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Lo Sci di Fondo tradito ad Alfedena, la rabbia di Arturo Como: «Da 4 anni aspettiamo la baita promessa. Un disastro per i nostri atleti»

Promesse elettorali tradite e un cantiere fantasma da 4 anni: scoppia la rabbia dello Sci di Fondo ad Alfedena! 🎿 ❄️ Pianoro Campitelli è un’eccellenza dello sport nazionale, ma i giovani atleti sono costretti ad allenarsi al gelo senza una struttura adeguata. La denuncia arriva direttamente da Arturo Como, Presidente dello storico ASD Sci Club di Alfedena. Nonostante il club abbia organizzato eventi nazionali e i volontari abbiano persino comprato i materiali di tasca propria, il Comune non ha ancora finito i lavori del nuovo “chalet”. Niente baita, niente bagni, niente ricovero per il gatto delle nevi. Pec e solleciti inviati al Sindaco Luigi Milano sono caduti nel vuoto. Il paradosso? Mentre il Comune è paralizzato per un tetto in legno, Arturo Como porta le istanze dello Sci in Parlamento alla Camera dei Deputati, ottenendo risultati storici! “Un disastro che calpesta i sacrifici dei nostri ragazzi”, tuona il Presidente. Leggete tutta la durissima denuncia nel nostro articolo! 👇 🏔️

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Arturo Como

Alfedena – I maestosi boschi di faggio, l’aria rarefatta e i suggestivi scenari montuosi di Pianoro Campitelli ad Alfedena hanno cullato, per decenni, i sogni e le fatiche di intere generazioni di atleti. Il circuito della pista “Montagnola” non è un tracciato qualunque: è un’eccellenza omologata e rinomata a livello nazionale, il cuore pulsante dello sci di fondo dell’intero Centro-Sud Italia. Eppure, dietro questa cartolina perfetta, si nasconde una realtà fatta di cantieri fantasma, promesse politiche infrante e burocrazia sorda. A squarciare il velo su un disservizio ormai insopportabile è Arturo Como, lo storico e instancabile Presidente dell’ASD Sci Club di Alfedena, che dopo quattro lunghi anni di inutili attese ha deciso di denunciare pubblicamente il totale immobilismo dell’Amministrazione Comunale.

Pianoro Campitelli: un’eccellenza nazionale senza “casa”

La vocazione fondistica di Alfedena è un patrimonio storico indiscutibile, alimentato dal lavoro titanico dell’ASD Sci Club locale, una realtà che opera ininterrottamente da quarantasei anni e che, solo nell’ultimo decennio, si è vista assegnare dalla FISI l’organizzazione di oltre dieci eventi sportivi di enorme spessore nazionale. Fino al 2022, gli atleti e i volontari potevano contare su una storica baita che fungeva da ricovero e quartier generale durante i durissimi allenamenti invernali. Poi, il paradosso.

L’amministrazione comunale decise di assegnare quella struttura in concessione a terzi (per realizzare un rifugio turistico), promettendo solennemente in cambio la costruzione rapida e tempestiva di un nuovo “chalet” sportivo poco distante. Un progetto che si sposava perfettamente con i ciclici e sempreverdi proclami elettorali (promossi dai medesimi attori politici, seppur a ruoli invertiti) che promettevano di trasformare Pianoro Campitelli in un “Polo di Fondo” federale di altissimo livello. Oggi, di quel polo, resta solo un cantiere desolante.

Il sudore dei volontari e il cantiere abbandonato

Il ritardo nei lavori non è dovuto a una mancanza di collaborazione da parte dello Sci Club, anzi. Arturo Como, insieme a un nutrito gruppo di volontari, si era personalmente occupato dello smontaggio della vecchia struttura per agevolare le pratiche. Non solo: il Presidente si è fatto persino carico, a proprie spese e nel proprio tempo libero, dell’acquisto del legname e delle vernici necessarie per le coperture del nuovo chalet.

Eppure, nonostante l’incredibile mole di volontariato gratuito profuso nei giorni festivi, il cantiere è desolatamente fermo. La nuova baita giace incompiuta, non rifinita ed esposta al pericoloso logorio delle intemperie. Parte del materiale pagato da Como marcirebbe addirittura nei magazzini comunali. Stessa sorte per il “gabbiotto” destinato ai cronometristi, ultimato con estrema fatica ma mai ufficialmente consegnato. Agli atleti mancano perfino i servizi igienici essenziali e un ricovero sicuro per proteggere il preziosissimo gatto delle nevi.

I solleciti ignorati: il silenzio assordante del Comune

Dinanzi allo spettacolo indecoroso di una struttura sportiva fantasma, la pazienza è comprensibilmente finita. Lo stato di abbandono è un insulto per i giovani sportivi alfedenesi, costretti ad allenarsi al freddo senza un punto di appoggio dignitoso. Arturo Como ha cercato la via del dialogo in ogni modo: due anni fa ha inviato accorate PEC di sollecito formale all’attenzione del Sindaco Luigi Milano, del Vicesindaco Paolo Monacelli e dell’intera Giunta. Il risultato? Zero risposte, zero riscontri, e nessuna ripresa vera dei lavori. Ora, con la stagione invernale 2026/2027 alle porte, il rischio di veder compromessa l’ennesima annata sportiva è altissimo.

Due velocità a confronto: il Comune fermo, lo Sci Club in Parlamento

La lentezza imbarazzante della macchina amministrativa di Alfedena cozza violentemente con la statura nazionale e l’efficienza dell’ASD Sci Club. Arturo Como, recentemente riconfermato a pieni voti (per la terza volta consecutiva) nel Comitato Regionale, non si è mai fermato. Mentre il suo Comune non riesce a terminare un semplice tetto in legno, il Presidente Como ha portato la voce dello Sci di Fondo direttamente a Roma.

Nel corso di un prestigioso convegno tenutosi alla Camera dei Deputati (Sala Giacomo Matteotti), Como è riuscito a far prendere un impegno ufficiale alla politica nazionale per la costituzione di un tavolo parlamentare dedicato all’innevamento artificiale nel Centro-Sud Italia. Un traguardo istituzionale immenso, che rende l’inadeguatezza delle infrastrutture locali ancora più inaccettabile.

L’appello finale: “Lo sci di fondo è un bene prezioso, merita rispetto”

La denuncia pubblica ai giornali è stata l’ultima, dolorosa extrema ratio. «Lo Sci di Fondo è una disciplina tra le più nobili», conclude un amareggiato ma combattivo Arturo Como. «Come ogni bene prezioso, necessita di cure e attenzioni. L’assenza di strutture adeguate ne compromette la reputazione, danneggiando l’efficacia di anni e anni di sacrifici. I giovani fondisti e Pianoro Campitelli meritano molto di più». Riuscirà l’Amministrazione di Alfedena a svegliarsi dal torpore prima che arrivi la neve? Lo sport e i cittadini attendono (da quattro anni) una risposta.

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Sport

Isweb Avezzano Rugby, al via i campionati: la prima squadra a Torino contro il VII Torinese, la cadetta debutta al Trombetta con l’Alto Lazio

Al via i campionati per l’Isweb Avezzano Rugby: la prima squadra di Pierpaolo Rotilio debutta in trasferta contro il VII Torinese in Serie A1, mentre la formazione cadetta di Luca Di Giulio scende in campo allo stadio Trombetta contro l’Alto Lazio. Entusiasmo, giovani talenti e determinazione per i colori gialloneri. 👇

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Isweb Avezzano

Avezzano – Si alza ufficialmente il sipario sulla stagione agonistica per l’Isweb Avezzano Rugby, pronta a rituffarsi con orgoglio, grinta e ambizione nel palcoscenico dei campionati nazionali della palla ovale. Per la storica società giallonera marsicana si profila un fine settimana inaugurale ad altissima intensità emotiva e agonistica, caratterizzato da un impegnativo doppio appuntamento: da una parte la prima squadra, attesa dalla prestigiosa e insidiosa trasferta piemontese contro il VII Torinese, dall’altra la formazione cadetta, pronta all’esordio assoluto davanti al caloroso pubblico amico dell’impianto di via dei Gladioli.

La prima squadra in Serie A1: trasferta a Torino e diretta streaming

I riflettori principali saranno puntati sul cammino della prima squadra, affidata alla sapiente guida tecnica dell’head coach Pierpaolo Rotilio, chiamata a recitare un ruolo da assoluta protagonista nel campionato nazionale di Serie A1, inserita nel competitivo girone meritocratico. L’esordio stagionale vedrà i marsicani viaggiare verso Settimo Torinese per incrociare i tacchetti con la formazione del VII Torinese. Il fischio d’inizio è fissato per le ore 15.30 e, a testimonianza della grande attesa che circonda il match, i sostenitori gialloneri potranno seguire l’incontro in diretta streaming sul canale YouTube ufficiale del club piemontese.

Forte dello straordinario quinto posto conquistato al termine della passata stagione, l’Isweb Avezzano Rugby riparte con l’obiettivo dichiarato di confermarsi ai vertici e competere alla pari con le realtà più attrezzate del rugby italiano. In un torneo di così alto livello tecnico e tattico, la tenuta del pacchetto di mischia, la lucidità nelle fasi statiche, l’indiscutibile disciplina difensiva e la capacità di capitalizzare ogni possesso territoriale rappresenteranno le chiavi decisive per orientare la contesa.

A delineare il clima e le sensazioni della vigilia è stato lo stesso tecnico Pierpaolo Rotilio: «Finalmente si inizia. Abbiamo lavorato duramente tutta l’estate per arrivare pronti e per poter dare il meglio in questo campionato. Ci aspetta una stagione davvero interessante e stimolante, a partire da questa prima giornata, dove affronteremo a Torino una squadra molto ruvida e sempre pronta a sfruttare al meglio le occasioni. Dal canto nostro siamo pronti ad accettare la sfida. Lotteremo su tutti i palloni e non ci tireremo indietro». Parole che testimoniano la determinazione di un gruppo coeso, pronto a dare battaglia su ogni punto d’incontro.

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L’esordio della cadetta: gioventù, entusiasmo e la sfida all’Alto Lazio

Parallelamente alla trasferta della Serie A1, il cuore pulsante del rugby marsicano batterà forte tra le mura amiche dello stadio comunale “Angelo Trombetta” di Avezzano, dove alle ore 15.30 scenderà in campo la squadra cadetta. I giovani atleti gialloneri affronteranno la compagine laziale dell’Alto Lazio in una prima giornata che promette scintille e rappresenta un banco di prova di capitale importanza per saggiare la tenuta del gruppo.

Sulla panchina della seconda formazione siede il tecnico Luca Di Giulio, al quale la società ha affidato un organico profondamente rinnovato e ringiovanito. Il progetto tecnico della cadetta punta con decisione alla valorizzazione dei talenti cresciuti nel florido vivaio locale, affiancando l’esperienza degli atleti veterani all’energia e alla freschezza atletica delle nuove leve. Si tratta di un modello virtuoso che qualifica le realtà sportive ed eccellenze agonistiche del nostro territorio, capaci di creare valore sociale ed educativo prima ancora che sportivo.

«Iniziamo questo campionato con grande entusiasmo e con la curiosità di misurarci con gli avversari», ha sottolineato mister Di Giulio al termine dell’ultimo allenamento di rifinitura. «Abbiamo un gruppo rinnovato, ringiovanito in diversi elementi, che ha lavorato con serietà e sacrificio in queste settimane di preparazione. Sappiamo bene che i giovani hanno bisogno di tempo e fiducia per maturare, ma hanno portato quella dose di energia, fame e sana spensieratezza che serviva ad arricchire il nocciolo duro del gruppo dello scorso anno. Riteniamo si sia creato davvero un bel mix. Partiamo, come sempre, con un unico obiettivo: fornire la migliore prestazione possibile, partita dopo partita, onorando la maglia».

Una tradizione dal 1977: passione, vivaio e valori del club giallonero

Fondata nel lontano 1977, l’Avezzano Rugby rappresenta una vera e propria istituzione sportiva per l’intera provincia dell’Aquila e per l’Abruzzo. Da quasi mezzo secolo, il club giallonero è sinonimo di aggregazione, rispetto dell’avversario, cultura del lavoro sul campo e promozione dei valori più nobili e autentici dello sport. La presenza di due formazioni seniores impegnate nei rispettivi campionati federali testimonia la solidità strutturale raggiunta dalla società e la bontà del lavoro svolto quotidianamente dal settore giovanile e dallo staff tecnico.

Con il calcio d’inizio di questo fine settimana prende dunque il via una stagione ricca di aspettative, dove entrambe le formazioni saranno chiamate a tramutare la fatica accumulata nei duri mesi di preparazione estiva in prestazioni solide, intensità fisica nei punti d’incontro e lucidità mentale nell’arco di tutti gli ottanta minuti di gioco. Tifosi e appassionati sono pronti a stringersi attorno ai colori gialloneri, sia sostenendo a distanza la prima squadra a Torino, sia riempiendo gli spalti dello stadio Trombetta per far sentire alla cadetta tutto il calore e la passione della Marsica.

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Sport

«Zona Fontana» torna su Sportitalia: al via da domani il nuovo ciclo con Roberta Fontana, la firma di Italo Cucci e il mental coaching

Al via domani, venerdì 16 ottobre, a mezzanotte su Sportitalia il nuovo ciclo di «Zona Fontana». Confermato al timone Roberta Fontana affiancata dalla firma di Italo Cucci: tra analisi di Serie A, psicologia con la mental coach Veronica Francioli e i retroscena glamour di Lara Laino 👇

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Conduttrici di Sportitalia

Milano – Lo sport raccontato senza filtri, capace di andare oltre la fredda contabilità del campo di gioco per esplorare le storie umane, le pressioni invisibili, le passioni dei tifosi e il costume che ruota attorno ai grandi protagonisti del pallone. Da domani notte, venerdì 16 ottobre 2026, scatta ufficialmente alle ore 24:00 su Sportitalia (canale 60 del digitale terrestre) la nuova attesissima stagione di «Zona Fontana». Il talk-show notturno, ideato, scritto e condotto dalla giornalista Roberta Fontana insieme a Tommaso Martinelli, con la regia di Stefano Rutigliano e Michel Calderon, si ripresenta al pubblico con una formula profondamente rinnovata e arricchita, pronta a confermarsi come uno dei salotti sportivi più dinamici, eleganti e discussi del palinsesto televisivo nazionale.

Il successo della prima edizione e il ritorno in seconda serata: la Serie A e il calcio vissuto da vicino

Forte degli ottimi riscontri di pubblico e dell’ampia eco mediatica riscossa nella passata annata, Zona Fontana rilancia la propria sfida editoriale proponendo un percorso narrativo a trecentosessanta gradi. Al centro della scena rimarrà saldamente Roberta Fontana, professionista capace di unire competenza tecnica, sensibilità narrativa e un ritmo televisivo impeccabile. La conduttrice guiderà gli spettatori nell’analisi approfondita dei temi caldi della settimana calcistica, con riflettori puntati sui campionati di Serie A e Serie B, senza trascurare le grandi storie internazionali e le discipline olimpiche emergenti.

Il punto di forza della trasmissione risiede nella volontà di non limitarsi alla consueta moviola o ai freddi numeri della classifica. Il format punta a scavare dietro le scelte degli allenatori, portando a galla gli stati d’animo dei campioni, le reazioni delle piazze calde del tifo e quei retroscena di spogliatoio che spesso decidono le sorti di una stagione sportiva. Un racconto empatico e documentato, impreziosito dal coinvolgimento attivo del pubblico a casa attraverso i canali social, che potranno interagire in tempo reale ponendo domande e stimolando il dibattito con gli ospiti in studio.

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Il prestigio di Italo Cucci e le due nuove rubriche: mental coaching e retroscena glamour

Ad accrescere l’autorevolezza del programma sarà la partecipazione straordinaria di una leggenda del giornalismo italiano: Italo Cucci. Storica firma, già direttore del Corriere dello Sport e del Guerin Sportivo, Cucci metterà a disposizione della trasmissione la sua sterminata memoria storica, il suo giudizio affilato e quella capacità unica di cogliere l’essenza romantica e politica dello sport, offrendo spunti di riflessione mai banali sul calcio contemporaneo.

Ma la vera novità strutturale dell’edizione 2026 risiede nell’introduzione di due presenze fisse destinate a esplorare il backstage dei campioni. La prima è curata dalla mental coach Veronica Francioli con lo spazio intitolato «La mente in campo»: una lente d’ingrandimento sulla psicologia dell’atleta moderno, dalla gestione del peso delle aspettative alla reazione emotiva dopo una sconfitta pesante, dalle dinamiche di leadership tra capitano e gruppo fino ai meccanismi per ricostruire la fiducia dopo lunghi infortuni. La seconda finestra, affidata a Lara Laino, sarà invece interamente dedicata all’incrocio tra sport, gossip e lifestyle: un viaggio leggero ma documentatissimo nella vita privata dei calciatori, tra tendenze social, look d’autore, passioni fuori dal rettangolo verde e curiosità che appassionano il pubblico della notte.

Generazioni a confronto: le storie dei camp

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Sport

Prigionieri dello smartphone: come lo sport e il movimento consapevole riattivano il cervello dallo stress da iperconnessione. Parla lo psicologo Claudio Belardo

Smartphone e iperconnessione digitale: come l’eccesso di notifiche e intelligenza artificiale altera il cervello e disconnette il corpo. Lo psicologo clinico e dello sport Claudio Belardo spiega il legame tra dopamina dei social, cortisolo cronico e dissociazione corporea, indicando nel movimento consapevole la vera cura neurobiologica. Tutti i dettagli nell’articolo completo 👇

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Claudio Belardo

Roma – Mani incollate al display, occhi perennemente affaticati dalla luce blu degli schermi e una cascata ininterrotta di notifiche social, messaggi istantanei, email professionali e aggiornamenti algoritmici governati dall’intelligenza artificiale. L’umanità del ventunesimo secolo si trova imprigionata in una condizione di sovraccarico cognitivo e informativo permanente, che sta mettendo a durissima prova la resilienza biologica del sistema nervoso centrale. Questa iperattivazione cronica non genera soltanto stati diffusi di ansia, insonnia e calo dell’attenzione, ma alimenta una progressiva e alienante «disconnessione corporea»: una frattura silenziosa tra la mente, costantemente proiettata nel flusso immateriale del web, e i bisogni primari del corpo fisico. A fare chiarezza sulle dinamiche neuropsicologiche della dipendenza da smartphone e a indicare la via d’uscita terapeutica è il dottor Claudio Belardo, psicologo clinico e dello sport.

La trappola dell’iperconnessione: il sovraccarico informativo tra social e intelligenza artificiale

La rivoluzione digitale ha trasformato gli smartphone da utili strumenti di lavoro e comunicazione in veri e propri prolungamenti protesici della nostra identità biologica. La mediazione tecnologica è ormai pervasiva: dal risveglio al momento di coricarsi, il cervello umano viene bombardato da migliaia di micro-sollecitazioni sensoriali ogni ora, senza mai concedersi quegli intervalli di decompressione e noia feconda che hanno storicamente consentito alla specie umana di consolidare la memoria a lungo termine e stimolare la riflessione introspettiva.

L’integrazione sempre più capillare dell’intelligenza artificiale generativa nella vita quotidiana ha moltiplicato la velocità dei flussi lavorativi, cancellando ogni residuo confine tra tempo professionale e spazio privato. Questo stato di allerta costante attiva in modo anomalo l’amigdala e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, costringendo l’organismo a vivere in un perenne assetto di emergenza, come se dovesse difendersi da un predatore invisibile che non concede alcuna tregua.

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Il loop neurobiologico dello stress: dopamina da «like», cortisolo cronico e dissociazione corporea

Nel decodificare i processi cerebrali che alimentano la dipendenza dai dispositivi, il dottor Claudio Belardo punta il dito sul corto circuito biochimico orchestrato dalle piattaforme social: «L’esposizione prolungata e passiva agli schermi e la spasmodica ricerca di gratificazione digitale, legata ai meccanismi dopaminergici della ricompensa a intervalli variabili dei like, dei commenti e delle visualizzazioni, rischiano di allontanare progressivamente l’individuo dalla percezione consapevole del proprio corpo».

Questo meccanismo innesca una reazione tossica a catena: «La mancata corrispondenza tra l’iperstimolazione mentale e l’immobilità fisica favorisce un massiccio accumulo di cortisolo, il principale ormone dello stress, senza che l’organismo riesca a trovare una corretta via di scarico biologico e di autoregolazione somatica». L’individuo sperimenta così quella che la psicologia clinica definisce disconnessione propriocettiva: la mente naviga tra centinaia di video veloci e messaggi, mentre il corpo resta inchiodato alla sedia o al divano con muscoli contratti, respirazione toracica corta e tachicardia latente.

L’analisi clinica del dottor Claudio Belardo: superare il fallimento del «digital detox» passivo

La soluzione a questa spirale di logoramento non può risiedere nelle ricette semplicistiche del cosiddetto «digital detox» passivo. Spegnere semplicemente lo smartphone o imporsi ore di isolamento rigido genera spesso l’effetto opposto, alimentando la cosiddetta FOMO (Fear of Missing Out, la paura angosciosa di essere tagliati fuori) e un senso di vuoto che spinge rapidamente alla ricaduta.

«Il vero problema clinico – rimarca il dottor Belardo – non risiede affatto nello strumento tecnologico in sé, che conserva straordinarie potenzialità di sviluppo e connessione, ma nell’uso disfunzionale e inconsapevole che ne isola la mente dalle risposte somatiche e sensoriali primarie». Per disinnescare la dipendenza non basta sottrarre lo schermo: occorre sostituire il flusso virtuale con un’esperienza corporea reale, intensa e gratificante, capace di rimettere in dialogo il cervello con i muscoli, i polmoni e il battito cardiaco.

Il movimento come cura: come l’attività sportiva consapevole riprogramma il cervello

La risposta scientificamente più solida risiede nell’attività motoria consapevole e nello sport outdoor. L’esercizio fisico strutturato agisce come un potente mediatore neurochimico, capace di ristabilire l’equilibrio tra il sistema nervoso simpatico (deputato all’azione e all’allerta) e quello parasimpatico (deputato al recupero e alla quiete). Quando ci muoviamo, corriamo, nuotiamo o pratichiamo discipline a contatto con la natura, il cervello interrompe il loop della reattività digitale e rilascia endorfine, serotonina e BDNF (fattore neurotrofico cerebrale), che promuovono la neurogenesi e rigenerano la concentrazione.

«Muoversi con consapevolezza – conclude il dottor Claudio Belardo – non risponde soltanto a un banale bisogno di forma estetica o di benessere muscolare, ma offre alla mente quello spazio di silenzio e presenza indispensabile per smaltire il sovraccarico cognitivo accumulato». L’integrazione virtuosa tra scienze motorie, psicologia clinica e riscoperta della corporeità si afferma così come la frontiera più autorevole e necessaria per riappropriarsi del proprio tempo e tornare a vivere da uomini liberi, e non da prigionieri di un display.

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