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Cultura

Torna “Liberi sulla Carta” a Roma: tre giorni di cultura al Borghetto San Carlo perché la lettura #Tifastarebene. Tutti gli ospiti

Spegnete lo smartphone e accendete l’anima, perché la Cultura #Tifastarebene! 📚 🌳 Dall’11 al 13 settembre 2026 torna a Roma la XV edizione del Festival “Liberi sulla Carta”! Un evento completamente GRATUITO dedicato all’editoria indipendente, incastonato nella meravigliosa cornice verde del Borghetto San Carlo (sulla via Cassia). Saranno 3 giorni di pura magia tra libri, natura, stand enogastronomici e spettacoli dal vivo. Un cartellone ospiti eccezionale: l’attore Ascanio Celestini (che omaggerà Pier Paolo Pasolini), la splendida voce di Syria (che canterà Gabriella Ferri), la satira di Johnny Palomba, l’attore Marco Bonini e l’ironia di Ilaria Gaspari! E poi laboratori di scrittura, premi e passeggiate guidate. Un’esperienza imperdibile per curare lo stress moderno e ritrovare il senso di comunità. Orari, programma e info per raggiungere il festival nel nostro articolo completo! 👇 📖

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- Valerio Aprea_foto via Liberi sulla Carta

Roma – In un’epoca storica caratterizzata dalla solitudine digitale, dall’ansia perenne e da un diffuso e silenzioso malessere psicologico, esiste ancora una medicina naturale e potentissima in grado di curare l’anima e ricostruire i legami umani: la Cultura. È partendo da questa meravigliosa e profonda intuizione che torna nella Capitale, dall’11 al 13 settembre 2026, l’attesissima quindicesima edizione del festival Liberi sulla Carta. Libri, spettacoli teatrali, incontri d’autore, laboratori di formazione, scoperta del territorio ed enogastronomia si fonderanno magicamente per tre giorni negli splendidi spazi del Borghetto San Carlo, lungo la via Cassia, offrendo al pubblico un’esperienza a ingresso totalmente gratuito.

La cultura come cura dell’anima: nasce il tema #Tifastarebene

Dopo lo straordinario successo registrato nella passata edizione romana, la fiera (da sempre dedicata all’editoria indipendente italiana) si ripresenta al pubblico con un’idea concettuale ben precisa, racchiusa nell’hashtag ufficiale #Tifastarebene. L’intento degli organizzatori è quello di affidare alla letteratura e all’arte una nuova, vitale responsabilità sociale: la cultura deve farci stare bene.

«Lo scorso anno abbiamo ribadito che un festival può trasformarsi in una vera e propria comunità temporanea fatta di persone che condividono il piacere di ascoltare e confrontarsi», commenta appassionato il direttore artistico Fabrizio Moscato. «Da quell’esperienza nasce #Tifastarebene. Crediamo che la cultura abbia oggi la responsabilità di creare spazi in cui stare bene insieme, dove rallentare il ritmo frenetico, riflettere, immaginare il futuro e costruire relazioni sane. È questo il vero spirito della nostra nuova edizione».

Il Borghetto San Carlo: la casa verde dell’editoria indipendente

La manifestazione rilancia e raddoppia i propri spazi espositivi dedicati agli editori indipendenti, vero e pulsante cuore della fiera fin dal giorno della sua fondazione. La scelta della location, il Borghetto San Carlo (immerso nel verde del parco della Giustiniana), non è affatto casuale. Restituito finalmente alla città di Roma dopo anni di abbandono, questo spazio bucolico incarna alla perfezione la visione del festival: qui le pagine dei libri incontrano il paesaggio, il dialogo tra scrittori e lettori si intreccia armoniosamente con i suoni della natura circostante, trasformando un semplice evento in una profonda esperienza collettiva di benessere.

Un programma stellare: da Ascanio Celestini a Syria

In attesa della pubblicazione del calendario ufficiale definitivo, sono già trapelati i nomi dei primissimi e prestigiosi ospiti che animeranno le serate e i pomeriggi del festival. Il cartellone è di assoluto livello: si va dal geniale attore e scrittore Ascanio Celestini, che con il suo emozionante libro “Pasolini. Una vita, anzi due” ricorderà il grande e compianto intellettuale ucciso nel 1975, fino alla splendida voce della cantante Syria, pronta a commuovere la platea omaggiando il mito di Gabriella Ferri con lo spettacolo “Perché non canti piú”.

Spazio anche a riflessioni profonde e ritrovamenti storici con la filosofa Ilaria Gaspari, che svelerà i segreti del ritrovato romanzo ottocentesco “Un martirio” di Regina di Luanto. Stefano Petrocchi presenterà invece l’affascinante “Romanzo Privato”, dedicato a Maria Bellonci (madre del Premio Strega). A bilanciare la riflessione con la satira ci penserà l’ironia pungente e misteriosa di Johnny Palomba. Non mancheranno, infine, focus sull’attualità sociale e di genere grazie agli interventi dell’attore e scrittore Marco Bonini (“Maschi, si salvi chi può”) e di Giovanni Marconi.

Laboratori, premi ed enogastronomia: molto più di un festival

La ricetta del successo di Liberi sulla Carta (progetto promosso da Roma Capitale e vincitore dell’Avviso Pubblico “Roma Creativa 365”) risiede nella sua formula trasversale. Ogni pomeriggio sarà dedicato alle presentazioni di libri, ai dialoghi e agli incontri con l’attualità, mentre le fresche serate settembrine si accenderanno con reading e spettacoli dal vivo. A corollario di tutto, torneranno il seguitissimo workshop di scrittura creativa della Scuola Omero e il Premio Arthè (dedicato ai racconti brevi). Non mancheranno inoltre le escursioni guidate sul territorio e una ricca area dedicata agli stand enogastronomici, per nutrire il corpo oltre che lo spirito.

Informazioni utili: orari e come arrivare

L’ingresso all’intero festival è, come sempre, rigorosamente gratuito. Il Borghetto San Carlo (Via Cassia 1420, Roma) aprirà i battenti Venerdì 11 settembre dalle ore 17:00 alle 23:00. Durante il weekend (Sabato 12 e Domenica 13), la fiera sarà fruibile con un doppio appuntamento: dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 fino alle 23:00. La location è comodamente raggiungibile in auto (uscita 3 GRA Cassia Bis, direzione Viterbo), tramite Autobus (linee 021, 032, 024) o con il Treno metropolitano FL3 scendendo alla fermata “La Giustiniana”. Mettetevi comodi e spegnete gli smartphone: leggere, finalmente, farà bene all’anima.

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Cultura

La poesia senza confini di Lefter Shomo: il ponte letterario tra Albania, Grecia e Italia. Tre liriche indimenticabili

Un ponte magico di versi che unisce l’Albania, la Grecia e l’Italia! 🇦🇱 🇮🇹 🇬🇷 Vi presentiamo la straordinaria figura di Lefter Shomo (curato dalla promotrice Angela Kosta). Oltre ad essere un raffinatissimo poeta, Shomo ha fatto la storia: è stato il primo professore in assoluto a portare l’insegnamento della lingua italiana nella città albanese di Delvina (nel lontano 1989!). E non solo: la sua infinita passione per le lingue lo ha spinto a tradurre in albanese e in greco i capolavori di Premi Nobel come Seféris, e dei grandissimi italiani come Gabriele D’Annunzio, Alda Merini e Gianni Rodari! La sua penna non conosce confini. Scoprite la sua eccezionale biografia culturale e godetevi tre delle sue più belle liriche (sull’amore, l’ispirazione artistica e la solitudine) pubblicate integralmente nel nostro nuovo articolo! 👇 📖

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Lefter Shomo

Redazione – Esistono intellettuali la cui vita e le cui opere sono destinate a diventare dei ponti invisibili, ma solidissimi, in grado di collegare popoli, culture e sensibilità apparentemente lontane. È questo il caso straordinario del professore, traduttore e poeta albanese Lefter Shomo (curato magnificamente in Italia dall’instancabile promotrice culturale Angela Kosta). La sua penna non si è limitata a scrivere versi intrisi di struggente malinconia e lucida speranza, ma ha svolto la sacra missione di traghettare le parole dei più grandi giganti della letteratura mondiale attraverso i confini geografici e linguistici del Mediterraneo.

Dalle aule di Delvina ai grandi poeti: la storia di Shomo

Nato nel lontano 1948 nella pittoresca e storica città di Delvina, in Albania, Lefter Shomo ha dimostrato fin da subito una mente poliedrica e curiosa. Dopo aver concluso con successo gli studi superiori, nel 1974 si è brillantemente laureato presso il rigido Istituto Agrario Statale Superiore. Ma la sua vera vocazione andava ben oltre i confini della scienza applicata. Spinto da una fame inesauribile di conoscenza, ha studiato intensamente fino a conseguire diplomi statali per l’insegnamento di tre lingue fondamentali per la cultura europea: il greco, l’italiano e il francese. Nel 1990 la sua carriera accademica è culminata con il conseguimento dell’ambitissimo titolo di “Candidato di Scienze”.

Il pioniere dell’italiano e la missione della traduzione

Shomo vanta un record culturale di inestimabile valore: è stato storicamente il primo professore ad aprire, nella città di Delvina, un regolare corso di lingua italiana (prima presso le scuole superiori e dal 1989 privatamente), diffondendo l’amore per la lingua di Dante in anni complessi per l’Albania. Questa sua profonda dimestichezza con le lingue straniere lo ha trasformato in un traduttore d’eccezione.

Lefter Shomo ha infatti tradotto nella sua lingua natia le poesie dei più celebri poeti albanesi (da Ismail Kadare a Dritëro Agolli). Ma il suo respiro è diventato internazionale quando ha cominciato a tradurre, dal greco, i versi di giganti e Premi Nobel come Giórgos Seféris, Odisseas Elýtis, Konstantinos Kavafis e Jannis Ritsos. Il legame con l’Italia, poi, è indissolubile: Shomo ha tradotto in raffinate edizioni bilingue (albanese-greco) le opere di mostri sacri della nostra letteratura quali Alda Merini, Gabriele d’Annunzio e Gianni Rodari. Attualmente sta ultimando la preparazione di due nuove, attesissime raccolte poetiche personali, una in lingua albanese e una in greco.

Vi proponiamo di seguito tre splendide liriche del poeta albanese, in cui l’introspezione psicologica si fonde con la magia della natura e la forza misteriosa dell’ispirazione artistica.

“Solitudine Innebriata”: il lamento muto di un’anima

In questa lirica, Shomo dialoga con la propria solitudine personificata. Non è una solitudine pacifica, ma vorace, padrona, capace di inebriarsi dei pensieri più intimi del poeta e di stringerlo come uno schiavo nei suoi artigli notturni.

Ma che strano stupore,
la mia solitudine matta
insiste forte questa serata…
Mi guarda di sghembo e tace.
Con il suo muto bisbiglio mi afferrò
come schiavo nei suoi artigli.

Pietà, o mio Signore.
Da me era saziata
ogni cosa che essa cercò le era donata.
Inebriata di vini
e dei miei pensieri intimi,
resta verso di me vorace.
Come mai non intende lasciarmi in pace?

“Nel giardino della Luna”: l’incanto di un amore

Una poesia intrisa di un romanticismo purissimo e quasi sognante. Lo sguardo dell’amata si trasforma in una bussola per navigare i cieli, mentre la luna (fiore celeste) si riflette negli occhi per compiere un rito magico fatto di petali e insonnia.

Distratto, sto ammirando le tue labbra…
Una brezza le sfiora
e, come le corde di una chitarra,
stanno vibrando melodie e canzoni conosciute.

Ti fisso negli occhi…
Mi perdo tra gli azzurri corridoi…
Mi affascino nel gioco misterioso dei sogni.

Levo le ancore verso i cieli,
avendo come bussola il tuo immenso sorriso.

Alla finestra, come una luna in fiore,
la Luna dei Fiori
si riflette dentro gli occhi tuoi,
li riempie di petali variopinti
e li cosparge con la mano della magia.

Stasera resterò insonne
nel giardino coltivato dei fiori della tua luna.

“Solitudine dell’estro”: il vulcano dei versi

Il momento sacro della creazione poetica. Shomo descrive il processo artistico come un parto, un vulcano lento che si prepara a esplodere. Un invito a non forzare le parole, lasciando che l’estro giovanile maturi fino a trasformarsi in una vibrante marcia di pace.

Sotto l’ombra palmata dei miei pensieri
sto origliando l’eco lieve del deserto.
Sogno l’aurora di una chiara meditazione…
Aspetto l’angoscioso pigolio dei versetti,
il placido flusso della mia solitudine aspetto,
che maturi l’estro vivo di fermentazione.

Dentro me dormono i mormorii del canto,
parole fiammanti di lava in letargia,
muti, sommessi, inespressi pensieri,
suoni futuri che nascono cantando,
casti gorgheggi nell’oro della nostalgia,
che spuntino fuori, giudizi sani e fieri.

Di buon’ora non sveglio i concetti infantili,
ancora in crescita come bozzoli di seta.
Esprimono respiri e sentimenti di speranza,
crescono dentro i progetti giovanili…
Nel vulcano dei canti, un’eruzione lenta,
atto amoroso del cuore che il mondo abbraccia.

Non svegliare senza garbo i miei mormorii acerbi,
trombe di gioia e marce dirette alla pace,
melodie dell’estro e di versi gridanti.
Non osare distruggere la faccia bella dei versi.
Il sospiro vago, diventato grido vivace,
scoppieranno rombi e lampi abbaglianti.

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Cultura

Berat e Montecilfone, un gemellaggio tra cultura, turismo e identità “Arbëreshe”

Un legame che nasce dalla storia comune e guarda al futuro attraverso cultura, turismo, economia e valorizzazione della lingua arbëreshe. È questo il significato del gemellaggio tra la città albanese di Berat e il Comune molisano di Montecilfone, al centro dell’intervista realizzata per Radio Radicale con il sindaco di Berat Ervin Ceca.

Il percorso che ha portato al gemellaggio è iniziato quasi un anno fa, con la firma del primo protocollo ad Acquaviva Collecroce, e si è concluso nei giorni scorsi a Montecilfone. Un passaggio che, nelle intenzioni delle due amministrazioni, non dovrà rimanere un semplice atto istituzionale, ma trasformarsi in una collaborazione concreta e duratura.

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Ervin-Ceca-Artur-Nura

Redazione-  Un legame che nasce dalla storia comune e guarda al futuro attraverso cultura, turismo, economia e valorizzazione della lingua arbëreshe. È questo il significato del gemellaggio tra la città albanese di Berat e il Comune molisano di Montecilfone, al centro dell’intervista realizzata per Radio Radicale con il sindaco di Berat Ervin Ceca.

Il percorso che ha portato al gemellaggio è iniziato quasi un anno fa, con la firma del primo protocollo ad Acquaviva Collecroce, e si è concluso nei giorni scorsi a Montecilfone. Un passaggio che, nelle intenzioni delle due amministrazioni, non dovrà rimanere un semplice atto istituzionale, ma trasformarsi in una collaborazione concreta e duratura.

«Vogliamo che questo gemellaggio non rimanga solamente un atto sulla carta», ha spiegato il sindaco di Berat, sottolineando l’importanza di sviluppare nel tempo scambi culturali, economici e turistici tra le due comunità.

Dall’olio al vino, le economie locali come ponte tra Albania e Italia

Uno dei punti di contatto più evidenti tra Berat e Montecilfone riguarda l’economia locale. Entrambe le realtà hanno una forte tradizione agricola e stanno puntando sempre di più sul turismo.

L’olio d’oliva e il vino rappresentano due produzioni particolarmente importanti per Berat. La città albanese può contare infatti su una significativa concentrazione di vigneti e cantine, alcune delle quali figurano tra le realtà più importanti del settore in Albania.

Il gemellaggio potrebbe quindi diventare anche un’occasione per favorire la conoscenza reciproca delle produzioni locali, creare nuove opportunità commerciali e mettere in contatto imprese e operatori dei due territori.

Berat, patrimonio UNESCO e destinazione turistica in crescita

Durante l’intervista è stato dedicato ampio spazio anche alle potenzialità turistiche di Berat, una delle città storiche più importanti dell’Albania e patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Con una storia che affonda le proprie radici in oltre duemila anni di civiltà, Berat sta vivendo negli ultimi anni una forte crescita del turismo. Secondo quanto riferito dal sindaco, la città ha registrato quasi un milione di visitatori nell’ultimo anno, distribuiti non soltanto nei mesi della stagione estiva, ma durante tutto l’arco dell’anno.

Una crescita che rappresenta allo stesso tempo una grande opportunità e una sfida per l’amministrazione locale.

La strategia turistica punta innanzitutto sulla valorizzazione del patrimonio storico e culturale, ma anche sulle risorse naturalistiche del territorio. Berat è infatti circondata da paesaggi di grande interesse, tra cui i canyon del fiume Osum e il monte Tomorr.

«Berat non è solo una semplice visita, ma è un’esperienza da vivere», ha sottolineato il sindaco, invitando i turisti italiani a scoprire la città.

Un invito reso ancora più significativo dalla posizione strategica di Berat, che si trova a circa un’ora dall’aeroporto internazionale di Rinas e dal porto di Durazzo. Anche l’apertura dell’aeroporto di Valona, prevista nei prossimi anni, potrebbe contribuire a rendere ancora più semplice l’accesso alla regione.

Il Festival del Vino e il prossimo appuntamento di ottobre

Il prossimo appuntamento importante nel calendario della città sarà il Festival del Vino, previsto per la prima settimana di ottobre.

Si tratta di uno degli eventi annuali più importanti di Berat, con la partecipazione di numerose cantine e un concorso dedicato alla produzione vinicola. All’iniziativa partecipano da alcuni anni anche cantine arbëreshe provenienti dall’Italia.

Proprio in occasione del Festival è previsto un nuovo momento di incontro tra le delegazioni di Berat e Montecilfone, con la possibile partecipazione di rappresentanti istituzionali e operatori economici italiani.

L’appuntamento potrebbe quindi rappresentare un ulteriore passo nel percorso avviato con il gemellaggio, trasformando le relazioni istituzionali in occasioni concrete di collaborazione.

La lingua arbëreshe al centro della collaborazione

Tra i temi più significativi emersi nell’intervista c’è anche quello della tutela della lingua arbëreshe.

La visita a Montecilfone ha permesso alla delegazione di Berat di entrare in contatto diretto con una comunità che, nonostante il passare dei secoli, conserva ancora l’antica lingua di origine albanese.

Per il sindaco di Berat, la tutela di questo patrimonio rappresenta una responsabilità condivisa. Le due amministrazioni stanno infatti valutando la possibilità di sviluppare programmi di scambio tra scuole, associazioni e comunità, con l’obiettivo di rafforzare non soltanto i rapporti turistici ed economici, ma anche quelli culturali e linguistici.

«L’arbëresh è un’identità che è stata conservata per secoli e dobbiamo fare di tutto affinché questa identità non muoia», ha affermato il sindaco, definendo la conservazione della lingua una priorità per le generazioni future.

Un ponte tra le due sponde dell’Adriatico

Il gemellaggio tra Berat e Montecilfone si inserisce così in un rapporto più ampio tra Albania e Italia, fatto di storia, migrazioni, cultura e legami umani.

Da una parte c’è Berat, città simbolo della storia e della cultura albanese, oggi in forte crescita sul piano turistico. Dall’altra Montecilfone, piccolo centro del Molise che conserva una parte importante dell’identità arbëreshe.

Due comunità diverse per dimensioni e caratteristiche, ma unite da una storia comune e dalla volontà di trasformare le proprie radici in una nuova opportunità di collaborazione.

Il prossimo appuntamento di ottobre, con il Festival del Vino di Berat, sarà dunque un’occasione per rafforzare ulteriormente questo ponte tra Italia e Albania e per dare al gemellaggio un significato concreto, fatto non solo di cerimonie istituzionali, ma di persone, cultura, turismo, economia e lingua.

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Cultura

“Indipendenti, Ribelli e Mistici”: a Ripatransone la cultura si fa incontro. Il 20 agosto Raffaella Nova Santagostino racconta le donne ribelli del Novecento

L’arte e la cultura si fondono a Ripatransone! 🎨 📖 Giovedì 20 agosto alle ore 19:00, lo Studio d’Arte del maestro Mario Vespasiani aprirà nuovamente le sue porte per il secondo, attesissimo appuntamento della sesta edizione della rassegna culturale “Indipendenti, Ribelli e Mistici”. Ospite speciale della serata sarà la raffinata studiosa Raffaella Nova Santagostino, che ci guiderà in un viaggio affascinante tra Psichiatria e Letteratura tra ‘800 e ‘900. Scopriremo le storie vere e toccanti di Colomba, Costanza e Bromelia: tre donne eccezionali e ribelli che ebbero il coraggio di sfidare a testa alta le rigide regole dell’aristocrazia fiorentina! Un appuntamento culturale di altissimo spessore in uno dei salotti intellettuali più stimolanti d’Italia. L’ingresso è gratuito ma la prenotazione è obbligatoria. Leggete tutti i dettagli, l’indirizzo e il numero da chiamare nel nostro articolo! 👇 🎭

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Locandina Evento Ripatransone

Ripatransone – Esiste ancora uno spazio fisico e mentale dove la cultura non sia un prodotto da consumare in fretta, ma un luogo di incontro autentico, di scontro intellettuale sano e di profondo arricchimento umano? La risposta è sì, e si trova nel cuore del borgo marchigiano di Ripatransone (Ascoli Piceno). Dopo lo straordinario successo di pubblico e di critica registrato durante l’incontro inaugurale con il dottor Michel Mallard (il cui intervento, visto l’altissimo gradimento, sarà eccezionalmente replicato il prossimo primo settembre), la sesta attesissima edizione della rassegna culturale “Indipendenti, Ribelli e Mistici” prosegue il suo affascinante viaggio di esplorazione nel cuore del pensiero contemporaneo.

Il salotto visionario ideato da Mario Vespasiani e dalla musa Mara

Nata dall’intuizione visionaria dell’acclamato artista italiano Mario Vespasiani e della sua insostituibile compagna e musa Mara, la manifestazione si è ormai consolidata come una delle oasi intellettuali più vivaci e originali del panorama nazionale. Il secondo, imperdibile appuntamento in cartellone è fissato per giovedì 20 agosto 2026, alle ore 19:00. L’evento avrà luogo nella suggestiva cornice dello Studio d’Arte di Ripatransone e vedrà come protagonista indiscussa la raffinata scrittrice, ricercatrice e studiosa Raffaella Nova Santagostino.

Memoria e psichiatria: le donne ribelli del Novecento fiorentino

Il valore del dialogo e l’importanza vitale della riscoperta storica troveranno piena e sublime espressione nell’incontro con Raffaella Nova Santagostino, un appuntamento che promette di intrecciare a doppio filo i grandi eventi della Storia italiana con vicende umane private, intense e profondamente toccanti. Il fil rouge della serata sarà un’affascinante area d’indagine situata al crocevia tra la psichiatria e la grande letteratura.

La riflessione della studiosa toccherà infatti temi di altissimo spessore emotivo e sociale. Partendo da una singolare esperienza personale e familiare, l’autrice ha saputo dare vita a un’opera letteraria coraggiosa che unisce, come i fili di un prezioso arazzo antico, i complessi anni della formazione del Regno d’Italia, l’oscura e tormentata evoluzione della psichiatria clinica tra l’Ottocento e il Novecento, e le vite vere di tre giovani donne eccezionali: Colomba, Costanza e Bromelia. Tre figure storiche coraggiose e profondamente ribelli, capaci di opporsi con la forza dell’intelletto e dello spirito alle rigidissime, asfissianti tradizioni imposte dall’aristocrazia fiorentina dell’epoca. Un’occasione davvero preziosa per il pubblico per riflettere sul peso del passato e comprendere meglio e più a fondo le radici sociali del nostro turbolento presente.

Un manifesto contro l’omologazione del pensiero moderno

Nata con l’intento primario di creare un luogo di confronto libero e senza filtri tra persone, idee e discipline differenti, la rassegna “Indipendenti, Ribelli e Mistici” è diventata negli anni un manifesto filosofico. Il nome stesso della kermesse, d’altronde, racchiude un’intera e precisa visione del mondo: indipendente rispetto ai noiosi percorsi culturali prestabiliti e commerciali; ribelle nei confronti della dilagante omologazione del pensiero unico; e mistica, intesa come l’insopprimibile capacità dell’essere umano di cercare incessantemente, attraverso gli strumenti della conoscenza, tutto ciò che si nasconde oltre la fredda superficie delle cose.

In un’epoca in cui il dibattito culturale tende purtroppo a frammentarsi in ambiti gelosamente chiusi, specialistici e inaccessibili ai più, questa manifestazione sceglie con coraggio la via maestra dell’eterogeneità, mettendo in relazione circolare mondi solo apparentemente lontani come l’arte visiva, la scienza, la storia patria e la spiritualità dell’individuo.

L’arte come spazio aperto e crescita collettiva

La scelta di ambientare questi incontri all’interno dello Studio d’Arte di Mario Vespasiani non fa che amplificare ulteriormente il valore semantico di questa operazione: lo spazio creativo, per il maestro marchigiano, non è e non deve essere soltanto un luogo intimo e solitario di produzione artistica. Al contrario, si apre totalmente alla comunità, diventando un vero e proprio magnete, un attrattore di menti brillanti, creativi, ricercatori e personalità di spicco del pensiero contemporaneo. In questo perimetro sacro, il pubblico non si limita mai a essere uno spettatore passivo o annoiato, ma è chiamato a diventare parte vitale e attiva di un magico processo di condivisione delle idee e di crescita collettiva.

Informazioni e contatti per partecipare

  • Evento: Sesta edizione “Indipendenti, Ribelli e Mistici”
  • Ospite d’onore: Raffaella Nova Santagostino (scrittrice e studiosa)
  • Area d’indagine: Psichiatria e letteratura – “Donne ribelli del ‘900”
  • Quando: Giovedì 20 agosto 2026, ore 19:00
  • Dove: Studio d’Arte Mario Vespasiani – Corso Vittorio Emanuele II, 32-34 – Ripatransone (AP)
  • Ingresso: Gratuito, ma con prenotazione obbligatoria tramite messaggio WhatsApp o SMS al numero 333.6361829.
  • Info web: www.mariovespasiani.it

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