industriale e tecnologica potrebbe essere costruita e co-sviluppata in Italia?

L’universo industriale costruito da Musk non riguarda più soltanto l’automobile tradizionalmente intesa: è energia, batterie, software, intelligenza artificiale, automazione, robotica e capacità di calcolo. Ed è precisamente qui che la questione industriale incontra quella della sovranità tecnologica.

L’intelligenza artificiale e la capacità di calcolo sono le nuove acciaierie del XXI secolo. Nel Novecento una nazione priva di acciaio era condannata alla dipendenza industriale; nel nostro secolo una nazione priva di infrastrutture digitali rischia la dipendenza strategica. Ma la vera sovranità tecnologica non nasce dall’isolamento o dall’autarchia: nasce dalla capacità di stringere partnership strategiche di co-sviluppo. Integrare le competenze italiane nella manifattura avanzata con le piattaforme di calcolo dell’ecosistema Musk non significa cedere sovranità, ma ancorare l’Italia alla frontiera dell’innovazione globale.

Per questo l’Italia non deve presentarsi con un generico catalogo di buone intenzioni, ma mettere sul tavolo due proposte industriali immediatamente concrete.

Il Polo della Robotica e della Manifattura Avanzata: mettere la filiera della Motor Valley e l’eccellenza italiana nell’automazione industriale al servizio dello sviluppo della robotica, della meccatronica e dei veicoli di nuova generazione, costruendo una piattaforma produttiva capace di candidarsi a entrare anche nelle future filiere della robotica umanoide, a cominciare da Optimus.

L’Hub della Capacità di Calcolo e dell’AI: utilizzare gli strumenti di incentivazione e semplificazione territoriale disponibili, a partire dalla ZES Unica del Mezzogiorno, insieme alla posizione geografica dell’Italia al centro del Mediterraneo, per favorire l’insediamento di infrastrutture di calcolo e data center per l’intelligenza artificiale. Con piani di approvvigionamento energetico dedicati e iter autorizzativi accelerati, affrontando uno degli storici svantaggi competitivi italiani: il costo dell’energia.

Non partiamo da zero e non dobbiamo presentarci ai grandi investitori internazionali con il cappello in mano, chiedendo che qualche posto di lavoro venga pietosamente risparmiato. Dobbiamo invece proporre un progetto industriale credibile, concreto e conveniente: mostrare ciò che possiamo offrire e cambiare con coraggio ciò che oggi rende ancora troppo spesso più conveniente investire altrove.

Chi guarda davvero al futuro della Nazione deve avere questa ambizione: creare le condizioni perché tornare a produrre, ricercare e innovare in Italia sia un affare reciproco. Fiscalità competitiva, autorizzazioni veloci, certezza delle regole, formazione tecnica e libertà tecnologica.

Il capitale e i talenti internazionali non devono spaventarci quando vengono in Italia per costruire, produrre, assumere ed esportare. Essere sovrani significa essere abbastanza forti da scegliere con chi costruire il proprio futuro. Se esiste un interesse per l’Italia dall’altra parte dell’Atlantico, parliamo di progetti concreti. Parliamo di come trasformare il nostro Paese nella piattaforma europea per la manifattura intelligente e l’intelligenza artificiale applicata.

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale è pronto a fare la propria parte: studiare territori, filiere, strumenti fiscali e contesti normativi per contribuire a mettere sul tavolo una proposta italiana seria e competitiva. Non so se Elon Musk abbia mai pensato di realizzare in Italia una parte dei suoi prossimi progetti industriali. So però che noi dovremmo pensare seriamente a convincerlo a farlo. Perché una politica seria non aspetta che gli investimenti arrivino: crea le condizioni e va a cercarli.

E se Elon Musk guarda all’Italia, è tempo che l’Italia gli dia una buona ragione per continuare a guardare.

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