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Lifestyle

Dalle pagine allo schermo: quando libri e videogiochi si incontrano

La narrazione cambia linguaggio, ma non perde la sua capacità di emozionare. Un ponte tra lettura, tecnologia e nuove generazioni. C’era un tempo in cui leggere un libro significava soprattutto sedersi, aprire una copertina e lasciarsi accompagnare dalle parole. Oggi, invece, le storie possono essere vissute in moltissimi modi: attraverso un romanzo, un film, una serie televisiva, un audiolibro e anche un videogioco.

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Alberto Raffaelli

Redazione-  La narrazione cambia linguaggio, ma non perde la sua capacità di emozionare. Un ponte tra lettura, tecnologia e nuove generazioni. C’era un tempo in cui leggere un libro significava soprattutto sedersi, aprire una copertina e lasciarsi accompagnare dalle parole. Oggi, invece, le storie possono essere vissute in moltissimi modi: attraverso un romanzo, un film, una serie televisiva, un audiolibro e anche un videogioco.

Ed è proprio dall’incontro tra libri e videogiochi che nasce una delle riflessioni culturali più interessanti del nostro tempo: cosa succede quando una storia smette di essere soltanto letta e diventa anche un’esperienza da vivere?

Il videogioco, soprattutto nelle sue forme narrative più evolute, non è più soltanto una sfida fatta di livelli, punti e obiettivi. Può contenere personaggi complessi, dialoghi, ambientazioni, dilemmi e percorsi narrativi capaci di coinvolgere emotivamente il giocatore. Il libro, dal canto suo, continua a offrire qualcosa di insostituibile: la possibilità di costruire nella propria mente luoghi, volti e atmosfere attraverso l’immaginazione.

Sono dunque due mondi destinati a combattersi? Probabilmente no. Possono, invece, incontrarsi.

Per i ragazzi questa contaminazione può rappresentare un’opportunità. Un giovane che si appassiona alla storia di un personaggio attraverso un videogioco potrebbe essere incuriosito dalla sua origine letteraria, oppure scoprire il piacere di leggere dopo essersi avvicinato a un determinato universo narrativo attraverso altri linguaggi.

E per le famiglie ciò può diventare l’occasione per superare una contrapposizione spesso troppo semplice: “libro buono, videogioco cattivo”. La vera questione non dovrebbe essere soltanto quale mezzo utilizziamo, ma che cosa ci racconta e come lo utilizziamo: un libro può aprire una finestra sull’immaginazione, un videogioco può permettere di attraversarla.

La differenza sta anche nel ruolo del pubblico. Il lettore interpreta la storia attraverso le parole dell’autore; il giocatore, in molti casi, è chiamato a compiere delle scelte, a esplorare, a prendere decisioni. La narrazione diventa così più interattiva e può trasformarsi in un’esperienza personale.

In questo scenario assume particolare significato anche il lavoro di Alberto Raffaelli, ideatore e curatore di Segnalazioni Letterarie, realtà nata per la divulgazione libraria web e oggi attiva attraverso una community presente su tutti i social principali (la casa madre è su Facebook: https://www.facebook.com/groups/segnalazioniletterarie/?ref=bookmarks). La sua esperienza dimostra quanto sia importante osservare la letteratura non come un mondo chiuso, ma come un universo capace di dialogare con la società e con i suoi cambiamenti.

Raffaelli appare, in questo senso, particolarmente attento alle evoluzioni della società contemporanea. Lo sguardo al progresso tecnologico non significa abbandonare il libro per inseguire ogni novità, ma comprendere che il modo in cui le persone si avvicinano alle storie sta cambiando. Ne è un indizio pure l’attenzione che la stessa Segnalazioni Letterarie sta dedicando ai nuovi linguaggi digitali e ai temi legati alla trasformazione dei canali culturali.

E forse è proprio qui che risiede una delle sfide educative più intriganti del nostro tempo: non chiedere ai ragazzi di scegliere tra carta e tecnologia, ma insegnare loro a utilizzare entrambi gli strumenti con curiosità, consapevolezza e senso critico, quando non in collaborazione.

Perché una buona storia resta una buona storia, indipendentemente dal mezzo attraverso cui arriva. Può essere stampata su tot pagine, raccontata attraverso uno schermo oppure trasformata in un mondo nel quale entrare e muoversi.

E anche la cultura, in fondo, non è immobile. Cambia forma, muta i linguaggi, incontra nuove generazioni. Conserva però la sua funzione più importante: farci immaginare ciò che ancora non conosciamo e aiutarci a comprendere un po’ meglio ciò che siamo.

E forse il futuro non sarà quello in cui i videogiochi sostituiranno i libri, né quello in cui i libri dovranno difendersi dai videogiochi. Sarà un avvenire nel quale le pagine e i pixel potranno finalmente raccontare insieme la stessa, inesauribile voglia dell’essere umano di vivere storie.

Libri

DALLE PAGINE AL VIDEOGIOCO: HARRY POTTER E LA MAGIA DI UNA STORIA CHE UNISCE GENERAZIONI

Intervista ad Alberto Raffaelli di Segnalazioni Letterarie

Alberto, partiamo da una storia che ha conquistato ormai intere generazioni: Harry Potter. Che cosa accade quando un universo dalle pagine di un libro arriva nel mondo dei videogiochi?

Accade qualcosa di straordinario: la storia cambia linguaggio senza perdere la propria identità. Harry Potter è nato come esperienza letteraria, capace di far viaggiare l’immaginazione attraverso le parole, ma il mondo magico che descrive si presta facilmente all’esplorazione e all’interazione. Si tratta di un caso ormai canonico in cui i videogiochi hanno permesso ai lettori di trasformarsi, almeno idealmente, da spettatori della storia a protagonisti di una nuova avventura. È proprio questa capacità di evolversi che rende il fenomeno particolarmente interessante.

Possiamo quindi parlare di un vero ponte tra lettura e videogiochi?

Assolutamente sì. E ha tutti i presupposti per essere un ponte particolarmente importante per le nuove generazioni. Un ragazzo può arrivare alla storia attraverso i videogiochi e, successivamente,  incuriosirsi verso i libri che li ispirano. Oppure può fare il percorso contrario: prima leggere e poi desiderare di entrare fisicamente, attraverso lo schermo, in quell’universo che ha già immaginato. Non vedo necessariamente una contrapposizione tra i due strumenti, bensì due modalità differenti di vivere una storia. L’importante è non avere pregiudizi su quest’argomento.

Harry Potter è riuscito a coinvolgere bambini, ragazzi e adulti. È questo uno degli aspetti più interessanti?

Sicuramente. È una storia che ha attraversato il tempo e le generazioni. Ci sono adulti che hanno letto i primi libri quando erano ragazzi e oggi condividono quell’universo con i propri figli. E il videogioco aggiunge un ulteriore elemento di condivisione. Può diventare un’occasione per parlare di libri, personaggi, valori, fantasia e creatività. In una famiglia, persino una partita può trasformarsi in una conversazione.

Pensiamo a Hogwarts Legacy. È corretto considerarlo una trasposizione dei romanzi?

No, ed è importante chiarirlo. Hogwarts Legacy non è un adattamento diretto dei libri o dei film. È ambientato nel mondo magico nel 1800, molto prima delle vicende di Harry, Hermione e Ron, e propone una storia originale nella quale il giocatore può creare il proprio personaggio e vivere la propria esperienza a Hogwarts.

Quindi si può dire che nei “videogiochi letterari” il giocatore diventa autore della propria esperienza?

Esattamente. Ed è forse questa la grande differenza rispetto alla lettura tradizionale. Nel libro l’autore ci conduce attraverso una storia; nel videogioco possiamo essere chiamati a esplorare, decidere, risolvere problemi e costruire il nostro percorso. In Hogwarts Legacy, per esempio, si può scegliere la propria Casa, imparare incantesimi, preparare pozioni, esplorare Hogwarts e sviluppare amicizie.

 

Ma allora il videogioco può essere considerato cultura?

Credo che dobbiamo superare alcune vecchie categorie. Cultura significa anche comprendere i linguaggi attraverso i quali una società racconta se stessa. Naturalmente bisogna distinguere un prodotto di qualità da uno privo di contenuti, esattamente come facciamo con i libri, ma un videogioco narrativo può stimolare fantasia, attenzione, capacità decisionale e curiosità. Non dobbiamo demonizzare la tecnologia: dobbiamo insegnare a utilizzarla con consapevolezza.

E quale ruolo possono avere i genitori?

Un ruolo fondamentale. Credo sia molto più utile accompagnare i ragazzi che imporre loro una contrapposizione. Un genitore può chiedere: “Quale personaggio ti piace?”, “Perché hai scelto quella Casa?”, “Conosci il libro da cui nasce questo universo?”. Da una semplice esperienza videoludica può nascere così un dialogo culturale. E magari anche la voglia di aprire un libro.

È proprio qui che libri e videogiochi possono diventare un binomio efficace?

Sì, perché coniugano piaceri differenti. Il piacere della lettura è legato all’immaginazione, alla parola e alla costruzione mentale della storia. Il videogioco aggiunge esplorazione, interazione e partecipazione. Non necessariamente uno deve sostituire l’altro. Possono completarsi.

Lei, attraverso Segnalazioni Letterarie, osserva da vicino l’evoluzione del mondo culturale, e dei libri in particolare. Quanto è importante essere aggiornati sui nuovi linguaggi?

È indispensabile. Una realtà culturale che vuole parlare alle persone non può guardare soltanto al passato. Deve conoscere il presente e provare a intuire il futuro. La letteratura continua ad avere un ruolo straordinario, ma come dialoga ormai tradizionalmente con cinema e televisione non deve esimersi dal farlo anche con videogiochi, social network e nuovi strumenti digitali. A Segnalazioni Letterarie crediamo molto nella contaminazione.

 

Quindi, Alberto, se dovesse riassumere in una frase il rapporto tra libri e videogiochi?

Direi questo: non sono due mondi che devono contendersi il pubblico, ma due porte differenti attraverso le quali possiamo entrare nello stesso meraviglioso universo dell’immaginazione. Un libro può accendere la fantasia, un videogioco può darle movimento. E quando questi due piaceri si incontrano, possono nascere nuove forme di cultura, condivisione e divertimento per ragazzi, adulti e famiglie.

 

E forse è questa la vera magia?

Sì. Perché la magia più grande non è quella che vediamo sullo schermo. È quella che riesce ancora a farci desiderare di aprire una pagina, impugnare un controller e, soprattutto, continuare a sognare.

 

Libro

In fondo, dunque, libri e videogiochi non parlano due lingue così diverse come potremmo pensare. Entrambi partono da una storia e arrivano alla cosa più preziosa che possediamo: la capacità di immaginare.

Harry Potter ne è un esempio emblematico: una generazione lo ha conosciuto sfogliando le pagine, un’altra lo ha esplorato attraverso lo schermo, e oggi ragazzi, genitori e adulti possono ritrovarsi nello stesso universo fantastico anche con i videogiochi, condividendo emozioni e ricordi.

È forse questo il vero valore della contaminazione tra letteratura e tecnologia: non sostituire il vecchio con il nuovo, ma permettere a linguaggi diversi di incontrarsi e arricchirsi reciprocamente. Perché una buona storia non appartiene a un’età, a un formato o a una tecnologia. Appartiene a chi, aprendola — su una pagina o davanti a uno schermo — trova ancora un motivo per meravigliarsi. E se un libro insegna a sognare e un videogioco insegna a esplorare quel sogno, allora il loro incontro può davvero diventare un binomio efficace: due piaceri differenti, un’unica grande passione per le storie.

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Lifestyle

L’intervista con il Presidente dell’Unione degli Scrittori Xoreani, dott. Kang Byeong-Cheol

La poesia compie un miracolo e unisce l’Italia alla Corea del Sud! 🇮🇹❤️🇰🇷 Lo straordinario incontro culturale tra il Dott. Kang Byeong-Cheol, presidente degli scrittori coreani, e l’editrice Angela Kosta. 📝✨ Dalle sofferenze della povertà giovanile fino al tetto del mondo letterario, una storia commovente di riscatto, traduzioni storiche e libri che superano ogni barriera geografica per salvare l’anima delle persone. Un legame magnifico che fa bene al cuore. Leggi qui l’intervista esclusiva e lasciati trasportare da questa magia universale! 👇

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dott. Kang Byeong-Cheol

Roma – Esistono parole capaci di compiere viaggi straordinari, di attraversare i continenti, di sorvolare gli oceani e di depositarsi dolcemente nell’anima di chi si trova dall’altra parte del mondo, parlando l’unica lingua universale che l’essere umano possiede: quella della bellezza e dei sentimenti puri. L’intervista esclusiva realizzata dalla stimata editrice, poetessa e traduttrice Angela Kosta al Dottor Kang Byeong-Cheol, celebre Presidente dell’Unione degli Scrittori Coreani all’Estero, si configura come un evento culturale di assoluto rilievo internazionale. Non ci troviamo di fronte a un semplice scambio di battute di circostanza, ma a un dialogo denso di pathos, umanità e profonda gratitudine, che svela al pubblico la nascita di un ponte artistico senza precedenti tra la Corea del Sud, l’Italia e l’Europa intera.

Il Dottor Kang Byeong-Cheol, figura monumentale della letteratura asiatica contemporanea, è stato recentemente insignito del prestigioso premio internazionale “The International Best Poets & Translators” e scelto come personaggio di copertina della rivista globale The Lanterns Poetry Global. Un riconoscimento immenso che incoraggia il suo percorso di poeta, scrittore e traduttore, costantemente impegnato nel dimostrare come l’arte non conosca barriere geografiche, tradizioni blindate o costumi insuperabili. La poesia, nella visione dell’intellettuale coreano, nasce in un idioma specifico ma appartiene di diritto all’umanità intera, agendo come uno strumento formidabile per edificare connessioni autentiche tra nazioni e sensibilità apparentemente distanti.

Ci racconta della sua importante nomina e del prestigioso riconoscimento ricevuto come miglior traduttore. Qual è stato il percorso che l’ha condotto a questo riconoscimento?

Ho ricevuto il riconoscimento “PRIZES 2023: The International Best Poets & Translators”, conferito dall’International Poetry Translation and Research Centre e dal Journal of Rendition of International Poetry (multilingue), con il sostegno del Consiglio di amministrazione della World Union of Poetry Magazines.

Sono entrato a far parte della World Union of Poetry Magazines (WUPM), dove importanti poeti condividono le proprie opere. Inoltre, ho avuto l’opportunità di pubblicare le mie poesie nel numero 110 della rivista Rendition of International Poetry Quarterly.

È stato scelto come Personaggio del Mese e protagonista della copertina di THE LANTERNS POETRY GLOBAL. Che cosa ha rappresentato per Lei questo importante riconoscimento e quanto ritiene che iniziative di questo tipo siano importanti per promuovere la poesia e creare un dialogo culturale tra la Corea del Sud e il resto del mondo?

Sono stato molto onorato di essere scelto come “Personaggio del Mese” e protagonista della copertina di THE LANTERNS POETRY GLOBAL. Per me è stato un riconoscimento significativo, non soltanto sul piano personale e letterario, ma anche come testimonianza del dialogo culturale che la poesia può creare oltre confini, tradizioni e costumi.

Essere presentato in copertina da una rivista internazionale significa avere l’opportunità di far conoscere il proprio percorso, la propria poesia e la propria visione del mondo a un pubblico più ampio. La mia attività, infatti, non si limita alla scrittura: sono poeta, scrittore e traduttore e considero la letteratura uno strumento fondamentale per mettere in comunicazione popoli e culture diverse da ogni angolo del mondo.

Ho particolarmente apprezzato l’attenzione riservata al mio lavoro da THE LANTERNS POETRY GLOBAL, dall’editrice Angela Kosta e dalla sua direzione editoriale. Questo riconoscimento rappresenta per me un incoraggiamento a continuare il mio percorso letterario e, soprattutto, a rafforzare gli scambi culturali tra la Corea del Sud e il resto del mondo.

La poesia non conosce barriere: nasce in una lingua, ma può appartenere a tutti. È proprio attraverso queste occasioni che possiamo costruire ponti autentici tra persone, Paesi e sensibilità differenti.

Desidero inoltre informare i lettori che la mia collaborazione con Angela Kosta è nata alcuni anni fa attraverso la poesia e, nel tempo, si è trasformata in un autentico rapporto di stima, amicizia e collaborazione culturale.

Angela Kosta ha dimostrato un sincero amore per la Corea del Sud, per la cultura e per la letteratura del mio Paese. Il suo impegno nel tradurre centinaia di autori coreani, presentare e promuovere la nostra poesia in Albania, in Italia e a livello internazionale è stato profondamente apprezzato. Per questo motivo, molti lettori e autori coreani la considerano non solo un angelo e messaggera promotrice culturale ma anche una vera ambasciatrice della nostra letteratura.

Attualmente, Angela ricopre anche il ruolo di vicepresidente dell’Associazione degli Scrittori e Poeti Coreani all’Estero, un incarico che testimonia la fiducia e la stima che ha saputo conquistare grazie al suo instancabile lavoro di promozione della letteratura coreana.

Grazie al suo impegno, numerosi nostri scrittori, poeti e artisti hanno avuto l’opportunità di essere tradotti e pubblicati in oltre quarantacinque riviste cartacee e online in diverse parti del mondo. Tra queste figura anche la sua prestigiosa rivista cartacea THE NUANCES ON THE PANORAMIC CANVAS, dove trovano spazio artisti coreani e le loro opere, contribuendo così a far conoscere la creatività e la cultura coreana a un pubblico ampio internazionale.

La sua attività editoriale e culturale, sempre improntata alla collaborazione, è davvero sorprendente. Angela Kosta ha saputo aprire finestre e creare nuovi orizzonti per la letteratura e l’arte coreana (e non solo), in tutti i continenti.

Per questo considero la nostra collaborazione non soltanto un rapporto professionale, ma un vero incontro umano e culturale, nato dalla poesia e cresciuto attraverso la reciproca fiducia e la comune volontà di costruire ponti tra la Corea e il mondo.

Inoltre, da parte mia, ho avuto il piacere e l’onore di tradurre e pubblicare in Corea del Sud alcune delle sue opere poetiche, contribuendo così a far conoscere la sua voce e la sua sensibilità ai lettori coreani. Una raccolta è stata pubblicata interamente in lingua coreana, mentre un’altra è stata realizzata in edizione bilingue inglese-coreano. I suoi libri sono distribuiti nelle librerie, nelle biblioteche e nelle scuole di tutto il territorio della Corea del Sud, offrendo così a un pubblico sempre più ampio l’opportunità di conoscere la sua poesia.

Desidero inoltre rivolgere un sentito ringraziamento all’editrice Yang Geum-Hee, il cui prezioso impegno ha contribuito a rendere possibile questo importante progetto editoriale e culturale.

Credo che il nostro rapporto rappresenti un esempio concreto di come la letteratura possa superare le distanze linguistiche e geografiche. Angela Kosta porta la poesia coreana in Italia e nel panorama internazionale, mentre io ho avuto l’opportunità di portare la sua poesia e a suoi amici poeti europei al pubblico coreano. È uno scambio reciproco, fondato sulla cultura, sulla poesia e sulla volontà comune di costruire ponti tra i nostri Paesi.

Sono convinto che, quando la letteratura viene condivisa con passione e sincerità, possa diventare uno degli strumenti più autentici per avvicinare popoli, culture e persone.

La ringrazio tantissimo… Qual è il messaggio principale che desidera comunicare attraverso la sua scrittura?

Cerco di comprendere la coesistenza armoniosa tra l’essere umano e la natura e di cogliere il significato dei cicli della vita. Attraverso questo percorso, desidero trovare la bellezza ed esprimere, attraverso la poesia, il profondo viaggio delle emozioni.

Qual è stata la sfida più grande che ha affrontato nella sua carriera giornalistica o letteraria e come è riuscito a superarla?

Fin da giovane sapevo di avere una certa predisposizione per la letteratura e provavo una grande gioia nella lettura e nella scrittura. Tuttavia, quando ero giovane, le difficoltà economiche rendevano difficile trovare il tempo da dedicare alla scrittura. Ho lavorato duramente per uscire dalla povertà.

Oggi posso scrivere con maggiore serenità e collaboro con rubriche e articoli su cinque quotidiani.

Può raccontarci un’esperienza significativa o un momento che l’ha particolarmente ispirata nel suo percorso letterario e nella sua attività di promozione culturale?

Di solito, quando scrivo poesie o racconti brevi, non sono completamente soddisfatto del risultato. Tuttavia, a volte mi capita di vivere un’esperienza simile a un “incubo creativo”: riuscire a creare qualcosa di straordinariamente bello. Quando accade, questo mi riempie di fiducia.

Come descriverebbe il suo stile di scrittura?

Nel corso della vita quotidiana, quando vivo importanti cambiamenti emotivi, annoto parole o frasi che ritengo significative. In seguito, torno su quelle annotazioni e le utilizzo come punto di partenza per scrivere poesie o opere di narrativa.

Per me è un metodo estremamente efficace.

Qual è il suo processo creativo quando concepisce e scrive un’opera?

Parto dall’elaborazione di eventi significativi e sviluppo i personaggi e gli ambienti nei quali si svolge la storia. Quando scrivo poesia, mi concentro sugli elementi capaci di suscitare cambiamenti emotivi e cerco di esprimere il mio messaggio nel modo più chiaro possibile. Successivamente, arricchisco e impreziosisco le emozioni attraverso le parole.

C’è un artista o uno scrittore che ammira particolarmente o che ha influenzato il suo percorso?

Ammiro il famoso poeta taiwanese Lee Kuei-shien e desidero approfondire e apprendere il suo metodo di scrittura poetica.

Ha progetti futuri o nuove opere in cantiere di cui vorrebbe parlarci?

Desidero tradurre antologie di poeti taiwanesi e presentarli al pubblico coreano. Sto progettando di far conoscere in Corea le opere di cento poeti taiwanesi.

Quale consiglio darebbe a chi desidera intraprendere una carriera nella scrittura?

Sebbene le preferenze personali possano essere diverse, ritengo che per un poeta sia molto utile confrontarsi e interagire ampiamente con scrittori e poeti con i quali condividere temi e interessi comuni.

Questo tipo di confronto può contribuire a costruire la propria reputazione come poeta.

C’è qualcos’altro che desidera condividere con i lettori o che vorrebbe sottolineare?

Penso che leggere poesia sia come assaggiare frutti tropicali. Si possono sperimentare sapori diversi e alcuni frutti possono non incontrare i nostri gusti o le nostre preferenze estetiche. Tuttavia, quegli stessi frutti possono piacere molto ad altre persone.

La poesia è così: ciò che non emoziona una persona può emozionarne profondamente un’altra.

BIOGRAFIA

Il Dott. Kang Byeong-Cheol è scrittore, poeta, traduttore e studioso coreano, in possesso di un dottorato di ricerca in Scienze Politiche. Nato a Jeju City, in Corea del Sud, ha intrapreso il suo percorso letterario nel 1993, dando inizio a una produzione che, nel corso degli anni, ha abbracciato diversi generi e ambiti della cultura e della letteratura.

La sua esperienza nella scrittura è iniziata quando aveva ventinove anni, con la pubblicazione del suo primo racconto, intitolato Song of Shuba. Da quel momento, la sua attività letteraria si è sviluppata progressivamente, portandolo alla pubblicazione di numerose opere e all’ottenimento di importanti riconoscimenti nel panorama letterario.

Nel 2005 ha pubblicato una raccolta di racconti, consolidando ulteriormente il proprio percorso come autore. Nel corso della sua carriera ha ricevuto quattro premi letterari e ha pubblicato più di otto libri, distinguendosi per una produzione caratterizzata da molteplici interessi e da un costante impegno nella scrittura e nella diffusione della cultura letteraria.

Accanto alla sua attività di scrittore e poeta, il Dott. Kang Byeong-Cheol ha sviluppato un significativo percorso nel campo della traduzione e della letteratura internazionale. La sua attività testimonia infatti un forte interesse per il dialogo tra culture, per la conoscenza reciproca tra i popoli e per la diffusione della letteratura oltre i confini nazionali.

Dal 2009 al 2014 è stato membro del Writers in Prison Committee (WiPC) di PEN International, organismo impegnato nella difesa della libertà di espressione degli scrittori e nella tutela degli autori perseguitati o imprigionati per le loro opere e per le loro idee. Questa esperienza ha rappresentato una parte importante del suo impegno nel mondo letterario internazionale.

Il suo percorso professionale si è inoltre intrecciato con importanti attività istituzionali e culturali. È Presidente fondatore della Korean Association of World Literature, contribuendo alla promozione della letteratura mondiale e alla costruzione di rapporti culturali tra scrittori provenienti da differenti Paesi.

Ha svolto anche attività giornalistica come editorialista presso JeminIlbo, quotidiano con sede a Jeju City, in Corea del Sud. Attraverso il giornalismo ha potuto affiancare alla produzione letteraria l’analisi e la riflessione su temi di carattere sociale, culturale e politico, mettendo a disposizione dei lettori la propria esperienza e la propria formazione accademica.

La sua preparazione nel campo delle Scienze Politiche e la sua attività letteraria rappresentano due dimensioni complementari del suo percorso. Da una parte, lo studio e la ricerca gli hanno permesso di approfondire le dinamiche politiche e sociali; dall’altra, la letteratura gli ha offerto uno spazio privilegiato per esplorare la condizione umana, le emozioni, la società e il rapporto tra l’individuo e il mondo.

Attualmente ricopre il ruolo di Vicepresidente del Korean Institute for Peace and Cooperation, proseguendo il proprio impegno nelle attività legate alla pace, alla cooperazione e al dialogo.

La figura del Dott. Kang Byeong-Cheol si colloca dunque all’incrocio tra letteratura, poesia, traduzione, giornalismo, ricerca accademica e impegno per la cooperazione internazionale. Il suo percorso testimonia una concezione della cultura come strumento di conoscenza, confronto e comunicazione tra persone e Paesi differenti.

Attraverso la scrittura e la traduzione, ha contribuito a creare ponti tra realtà culturali diverse, mentre attraverso il suo impegno nel campo della letteratura mondiale e della cooperazione ha continuato a promuovere il valore del dialogo e della comprensione reciproca.

La sua esperienza, sviluppatasi nel corso di diversi decenni, rappresenta così un percorso nel quale la letteratura non viene considerata soltanto come espressione artistica, ma anche come mezzo per osservare la società, comprendere l’essere umano e favorire l’incontro tra culture.

Con una produzione che comprende più di otto libri, quattro importanti riconoscimenti letterari e numerose esperienze nel campo della letteratura, del giornalismo, della traduzione e della cultura internazionale, il Dott. Kang Byeong-Cheol continua a dedicare il proprio lavoro alla scrittura e alla promozione del dialogo culturale.

Il suo percorso, nato a Jeju City e sviluppatosi attraverso la letteratura, la ricerca, il giornalismo e la cooperazione internazionale, rappresenta una testimonianza dell’importanza della cultura come spazio di incontro e di costruzione di relazioni tra persone e comunità.

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Lifestyle

Intervista di Monica Macchioni a Mario Michelangeli, gia’ Parlamentare della Repubblica

Dalle aule del Parlamento alla fantascienza per salvare il mondo! 🏛️🚀 L’ex deputato Mario Michelangeli si confessa a cuore aperto con Monica Macchioni: la nascita della sua saga “L’Uomo del Destino” e il finale shock di “Inverno Nucleare”. 💥🌌 Una riflessione potentissima, nata dalle radici del PCI di Berlinguer, che unisce fantapolitica, amore e un disperato grido contro la guerra. Una lettura che graffia la coscienza e fa battere il cuore. ❤️ Leggi qui per scoprire l’intervista integrale e i segreti di questo incredibile viaggio letterario! 👇

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Cover libro di Mario Michelangeli
Roma – Ci sono momenti in cui l’urgenza di raccontare il nostro tempo supera i confini della cronaca politica per farsi letteratura, visione, e monito disperato per il futuro dell’umanità. È questo il senso profondo e viscerale che attraversa la straordinaria intervista rilasciata da Mario Michelangeli, già stimato Parlamentare della Repubblica, alla giornalista Monica Macchioni. In un dialogo serrato, intimo e privo di qualsiasi filtro istituzionale, l’ex deputato si spoglia delle vecchie vesti politiche per presentare l’atto finale di un’impresa letteraria monumentale: la pubblicazione di “Inverno Nucleare”, il settimo capitolo che chiude la travolgente saga fantapolitica e distopica de “L’Uomo del Destino”. Un’opera coraggiosa, nata non per dare sfogo a una sterile fantasia, ma per lanciare un grido d’allarme contro i venti di guerra e le violenze che oggi rischiano di spingere il pianeta sull’orlo dell’autodistruzione.
Le parole di Michelangeli portano con sé il peso e la dignità di una storia personale importante. Uomo di sinistra, comunista cresciuto alla scuola del grande PCI di Enrico Berlinguer, l’autore ha riversato nelle oltre seicento pagine della sua epopea tutta l’esperienza maturata nei palazzi del potere e, soprattutto, l’immutata passione per la difesa degli ultimi. Dalla figura di un ex Presidente del Consiglio ridotto a barbone senza memoria tra le vie di una Roma stretta nella morsa di un colpo di stato fascista, fino alla rinascita plebiscitaria e alla conquista dello Spazio, la saga si configura come il manifesto di una rivoluzione democratica possibile. Un piano economico reale da mille miliardi di euro, capace di rivoltare l’Italia come un calzino, si fonde con una narrazione in cui la fantascienza diventa lo specchio deformante ma oggettivo delle nostre paure più attuali.
Ma oltre la fantapolitica, oltre lo spettro terrificante di diecimila testate nucleari pronte a incenerire la Terra in poche ore, l’intervista svela l’anima più autentica dello scrittore. Michelangeli confessa con toccante umiltà la solitudine di chi sceglie la via dell’autopubblicazione, distribuendo gratuitamente le sue copie cartacee ed ebook al di fuori dei grandi circuiti editoriali. Eppure, la sua non è una resa. È la rivendicazione fiera di un uomo guidato da due soli, immensi sentimenti: l’amore profondo per una donna e l’amore incondizionato per un genere umano che merita di essere salvato, a dispetto delle follie dei potenti. Leggi qui sotto l’intervista integrale, un viaggio straordinario dove la passione politica si fa poesia e la speranza rifiuta di spegnersi anche davanti all’inverno più buio. 👇

Mario buongiorno, abbiamo visto la pubblicazione del tuo ultimo libro “Inverno Nucleare” della serie l’Uomo del Destino. Sono sette libri di una saga, giusto?

Giusto. Inverno Nucleare è l’ultimo della serie che conclude una storia iniziata con un barbone senza memoria che si aggira per le vie di una Roma, dove al governo si è installata una giunta militare fascista. In realtà il barbone è l’ex Presidente del Consiglio dei Ministri che ha subito un attentato, preludio del colpo di stato, che ha sterminato la sua famiglia e il suo amico Presidente della Repubblica. Non si sa come si sia salvato, ma un evento particolare, legato al salvataggio di una donna, che diventerà il suo amore, rimette tutto in discussione. Gli torna la memoria e nel giro di pochi mesi organizza la Resistenza. Riconquista il potere e nelle elezioni immediatamente successive viene eletto con un plebiscito. I primi cinque libri raccontano una storia incredibile di come il nostro Paese viene rivoltato come un calzino da un’azione di Governo incisiva. È semplicemente la storia di una rivoluzione democratica che cambia radicalmente l’Italia. Ti cito solo i titoli: il Barbone, la Rivolta, la Vittoria, la Resistenza e il Presidente. Dopo il Barbone c’è un flashback che ripercorre l’accaduto, sino ad arrivare ad un Presidente che, dopo l’Italia, immagina un futuro per l’intera umanità. Da qui Odissea nello Spazio e Inverno Nucleare, gli ultimi due libri della saga.

Che succede in inverno nucleare?

Che l’umanità non apprende la lezione della storia. Nonostante il primo attacco nucleare sia stato scatenato da una cellula terroristica, le super potenze scatenano l’apocalisse incolpandosi a vicenda. In poche ore oltre diecimila testate nucleari esplodono in ogni parte del pianeta. Chi sopravvive al primo impatto, è destinato ad una morte atroce a causa delle radiazioni che nell’arco di pochi mesi avvolgono l’intero pianeta e distruggono ogni forma di vita…

Fantascienza, giusto?

Certo. Tutta la saga è una storia di fantapolitica e fantascienza, ma che ha delle basi oggettive nel nostro presente fatto di guerre e violenze che potrebbero provocare la scintilla di una guerra nucleare distruttiva per l’intera umanità. Mi auguro di no ovviamente, ma il pericolo è lì, nelle diecimila testate pronte a fare la loro parte all’occorrenza. Il nostro Uomo del Destino, che bada bene, è un uomo semplice con le giuste idee, ribalta tutto. Ad iniziare dall’Italia, che con un piano di mille miliardi cambia il volto del Paese. Dove reperisce mille miliardi? Scopritelo, e vi accorgerete che è un programma fattibile e realizzabile già a partire da oggi se qualcuno avesse il coraggio per farlo…

Un programma ambizioso. Quanto c’è di fantapolitica e realtà?

Entrambe certamente. Ma, come sai sono stato parlamentare e sono un uomo di sinistra, un comunista. Vengo dalla storia del grande PCI di Enrico Berlinguer, e qualche esperienza l’ho maturata. Il programma per quanto ambizioso e nel solco della fantapolitica, è fattibile. E lui lo rende reale, tanto da subire il colpo di stato. Vedi Monica, non ho scritto questa saga solo per dare libero sfogo alla mia fantasia, ma perché ho cercato di mettere nero su bianco un’ipotesi di cambiamento per tutti noi e per l’umanità intera, che si trova su un crinale molto rischioso, e che rischia di rivivere le tragedie del novecento moltiplicate all’ennesima potenza. È questa la motivazione che mi ha spinto ad immaginare una realtà diversa per quanto distopica. Ho lottato per tutta la vita per gli ultimi e affinché si costruisse un mondo migliore, ma le mie idee hanno subito una sconfitta storica e l’impotenza di poter continuare a farlo l’ho riversata in questa saga che leggeranno in pochi…

Che vuoi dire?

Che non ho editori e sponsor alle spalle. Solo il primo libro ha avuto un piccolo successo. La verità è che mi auto pubblico e che distribuisco gratis le copie che stampo, oltre ad essere online con ebook ed eventuali copie cartacee da ordinare. Ho solo la soddisfazione personale di scrivere, e di aver messo su una storia fantastica che al centro ha due grandi amori che attraversano tutto il percorso della saga. L’amore per una donna, che si svilupperà in modi molteplici, e l’amore per il genere umano che merita di essere salvato a prescindere dalle azioni dei potenti di questa Terra. Azioni che generano guerre, genocidi, violenza e odio contro umani che cercano in mare la salvezza per una vita migliore. L’amore è l’elemento che mi guida, e che è alla base di tutta la saga.

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“Quando l’immagine vale più dell’opera”: la lucida e spietata riflessione di Menda Vreto contro i salotti chiusi della cultura dell’apparenza

Smettiamola di premiare l’apparenza e torniamo a valorizzare il sudore e il merito! 📖 ✍️ È online il durissimo, spietato ma meraviglioso editoriale di Menda Vreto intitolato “Quando l’immagine vale più dell’opera”. Una riflessione profondissima su un sistema culturale malato, fatto di “salotti chiusi” in cui ci si scambiano premi, favori e fotografie tra amici, tagliando fuori i giovani talenti veri che non hanno santi in paradiso. “I ragazzi stanno imparando che per avere successo bisogna curare le pubbliche relazioni prima della propria formazione, e questo è un crimine”, denuncia l’autrice, puntando il dito contro le riviste compiacenti e le giurie poco trasparenti. “Non cercate di sembrare qualcuno, lavorate finché non lo diventate. Costruite un’eredità per il futuro, non una sterile immagine”. Leggete questo capolavoro di pensiero critico nel nostro nuovo articolo! 👇 🏛️

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Menda Vreto

Redazione – C’è una domanda, urgente e scomoda, che dovremmo porci molto più spesso quando guardiamo al mondo che ci circonda: che cosa stiamo insegnando ai giovani con il modo in cui ci comportiamo? La risposta, purtroppo, non risiede nei bei discorsi accademici che facciamo loro, ma nell’esempio pratico e tangibile che diamo ogni giorno. L’allarme è lanciato dalla penna acuta e profonda di Menda Vreto, che in questo splendido e amaro editoriale dal titolo emblematico (“Quando l’immagine vale più dell’opera”) fotografa la drammatica deriva narcisistica della società e del sistema culturale contemporaneo.

L’esempio che diamo ai giovani: visibilità o sostanza?

La nuova generazione, osserva lucidamente Vreto, non impara soltanto dai libri, dalle università o dalle scuole. Impara in modo osmotico dalle persone che vede costantemente in televisione, sulle copertine dei giornali, nelle prestigiose conferenze e, soprattutto, sui social network. I giovani imparano osservando chi viene sistematicamente invitato, chi viene pubblicato, chi viene valorizzato, chi viene premiato e, cosa ancor più grave, quale tipo di comportamento viene premiato dalla società.

Nel nostro spazio pubblico si è ormai incistata una cultura tossica in cui l’apparenza corre immancabilmente più veloce del lavoro. Persone che sentono il bisogno compulsivo di definirsi “giornalisti”, “analisti”, “esperti” o “figure importanti” solo per il gusto di fregiarsi di un titolo. L’esperienza, però, non nasce da una frase scritta in una bio su Instagram o su Wikipedia: nasce dopo anni insonni di lettura, studio, sudore, errori e confronto leale con la critica. Un giornalista non si misura dal numero di interviste che rilascia per puro egocentrismo, ma dal coraggio e dalla responsabilità con cui cerca la verità. Lo scrittore non diventa immortale perché si fa fotografare con autori famosi nei salotti, ma quando il suo testo scava un solco incolmabile nell’anima del lettore. Qui risiede la differenza, enorme e incolmabile, tra immagine e opera.

I “club chiusi” della cultura: premi, favori e vetrine di autopromozione

Se un giovane alle prime armi, pieno di passione ma ancora acerbo, si guarda intorno e capisce che per emergere deve smettere di studiare per iniziare a curare la propria visibilità, allora l’intera società ha miseramente fallito. L’invito a un panel arriva prima dell’articolo di qualità, il certificato vale più della conoscenza, il premio precede l’opera.

L’autrice lancia un durissimo atto d’accusa contro i cosiddetti “salotti culturali”. Un piccolo gruppo chiuso organizza un evento, invita gli amici, si scambiano fotografie, le riviste amiche pubblicano gli articoli, e il giorno dopo i premiati diventano premianti degli stessi organizzatori. Un circuito vizioso e autoreferenziale che crea la falsa illusione di una scena culturale vivace. Ma dove sono i giovani? Dove sono le ragazze che pubblicano le prime poesie, i registi senza budget, i traduttori di autori sconosciuti, i ricercatori chiusi negli archivi? Una cultura che non crea spazio e non cede il passo alla generazione successiva rischia di trasformarsi in un club chiuso, condannato a parlare tristemente da solo con la propria eco.

La responsabilità dei media: smontare i finti “miti pubblici”

In questo meccanismo perverso, i media, le giurie dei premi letterari e le riviste culturali hanno una responsabilità gigantesca. Un premio non deve soltanto essere giusto, ma deve anche apparire giusto e trasparente al pubblico, al riparo da ogni minimo sospetto di conflitto di interessi, favoritismo o clientelismo familiare.

Le riviste non dovrebbero mai fungere da specchio narcisistico per l’autopromozione di una cerchia ristretta. Dovrebbero avere il sacro coraggio di recensire negativamente un libro debole, anche se l’autore è “famoso”. Dovrebbero essere finestre spalancate su idee mai ascoltate, perché nel momento in cui una rivista si trasforma in un ufficio stampa per gli amici, non serve più alla cultura, ma serve solo all’immagine. Quando la stampa continua a definire “figura importante” qualcuno solo per partito preso, contribuisce a creare piccoli, fragilissimi miti pubblici. “Qualcuno può diventare famoso solo perché è famoso. Ma questo è un meccanismo di visibilità, non è cultura”.

L’appello: “Costruite un’eredità, non un’immagine”

La cultura sana e vibrante non deve per forza rassicurare o rendere felici, deve piuttosto disturbare il potere ed essere scomoda quando la verità fa male. Perdere il talento di un giovane perché non aveva i mezzi o le conoscenze per “entrare nel club” è un crimine contro il futuro della società, sottolinea l’autrice.

La chiusura dell’editoriale di Menda Vreto è un inno motivazionale alla resistenza culturale rivolto alle nuove generazioni: “Non è una vergogna essere sconosciuti, non avere premi o fotografie con personaggi famosi. La vera vergogna è costruire una facciata di grandezza prima di aver costruito un’opera. Non cercate di entrare in ogni rivista, ma fate un lavoro che un giorno dia alle riviste un motivo per cercarvi. Perché se di noi rimangono soltanto le fotografie, i titoli e gli elogi che ci siamo fatti da soli, allora dobbiamo ammetterlo: abbiamo costruito un’immagine, non un’eredità. E noi non abbiamo bisogno di una generazione che sappia apparire, ma di una generazione che sappia creare”.

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