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Cronaca

Emergenza lupi in Emilia-Romagna, strage di cani da caccia e da affezione: “I veri numeri sono spaventosi”. E a Piacenza un uomo è stato aggredito nel cortile di casa

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Lupi

Piacenza – Quello della difficile e controversa convivenza tra l’uomo, gli animali d’affezione e i grandi predatori selvatici sta diventando, settimana dopo settimana, uno dei temi più roventi e dibattuti dell’intera cronaca regionale emiliana. A tenere banco in questi caldissimi giorni di metà agosto è la delicatissima questione legata agli attacchi dei lupi, un fenomeno che sta destando un profondo e giustificato allarme sociale, specialmente tra gli abitanti delle zone rurali, gli agricoltori, gli allevatori e i proprietari di cani. A gettare nuova luce (e molta chiarezza) sulle reali proporzioni di questa emergenza sono scese in campo le attivissime amministratrici del gruppo Facebook “Attenti al lupo”, un vero e proprio osservatorio indipendente sul territorio.

Strage di cani in Emilia-Romagna: i veri numeri dell’emergenza

Nelle scorse ore, le responsabili del gruppo social (Valentina Calderoni, Valentina Cosmi, Gisella De Micheli e Daniela Fontana) sono intervenute pubblicamente con una nota dettagliata per fare assoluta chiarezza statistica sui dati pubblicati recentemente dalla stampa, al fine di precisare e contestualizzare le dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’Atc Piacenza n. 6, Massimo Terzoni. Il lavoro di queste amministratrici è preziosissimo, poiché basato su una meticolosa e volontaria tracciatura dei casi reali. «Vorremmo fornire i dati corretti in merito alle drammatiche predazioni dei lupi sui cani avvenute in Emilia-Romagna negli ultimi anni, frutto di un nostro intenso lavoro volontario», spiegano le referenti del gruppo.

I numeri che emergono dalla loro ricerca sono a dir poco impressionanti e delineano un quadro di emergenza costante. «Il numero di predazioni alle quali abbiamo lavorato è purtroppo molto elevato. Tuttavia, le uccisioni di cani che abbiamo potuto registrare ufficialmente (poiché supportate da rigidi elementi di credibilità e assoluta tracciabilità) ad oggi sono, per la precisione, 1.081». Le amministratrici specificano che questo dato macroscopico è su base nazionale e parte dall’anno 2012, smentendo chi credeva che l’osservazione fosse iniziata solo nel 2022. Tuttavia, il dato più allarmante riguarda proprio l’escalation recente: «A livello nazionale, dal 2022 a oggi, sono stati predati ben 914 cani». Un balzo in avanti spaventoso in un arco temporale strettissimo.

Il bollettino rosso tra Parma e Piacenza: trend in continuo aumento

Spostando la lente d’ingrandimento a livello strettamente locale, la situazione nella regione Emilia-Romagna appare particolarmente critica e necessita di risposte istituzionali repentine. «Le predazioni verificatesi in Emilia-Romagna dal 2012 sino ad ora, per quanto ci è dato sapere (ma siamo certe che il dato reale sia fortemente sottostimato), sono state ben 520. Di queste, la cifra sbalorditiva di 462 cani sono stati sbranati dal 2022 a oggi. C’è un trend drammaticamente in aumento di anno in anno, con una massiccia concentrazione degli attacchi concentrata proprio tra le province di Piacenza e Parma», riferiscono Calderoni, Cosmi, De Micheli e Fontana, sottolineando la loro stima per la buona fede di Terzoni, ma ribadendo la necessità di trattare l’argomento con estremo rigore analitico.

Terrore nel cortile di casa a Castellarquato: uomo assalito dal lupo

Ma se la strage di cani domestici e da caccia spezza il cuore dei proprietari, a far gelare letteralmente il sangue nelle vene ai residenti piacentini sono i recenti e documentati episodi di pericoloso avvicinamento dei grandi predatori ai centri abitati, con danni incalcolabili ad allevatori e agricoltori. L’episodio che ha fatto traboccare il vaso e ha riacceso ferocemente il dibattito politico è avvenuto solo pochi giorni fa (giovedì scorso) nel comune di Castellarquato.

Il caso, gravissimo, è stato immediatamente portato all’attenzione della Regione Emilia-Romagna dal consigliere di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri. In località Piani Castellani, un residente di 58 anni, Massimo Caruso, è stato fisicamente assalito da un lupo direttamente nel cortile di casa sua. Secondo le agghiaccianti ricostruzioni, l’animale selvatico, invece di fuggire alla vista dell’uomo, lo avrebbe brutalmente colpito con una zampa, ferendolo al volto, al collo e a una gamba. Un’aggressione in piena regola che spazza via il mito del “lupo che ha paura dell’uomo”. Di fronte a simili episodi, la politica e le istituzioni preposte alla tutela dell’ambiente e dell’incolumità pubblica non possono più voltarsi dall’altra parte: serve un piano di contenimento e gestione urgente prima che ci scappi la vera e irreparabile tragedia.

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Cronaca

Furto del secolo al museo di Messina, trafugati a Ferragosto i capolavori inestimabili di Antonello da Messina. Sgomento in Sicilia

Un crimine vergognoso contro la storia, l’arte e l’anima della Sicilia! 🤬 🖼️ La notte di Ferragosto, mentre la città faceva festa, una banda di ladri professionisti si è infiltrata nel Museo Regionale (MuMe) di Messina eludendo tutti gli allarmi. Hanno puntato dritti al cuore del Rinascimento, rubando inestimabili opere di ANTONELLO DA MESSINA! Sono state trafugate tre tavole dello storico Polittico di San Gregorio e, dopo aver forzato una teca blindata, hanno portato via anche la rarissima tavoletta bifronte (Cristo in Pietà / Madonna col Bambino), acquistata dalla Regione nel 2003 a un’asta milionaria di Christie’s. Sul posto la Polizia Scientifica per i rilievi. Un danno incalcolabile per il patrimonio dell’umanità! 💔 Speriamo vengano ritrovate prima di sparire nel mercato nero. Leggete tutti i dettagli del furto e la storia delle opere rubate nel nostro articolo 👇 🕵️‍♂️

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Le opere di Antonello da Messina trafugate dal museo Mume

Messina – Mentre la città era distratta dai festeggiamenti e dai fuochi d’artificio della sera di Ferragosto, nel silenzio dei corridoi museali si stava consumando uno dei crimini artistici più gravi e dolorosi della storia recente italiana. Un clamoroso furto d’arte, degno della trama di un film di Hollywood, è stato messo a segno nella serata del 15 agosto all’interno del MuMe (il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina). Ignote mani criminali sono riuscite nell’incredibile impresa di introdursi nelle sorvegliatissime sale espositive, eludendo misteriosamente i sofisticati sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza, per sottrarre alcuni tra i capolavori assoluti e inestimabili attribuiti al genio del Rinascimento siciliano: il sommo maestro Antonello da Messina.

Colpo al cuore della cultura: la dinamica del furto milionario

I malviventi sapevano esattamente cosa cercare e come muoversi. Hanno agito con una precisione chirurgica e raggelante, puntando direttamente al nucleo di inestimabile valore della collezione. Il bottino è da capogiro: i ladri hanno portato via tre delle cinque tavole superstiti appartenenti al celebre Polittico di San Gregorio e, non paghi, sono riusciti a forzare una teca blindata estraendone e rubando la preziosissima tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in Pietà. Sul posto, non appena scattato l’allarme, sono immediatamente piombate le forze di Polizia e gli specialisti della Scientifica, che hanno subito isolato l’area e avviato i delicatissimi rilievi tecnici per cercare di ricostruire l’esatta dinamica dell’effrazione e scovare eventuali tracce biologiche o digitali lasciate dai ladri.

Il bottino inestimabile: il Polittico e la Tavoletta Bifronte

Il danno per il patrimonio dell’umanità è incalcolabile. Il Polittico di San Gregorio (detto anche del Rosario) fu commissionato ad Antonello da Messina in persona da Fabria Cirino, Badessa del monastero di Santa Maria extra moenia. Originariamente era composto da sei sublimi tavole raffiguranti, al centro, La Madonna in trono col Bambino e angeli. Ad oggi erano rimaste cinque tavole, ma con questo efferato furto tre di esse sono sparite nel nulla.

Ancora più clamoroso, se possibile, il furto della tavoletta bifronte: un’opera magica e intima, datata dagli studiosi tra il 1465 e il 1474 e concepita per il culto privato. Sul lato frontale presenta una dolcissima Madonna col Bambino benedicente, mentre sul retro custodisce un drammatico Cristo in Pietà. Un capolavoro che la Regione Sicilia aveva faticosamente acquisito al patrimonio pubblico solo nel 2003, riacquistandola per una cifra esorbitante a un’asta di Christie’s (fino al 1930 l’opera si trovava nella prestigiosa collezione privata di Wilhelm Soldan). E che oggi, purtroppo, è tornata nell’ombra.

La ferita mortale al MuMe, il tempio della storia messinese

Questo furto colpisce non solo il valore artistico, ma l’anima profonda della città di Messina. Il MuMe non è un semplice museo, ma il simbolo della rinascita di un popolo. Inaugurato nel suo nuovo e grandioso plesso solo nel giugno del 2017, il museo sorge esattamente sulle gloriose rovine del cinquecentesco monastero basiliano del San Salvatore dei Greci, raso al suolo dal catastrofico terremoto del 1908. Esteso su tre enormi livelli e una superficie di oltre 17.000 metri quadrati, il museo è l’arca di Noè che ha salvato la cultura messinese pre-terremoto.

Intitolato a Maria Accascina (la storica direttrice che, nel dopoguerra e dopo i pesantissimi bombardamenti, riordinò tenacemente il museo con un progetto museografico moderno), il MuMe è conosciuto e invidiato in tutto il mondo per i capolavori di Caravaggio e di Antonello da Messina. Oggi, una di quelle stanze sacre alla memoria è tristemente vuota. La caccia ai ladri d’arte è appena iniziata, nella speranza che queste opere eterne non finiscano per sempre nei caveau sotterranei di qualche avido collezionista privato senza scrupoli.

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Cronaca

Tragedia immensa a Palermo: ragazzina di soli 13 anni muore precipitando dal nono piano. Indagini a tutto campo della Polizia

Una di quelle notizie che tolgono il respiro e fanno gelare il sangue nelle vene. 🖤 Questa mattina, a Palermo (in via dei Nebrodi), una ragazzina di soli 13 anni è morta precipitando nel vuoto dal nono piano del suo palazzo. Inutile e straziante la corsa disperata dei medici del 118: per la giovanissima vittima non c’è stato nulla da fare a causa del terribile impatto con il suolo. Sul posto è intervenuta immediatamente la Polizia di Stato e la Polizia Scientifica, che hanno isolato l’area per effettuare i rilievi. Al momento gli investigatori non escludono alcuna ipotesi: si cerca di capire se si sia trattato di un tragico e fatale incidente domestico o di un gesto volontario. Una tragedia contro natura che sconvolge un’intera città. Le nostre più profonde e sentite condoglianze alla famiglia distrutta dal dolore. 🙏 Nel nostro articolo tutti gli aggiornamenti sulle indagini in corso. 👇

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Polizia Scientifica

Palermo – Ci sono mattine in cui il sole sorge normalmente, la città inizia lentamente a risvegliarsi, e all’improvviso, nel giro di pochissimi, maledetti secondi, tutto si ferma inghiottito dal buio e dalla disperazione più totale. È esattamente quello che è successo nelle primissime ore di oggi nel capoluogo siciliano, dove una tragedia dalle proporzioni umane incalcolabili ha sconvolto un intero quartiere e spezzato per sempre l’esistenza di una famiglia. Una ragazzina di appena 13 anni ha perso la vita dopo essere precipitata nel vuoto dal nono piano di un edificio residenziale situato in via dei Nebrodi, una nota arteria del capoluogo.

Una mattina di orrore e disperazione in via dei Nebrodi

I dettagli di questo dramma sono, al momento, ancora frammentari, e il rispetto per il dolore incommensurabile della famiglia impone la massima cautela e delicatezza nel racconto. Secondo le primissime ricostruzioni fornite dagli inquirenti, la tragedia si è consumata nella mattinata odierna, quando il corpo della giovanissima vittima ha compiuto un volo fatale e terribile di decine di metri, precipitando dal balcone o dalla finestra del nono piano del palazzo in cui risiedeva. Il tonfo sordo e le urla disperate di chi ha assistito impotente alla scena hanno immediatamente rotto il silenzio del quartiere, richiamando in strada i residenti letteralmente pietrificati dall’orrore e dall’incredulità di fronte a un simile, straziante epilogo.

I soccorsi disperati del 118: una corsa inutile contro la morte

Non appena è scattato l’allarme al numero unico per le emergenze, la macchina dei soccorsi si è mossa con una rapidità assoluta. In via dei Nebrodi, a sirene spiegate, si sono precipitati in pochi minuti i mezzi sanitari del 118. I medici e i paramedici, con la disperazione nel cuore, hanno messo in atto ogni possibile manovra rianimatoria nel disperato tentativo di strappare la tredicenne al suo crudele destino. Purtroppo, però, la violenza dell’impatto con il suolo dopo una caduta da un’altezza così vertiginosa si è rivelata letale. Per la giovanissima vittima, che aveva ancora tutta la vita davanti, non c’è stato assolutamente nulla da fare: i sanitari non hanno potuto fare altro che arrendersi all’evidenza e constatarne il decesso sul colpo, coprendo pietosamente il corpo in attesa dell’arrivo delle autorità competenti.

Indagini a tutto campo: il delicato lavoro della Polizia Scientifica

Il luogo della tragedia è stato immediatamente transennato e isolato per impedire l’accesso ai curiosi e permettere lo svolgimento dei rilievi di rito. Sul posto sono giunte tempestivamente le pattuglie della Polizia di Stato, supportate dagli specialisti della Polizia Scientifica. Il loro compito, ora, è tanto essenziale quanto straziante: ricostruire l’esatta dinamica degli ultimi istanti di vita della tredicenne. Gli investigatori stanno effettuando minuziosi rilievi balistici e planimetrici nell’appartamento e sulla traiettoria della caduta, oltre ad ascoltare i familiari (sotto pesantissimo shock) e i vicini di casa.

Al momento, gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, mantenendo il più stretto e doveroso riserbo. Si indaga a 360 gradi per capire se la tragedia sia stata la drammatica conseguenza di un tragico incidente domestico (come lo sporgersi troppo oltre la ringhiera), se possa essersi trattato di un gesto volontario spinto da un malessere interiore che nessuno era riuscito a cogliere, o se vi siano altre dinamiche esterne al momento non note. La Procura di Palermo è stata informata dell’accaduto e coordinerà le indagini per fare piena luce su questo orrore.

Il dolore di una città intera per una vita spezzata

Mentre la Polizia cerca risposte razionali a un dramma apparentemente incomprensibile, la città di Palermo si stringe in un silenzio intriso di lacrime attorno alla famiglia della vittima. Perdere una figlia di tredici anni è un lutto contro natura, un dolore così lacerante che annienta le parole e lascia spazio solo a un dolore sordo. Tutta la redazione e l’intera comunità cittadina si uniscono in un abbraccio virtuale fortissimo ai genitori, ai parenti e agli amici della piccola. Che la terra le sia lieve.

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Cronaca

Ucciso a 50 anni per aver difeso il figlio da una lite: è morto il papà aggredito sul lungomare di Fossacesia. Sgomento in Abruzzo

Una notizia di quelle che non vorremmo mai, poi mai dovervi dare. Il cuore si spezza di fronte a una tragedia così assurda. 💔 🖤 È ufficialmente deceduto nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara il papà di 50 anni originario di Altino (Chieti). L’uomo, nei giorni scorsi, era stato vittima di una brutale e codarda aggressione sul lungomare di Fossacesia. La sua unica “colpa”? Essersi intromesso, in modo del tutto pacifico e solo a parole, per difendere suo figlio coinvolto in un banale litigio tra giovanissimi. Per tutta risposta, un ragazzo di soli 19 anni gli ha sferrato un violento pugno al volto, facendolo cadere sull’asfalto e causandogli un trauma cranico devastante. Poche ore fa, i medici hanno dichiarato la morte cerebrale dell’uomo. Un pensiero immenso e un abbraccio fortissimo alla famiglia distrutta. La giustizia umana adesso deve essere implacabile! 🙏 Leggi i drammatici aggiornamenti nel nostro articolo 👇

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Diomede Barchiesi

Fossacesia (Chieti) – Ci sono notizie che lasciano un vuoto sordo, un senso di ingiustizia così profondo da togliere il fiato. Quella che doveva essere una normale e spensierata serata estiva da trascorrere in famiglia sul lungomare, si è trasformata nella peggiore delle tragedie. Dopo giorni di straziante agonia e preghiere disperate, si è spenta per sempre ogni speranza: è ufficialmente deceduto l’uomo di 50 anni originario di Altino, in coma dopo essere stato vittima di una brutale e insensata aggressione sul litorale di Fossacesia. La sua “colpa”? Essersi comportato da padre. Aver cercato di proteggere il proprio figlio da una lite esplosa tra giovanissimi.

Una vita spezzata per difendere la propria famiglia

La vittima di questa assurda esplosione di violenza era una persona stimata, un gran lavoratore, dipendente dello stabilimento Stellantis, ma prima ancora un uomo mite e un padre di famiglia esemplare. Il dramma si è consumato nei giorni scorsi sul vivace lungomare della Costa dei Trabocchi, luogo che in estate si riempie di turisti e ragazzi. Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni degli inquirenti, il cinquantenne aveva notato il figlio coinvolto in un acceso diverbio con altri coetanei. Mettendo in pratica l’istinto più puro e antico del mondo, l’istinto paterno, l’uomo si era immediatamente avvicinato per cercare di placare gli animi e riportare la calma.

La dinamica dell’orrore: un solo pugno, la caduta e il buio

I testimoni della vicenda e le indagini concordano su un dettaglio che rende l’epilogo ancora più atroce: il padre non aveva usato alcuna violenza. Era intervenuto esclusivamente in modo verbale, ponendosi come scudo pacifico per dividere i contendenti e allontanare il figlio dai guai. Ma di fronte alla pacatezza di un adulto, si è scatenata la ferocia ingiustificata della rabbia giovanile. Un ragazzo di soli 19 anni, accecato da futili motivi, si è scagliato contro l’uomo colpendolo al volto con un violentissimo pugno. Un colpo vile e inaspettato che ha fatto crollare il cinquantenne a peso morto sull’asfalto, facendogli sbattere violentemente la nuca a terra. Dopo quel tonfo sordo, solo il buio del coma profondo.

La speranza infranta a Pescara: dichiarata la morte cerebrale

Fin dai primissimi istanti dopo la brutale aggressione, le condizioni cliniche del padre sono apparse disperate a causa della devastante entità del trauma cranico riportato nell’impatto con la pavimentazione. Ricoverato d’urgenza nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale Civile di Pescara, il cinquantenne ha lottato tra la vita e la morte, attaccato ai macchinari, mentre un’intera comunità pregava per un miracolo. Purtroppo, quel miracolo non è arrivato.

Nella giornata odierna, l’Azienda Sanitaria Locale ha diramato il più tragico dei bollettini medici, che cala il sipario su questa drammatica vicenda: «In riferimento al paziente ricoverato presso la Rianimazione dell’ospedale di Pescara a seguito del grave trauma riportato nell’episodio avvenuto a Fossacesia, si comunica che si è concluso il periodo di osservazione previsto per l’accertamento della morte cerebrale e che il collegio medico ha dichiarato il decesso del paziente». L’Asl di Pescara, in calce alla nota, ha voluto esprimere «vicinanza ai familiari in questo momento di profondo dolore».

Comunità sotto shock: la giustizia ora dovrà fare il suo corso

La notizia ha gettato nel lutto più profondo non solo il comune di Altino, dove la vittima viveva ed era amata da tutti, ma l’intero Abruzzo. Non si può morire a 50 anni per un’insensata lite da strada scatenata da un diciannovenne. Con il decesso del padre, la posizione giuridica del giovane aggressore si aggrava inesorabilmente. Le indagini delle forze dell’ordine, inizialmente aperte per lesioni gravissime, andranno ora a configurare reati ben più pesanti (come l’omicidio preterintenzionale). Ma nessuna condanna processuale potrà mai restituire a un figlio il padre che ha sacrificato la sua stessa vita per proteggerlo.

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