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Il volo spezzato che strazia Matera: il dolore viscerale dell’UGL per il tragico ritrovamento di Angela Buccico e Carlo Arnulfo

La notizia che non avremmo mai voluto dare spezza il cuore di Matera. 😭💔 Ritrovati in Calabria i resti dell’ultraleggero e i corpi senza vita degli avvocati Angela Buccico e Carlo Arnulfo. L’UGL e il segretario Pino Giordano si stringono in un abbraccio commosso alle famiglie e ai padri Rocco ed Emilio Nicola Buccico: “Di fronte a questa tragedia le parole non bastano, serve solo il silenzio del rispetto”. Una perdita immensa per tutta la Basilicata. 🙏✨ Leggi qui per la nota ufficiale e per unirti al cordoglio di una comunità in lacrime. 👇

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Ultraleggero

Matera – Ci sono notizie che cadono sulle comunità con la violenza di un fulmine a ciel sereno, squarciando in un solo istante quel sottile velo di speranza a cui un’intera terra si era aggrappata con tutte le proprie forze. Il dramma dell’ultraleggero scomparso nei giorni scorsi si è chiuso nel modo più doloroso, cupo e tragico possibile. I resti del velivolo sono stati individuati e recuperati nel territorio impervio di Fuscaldo, portando con sé la straziante conferma che nessuno avrebbe mai voluto ascoltare: i corpi senza vita degli stimati avvocati Angela Buccico e Carlo Arnulfo sono stati ritrovati. Finisce così, sotto il peso di un lutto devastante, l’attesa febbrile di una città intera, lasciando spazio a un silenzio irreale e a un pianto collettivo che unisce la Basilicata e la Calabria in un unico, immenso cordoglio umano.

Davanti a una tragedia di simili proporzioni, che colpisce al cuore il tessuto professionale, civile e affettivo del territorio, le parole rischiano di svuotarsi del loro significato, apparendo fredde, fragili e terribilmente inadeguate. A farsi interprete del sentimento di commozione profonda che sta attraversando ogni singola via di Matera è Pino Giordano, Segretario Provinciale dell’UGL Matera. A nome di tutta l’organizzazione sindacale, Giordano ha voluto rilasciare una nota ufficiale intrisa di dignità e commosso affetto, stringendosi in un ideale e caloroso abbraccio attorno alle famiglie delle due vittime, colpite da una perdita improvvisa, ingiusta e drammatica che sconvolge i progetti e spezza la serenità domestica.

Il vuoto incolmabile in città e il rispetto per una famiglia illustre

Il pensiero del sindacato si rivolge con particolare e profonda intensità alla famiglia Buccico, un nome indissolubilmente legato alla storia delle istituzioni e della cultura giuridica lucana. Il Segretario ha voluto indirizzare un messaggio di vicinanza rispettosa e fraterna al vicesindaco di Matera, Rocco Buccico, al padre Emilio Nicola Buccico e a tutti i parenti e amici intimi che in queste ore stanno affrontando l’inferno del distacco. “Angela Buccico era una professionista stimata, una donna dal valore immenso, profondamente legata alla sua città e una presenza significativa e luminosa nella nostra comunità”, ha dichiarato con gli occhi lucidi Pino Giordano, ricordando le doti umane e la dedizione al lavoro di un’avvocata esemplare.

Il vuoto lasciato da Angela è immenso, un’assenza che peserà non solo nelle aule del tribunale ma in ogni contesto sociale in cui la sua generosità aveva saputo lasciare il segno. Con altrettanta commozione e rispetto, l’UGL ha voluto porgere le più sentite condoglianze alla famiglia di Carlo Arnulfo, un uomo e un professionista eccellente, unito ad Angela nella passione per il volo e nel tragico destino che li ha strappati troppo presto all’affetto dei propri cari. In momenti come questo, il sindacato ribadisce che l’unica certezza è la vicinanza discreta, silenziosa e solidale verso chi si trova a dover sopravvivere a un dolore così contro natura.

Il grazie ai soccorritori che hanno sfidato il buio e la montagna

La fine delle ricerche è anche il momento dei doverosi e sentiti ringraziamenti verso quella straordinaria macchina umana che per giorni non si è fermata un solo istante, lottando contro il tempo, la nebbia e le asperità di un territorio montano difficile e insidioso. Il Segretario Provinciale dell’UGL ha rivolto un plauso carico di gratitudine alle Forze dell’Ordine, ai Vigili del Fuoco, agli eroi del Soccorso Alpino, alla Protezione Civile e ai tantissimi volontari che hanno operato giorno e notte senza sosta, mantenendo accesa la fiammella della speranza fino all’ultimo drammatico riscontro. Uomini e donne che hanno dimostrato, ancora una volta, il valore immenso della solidarietà sul campo.

Ora per Matera è il tempo del silenzio e del rispetto assoluto. La città deve fermarsi, spegnere i rumori della quotidianità e stringersi attorno a queste case devastate dal lutto. Accompagnare chi soffre con affetto e profonda umanità è l’unico modo per onorare la memoria di due professionisti che hanno amato profondamente la propria terra. Il ricordo di Angela e Carlo rimarrà impresso come un sigillo indelebile nel cuore di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerli, camminare con loro e apprezzarne l’intelligenza e il sorriso. La terra lucana oggi piange i suoi figli, custodendone lo spirito nel vento che accarezza i Sassi.

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Ultim’ora Vaticano, Papa Leone annuncia l’operazione: “Ho un nodulo al polmone, mi ricovero al Gemelli”

Ultim’ora dal Vaticano: Papa Leone XIV ha annunciato a sorpresa durante l’Angelus che nei prossimi giorni sarà sottoposto a un intervento chirurgico per rimuovere un nodulo circoscritto al polmone, individuato in fase precoce durante alcuni controlli di routine. Il portavoce della Santa Sede Matteo Bruni ha confermato che l’operazione si terrà nei primi giorni della prossima settimana al Policlinico Gemelli di Roma, con un ricovero previsto di circa sette giorni. Il mondo cattolico si stringe in preghiera attorno al Pontefice per una pronta guarigione.

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Papa Leone XIV

Città del Vaticano – Un annuncio inaspettato, pronunciato con voce serena ma capace di far calare un silenzio carico di apprensione e preghiera tra le decine di migliaia di fedeli radunati sotto il colonnato del Bernini. Al termine della tradizionale preghiera mariana dell’Angelus di questa mattina, domenica 11 ottobre 2026, Papa Leone XIV ha voluto condividere personalmente con il popolo cristiano e con il mondo intero una notizia delicatissima riguardante il proprio stato di salute. Affacciandosi dalla consueta finestra dello studio privato nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Pontefice ha rivelato di dover affrontare un intervento chirurgico nei primissimi giorni della prossima settimana per l’asportazione di un nodulo polmonare individuato nel corso di recenti controlli medici di routine. Una comunicazione diretta, trasparente e priva di allarmismi, che testimonia ancora una volta la volontà del Santo Padre di non nascondere le proprie umane fragilità al popolo di Dio.

Le parole del Pontefice alla finestra dell’Angelus

Il messaggio del Papa è arrivato come un fulmine a ciel sereno subito dopo la consueta catechesi domenicale. Con la consueta franchezza e con tono rassicurante, Leone XIV ha spiegato l’origine del percorso clinico: «Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato fortunatamente in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo con fiducia i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmato nei prossimi giorni», ha dichiarato il Pontefice, raccogliendo un caloroso e commosso applauso spontaneo da parte dei pellegrini presenti in Piazza San Pietro.

La nota ufficiale della Sala Stampa Vaticana e il ricovero al Gemelli

A pochi minuti dalla dichiarazione del Santo Padre, sono giunte le precisazioni ufficiali da parte della Santa Sede per chiarire il quadro logistico e ospedaliero dell’operazione. Rispondendo alle incalzanti domande dei vaticanisti accreditati, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha diramato una nota esplicativa: «In risposta alle domande dei giornalisti, posso precisare che l’intervento è previsto per i primi giorni della prossima settimana e che il tempo previsto per il ricovero post operatorio è di circa una settimana». L’intervento chirurgico, secondo quanto confermato dalle autorità sanitarie d’Oltretevere, sarà effettuato presso il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, lo storico nosocomio capitolino da sempre ribattezzato “il Vaticano Tre” per aver storicamente accolto i precedenti Pontefici nei momenti di malattia e degenza ospedaliera.

La diagnosi precoce e la catena di preghiera nel mondo

Dalle prime indicazioni filtrate dall’equipe medica che segue costantemente la salute del Papa, il dato più confortante risiede nella precocità dell’individuazione. Il nodulo polmonare, di natura circoscritta e non estesa, è stato intercettato durante esami diagnostici preventivi, consentendo agli specialisti di pianificare una procedura di resezione chirurgica mirata e a basso impatto invasivo. La decisione di operare tempestivamente risponde al principio di massima prudenza per evitare complicazioni future e consentire una rapida ripresa delle fitte attività pastorali del pontificato. Nelle diocesi di tutto il mondo, a partire dalla Chiesa italiana, si stanno già organizzando veglie di preghiera e momenti di raccoglimento spirituale per accompagnare il Santo Padre verso l’ingresso in sala operatoria, mentre giungono i messaggi di affetto e solidarietà da parte dei leader internazionali e delle massime cariche dello Stato italiano.

Il calendario degli impegni papali per la settimana

In conseguenza dell’imminente ricovero al Policlinico Gemelli, la Prefettura della Casa Pontificia ha provveduto a rimodulare il calendario delle udienze e delle celebrazioni pubbliche previste per i prossimi sette giorni. Salvo diverse indicazioni dell’equipe medica, l’Udienza Generale del mercoledì in Piazza San Pietro sarà temporaneamente sospesa, così come gli incontri bilaterali con delegazioni estere. Il Vaticano ha garantito che verranno diramati bollettini medici quotidiani a firma della direzione sanitaria del Gemelli per informare costantemente l’opinione pubblica sul decorso post-operatorio del Pontefice. L’intera cristianità si stringe attorno a Papa Leone XIV, confidando in una pronta e completa guarigione.

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Attualità

Gaza, la storica Anna Foa a “L’Elefante”: “Ho accettato la parola genocidio davanti alla carestia indotta”

La celebre storica Anna Foa, ospite di Peter Gomez a “L’Elefante” su Rai 3, ha spiegato le ragioni del suo cambiamento di visione sul conflitto in Medio Oriente: “Ho esitato a lungo, ma ho accettato la parola genocidio di fronte alla carestia indotta e ai camion di aiuti bloccati alla frontiera mentre i bambini morivano di fame”. La studiosa ha condannato la barbarie del 7 ottobre ma ha ammonito contro l’uso del trauma per giustificare la distruzione di Gaza e le politiche del governo Netanyahu, analizzando la dolorosa crisi di coscienza che attraversa la società israeliana.

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Elefante Rai3

Roma – La riflessione storiografica ed etica irrompe nel dibattito televisivo con la forza inappellabile delle parole pesate con rigore e tormento interiore. Ospite della puntata de L’Elefante, la trasmissione di approfondimento giornalistico condotta da Peter Gomez su Rai 3 e RaiPlay, la professoressa Anna Foa, una delle più autorevoli e rispettate storiche dell’ebraismo e dell’età moderna a livello internazionale, ha rilasciato una testimonianza di straordinaria rilevanza morale in merito alla tragedia che sta consumando la Striscia di Gaza. Con l’onestà intellettuale che da sempre contraddistingue il suo percorso accademico, la studiosa ha spiegato come e perché sia giunta a superare le proprie iniziali reticenze lessicali, arrivando a definire ciò che sta accadendo ai civili palestinesi con un termine che per decenni è stato considerato il tabù assoluto del diritto e della memoria: «Ho esitato a lungo prima di usare la parola genocidio, ma mi sono convinta di fronte alla carestia indotta a Gaza. Vedere i rifornimenti umanitari fermi alla frontiera mentre bambini, donne e civili morivano letteralmente di fame mi ha mostrato la piena volontarietà di quanto stava accadendo».

Il trauma del 7 ottobre e il rifiuto di una giustificazione

Nel corso del suo lucido confronto con Peter Gomez, Anna Foa ha tracciato una linea di demarcazione netta tra il riconoscimento del dolore e la sua strumentalizzazione politica e militare. La storica non ha esitato a condannare con la massima fermezza i massacri perpetrati da Hamas: «Il 7 ottobre è stata una cosa terribile, un atto inflitto in modo barbaro e sanguinoso proprio con il preciso scopo di creare un trauma collettivo insanabile». Tuttavia, la studiosa ha lanciato un severissimo monito contro l’uso asimmetrico di quella ferita: «Oggi si rischia concretamente che quel trauma venga cinicamente utilizzato per giustificare decine di migliaia di morti a Gaza, la cacciata sistematica dei palestinesi dalla Cisgiordania e le continue guerre che il governo Netanyahu cerca costantemente di alimentare per la propria sopravvivenza».

Le pesanti responsabilità politiche di Benjamin Netanyahu

Sollecitata sulle dinamiche che hanno preceduto il collasso della sicurezza dello Stato ebraico, Anna Foa ha puntato direttamente il dito contro i vertici dell’esecutivo di Tel Aviv e, in particolare, contro il primo ministro Benjamin Netanyahu. La storica ha osservato come il premier «non prestò sufficiente attenzione a Gaza» nei mesi antecedenti all’attacco, preferendo concentrare le risorse e l’esercito a protezione delle colonie in Cisgiordania. Esistevano segnali d’allarme, allarmi dell’intelligence e dossier dettagliati che il governo «non volle o non seppe cogliere per colpevole cecità strategica». Foa ha inoltre voluto ricordare al pubblico italiano come all’interno della stessa società israeliana, fin dai mesi immediatamente successivi alla tragedia, si siano levate con forza le voci dei cittadini e dei familiari degli ostaggi per chiedere l’istituzione di commissioni d’inchiesta indipendenti capaci di far piena luce sulle gravissime falle dell’apparato difensivo e sui ritardi ingiustificabili nelle operazioni di soccorso.

Il tabù della Shoah e il dramma dell’esercito di popolo

Il passaggio più intimo e lacerante dell’intervento di Anna Foa ha riguardato le profonde resistenze psicologiche e culturali che il termine “genocidio” continua a incontrare nel dibattito interno a Israele. «Per gli israeliani la parola genocidio richiama inevitabilmente e unicamente la Shoah, l’orrore delle camere a gas e lo sterminio sistematico del popolo ebraico in Europa. Nessuno studioso serio sta minimamente paragonando i campi di sterminio nazisti a ciò che è accaduto e accade a Gaza, ma questa sovrapposizione emotiva e storica rende ancora più difficile, doloroso e respingente affrontare il tema della responsabilità sul campo». A rendere il confronto pubblico ancora più divisivo è la natura stessa delle forze armate di Tel Aviv: «In Israele c’è una fortissima identificazione con le IDF, percepite storicamente come un vero e proprio “esercito di popolo”. Oggi moltissime famiglie si trovano di fronte all’atroce difficoltà morale di dover conciliare le devastazioni e i crimini commessi a Gaza con la consapevolezza che i propri figli, fratelli o mariti hanno prestato o prestano servizio militare in quelle stesse unità operative». Un cortocircuito etico che segnerà per generazioni la coscienza del Paese.

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Ucraina, Caracciolo a “L’Elefante”: “Putin e Trump cercano il compromesso, il prezzo è la testa di Zelensky”

Durissima analisi geopolitica di Lucio Caracciolo, direttore di Limes, ospite di Peter Gomez a “L’Elefante” su Rai 3. L’esperto ha rivelato che Donald Trump e Vladimir Putin starebbero convergendo verso un compromesso per porre fine alla guerra in Ucraina, ponendo come condizione preliminare la sostituzione del presidente Volodymyr Zelensky con una leadership più malleabile. Caracciolo ha inoltre lanciato un drammatico allarme sulla catastrofe demografica del Paese e ha denunciato l’indifferenza dell’Occidente di fronte al massacro in corso a Gaza.

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Gomez Elefante

Roma – Un’analisi lucida, spietata e priva di qualsiasi filtro retorico quella tracciata dal direttore di Limes, Lucio Caracciolo, intervenuto nel corso della puntata serale de L’Elefante, il format di approfondimento condotto da Peter Gomez su Rai 3 e RaiPlay. Al centro del dibattito televisivo, le prospettive reali e sotterranee del conflitto bellico che da anni insanguina l’Europa orientale. Secondo il massimo esperto italiano di geopolitica, le diplomazie delle due superpotenze mondiali starebbero muovendo pedine decisive per giungere a una svolta negoziale, ma i termini di questa trattativa rischiano di travolgere violentemente gli attuali vertici di Kiev. «Siamo all’inizio di una partita. Non è successo ancora nulla di decisivo, ma la tendenza tra americani e russi è quella di trovare un compromesso. E la condizione preliminare, sulla quale Putin e Trump sembrano convergere, è fare fuori Zelensky e sostituirlo con una leadership più morbida», ha sentenziato Caracciolo, delineando uno scenario diplomatico destinato a far discutere le cancellerie internazionali.

Il patto sul gasolio e il destino del presidente ucraino

Nel corso del suo articolato intervento, il direttore della prestigiosa rivista geopolitica ha collegato le recenti intese economiche alle dinamiche militari sul terreno. Caracciolo ha infatti sostenuto senza mezzi termini che il recente e discusso accordo internazionale sul gasolio rappresenterebbe a tutti gli effetti «il prezzo pagato da Putin per ottenere la testa di Zelensky». Un’affermazione pesantissima, che mette a nudo la natura transazionale delle relazioni tra grandi potenze. Mentre a Washington si continua a utilizzare questa leva commerciale ed energetica nel braccio di ferro con Mosca, la situazione interna ucraina precipita in una spirale di drammatica sofferenza: «Tante persone continuano a morire ogni giorno», ha ricordato Caracciolo, sottolineando il divario incolmabile tra le ciniche manovre della diplomazia globale e il tributo di sangue pagato dalla popolazione civile al fronte e nelle città bombardate.

La tragedia demografica: “In Ucraina ci sono sempre meno ucraini”

Il punto più cupo e realistico dell’analisi si è concentrato sul futuro a lungo termine del Paese aggredito. Caracciolo ha definito letteralmente «spettrale» il dibattito che continua a consumarsi nei salotti e nei parlamenti occidentali in merito all’invio di forniture militari. Secondo l’analista, la politica europea e atlantica si ostina a ignorare l’elefante nella stanza: la distruzione del tessuto umano della nazione. «La tragedia vera è che in Ucraina ci sono sempre meno ucraini. Quando guardiamo alle cose serie, cioè alla ricostruzione del Paese, dobbiamo sapere che oggi ce ne sono molto meno rispetto a prima della guerra. E ogni giorno che passa ce ne sono di meno». Tra i milioni di profughi fuggiti all’estero che difficilmente faranno ritorno, il crollo verticale della natalità e le decine di migliaia di giovani caduti in trincea, il vero rischio esistenziale per l’Ucraina non è soltanto la perdita di porzioni territoriali, ma la progressiva scomparsa della sua forza demografica vitale.

Il dramma di Gaza e l’ipocrisia dell’Occidente

Ampio spazio è stato dedicato anche al Medio Oriente, partendo dalla notizia dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace alla sudafricana Navanethem Pillay, autorevole giudice della Corte penale internazionale. Caracciolo ha colto l’occasione per denunciare l’assuefazione e la colpevole distrazione dell’opinione pubblica occidentale: «Si riparla finalmente di Gaza. Tutto quanto è successo negli ultimi mesi a livello mediatico è servito purtroppo a coprire una guerra che continua senza sosta, un genocidio che continua sotto i nostri occhi. Anche noi siamo storicamente responsabili perché abbiamo perso di vista una tragedia umanitaria che non accenna a fermarsi».

Piazze pro-Palestina e la crisi della sinistra tradizionale

Infine, commentando le imponenti mobilitazioni popolari scese in piazza in tutta Europa a sostegno della causa palestinese, il direttore di Limes ha offerto una lettura sociologica originale e spiazzante. «I palestinesi sono diventati un punto di riferimento simbolico per molti di coloro che non ne possono più di tante cose, di un sistema percepito come ingiusto», ha osservato Caracciolo. Tuttavia, l’analista ha voluto chiarire una distinzione fondamentale: «Quelle piazze non possono essere semplicisticamente definite di sinistra, per il banale motivo che la sinistra tradizionale occidentale non si occupa più da tempo delle questioni sociali reali». Allargando lo sguardo agli equilibri interni statunitensi, Caracciolo ha concluso evidenziando come la presidenza Trump abbia paradossalmente scardinato antichi tabù culturali, tanto che oggi «negli Stati Uniti la parola socialista non è più considerata una bestemmia o una parolaccia», aprendo spazi inediti per il dibattito pubblico americano.

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