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Lifestyle

Il miracolo di Charlie: gatto smarrito nel 2016 torna a casa dopo 10 anni! Il commovente regalo di compleanno che sta facendo il giro del mondo

Preparate i fazzoletti, questa storia è un vero e proprio miracolo d’amore! 😭 ❤️ Mettetevi nei panni di Lucy: sta per spegnere le candeline dei suoi 30 anni, quando squilla il telefono. Dall’altra parte c’è il veterinario che le annuncia l’impossibile: il suo gatto Charlie, scomparso misteriosamente nel nulla ben DIECI ANNI FA, nel 2016, è stato ritrovato vivo! Un uomo di buon cuore lo ha sfamato e portato in clinica, dove l’infallibile (e fondamentale) MICROCHIP ha fatto scattare l’allarme! Dopo un decennio lontano da casa chissà dove, il dolce felino (che oggi ha 13 anni) non ha dimenticato la sua famiglia e ha riconosciuto la voce della sua padrona al primo istante! Una favola gallese che ci insegna a non perdere mai la speranza e ci ricorda l’importanza vitale di microchippare i nostri amici a 4 zampe. Leggete tutta la storia e le foto dell’emozionante abbraccio nel nostro articolo! 👇 🐾

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Gatto Charlie

Redazione– Ci sono regali di compleanno che si possono incartare, e poi ci sono quelli che la vita ti fa recapitare direttamente al cuore, quando ormai avevi perso ogni briciolo di speranza. La storia che vi raccontiamo oggi, riportata dai colleghi della rete britannica BBC, ha i contorni della favola a lieto fine e dimostra che il legame invisibile che ci unisce ai nostri animali domestici non può essere spezzato né dalla distanza, né dallo scorrere inesorabile del tempo. La protagonista di questa incredibile vicenda umana e animale è Lucy Robertson, una ragazza gallese che per i suoi trent’anni ha ricevuto una telefonata destinata a cambiarle per sempre la vita: il suo amato gatto tigrato Charlie, svanito misteriosamente nel nulla ben 10 anni prima, era incredibilmente vivo.

Il mistero del 2016: la fuga dopo il trasloco e le ricerche disperate

Per comprendere la portata di questo miracolo emotivo, bisogna fare un salto indietro nel tempo, riavvolgendo il nastro fino al 2016. In quell’anno, Lucy e la sua compagna Hannah avevano deciso di intraprendere una nuova avventura, trasferendosi dalla piccola cittadina di Newbridge alla vicina località di Abercarn, nel cuore del Galles. Con loro, ovviamente, c’era Charlie, all’epoca un gatto giovane, vivace e con uno spiccato spirito d’esplorazione.

I traslochi, si sa, rappresentano un momento di forte stress e disorientamento per i felini, creature estremamente abitudinarie e legate al territorio. E infatti, appena tre giorni dopo l’arrivo nella nuova abitazione, Charlie è riuscito a sgattaiolare fuori dalla porta, facendo perdere completamente le sue tracce. Da quel momento è iniziato un vero e proprio calvario per le due donne: mesi interi trascorsi a setacciare ogni strada, ogni giardino e ogni bosco del quartiere. Hanno affisso centinaia di volantini sui lampioni, bussato alle porte dei vicini, contattato i canili e lanciato disperati appelli sui social media. Tutto inutile. Il silenzio è stato assordante, e con il passare inesorabile degli anni, la logica e la rassegnazione avevano inevitabilmente preso il sopravvento, portando con sé il doloroso e silenzioso lutto per la perdita del piccolo amico a quattro zampe.

Il salvatore misterioso e l’importanza vitale del microchip

Ma il destino, a volte, ama scrivere copioni che sfidano la statistica. La svolta clamorosa e inaspettata è arrivata il 29 luglio scorso, grazie alla concatenazione di due elementi fondamentali: la bontà d’animo di uno sconosciuto e la tecnologia. Un residente del quartiere di Abercarn aveva notato da qualche tempo questo gatto tigrato aggirarsi circospetto ma affamato tra i cespugli vicino a casa sua. Convinto che si trattasse di un povero randagio abbandonato, l’uomo, dal cuore d’oro, ha iniziato a lasciargli del cibo, accudendolo e conquistando lentamente la sua fiducia per diverse settimane.

Una volta riuscito ad avvicinarlo, l’uomo ha compiuto il gesto che ha cambiato tutto: ha portato l’animale presso la locale clinica veterinaria per un banale controllo di routine. Sulla carta sembrava una prassi normale per un randagio, ma è bastato il passaggio dello scanner per il microchip sul collo del gatto per far saltare i veterinari dalla sedia. Il chip non solo era presente, ma i dati registrati riportavano ancora perfettamente al numero di telefono di Hannah, inserito ben un decennio prima. Una dimostrazione schiacciante di quanto la microchippatura non sia solo un obbligo di legge, ma il più grande atto d’amore e di tutela che possiamo garantire ai nostri animali.

L’emozionante ricongiungimento: “Ci ha riconosciute all’istante”

La telefonata che ha informato Lucy e Hannah del ritrovamento è arrivata proprio mentre Lucy si preparava a spegnere le 30 candeline della sua torta di compleanno. Inutile provare a descrivere l’incredulità, lo shock e poi le lacrime di gioia inarrestabili. Ma il timore era uno: dopo dieci lunghi anni di lontananza, si ricorderà ancora di noi?

La risposta è arrivata nel momento esatto in cui le porte del trasportino si sono aperte in clinica. Charlie, che oggi è uno splendido e saggio gatto di 13 anni, appena ha annusato il profumo di Lucy e ha sentito il suono della sua voce, non ha avuto un solo istante di esitazione: le si è avvicinato strofinando il muso e facendo le fusa, in un abbraccio tra anime che ha fatto piangere a dirotto persino il personale medico della clinica.

Dieci anni di avventure segrete e il meritato riposo a casa

La visita veterinaria completa ha aggiunto un ulteriore tassello di mistero a questa storia a lieto fine. Nonostante il decennio trascorso, chi lo sa dove e come, Charlie è stato trovato in condizioni fisiche sorprendentemente buone. Il suo pelo tigrato era folto, lucido e pulito, segno inequivocabile che durante la sua lunghissima assenza deve aver trovato rifugio, calore e cure informali presso qualcuno, prima di ritrovarsi nuovamente a vagare per le strade di Abercarn.

Dove sia stato Charlie per ben dieci anni, quali giardini abbia esplorato, quanti temporali abbia affrontato e quante vite feline abbia vissuto, rimarrà per sempre il suo magnifico ed esclusivo segreto. Oggi la famiglia, ritrovata la sua serenità, preferisce scherzare, sostenendo che Charlie sia stato semplicemente impegnato in un’avventura lunghissima e un po’ folle. Ora, riadattatosi in tempi record ai ritmi lenti e sicuri del focolare domestico, al divano morbido e alle coccole infinite, Charlie si gode il suo meritatissimo riposo. Bentornato a casa, piccolo grande esploratore.

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Lifestyle

Oltre il mare degli stereotipi, dove il futuro parla italiano: il libro di Giovanni Firera che svela l’Albania come nuova terra di sogni e investimenti

L’Albania che non ti aspetti è la terra del futuro! 🇦🇱✨ Esce “Trasferirsi in Albania”, il libro straordinario e contro ogni stereotipo del giornalista Giovanni Firera. Scopri perché questa nazione non è più solo una meta di vacanze, ma una vera alternativa per vivere, investire, lavorare e cambiare vita a due passi dall’Italia. 💼🚀 Un ponte d’amore e opportunità che vi lascerà senza parole. Leggi qui per scoprire tutti i segreti di questa terra in rinascita! 👇

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Copertina libro Trasferirsi in Albania

Roma – Ci sono Paesi che per lungo tempo sono rimasti imprigionati nella memoria collettiva attraverso immagini sbiadite, cartoline di povertà o vecchi pregiudizi difficili da scardinare. Eppure, proprio oltre quella linea sottile che divide le sponde dell’Adriatico, si sta compiendo uno dei miracoli geopolitici e sociali più straordinari del nostro secolo. L’Albania non è più la terra da cui fuggire, né tantomeno una semplice e low-cost destinazione turistica per vacanze mordi e fuggi. Oggi l’Albania rappresenta una concreta, solida e affascinante alternativa per vivere, lavorare, investire e costruire un futuro nel segno dello sviluppo sostenibile. A raccontare questa metamorfosi profonda, capace di toccare le corde dell’anima e dell’ambizione umana, è un nuovo e preziosissimo libro che si propone di abbattere ogni barriera culturale.

Il volume, intitolato significativamente “Trasferirsi in Albania” e scritto dalla penna autorevole di Giovanni Firera, non si limita a essere un freddo manuale di istruzioni o una guida burocratica per italiani in cerca di fortuna. Questo testo è la testimonianza pulsante e viva di un cambiamento epocale nel modo in cui il Paese delle Aquile viene percepito a livello internazionale. Pagina dopo pagina, l’autore prende per mano il lettore e lo accompagna attraverso le strade di una nazione dinamica, in continua e febbrile trasformazione, che guarda all’Europa con fierezza e che si candida a essere il nuovo porto sicuro per i progetti personali e professionali di migliaia di italiani.

La forza dell’esperienza: vent’anni di ponti gettati oltre l’Adriatico

Il valore e l’autenticità di questa opera letteraria e sociologica non nascono da una ricerca accademica distaccata, ma affondano le proprie radici nell’esperienza diretta e viscerale del suo autore. Giovanni Firera, torinese di nascita ma albanese d’adozione nello spirito, è un giornalista di razza che ha ricoperto il prestigioso ruolo di Console onorario dell’Albania in Piemonte. Oggi, nella sua veste di responsabile per l’Italia di BiznesAlbania, continua a tessere con amore e dedizione i fili dei rapporti bilaterali. Da oltre vent’anni, Firera promuove e segue in prima persona innumerevoli iniziative istituzionali, culturali, universitarie ed economiche, agendo come un vero e proprio costruttore di ponti umani tra le due sponde del mare.

Con questo volume, il giornalista lancia un invito accorato a superare le rappresentazioni distorte e ormai anacronistiche del passato. L’Albania viene finalmente presentata per ciò che è realmente oggi: un partner strategico fondamentale per l’Italia, una terra in cui la vicinanza geografica si fonde con una profonda e storica affinità culturale. Qui, le relazioni umane conservano ancora quel sapore antico di ospitalità sacra e rispetto reciproco, elementi che, uniti a una fiscalità vantaggiosa e a un mercato in forte espansione, creano l’ecosistema perfetto per far nascere nuove imprese e per dare una seconda, straordinaria opportunità a giovani, imprenditori e pensionati.

Un’Albania dinamica che cancella il passato e abbraccia l’Europa

Leggere questo libro significa immergersi nel respiro di una nazione che corre veloce verso il domani, senza però dimenticare la propria identità. L’Albania contemporanea è un cantiere a cielo aperto dove le infrastrutture moderne convivono con una natura incontaminata e selvaggia. Attrattiva come non mai, questa realtà sta dimostrando che il riscatto sociale passa attraverso l’innovazione, l’apertura ai mercati internazionali e la capacità di accogliere i talenti stranieri. Le congratulazioni più sincere vanno a Giovanni Firera per aver dato vita a un volume così prezioso, un’opera che rende giustizia a un popolo straordinario e che rafforza in modo definitivo i legami di profonda amicizia tra Italia e Albania.

In un momento storico in cui molti Paesi europei sembrano ripiegarsi su se stessi, stritolati dalla burocrazia e dalla sfiducia nel futuro, l’Albania offre una boccata d’aria fresca, un luogo dove è ancora possibile sognare in grande e vedere i propri sforzi premiati. “Trasferirsi in Albania” diventa così molto più di una lettura estiva: è una bussola per l’anima, un manifesto della mobilità umana e della cooperazione internazionale che ci ricorda come, a volte, per cambiare radicalmente la propria vita in meglio, basti solo avere il coraggio di guardare un po’ più in là del proprio orizzonte consueto.

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Lifestyle

Il coraggio di non vergognarsi mai della propria storia: quando la vita devia dai tuoi sogni ma tu scegli di salvare la famiglia a mani nude

Il lavoro che fai non definisce chi sei! ❤️ Lo splendido e commovente sfogo di Menda Vreto abbatte i pregiudizi di chi giudica le persone dalla professione o dai titoli di studio. 💼 I sacrifici per la famiglia, le mani sporche di fatica e le porte chiuse in faccia non sono una vergogna, ma il simbolo di una dignità immensa che nessuno può spegnere. Un testo potentissimo che vi farà riflettere nel profondo dell’anima. ✨ Leggi qui per scoprire questa storia di riscatto e coraggio! 👇

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Menda VRETO 

Roma – Ci sono ferite invisibili che non lasciano tracce sulla pelle, ma che scavano solchi profondi nell’anima, pesanti come macigni da trascinare ogni giorno. Esistono momenti nella vita in cui una persona può trovarsi a sentirsi improvvisamente piccola, fragile e inadeguata davanti agli altri. Non perché lo sia davvero, ma perché il mondo circostante, con i suoi metri di giudizio spietati e superficiali, riesce a farle credere di valere meno di quel che è. Menda Vreto affida a una confessione a cuore aperto una riflessione intima e universale sul peso del giudizio altrui, un’analisi dolorosa ma straordinariamente liberatoria che tocca da vicino chiunque abbia dovuto, almeno una volta, fare i conti con lo sguardo di sufficienza di chi valuta un essere umano solo per lo specchietto retrovisore dei suoi successi apparenti.

Questo senso di smarrimento e di inferiorità indotta si insinua nelle crepe della quotidianità quando vieni giudicato freddamente per il lavoro che svolgi, per i beni materiali che possiedi, per l’abito che indossi, per il titolo di studio che esibisci sulla parete o, semplicemente, per la strada tortuosa che hai dovuto percorrere per sopravvivere. A volte, per innescare questo meccanismo perverso, non servono grandi cattiverie: bastano pochissime parole, scagliate con distrazione o sottile arroganza durante una conversazione qualunque. Frasi come “Ma tu che lavoro fai?”, “Con i tuoi studi sei finito a fare questo?” oppure “Pensavo avessi fatto qualcosa di meglio nella vita” sembrano battute leggere, ma lasciano dentro un vuoto pneumatico e un senso di colpa lacerante.

La scelta dell’umiltà per proteggere il nido familiare

Dietro questa profonda disamina c’è l’esperienza diretta dell’autrice, che non si nasconde dietro un dito e racconta la propria verità senza filtri. Anche lei ha conosciuto quel peso sul petto, anche lei ha investito anni sui libri, ha coltivato sogni grandiosi, aspettative legittime e idee precise su quello che avrebbe voluto fare da grande. Ma la vita, si sa, possiede una sceneggiatura tutta sua e spesso si diverte a non seguire i binari lineari che avevamo immaginato e tracciato sulla carta. Ci sono stati momenti di svolta in cui è stato necessario accettare impieghi che, agli occhi della società del benessere e dell’apparenza, venivano considerati “umili” o dequalificanti rispetto al percorso accademico svolto.

Accettare quelle mansioni non ha significato arrendersi, né tantomeno seppellire i propri talenti o rinunciare definitivamente ai propri sogni. È stata, al contrario, la più alta manifestazione di responsabilità e d’amore: la necessità assoluta di proteggere e salvare la propria famiglia. Quando il destino ti mette alle strette e devi garantire un futuro ai tuoi cari, non puoi sempre permetterti il lusso di attendere il posto prestigioso o la poltrona comoda. In quel preciso istante devi scegliere quello che c’è sul mercato, rimboccarti le maniche con dignità, mettere da parte l’orgoglio personale e andare avanti a testa alta. Oggi, guardando quel passato con la lente della maturità, emerge la consapevolezza che in tutto questo non vi sia assolutamente nulla di cui vergognarsi, ma che ci sia, anzi, da esserne profondamente fieri.

Il peso del rifiuto nella scrittura: consegnare l’anima agli altri

C’è un’altra parte di questa storia che merita di essere portata alla luce e che riguarda l’universo intimo della creazione letteraria. Scrivere significa mettersi a nudo, e anche in questo campo il percorso è stato costellato dal sapore amaro del rifiuto e della porta sbarrata. Molte riviste e case editrici non hanno accettato i testi inviati, lasciando a volte la sgradevole sensazione che il diniego non fosse legato alla reale qualità della scrittura, quanto piuttosto a pregiudizi striscianti, simpatie personali o alla precisa volontà di far sentire piccolo l’interlocutore. Quando si scrive, infatti, non si consegnano mai semplici parole nere su un foglio bianco: si consegna una parte viva e sanguinante di se stessi, ed è drammaticamente facile, davanti a un rifiuto, scivolare nel pensiero fisso di non valere abbastanza.

La grande lezione appresa lungo questo cammino accidentato è che un no non può e non deve decidere il valore assoluto di un essere umano. Una rivista può decidere di non pubblicare un articolo, un editore può scartare un manoscritto, un lettore può non comprendere la tua urgenza espressiva, ma questo non significa che si debba spegnere la propria voce interiore. Non possiamo e non dobbiamo consegnare agli altri la chiave d’accesso della nostra autostima. Un rifiuto editoriale deve trasformarsi in un’opportunità per migliorarsi, studiare e imparare, ma subito dopo bisogna riprendere in mano la penna, perché la nostra voce non appartiene a una commissione di valutazione: la nostra voce appartiene solo a noi stessi.

La vera domanda da porsi: quanta strada hai dovuto fare?

Un lavoratore che pulisce i pavimenti, che consegna pacchi sotto la pioggia, che costruisce palazzi, che cucina in una stanza calda o che serve ai tavoli non vale un centimetro in meno di un dirigente seduto dietro una scrivania di vetro in un ufficio riscaldato. Il lavoro racconta semplicemente quello che fai in quel momento per sbarcare il lunario, non definisce la complessità e la bellezza di tutto ciò che sei dentro. Non racconta le notti insonni passate ad avere paura del domani, i sacrifici indicibili fatti nel silenzio, le cadute rovinose e le faticose risalite. La vera domanda che dovremmo porci davanti a un uomo o a una donna non è “Che lavoro fai?”, ma “Quanta strada hai dovuto percorrere per arrivare fin qui?”.

Dietro ogni persona si nasconde una battaglia invisibile di cui non conosciamo nulla: c’è chi con un lavoro semplice ha mantenuto una famiglia intera, chi ha pagato gli studi ai propri figli, chi ha perso tutto a causa di una crisi ed è dovuto ripartire da zero senza l’aiuto di nessuno. Questo testo si trasforma così in un manifesto universale della dignità umana: non bisogna mai provare vergogna per le mani ruvide con cui si è lavorato, né per i periodi bui. Chi prova a farti sentire piccolo non conosce il valore della tua storia. Finché avremo fiato in corpo e una voce da spendere, ogni porta chiusa in faccia sarà solo la spinta necessaria per continuare a cercare la prossima finestra che, finalmente, si spalancherà sul nostro futuro.

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Lifestyle

Le “Farfalle della Pace” di Iris Calif: Angela Kosta intervista la poetessa israeliana che unisce il mondo con l’anima

“Credo che siamo tutti figli di Dio, venuti al mondo per guarire la nostra anima e diffondere la Luce, indipendentemente dalla religione o dal colore della pelle” 🕊️ ✨ Oggi vi regaliamo un’intervista esclusiva, curata dalla formidabile Angela Kosta, a una delle figure letterarie più affascinanti e spirituali del panorama contemporaneo: Iris Calif. Scrittrice, giornalista e poetessa israeliana, Iris dedica la sua vita a tradurre in lingua ebraica le poesie di autori provenienti da tutto il mondo. Un lavoro che lei stessa definisce “una missione mistica e spirituale” per creare ponti di Pace e amore tra i popoli attraverso la bellezza dell’arte. Autrice di libri di successo come “La Figlia di Dio” e curatrice della maestosa mostra internazionale “Farfalle della Pace”, Iris si racconta a cuore aperto: dalla sua devozione per la famiglia al suo legame profondo con la pittura e la spiritualità. Scoprite il mondo interiore di questa donna straordinaria leggendo l’intervista integrale nel nostro nuovo articolo! 👇 📖

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IRIS CALIF

Redazione-  – In un mondo sempre più frammentato e diviso dai conflitti, esiste un linguaggio segreto e universale capace di curare le ferite dell’anima e di costruire ponti indistruttibili tra culture e religioni diverse. Questo linguaggio è la Poesia. E a farsi portavoce di questa straordinaria missione umanitaria e letteraria è Iris Calif, un’illustre e pluripremiata scrittrice, traduttrice, giornalista e promotrice culturale israeliana. Profondamente legata alla spiritualità e alla tradizione della mistica ebraica, la Calif dedica la sua vita a tradurre in lingua ebraica i versi dei più grandi poeti internazionali, donando al pubblico israeliano la possibilità di affacciarsi sui mondi interiori dei cinque continenti. Oggi, grazie alla preziosa penna della nostra giornalista e poetessa Angela Kosta, vi proponiamo un’intensa ed esclusiva intervista per scoprire il cuore, l’arte e la fede di questa donna instancabile.


L’INTERVISTA A IRIS CALIF (di Angela Kosta)

Angela Kosta: Benvenuta Iris. Ci racconti qualcosa di sé, della donna instancabile che dedica il proprio impegno non soltanto alla propria creatività, ma anche agli autori di tutto il mondo.
Iris Calif: «Innanzitutto desidero ringraziare te, cara Angela, per questo spazio e per questa intervista molto apprezzata a livello internazionale. Ho cinquantadue anni, sono felicemente sposata e sono madre di tre figlie. Sono scrittrice, poetessa, ballerina, giornalista, editrice e traduttrice di poesia internazionale in ebraico. Attraverso il mio lavoro cerco costantemente di abbracciare il mondo degli scrittori spirituali dei diversi continenti, creando un legame profondo. Nella mia vita personale sono donna, madre e, dentro di me, anche una “bambina” che continua a sognare la vita, l’amore e la pace. Credo fermamente che siamo tutti figli di Dio e che veniamo in questo mondo per guarire la nostra anima e diffondere la luce, indipendentemente dal colore della pelle, dalla nazionalità o dalla religione».

Angela K: Come vive il delicato processo della traduzione poetica?
I. Calif: «Fin da bambina sono stata attratta dall’immaginazione. Quando traduco, non mi limito alla semplice e fredda trasposizione linguistica. Entro fisicamente ed emotivamente nella dimensione spirituale dell’autore, ne percepisco le emozioni e cerco di restituirle in ebraico attraverso uno stile letterario profondo, aggiungendo sfumature che aiutano a illuminare il mondo interiore dei versi. Considero tutto questo una vera e propria missione. Provengo inoltre da una tradizione familiare legata alla mistica e alla Cabala, e questa eredità spirituale ha influenzato profondamente il mio modo di percepire la realtà».

Angela K: Lei offre un contributo vitale allo sviluppo della letteratura internazionale. Come è nata quest’idea?
I. Calif: «Tutto è iniziato grazie alla rivista “Atunis”, una straordinaria antologia mondiale. La mia poesia veniva pubblicata accanto a quella di autori internazionali. Un giorno, un poeta mi contattò chiedendomi di tradurre in ebraico una sua poesia dedicata alla pace. All’inizio rifiutai per inesperienza, ma quella richiesta continuava a risuonare dentro di me come un tamburo. Accettai, precisando che avrei fornito una mia interpretazione spirituale del testo. Da quel preciso istante ho compreso la mia missione. Per me è un privilegio assoluto offrire al pubblico israeliano la possibilità di conoscere culture ed emozioni di altri Paesi».

Angela K: Nel giugno 2024 il suo nome è stato al centro dell’attenzione per l’inaugurazione della mostra “Farfalle della Pace” presso la prestigiosa Galleria di Herzliya. Ci racconta l’evento?
I. Calif: «La mostra internazionale “Farfalle della Pace” è nata dal mio intimo desiderio di valorizzare la poesia universale attraverso le opere di 21 poeti internazionali (tradotte da me in ebraico). La mostra ha riunito poesia, fotografia, pittura e scultura. Il titolo nasceva dalla volontà di trasformare la poesia in un simbolo di volo, libertà, pace e amore per l’umanità. È stato un successo straordinario, con le poesie esposte su immensi pannelli artistici».

Angela K: Quali sono i titoli delle sue opere pubblicate e come si è evoluta la sua produzione?
I. Calif: «Ho pubblicato tre libri: “Lolita respira in una strada magica” (2001), “Una luna selvaggia e pura” (2017) e “La Figlia di Dio” (2020). Nel primo ho raccontato la mia lotta personale e la volontà di scegliere la vita e l’amore. Il secondo rappresenta i processi emotivi della mia maturazione. L’ultimo, “La Figlia di Dio”, è invece un libro intimo di gratitudine, preghiera e amore rivolto al Creatore. Esploro l’amore e la dimensione sacra dell’esistenza».

Angela K: Tra i tantissimi premi ricevuti in tutto il mondo, quale considera il più importante?
I. Calif: «Non ho alcun dubbio: il risultato più grande e significativo di tutta la mia vita è la mia famiglia. È il nido che ho costruito insieme alla persona che amo e alle mie tre figlie, che rappresentano la luce pura dei miei occhi, del mio cuore e della mia anima».

Angela K: Prevede di pubblicare nuovi libri nel futuro in collaborazione con la nota pittrice Zehava Neter, sua sorella?
I. Calif: «Certamente. Sto lavorando a due nuovi libri bilingue (ebraico e inglese) che includeranno anche le traduzioni dei miei colleghi poeti internazionali. E sì, continuerò a collaborare con mia sorella Zehava, che è una pittrice intuitiva di fama nazionale. Nelle mostre e nei libri, fondiamo costantemente la mia poesia e le mie fotografie con le sue meravigliose opere pittoriche. Il nostro obiettivo futuro è uno solo: continuare a costruire ponti artistici e di pace tra culture differenti».

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