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Cronaca

Furto del secolo al museo di Messina, trafugati a Ferragosto i capolavori inestimabili di Antonello da Messina. Sgomento in Sicilia

Un crimine vergognoso contro la storia, l’arte e l’anima della Sicilia! 🤬 🖼️ La notte di Ferragosto, mentre la città faceva festa, una banda di ladri professionisti si è infiltrata nel Museo Regionale (MuMe) di Messina eludendo tutti gli allarmi. Hanno puntato dritti al cuore del Rinascimento, rubando inestimabili opere di ANTONELLO DA MESSINA! Sono state trafugate tre tavole dello storico Polittico di San Gregorio e, dopo aver forzato una teca blindata, hanno portato via anche la rarissima tavoletta bifronte (Cristo in Pietà / Madonna col Bambino), acquistata dalla Regione nel 2003 a un’asta milionaria di Christie’s. Sul posto la Polizia Scientifica per i rilievi. Un danno incalcolabile per il patrimonio dell’umanità! 💔 Speriamo vengano ritrovate prima di sparire nel mercato nero. Leggete tutti i dettagli del furto e la storia delle opere rubate nel nostro articolo 👇 🕵️‍♂️

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Le opere di Antonello da Messina trafugate dal museo Mume

Messina – Mentre la città era distratta dai festeggiamenti e dai fuochi d’artificio della sera di Ferragosto, nel silenzio dei corridoi museali si stava consumando uno dei crimini artistici più gravi e dolorosi della storia recente italiana. Un clamoroso furto d’arte, degno della trama di un film di Hollywood, è stato messo a segno nella serata del 15 agosto all’interno del MuMe (il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina). Ignote mani criminali sono riuscite nell’incredibile impresa di introdursi nelle sorvegliatissime sale espositive, eludendo misteriosamente i sofisticati sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza, per sottrarre alcuni tra i capolavori assoluti e inestimabili attribuiti al genio del Rinascimento siciliano: il sommo maestro Antonello da Messina.

Colpo al cuore della cultura: la dinamica del furto milionario

I malviventi sapevano esattamente cosa cercare e come muoversi. Hanno agito con una precisione chirurgica e raggelante, puntando direttamente al nucleo di inestimabile valore della collezione. Il bottino è da capogiro: i ladri hanno portato via tre delle cinque tavole superstiti appartenenti al celebre Polittico di San Gregorio e, non paghi, sono riusciti a forzare una teca blindata estraendone e rubando la preziosissima tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in Pietà. Sul posto, non appena scattato l’allarme, sono immediatamente piombate le forze di Polizia e gli specialisti della Scientifica, che hanno subito isolato l’area e avviato i delicatissimi rilievi tecnici per cercare di ricostruire l’esatta dinamica dell’effrazione e scovare eventuali tracce biologiche o digitali lasciate dai ladri.

Il bottino inestimabile: il Polittico e la Tavoletta Bifronte

Il danno per il patrimonio dell’umanità è incalcolabile. Il Polittico di San Gregorio (detto anche del Rosario) fu commissionato ad Antonello da Messina in persona da Fabria Cirino, Badessa del monastero di Santa Maria extra moenia. Originariamente era composto da sei sublimi tavole raffiguranti, al centro, La Madonna in trono col Bambino e angeli. Ad oggi erano rimaste cinque tavole, ma con questo efferato furto tre di esse sono sparite nel nulla.

Ancora più clamoroso, se possibile, il furto della tavoletta bifronte: un’opera magica e intima, datata dagli studiosi tra il 1465 e il 1474 e concepita per il culto privato. Sul lato frontale presenta una dolcissima Madonna col Bambino benedicente, mentre sul retro custodisce un drammatico Cristo in Pietà. Un capolavoro che la Regione Sicilia aveva faticosamente acquisito al patrimonio pubblico solo nel 2003, riacquistandola per una cifra esorbitante a un’asta di Christie’s (fino al 1930 l’opera si trovava nella prestigiosa collezione privata di Wilhelm Soldan). E che oggi, purtroppo, è tornata nell’ombra.

La ferita mortale al MuMe, il tempio della storia messinese

Questo furto colpisce non solo il valore artistico, ma l’anima profonda della città di Messina. Il MuMe non è un semplice museo, ma il simbolo della rinascita di un popolo. Inaugurato nel suo nuovo e grandioso plesso solo nel giugno del 2017, il museo sorge esattamente sulle gloriose rovine del cinquecentesco monastero basiliano del San Salvatore dei Greci, raso al suolo dal catastrofico terremoto del 1908. Esteso su tre enormi livelli e una superficie di oltre 17.000 metri quadrati, il museo è l’arca di Noè che ha salvato la cultura messinese pre-terremoto.

Intitolato a Maria Accascina (la storica direttrice che, nel dopoguerra e dopo i pesantissimi bombardamenti, riordinò tenacemente il museo con un progetto museografico moderno), il MuMe è conosciuto e invidiato in tutto il mondo per i capolavori di Caravaggio e di Antonello da Messina. Oggi, una di quelle stanze sacre alla memoria è tristemente vuota. La caccia ai ladri d’arte è appena iniziata, nella speranza che queste opere eterne non finiscano per sempre nei caveau sotterranei di qualche avido collezionista privato senza scrupoli.

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Cronaca

Volo da incubo a Pescasseroli, perde il controllo del deltaplano e si schianta al suolo da 15 metri: 50enne in prognosi riservata, interviene l’elisoccorso

Il pomeriggio di Ferragosto si trasforma in un dramma ad alta quota! 🪂 🚑 Tragedia sfiorata a Pescasseroli, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo: un uomo di 50 anni (originario della provincia di Frosinone) ha perso improvvisamente il controllo del suo deltaplano proprio durante la delicatissima fase di atterraggio. L’uomo è precipitato nel vuoto come un sasso da un’altezza di oltre 15 METRI, schiantandosi violentemente su un prato erboso. L’impatto è stato tremendo: il pilota ha riportato un gravissimo trauma cranico commotivo. Sul posto è intervenuto d’urgenza l’elisoccorso del 118, che ha stabilizzato il ferito e lo ha trasportato in volo all’ospedale di Pescara, dove ora lotta tra la vita e la morte in PROGNOSI RISERVATA. Tutta la provincia ciociara è col fiato sospeso per le sue sorti. Leggete tutti i dettagli dell’incidente e i soccorsi nel nostro articolo 👇 🙏

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Elisoccorso

Pescasseroli– Quello che doveva essere uno splendido e spensierato pomeriggio di mezza estate, dedicato allo sport, all’adrenalina e alla passione per il volo libero, si è trasformato in una manciata di secondi in un autentico incubo ad occhi aperti. La tragedia è stata sfiorata nel tardo pomeriggio di sabato 15 agosto (nel pieno dei festeggiamenti per il Ferragosto) a Pescasseroli, incantevole e rinomata località incastonata nel cuore verde del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un uomo di 50 anni, residente in provincia di Frosinone (Lazio), è rimasto vittima di un gravissimo incidente mentre si trovava ai comandi del suo deltaplano, riportando ferite e traumi così severi da far temere il peggio ai soccorritori giunti sul posto.

Tragedia sfiorata nel Parco Nazionale: un volo nel vuoto da 15 metri

Secondo le primissime e ancora parziali ricostruzioni effettuate dalle autorità giunte sul luogo dell’incidente, la fase di volo vero e proprio si era svolta regolarmente, regalando al pilota laziale i consueti panorami mozzafiato che solo l’alta quota abruzzese sa offrire. Il dramma si è però consumato nella frazione di secondo più critica e delicata di tutto l’iter di volo: la manovra di atterraggio. Per cause che restano ancora del tutto da chiarire (potrebbe essersi trattato di un fatale errore umano di valutazione, di un cedimento tecnico dell’attrezzatura, o forse di un’improvvisa e violenta folata di vento che ha destabilizzato l’ala), il 50enne avrebbe perso improvvisamente e totalmente il controllo del velivolo.

Senza più portanza e senza la possibilità di governare la vela, l’uomo è letteralmente precipitato a peso morto nel vuoto, compiendo una caduta terrificante da un’altezza stimata superiore ai 15 metri. Uno schianto verticale spaventoso, avvenuto fortunatamente (se così si può dire in simili frangenti) su un prato erboso che, per quanto possibile, ha evitato l’impatto letale contro rocce o asfalto.

Lo schianto e la disperata corsa contro il tempo dell’elisoccorso

Nonostante la superficie del prato, la dinamica della caduta e la gravità terrestre hanno reso l’impatto con il suolo particolarmente violento. I testimoni presenti nella zona per godersi la giornata di festa hanno assistito impotenti e terrorizzati alla caduta, facendo scattare immediatamente l’allarme alla macchina dei soccorsi. Il 50enne è rimasto esanime a terra: ha riportato nell’urto un severissimo trauma cranico commotivo, oltre a sospette lesioni interne e fratture.

Sul posto sono intervenuti a tempo di record i sanitari del servizio di emergenza 118, che hanno compreso fin dal primo istante l’estrema delicatezza del quadro clinico. Dopo avergli prestato le prime, fondamentali cure salvavita direttamente sull’erba, l’équipe medica ha provveduto a intubare, immobilizzare e stabilizzare le condizioni del paziente, per prepararlo al difficilissimo trasferimento. Data la gravità del trauma cranico, è stato richiesto l’intervento d’urgenza dell’elisoccorso, che ha caricato a bordo il ferito per trasportarlo in “Codice Rosso” di massima emergenza verso il più attrezzato presidio ospedaliero della costa.

Ore di angoscia e preghiere: il 50enne lotta in prognosi riservata

Attualmente, lo sportivo frusinate si trova ricoverato presso il reparto di rianimazione dell’ospedale “Spirito Santo” di Pescara. I medici abruzzesi lo tengono sotto strettissima e continua osservazione clinica, e si sono giustamente riservati la prognosi: le prossime ore saranno infatti determinanti per valutare l’evoluzione del trauma cranico e scongiurare conseguenze fatali o danni permanenti.

Nel frattempo, per la famiglia, gli amici e la comunità di provenienza in provincia di Frosinone, sono iniziate le ore più lunghe e angoscianti, fatte di preghiere, chiamate senza risposta e l’estenuante attesa di un bollettino medico che possa finalmente portare un raggio di speranza. Un monito, purtroppo severissimo, sui rischi intrinseci che accompagnano gli sport estremi ad alta quota.

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Emergenza lupi in Emilia-Romagna, strage di cani da caccia e da affezione: “I veri numeri sono spaventosi”. E a Piacenza un uomo è stato aggredito nel cortile di casa

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Lupi

Piacenza – Quello della difficile e controversa convivenza tra l’uomo, gli animali d’affezione e i grandi predatori selvatici sta diventando, settimana dopo settimana, uno dei temi più roventi e dibattuti dell’intera cronaca regionale emiliana. A tenere banco in questi caldissimi giorni di metà agosto è la delicatissima questione legata agli attacchi dei lupi, un fenomeno che sta destando un profondo e giustificato allarme sociale, specialmente tra gli abitanti delle zone rurali, gli agricoltori, gli allevatori e i proprietari di cani. A gettare nuova luce (e molta chiarezza) sulle reali proporzioni di questa emergenza sono scese in campo le attivissime amministratrici del gruppo Facebook “Attenti al lupo”, un vero e proprio osservatorio indipendente sul territorio.

Strage di cani in Emilia-Romagna: i veri numeri dell’emergenza

Nelle scorse ore, le responsabili del gruppo social (Valentina Calderoni, Valentina Cosmi, Gisella De Micheli e Daniela Fontana) sono intervenute pubblicamente con una nota dettagliata per fare assoluta chiarezza statistica sui dati pubblicati recentemente dalla stampa, al fine di precisare e contestualizzare le dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’Atc Piacenza n. 6, Massimo Terzoni. Il lavoro di queste amministratrici è preziosissimo, poiché basato su una meticolosa e volontaria tracciatura dei casi reali. «Vorremmo fornire i dati corretti in merito alle drammatiche predazioni dei lupi sui cani avvenute in Emilia-Romagna negli ultimi anni, frutto di un nostro intenso lavoro volontario», spiegano le referenti del gruppo.

I numeri che emergono dalla loro ricerca sono a dir poco impressionanti e delineano un quadro di emergenza costante. «Il numero di predazioni alle quali abbiamo lavorato è purtroppo molto elevato. Tuttavia, le uccisioni di cani che abbiamo potuto registrare ufficialmente (poiché supportate da rigidi elementi di credibilità e assoluta tracciabilità) ad oggi sono, per la precisione, 1.081». Le amministratrici specificano che questo dato macroscopico è su base nazionale e parte dall’anno 2012, smentendo chi credeva che l’osservazione fosse iniziata solo nel 2022. Tuttavia, il dato più allarmante riguarda proprio l’escalation recente: «A livello nazionale, dal 2022 a oggi, sono stati predati ben 914 cani». Un balzo in avanti spaventoso in un arco temporale strettissimo.

Il bollettino rosso tra Parma e Piacenza: trend in continuo aumento

Spostando la lente d’ingrandimento a livello strettamente locale, la situazione nella regione Emilia-Romagna appare particolarmente critica e necessita di risposte istituzionali repentine. «Le predazioni verificatesi in Emilia-Romagna dal 2012 sino ad ora, per quanto ci è dato sapere (ma siamo certe che il dato reale sia fortemente sottostimato), sono state ben 520. Di queste, la cifra sbalorditiva di 462 cani sono stati sbranati dal 2022 a oggi. C’è un trend drammaticamente in aumento di anno in anno, con una massiccia concentrazione degli attacchi concentrata proprio tra le province di Piacenza e Parma», riferiscono Calderoni, Cosmi, De Micheli e Fontana, sottolineando la loro stima per la buona fede di Terzoni, ma ribadendo la necessità di trattare l’argomento con estremo rigore analitico.

Terrore nel cortile di casa a Castellarquato: uomo assalito dal lupo

Ma se la strage di cani domestici e da caccia spezza il cuore dei proprietari, a far gelare letteralmente il sangue nelle vene ai residenti piacentini sono i recenti e documentati episodi di pericoloso avvicinamento dei grandi predatori ai centri abitati, con danni incalcolabili ad allevatori e agricoltori. L’episodio che ha fatto traboccare il vaso e ha riacceso ferocemente il dibattito politico è avvenuto solo pochi giorni fa (giovedì scorso) nel comune di Castellarquato.

Il caso, gravissimo, è stato immediatamente portato all’attenzione della Regione Emilia-Romagna dal consigliere di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri. In località Piani Castellani, un residente di 58 anni, Massimo Caruso, è stato fisicamente assalito da un lupo direttamente nel cortile di casa sua. Secondo le agghiaccianti ricostruzioni, l’animale selvatico, invece di fuggire alla vista dell’uomo, lo avrebbe brutalmente colpito con una zampa, ferendolo al volto, al collo e a una gamba. Un’aggressione in piena regola che spazza via il mito del “lupo che ha paura dell’uomo”. Di fronte a simili episodi, la politica e le istituzioni preposte alla tutela dell’ambiente e dell’incolumità pubblica non possono più voltarsi dall’altra parte: serve un piano di contenimento e gestione urgente prima che ci scappi la vera e irreparabile tragedia.

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Tragedia immensa a Palermo: ragazzina di soli 13 anni muore precipitando dal nono piano. Indagini a tutto campo della Polizia

Una di quelle notizie che tolgono il respiro e fanno gelare il sangue nelle vene. 🖤 Questa mattina, a Palermo (in via dei Nebrodi), una ragazzina di soli 13 anni è morta precipitando nel vuoto dal nono piano del suo palazzo. Inutile e straziante la corsa disperata dei medici del 118: per la giovanissima vittima non c’è stato nulla da fare a causa del terribile impatto con il suolo. Sul posto è intervenuta immediatamente la Polizia di Stato e la Polizia Scientifica, che hanno isolato l’area per effettuare i rilievi. Al momento gli investigatori non escludono alcuna ipotesi: si cerca di capire se si sia trattato di un tragico e fatale incidente domestico o di un gesto volontario. Una tragedia contro natura che sconvolge un’intera città. Le nostre più profonde e sentite condoglianze alla famiglia distrutta dal dolore. 🙏 Nel nostro articolo tutti gli aggiornamenti sulle indagini in corso. 👇

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Polizia Scientifica

Palermo – Ci sono mattine in cui il sole sorge normalmente, la città inizia lentamente a risvegliarsi, e all’improvviso, nel giro di pochissimi, maledetti secondi, tutto si ferma inghiottito dal buio e dalla disperazione più totale. È esattamente quello che è successo nelle primissime ore di oggi nel capoluogo siciliano, dove una tragedia dalle proporzioni umane incalcolabili ha sconvolto un intero quartiere e spezzato per sempre l’esistenza di una famiglia. Una ragazzina di appena 13 anni ha perso la vita dopo essere precipitata nel vuoto dal nono piano di un edificio residenziale situato in via dei Nebrodi, una nota arteria del capoluogo.

Una mattina di orrore e disperazione in via dei Nebrodi

I dettagli di questo dramma sono, al momento, ancora frammentari, e il rispetto per il dolore incommensurabile della famiglia impone la massima cautela e delicatezza nel racconto. Secondo le primissime ricostruzioni fornite dagli inquirenti, la tragedia si è consumata nella mattinata odierna, quando il corpo della giovanissima vittima ha compiuto un volo fatale e terribile di decine di metri, precipitando dal balcone o dalla finestra del nono piano del palazzo in cui risiedeva. Il tonfo sordo e le urla disperate di chi ha assistito impotente alla scena hanno immediatamente rotto il silenzio del quartiere, richiamando in strada i residenti letteralmente pietrificati dall’orrore e dall’incredulità di fronte a un simile, straziante epilogo.

I soccorsi disperati del 118: una corsa inutile contro la morte

Non appena è scattato l’allarme al numero unico per le emergenze, la macchina dei soccorsi si è mossa con una rapidità assoluta. In via dei Nebrodi, a sirene spiegate, si sono precipitati in pochi minuti i mezzi sanitari del 118. I medici e i paramedici, con la disperazione nel cuore, hanno messo in atto ogni possibile manovra rianimatoria nel disperato tentativo di strappare la tredicenne al suo crudele destino. Purtroppo, però, la violenza dell’impatto con il suolo dopo una caduta da un’altezza così vertiginosa si è rivelata letale. Per la giovanissima vittima, che aveva ancora tutta la vita davanti, non c’è stato assolutamente nulla da fare: i sanitari non hanno potuto fare altro che arrendersi all’evidenza e constatarne il decesso sul colpo, coprendo pietosamente il corpo in attesa dell’arrivo delle autorità competenti.

Indagini a tutto campo: il delicato lavoro della Polizia Scientifica

Il luogo della tragedia è stato immediatamente transennato e isolato per impedire l’accesso ai curiosi e permettere lo svolgimento dei rilievi di rito. Sul posto sono giunte tempestivamente le pattuglie della Polizia di Stato, supportate dagli specialisti della Polizia Scientifica. Il loro compito, ora, è tanto essenziale quanto straziante: ricostruire l’esatta dinamica degli ultimi istanti di vita della tredicenne. Gli investigatori stanno effettuando minuziosi rilievi balistici e planimetrici nell’appartamento e sulla traiettoria della caduta, oltre ad ascoltare i familiari (sotto pesantissimo shock) e i vicini di casa.

Al momento, gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, mantenendo il più stretto e doveroso riserbo. Si indaga a 360 gradi per capire se la tragedia sia stata la drammatica conseguenza di un tragico incidente domestico (come lo sporgersi troppo oltre la ringhiera), se possa essersi trattato di un gesto volontario spinto da un malessere interiore che nessuno era riuscito a cogliere, o se vi siano altre dinamiche esterne al momento non note. La Procura di Palermo è stata informata dell’accaduto e coordinerà le indagini per fare piena luce su questo orrore.

Il dolore di una città intera per una vita spezzata

Mentre la Polizia cerca risposte razionali a un dramma apparentemente incomprensibile, la città di Palermo si stringe in un silenzio intriso di lacrime attorno alla famiglia della vittima. Perdere una figlia di tredici anni è un lutto contro natura, un dolore così lacerante che annienta le parole e lascia spazio solo a un dolore sordo. Tutta la redazione e l’intera comunità cittadina si uniscono in un abbraccio virtuale fortissimo ai genitori, ai parenti e agli amici della piccola. Che la terra le sia lieve.

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