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Cronaca

Lupo a Noicattaro, l’Ispra fa chiarezza: “Abbattimento possibile, ma la Regione non l’ha chiesto”. L’accusa dell’Associazione per l’Ambiente

Il caso del lupo a Noicattaro si arricchisce di un clamoroso retroscena burocratico! 🐺 🛑 Perché l’animale che terrorizza le famiglie e ha già tentato di attaccare tre bambini nei parchi pubblici non viene neutralizzato in modo rapido? L’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente svela la verità: l’ISPRA non ha mai vietato l’abbattimento del predatore, ma è stata la Regione Puglia a non richiederlo, optando solo per la cattura incruenta! Ma catturare un lupo vivo è un’impresa titanica che in altri casi in Italia ha richiesto mesi o anni di tentativi a vuoto. L’Associazione punta il dito contro le istituzioni: “L’incolumità pubblica viene prima delle logiche animaliste, la popolazione rischia ogni giorno”. Leggete tutte le carte del caso e l’accusa alla politica nel nostro nuovo articolo! 👇 📰

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Lupo

Noicattaro – Il caso del lupo confidente che sta tenendo con il fiato sospeso la comunità di Noicattaro si arricchisce di un nuovo, clamoroso capitolo che sposta l’asse del dibattito dalla cronaca alla politica regionale. Dopo i ripetuti avvistamenti e le aggressioni delle scorse settimane, la polemica sulla gestione dell’emergenza si infiamma grazie a un duro comunicato diramato dall’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali. Al centro dell’accusa c’è una rivelazione destinata a far discutere: l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) non ha mai vietato l’abbattimento dell’animale per il semplice fatto che la Regione Puglia non lo ha mai formalmente richiesto, optando esclusivamente per le lunghe e complesse procedure di cattura incruenta.

Tre aggressioni in un mese: una comunità ostaggio della paura

La situazione nel comune barese è ormai al limite della sopportazione per i residenti. Come ricorda l’Associazione nel suo comunicato, nel giro di pochissime settimane si sono registrati tre episodi gravissimi (il 21 luglio, il 4 agosto e il giorno di Ferragosto) in cui il predatore si è avvicinato pericolosamente a dei bambini, addirittura all’interno dei parchi giochi del centro urbano. Fortunatamente, in tutti i casi, il provvidenziale e coraggioso intervento degli adulti presenti ha evitato il peggio. Tuttavia, l’animale continua a essere avvistato e filmato quasi quotidianamente dai cittadini, dimostrando un livello di confidenza con l’ambiente urbano che non accenna a diminuire, costringendo di fatto le famiglie a limitare le uscite e a vivere in uno stato di costante apprensione per l’incolumità dei più piccoli.

Il chiarimento dell’Ispra e l’accusa contro la Regione Puglia

Ma perché un animale classificato dall’Ispra stessa nella categoria di rischio massimo (livello 5 del protocollo per i lupi urbani) non viene rimosso con le modalità più rapide previste dalla legge? La risposta, secondo l’Associazione, risiede nelle stanze della politica. L’ente per la Tutela dell’Ambiente rivela infatti che l’ISPRA, branca scientifica del Ministero, in risposta a una specifica domanda ha chiarito la propria posizione: “L’Istituto ha espresso parere favorevole alla rimozione. La Regione ha chiesto parere solo sulla cattura e captivazione permanente, e l’ISPRA ha valutato che questa opzione è accettabile. Quindi l’Ispra non si è espressa sull’abbattimento perché non ci è stato chiesto”.

Il dito viene puntato direttamente contro il decreto regionale firmato dal governatore Antonio Decaro il 14 agosto, che autorizza unicamente il prelievo e la cattura. L’Associazione ricorda che l’articolo 16 della Direttiva Habitat consente, in deroga, l’abbattimento legale dei lupi considerati altamente problematici o confidenti, per tutelare in primis la sicurezza pubblica, pratica adottata regolarmente in altre nazioni europee.

I precedenti in Italia: catturare un lupo è un’impresa titanica

La critica mossa alla scelta della sola “cattura” si basa su dati inoppugnabili: prendere un lupo vivo è un’operazione che può richiedere tempistiche incompatibili con un’emergenza di pubblica sicurezza. Rocco Sorino, zoologo dell’Università di Bari citato nel comunicato, sottolinea come la cattura richieda tempi lunghissimi e una tecnica chirurgica, mentre i fucili spara-siringhe narcotiche hanno gittate molto limitate.

La storia recente in Italia lo dimostra tristemente: la famosa “lupa di Vasto”, protagonista di numerosi attacchi, fu catturata solo dopo un intero anno di inutili tentativi; il lupo di Casalbordino è ancora ricercato dall’agosto del 2024, così come l’esemplare di Arrone. Tempi biblici che Noicattaro, comprensibilmente, non può permettersi di attendere senza correre rischi gravissimi ogni singolo giorno.

L’allarme del Sindaco e la richiesta di un intervento risolutivo

Il clima di esasperazione è stato ben inquadrato anche dal Sindaco di Noicattaro, Raimondo Innamorato, che in una recente ordinanza ha sottolineato come l’assenza di provvedimenti risolutivi da parte delle Autorità competenti potrebbe addirittura “suscitare reazioni ed iniziative illegali ed incontrollabili da parte di privati cittadini”. Una giustizia fai-da-te che va scongiurata a ogni costo.

L’Associazione chiude il suo duro intervento richiamando la Regione Puglia alle proprie responsabilità politiche e morali: le decisioni devono basarsi non solo sulle pressioni delle associazioni animaliste, ma innanzitutto sulla tutela della sicurezza della comunità, per evitare che ritardi burocratici o scelte ideologiche si trasformino nell’ennesima tragedia annunciata.

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Cronaca

Roma di sangue, orrore a Tor Sapienza: 24enne ucciso in strada in pieno giorno. L’ira del Municipio: “Siamo abbandonati alla violenza”

Roma sprofonda ancora nel sangue e nel terrore! 🔴 🚓 Un omicidio brutale in pieno giorno ha appena sconvolto il quartiere di Tor Sapienza (Via Giorgio Morandi). Un ragazzo di soli 24 anni è stato selvaggiamente aggredito alle 15:00 del pomeriggio e lasciato in una pozza di sangue con una ferita devastante all’addome (ancora da chiarire se per una coltellata o un colpo di pistola). Inutile la corsa disperata al Policlinico Casilino: il giovane è morto poco dopo il ricovero. Esplode la rabbia incontenibile del Presidente del V Municipio Mauro Caliste: “Solo due settimane fa una sparatoria, ora ci è scappato il morto! Siamo soli, lo Stato vara solo inutili decreti mentre le periferie muoiono nella violenza quotidiana!”. Caccia aperta all’assassino in fuga: leggete tutti gli agghiaccianti dettagli della dinamica e lo scontro politico sulla sicurezza nel nostro articolo! 👇 🚨

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Volante polizia

Roma – Le strade della Capitale tornano a macchiarsi di sangue, riaccendendo l’allarme mai sopito sulla sicurezza nelle periferie. Questa volta il teatro dell’ennesima, inaudita violenza è il quartiere di Tor Sapienza, una zona già profondamente segnata da tensioni sociali e degrado urbano. Un ragazzo di soli 24 anni ha perso la vita in modo atroce, vittima di un’aggressione brutale e spietata consumatasi in pieno giorno, in mezzo alla strada, sotto gli occhi di un quartiere che ora chiede a gran voce giustizia e sicurezza. Un omicidio che scuote Roma e innesca un’inevitabile e durissima polemica politica contro il Governo.

L’agguato in pieno giorno: 24enne muore tra atroci sofferenze

I contorni di questa macabra vicenda, avvenuta nelle prime ore del pomeriggio di oggi, sono ancora in fase di ricostruzione, ma la violenza dell’accaduto è agghiacciante. Il dramma si è consumato lungo via Giorgio Morandi. Intorno alle 15:00, il silenzio post-prandiale del quartiere è stato squarciato da urla disperate. A lanciare la disperata richiesta di aiuto al numero unico delle emergenze è stato un amico della vittima, testimone impotente di un’aggressione feroce e fulminea. All’arrivo disperato e a sirene spiegate delle volanti della Polizia di Stato e dei mezzi di soccorso del 118, lo scenario era critico: il giovane, riverso a terra in una pozza di sangue, presentava una devastante ferita all’addome.

I sanitari, intuita immediatamente l’estrema gravità della situazione, lo hanno stabilizzato alla bell’e meglio e caricato in ambulanza per una corsa disperata in codice rosso verso il pronto soccorso del Policlinico Casilino. Purtroppo, nonostante gli sforzi titanici dei medici di turno e i tentativi di rianimazione, le lesioni interne si sono rivelate troppo estese e fatali: il ragazzo è deceduto poco dopo il ricovero, spegnendosi a soli 24 anni in un letto d’ospedale.

Le indagini della Squadra Mobile: un omicidio dai contorni oscuri

Su questo brutale fatto di sangue sta indagando senza sosta la Squadra Mobile di Roma, giunta immediatamente sul posto insieme agli uomini della Polizia Scientifica per effettuare tutti i rilievi del caso. Al momento, la dinamica esatta dell’omicidio resta avvolta nel mistero. Il giovane è stato trovato con uno squarcio letale all’addome, ma le indagini dovranno chiarire con esattezza l’arma del delitto: non è ancora chiaro, infatti, se il colpo mortale sia stato inferto con una profonda coltellata al culmine di una lite degenerata o se l’assassino abbia premuto il grilletto di un’arma da fuoco a distanza ravvicinata. Gli inquirenti stanno setacciando ogni centimetro di via Morandi alla ricerca di bossoli o dell’arma bianca, mentre si cercano disperatamente testimoni oculari e si analizzano i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona per dare un volto e un nome al killer in fuga.

La rabbia del Presidente Caliste: “Abbandonati al nostro destino”

Di fronte al cadavere di un 24enne, le istituzioni locali non ci stanno più a tacere. L’episodio ha scatenato l’ira funesta di Mauro Caliste, Presidente del V Municipio di Roma, che attraverso l’agenzia Adnkronos ha lanciato un vero e proprio atto d’accusa contro la gestione della sicurezza nazionale. “Purtroppo, dopo che solo due settimane fa una persona è stata barbaramente gambizzata nel nostro quartiere, questa volta ci è scappato il morto“, ha commentato Caliste con un misto di rabbia e profonda rassegnazione.

Lo sfogo del Presidente del Municipio è il grido di dolore di un’intera comunità che si sente lasciata sola di fronte alla criminalità: “Sono anni che chiedo invano una maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio, anche e soprattutto con azioni di prevenzione mirata. In questi anni – ha aggiunto duramente Caliste, puntando il dito contro l’Esecutivo – questo governo è stato in grado solo di varare decreti legge inutili, mentre la violenza che viviamo nelle nostre strade è quotidiana, asfissiante, ovunque. In particolar modo nelle grandi città, spesso amministrate dal centrosinistra, veniamo sistematicamente ignorati“. Parole durissime, che preannunciano giorni di fuoco e di scontro politico mentre, ancora una volta, una famiglia piange il sangue di un figlio versato sull’asfalto romano.

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Cronaca

Terrore tra i boschi: escursionisti attaccati da un branco di cani da pastore. Ferite, sangue e una fuga disperata per la vita

Momenti di autentico terrore sulle Dolomiti Bellunesi! 😱 🐕 Quella che doveva essere una tranquilla passeggiata in Val di Zoldo si è trasformata in un incubo di sangue. Un gruppo di escursionisti, di ritorno dallo Spiz Zuel, è stato improvvisamente accerchiato e aggredito da un feroce branco di cani da guardiania. Due turisti, in preda al panico, si sono salvati gettandosi nel bosco tra gli alberi, mentre gli altri due sono stati azzannati riportando gravi e dolorose ferite a mani e gambe! Solo il tempestivo e coraggioso intervento del Soccorso Alpino Veneto ha evitato il peggio, salvando i feriti (portati di corsa all’Ospedale di Agordo) e recuperando con i fuoristrada un secondo gruppo di escursionisti ignari che stava per finire dritti nelle fauci del branco! Leggete tutti i dettagli agghiaccianti della vicenda nel nostro articolo.👇 🚑

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Cane da pastore

Val di Zoldo, Belluno – Quella che doveva essere una serena e rigenerante domenica trascorsa a respirare l’aria pura delle Dolomiti bellunesi, si è improvvisamente trasformata in un autentico incubo a occhi aperti. Una scena di puro panico, dominata dalla paura primordiale di trovarsi inermi e accerchiati di fronte alla furia di animali fuori controllo. È quanto accaduto nelle scorse ore a un gruppo di quattro escursionisti, vittime di un attacco violento e improvviso da parte di un feroce branco di cani da guardiania (cani pastore a guardia delle greggi) lungo i sentieri del territorio comunale di Val di Zoldo.

Terrore ad alta quota: la discesa dallo Spiz Zuel si tinge di rosso

La drammatica disavventura ha avuto come teatro naturale la zona boschiva nei pressi di Casera Malga Grava. Il gruppo, composto da quattro appassionati di montagna, stava affrontando con tranquillità la via del ritorno dopo aver raggiunto e ammirato le vette dello Spiz Zuel. Mentre percorrevano a passo regolare l’ampia strada forestale che conduce a valle, il silenzio della natura è stato squarciato da ringhi sordi e latrati minacciosi. Dal nulla, a difesa del loro territorio e del bestiame, sono sbucati alcuni grossi cani da guardiania. Senza alcun preavviso o motivo scatenante apparente, gli animali hanno puntato il gruppo con estrema aggressività, accerchiando i malcapitati turisti.

L’aggressione feroce e la fuga disperata in mezzo agli alberi

Sono stati momenti di terrore cieco. Di fronte all’imminenza dell’assalto, l’istinto di sopravvivenza ha preso il sopravvento. Due degli escursionisti, con uno scatto disperato dettato dal panico, sono riusciti a lanciarsi fuori dal sentiero principale, cercando un disperato riparo inoltrandosi nella fitta vegetazione del bosco e arrampicandosi sui pendii per sfuggire alle fauci degli animali. Per gli altri due, purtroppo, la sorte è stata ben diversa e assai più dolorosa. Raggiunti dai cani, sono stati azzannati ripetutamente, riportando profonde ferite da morso e lacerazioni sanguinanti sia alle mani che alle gambe nel disperato tentativo di difendersi e respingere gli attacchi.

L’intervento provvidenziale del Soccorso Alpino Veneto

Mentre i cani continuavano a presidiare la zona con fare minaccioso, i feriti, seppur doloranti e sotto shock per la terribile aggressione subita, sono riusciti coraggiosamente a lanciare l’allarme contattando i numeri di emergenza. La macchina dei soccorsi si è attivata in tempi da record. Sul posto è giunta rapidamente a sirene spiegate una squadra specializzata della Stazione Val di Zoldo del Soccorso Alpino Veneto.

I soccorritori, muovendosi con estrema professionalità e coraggio per mettere in sicurezza l’area e neutralizzare la minaccia, hanno raggiunto i quattro escursionisti terrorizzati. Dopo aver recuperato anche le due persone che si erano nascoste tra gli alberi tremanti dalla paura, l’intero gruppo è stato caricato sui mezzi di soccorso e trasportato immediatamente a valle, lontano da ogni pericolo. Una volta al sicuro, i due feriti hanno rifiutato l’intervento dell’ambulanza sul posto, preferendo recarsi autonomamente in auto presso il pronto soccorso dell’Ospedale di Agordo per ricevere le necessarie medicazioni, le cure antibiotiche del caso e i punti di sutura.

Prevenuta una seconda tragedia: in salvo un altro gruppo

Ma l’eroico lavoro dei tecnici del Soccorso Alpino non si è concluso con questo primo, vitale intervento. Mentre gestivano l’emergenza, i soccorritori hanno ricevuto una notizia allarmante: un secondo gruppo formato da altri quattro escursionisti si trovava ignaro più a monte e, proseguendo la discesa, avrebbe inevitabilmente incrociato di lì a pochi minuti lo stesso, identico tratto di sentiero ancora presidiato dai cani aggressivi.

Senza perdere un solo secondo prezioso, le squadre di soccorso hanno invertito la marcia, risalendo velocemente la montagna con i loro mezzi fuoristrada per intercettare gli escursionisti prima che fosse troppo tardi. Raggiunti a monte, i quattro sono stati fatti salire a bordo dei fuoristrada del Soccorso Alpino e scortati sani e salvi fino a valle. Un intervento tempestivo e provvidenziale, che ha evitato il consumarsi di un’altra, probabilissima tragedia sfiorata. La montagna, meravigliosa ma a volte spietata, impone sempre la massima prudenza e il massimo rispetto, specialmente in presenza di animali al lavoro per la difesa del territorio.

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Cronaca

Pomeriggio ad alta tensione tra Turania e Monti della Duchessa: escursionista precipita e due dispersi a 1850 metri. Doppio salvataggio del Soccorso Alpino

Pomeriggio di grande apprensione e soccorsi ad alta quota sulle montagne del Reatino! ⛰️ 🚁 Il Soccorso Alpino e Speleologico del Lazio (CNSAS) ha portato a termine due salvataggi complessi: a Turania un escursionista romano è precipitato lungo un pendio ed è stato recuperato con l’eliambulanza del 118; sui Monti della Duchessa due ragazzi pugliesi sono rimasti bloccati a 1850 metri e sono stati salvati a piedi dalle squadre di terra pochi minuti prima di una violentissima grandinata! Una lezione fondamentale sulla sicurezza in quota. Leggete la cronaca dei salvataggi e i consigli degli esperti nel nostro articolo! 👇 🥾

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Redazione – Il fascino maestoso e selvaggio dell’Appennino laziale continua ad attrarre ogni fine settimana migliaia di appassionati di trekking, amanti della natura e camminatori in cerca di aria pura e panorami mozzafiato. Tuttavia, la montagna non perdona la minima distrazione o l’improvvisa variabilità meteorologica. Nel pomeriggio di domenica 16 agosto, gli operatori del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del Lazio (CNSAS) sono stati impegnati in una vera e propria maratona di emergenza, portando a termine con successo due distinti, complessi e delicati interventi di salvataggio per soccorrere escursionisti in grave difficoltà nel territorio della provincia di Rieti.

Il primo dramma a Turania: escursionista romano scivola e precipita durante il trekking

Il primo allarme è scattato sul territorio comunale di Turania, suggestivo borgo incastonato nella splendida cornice della Valle del Turano. Un uomo originario di Roma stava percorrendo uno dei sentieri della zona quando, per cause ancora in corso di accertamento (probabilmente una perdita di aderenza su terreno sconnesso o un appoggio instabile), ha perso improvvisamente l’equilibrio, scivolando e precipitando nel vuoto per diversi metri lungo un ripido pendio.

La macchina dei soccorsi si è mossa con una tempestività straordinaria. La centrale operativa dell’emergenza sanitaria ha inviato sul posto l’eliambulanza del 118 con a bordo l’équipe medica specializzata e il tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino. A rendere ancor più celere la prima fase di localizzazione è stata la provvidenziale presenza nell’area di un operatore del CNSAS, che si trovava casualmente in zona per attività personali e ha prestato immediatamente la prima assistenza. Raggiunto sul fondo del dirupo, il malcapitato è stato stabilizzato, imbarellato con tecniche alpinistiche di precisione e valutato dai medici. Successivamente, l’escursionista è stato verricellato a bordo del velivolo e trasferito in ospedale per i necessari accertamenti clinici. Alle operazioni a terra hanno collaborato attivamente anche i Carabinieri, il personale dell’ambulanza territoriale e le squadre dei Vigili del Fuoco.

Incubo a 1850 metri sui Monti della Duchessa: sorpresi dal maltempo sul monte Morrone

Poco più tardi, mentre si concludevano le operazioni nel comprensorio del Turano, un secondo e ancor più insidioso allarme ha mobilitato nuovamente gli specialisti del Soccorso Alpino e Speleologico del Lazio. La richiesta d’aiuto è giunta dalla maestosa e aspra Riserva Naturale Regionale Monti della Duchessa, precisamente nei pressi di Fonte Salomone, sulle pendici del monte Morrone, a una quota ragguardevole di circa 1850 metri sul livello del mare.

Due escursionisti originari della provincia di Lecce, saliti in quota per un’escursione d’alta quota, hanno improvvisamente smarrito la traccia principale del sentiero, perdendo l’orientamento in un ambiente particolarmente impervio. A complicare drammaticamente il quadro è stato il repentino arrivo di una violenta perturbazione atmosferica, che ha avvolto la vetta con nebbia fitta, raffiche di vento gelido e un brusco crollo termico, lasciando i due giovani bloccati e impossibilitati a proseguire autonomamente la discesa.

La corsa contro il tempo e la grandine: messi in salvo dalla squadra di terra

Data l’impossibilità di operare con l’elicottero a causa delle avverse condizioni meteo e della scarsa visibilità, una squadra di terra del Soccorso Alpino è partita a sirene spiegate, risalendo le pendici montuose con un mezzo fuoristrada fino al limite massimo consentito dalla carreggiata, per poi proseguire a piedi a passo spedito lungo i costoni rocciosi con l’attrezzatura di soccorso in spalla.

Grazie alla perfetta conoscenza dei valichi e delle coordinate GPS, i tecnici del CNSAS sono riusciti a intercettare i due dispersi salentini, trovandoli visibilmente provati, infreddoliti e impauriti ma fortunatamente incolumi. I soccorritori hanno preso in custodia i due escursionisti, rifornendoli di abbigliamento termico e accompagnandoli a valle lungo un percorso protetto, anticipando di pochissimi minuti l’abbattersi di un violento temporale accompagnato da fitte grandinate e pioggia torrenziale. Alle operazioni di supporto logistico hanno partecipato anche i Vigili del Fuoco. Un salvataggio provvidenziale che ha scongiurato conseguenze potenzialmente gravissime da ipotermia.

La sicurezza prima di tutto: le regole d’oro del Soccorso Alpino per l’estate

Questi due episodi, conclusisi fortunatamente con un lieto fine grazie alla professionalità encomiabile dei soccorritori laziali, offrono lo spunto per ribadire le regole fondamentali per frequentare la montagna in sicurezza durante la stagione estiva:

  • Consultare sempre i bollettini meteo locali: in estate i temporali pomeridiani in quota si formano con estrema rapidità, trasformando sentieri agevoli in trappole scivolose e pericolose.
  • Pianificare l’itinerario con cura: studiare preventivamente i sentieri (tracciati CAI), i dislivelli e i tempi di percorrenza, calcolando sempre un margine per rientrare prima del calar del sole o del peggioramento meteo.
  • Dotarsi di abbigliamento adeguato: scarponi da trekking a caviglia alta con suola scolpita (vibram), giacca antivento/antipioggia (guscio), strato termico nello zaino, scorta abbondante di acqua e sali minerali.
  • Utilizzare strumenti di orientamento: non affidarsi esclusivamente alla batteria dello smartphone; portare con sé una mappa cartacea topografica e una bussola o dispositivi GPS dedicati.
  • Comunicare la meta prescelta: informare sempre familiari, amici o gestori di rifugi sul tragitto programmato e sull’orario stimato di rientro.

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